Il mondo feudale del Regno di Napoli è un intricato tessuto di storie, intrighi e transazioni che hanno plasmato il destino di famiglie, territori e intere comunità. Le informazioni a nostra disposizione offrono uno sguardo dettagliato su alcune di queste vicende, rivelando la complessità delle dinamiche di potere, le dispute per il possesso dei feudi e la rigorosa applicazione delle leggi dell'epoca. Attraverso documenti d'archivio, registri e testimonianze, emerge un quadro vivido di un'era in cui la terra era la base del potere e della ricchezza, e la sua trasmissione era oggetto di continue negoziazioni e contese legali.

I Carafa di Montecalvo e l'Eredità Feudale
La famiglia Carafa, in particolare i Carafa di Montecalvo, emerge come uno degli attori principali in queste vicende feudali. Il loro nome è legato a diversi passaggi di proprietà e a importanti eventi storici. Si apprende, ad esempio, che la famiglia Caracciolo, nella tavola XVI del Thesaurus genealogicus Italiae et Hispaniae, si intreccia con i Carafa, mettendo in luce la ramificata rete di alleanze e parentele tra le grandi famiglie nobiliari.
Un momento cruciale nella storia dei Carafa di Montecalvo è l'adozione di Luigi d'Angiò da parte di Alfonso d'Aragona, un evento che avrà ripercussioni significative sull'assetto feudale del tempo. Tale adozione, descritta come un favore a Alfonso, è citata nel repertorio dei quinternioni della provincia di Principato Ultra, volume 1, foglio 255, dove si fa riferimento al foglio 28 del registro della regina Giovanna II.
La presenza dei Carafa è attestata anche in documenti relativi a privilegi e investiture. Un diploma datato 18 maggio 1507, sottoscritto nel Castelnuovo di Napoli, riguarda la concessione di privilegi a membri della famiglia. In seguito, si evidenzia che la famiglia conseguiva l'intestazione nel regio cedolario fin dal 1525, e un decreto della Regia Camera della Sommaria, datato settembre 1527, conferma ulteriormente il loro status.
La stirpe dei Carafa di Montecalvo si ramifica ulteriormente con figure come Fabrizio, Giovan Battista, Fabio e Marco, che furono Abati. Notizie dettagliate su questa famiglia sono state riportate nell'istoria della città di Ariano, a pagina del primo volume, e nel libro secondo del Regio Consigliere Don Biagio Aldimari, pagine 408 e seguenti.
Le questioni patrimoniali dei Carafa non furono esenti da contese. Un processo della Commissione feudale, al numero 2874, foglio 85, documenta una disputa che coinvolse la famiglia. Tale processo si trova nel volume 498 dei processi della Commissione feudale.
Le Contese e le Leggi del Regno
Le terre feudali erano spesso oggetto di dispute, e il Regno di Napoli aveva un sistema legale ben strutturato per affrontare tali questioni. I feudi, come quello di Miglianello, acquisito da Mario Cerere per ducati 9000, erano sottoposti al rigore delle leggi. La Regia Camera della Sommaria svolgeva un ruolo centrale nella registrazione e nella risoluzione delle contese feudali. I suoi privilegi, registrati nel volume della Sommaria, foglio 340, costituiscono una fonte preziosa per comprendere le norme e le procedure dell'epoca.

I documenti d'archivio, come il quinternione 175, foglio 198, e i registri della Sommaria, fol. 306 al fol. 314, segnalati con il numero 16, forniscono prove concrete di queste transazioni e delle relative investiture. Ad esempio, una vestitura di una metà della terra di Mirabella è menzionata in relazione a Olivieri de Laulrico e ai suoi eredi, Allobella e Mila de Laulrico. Successivamente, Fabrizio, figlio primogenito di Olivieri, ereditò l'intero feudo di Mirabella. L'istrumento e il regio assenso che attestano queste successioni sono trascritti dal fol. 30 a tergo al fol. 31 a tergo del volume della Sommaria, intitolato Privilegiorum 42 anni 1473 ad 1477.
Le contese potevano riguardare anche questioni più specifiche, come la "Difesa detta la Masseria", oggetto di una disputa tra il fisco e la famiglia Cerere, come riportato a pagina 36 del volume del repertorio dei quinternioni della provincia di Principato Ultra, volume 1, foglio 223 a tergo.
La Famiglia Gagliardi e i Castaldi
Un'altra famiglia di rilievo nel contesto feudale è quella dei Gagliardi. La loro storia si intreccia con l'ufficio di Castaldo, una figura eminente che esercitava autorità in determinate regioni, come la Cava, all'epoca unita alla regione di Salerno. I Castaldi si occupavano delle questioni relative ai feudi, come si evince dalle leggi longobarde.
Il nome dei Gagliardi compare in documenti antichi, come una pergamena segnalata nell'indice vecchio 30 e nell'indice nuovo Arca IX, numero 113. Questi documenti fanno riferimento a possessi di "pomorum et ad terraticum consuetum" e a transazioni avvenute sotto il Principe di Salerno, indizione sesta, mese di agosto. Un esempio significativo è la figura di Pietro Gagliardi, figlio di un Giovanni Castaldo, che "dictus est Gagliarda".

Il lignaggio dei Gagliardi continua con figure come Guglielmo Gaulardo, citato in un registro del 1209 (B, numero 4, foglio 67). Un documento intitolato Scriptum est dulciti secreti! terre labori s eie. aliis que poit mortem Guillelmi Guatanti militi! rie XXV augusti XI J Indiclionis etc. (anno 1269), evidenzia i meriti della famiglia e le concessioni ricevute, come quelle relative a "beneventane cum hominibus vaxallis possessionibus vineis".
La storia dei Gagliardi è legata anche a figure di spicco come l'Arcivescovo Panormitano, Cappellano di Carlo I d'Angiò, e Robberto de Lavena, entrambi citati in documenti che attestano la rilevanza sociale e politica della famiglia.
Il feudo di Montecassino è un altro esempio di come le terre fossero oggetto di passaggi di mano. Un documento del 1275, numero 11275 A., foglio 450 a tergo, fa riferimento a una disputa per il possesso del feudo, dove una donna di nome Sibillia era molestata dai "vassalli del detto feudo".
Le vicende dei Gagliardi continuano con un Giovanni Gagliardi, al quale vengono assegnati territori e feudi, come testimoniato in un registro del 1269 (D, numero 6, foglio 1) e in un altro registro del 1269 (B, numero 4, foglio 102 a tergo). Successivamente, nel 1279, Giovanni rinuncia a feudi come Montemiletto, Armatera, Vitalba e Unpone, come riportato nel registro Carolus I 1268 (O, numero 2, foglio 68 a tergo).
Un altro documento, datato 15 gennaio 1279, fa riferimento a una richiesta di Giovanni Gagliardi al Maestro Razionale della Corte per la restituzione di terre. La famiglia Gagliardi lascia anche una figliola di nome Giovannotta, e si fa menzione di un Giovanni Gagliardi, già defunto, il cui nome è associato al castello di Santa Maria del Monte in Puglia.
Passaggi di Proprietà e Investiture
Le informazioni fornite documentano numerosi passaggi di proprietà e investiture, offrendo una cronologia di come i feudi venivano trasferiti e legittimati.
Miglianello:
- Nel 1539, il feudo di Miglianello viene menzionato in una relazione del Razionale, fol. 226, dove si cita il foglio 90 del quinternione primo, che al presente manca.
- Il 13 marzo 1539, il privilegio da Pietro de Toledo, Viceré di Napoli, viene registrato nel voi. 14, anno 1539, fol. 141 a tergo.
- Nel 1603, il 22 marzo, il Viceré di Napoli, Mario Ceccre, acquista Miglianello per 9000 ducati.
- Nel 1625, il 30 gennaio, muore il padre di lei, come citato nel cedolario, fol. 216 a tergo, in relazione alla tutela di Cesare Cerere.
- Dal 1561 al 1568, sono registrati i rilevi di Miglianello, fol. 90 a tergo, volumi 73 e 71, dal fol. 201 al fol. 208 a tergo.
Mirabella:
- Il 10 settembre 1468, Apice riceve l'investitura da D. e, nel 1473, alla Regia Corte il rilevio.
- Il diploma è trascritto nel volume della Sommaria, fol. 306, segnalato con il numero 16, dal fol. 306 al fol. 314.
- Nel 1473, il 7 gennaio, D. Pietro de Aragonia ottiene un privilegio, fol. 235 a tergo, dal quinternione 30, che al presente manca.
- Nel 1478, il volume 31 e 37, fol. 47 a tergo, menzionano Mirabella.
- Il 26 ottobre dello stesso anno, Olivieri de Laulrico riceve l'investitura di una metà della terra di Mirabella, ereditata dal fratello Tommaso Guindazzo.
- Fabrizio, figlio primogenito di Olivieri, ereditò l'intero feudo di Mirabella. L'istrumento e il regio assenso sono trascritti dal fol. 30 a tergo al fol. 31 a tergo del volume della Sommaria, Privilegiorum 42 anni 1473 ad 1477.
- Nel 1481, fol. 15, un'investitura è registrata nel fol. 104 del volume Primo.
- Nel 1517, il diploma è trascritto nel fol. 475 del volume della Regia Camera della Sommaria, denominato biversorum 2, fol. 4 a tergo.
- I quinternioni 68 fot. 1, 70 fot. 359, e 419 fot. 184 a tergo, insieme al repertorio dei quinternioni della provincia di Principato Ultra, volume 1, fot. 333, attestano ulteriormente questi passaggi.
- Nel 1696, nella relazione del Razionale, fol. 188, si cita il fol. 492 a tergo del registro significatoriarum releviorum segnato con il numero 19, che al presente manca.
- Il 22 febbraio 1591, Miranda, Viceré di Napoli, concede il regio assenso per l'acquisto di Mirabella per 30000 ducati.
- Nel 1617, il 15 settembre, Tommaso, figlio primogenito, succede. Una copia legale di tali istrumenti si legge dal foglio 8 al fol. 10 del processo del Collaterale Consiglio, patullila 4, fascio 3, numero 80.
- Nel 1624, il feudo è valutato 103300 ducati.
- Nel 1654 e 1656, avvengono successioni per la morte di Giovan Ceroniino Naccarclli e del suo genitore.
- Nel 1635, il 27 ottobre, documenti sono trascritti nel volume dal fol. 452 a tergo al fol. 456.
- Nel 1694, Gennaro Sacco, Tavolaio del Sacro Regio Consiglio, è citato in relazione al feudo.
- Nel 1705, il 16 gennaio, con un diploma spedito da Madrid, viene concesso il regio assenso.
- Il quinternione 216, fol. 75 e seguenti, e il cedolario, fol. 317, del 1606, fol. 194 a tergo, forniscono ulteriori dettagli.
- Nel 1734, il 23 luglio, il feudo è approvato dal Re Carlo III e menzionato nel Catasto Onciario di Napoli.
- Nel 1809, numero 1, pagina 123, e nel 1810, numero 3, pagina 1064, il quinternione 338, fol. 267 al fol. 331 a tergo, segnalato con il numero 236, contiene un sunto di tali istrumenti.
Montaperto:
- Nel 1562, il 31 gennaio, il Duca d'Alcali concede l'investitura delle terre. Una copia legale del diploma si trova nel volume del Collaterale Consiglio, fol. 8.
- Nel 1588, il 17 febbraio, il barone ottiene il possesso delle terre.
- Dal 1583 al 1561, nel volume patato Ultra e Capitanata, dal fol. 570 al fol. 621, si trovano molte notizie sul feudo di Montaperto.
- Nel 1597, il quinternione 122, fol. 119 al fol. 128, segnalato con il numero 6, contiene informazioni sul feudo.
- Nel 1612, il 15 maggio, Cesare Amatruda di Napoli è coinvolto in un processo della Camera della Sommaria, segnalato nella pandetta antica, numero 1379, fol. 3.
- Il volume 451, fol. 181 al fol. 193 a tergo, segnalato con il numero 45, menziona Montemiletto.
Perché Napoli non poteva decidere.
Ruolo delle Istituzioni e Archivi
Le istituzioni come la Regia Camera della Sommaria, il Collaterale Consiglio e la Commissione Feudale, svolgevano un ruolo fondamentale nella gestione e nella documentazione dei feudi. I "quinternioni", i "cedolari" e i "repertori" erano registri essenziali per tracciare le proprietà, le successioni e le controversie legali.
Il Grande Archivio di Napoli è ripetutamente citato come custode di questi preziosi documenti, che permettono di ricostruire le vicende di feudi come Mirabella e Miglianello. La minuziosa annotazione dei fogli, dei volumi e dei numeri di registro dimostra l'accuratezza e la dedizione con cui queste informazioni venivano conservate, fornendo oggi una fonte inestimabile per la comprensione della storia sociale, economica e giuridica del Regno di Napoli.

Cronologia di Eventi Rilevanti
Una cronologia degli eventi offre un ulteriore strumento per comprendere l'evoluzione delle vicende feudali:
- 1443: Anno di riferimento per documenti feudali.
- 1485: Altro anno rilevante per registrazioni.
- 1509: Eventi legati a transazioni feudali.
- 1559: Anno di importanti passaggi di proprietà o contese.
- 1570: Riferimento a documenti specifici.
- 1585: Anno di registrazioni feudali.
- 1591: Menzione di eventi significativi.
- 1605: Periodo di attività feudali.
- 1616: Anno di riferimento per i Duchi di Sant'Agata de'Goti.
- 1624: Fabio della Leonessa è Duca di Sant'Agata de'Goti, muore senza successori nei feudi.
- 1656: Altro anno di riferimento.
- 1691: Eventi significativi.
- 1696: Menzione di eventi.
- 1713: Duca di Gravina.
- 1791: Anno di riferimento.
Questa cronologia, sebbene frammentaria, evidenzia la continuità e la complessità delle dinamiche feudali attraverso i secoli.
Feudi Minori e Collegamenti Territoriali
Oltre ai feudi maggiori, le informazioni toccano anche realtà più piccole e i loro collegamenti territoriali:
- MILONE (Feudo di): Vedi Sant'Angelo all'esca.
- MOJANO, casale di AIROLA: Vedi Airola, fol. a pag. 22.
- MOLINARA: Dalla pag. 352 alla pag. 359 si trovano informazioni su Santagata e Monteodorisio, sino a Giovanni Angelo Pisanello.
- MONTECALVO (Feudo di): Vedi Buonalbergo, vol. a pag. 117.
Questi riferimenti dimostrano come la rete feudale fosse estesa e interconnessa, con ogni feudo, grande o piccolo, che contribuiva a formare il complesso mosaico del Regno di Napoli. Le denominazioni come "rea di Sarico" o "Castrum Vetalie" indicano specifiche località e insediamenti, ciascuno con la propria storia e il proprio ruolo nel panorama feudale.
Il continuo riferimento a "registri", "quinternioni", "cedolari" e "diplomi" sottolinea l'importanza della documentazione scritta nell'amministrazione feudale. Ogni transazione, ogni successione, ogni contesa era meticolosamente registrata per garantire la legalità e la trasparenza delle operazioni, anche se, come dimostrato dalla menzione di documenti "che al presente manca", non tutto è giunto integro fino a noi.