Omologazione Automotive Benzina e Gasolio: Guida Completa alle Classi Ambientali Euro

L'omologazione dei veicoli, in particolare per quanto riguarda le emissioni inquinanti, è un tema di crescente rilevanza nel settore automobilistico. Le classi ambientali Euro rappresentano lo standard attraverso cui l'Unione Europea classifica i veicoli in base ai loro livelli emissivi. Questa classificazione è diventata un fattore determinante non solo per la produzione di automobili sempre più sostenibili, ma anche per le politiche di circolazione, i costi di gestione e il valore residuo dei veicoli.

Targhette Euro delle automobili

Cosa Sono e Perché Sono Importanti le Classi Ambientali Euro

Le classi Euro, contraddistinte dalla sigla Euro, si riferiscono a specifiche direttive europee che stabiliscono i criteri sulle emissioni inquinanti dei veicoli. Tutti i veicoli sono valutati in base alle emissioni di gas climalteranti, in particolare: anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM). Le classi Euro suddividono i veicoli in base a queste emissioni, obbligando i costruttori a produrre autovetture sempre più sostenibili grazie a norme più severe e restrittive. Questi standard prevedono quindi diverse categorie ambientali per i veicoli, in base alle quali la politica, i privati e le aziende possono definire le proprie strategie di sostenibilità.

L'Unione Europea ha definito queste norme per ridurre l'impatto negativo degli inquinanti emessi dai veicoli a motore termico sull'ambiente e sulla salute. Dal suo avvio nel 1992, sono state introdotte sette normative (da Euro 1 a Euro 7, quest'ultima di prossima introduzione), ciascuna delle quali ha imposto limiti progressivamente più stringenti per le emissioni nocive nei gas di scarico per i nuovi veicoli con motore a combustione interna. Queste normative si applicano alle auto private e ai veicoli commerciali leggeri (VCL), oltre che ai veicoli delle categorie M1, M2, N1 e N2 con una massa di riferimento non superiore ai 2610 kg.

Il Regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 e Euro 6) e all'ottenimento di informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo, è stato fondamentale in questo percorso. Tale regolamento introduce requisiti comuni riguardo alle emissioni dei veicoli a motore e alle loro parti di ricambio specifiche, coprendo un'ampia gamma di emissioni inquinanti: monossido di carbonio (CO), idrocarburi non metanici e idrocarburi totali, ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM).

L'importanza di queste classi non si limita alla sola tutela ambientale. È fondamentale verificare la classificazione Euro di un'auto per essere certi di scegliere un modello adeguato alle ultime norme ambientali ed evitare limitazioni alla circolazione stradale. In molte città italiane ed europee, infatti, si stanno introducendo restrizioni sempre più rigide alla circolazione dei veicoli più inquinanti, favorendo la scelta di auto elettriche, vetture ibride e macchine endotermiche a basso impatto ambientale.

Verificare la Classe Euro del Proprio Veicolo

Per conoscere la classe ambientale del proprio veicolo esistono varie modalità, tra cui scegliere in base alle proprie esigenze. È una verifica cruciale per garantire la conformità alle normative vigenti e per ottimizzare la gestione della propria flotta o del veicolo personale.

Dal Libretto di Circolazione

La prima opzione è controllare la classificazione Euro dell'auto dal libretto. La sigla, infatti, viene riportata all'interno del documento dell'autovettura. Perciò, è possibile capire rapidamente come è stata omologata la propria vettura effettuando un semplice controllo della carta di circolazione o del nuovo DU, il Documento Unico di circolazione e di proprietà.

Per i libretti di tipo nuovo (formato europeo A4), il regolamento europeo sulle emissioni inquinanti è indicato al rigo V.9 del riquadro 2, mentre nel riquadro 3 è da qualche anno ripetuto in modo più chiaro, accompagnato dallo standard di omologazione (tipo Euro 4, Euro 5, Euro 6, ecc.).

Dal Portale dell’Automobilista

In alternativa, è possibile realizzare questa verifica attraverso il Portale dell’Automobilista, il sito ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per le informazioni e le pratiche automobilistiche. Una volta registrati al portale, è possibile controllare sia il consumo medio e le emissioni ufficiali del veicolo, sia la classificazione Euro dell'auto dalla targa, per sapere la classe ambientale del proprio veicolo o di un'altra autovettura.

Il Portale dell’Automobilista è il portale di servizi di e-government del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale, dove cittadini, operatori professionali e imprese possono consultare informazioni e accedere ai servizi online a loro dedicati.

Tramite ACI

I residenti nelle Regioni convenzionate con l’ACI possono inserire la tipologia di veicolo e la targa per ottenere le informazioni sulla classe Euro.

Screenshot Portale Automobilista

Evoluzione delle Classi Ambientali Euro: Dalla Euro 0 alla Euro 6

Le categorie ambientali europee partono dalla classe Euro 0 ed Euro 1, fino ad arrivare a quelle più ecologiche Euro 6A, B, C 6d e 6D-Temp, in attesa dell’introduzione del nuovo standard Euro 7 previsto per il 2025. Ogni direttiva obbliga le case automobilistiche a ridurre la quantità di CO2 emessa dalle auto e rilasciata nell'atmosfera, adottando nuove tecnologie per il trattamento dei gas di scarico.

Euro 0 a Euro 2: Veicoli Obsoleti e Limitati

I modelli Euro 0, immatricolati prima del 31 dicembre 1992, non dispongono di sistemi di post-trattamento dei gas di scarico e utilizzano carburi metallici nei combustibili, risultando tra i più inquinanti per la mobilità urbana. Oggi sono vietati in molte ZTL italiane e soggetti a restrizioni di circolazione sempre più stringenti.

Alla sigla Euro 1 (direttiva 91/441/CEE) appartengono tutti quei veicoli che introdussero il catalizzatore per quelle a benzina e l’iniezione per le motorizzazioni diesel, riducendo sensibilmente gli ossidi di azoto. Questa norma, entrata in vigore dal 1° gennaio 1993, ha introdotto limiti per il monossido di carbonio (CO), gli idrocarburi (HC) e gli ossidi di azoto (NOx), stabilendo che i veicoli devono rispettare tali limiti per poter essere immessi sul mercato.

Nel 1997, dal 1° gennaio 1997, entra in vigore la norma Euro 2. Questa prosegue il percorso tracciato dalla Euro 1, introducendo regolamenti più severi in materia di emissioni di gas di scarico. Per la prima volta, la Euro 2 stabilisce requisiti specifici per le emissioni di particelle (PM).

Euro 3 e 4: In Fase di Dismissione

La sigla Euro 3 è entrata in vigore il 1° gennaio 2001 (direttiva 98/69/CE). Ha introdotto l’EOBD (European On-Board Diagnostic), un sistema di diagnostica di bordo che monitora e segnala tramite apposite spie auto l’efficacia dei dispositivi di filtraggio, segnalando eventuali malfunzionamenti. Questo ha permesso una manutenzione puntuale e un mantenimento delle emissioni ai livelli iniziali di omologazione. È il primo regolamento a stabilire un limite di emissioni differenziato in base al tipo di carburante per i motori a benzina e diesel.

La norma Euro 4 è entrata in vigore nel 2006, precisamente dal 1° gennaio 2006. Questa norma ha introdotto requisiti ancora più rigorosi per le emissioni di monossido di carbonio rispetto alle norme precedenti.

Euro 5 e 6: Le Classi Più Diffuse Oggi

Nel 2009 viene introdotta la norma Euro 5, che entra in vigore dal 1° gennaio 2011 per le nuove immatricolazioni. Questa classe ha introdotto riduzioni significative del particolato e degli NOₓ grazie ad appositi filtri DPF e sistemi SCR più efficienti. Per i motori diesel, le emissioni di particelle consentite sono ridotte di cinque volte. Considerata ormai superata dalle esigenze attuali, la sua produzione si è infatti conclusa nel 2014.

Dal 1° settembre 2015 è subentrata l’immatricolazione alla sigla Euro 6, includendo le sue sottoclassi 6A, 6B e 6C, 6D e 6D-Temp. Questa ha ulteriormente diminuito i livelli delle emissioni grazie al trattamento dei gas di scarico, con sistemi come le valvole EGR e SCR o speciali additivi, e include le macchine che adottano il ciclo WLTP per misurazioni più realistiche. Le Euro 6 si sono evolute nel tempo in diverse sottoclassi, che prevedono tempistiche operative e standard omologativi differenti, in base ai quali un'auto Euro 6 non è uguale all'altra e, a seconda dei casi, potrà circolare più o meno a lungo nelle zone soggette a restrizioni.

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Dettaglio delle Sottoclassi Euro 6:

  • Euro 6a: Questa sottocategoria riguarda tutte le auto immatricolate da gennaio 2016. In vigore dal settembre 2014 per le auto di nuova omologazione, questa normativa europea non muta i limiti di emissione di monossido di carbonio (CO) e particolato (PM) rispetto ai già bassi livelli previsti dalle precedenti Euro 5.
  • Euro 6b: Questa sottocategoria si differenzia dalla 6a per quanto riguarda le emissioni di PM10, ridotte allo 0,0045 g/km per entrambe. La Euro 6 ha ridotto gli ossidi di azoto (NOx) per le diesel e ha introdotto anche per le benzina a iniezione diretta una soglia sul numero di particelle di polveri sottili, dieci volte più alta di quella già prescritta dalle Euro 5 per le diesel.
  • Euro 6c: Questa sottocategoria riguarda i veicoli immatricolati da settembre 2018, ed è obbligatoria per le auto omologate a partire da settembre 2017. La normativa Euro 6c non tocca tanto le vetture a gasolio, quanto quelle a benzina a iniezione diretta. A queste è imposta una riduzione delle emissioni di particolato (da 6.000 a 600 miliardi di particelle per chilometro) allo stesso livello già previsto per le diesel sin dalle Euro 5b, il che ha costretto i costruttori a installare il filtro antiparticolato anche su molti modelli che si riforniscono alla pompa verde. Ma la vera modifica introdotta con la Euro 6c sta nel metodo di misurazione.
  • Euro 6d-Temp e Euro 6d (o Euro 6.2): Valida per le omologazioni a partire da settembre 2018, ma obbligatoria per tutte le auto immatricolate dal 1° settembre 2019, l'Euro 6d-Temp affianca alle prove di laboratorio la misurazione delle emissioni su strada attraverso la procedura RDE (Real Driving Emissions), ma solo per gli ossidi di azoto e il numero di particelle di particolato. Si stabilisce qui una soglia di tolleranza tra i dati rilevati nel ciclo in laboratorio e in quello su strada: la differenza può essere al massimo del 110%, a partire da un limite, relativo agli NOx, di 60 mg/km per i benzina e di 80 mg/km per i diesel in laboratorio, che quindi si traducono in 126 mg/km per i benzina e 168 mg/km per i diesel su strada. La Euro 6d ha ulteriormente affinato queste misurazioni e ridotto le tolleranze.

Tabella Riassuntiva delle Classi Ambientali Euro

Classe Ambientale EuroData di Entrata in Vigore
Euro 1Dal 1° gennaio 1993
Euro 2Dal 1° gennaio 1997
Euro 3Dal 1° gennaio 2001
Euro 4Dal 1° gennaio 2006
Euro 5Dal 1° gennaio 2011 (immatricolazione)
Euro 6Dal 1° settembre 2015

Tabella riassuntiva classi Euro

L'Impatto delle Classi Euro: Circolazione, Costi e Sostenibilità

L'aggiornamento a una nuova classe Euro incide su circolazione, costi e sostenibilità. Legislatori e amministrazioni locali revisionano periodicamente i limiti di accesso alle aree urbane in base alle emissioni, determinando permessi e divieti. Dal punto di vista economico, le tecnologie richieste per rispettare soglie più severe implicano investimenti iniziali in filtri, catalizzatori e sistemi avanzati di post-trattamento. Tuttavia, questi sforzi si traducono in consumi ridotti e manutenzione più efficiente nel medio termine. In ottica ambientale, la progressiva introduzione di standard stringenti supporta l'obiettivo di decarbonizzazione previsto dal PNRR e dal Green Deal, orientando gli automobilisti verso veicoli a basso impatto.

Accesso alle ZTL e Zone a Basse Emissioni

Le Zone a Traffico Limitato (ZTL) e le Low Emission Zones (LEZ) privilegiano i veicoli Euro più recenti, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria cittadina. Ogni comune stabilisce regolamenti specifici: molte aree escludono progressivamente auto fino a Euro 4, permettendo l'ingresso solo a modelli Euro 5, 6 o superiori. Tale distinzione è consultabile sulle pagine istituzionali dei rispettivi Comuni. Questo approccio incentiva l'aggiornamento del parco auto verso soluzioni elettrificate o ibride, riducendo congestione e polveri sottili, pur richiedendo una pianificazione di viaggi e spese in base alle normative locali. Ad esempio, Milano pianifica di vietare l'accesso all'Area B ai diesel Euro 6 b e c già da ottobre 2025.

Valore Residuo e Incentivi

Il livello della sigla Euro di un veicolo influisce anche sul prezzo di mercato al momento della vendita: più avanzata è la classe, maggiore è il valore residuo. È per questo che i veicoli Euro 6 mantengono quotazioni più alte: grazie alla compatibilità con regolamenti vigenti e alle prestazioni ecologiche.

In Italia, gli incentivi statali e regionali spingono l'acquisto di modelli a basse emissioni, offrendo bonus fino a 5.000€ per chi rottama auto ante Euro 4. Le esenzioni dal bollo per due o tre anni favoriscono ulteriormente i proprietari di auto Euro 6 e superiori. Tali agevolazioni riducono l'onere finanziario e premiano la scelta di veicoli più puliti. È importante ricordare che in Italia sono previsti degli incentivi finanziari per elettrificare le flotte di veicoli.

Emissioni e Sostenibilità

Il passaggio a classi Euro più recenti comporta significative riduzioni di CO₂, NOₓ e particolato, soprattutto merito dell’adozione di tecnologie come SCR (Selective Catalytic Reduction) e DPF (Diesel Particulate Filter) che garantiscono emissioni conformi ai limiti WLTP in condizioni reali di guida. Inoltre, l’evoluzione verso powertrain ibridi, plug-in e completamente elettrici favorisce l’azzeramento delle emissioni allo scarico, supportando gli obiettivi UE per la neutralità climatica. Questo percorso tecnologico si integra con la rete di ricarica e i sistemi di gestione energetica dei veicoli, ottimizzando consumi e riducendo l’impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita.

Il presente regolamento, elaborato dopo un'ampia consultazione delle parti in causa, pone l'accento sulla riduzione delle emissioni di particolato e di ossidi di azoto (NOx), in particolare per i veicoli diesel. Dovrebbe pertanto permettere miglioramenti considerevoli per la salute.

Icone sostenibilità e ambiente

Prospettive Future: Euro 7 e Mobilità Sostenibile

Lo standard Euro 7, previsto per luglio 2025, rappresenta un ulteriore salto in avanti nel controllo delle emissioni inquinanti. I nuovi limiti copriranno anche particolato derivante da freni e pneumatici, oltre a regolamentare le emissioni sonore. Verranno inoltre introdotte misurazioni più stringenti e prescrizioni sulla durata minima delle batterie nei veicoli elettrici. Innovazioni che puntano a favorire una mobilità realmente sostenibile, spingendo i costruttori a sviluppare soluzioni integrate con l'obiettivo di allinearsi agli impegni europei di riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.

Nuove Norme Previste dal 2025

A partire da luglio 2025, Euro 7 imporrà tagli fino al 50% delle emissioni di NOₓ rispetto a Euro 6, con soglie particellari equiparate a quelle del particolato fine. Saranno regolamentate anche le emissioni di particolato da usura di freni e gomme, finora non normate, misurate tramite protocolli RDE (Real Driving Emissions). Le case dovranno garantire affidabilità dei sistemi antiparticolato e soluzioni di recupero energetico, nonché un riciclo efficiente delle batterie.

Noleggio a Lungo Termine come Soluzione per Rimanere Aggiornati

Una facile soluzione per adeguarsi alle mutevoli norme anti-inquinamento è il noleggio a lungo termine, una formula che consente di cambiare l’auto ogni 3-4 anni e scegliere sempre un veicolo compatibile con le ultime normative europee e italiane. Questo approccio offre flessibilità e permette di accedere a veicoli con le tecnologie più recenti e meno inquinanti senza l'onere dell'acquisto.

La Questione dei Consumi su Strada vs. Laboratorio

L'Unione Europea sta preparando una bozza di legge per richiedere ai costruttori di auto di verificare i consumi su strada anziché in laboratorio. Questa questione è annosa e fa sì che quanto dichiarato in sede di omologazione sia, all'atto pratico, irraggiungibile nell'uso quotidiano dell'auto. È una questione di carburante, certo, ma anche di emissioni inquinanti che, in tale modo, risultano sottostimate.

Le condizioni di omologazione sono ben più favorevoli della realtà, dato che avvengono con una procedura standard su un banco a rulli che simula le condizioni della strada. Secondo i bene informati, la proposta per un metodo di test “a prova di mondo reale” è attesa per fine anno. Sotto la lente d'ingrandimento le emissioni di ossido di azoto (NOx) ancor più dell'anidride carbonica (CO2), direttamente collegabili a patologie polmonari e fino a oggi erroneamente sottovalutate. A partire dal 1° settembre 2014, la legge impone che le auto diesel non emettano più di 80 milligrammi di NOx per chilometro, contro i 180 attualmente previsti da test che risultano in sé obsoleti. Va anche detto che valori di 500 mg non erano infrequenti fino a 15 soli anni fa.

Questo cambiamento è fondamentale perché le norme Euro sono una regolamentazione ambientale mirata a limitare le emissioni di gas inquinanti dei veicoli in circolazione nell’area euro. Che si tratti di un viaggio con un’auto personale o con un veicolo aziendale, le emissioni dei gas di scarico dei veicoli termici (motori a benzina e diesel) incidono sulla qualità dell’aria e generano inquinamento atmosferico. La proposta mira a rendere le misurazioni più realistiche e a garantire che le auto rispettino effettivamente i limiti di emissione nell'uso quotidiano, non solo in condizioni di laboratorio controllate.

Obiettivi e Responsabilità dei Produttori

Il Regolamento (CE) n. 715/2007 e successive modifiche impone ai costruttori una serie di responsabilità stringenti:

  • progettare, costruire e assemblare i componenti in modo che il veicolo sia conforme alla normativa;
  • dimostrare che tutti i nuovi veicoli e nuovi dispositivi di controllo dell’inquinamento siano conformi alla normativa e in grado di soddisfare i limiti di emissioni durante la normale vita di un veicolo in condizioni normali di utilizzazione su strada;
  • garantire che i dispositivi di controllo dell’inquinamento durino per 160.000 km;
  • garantire che le emissioni possano essere controllate dopo cinque anni o 100.000 km, a seconda del caso che si verifica per primo;
  • fornire agli acquirenti dati sulle emissioni di biossido di carbonio e sui consumi di carburante;
  • non utilizzare dispositivi di manipolazione che riducono l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, se non in condizioni molto particolari, come per proteggere un motore contro danni o incidenti;
  • (fino al 1° settembre 2020) mettere a disposizione sui siti web un accesso illimitato e normalizzato alle informazioni sulla riparazione e la manutenzione dei veicoli agli operatori indipendenti. Queste devono comprendere articoli come manuali d’uso e manuali tecnici. Per l’accesso possono richiedere un contributo ragionevole.

Al momento, il limite di emissioni di gas di scarico è fissato a 95 g di CO2/km. Se un veicolo non rispetta questa norma, i produttori sono soggetti a sanzioni estremamente severe. Al momento, il costruttore di un determinato modello deve pagare una multa di 95 euro per ogni grammo di CO2 oltre il limite stabilito, per ogni auto venduta.

Grafico evoluzione emissioni auto

I regolamenti dell’UE sulle norme di emissione EURO riguardano principalmente i costruttori di automobili. Con soluzioni telematiche come Webfleet, è possibile monitorare le emissioni di ogni veicolo (auto, veicolo commerciale leggero, camion) della propria flotta e ridurre i consumi di carburante. Grazie ai report OptiDrive, i gestori possono ottenere informazioni sullo stile di guida di ciascun conducente e supportarli nell’adottare uno stile di guida più economico.

Il Regolamento (CE) n. 715/2007 e il Regolamento (UE) 2018/858 hanno modificato i regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 692/2008. Tali provvedimenti di esecuzione delle direttive particolari o dei regolamenti, nonché le disposizioni relative all’adeguamento degli allegati della presente direttiva, delle direttive particolari o dei regolamenti, in particolare riguardo all’evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecniche, sono adottati secondo la decisione 1999/468/CE.

L'esperienza ha dimostrato che, laddove siano state individuate carenze nella normativa vigente, può presentarsi la necessità di adottare quanto prima gli opportuni provvedimenti al fine di garantire una migliore protezione degli utenti della strada. In simili casi d’urgenza le necessarie modifiche delle direttive particolari o dei regolamenti sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE.

Poiché lo scopo della presente direttiva, vale a dire la realizzazione del mercato interno mediante l'introduzione di un sistema obbligatorio di omologazione comunitario per tutte le categorie di veicoli, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può quindi, a causa delle dimensioni dell'azione, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale scopo, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

L'obiettivo principale della legislazione in materia di omologazione dei veicoli è assicurare che i veicoli nuovi, i componenti e le entità tecniche immessi in commercio forniscano un elevato livello di sicurezza e di protezione dell'ambiente. Tale scopo non dovrebbe essere pregiudicato dal montaggio di talune parti o apparecchiature dopo che i veicoli sono stati commercializzati o sono entrati in circolazione. Pertanto, dovrebbero essere adottate misure appropriate al fine di assicurare che le parti o le apparecchiature che possono essere montate sui veicoli e che sono in grado di pregiudicare considerevolmente il funzionamento di sistemi essenziali in termini di sicurezza o di protezione ambientale, siano soggetti a un controllo preventivo da parte di un'autorità di omologazione prima di essere messi in vendita.

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