Gli anni '70 del secolo scorso sono stati un periodo di intensi cambiamenti, di rivoluzioni e di mode, un decennio che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia, plasmando non solo la cultura ma anche l'industria automobilistica. In un'epoca di giacche di velluto e pantaloni a zampa d'elefante, con l'astro di John Travolta che nasceva al cinema con la sua "Febbre del Sabato Sera", il mondo osservava con timore una possibile scintilla che potesse accendere una nuova guerra mondiale, mentre il conflitto in Vietnam scuoteva l'opinione pubblica. La crisi energetica e la guerra del Kippur, invece, influirono non poco sul settore dell'automobile. In questo scenario complesso, in Europa un costruttore spicca sopra tutti: Fiat. Il colosso italiano era primo per vendite nel Vecchio Continente, riuscendo a trainare il carrozzone Italia durante i tremendi anni di piombo. Tuttavia, quando si parla di monovolume Fiat degli anni '70, è fondamentale fare una premessa: la vera e propria rivoluzione in questo segmento, sebbene ispirata da concetti precedenti, si manifesta pienamente solo in epoche successive. Gli anni '70 per Fiat sono stati caratterizzati da un forte consolidamento e innovazione nel segmento delle berline e delle utilitarie, che hanno gettato le basi per le future evoluzioni, inclusi i veicoli multiuso.
La Genesi del Concetto Monovolume: La Fiat 600 Multipla
Il concetto di "monovolume" o "Multi Purpose Vehicle" (MPV) ha radici ben più profonde, e per Fiat, il pioniere di questa filosofia è senza dubbio la Fiat 600 Multipla. Apparsa nel 1956, la 600 Multipla fu il primo "Multi Purpose Vehicle" italiano. Grazie alla possibilità di cambiare la sistemazione dei sedili, poteva ospitare da due a sei passeggeri in tre metri e mezzo di lunghezza, così come carichi ingombranti. In America le chiamano "minivan", in Italia "monovolume". Per gli addetti ai lavori sono gli MPV, cioè Multi Purpose Vehicle. Letteralmente veicoli multiuso, le cui doti sono il grande volume dell'abitacolo e la flessibilità d'impiego, con la possibilità di variare la configurazione dei sedili a seconda delle necessità per ospitare passeggeri, bagagli, attrezzi sportivi o carichi ingombranti.
Lanciata nel 1955, la piccola Fiat 600 - quattro posti, meccanica “tutto dietro” con un quattro cilindri di 600 cc, successivamente portato a 750 cc - fu l’auto che motorizzò l’Italia a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Prodotta dal 1956 al 1968, la Multipla aveva un aspetto inconfondibile, con il “muso” piatto, schiacciato, e la carrozzeria a forma di uovo. Bella no, ma simpatica quello sì. Per sfruttare al meglio lo spazio, il guidatore e il passeggero al suo fianco si trovavano seduti sull'avantreno. Dietro, potevano esserci una o due altre file di sedili, per ospitare un totale di sei persone. Oppure un grande spazio dedicato interamente al carico. Tutto in poco più di tre metri e mezzo di lunghezza.

La 600 Multipla ebbe grande successo in Italia, soprattutto fra artigiani e commercianti che avevano bisogno di un mezzo di lavoro spazioso, famiglie numerose (erano gli anni del “baby boom”) e comunità religiose: era il modello più guidato dalle suore. Soprattutto era popolare fra i tassisti, che ne apprezzavano l’agilità nel traffico.
Nella metà degli anni Cinquanta l'Italia correva verso un sogno fatto di lavoro, progresso, benessere. Mentre milioni di persone si spostavano dal Sud verso il triangolo industriale Milano-Genova-Torino, le città cambiavano volto. Il Capoluogo piemontese, ad esempio, passava dai circa 700 mila residenti del 1950 a quasi un milione nel 1960. In questo fermento fatto di cemento e grandi fabbriche come la storica Fiat di Mirafiori, la gente aveva una fame disperata di mobilità. Se nel 1956 le immatricolazioni di auto nuove erano circa 202 mila, dieci anni dopo avrebbero sfondato il muro del milione. Al centro di questo miracolo c'era la Fiat con la sua 600, presentata a Ginevra nel 1955 per mandare in pensione la ormai datata Topolino. Frutto del genio di Dante Giacosa, la 600 era un miracolo di packaging. Lunga appena 3,20 metri ma spaziosa per quattro persone, grazie alla meccanica tutta al retrotreno. Il suo motore 4 cilindri da 633 cc sputava inizialmente 21,5 CV, sufficienti a farne un successo planetario pagato a suon di cambiali.
La vera sorpresa arrivò il 4 gennaio 1956 a Bruxelles con la Fiat 600 Multipla. Definirla “avanguardia” è poco: era la madre di tutte le monovolume. Con un muso piatto che metteva i passeggeri anteriori a tu per tu con l’asfalto e una coda spiovente, la Multipla offriva fino a sei posti o due cuccette “comode” abbattendo i sedili. Giacosa ebbe l’idea rivoluzionaria di spostare l’abitacolo in avanti, fregandosene dell’aerodinamica per privilegiare la praticità di chi con l’auto lavorava. Meccanicamente simile alla berlina, la Fiat 600 Multipla vantava però sospensioni anteriori riviste e un prezzo di 730 mila lire, un bel salto rispetto alle 590 mila della versione standard. Non fu un successo strepitoso in termini di volumi di vendita rispetto alla berlina, e d’altronde la linea all’epoca “sconcertava” i passanti, ma ad oggi è una vera chicca da collezione. Se nel 1967 cedette il passo alla 850 Familiare con 243 mila unità prodotte, oggi nel mercato delle auto storiche è una vera regina che può arrivare anche oltre i 25 mila euro.
Dal suo debutto avvenuto il 4 gennaio 1956 al Salone di Bruxelles, ne ha fatta di strada la Fiat 600 Multipla, la prima monovolume tricolore pensata per famiglie e lavoratori. In un’Italia operosa lanciata verso il cambiamento, dapprima la Fiat 600 e successivamente la Fiat 600 Multipla sono state l’emblema del boom economico di un Paese interessato da radicali trasformazioni e fenomeni migratori interni. Una nazione reduce da due conflitti bellici mondiali, in piena ricostruzione, con un grande triangolo industriale, Milano-Genova-Torino che si stava sempre più definendo e che in soli 25 anni - tra il 1951 e il 1975 - ha attirato 3,7 milioni di lavoratori dal Mezzogiorno. In questi anni di crescita industriale, il bisogno di mobilità per gli italiani diventa necessità, e per soddisfarlo servono automobili. Nel 1956 le immatricolazioni di vetture nuove sono state 202.373; dieci anni più tardi hanno superato quota un milione, arrivando a 1.014.974.
È nel 1955, in occasione del Salone di Ginevra, che la Fiat presenta la 600 berlina, ideata con l’obiettivo di raccogliere l’eredità di una delle colonne portanti dell’industria automobilistica italiana: la storica 500, conosciuta come Topolino. La nuova auto è il risultato dell’ingegno di Dante Giacosa, il progettista che immagina un’architettura perfetta per le necessità della famiglia italiana. La vettura è compatta nelle dimensioni esterne - appena 3 metri e 20 di lunghezza - ma sorprendentemente ampia all’interno, con quattro posti veri. Meno di un anno dopo, approda al Salone di Bruxelles la Fiat 600 Multipla, progettata per sostituire la 500 C Belvedere e offrire un volume interno polivalente a famiglie e tassisti in migrazione dal Sud al Nord industriale. La Fiat 600 Multipla condivide la meccanica della berlina: motore 4 cilindri 633 cc, 21,5 CV, trazione posteriore, cambio 4 marce con leva centrale e sospensioni anteriori indipendenti con bracci trasversali. Un nuovo design audace con muso piatto e un abitacolo spostato in avanti. Misura 3,50 metri di lunghezza, con carrozzeria portante in acciaio e quattro porte, è luminosa grazie ai tre finestrini laterali. All’interno ospita fino a sei posti e ha una capacità di carico che arriva fino a 400 chilogrammi.
Nel 1960 arriva la versione D con motore 767 cc e 32 CV, aumentando la velocità massima da 90 km/h e le prestazioni. Questo miglioramento ha favorito anche la diffusione della Multipla nella versione taxi. In questo allestimento, il sedile anteriore del passeggero lascia spazio a un pratico piano portavaligie, mentre sulla plancia trova posto il tassametro. Forse arrivata sul mercato con un anticipo eccessivo rispetto ai gusti dell’epoca, la Fiat 600 Multipla non riuscì a conquistare il grande pubblico. Il design, decisamente fuori dagli schemi, spiazzò molti potenziali acquirenti, mentre il prezzo di lancio - 730 mila lire - risultava nettamente superiore a quello della versione berlina, proposta a 590 mila lire. Icona del boom economico, la Fiat 600 Multipla oggi è un’automobile cult tra collezionisti disposti a sborsare oltre 25mila euro per esemplari perfetti.
L'eredità della 600 Multipla negli anni '70 e oltre
L'eredità della Fiat 600 Multipla, pur terminando la sua produzione nel 1968, ha continuato a influenzare il pensiero progettuale Fiat. Sebbene gli anni '70 non abbiano visto un diretto successore della 600 Multipla nel segmento dei monovolume a sette posti, le innovazioni introdotte da questo modello sono state alla base di successive concezioni di veicoli votati alla modularità e allo spazio interno. La Fiat 850 Familiare, che subentrò alla 600 Multipla nel 1967, rappresenta un'evoluzione del concetto di veicolo spazioso, pur mantenendo una configurazione più vicina a una station wagon che a un monovolume puro come lo intendiamo oggi.
"Le Fiat degli anni '70: leggende che hanno fatto la storia!"
Gli anni '70 per Fiat sono stati un periodo di consolidamento e innovazione in altri segmenti, con modelli che hanno avuto un impatto significativo sul mercato e hanno contribuito a definire l'identità del marchio.
Fiat 128: L'Innovazione della Trazione Anteriore
A onor del vero, la Fiat 128 viene presentata nel 1969, diventando l’anno successivo l’auto dell’anno. Il progetto porta la firma del più geniale fuoriclasse del Lingotto, Dante Giacosa, colui che ha dato i natali - fra le tante - anche alla 500. La 128 è una vera rivoluzione per la casa torinese, in quanto è il primo modello della sua storia a sfruttare lo schema composto da motore in posizione trasversale e trazione anteriore. La berlina compatta sfoggia uno schema tecnico sofisticato e innovativo, che conta su: sospensioni a quattro ruote indipendenti con McPherson all’avantreno e balestra trasversale, con funzione anche di barra stabilizzatrice, al retrotreno. Questa soluzione prende il nome di “disposizione Giacosa”. Tenuta di strada e dinamica di guida sono dei veri punti di forza, esaltate dal comportamento del motore 4 cilindri in linea di 1116 cm³ da 55 CV, che spinge la piccola Fiat a una velocità massima dichiarata in circa 140 km/h. La linea è solida e senza fronzoli, indiscutibilmente moderna e affine al gusto degli automobilisti dell’epoca. La 128, pur non essendo un monovolume, ha rappresentato un salto tecnologico che avrebbe influenzato la progettazione di veicoli più compatti e spaziosi in futuro.
Fiat 127: Design e Spaziosità in Formato Compatto
Nel 1972, il tempo è maturo per dare un’erede alla 850, così tra i corridoi di Mirafiori spunta fuori un nome: Fiat 127. La parola d’ordine è innovare e così fu, seguendo l’esempio della recente 128. A comandare il Centro Stile Fiat, c’è ancora Dante Giacosa, che per la 127 si affida alla matita del designer Pio Manzù. Quest’ultimo concepisce un oggetto dal sapore di nuovo: una due volumi dall’ingombro di poco superiore alla precedente 850, ma con un abitacolo più spazioso e luminoso. Ciò che abbaglia, invece, è lo stile, perché la Fiat 127 ostenta un cofano motore “a conchiglia” che racchiude parzialmente i parafanghi e i fari anteriori rettangolari. Un gioiello per audacia e futuribilità. Tutti sono contenti ed estasiati. L’auto vince il premio Car of the Year del 1972. Alla fine della sua mirabolante corsa che termina nel 1987, gli esemplari venduti in toccano quota 8 milioni. La 127, pur essendo una berlina due volumi, ha dimostrato l'importanza di ottimizzare lo spazio interno in dimensioni compatte, un principio fondamentale per i futuri monovolume.

Fiat 126: La Continuazione di un'Icona
Per la Fiat 126 la carriera si sviluppa su un percorso in salita, perché ha l’obbligo di succedere a un’auto amatissima come la 500, che - a sua volta - scandito la vita degli italiani in un periodo d’oro per il Bel Paese. Anche stavolta dietro alla simpatica sagoma della 126 si nasconde lo zampino di Dante Giacosa, che si ispira alla concept City Car di Pio Manzù. Gli interni sono curati e il cambio diventa semi-sincronizzato, a eccezione della prima marcia. Un bel passo avanti rispetto al Cinquino, con il quale condivide il motore 594 cc da 23 CV, lo stesso della coeva 500 R. Quando debutta la seconda serie, inizia la vera favola della 126, che la vedrà protagonista in ogni angolo del globo. Sebbene non fosse un veicolo familiare spazioso, la 126 ha mantenuto viva la tradizione Fiat di auto accessibili e funzionali, seppur in un formato estremamente compatto.
Fiat 132: L'Ammiraglia con Innovazioni Tecnologiche
Nel corso degli anni ’70, nella fabbrica Fiat di Torino vengono fatti degli importanti investimenti, che si riversano nella fase di assemblaggio delle vetture. Il lavoro dell’uomo viene reso meno complesso perché compaiono dei robot a svolgere alcuni compiti rilevanti, come quello della saldatura di determinati punti della carrozzeria. A compiere questa operazione ci pensano degli elettrosaldatori, mentre il primo modello del marchio a godere del trattamento automatizzato è l’ambiziosa ammiraglia Fiat 132. La grande ammiraglia dallo stile sobrio, molto tradizionale, rispecchia in pieno i canoni di bellezza del suo periodo. La meccanica è decisamente tradizionale con la trazione al retrotreno, le sospensioni anteriori a quadrilateri e posteriori a ponte rigido, mentre l’impianto frenante a quattro dischi è servoassistito. Al momento del lancio nel 1972, i motori proposti sono dei quattro cilindri bialbero dal taglio sportivo, con cilindrata di 1.6 o 1.8, con carburatore doppio corpo e potenze di 98 o 105 CV. Il cambio manuale è un manuale a quattro velocità. La 132 rappresenta un'evoluzione nella produzione e nella tecnologia, ma non si inserisce direttamente nel filone dei monovolume a 7 posti.

Fiat 131: Pragmatismo e Sicurezza in un Contesto Difficile
La Fiat 131 è una berlina media presentata al Salone dell’Automobile di Torino del 1974. Un periodo storico complesso, tra crisi energetiche, alto costo del carburante, inflazione e scioperi di massa. Cavalcando questo contesto scivoloso, il Lingotto opta per avere un’auto sobria e pragmatica. La Fiat 131 viene concepita con scocca composta da una cellula abitativa indeformabile, mentre il muso e la coda sono congegnati per assorbire qualsiasi tipo di urto. Inoltre, i paraurti sono ad incasso per permettere una maggiore elasticità in caso di sinistro, mentre i lamierati sono imbullonati anziché saldati. I primi propulsori, quelli del debutto, derivano direttamente dalla 124: 1.3 da 65 CV e il 1.6 da 75 CV. Nel tempo la gamma verrà ampliata notevolmente. Quasi 3 milioni di esemplari sono il risultato di tanti anni di attività, divisi tra la produzione italiana, spagnola, turca ed egiziana. Anche la 131, pur non essendo un monovolume, ha introdotto concetti di sicurezza e razionalità che sarebbero diventati importanti per ogni tipologia di veicolo.
Fiat Ritmo: La Rivoluzione del Design e dei Materiali
La Fiat Ritmo debutta al Salone dell’Automobile di Torino del 1978, lasciando tutti a bocca aperta. Sembra un’automobile uscita dal futuro, con una linea a due volumi che colpisce per l’alto tasso di innovazione. La Ritmo rappresenta un bel taglio con il passato, anche grazie all’uso imponente della plastica al posto del legno, della pelle e dei vari materiali che rivestivano le vetture delle decadi precedenti. La plastica poi era davvero un parte fondamentale della sua struttura, perché questo materiale componeva i paraurti che non erano più sporgenti e in lamiera, ma incastonati dentro alla carrozzeria. Il suo design audace e l'uso innovativo dei materiali, sebbene in una vettura compatta, prefiguravano un approccio alla progettazione che avrebbe caratterizzato i futuri veicoli multispazio.

Il Contesto Socio-Economico e l'Influenza sulle Strategie Fiat
Gli anni '70 per la Fiat non sono stati solo un periodo di rinnovamento tecnologico e stilistico, ma anche di grandi sfide manageriali e sociali. Cesare Romiti entra in Fiat nel 1974 e subito affronta anni turbolenti: sarà ricordato per la sua leadership dal «pugno di ferro» e la gestione dello scontro con il potere sindacale, le fabbriche in agitazione, la minaccia del terrorismo, i 35 giorni di sciopero degli operai e la marcia dei 40.000 fino allo storico accordo di riorganizzazione. Quello stesso anno, il 1980, esce però sul mercato il modello della riscossa per la Casa del Lingotto: l’iconica Panda, robusta e alla portata di tutti. La «vettura degli italiani» che fa ripartire le vendite e dà Fiato all’azienda. Non sarà l’unico fiore all’occhiello dell’«era Romiti». Negli anni Ottanta, sotto la sua guida, il gruppo Fiat divenne il maggior produttore di automobili europeo e il quinto più grande al mondo, la gamma dell’offerta venne completamente rivisitata, con molti nuovi modelli, alcuni dei quali ancora oggi in gamma. Le priorità in questo periodo erano concentrate sulla produzione di massa di veicoli accessibili e resistenti, in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione in un periodo di incertezza economica, piuttosto che sullo sviluppo di nicchie di mercato come i monovolume a 7 posti, che avrebbero visto la loro fioritura in decenni successivi.
L'Ispirazione per i Monovolume del Futuro: La Nuova Multipla
Il lascito della Fiat 600 Multipla ha ispirato monovolume successive come la Multipla, presentata dalla Fiat al Salone di Torino del 1996, auto dalle forme decisamente anticonvenzionali, firmata da Roberto Giolito, che qualche anno più tardi avrebbe dato vita anche alla 500 del 2007. Il modello definitivo, molto vicino al prototipo, debutta due anni dopo, sempre a Torino. La nuova architettura prevede un abitacolo “a bolla” con sei posti disposti su due file secondo la formula 3+3, racchiusi in una carrozzeria lunga appena quattro metri e mezzo: dimensioni contenute per una vettura così spaziosa. Il frontale si distingue per i gruppi ottici sdoppiati, con due piccoli fari alle estremità del cofano e gli abbaglianti collocati sotto il parabrezza. Ma il vero legame con la Fiat 600 Multipla è nella filosofia progettuale: massima flessibilità e modularità. L’interno, luminoso e razionale, conquista soprattutto le famiglie numerose, attratte dalla praticità dei sei posti, ma anche gli automobilisti più anticonformisti, per i quali l’auto è prima di tutto uno strumento funzionale. Nel 2004 arriva un restyling che ne semplifica le linee, seguito da ulteriori aggiornamenti nel 2006. Questo dimostra come il concetto pionieristico della 600 Multipla abbia trovato una sua piena realizzazione solo molto tempo dopo, con le tecnologie e le esigenze del mercato che si sono allineate per supportare la produzione di veicoli multispazio moderni.

In definitiva, sebbene la Fiat non abbia prodotto monovolume a sette posti specifici e diffusi negli anni '70, il decennio è stato cruciale per la casa automobilistica. Ha visto l'introduzione di innovazioni tecnologiche e di design in altri segmenti che hanno contribuito a plasmare la futura offerta del marchio. La vera eredità in termini di monovolume risiede nel lontano predecessore, la Fiat 600 Multipla, il cui spirito di modularità e ottimizzazione degli spazi ha continuato a influenzare le generazioni successive di veicoli multispazio, culminando nella riedizione della Multipla alla fine del secolo. Gli anni '70, per Fiat, sono stati un laboratorio di idee e di consolidamento, un periodo in cui si sono gettate le basi per le future evoluzioni, anche in un segmento che avrebbe conosciuto il suo boom solo in tempi successivi.