I Fratelli Lumière: Pionieri del Cinematografo e Architetti della "Civiltà dell'Immagine"

I fratelli Auguste e Louis Lumière, figure centrali nella storia del cinema e nello sviluppo della visualità contemporanea, sono stati inventori, produttori e cineasti la cui influenza è ancora profondamente sentita. Nati a Besançon, Auguste il 19 ottobre 1862 e Louis il 5 ottobre 1864, trascorsero gran parte della loro vita dedicata alla ricerca e all'innovazione, in particolare nel campo della fotografia e, successivamente, del cinema. Auguste morì a Bandol il 10 aprile 1954, mentre Louis scomparve nella stessa località il 6 giugno 1948.

Ritratto dei fratelli Lumière

Un'Eredità Familiare e la Nascita di un'Industria

I fratelli Lumière erano figli di Antoine Lumière (1840-1911), un fotografo e imprenditore di successo nel settore della fotografia. La famiglia, per sfuggire ai pericoli della guerra franco-prussiana, si trasferì da Besançon a Lione, dove Antoine aprì un piccolo studio fotografico che si trasformò rapidamente in un prospero laboratorio. Questa azienda di prodotti fotografici divenne il terreno fertile per le future innovazioni dei figli.

Auguste e Louis, fin da giovani, mostrarono un notevole interesse per la scienza. Frequentando la prestigiosa École de la Martinière a Lione, Auguste si diplomò in chimica e Louis in fisica, mettendo poi le loro competenze al servizio del laboratorio paterno. Nel 1881, a soli diciassette anni, Louis perfezionò la lastra secca di Van Monckhoeven, creando la sua innovativa "Étiquette bleue". Questa lastra era in grado di creare fotografie impiegando un'esposizione di soli 60 secondi, un notevole miglioramento rispetto ai precedenti brevetti. La scoperta fu ampiamente apprezzata e divulgata nella rivista "Sociétés françaises de photographie", suscitando ammirazione in tutto il mondo.

Il successo della "Étiquette bleue" fu immediato e straordinario. Nel primo anno di produzione, generò circa 500.000 franchi, arrivando a 15 milioni nel 1894. Questo successo permise ai fratelli di saldare i debiti dell'impresa di famiglia e di aprire nuove officine, assumendo un totale di 300 dipendenti. Nel 1892, quando il padre Antoine andò in pensione, Auguste e Louis presero le redini dell'azienda, con Auguste come direttore e Louis come capo inventore.

Vecchia fabbrica Lumière a Lione, ora Institut Lumière

Il Contesto del Fin de Siècle e la Ricerca del Movimento

Il periodo della fin de siècle, caratterizzato da positivismo, Belle Époque e un fervente pionierismo scientifico, fu un'epoca di straordinarie invenzioni e scoperte in ogni settore, inclusa la fotografia. L'idea di far muovere l'immagine era nell'aria, e numerosi inventori stavano esplorando diverse soluzioni.

Il percorso che portò all'invenzione del cinematografo fu lungo e costellato di esperimenti. Tra le invenzioni più significative si ricordano il fenachistoscopio (o fantascopio) di Joseph-Antoine Plateau (1833), gli esperimenti sul cavallo in corsa di Eadweard James Muybridge (1878), e il fucile fotografico e il cronofotografo a pellicola di Étienne Jules Marey (1888). Questi studi erano spesso di natura scientifica, con scarso interesse per la rappresentazione della vita o lo spettacolo.

Un'altra figura importante fu Émile Reynaud, che con il suo prassinoscopio e il teatro ottico (1888) realizzò le prime proiezioni pubbliche di disegni animati in movimento, anticipando il cinema d'animazione. Max Skladanowsky con il suo bioscopio, un proiettore a pellicola perforata, tenne una proiezione pubblica già il 1° novembre 1895 a Berlino. E, naturalmente, Thomas Alva Edison, in collaborazione con William K.L. Dickson, sviluppò il kinetografo (per riprendere) e il kinetoscopio (per riprodurre), che consentivano una fruizione monoculare, rendendolo un antenato del cinema vero e proprio.

Molte di queste invenzioni erano reciprocamente note. Si hanno notizie di contatti tra Muybridge e Edison nel New Jersey nel 1888, e tra Edison e Marey a Parigi nel 1889. Questo fermento di ricerche, scoperte, guerre legali e paternità contese evidenzia un desiderio condiviso di proiettare immagini in movimento. È fondamentale comprendere che i fratelli Lumière non crearono il cinematografo dal nulla, ma si inserirono in un contesto di ricerca e sviluppo già avviato.

Molte delle invenzioni precedenti avevano raggiunto la possibilità di imprimere immagini su una lunga banda di carta fotografica, ma spesso questa non era perforata e mancava di continuità. Un altro problema cruciale era la sincronia del supporto con l'apertura e la chiusura dell'obiettivo.

L'Invenzione del Cinématographe Lumière

I fratelli Lumière iniziarono a interessarsi alle fotografie animate nell'estate del 1894, prendendo come punto di partenza le ricerche di Marey, Edison e Demeny. Già nel 1893, ebbero l'opportunità di osservare in funzione un esemplare molto raffinato di lanterna magica. Il problema più grande che dovettero affrontare riguardava il trascinamento della pellicola davanti all'otturatore. Auguste propose di adottare la tecnica precedentemente utilizzata da Léon Bouly, ma Louis scartò rapidamente questa possibilità, ritenendola troppo rudimentale.

L'idea innovativa venne a Louis: adattare il movimento di una macchina da cucire per trascinare la pellicola davanti all'obiettivo. Fu ulteriormente spronato dal padre, Antoine, che nel settembre del 1894 assistette a una dimostrazione del kinetoscopio e, al suo ritorno a Lione, mise Louis e Auguste al lavoro sul problema della combinazione dell'animazione con la proiezione, affermando: "Bisogna far uscire l'immagine dalla scatola". Il nome iniziale suggerito dal padre per l'apparecchio fu "Domitor", contrazione del latino dominator, riflettendo i sogni di onnipotenza del positivismo e l'idea che lo spettatore potesse dominare il mondo osservando senza essere visto.

Il 13 febbraio 1895, i fratelli depositarono il brevetto del loro "Appareil servant à l'obtention et à la vision des épreuves chronophotographiques", con i relativi certificats d'addition del 30 marzo e 6 maggio 1895, e del 28 marzo e 28 novembre 1896, che perfezionavano e sviluppavano le potenzialità dell'invenzione.

Il Cinématographe Lumière, messo a punto dal capo meccanico delle industrie Lumière, Charles Maisson, era un dispositivo leggero, poco ingombrante e compatto, adatto sia alla ripresa che alla proiezione. Funzionava a 16 fotogrammi al secondo (una cadenza che sarebbe stata mantenuta fino al 1929) con una banda di celluloide perforata di 35 mm, la stessa larghezza di quella ideata da Edison, ma con la distinzione di un foro circolare su ciascun lato del fotogramma. Questa pellicola, combinata con le placche "étiquette bleue", garantiva un'alta qualità e una grande maneggevolezza, fattori chiave del suo successo. Offriva una duplice funzionalità: permetteva sia di registrare immagini che di proiettarle semplicemente cambiando l'obiettivo. Una fessura nella parte anteriore accoglieva la lente, mentre un'altra nella parte posteriore consentiva l'inserimento di una manovella che azionava il meccanismo.

Nonostante le sue innovazioni, il dispositivo non era privo di difetti. Essendo una scatola di legno, mancava di un mirino, rendendo impossibile osservare in tempo reale ciò che si stava registrando. Inoltre, il meccanismo di proiezione presentava alcune imperfezioni. Nello stesso anno, la pellicola da 35 mm di Edison divenne lo standard internazionale per la cinematografia, e i Lumière iniziarono a produrre macchine da presa e proiettori compatibili con la pellicola americana.

Le Prime Proiezioni e il Successo Commerciale

Con il loro apparecchio di ripresa e riproduzione della realtà in movimento, i Lumière cominciarono a realizzare il loro primo film, "La sortie des usines Lumière". Questo film fu presentato per la prima volta il 22 marzo 1895 a Parigi, alla Société d'encouragement pour l'industrie nationale, e successivamente, il 17 aprile, nell'anfiteatro della Sorbona.

Il vero entusiasmo si scatenò a Lione, il 10 giugno, durante il Congresso delle Società francesi di fotografia, dove i Lumière presentarono un ampio programma che, oltre a "La sortie des usines Lumière", comprendeva sette "vedute" inedite: "Place des Cordeliers", "Voltige", "Forgerons", "Pêche aux poissons rouges", "Pompiers: attaque du feu", "Le jardinier et le petit espiègle" e "Repas de bébé".

Ma fu a Parigi, il 28 dicembre 1895, che ebbe luogo la prima proiezione pubblica (ovvero per un pubblico non specialistico) del Cinématographe Lumière, nel "Salon Indien" del Grand Café in Boulevard des Capucines. Questa data è ampiamente considerata come la nascita del cinema. Il programma di quella prima serata comprendeva dieci "vedute" di circa un minuto l'una, alcune delle quali già presentate a Lione. Un pianoforte suonava per coprire il crepitio della proiezione dei dodici film, che in circa venti minuti trasformarono gli spettatori da scettici ad ammirati, e infine stupefatti.

Locandina della prima proiezione del Cinématographe Lumière al Grand Café

Il costo dell'entrata era di un franco. Alla fine della serata, si contarono 33 spettatori paganti. Uno di loro era l'illusionista George Méliès, che inizialmente si lamentò pensando di essere stato invitato ad assistere a una comune proiezione fotografica, ma rimase poi sbalordito dal movimento. La voce si sparse rapidamente, e nei giorni seguenti le code per le proiezioni furono così lunghe da richiedere la sorveglianza della polizia. I guadagni si incrementarono fino a 2000 franchi al giorno, una cifra esorbitante per l'epoca.

L'attenzione del pubblico si focalizzò sul "kinetoscopio da proiezione" (così ribattezzato dalle cronache), superando di gran lunga l'interesse per le immagini fisse a colori che i Lumière avevano inizialmente inteso come attrazione principale. Il programma fu parzialmente cambiato e aggiornato nel corso delle settimane seguenti, a mano a mano che il pubblico numeroso ed entusiasta accorreva a vedere quella che era considerata una meraviglia della tecnica moderna. D'altronde, i Lumière avevano girato parecchie decine di film nel corso del 1895, accumulando materiale sufficiente per variare spesso i programmi.

Il cinematografo cominciò a fare il giro del mondo: il 20 febbraio 1896 a Londra, il 17 maggio a San Pietroburgo, il 29 giugno a New York. Nonostante un iniziale rischio di cadere in discredito nel 1897, dopo il drammatico incendio del Bazar de la Charité di Parigi e una momentanea saturazione dell'offerta, il cinematografo si impose a livello internazionale.

Le "Vedute" dei Lumière: Uno Specchio della Realità e Primi Esperimenti Narrativi

Le prime "vedute" dei fratelli Lumière, di circa cinquanta secondi (la durata di un caricatore di pellicola), erano scenette realistiche "prese dal vero". L'interesse del pubblico era allora suscitato soprattutto dalla curiosità di vedere riprodotta con molta esattezza la realtà fenomenica, sia nella rappresentazione delle forme, degli oggetti, della natura e degli esseri viventi, sia nei loro movimenti. Era il "realismo" della rappresentazione che colpiva il pubblico meravigliato, la naturalezza e la "verità" degli oggetti e dei personaggi semoventi che costituivano il fascino e la novità dello spettacolo.

Questi filmati spaziavano dalle scene di attualità, come "La sortie des usines Lumière" e "Place des Cordeliers", a "La Rue de la République à Lyon" e "Arrivée d'un train en gare de La Ciotat". Tra le scene di informazione documentaria si trovavano "Arrivée des congressistes à Neuville-sur-Saône", "Pêche aux poissons rouges" e "Voltige". Le scene di carattere familiare includevano "Repas de bébé", "Enfants aux jouets" e "Partie d'écarté". Non mancavano i micro-spettacoli comici, come "L'arroseur arrosé" (conosciuto anche come "Le jardinier et le petit espiègle") e "Chapeau à transformation". Si ritiene che alcune "vedute" abbiano avuto più di una versione.

Primi film dei fratelli Lumiere 1895

Le inquadrature erano fisse e, salvo rare eccezioni, non esisteva montaggio. Erano caratterizzate da un'estrema profondità di campo, come si può notare ne "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat", dove il treno è a fuoco sia quando si trova lontano sullo sfondo sia quando arriva in primo piano. I personaggi entravano ed uscivano dall'inquadratura, creando una molteplicità di centri di attenzione, come evidente ne "L'Uscita dalle officine Lumière".

L'operatore non era invisibile, anzi, spesso interagiva con i personaggi, come ne "L'arrivo dei fotografi al congresso di Lione". Le persone ritratte erano talvolta invitate a riguardarsi alla proiezione pubblica, creando una sorta di "auto-rappresentazione". Solo in un secondo momento vennero introdotte le riprese in movimento, effettuate da treni in partenza o imbarcazioni. Circa un decennio dopo i primi esperimenti, i Lumière iniziarono a produrre film veri e propri, composti da più "quadri" messi in serie, sebbene proiettati separatamente, come le "Passioni di Cristo".

Il "realismo" della rappresentazione era il fulcro del loro successo. Poiché la realtà dello schermo era obiettivamente diversa dalla realtà quotidiana, gli spettatori si trovavano di fronte, anche se inconsciamente, a una rappresentazione che metteva in luce solo alcuni aspetti del reale, conferendo loro un rilievo "drammatico" inusitato e accentuando particolari normalmente trascurati. Questa duplice attrattiva, la curiosità per la riproduzione meccanica delle azioni quotidiane e il fascino di osservare attentamente fatti e situazioni come fosse la prima volta, fu la chiave del successo del cinematografo dei Lumière.

Opere Emblematice:

  • "L'uscita dalle officine Lumière" (La Sortie de l'usine Lumière à Lyon, 1895): Spesso considerato il primo film della storia del cinema, mostra l'uscita degli operai, per lo più donne, dalla fabbrica Lumière a Lione alla fine della giornata lavorativa. La cinecamera è posta sulla strada, di fronte al portone dello stabilimento. L'inquadratura fissa e quasi divisa in due dal portone mostra l'azione fluida con gli operai che escono dall'inquadratura a destra e a sinistra, in una simmetria che appare voluta. Si dibatte se le riprese siano state effettuate tra il 15 e il 20 marzo 1895, con il 19 come data più plausibile per le condizioni meteorologiche. Un'altra teoria suggerisce il 10 marzo, una domenica, il che implicherebbe che i Lumière convocarono appositamente i loro operai per questo primo esempio di cinematografia. Quello che per alcuni è il primo documentario della storia è in realtà - o anche - uno spot pubblicitario atto a rappresentare l'efficienza delle fabbriche Lumière.

  • "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat" (L'arrivée d'un train en gare de La Ciotat, 1895): Della durata di 45 secondi, il film mostra l'arrivo di un treno alla stazione ferroviaria di La Ciotat. L'inquadratura angolata e non frontale, originale per l'epoca, rafforza il senso di prospettiva e di lontananza. I binari e il treno compongono una linea diagonale, una sorta di triangolo che sarà un'eredità formale di molto cinema muto. Si racconta che durante la proiezione, gli spettatori, al comparire del treno sullo schermo, fuggissero terrorizzati, come se la locomotiva irrompesse davvero nella stanza, anche se c'è una grande componente di aneddotica a riguardo.

  • "L'innaffiatore innaffiato" (L'arroseur arrosé, 1895): È ricordato come il primo filmato dotato di una basilare azione drammatica. Un giardiniere sta innaffiando le sue piante quando un ragazzo gli blocca con un piede l'afflusso dell'acqua nella canna. Il giardiniere guarda all'interno della canna, il ragazzo toglie il piede, innaffiando l'uomo. Il ragazzo tenta di fuggire, ma viene rincorso e acciuffato dal giardiniere. Questo film è uno dei primi a presentare una dialettica tra campo e fuori campo, con il ragazzo che tenta di scappare al di fuori dell'inquadratura. Fu ispirato alle caricature di album per ragazzi pubblicate da disegnatori come Guillame e Caran d'Ache, e probabilmente da storie simili già circolanti in almanacchi. M. Clerc, il vero giardiniere dei Lumière, e M. Dural, un apprendista d'officina, furono i protagonisti. Ne esiste una seconda versione, "L'innaffiatore e l'innaffiato" (Arroseur et arrosé), dove cambia l'angolazione e la vendetta del giardiniere.

Scena iconica de

  • Scene Familiari: Louis Lumière propose al suo ignaro pubblico anche pagine di "diario" familiare, tra cui "Il pranzo del pupo", "La lite fra i bimbi", "La demolizione di un muro" e "La pubblicità di un sapone". Queste scene, con le figlie piccole sedute sul seggiolone a litigare ("Querelles des bébés"), in compagnia del gatto ("La petite fille et son chat"), con la governante, a colazione nel giardino di casa, con il servizio da caffè in argento, restituiscono una testimonianza storica di assoluto interesse sulla vita borghese dell'epoca.

  • "Una partita a carte" (La partie des cartes, 1895): Mostra una palese preparazione della scena, con i giocatori (soggetto caro anche a Cézanne) chiaramente istruiti e il cameriere che sghignazza e partecipa divertito alle fasi del gioco.

Dai filmati Lumière si respira l'aria della Francia espressionista, elegante e borghese, dei café e dei corsetti, di Debussy e di Proust, ma anche quella di Zola. I Lumière, con i loro filmati ibridi, sembrano intuire molti generi ante litteram, dai documentari alla finzione, dai video delle vacanze a quelli domestici.

La Diffusione Internazionale e la Formazione degli Operatori

L'attività dei Lumière si protrasse per molti anni, sia sul versante della realizzazione e produzione di film, sia su quello delle ricerche e invenzioni. L'intuizione più notevole dei fratelli fu quella di inviare operatori in tutto il mondo. Alla loro scuola si formarono decine di cineoperatori, che cominciarono a riprendere scene "dal vero" in ogni parte del mondo, con uno spirito pionieristico quasi missionario. Questi avventurieri entusiasti della prima ora, protagonisti mancati di feuilleton, hanno restituito documenti di indiscutibile interesse e di modernità straordinaria.

I loro cataloghi si arricchirono di centinaia di "vedute", ponendo così le basi del cinema documentario successivo e del cinegiornale d'attualità. Tra i paesi visitati dagli operatori Lumière si annoverano Algeria, Tunisia, Germania, Inghilterra, Impero Austro-ungarico, Italia (con immagini di Genova, Milano, Monza, Napoli, Roma e Venezia), Russia, Svezia, Svizzera, Nord America, Messico, Cina, Giappone.

Alcuni di questi impavidi operatori sono degni di nota:

  • Félix Mesguich: Di stanza negli Stati Uniti, in Canada e Russia, fu estradato dall'impero zarista per aver osato filmare la Bella Otero mentre danzava con un ufficiale russo. Nel 1908 effettuò la prima ripresa aerea a bordo dell'aeroplano dei fratelli Wright.
  • Gabriel Veyre: Lionese, abbandonò gli studi di farmacia per girare Messico, Cina, Giappone, Indocina e Marocco.
  • Alexandre Promio: A lui verrà attribuito il primo esempio di travelling per aver piazzato nel 1896 la sua macchina da presa su una gondola a Venezia.

I Lumière, con la curiosità degli sperimentatori, intuirono così le due anime del cinema: quella di finzione (che Méliès avrebbe sviluppato immediatamente) e quella documentaristica. "Je ne désirais que reproduire la vie", disse una volta Louis. Questa intenzione di catalogare il mondo per i posteri incontrò il consenso del pubblico, ansioso di vedere la quotidianità filtrata dal cinematografo.

Mappa delle proiezioni del Cinématographe Lumière nel mondo

Il Realismo, l'Arte e la "Civiltà dell'Immagine"

La nuova realtà dello schermo, ovvero il nuovo tempo e il nuovo spazio che le grandi immagini bidimensionali e semoventi creavano, si andava imponendo, stabilendo nuovi rapporti con la realtà e dando vita progressivamente a quella che sarebbe stata poi definita "la civiltà dell'immagine". Il successo del cinematografo dei Lumière stava essenzialmente in questa duplice attrattiva del realismo e della novità.

Il dibattito sull'oggettività o l'interpretazione personale dei loro documenti è articolato. È certo che i Lumière e i loro operatori compivano scelte soggettive di inquadratura, momenti, situazioni e luoghi, sfruttando tutti gli espedienti a disposizione: le basi estetiche della fotografia d'epoca, la profondità di campo, l'eccellente qualità fotografica, la scelta dell'inquadratura, la luce (come ne "L'aquarium"), il movimento delle persone, che permetteva di spostare l'attenzione in una molteplicità di punti di vista e che può considerarsi, se non montaggio interno, l'intuizione di un'idea di montaggio.

Un esempio interessante di "trucco cinematografico" si trova ne "L'abbattimento di un muro" (La démolition d'un mur, 1895), dove, proiettando la pellicola al contrario, il muro appena abbattuto viene ricomposto.

La storia assegna ai Lumière il ruolo di padri del cinema non solo come semplici inventori, ma come primi cineasti, sebbene il confine tra consapevolezza e intuizione, tra il gusto dell'intrattenimento meccanico e il guizzo d'arte innata, sia complesso. Il loro successo fu dovuto non solo all'accortezza di sfruttare commercialmente l'invenzione, ma anche a una dimensione più ampia, un modo di guardare in sintonia con la società borghese dell'epoca. Erano due uomini nel pieno della loro riuscita professionale e umana che soddisfacevano il solo pubblico che poteva permettersi il lusso del biglietto. Le fotografie erano ancora usate raramente, e sui giornali comparivano disegni per la ricostruzione dei fatti. I Lumière aprivano una finestra di straordinaria verosimiglianza, offrendo l'emozione di vedere ritratta in modo innovativo e realistico la propria famiglia, una gita al mare o una strada familiare della propria città.

Senza il loro capitale, il senso pratico e commerciale, l'autorità, le relazioni e i collaboratori competenti, insieme a una buona pubblicità, questo successo non sarebbe stato possibile. Abel Gance riassume l'importanza dei fratelli Lumière con le parole: "La vostra invenzione, signor Lumière, è la nostra grammatica, la nostra lingua, la nostra ragion d'essere. Prima di realizzare la terza dimensione, avevate già dotato lo spirito umano d'un occhio che ci permetteva, attraverso la simultaneità e la soppressione delle nozioni di tempo e di spazio, di intuire la quarta dimensione".

Oltre il Cinematografo: La Fotografia a Colori e gli Ultimi Anni

Dopo il grande successo del cinematografo, i fratelli Lumière, che erano più imprenditori che cineasti, decisero di mettere in produzione numerose macchine da presa, affidandole a operatori esperti in tutto il mondo. Paradossalmente, e forse convinti che il cinematografo non avesse futuro, nel 1896 ne vendettero i diritti a Charles Pathé, che ne perfezionò l'invenzione.

Auguste e Louis si concentrarono allora su un ambiziosissimo progetto: lo studio della fotografia a colori, attraverso un procedimento chiamato autocromia. Louis considerava l'Autochrome il suo più grande capolavoro. Questo metodo fu immesso sul mercato il 10 giugno 1907 durante una presentazione nella sede parigina della rivista "L'Illustration", di fronte a un pubblico di 600 persone, tra cui artisti e politici. Riscuotendo fin da subito un enorme successo mondiale, l'Autochrome è stato l'unico mezzo per scattare fotografie a colori usando una sola lastra fino al 1935.

Esempio di Autochrome Lumière

La produzione di una lastra per l'Autochrome Lumière era un processo lungo e complesso. I granelli di fecola di patate venivano selezionati in base alla loro dimensione e poi tinti di rosso, verde e blu-violetto. Questi granelli colorati venivano mescolati e stesi su un vetro ricoperto di una vernice appiccicosa, creando uno strato sottile e uniforme di filtri colorati. Per riempire gli spazi vuoti tra i granelli, veniva applicata una polvere di carbone, che serviva a bloccare eventuali infiltrazioni di luce indesiderata. Il principale difetto dell'Autochrome era che le lastre dovevano essere sempre osservate controluce per poter distinguere correttamente i colori; senza una fonte luminosa alle spalle, l'immagine appariva scura e priva di cromatismi.

Critici dell'epoca elogiarono l'Autochrome, definendolo un mezzo che riproduceva la realtà e "vinceva la morte".

I fratelli Lumière, che avevano sposato due sorelle, vivevano in appartamenti simmetrici nella stessa villa. "Ogni fratello lavorava in modo indipendente, ma fino al 1918 tutti i lavori erano firmati con i nomi di battesimo di entrambi. Questa comunità di lavoro andava di pari passo con una perfetta intesa fraterna."

Nel 1935, Louis Lumière partecipò ai festeggiamenti per il quarantesimo anniversario dell'invenzione del cinematografo organizzato dal regime fascista. Durante l'evento, dedicò una sua fotografia a Benito Mussolini con la scritta: "A sua Eccellenza Benito Mussolini, con l'espressione della mia profonda ammirazione". Mussolini ricambiò con una dedica simile: "A Louis Lumière, Accademico di Francia. Con ammirazione B. Mussolini".

Louis Lumière al quarantesimo anniversario del cinematografo in Italia

Le "Correspondances 1890-1953" dei fratelli Lumière, a cura di J. H. P. P. Vigne, sono state pubblicate nel 1994, offrendo ulteriori spunti sulla loro vita e il loro lavoro.

Louis Lumière, considerato l'inventore del cinematografo insieme al fratello Auguste, fu in realtà l'innovatore di un'avanzata tecnica fotografica che portò, quasi inaspettatamente, alla nascita del cinematografo. Louis era innanzitutto un uomo di scienza, un ricercatore che lavorò per buona parte della sua vita a un ambiziosissimo progetto come la fotografia a colori (attraverso un procedimento detto di autocromia) al quale dedicò gli anni che vanno dal 1891 al 1907. Louis Lumière morì in Francia nel 1948, dopo aver considerato per buona parte della sua vita il cinema come un'invenzione senza futuro. Auguste Lumière morì a Bandol nel 1954. Nonostante la loro convinzione iniziale che il cinematografo non avesse un grande futuro, la loro invenzione ha profondamente trasformato il mondo, dando vita a un'arte e a un'industria che continuano a evolversi.

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