Enzo Jannacci e l'Etichetta CAR Juke Box: Un Percorso Artistico tra Innovazione e Successi

Enzo Jannacci ritratto

Enzo Jannacci, figura poliedrica e innovativa del panorama musicale italiano, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della canzone d'autore. La sua carriera, ricca di sperimentazioni e successi, è caratterizzata da una costante evoluzione artistica e da collaborazioni significative con diverse etichette discografiche. Tra queste, la CAR Juke Box ha rappresentato un capitolo importante, in particolare per la pubblicazione di uno dei suoi brani più rappresentativi.

L'Approdo alla CAR Juke Box e il Successo di "Brutta Gente"

Dopo un'assenza dall'attività discografica durata due anni, Enzo Jannacci nel 1974 approda alla casa discografica di Carlo Alberto Rossi, la CAR Juke Box. Questo passaggio segna un momento cruciale nella sua carriera, portandolo a incidere uno dei brani più importanti del suo repertorio: "Brutta gente". Il 45 giri, pubblicato il 3 aprile 1974, conteneva sul lato A proprio "Brutta gente", mentre il lato B presentava "Il panettiere". È interessante notare come il testo di "Brutta gente" venga spesso accreditato erroneamente anche a Beppe Viola, mentre in realtà è un'opera interamente di Jannacci, come sottolineato da Andrea Pedrinelli nel suo libro "Roba minima (mica tanto) - tutte le canzoni di Enzo Jannacci". La custodia dell'intero catalogo discografico di Jannacci è un viaggio attraverso diverse epoche e case discografiche: dalla Sony Music (1959-1962, 1967-1998) alla SAAR Records (1964-1966), fino ad Ala Bianca (dal 2001 a oggi).

Copertina del 45 giri Brutta gente / Il panettiere

"Il Panettiere": Nuove Versioni e Contenuti Aggiuntivi

Anche il lato B del 45 giri, "Il panettiere", verrà reincisa con un nuovo arrangiamento dello stesso Jannacci nell'album "Secondo te…Che gusto c'è?". Questa tendenza a riproporre e rielaborare i propri brani era una caratteristica dell'artista, che amava esplorare nuove sonorità e prospettive per le sue creazioni. L'edizione in cassetta (RIK 76266) di "Secondo te…Che gusto c'è?" offriva un contenuto extra, includendo il brano "Il pacco", arricchendo ulteriormente l'esperienza d'ascolto per i fan.

La Discografia di Enzo Jannacci: Un Viaggio Attraverso i Decenni

La discografia di Enzo Jannacci è vastissima e copre un arco temporale che va dal 1959 al 2008, testimoniando una produttività e una creatività ininterrotte. L'articolo sulla discografia di Enzo Jannacci dal 1959 al 1969, pubblicato su "Raro!", offre una panoramica dettagliata dei suoi primi anni di attività.

Gli Anni '60: Dai Due Corsari al Successo Solista

Nei primi anni della sua carriera, Jannacci fu parte del duo "I Due Corsari" con Giorgio Gaber, pubblicando singoli come "24 ore/Ehi! Stella" e "Birra/Perché non con me". Il loro repertorio spaziava da brani ironici come "Corsari scozzesi/Una fiaba" a interpretazioni di successo come "Tintarella di luna/Zitto prego".

La sua carriera solista, iniziata nei primi anni '60, lo vide protagonista con singoli come "L'ombrello di suo fratello/Il tassì" e "Passaggio a livello/Il giramondo". Brani come "El portava i scarp del tennis/Ti te se' no" e "T'ho compraa i calzett de seda/Andava a Rogoredo" mostrano la sua predilezione per l'uso del dialetto milanese e per racconti di vita quotidiana. Il successo arrivò con canzoni come "Vengo anch'io. No, tu no/Giovanni, telegrafista", che divenne un vero e proprio tormentone. Altri brani noti di questo periodo includono "Ho visto un re/Bobo Merenda" e "Il terzino d'Olanda/Gli zingari".

Gli Anni '70 e Oltre: Dagli Album Tematici alle Antologie

La produzione discografica di Jannacci si estende attraverso numerosi album, ognuno con una propria peculiarità. Tra gli album solisti si ricordano: "La Milano di Enzo Jannacci", "Enzo Jannacci in teatro", "Sei minuti all'alba", "Vengo anch'io. No, tu no", "Le canzoni di Enzo Jannacci", "La mia gente", "Jannacci Enzo", "Quelli che…", "O vivere o ridere", "Secondo te…Che gusto c'è?", "Foto ricordo", "Ci vuole orecchio", "Nuove registrazioni", "E allora…Concerto", "Discogreve", "L'importante", "Parlare con i limoni", "Se me lo dicevi prima e altri successi", "30 anni senza andare fuori tempo", "Guarda la fotografia", "I soliti accordi", "Quando un musicista ride", "Come gli aeroplani", "L'uomo a metà", "Milano 3.6.2005", "The Best 2006", "L'artista".

Tra i singoli successivi agli anni '60, oltre a "Brutta gente/Il panettiere", spiccano "Vincenzina e la fabbrica/Vincenzina e la fabbrica (strumentale)", "El me indiriss/Quelli che…", "Rido/Tira a campà" e "Vivere/Per la moto non si dà".

Non mancano le raccolte e le antologie, come la doppia antologia del 2004 con nuove versioni sul CD 1 e materiale degli anni '70 e 2001-2004 sul CD 2, intitolata "Vengo anch'io. E allora… Doppia antologia". Il 2008 ha visto la pubblicazione di "The best. Qualcosa da ascoltare", un'ulteriore testimonianza della sua vasta produzione.

Il Mercato Musicale degli Anni '60 e l'Impatto sui Giovani

Giovani che ascoltano musica con un mangiadischi

Nei primi anni '60, il panorama musicale italiano fu testimone di una trasformazione radicale, con due fenomeni principali: una straordinaria espansione del mercato, sia in termini di produzione che di consumo, e un'attenzione crescente verso il pubblico giovanile. Questo boom fu il risultato di una serie di fattori socio-culturali ed economici che ridefinirono il modo di vivere e fruire la musica.

La Dilatazione del Mercato e il Ruolo dei Giovani

Le vendite di dischi in Italia crebbero esponenzialmente, passando dai 18 milioni di 45 giri nel 1959 ai 44 milioni nel 1969. Già nel 1960, un'indagine rivelò che il 40% degli acquirenti di dischi aveva meno di 20 anni, e per loro l'acquisto di un 45 giri a settimana era una consuetudine. Questo fenomeno, già osservato negli Stati Uniti alcuni anni prima, spinse le case discografiche a "inventare" i giovani come una specifica e altamente redditizia fascia di consumatori. La musica divenne un elemento centrale dell'identità giovanile, un mezzo per esprimere se stessi e per differenziarsi dalle generazioni precedenti.

Il mercato musicale si espanse non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti, che continuavano ad ascoltare, canticchiare e ballare le canzoni del momento. L'anno d'oro della musica italiana fu il 1964, con un impressionante numero di artisti e infrastrutture: 1.230 cantanti, 111 case discografiche, 770 dancing e night club, e 6.200 tra complessi e orchestrine. All'epoca, un disco di successo poteva vendere un milione di copie, una cifra impensabile nel panorama musicale attuale, stravolto dall'avvento di internet e dalla digitalizzazione.

Il Mangiadischi: Simbolo di una Generazione

Per portare la musica ovunque, dalle spiagge ai festini all'aperto improvvisati, nacque il mangiadischi, un giradischi portatile per 45 giri. Questo dispositivo divenne un'icona di quegli anni, particolarmente in voga tra i giovani, che potevano così godere della loro musica preferita in qualsiasi momento e luogo, contribuendo a diffondere la cultura musicale al di fuori dei tradizionali spazi di ascolto.

Fenomeni Culturali e Musicali degli Anni '60

California Jubilee in "Let's Twist Again" - Chubby Checker

L'enorme dilatazione del consumo di musica, soprattutto giovanile, si manifestò attraverso diverse forme, delineando un panorama culturale vibrante e in continua evoluzione.

Festival e Concorsi Canori: Una Competizione Costruita ad Arte

Gli anni '60 videro l'esplosione della mania per i festival e i concorsi canori, che si tenevano a centinaia in località di ogni tipo. Tra i più noti si ricordano il Festival delle Voci Nuove a Castrocaro, il Cantagiro (dal 1962 al 1970, una sorta di "giro d'Italia" della canzone), il Festivalbar (basato sul juke-box, che diventava il metro di misurazione del successo) e il Disco per l'Estate. Dal 1957, lo Zecchino d'Oro si rivolgeva ai bambini. Questi eventi alimentavano una competizione, spesso costruita ad arte da case discografiche, rotocalchi e televisione, tra "urlatori" e "melodici", riflettendo le diverse tendenze musicali del periodo.

Le "Canzoni da Spiaggia" e i Nuovi Balli

Con l'inizio del turismo di massa, nacque il filone delle "canzoni da spiaggia". "Legata a un granello di sabbia", cantata da Nico Fidenco nel 1961, fu la prima a superare il milione di dischi venduti, inaugurando questo genere. Edoardo Vianello divenne lo "specialista" con brani cadenzati e orecchiabili come "Con le pinne, il fucile e gli occhiali", "Abbronzatissima", "La tremarella" e "I Watussi". Anche artisti del calibro di Mina ("Stessa spiaggia stesso mare") e Gino Paoli ("Sapore di sale") si cimentarono in questo genere, contribuendo alla sua popolarità.

Le canzoni da spiaggia erano quasi sempre associate a nuovi balli giovanili, con almeno una novità ogni anno: limbo, calypso, cha cha cha, hully gully, yéyé, surf, shake, ma soprattutto il twist. Nato negli Stati Uniti nel 1960, il twist segnò una svolta, poiché si ballava in gruppo, non in coppia, promuovendo una socialità più inclusiva. Tuttavia, rimase spazio anche per il "lento", o "cheek to cheek", che accomunava giovanissimi (come in "Il ballo del mattone" e "Legata a un granello di sabbia") e adulti, legati alle atmosfere dei night club (come "E la chiamano estate" di Sergio Martino o "Una rotonda sul mare" di Fred Bongusto). Fu in questo periodo che i locali da ballo per i giovani, che dagli anni '70 sarebbero diventati le discoteche, si differenziarono da quelli per gli adulti, creando spazi dedicati a pubblici specifici.

La Personalizzazione della Canzone e i Teen-Idols

Le case discografiche promossero l'identificazione tra la canzone e il/la cantante che la lanciava, un cambiamento significativo rispetto agli anni '50, quando la stessa canzone poteva essere interpretata da diversi artisti. Questa personalizzazione amplificò il fenomeno del divismo canoro e la moda dei teen-idols, cantanti-ragazzini coetanei del loro pubblico di fan. Dopo il successo di Mina e Celentano, nel 1962 apparvero Rita Pavone e Gianni Morandi, entrambi lanciati a 17 anni nella trasmissione televisiva "Alta pressione" sul neonato secondo canale della Rai. Oltre alla giovane età, condividevano un modo di cantare su un unico timbro, senza estensione, ideale per la nuova tecnica discografica di incidere separatamente la base musicale e la voce. Rita Pavone, con brani come "Datemi un martello" (in mix twist) e "Il ballo del mattone", conobbe un successo strepitoso ma breve, al contrario di Morandi. Molti altri cantanti-ragazzini di successo emersero, tra cui Little Tony, Bobby Solo, Gigliola Cinquetti, Patty Pravo, Dino, Michele e Massimo Ranieri.

Scena da un musicarello

Morandi e altri divennero anche protagonisti dei "musicarelli", film musicali di basso livello girati in poche settimane, in cui giovani cantanti di successo recitavano se stessi, spesso con trame semplici e incentrate sulle loro canzoni. Accanto ai "musicarelli", nacquero i "cinebox", precursori degli attuali videoclip, che permettevano di visualizzare le canzoni.

I Cantautori e la Canzone Impegnata: Una Voce Alternativa

Cantautori italiani in un raduno

Parallelamente ai fenomeni commerciali, si sviluppò un mondo tutt'altro, quello dei cantautori degli anni '60, più appartati e distanti dal gusto del grande pubblico. Erano esponenti della cosiddetta "scuola genovese" artisti come Gino Paoli ("Il cielo in una stanza", "Sapore di sale"), Luigi Tenco ("Io sono uno"), Fabrizio De André ("Bocca di rosa") e Sergio Endrigo ("Teresa"). Questi artisti proponevano una canzone impegnata, alternativa alle "canzonette" all'italiana, anche quelle delle nuove generazioni.

Questa canzone alternativa si distingueva in primo luogo sul piano formale: alcuni cantautori adottarono la lingua parlata del quotidiano, disadorna, spesso cruda nei termini, e in alcuni casi abbandonarono la rima e altre convenzioni formali. Ma erano alternativi anche, e soprattutto, i contenuti affrontati: temi esistenziali come il disagio di vivere, la difficoltà di comunicare, le complessità delle relazioni d'amore; ma anche, in alcuni, temi di denuncia politica e sociale, ad esempio contro la guerra, o storie di emarginati come prostitute, barboni e disadattati.

"Cantacronache" e "Il Nuovo Canzoniere Italiano"

Un'esperienza di musica alternativa e politicamente impegnata fu il gruppo torinese di "Cantacronache". Al suo interno, Fausto Amodei compose nel 1960 "Per i morti di Reggio Emilia", una delle canzoni politiche più significative del dopoguerra. Il brano celebrava le cinque vittime dell'eccidio compiuto dalla polizia contro la manifestazione popolare del 7 luglio, un evento che contribuì alle dimissioni del governo Tambroni e alla nascita dei governi di centro-sinistra.

"Cantacronache" si fuse poi con un gruppo milanese di ricerca sul canto e le tradizioni popolari, dando vita a "Il Nuovo Canzoniere Italiano". Di questo gruppo fecero parte Giovanna Marini, Ivan della Mea e Paolo Pietrangeli. Quest'ultimo compose "Contessa", la più celebre canzone della contestazione studentesca del Sessantotto, scritta nel 1966 in occasione della prima occupazione studentesca dell'università di Roma, diventando un inno per le nuove generazioni in lotta per il cambiamento sociale.

L'Interscambio Culturale e l'Influenza Internazionale

Gli anni '60 furono caratterizzati anche da un intenso interscambio culturale nel campo musicale. Molti celebri cantanti stranieri venivano a cantare in Italia in italiano, attratti da un mercato musicale così vasto e ricettivo, e dalla passione tutta italiana per i festival canori. Artisti come Dalida, Françoise Hardy, Catherine Spaak, Paul Anka, Gene Pitney e Rocky Roberts si esibivano nel nostro paese, spesso adattando i loro successi al pubblico italiano.

L'interscambio tra canzone italiana e internazionale era strettissimo e anche molto "disinvolto", perché non ci si faceva scrupolo di copiare di sana pianta successi internazionali, con traduzioni chiamate cover. Un altissimo numero di grandi successi di quegli anni erano, infatti, cover di brani stranieri, dimostrando una forte apertura verso le tendenze musicali globali e una capacità di rielaborarle e farle proprie.

La Beat Generation e i Complessi Musicali

A metà degli anni '60, iniziò l'era della musica della beat generation, anch'essa proveniente dal mondo anglosassone e influenzata da esperienze diverse: i due grandi folksinger americani Bob Dylan e Joan Baez, e i "complessi" (così erano allora chiamati i gruppi musicali), a partire dai Beatles e dai Rolling Stones in Inghilterra. Sulla loro scia, anche in Italia si moltiplicarono i complessi, sia quelli stranieri che venivano a cantare in italiano (come I Rockes, I Motown), sia quelli nostrani: Equipe 84, Nomadi, Ribelli, Giganti, Camaleonti, Dik Dik, Pooh, New Trolls (con "Una miniera"). Questi gruppi portarono una ventata di novità nel panorama musicale italiano, introducendo sonorità e stili che avrebbero segnato profondamente le generazioni future.

Il "Backstage" delle Canzoni: Compositori, Arrangiatori e Parolieri

Un aspetto fondamentale, sebbene meno visibile, del successo della musica di quegli anni fu il ruolo cruciale di compositori e arrangiatori di straordinario valore, come Ennio Morricone, Nino Rota e Luis Enriquez Bacalov. A loro si affiancavano parolieri che, a volte, erano anche talent-scout, come Franco Migliacci, Giancarlo Bigazzi e Mogol. Il nome di Mogol richiama quasi inevitabilmente quello di Lucio Battisti, con il quale stabilì uno straordinario sodalizio artistico, creando alcune delle canzoni più iconiche della musica italiana. Questi "artigiani" della musica lavoravano dietro le quinte, dando forma e sostanza ai brani che poi sarebbero stati portati al successo dagli interpreti, dimostrando l'importanza della sinergia tra diverse professionalità nel processo creativo musicale.

L'Identità Generazionale e di Genere nella Canzone

Il fenomeno musicale degli anni '60 fu profondamente legato all'identità generazionale e di genere. Celentano e Mina furono gli apripista di un gran numero di teen-idols, cantanti giovanissimi, coetanei dei teenagers ai quali si rivolgevano e che in essi si riconoscevano. Non sorprende, quindi, che l'essere giovani divenne il tema stesso di molte canzoni, come un'orgogliosa rivendicazione di identità generazionale. Queste canzoni non erano solo intrattenimento, ma veicoli di espressione di un senso di appartenenza e di un desiderio di affermare la propria specificità in un mondo in rapida evoluzione. Le canzoni diventarono un modo per i giovani di comunicare tra loro, di condividere esperienze e di sentirsi parte di un movimento culturale più ampio.

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