La Lancia Delta: Un'Icona Nata Strana e Diventata Leggenda Grigia

La Lancia Delta, un nome che evoca immediatamente immagini di vittorie nei rally e di un design iconico, ha una storia affascinante e un percorso di sviluppo tutt'altro che convenzionale. A differenza di altre vetture iridate, come la Lancia Stratos e la Lancia 037, la “δ” - battezzata inizialmente con la lettera greca - non fu concepita per l'impiego sportivo. Al contrario, nacque come una normalissima berlina compatta stradale.

Lancia Delta prima serie, vista laterale

Lanciata nel 1979, la “δ” ottenne un successo immediato, anche senza l'ausilio delle competizioni. Il suo design, compatto ma elegante grazie al tocco del celebre designer Giugiaro, le valse il prestigioso riconoscimento di Auto dell'Anno nel 1980, segnando la prima volta per il marchio Lancia. La vettura piacque molto anche all'estero, consolidando la sua reputazione di berlina compatta di successo.

Dall'Uso Quotidiano alle Sfide del Rally: L'Evoluzione Sportiva

L'evoluzione della Lancia Delta "normale" in una macchina da rally vincente fu una diretta conseguenza della prematura fine delle Gruppo B. Questa categoria, tristemente nota per alcuni incidenti mortali, vide il suo epilogo con l'ultimo dei quali toccato proprio a una Lancia Delta S4 al Tour de Corse del 1986. La necessità di una nuova categoria, il Gruppo A, aprì le porte a un nuovo capitolo per la Delta.

Per affrontare le sfide del Gruppo A, la Delta subì significative modifiche meccaniche. Al motore 1.6 inizialmente adottato nelle versioni stradali, venne preferito il 2.0 a iniezione, derivato dalla Lancia Thema i.e. Questo propulsore era dotato di un turbo Garrett T3 e di una funzione overboost con valvola wastegate, che permetteva di aumentare temporaneamente la pressione e portare la coppia a 285 Nm a 2.500 giri/min in caso di accelerazione a fondo.

La versione da gara della Delta 4WD, così equipaggiata, si distinse nel nuovo Gruppo A, vincendo il Mondiale nel 1987. Questo trionfo spinse Lancia a proseguire incessantemente lo sviluppo del modello. Le successive modifiche inclusero l'adozione di una nuova turbina Garrett T3 più grande, un intercooler maggiorato e una nuova elettrovalvola per l'overboost. Questi aggiornamenti portarono la potenza oltre i 180 CV e il picco di coppia a 304 Nm.

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La Nascita dell'HF Integrale e l'Apice del Successo

Con l'introduzione della Lancia Delta HF Integrale, il modello raggiunse nuove vette di prestazioni. Il motore, con distribuzione a quattro valvole per cilindro, proveniva dalla Lancia Thema 2.0 Turbo 16V (come il cambio) e fu oggetto di revisioni mirate anche nell'iniezione, nella turbina e nell'intercooler. La potenza raggiunse i 200 CV, mentre la coppia, pur non crescendo in valore assoluto, si espresse a regimi più bassi, migliorando la guidabilità e la reattività.

La Delta Integrale consolidò la sua supremazia nel mondo dei rally, conquistando quattro mondiali consecutivi dal 1987 al 1990, con altri due in arrivo. All’apice di questo straordinario successo, nel 1991, la Delta Integrale lasciò il posto alla Lancia Delta Evoluzione, considerata l'apice dello sviluppo del modello. Questa versione era disponibile anche in configurazione catalizzata, con testata a otto valvole, affiancando la 16V che guadagnò qualche altro CV. La versione 8V catalizzata era identificabile come Lancia Delta HF Integrale Evoluzione 8V cat.

Lancia Delta HF Integrale Evoluzione, dettaglio anteriore

La Seconda Generazione: Un Ritorno alle Origini e Nuove Sfide

La seconda generazione della Lancia Delta, un'automobile di fascia media (segmento C), fu prodotta dalla casa automobilistica italiana Lancia dal 1993 al 2000. Sostituita nel 2008 dalla Delta terza serie, questa nuova incarnazione del modello aveva una storia di sviluppo interessante.

Inizialmente, la seconda serie della Delta, progettata e realizzata sul pianale della Fiat Tipo, doveva essere chiamata Beta. Tuttavia, visti i successi nelle competizioni del campionato rally della Delta prima serie, si decise di riutilizzare il nome, anche in virtù degli elementi stilistici che aveva preso in eredità dalla Delta del 1979. Nello stesso anno, il 1993, la Lancia si ritirò ufficialmente dalle competizioni, in seguito alle scelte strategiche volute dal neo amministratore delegato del settore auto del gruppo FIAT Paolo Cantarella.

La Delta seconda serie (codice progettuale 836) debuttò nelle concessionarie a maggio 1993. La gamma d'esordio era offerta con carrozzeria a cinque porte e motorizzazioni con cilindrate di 1600, 1800 e 2000 cm³. Le due cilindrate minori avevano potenze rispettive di 75 e 103 CV. Il due litri, caratterizzato dalla distribuzione a quattro valvole per cilindro, era disponibile in configurazione aspirata (139 CV) e turbo (186 CV), quest'ultima dedicata alla versione HF. Su alcuni mercati esteri, come in Portogallo, fu proposta anche con motore 1400.

Gli allestimenti disponibili erano tre: base e LE (Line Executive) per le versioni 1600 e 1800, e base e LS (Line Style) per le 2000. L'allestimento LS includeva impianto frenante ABS e una strumentazione arricchita di voltmetro e termometro olio, oltre a un check control più completo. L'impianto frenante era a quattro dischi, ad esclusione della 1600, che adottava tamburi al retrotreno. Pochi mesi più tardi, il listino della Delta si arricchì con l'introduzione del motore turbodiesel di 1900 cm³ e potenza di 90 CV, anch'esso abbinato alle opzioni base e LE.

Lancia Delta seconda serie, vista posteriore

Esternamente, le Delta sovralimentate si riconoscevano per la zona anteriore con parafanghi bombati, una griglia più estesa al paraurti e proiettori fendinebbia quadrati anziché rettangolari. Peculiarità estetiche della HF erano la calandra a maglie larghe con logo HF, i cerchi ruota di disegno specifico e le due coppie di prese d'aria nel profilo sotto i fanali anteriori. La HF in allestimento LS includeva tra gli accessori di serie le sospensioni a controllo elettronico.

Al Salone di Ginevra 1995 debuttò la Delta con carrozzeria a tre porte, denominata HPE in omaggio alla particolare versione coupé-station wagon della Lancia Beta degli anni settanta. La Delta HPE venne inserita in catalogo in allestimento unico e con propulsori a benzina di 2000 cm³ (aspirato e turbo) e turbodiesel di 1900 cm³. Oltre alla differente carrozzeria, un tratto distintivo delle HPE era la calandra con il bordo inspessito e dipinto nel medesimo colore della carrozzeria. Tutte le HPE si distinguevano inoltre per i parafanghi anteriori bombati.

Lancia Delta HPE, profilo laterale

Tra Apprezzamento e Critiche: L'Eredità della Seconda Serie

Nonostante la stampa italiana cercasse di evidenziare le qualità del modello, come l'abitabilità, il comfort e le buone prestazioni, trattandosi di un prodotto nazionale, tra gli addetti alle vendite e gli affezionati del marchio Lancia iniziarono a pesare pareri che rivelavano una certa delusione nei confronti della vettura. Mancava infatti la raffinatezza meccanica delle versioni a trazione integrale, proposte invece sulla tre volumi Lancia Dedra. L'immagine sportiva fu criticata, così come il design, che tuttavia si rifaceva alle linee della Dedra, proprio come la Prisma era stilisticamente affine alla precedente versione della Delta. Del resto, la capostipite Fiat Tipo era entrata in produzione nel 1988, la Lancia Dedra nel 1989 e la Fiat Tempra nel 1990. Da queste auto si riprendevano le porte e la cellula centrale dell'abitacolo quasi all'identico.

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Con il proseguire della produzione e il succedersi degli allestimenti e delle motorizzazioni, le finiture e la meccanica vennero migliorate considerevolmente. I motori progredirono sia in potenza che in affidabilità. Nel primo restyling del 1996, ad esempio, vennero introdotti i propulsori Fiat di Bravo e Brava con distribuzione a doppio asse a camme in testa e 4 valvole per cilindro per le unità di 1600 e 1800 cm³.

Il motore di cilindrata 1581 erogava una potenza di 103 CV ed era denominato Torque per via del robusto valore di coppia massima, il cui 90% era disponibile già a un regime di 2000 giri/min. Il propulsore 1800 faceva parte della famiglia modulare Pratola Serra, così chiamata dallo stabilimento in provincia di Avellino in cui avveniva la costruzione dei nuovi propulsori. La cilindrata scese da 1756 a 1747 cm³, ma salì la potenza, declinata nei valori di 113 CV a 5800 giri/min e 131 CV a 6300 nella configurazione con variatore di fase VVT, montata su vari modelli Fiat con ottimi risultati. Entrambe le unità di 1,8 litri avevano degli alberi controrotanti per lo smorzamento delle vibrazioni.

Le Delta 5 porte in edizione '96 persero la tinta nera ai montanti anteriori e ai gusci dei retrovisori esterni e si differenziarono per i listelli lucidi alla calandra. La rinnovata gamma si componeva delle HPE con propulsori 1600 (questa sarebbe stata la sola versione a mantenere i freni a tamburo posteriori), 1800 VVT, 2000 HF turbo e 1.9 turbodiesel. Nel listino delle 5 porte si introdusse l'allestimento LX: il catalogo comprendeva dunque le 1600 LE e LX, 1800 LE, LX e GT (quest'ultima solo con variatore di fase) e le turbodiesel LE e LX.

Nel 1998 venne presentato l'aggiornamento finale basato sull'estensione integrale del colore vettura a paraurti, modanature laterali, palpebre dietro le portiere posteriori e inserto per le luci di targa. Inoltre, vennero modificati i gruppi ottici posteriori, ora a sfondo rosso, e cambiò anche il disegno dei copricerchi alle ruote. La HPE HF guadagnò 7 cavalli di potenza massima al motore (giungendo così a 193), il kit sportivo Zender di serie per paraurti e minigonne e un differente spoiler posteriore, adesso a estremità libere (optional nella HPE 1800). Per le cinque porte l'allestimento venne unificato nella configurazione LS, intermedia fra LE e LX, e caratterizzata dai rivestimenti misti in tessuto e Alcantara. L'HPE prevedeva l'interno in tessuto e come accessorio quello Recaro in pelle nera e Alcantara abbinati al volante, cambio e cuffie sellati in pelle, mentre sulla 2.0 16v Turbo HF erano di serie. Con le nuove varianti della selleria, sparirono anche i colori del tappeto e dell'imperiale abbinati ai sedili e rimasero solo due tinte per il tappeto (blu e grigio) e per l'imperiale (grigio e beige).

La seconda serie della Delta uscì di produzione nel 2000 senza essere sostituita nella gamma Lancia, lasciando così un vuoto tra la piccola Lancia Y e la media Lancia Lybra.

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