L'Eccellenza Italiana nell'Industria Motociclistica e Automobilistica: Un Viaggio nella Terra dei Motori

L'Italia, e in particolare l'Emilia-Romagna, è universalmente riconosciuta come la "Terra dei Motori", un epicentro globale dell'innovazione, del design e delle prestazioni nel settore automobilistico e motociclistico. Questa regione vanta il maggior numero di imprese dedicate alla produzione e vendita di automobili e motociclette, un vero e proprio distretto culturale e industriale che ha dato i natali a leggende e continua a plasmare il futuro della mobilità.

Mappa dell'Emilia-Romagna con i principali marchi automobilistici e motociclistici

Radici Storiche e Sviluppo Impetuoso

La storia dell'industria motoristica e aeronautica italiana nel Novecento può essere riassunta in trent'anni di sviluppo impetuoso. Il crescente interesse di tutti gli strati sociali per i prodigi della mobilità veloce e a propulsione meccanica, unito alle politiche attive dei governi occidentali, portò a un continuo avvicendarsi di nuove invenzioni. Anche la Prima Guerra Mondiale contribuì, stimolando investimenti e una forte domanda di veicoli sempre più evoluti ed efficienti. Le nuove soluzioni tecnologiche, inizialmente sviluppate per scopi bellici, entrarono ben presto a far parte dell'industria motoristica anche in tempo di pace, consentendo prodigiosi passi avanti.

Dai primi velivoli con struttura in legno si arrivò presto ad aerei con strutture in acciaio dalle grandi prestazioni; dai primi prototipi di automobile da competizione, l'automobilismo sportivo iniziò a inventare circuiti per svolgere gare sempre più frequenti e diffuse fra scuderie dall'organizzazione moderna, in grado di mettere in pista vetture veloci e stabili; dai primi modelli ancora sgraziati, le motociclette divennero eleganti e potenti, veri pezzi di design industriale.

La produzione di mezzi a due ruote motorizzati fu, per molti anni fino alla Seconda Guerra Mondiale, perlopiù una prerogativa dell'industria europea, in particolare tedesca, francese, inglese e italiana, con alcune eccezioni negli Stati Uniti. In quel periodo, le cinque maggiori Case italiane, che costituivano la cosiddetta "pentarchia", erano: Gilera, Benelli, Moto Guzzi, Sertum e Bianchi.

L'Età d'Oro del "Made in Italy" Motoristico

Una nuova guerra mondiale e la pace che ne seguì - stavolta ben più duratura nel mondo occidentale - furono la spinta propulsiva di una nuova stagione di sviluppi tecnologici nel settore motoristico. Il periodo a cavallo del conflitto è un'epoca d'oro per il fiorire di case costruttrici e di prodotti destinati a diventare brand globali. L'Italia scoprì di poter applicare all'industria motoristica non solo il proprio sapere tecnologico, ma anche quello speciale talento per la creazione di cose belle e apprezzate che, alcuni decenni più tardi, venne indicato con il termine di "Made in Italy".

Alla fine degli anni '50, il mondo dei motori era cambiato per sempre: nasceva la produzione di massa di veicoli a quattro e due ruote che motorizzarono gli italiani, proiettandoli in una dimensione prima sconosciuta di indipendenza e libertà. Le vetture sportive di lusso divennero un mercato in ascesa nel quale le case italiane la fecero da padrone, mentre le competizioni automobilistiche e motociclistiche si trasformarono in veri campionati del mondo dove si sfidarono le grandi case internazionali e brillarono i nuovi divi dell'adrenalina e della velocità: i piloti.

Gli anni '60 furono uno spartiacque nella storia dei motori: un decennio di innovazioni in termini tecnologici e di design, mentre i venti di modernizzazione che soffiavano nella società influenzarono anche le scelte delle case automobilistiche e l'immagine dell'automobilismo sportivo. Per la prima volta Hollywood si interessò al mondo delle corse, celebrandone l'adrenalina e il lato glamour, mentre nascevano nuovi marchi e modelli destinati a cambiare per sempre il concetto di vettura sportiva. Non mancarono le grandi imprese delle due ruote, come la celebre traversata africana del 1966 effettuata dal giornalista Roberto Patrignani in sella alla sua Moto Guzzi. Accanto alle imprese e alle nuove idee che aprirono frontiere inedite da esplorare per il mondo dei motori, gli anni Sessanta furono anche il momento in cui gli appassionati iniziarono a riflettere sulla storia e sull'esistenza di una cultura motoristica.

Gli anni '70 furono un periodo interlocutorio: l'esplosione del mercato motoristico registrata nei decenni precedenti tese a rallentare e le case costruttrici affrontarono il cambiamento studiando nuovi modelli e valorizzando quel design distintivo che decreta il successo delle realizzazioni italiane in tutto il mondo. Gli anni '80 registrarono un nuovo periodo di sviluppo per l'industria motoristica italiana. Dopo la contrazione del decennio precedente, cui il settore aveva risposto con la diversificazione dell'offerta di nuovi mezzi, si assisté a una ripresa dell'industria italiana dell'automobile e delle due ruote. Negli anni '90 i "grandi fondatori" non c'erano più e l'industria motoristica entrò definitivamente nella sua epoca matura, soprattutto grazie all'apertura di numerosi musei che celebrano i grandi marchi italiani e la loro storia. Il nuovo Millennio vide un forte rilancio da parte dei grandi marchi dell'industria motoristica italiana, in particolare quelli del segmento più alto, che producono le sportive che fanno oggi più che mai sognare il mondo.

Le supercar italiane che fanno impazzire il mondo

L'Emilia-Romagna: Cuore Pulsante della Motor Valley

L'Emilia-Romagna è indubbiamente il cuore pulsante dell'industria motoristica italiana, un punto di riferimento a livello mondiale quando si parla di autoveicoli e moto sportive made in Italy. La sua storia è notoriamente intrecciata a una fortissima tradizione meccanica e motoristica: terra di agricoltori, la regione è diventata icona dell'automotive grazie agli sviluppi tecnologici che hanno interessato, nel corso del Novecento, il mondo dell'agricoltura e dei mezzi stradali. Le nuove macchine agricole iniziarono a stimolare la fantasia e la praticità dei contadini emiliano-romagnoli, avvicinandoli al mondo della meccanica; molti di essi si reinventarono quindi meccanici e da qui diedero avvio a una tradizione che si è sviluppata attraverso il secolo scorso, dando i natali ad aziende destinate a segnare la storia dell'ingegneria automobilistica internazionale. Spesso, tali aziende, nascono dall'ingegno e dall'iniziativa di nomi divenuti poi di spicco, che si sono resi protagonisti della storia della motoristica italiana e mondiale: Gian Paolo Dallara, Enzo Ferrari, i Fratelli Maserati, Horacio Pagani, Ferruccio Lamborghini, Antonio Cavalieri Ducati e Giorgio Tazzari.

Le imprese della "Valle dei Motori", che rappresentano il 17,9% dell'industria motoristica nazionale, si concentrano prevalentemente tra le province di Bologna (35%), Modena (25,9%), Parma (9,8%) e Reggio Emilia (9,8%). Seguono, staccate di qualche punto percentuale Rimini (6,3%), Ravenna (4,2%), Forlì-Cesena (4,2%), Piacenza (2,8%) e Ferrara (2%). Il tessuto imprenditoriale è formato per il 46,1% da aziende produttrici di accessori e pezzi per motocicli e ciclomotori. Il 34,2% sono imprese costruttrici di autoveicoli, il 18,9% produce motocicli e motoveicoli, il restante 0,8%, invece, motori per i motocicli. Le aziende sono in gran parte società di capitali (68%), tra queste ultime circa la metà sono società a responsabilità limitata. Il tessuto imprenditoriale è molto eterogeneo e cambia in base all'ambito merceologico analizzato. Infatti, da un lato, il commercio di motocicli e autoveicoli è caratterizzato maggiormente da micro realtà imprenditoriali. Dall'altro, le aziende dell'industria motoristica italiana si caratterizzano per una presenza maggiore di PMI (14%) e aziende di grandi dimensioni (2%). Differenze sostanziali anche sotto il profilo del fatturato, con le imprese produttrici che dichiarano un fatturato decisamente più alto.

I Giganti della Motor Valley

L'appassionato di motori che visita l'Italia ha la certezza assoluta di trovare in Emilia-Romagna la risposta giusta alle sue passioni. Da Piacenza fino a Rimini, in questo "fazzoletto" di terra adagiato lungo via Emilia, risiedono i segreti delle più sofisticate e moderne case automobilistiche e motoristiche al mondo. Ferrari, Ducati, Pagani, Lamborghini e Maserati: in questi 300 Km di Emilia Romagna risiedono i segreti dei bolidi dell'alta velocità, gelosamente custoditi dalle imprese che hanno segnato la storia di questo settore industriale a livello internazionale, unendo la tradizione del know-how artigianale italiano alla potenza e alla qualità.

Ferrari: Il Mito di Maranello

La Ferrari, con sede in Via Abetone Inferiore, 4 a Maranello (Modena), è forse la casa automobilistica più prestigiosa al mondo. La storia dell'azienda di Maranello non ha bisogno di premesse e preamboli: nata più di settant'anni fa dal sogno di Enzo Ferrari, e oggi simbolo per antonomasia del Made in Italy. Fondata nel 1947 da Enzo Ferrari, l'azienda è celebre per la produzione di supercar e vetture sportive ad alte prestazioni che rappresentano l'apice dell'ingegneria automobilistica di lusso. Le automobili Ferrari sono riconosciute per il loro design distintivo, le prestazioni eccezionali e i motori potenti, spesso accompagnati dal ruggito inconfondibile del motore V12. Ogni veicolo Ferrari incarna una combinazione di artigianato italiano, tecnologia avanzata e una profonda passione per l'automobilismo. Lo stabilimento Ferrari si trova, sin dagli anni '40, presso la città di Maranello, un piccolo paese del nord Italia, nei pressi di Bologna. Un incontro tra passione e tecnologia che danno vita alle vetture da CT e Formula 1. Precisamente il 3 Dicembre 1942 è stato rilasciato il permesso di creare un piccolo stabilimento a Maranello per la produzione di strumenti per macchinari. All'alba del 18 giugno 2020 Maranello è stata svegliata da un canto molto speciale, quello delle Ferrari F1 sulle strade di Maranello, un evento che ha ribadito la profonda connessione tra il marchio e il suo territorio.

Maserati: Eleganza e Potenza da Modena

Maserati è un prestigioso produttore italiano di automobili di lusso e veicoli sportivi con sede a Modena, Italia, in Viale Ciro Menotti, 232. È passato più di un secolo dall'anno di fondazione della Maserati. Era il 1914 e la casa del "tridente" apriva come officina di riparazioni auto. Da quella storica data la Maserati ne ha percorsa di strada, divenendo quel brand di prestigio, raffinatezza ed eleganza conosciuto in tutto il mondo. Fondata da Alfieri Maserati e i suoi fratelli, l'azienda vanta una lunga e illustre tradizione nell'industria automobilistica. La gamma di prodotti Maserati comprende una varietà di modelli, tra cui berline, coupé, cabriolet e SUV, ciascuno rappresentante un'interpretazione di lusso e sportività. Una delle caratteristiche distintive delle auto Maserati è il suono unico e distintivo prodotto dai motori V6 e V8. Il 1° Dicembre del 1914 a Bologna fu fondata la Maserati da Alfieri Maserati, l'azienda nasce per sviluppare auto da competizione su strada con soli 5 dipendenti, tra i quali due erano i fratelli di Alfieri Maserati Ettore e Ernesto. Subito dopo la guerra, Alfieri, inizia a correre con le vetture Isotta Fraschini ed iniziò a vincere molte gare di notevole importanza come, ad esempio, il circuito del Mugello, Aosta - Gran San Bernardo e Susa - Moncenisio. Nel 1937, la Maserati si trasferisce a Modena, continuando la sua storia di successo. La prima Maserati da strada è il modello A6 del 1947: motore da 1500 cc e 65 CV, disegnato da Pininfarina e prodotto in soli 58 esemplari. La Maserati è l'unica casa italiana ad aggiudicarsi la 500 Miglia di Indianapolis, e per due anni consecutivi, nel 1940.

Lamborghini: Lo Status Symbol di Sant'Agata Bolognese

Lamborghini è uno status symbol nel mondo dell'automobilismo di lusso, fondata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini. Questa casa automobilistica italiana, con sede a Sant'Agata Bolognese, in Via Modena, 12, è celebre per la produzione di supercar straordinarie, con design audace, prestazioni mozzafiato e una potenza che fa venire i brividi. Nel leggendario stabilimento alle porte di Bologna è racchiusa tutta la tradizione motoristica italiana di uno dei marchi più famosi a livello internazionale. L'azienda dal caratteristico toro dorato non ha bisogno di alcuna presentazione. Ferruccio Lamborghini, sotto il segno del Toro, nasce a Renazzo di Cento (FE) nel 1913, l'uomo che entrerà nella storia delle auto sportive. La Lamborghini Trattori nasce nel 1948 a Cento, fondata da Ferruccio Lamborghini. Pochi anni dopo il conflitto mondiale, l'azienda riuscì a progettare, in totale autonomia, i primi trattori che la fecero diventare una delle aziende più importanti produttrice italiana di macchine agricole. Nel 1959 tentò di entrare nel settore degli elicotteri, ma non riuscì ad ottenere l'autorizzazione da parte del governo.

Ducati: Eccellenza Bolognese su Due Ruote

La storica azienda italiana Ducati, con sede a Borgo Panigale, è celebrata in tutto il mondo per la sua eccellenza nella produzione di motociclette ad alte prestazioni. Fondata a Bologna nel lontano 1926 dall'ing. Antonio Cavalieri Ducati, la Ducati vanta una lunga e orgogliosa tradizione nel mondo delle due ruote. Oltre al design dettagliato, ciò che rende uniche le motociclette Ducati sono i loro motori potentissimi, progettati per offrire prestazioni straordinarie su strada e in pista. Grazie al lavoro dei figli del fondatore Ducati, l'azienda iniziò ad inserirsi in svariati campi, infatti i figli Antonio, Marcello e Bruno iniziarono una nuova produzione di condensatori denominati “Maners”, nel seminterrato di un edificio sito in Via Collegio di Spagna a Bologna. Nel 2021, l'azienda ha riportato un notevole fatturato di € 731.718.000, registrando un significativo aumento rispetto al 2020 (€ 560.902.000) e al 2019 (€ 613.034.000), confermando la sua posizione di rilievo nel settore, rientrando nella Top 50 delle aziende più importanti. In tempi più recenti, anche Ducati ha cercato di seguire, in qualche modo, l'esempio Harley-Davidson, puntando sulla creazione di una comunità tra i propri clienti e sulla riconoscibilità del marchio, anche attraverso motoraduni specifici e la vendita di abbigliamento con il logo dell’azienda.

Motocicletta Ducati su una pista da corsa

Pagani Automobili: L'Artigianato del Lusso Estremo

Pagani è un rinomato produttore italiano di supercar ad alte prestazioni con sede a Modena, Italia, in Via dell'Artigianato, 5 a San Cesario sul Panaro. Fondata nel 1992 da Horacio Pagani, un appassionato ingegnere argentino, l'azienda è conosciuta per la produzione di vetture straordinariamente esclusive, artigianali e personalizzate. Le auto Pagani sono celebri per il loro design stravagante e unico, caratterizzato da linee aerodinamiche eleganti e dettagli artigianali elaborati. La produzione limitata e l'esclusività rendono le vetture Pagani molto ambite tra gli appassionati di auto di lusso e collezionisti. Fondata nel 1999 in una piccola località posta tra Modena e Bologna, la casa automobilistica unisce in un mix perfetto la cultura e il design italiano al fiero carattere argentino del suo fondatore Horacio Pagani.

Dallara: Dalle Corse alla Strada

Dallara è un rinomato produttore italiano di vetture da competizione e telai con sede a Varano de' Melegari, in provincia di Parma, in Via Provinciale, 33. Dopo aver lavorato per le più prestigiose case automobilistiche del mondo (Ferrari, Maserati, Lamborghini e De Tomaso), Giampaolo Dallara ha trasformato in realtà un sogno che da tempo aveva nel cassetto: possedere un'azienda automobilistica tutta per sé. Nasce così nel 1972 la Dallara Automobili, specializzata nella creazione di vetture da competizione. L'azienda è nota per la progettazione e la produzione di telai da competizione per una vasta gamma di categorie di corse, tra cui monoposto, vetture sportive e prototipi. Le vetture Dallara sono state coinvolte in numerose competizioni automobilistiche di alto livello, tra cui la Formula 1, l'IndyCar Series e la Nascar. Nonostante un fatturato inferiore rispetto ad altri marchi dell'Emilia Romagna, Dallara gode di un'ottima reputazione nel settore.

Tazzari EV: L'Evoluzione Ecosostenibile

La Tazzari EV, con sede in Via Selice Provinciale, 42/E a Imola (Bologna), non spicca per velocità ma per tecnologia ed ecosostenibilità ambientale quello sì. La storia dell'azienda è strettamente legata a quella dell'auto elettrica in Italia. Rappresenta un esempio di come l'innovazione possa orientarsi verso soluzioni più verdi, un aspetto sempre più rilevante nel panorama motoristico globale.

Il Settore Motociclistico in Italia e in Europa

L'industria motociclistica ha un ruolo di significativa importanza per l'economia, la mobilità e l'ambiente. Una nuova ricerca di Oxford Economics - “The economic importance of motorcycles to Europe” - realizzata di concerto con ACEM-The Motorcycle Industry in Europe, l'associazione che riunisce i maggiori costruttori motociclistici, ha fornito ampie e dettagliate risposte a domande sull'impatto del settore in Europa.

Lo studio ha evidenziato che solo nel 2019 il settore motociclistico ha contribuito per circa 21,4 miliardi di euro al PIL in tutta Europa. In sostanza, ogni € 1 di PIL creato direttamente dalle imprese motociclistiche ha sostenuto un ulteriore € 1,80 di PIL in altri settori, a causa dei vari impatti di spesa a catena. In termini di gettito fiscale, il settore motociclistico e le attività connesse hanno generato circa 16,6 miliardi di euro, rendendo il motociclismo un importante contributo alle finanze pubbliche, in particolare nei grandi mercati come Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna. Il rapporto ha anche analizzato il ruolo dell'industria motociclistica nell'area del commercio internazionale. I principali mercati di esportazione includevano Stati Uniti, Svizzera, Australia e Giappone.

La mobilità a due ruote è significativa anche in termini di risparmio di tempo e benefici ambientali. Lo studio ha riscontrato che i motocicli offrono notevoli risparmi sui costi grazie al minor consumo di carburante e ai costi operativi. La ricerca ha confermato che le motociclette hanno un impatto ambientale inferiore rispetto alle quattro ruote, con il veicolo a due ruote a motore medio della flotta di veicoli europei che emette circa 99 g CO2/km, meno della metà dei 210 g CO2/km emessi dall'auto media (benzina e gasolio). È interessante notare che le motociclette fino a 250 cc emettono in media 62 g CO2/km.

Non meno significativa è l'importanza economica e sociale del tempo libero, dello sport e degli eventi in moto. In totale, queste attività hanno contribuito per circa 2,1 miliardi di euro al PIL europeo e hanno sostenuto circa 38.400 posti di lavoro e 1,2 miliardi di euro in pagamenti fiscali. Lo studio ha rilevato che circa 5 milioni di spettatori hanno partecipato ai principali eventi sportivi motociclistici nel 2019, con la MotoGP che ha attirato circa 1,8 milioni di spettatori alle sue 12 gare europee in quella stagione.

La ricerca ha anche indagato l'impatto del COVID-19 sulle attività dei produttori di motociclette. Tra le principali aziende produttrici di motociclette, l'interruzione del lavoro in fabbrica è stata significativa, ma il lavoro nelle funzioni di quartier generale, ricerca e sviluppo e commercio ha retto relativamente bene. Stefan Pierer, Presidente di ACEM, ha dichiarato: “La ricerca di Oxford Economics dimostra che il settore motociclistico apporta un prezioso contributo economico e sociale all'economia e alla mobilità in Europa. Nonostante le recenti sfide come la pandemia di Covid-19 o un difficile contesto commerciale internazionale, il nostro settore rimane forte." Antonio Perlot, Segretario Generale di ACEM, ha aggiunto: "Non c'è mai stato un momento migliore per fornire un'istantanea dell'industria motociclistica e dei settori correlati. Questo studio fornisce un quadro dettagliato dei benefici che le moto odierne portano oggi ai loro utenti, alle persone coinvolte nel settore motociclistico e all'economia e alla società in generale. Guardando al futuro, ci aspettiamo che la mobilità in Europa subisca un profondo processo di trasformazione. I produttori di motocicli all'interno di ACEM si impegnano ad affrontare queste sfide e a portare sul mercato veicoli che consentano una mobilità urbana e ricreativa ancora più efficiente e sostenibile."

Infografica sull'impatto economico e ambientale del settore motociclistico in Europa

Il Ruolo della Produzione di Massa e le Sfide Globali

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le scarse risorse economiche a disposizione delle famiglie europee portarono in auge modelli di piccola cilindrata ed economici oppure piccoli motori da montare sulle biciclette, almeno fino all'avvento delle automobili utilitarie. Le Case risposero a queste esigenze di mobilità a basso costo coerentemente, con la presentazione di modelli economici (come il "Guzzino") o progetti rivoluzionari (come il Garelli Mosquito o il Cucciolo, che segnò l'inizio della storia Ducati), oppure ancora con gli scooter Vespa e Lambretta. La Lambretta venne prodotta su licenza anche in Germania, Francia, Spagna e Argentina, contribuendo allo sviluppo anche di tali mercati, oltre che quello italiano, nel dopoguerra. Lo stesso fenomeno si ripeterà anche all'inizio del XXI secolo nei mercati cinese e del sud-est asiatico dominati da motocicli e ciclomotori utilitari per venire incontro alle possibilità economiche della popolazione, comunque assetata di mobilità.

Dal dopoguerra la produzione si intensificò in tutto il mondo, con l'apparizione sul mercato di marchi dall'Europa orientale e soprattutto con la sempre maggiore presenza delle industrie giapponesi, le quattro sorelle (Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha) che hanno sempre più preso possesso del mercato mondiale delle motociclette. Nello stesso tempo un fenomeno di regressione ha colpito le industrie del vecchio continente, in particolare per quanto riguarda le aziende britanniche, fino agli anni settanta tra le più apprezzate dai centauri di tutto il mondo, e quelle francesi, protagoniste nei primi anni del '900.

Molto spesso, il successo o il fallimento di un marchio potevano dipendere da un evento esterno, dalla portata - spesso - in quel momento imprevedibile. Tra i grandi avvenimenti che possiamo ricordare legati al Motomondiale e a vicende politico-sociali, troviamo il patto di astensione (ritiro volontario dalle competizioni delle grandi Case italiane Guzzi, Gilera e Mondial fino a quel momento protagoniste indiscusse del Mondiale, per contenere i costi) e, in piena guerra fredda, la fuga dalla Germania est di Ernst Degner che, portando con sé i segreti dei motori due tempi DKW progettati da Walter Kaaden, segnò in sostanza la fine della marca tedesca e la nascita del periodo di dominazione dei gran premi da parte della Suzuki e poi degli altri costruttori giapponesi.

Come per le industrie automobilistiche, negli ultimi decenni si è anche assistito ad un progressivo raggruppamento delle industrie del ramo in gruppi omogenei, anche per poter offrire delle economie di scala e poter competere in qualche modo con i colossi dell'estremo oriente. Questo ha portato ad una netta riduzione del numero di produttori in tutto il mondo. Un esempio italiano del fenomeno fu quello della Cagiva che, negli anni ottanta, cercò di raggruppare attorno a sé alcuni dei marchi nazionali più prestigiosi dell'epoca come Aermacchi, Ducati e MV Agusta, nonché la svedese Husqvarna. L'operazione non ebbe il successo sperato ed il gruppo creato si andò man mano sfaldando con varie dismissioni. In tempi più recenti abbiamo assistito dapprima all'acquisto da parte dell'Aprilia degli altri noti marchi nazionali Moto Guzzi e Moto Laverda e, nel 2004, all'assorbimento del gruppo di Noale da parte della Piaggio, a sua volta già acquirente in precedenza della Gilera e della Derbi.

A partire dall'anno 2000 circa, anche l'impatto delle normative nazionali e sovranazionali (ad esempio a livello ambientale, come le normative europee, ma non solo) hanno reso sempre più difficoltoso per i piccoli produttori studiare e progettare motori in regola con le moderne leggi. Questo ha forzato le Case di dimensioni artigianali a cessare l'attività o a rivolgersi per la fornitura dei propulsori ai grandi gruppi. Da notare che questi nuovi scenari, se da una parte spingono ad una concentrazione del mercato favorendo l'aggregazione dei marchi, dall'altra creano terreno fertile per nuove nicchie di mercato: a questo proposito ricordiamo la nascita di produttori specializzati in motociclette elettriche, come: Energica, Verge e Zero.

Il Patrimonio e il Futuro della Motor Valley

Intorno ai primi anni 2000 inizia a farsi strada l'idea di un distretto turistico, inizialmente individuato nelle province di Bologna e Modena, dal nome Motor Valley. È nel 2005 che nasce il progetto Terra dei Motori, da subito sposato dalla Regione Emilia-Romagna che, capofila del progetto, lo allarga a tutto il distretto regionale, con la collaborazione anche delle regioni Lombardia, Toscana e Sicilia. Dopo 10 anni di attività, nel 2015 prende avvio un progetto di rilancio del prodotto "Terra dei Motori" in qualità di settore prioritario della promozione Emilia-Romagna, con l'intento di andare ad inserire il distretto al fianco della Valle del gusto e della "Valle della salute" in un progetto di più ampio respiro della regione. Così nasce ufficialmente, nel settembre 2016, l'associazione non profit Motor Valley Development, con lo scopo di raccogliere e valorizzare tutte le realtà del territorio e promuovere la cultura del motore. L'associazione riunisce e coordina, attorno ad uno stesso tavolo, i grandi brand motoristici della regione, 11 musei aziendali, 19 collezioni private, i 4 prestigiosi circuiti internazionali di Imola, Misano Adriatico, Varano e Modena, 6 centri di formazione specializzati, 188 team sportivi e gli organizzatori di eventi di stampo motoristico, rappresentando così un sito unico al mondo nel panorama del motore. Un altro degli impegni maggiori del distretto Terra dei Motori è quello dell’investimento sulla formazione; impegno da cui sono nati diversi corsi universitari, master e corsi specializzanti orientati al mondo dell'automotive e del Motorsport. Scopo di questi percorsi formativi è quello di offrire corsi in ogni settore professionale afferente al mondo delle automobili: dall'ingegneria alla comunicazione. La Terra dei Motori rappresenta un vero e proprio distretto culturale, un punto di riferimento internazionale per tutti gli appassionati di auto e moto sportive italiane, estremamente attivo in più settori: dalla formazione al turismo.

Il Motor Valley Fest, della durata di 4 giorni, è un appuntamento annuale fondamentale per la promozione, la valorizzazione e la diffusione della storia e della cultura dell'Emilia-Romagna a motore. Il festival ha luogo nella città di Modena, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO ed esempio, fra i tanti, della ricchezza culturale e storica del territorio emiliano-romagnolo. Interamente dedicato al mondo del MotorSport e dell'industria automobilistica, alla sua prima edizione nel 2019, ha contato oltre 70.000 partecipanti e la presenza di importanti figure del settore e della politica come John Elkann e Danilo Toninelli. Attraverso la sua offerta di attività di guida ed esperienze in pista, i congressi e convegni a tema motoristico e storico e le esposizioni organizzate dai brand partecipanti, il Motor Valley Fest celebra l'eccellenza della regione.

Numerose sono le collezioni private o aziendali presenti sul territorio che raccolgono pezzi rari e prestigiosi. Oltre alle collezioni private, sono numerosi anche i musei dedicati alla storia delle automobili e delle motociclette di produzione emiliana. Nel territorio emiliano sono diversi i centri di formazione dedicati (o ospitanti corsi dedicati) al settore automotive, come i corsi di laurea in Ingegneria ed Elettronica dell'auto e l'MBA Supercars, Superbikes and Motorsports della Bologna Business School.

Marchi Storici e Contesto Nazionale

Al 31 dicembre 2020 in Italia sono state immatricolate 1.381.496 autovetture e ben 218.626 veicoli tra scooter, ciclomotori e motociclette. Dati che fotografano una contrazione significativa nei volumi di vendita, generata ancora una volta dalla pandemia globale e solo in parte mitigata dagli incentivi a sostegno dell'acquisto di nuovi mezzi. A livello di attività il 72,7% delle aziende è impegnato nel commercio, all’ingrosso e al dettaglio, di autovetture e autoveicoli leggeri. Significativa anche la percentuale degli intermediari del commercio di autovetture (10,9%).

Da un punto di vista geografico le aziende dell’industria motoristica italiana si trovano per circa tre quinti, il 60,6% del totale, nell'Italia settentrionale: il 37,6% nella parte nord-occidentale e il restante 23% in quella nord-orientale. Il 19,2% è localizzato nel Mezzogiorno, il 16,2% nell’Italia centrale e il restante 4% nelle Isole. Le regioni che pesano maggiormente sul comparto produttivo sono la Lombardia (24,6%), l’Emilia-Romagna (17,9%) e il Piemonte (11,9%). Queste tre regioni, infatti, da sole rappresentano oltre la metà delle aziende produttrici presenti sul suolo nazionale (il 54,4%). Al contrario la distribuzione geografica delle imprese che vendono autoveicoli e moto è maggiormente omogenea tra le varie macroaree. Infatti, circa un venditore su quattro, il 27,8%, si trova al Sud (il 12,4% in Campania e il 7,4% in Puglia), il 27,1% si trova nel Nord-Ovest, il 20,1% al Centro, il 15,9% nel Nord-Est e il restante 9,1% si trova tra la Sicilia e la Sardegna.

L'inizio della storia dell'industria motociclistica internazionale può essere fatta risalire al periodo tra la fine del XIX secolo ed i primi anni del XX. In quel periodo i progressi della tecnica, gli ingegneri e autentici "inventori" spianarono la strada allo sviluppo di un nuovo mezzo di locomozione a due ruote, che si muoveva spinto non più dalla forza umana, ma da un motore meccanico: la motocicletta. Nei primi 50 anni circa dopo la nascita delle prime biciclette a motore, la gran parte dei marchi motociclistici era rappresentata da piccoli artigiani assemblatori, che compravano i propulsori da aziende esterne specializzate. Tuttavia, la semplicità delle tecniche costruttive dell'epoca consentiva ad alcuni di realizzare in casa anche i motori. Grande attenzione da parte dei produttori (di grandi dimensioni, ma non solo) fu sempre data alle competizioni: partecipare e, possibilmente, vincere, fin dai primordi della storia motociclistica fu sempre considerata una pubblicità insostituibile per dimostrare la qualità e l'affidabilità dei propri mezzi.

L'industria italiana vide nascere all'inizio del Novecento molte aziende, quali la Gilera nel 1909, la Benelli nel 1911, la Garelli nel 1919, la Moto Guzzi nel 1921, a cui si aggiunse un significativo numero di nuovi protagonisti nell'immediato dopoguerra. Dopo una fase di rapida crescita, si avviò il declino del settore, non potendo le imprese italiane competere con i nuovi concorrenti internazionali. Il rilancio venne invece dalla Piaggio, che si era sviluppata durante la guerra come industria aeronautica. Nel 1946 fu brevettata la ‘Vespa’, motociclo di nuova ispirazione, che divenne l’emblema stesso dello sviluppo italiano e competeva con la ‘Lambretta’, fabbricata a Milano dalla Innocenti. La società Piaggio, dopo una fase di declino e una breve ripresa con G.A. Agnelli, fu ceduta al gruppo Colaninno, che rilanciò l'azienda, acquistando l'Aprilia, che controlla Laverda e Moto Guzzi, e aprendo filiali in Spagna, India, Cina, Vietnam e Indonesia.

La minore scala di produzione rispetto all’industria dell’automobile, ha permesso la moltiplicazione delle iniziative imprenditoriali, molte delle quali rimaste in ambito artigianale e amatoriale fino alla Seconda Guerra Mondiale. In seguito, la produzione, concentrata fino ad allora essenzialmente in Europa e negli Stati Uniti, venne avviata anche in altri Paesi, come Giappone, India e Cina. Negli ultimi anni del XX sec.

Curioso ricordare come, a fine '800, le gare coinvolgevano spesso sia automobili che motociclette senza alcuna distinzione o categoria: mancavano infatti, all'epoca, un numero di mezzi sufficiente e, soprattutto, la sensibilità verso un mondo completamente nuovo necessari ad affrontare le corse con l'approccio odierno. Nell'epoca pionieristica, grande risalto era dato ai tentativi di record di velocità, assoluti o su distanza prestabilita, e alle grandi corse su strada, come la Milano-Taranto. Naquero in questo periodo le federazioni, con l'intento di uniformare le regole tecniche e di sicurezza delle nuove discipline che si andavano via via creando, trasformando le singole corse locali in organizzati campionati nazionali, continentali (principalmente in Europa e in Sud America) e mondiali.

Il mercato motociclistico fu sempre, come qualunque altro, influenzato dalle vicende economiche e sociali: la crisi del '29 e le grandi guerre mondiali misero in ginocchio moltissimi produttori che non seppero adattarsi o superare il periodo di difficoltà, ma consentirono il fiorire di nuovi marchi nei successivi periodi di rinascita. Addirittura, molti marchi approfittarono, se così si può dire, dei conflitti per proseguire la produzione attraverso le forniture militari.

Anche le decisioni politiche scandirono spesso il successo o la morte di alcuni settori specifici: ad esempio la necessità di guidare con una patente sopra a determinate cilindrate o potenze, l'obbligo o meno di targa e bollo, oppure cilindrate minime per accedere alle autostrade, spinsero le Case a privilegiare alcuni modelli piuttosto che altri.

Marchi Trasversali: Unendo Due e Quattro Ruote

Quando si parla di case automobilistiche e motociclistiche si pensa di solito a mondi separati: alcuni marchi hanno costruito la loro fama esclusivamente sulle vetture, altri sulle due ruote. Ci sono però realtà che hanno saputo muoversi con successo in entrambi gli universi.

La storia della BMW inizia con i motori aeronautici, ma già nel 1923 arriva la prima moto: la celebre R32, con il caratteristico propulsore boxer. La Honda nasce nel 1948, in un Giappone che cerca di ripartire dopo la Seconda Guerra Mondiale. All'inizio produce biciclette con un piccolo motore, ma già nel 1949 arriva la prima vera moto. Per vedere una Honda a quattro ruote bisogna aspettare il 1963: non un’auto tradizionale, bensì il pick-up T360. Sorprendentemente, Peugeot ha iniziato con le automobili nel 1889 e solo dopo, nel 1898, con le moto. Oggi le due realtà hanno poco in comune: Peugeot auto fa parte del gruppo Stellantis, mentre la divisione moto ha cambiato più volte proprietà. Suzuki è un altro esempio di marchio capace di muoversi con disinvoltura tra due e quattro ruote. Nel 1952 presenta la sua prima bicicletta motorizzata e nel 1955 debutta con la Suzulight, la sua prima vettura. Il marchio SWM nasce a Milano nel 1971 e si fa conoscere nel mondo delle moto fuoristrada fino al 1984, quando scompare. Dopo anni di silenzio viene rilanciato dal gruppo cinese Shineray, che riporta in vita la produzione di moto.

Questo dimostra la fluidità e la capacità di adattamento dell'industria motoristica, in grado di abbracciare diverse forme di mobilità e di evolversi nel tempo.

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