L'avanzamento dell'intelligenza artificiale (IA) e della robotica sta ridefinendo il nostro mondo a un ritmo senza precedenti, generando un dibattito acceso sulle trasformazioni economiche e sociali che ci attendono. Il saggio di Martin Ford, "Il Dominio dei Robot", si inserisce proprio in questo contesto, offrendo un'analisi approfondita delle implicazioni presenti e future di questa evoluzione tecnologica. L'autore, fondatore di un'azienda tecnologica della Silicon Valley e futurologo riconosciuto, ci guida in un viaggio tra le promesse e le minacce dell’intelligenza artificiale per comprendere quale futuro i robot hanno in serbo per noi, sostenendo che nessuno che abbia a cuore la dignità umana si può permettere di ignorare questo libro. Martin Ford ci rivela come le fauci dell’automazione minaccino già adesso anche i lavori più qualificati.

La Rivoluzione Silenziosa dei Robot Moderni
L'immagine comune dei robot, plasmata dalla fantascienza, evoca spesso figure umanoidi alla Asimov, cyborg inquietanti alla Terminator o le macchine senzienti di Matrix. Tuttavia, la realtà odierna è ben diversa e, forse, più pervasiva. I robot sono oggi una realtà concreta e meno appariscente, ma non per questo meno impattante. L'innovazione tecnologica ha permesso di costruire automobili senza conducente, applicazioni che traducono segni incomprensibili in frasi di senso compiuto, e abitazioni che accendono luci e riscaldamento a nostro comando. Questi sono solo esempi tangibili delle rivoluzioni che dispositivi ancora più sofisticati stanno mettendo in atto.
Martin Ford, attraverso un'affascinante narrazione scientifica che alterna esperienze personali, interviste a specialisti del settore e dati delle più recenti ricerche, ci svela il panorama delle trasformazioni economiche e sociali che affronteremo nei prossimi anni. Il suo sguardo parte dall’interno delle cose, da cosa sono e come funzionano gli aspetti della nostra quotidianità infusi di algoritmi e chip, oggetti che stanno innegabilmente cambiando il mondo. Dal magazzino automatizzato di Amazon alle reti neurali, l'IA è già tra noi e il suo dominio è destinato a espandersi.

L'Intelligenza Artificiale: Una Nuova "Elettricità" con un Lato Oscuro
L’IA è considerata una nuova risorsa insostituibile, una sorta di nuova elettricità capace di attuare trasformazioni determinanti di vario tipo. Chi oserebbe definire l’elettricità, oggi, come una forza negativa? Eppure, i pareri e le previsioni sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale abbondano e diventano, giorno dopo giorno, più temibili. Come afferma Ford, l'IA possiede un lato oscuro e si accompagna a rischi autentici tanto per l’individuo quanto per la società nel suo complesso.
Un esempio lampante delle straordinarie capacità dell'IA è il successo di DeepMind, società londinese appartenente a Google, che ha conseguito un risultato atteso dalla scienza da decenni: prevedere l’esatta configurazione di una molecola a partire dal suo codice genetico. Questa scoperta apre orizzonti senza precedenti nella medicina, promettendo avanzamenti nella cura per le sindromi di Alzheimer e Parkinson, nello sviluppo di vaccini e di terapie per il diabete e altri mali congeniti. La tecnologia alla base di DeepMind, fondata sul deep learning e sulle reti neurali artificiali, unita all'affinamento del calcolo informatico reso possibile dalle miniere pressoché infinite di dati, è simbolica dell’accelerazione impressa al progresso. Tutto ciò che nasce con l’IA, insomma, è "ineguagliabile", rivoluzionario come lo fu l’elettricità.
Tuttavia, queste promesse si accompagnano a preoccupazioni significative. Si teme la perdita di milioni di posti di lavoro, l'aumento delle disuguaglianze nello sviluppo e nella gestione della ricchezza, e minacce alla privacy personale, come dimostra l'uso del riconoscimento facciale nella videosorveglianza in Cina. Un altro timore pressante riguarda lo sviluppo di armi autonome, in grado di uccidere senza l’autorizzazione di un essere umano. La realizzazione di una macchina superintelligente votata all’annientamento dell’uomo, per adesso, è solo fantascienza, ma la velocità con cui accadono le novità nel rapporto tra uomo e macchina è estrema, e per alcuni questo scenario sicuramente accadrà.
Etica dell'intelligenza artificiale | dott. F. Baroni
L'Impatto dell'Automazione sul Mercato del Lavoro
Una delle questioni più scottanti sollevate da Martin Ford riguarda l'impatto dei robot sul mercato del lavoro. L’imprenditore della Silicon Valley non ha dubbi: i robot ci stanno già togliendo il lavoro. E non solo quello manuale, tipico dei colletti blu, che infatti stanno sparendo dalle fabbriche. L’automazione sta intaccando anche i lavori più qualificati, quelli dei colletti bianchi, come medici, piloti e giornalisti. Secondo Ford, non solo la classe operaia, ma anche la classe media sta scomparendo a causa del "Rise of the Robots", l’ascesa dei robot. L'autore avverte di non credere a chi sostiene che l'IA sia una "istruzione creatrice" che farà nascere presto nuovi lavori, poiché i sistemi di intelligenza artificiale stanno già imparando a correggere se stessi e a migliorarsi, portandoci verso un regime di "piena disoccupazione".
Questa visione, seppur probabilmente esagerata o, almeno, così ci si augura, impone una riflessione profonda sul rapporto dell’uomo con il lavoro, un tema già previsto dall’economista John Maynard Keynes e dal matematico Norbert Wiener, fondatore della cibernetica. Se saremo bravi, nell’era dei robot noi umani potremo lavorare molto meno per lavorare tutti e vivere una condizione di "ozio creativo". Si tratta di organizzarsi, e l’esito non è scontato. Molte applicazioni, la maggior parte, per Ford sono positive, ma c’è “un urgente bisogno di normative”. Questa rivoluzione pare essere solo all’inizio, come se ci trovassimo in una fase infantile della robotica e dell’intelligenza artificiale.
Gli algoritmi sono già oggi utilizzati nella selezione del personale e in ambito scientifico, con scoperte in ambito chimico, sanitario ed energetico, e nel campo dei sistemi di riconoscimento facciale. I sistemi adottati dalle organizzazioni lavorative sono attualmente concepiti in modo tale che le persone facciano le cose che i robot non sono ancora capaci di fare. Peraltro, sappiamo come l’intelligenza artificiale sia ancora agli albori e come con l’andar del tempo le macchine potranno via via diventare sempre più capaci.

L'Etica e la Regolamentazione delle Armi Autonome
Il dibattito sull'IA non si limita al mondo del lavoro civile, ma si estende in modo cruciale al settore militare, con lo sviluppo dei Lethal Autonomous Weapons Systems (LAWS), ovvero sistemi d’arma letali e autonomi. La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) degli Stati Uniti ha due progetti significativi in questo campo. Il primo è il Fast Lightweight Autonomy (FLA), mirato allo sviluppo di minuscoli droni, grandi anche come una mosca, in grado di viaggiare ad alta velocità negli ambienti urbani per dare la caccia, riconoscere e colpire un obiettivo, anche se quell’obiettivo è un uomo. Il secondo programma è il Collaborative Operations in Denied Environment (CODE), per lo sviluppo di interi sistemi di aerei capaci di operare in territorio nemico per cercare, riconoscere e colpire con ogni tipo di arma anche in assenza di totale comunicazione con i comandi militari umani. In pratica, un’aviazione complementare composta da un intero stormo di robot completamente autonomi.
La domanda che non solo molti filosofi, ma anche molti generali si pongono è: simili sistemi d’arma sono compatibili con le leggi internazionali che regolano il comportamento in guerra? La questione è stata sollevata in sede di Nazioni Unite e ha diviso anche nazioni dell’Occidente tradizionalmente alleate. I paesi che - come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o Israele - stanno sviluppando simili sistemi d’arma, sostengono che saranno in grado di imporre comportamenti legali anche ai robot guerrieri. Altri paesi - come la Germania e il Giappone - propongono in via preventiva la messa al bando totale dei LAWS.
I motivi che utilizzano i fautori del total ban sono gli stessi che inducono alla prudenza anche chi si occupa di robotica civile. Manuela Veloso, docente di computer science presso la Carnegie Mellon University, sottolinea come i robot non hanno e potrebbero non avere mai quella capacità tutta umana di percepire quasi tutto di ciò che accade nel luogo dove operano, di riconoscere e manipolare ogni e qualsiasi oggetto o quasi, di riconoscere e in parte comprendere ogni linguaggio scritto e parlato, di muoversi in qualsiasi ambiente. I robot non hanno e potrebbero non avere mai una capacità di distinguere, di fine tuning, piuttosto raffinata. Per cui possono essere complementari all’uomo, ma non possono sostituirlo del tutto.

I Robot "Buoni": Prospettive per la Medicina e Oltre
Non ci sono, tuttavia, solo i robot (potenzialmente) cattivi. Ci sono anche quelli potenzialmente buoni, con applicazioni che promettono di migliorare significativamente la qualità della vita umana. Si pensi, a puro titolo di esempio, a robot abbastanza piccoli da poter navigare nel corpo di un uomo, elaborare diagnosi e/o somministrare terapie mirate. Molti pensano che questi robot rappresenteranno una nuova svolta in medicina. Vero è che si tratta per ora di una promessa e che non bisogna esagerare con le aspettative.
In questo contesto, Russ Altman, professore di bioingegneria, genetica, medicina e computer science alla Stanford University, si interroga su come la robotica medica contribuirà a lenire o ad aumentare le health inequalities, le disuguaglianze di salute. Saranno accessibili a tutti o solo a pochi ricchi? Questa domanda cruciale evidenzia l'importanza di una riflessione etica e sociale che accompagni lo sviluppo tecnologico, per garantire che i benefici dell'IA siano distribuiti equamente.
Oltre alla medicina, l'intelligenza artificiale generale (AGI), se realizzata, permetterebbe a una macchina di comunicare, ragionare e concepire idee al livello di un essere umano o addirittura superiore. Questa chimera scientifica promette rivoluzioni in ogni campo del sapere e dell'attività umana, aprendo scenari di progresso inimmaginabili.

La Necessità di Preparazione e Consapevolezza
Tutti i saggi sul tema concordano su un piano d’azione che finora si configura piuttosto come una speranza: occorre arrivare preparati e consapevoli al futuro, liberi dai sensazionalismi e dai pregiudizi. Martin Ford è uno degli esperti che in quest’era di disorientamento si sono fatti carico di guidare la riflessione al di là della paura e dello scetticismo. Come sostenuto da Sabine Hauert, esperta di robotica dell’università inglese di Bristol, noi scienziati abbiamo il dovere di portare sulla pubblica piazza queste tematiche, affinché tutta la società ne sia consapevole e inizi a operare le sue scelte.
"Il Dominio dei Robot" (il Saggiatore, 2022, trad. A. Vezzoli) prefigura il ruolo che nella quotidianità degli uomini, in un futuro più o meno prossimo, assumeranno le automazioni e i cervelli elettronici. Il libro è una riflessione illuminante, per capire se quello che abbiamo davanti è l’inizio di una nuova era o la fine della nostra. Martin Ford, fondatore di un’azienda di software con sede nella Silicon Valley, scrive di tecnologia e automazione per diverse riviste, tra cui The New York Times, Fortune, Forbes, The Guardian, Financial Times, oltre a tenere conferenze sull’argomento in tutto il mondo. Il suo lavoro ci invita a non ignorare le implicazioni dell'IA, a comprendere il suo potenziale rivoluzionario e i suoi rischi intrinseci, preparandoci attivamente a plasmare un futuro in cui la tecnologia possa servire l'umanità nel modo più etico e vantaggioso possibile.