Giovanni Maria Morandi e la "Morte della Vergine": un bozzetto che narra il transito celeste

Giovanni Maria Morandi, pittore fiorentino attivo principalmente a Roma tra il XVII e il XVIII secolo, è una figura artistica la cui opera si intreccia profondamente con il panorama artistico della Controriforma e del Barocco romano. La sua produzione, spesso legata a importanti committenze ecclesiastiche e aristocratiche, riflette un'attenta interpretazione dei canoni stilistici dell'epoca, con un particolare dialogo con le innovazioni di artisti come Carlo Maratti. Un esempio emblematico di questo suo percorso artistico è il bozzetto de "La morte della Vergine", conservato oggi presso la Galleria Borghese, un'opera che non solo documenta un momento cruciale della sua carriera, ma offre anche uno spaccato della sua adesione ai dettami iconografici e formali del suo tempo.

Bozzetti per opere religiose del Seicento

Dalla Collezione Salviati alla Galleria Borghese: il percorso di un'opera

Il dipinto "La morte della Vergine" vanta una storia collezionistica significativa. Documentato per la prima volta nel 1673 all'interno della prestigiosa collezione di Francesco Maria Salviati a Roma, l'opera pervenne alla famiglia Borghese attraverso una linea ereditaria. La sua presenza in una quadreria così rinomata testimonia già all'epoca il suo valore artistico e la sua importanza. L'inventario del 1833 della collezione Borghese la registra come opera di Carlo Maratti, un'attribuzione che, sebbene comprensibile data la forte influenza di quest'ultimo su Morandi, fu successivamente rivista. Fu Adolfo Venturi, nel 1893, il primo a ricondurre con certezza l'opera a Giovanni Maria Morandi, riconoscendovi il bozzetto preparatorio per la pala d'altare destinata alla chiesa romana di Santa Maria della Pace. Questa attribuzione è oggi universalmente accettata dalla critica e supportata da studi successivi, come quello di L. Mocci nel 2012, che contestualizza l'opera all'interno della produzione dell'artista. L'acquisto da parte dello Stato nel 1902 ha infine garantito la sua conservazione e fruizione pubblica.

"La Morte della Vergine": un bozzetto che anticipa la pala d'altare

Il bozzetto de "La morte della Vergine" rappresenta la prima opera pubblica di Giovanni Maria Morandi commissionata per la chiesa romana di Santa Maria della Pace. La committenza giunse da papa Alessandro VII Chigi, nel 1657, con l'interessamento del duca Salviati, figura chiave nel percorso romano dell'artista. L'opera si inserisce nel periodo in cui Morandi, originario di Firenze, consolidava la sua presenza e il suo stile nella Capitale.

La tela, che ritrae la cd. Dormitio Virginis, ovvero il transito della Vergine Maria dalla vita terrena a quella celeste, è un esempio compiuto dell'adesione di Morandi ai moduli compositivi e formali di Carlo Maratti. La scena raffigura il momento in cui la Madonna, concepita senza peccato originale e dunque non soggetta alla morte nel senso comune del termine, ma addormentata per risvegliarsi nella grazia divina, si appresta al trapasso. È assistita dagli Apostoli, la cui presenza sottolinea il significato teologico dell'evento, e da un coro di angeli che amplificano la dimensione celestiale della scena.

Iconografia della Dormitio Virginis nel Barocco

La composizione del bozzetto, pur nella sua dimensione preparatoria, prefigura la grandiosità e la solennità della pala d'altare definitiva. La disposizione delle figure, l'equilibrio tra le masse e la resa emotiva dei personaggi sono già delineati con grande efficacia, dimostrando la maturità artistica di Morandi in questa fase della sua carriera.

La formazione e il percorso artistico di Giovanni Maria Morandi

Giovanni Maria Morandi (Firenze 1622 - Roma 1717) intraprese il suo percorso artistico in un contesto di grande fermento culturale. Le notizie sulla sua formazione giovanile sono frammentarie, ma si ipotizza un apprendistato presso Giovanni Bilivert e uno studio con Sigismondo Coccapani a Firenze. Documenti lo indicano come paggio presso i Medici durante la sua giovinezza, un'esperienza che certamente contribuì alla sua formazione culturale e al suo avvicinamento al mondo dell'arte.

Fu il duca Jacopo Salviati a condurlo a Roma, segnando una svolta fondamentale nella sua carriera. A Roma, Morandi si inserì rapidamente nel tessuto artistico e sociale. Documentato dal 1650 tra i confratelli dell'Arciconfraternita di S. Giovanni Decollato, la sua presenza nella città fu intervallata da assenze, durante le quali è ipotizzabile abbia compiuto viaggi di istruzione, come suggerito dai suoi biografi.

Al suo rientro a Roma, grazie all'intercessione del duca Salviati, Morandi iniziò a farsi notare come ritrattista e consulente artistico. I suoi rapporti con figure di spicco come il cardinale Decio Azzolino, per conto di Cristina di Svezia, e con Leopoldo de' Medici, tramite Paolo Falconieri, testimoniano la sua crescente reputazione.

Il ritratto romano pubblico e propagandistico

Nel 1655, papa Alessandro VII Chigi lo scelse come suo ritrattista. In questo ruolo, Morandi adottò uno stile caratterizzato da una "fissità e decoro", che cristallizzava i personaggi in una dimensione di "impassibile fissità", distinguendosi dalle più dinamiche novità marattiane. La sua tecnica accuratamente descrittiva emerge in opere come il dipinto "Alessandro VII alla processione del Corpus Domini" e nei ritratti dei bambini Angela e Sigismondo Chigi, databili al 1656.

L'ingresso all'Accademia di S. Luca nel 1657 segnò un ulteriore consolidamento del suo status artistico. Morandi fu membro attivo dell'istituzione, ricoprendo ruoli di rilievo come Principe nel 1671 e nel 1680, e svolgendo attività didattica. La sua partecipazione a opere collettive, come il perduto dipinto per il cardinale Gaspare Carpegna, raffigurante il Battesimo di S., dimostra la sua integrazione nel circuito artistico romano.

Opere significative e committenze prestigiose

La seconda metà degli anni Cinquanta vide Morandi impegnato in diverse committenze importanti. Il ritratto del cardinale Giulio Rospigliosi, databile intorno a questo periodo, fu ripreso in incisioni da Giuseppe Maria Testana e Nicolas Bonnart, la cui attribuzione a Nicolas Poussin evidenzia la complessità delle attribuzioni e la circolazione delle opere nell'epoca.

La commissione della pala d'altare con la "Morte della Madonna" per Santa Maria della Pace, nel 1657, su pressione del duca Salviati e di Alessandro VII, rappresenta una delle sue prime opere pubbliche di rilievo. Sebbene la pala definitiva sia stata terminata al suo ritorno da Vienna nel 1667, il bozzetto conservato alla Galleria Borghese ne testimonia la concezione originaria.

A questo stesso periodo si fanno risalire altre opere significative, come la "Visitazione" nel transetto di S. Maria del Popolo (circa 1659) e le due versioni della "Predica di s. Francesco di Sales". Nel 1660, realizzò un sobrio ritratto commemorativo di S. Giuseppe Calasanzio.

Il soggiorno a Vienna, intorno alla metà degli anni Sessanta, chiamato da Leopoldo I, testimonia la fama raggiunta da Morandi anche al di fuori dei confini romani. Il suo ritorno a Roma, sollecitato dal neoeletto Clemente IX Rospigliosi, segnò un nuovo capitolo della sua carriera. Il ritratto del pontefice, noto attraverso le incisioni, gli valse, oltre al compenso, varie regalie.

Vista di Santa Maria della Pace a Roma

I dipinti realizzati per palazzo Salviati a Roma, sebbene andati perduti nel 1883, includevano temi mitologici come "Arianna e Bacco", "Aurora e Cefalo" e "Il Tempo divora le Ore". La sua attività proseguì con opere come l'"Annunciazione" per la chiesa di S. (circa 1675), gli "Autoritratti" alla Galleria dell'Accademia di S. Luca e agli Uffizi (fine anni Settanta), e il ritratto di Giovan Battista De Luca.

Il legame con gli oratoriani portò alla realizzazione del dipinto con "S. Filippo Neri" per il duomo di Siena (1680). Tra il 1680 e il 1683, eseguì due dipinti nella sagrestia di S. Maria dell’Anima a Roma, lo "Sposalizio della Vergine" e l'"Annunciazione". Le sue tele napoletane nella chiesa dei Gerolamini, raffiguranti "S. Pietro di Alcantara in estasi" e "S. Antonio da Padova che bacia i piedi del Bambino Gesù", sono documentate da studi preparatori.

Nel 1686, realizzò la "Madonna del Rosario" per la chiesa di S. Sabina, stilisticamente affine alla "Pentecoste" eseguita per la Chiesa Nuova. Dopo un periodo di soggiorni in Romagna e a Bologna, Morandi si recò a Firenze, dove ritrasse la granduchessa Margherita Luisa d’Orléans.

Il ritorno a Roma nel 1689 vide la conclusione di un dipinto con "S. Ranieri". Un soffuso naturalismo caratterizza il "Ritratto di Federico Zuccari" (1695), realizzato in pendant con quello di Girolamo Muziano di Giuseppe Ghezzi. Tra il 1696 e il 1698, dipinse la tela con i "Ss. Valentino e Ilaro adoranti il Sacramento" per il duomo di Viterbo e "Le Marie al sepolcro".

La sua adesione all'Accademia dell'Arcadia nel 1699, con il nome di Mantino Agoriense, e la sua presenza alle mostre della chiesa dei Piceni negli anni successivi, testimoniano la sua continua partecipazione alla vita culturale romana. Le ultime opere documentate includono dipinti in S. Pietro in Montorio raffiguranti "S. Francesco" e "S.".

Giovanni Maria Morandi morì a Roma il 18 febbraio 1717, all'età di 97 anni, e fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. La sua lunga carriera e la varietà delle sue committenze lo attestano come un artista significativo del Seicento e Settecento romano, la cui opera continua a essere oggetto di studio e apprezzamento.

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