Quando si acquista una bicicletta, uno dei particolari cui si fa meno caso sono spesso le ruote. Si tende a osservare l'estetica del telaio, il materiale, il tipo di deragliatore o persino la sella, mentre le ruote passano in secondo piano. In realtà, non esistono parti della bici meno importanti di altre. Questo articolo intende far luce su uno dei tre componenti fondamentali che formano le ruote: i cerchi, con un focus particolare sull'evoluzione storica di Mavic e sulla loro importanza in eventi iconici come la Parigi-Roubaix. Che siate neofiti, ciclisti "grammomaniaci" o appassionati che si fanno costruire ruote custom, comprendere le caratteristiche dei cerchi vi permetterà di scegliere le ruote più adatte alla vostra bici, aumentando comfort e performance.

Storia e Innovazione di Mavic nel Mondo del Cerchio
L'avventura di Mavic, un nome iconico nel mondo del ciclismo, ebbe inizio nel lontano 1889 a Lione. Due fratelli, Léon e Laurent Vielle, avviarono un'attività di "nichelatura" dei metalli, mentre Charles Idoux e Lucien Chanel iniziarono a produrre e vendere parti di biciclette. Da queste due realtà, la Établissements Métallurgiques du Rhône (EMR) che gestiva il marchio AVA e la MAVIC (Manufacture d' Articles Vélocipédiques Idoux et Chanel), nacque un'eredità di innovazione. Henry Gormand, amministratore delegato di entrambe le aziende, fu una figura chiave in questa fase iniziale.
Le Prime Rivoluzioni: Dura e Occhiello
Nel 1934, il "Bavolet Mudguard" fu uno dei fiori all'occhiello del marchio, ma fu il cerchio con occhiello "dura" a rubare la scena, introducendo una vera e propria rivoluzione. Su un cerchio in duralluminio cavo, Mavic creò una sorta di "tubo" chiamato occhiello, progettato per sostenere la tensione dei raggi attraverso le pareti inferiori e superiori del cerchio. Curiosamente, l'italiano Mario Longhi perfezionò lo stesso procedimento e depositò il suo brevetto il 5 gennaio 1934, appena due ore prima di Mavic, concedendo poi a Mavic di sfruttare questa innovazione su licenza fino al 1947. Questi cerchi pesavano 750 g, un notevole risparmio rispetto ai 1,2 kg dei cerchi in acciaio standard. Antonin Magne li testò in gran segreto, dipinti del colore del legno, durante il Tour de France del 1934. La sua maglia gialla di quell'anno non è forse estranea all'adozione del giallo come colore distintivo del marchio.

L'Aerodinamica e le Ruote Lenticolari
L'aerodinamica ha ispirato le prime ruote Mavic. La ruota divenne una preoccupazione essenziale per gli ingegneri Mavic, che trassero ispirazione dai primi studi di aerodinamica. Nel 1973, il Dipartimento di Ricerca lavorò su una ruota lenticolare in fibra di vetro, la prima progettata da Mavic. Sebbene testata in pista e su strada, non fu mai utilizzata in gara a causa delle restrizioni regolamentari.
Innovazioni e Assistenza Neutra in Gara
Mavic si è sempre distinta per la sua capacità di innovare e per il supporto offerto ai ciclisti. Il primo servizio di assistenza in gara di Mavic risale alla Parigi-Nizza del 1973, offrendo un'assistenza "neutra e gratuita" a tutti i corridori. Questo servizio si basava su due idee chiave: posizionare un'auto completamente attrezzata davanti al gruppo per fornire assistenza immediata a chi scappava e offrire un servizio completo di collegamento radio tra le auto (organizzatori, medici, team manager, giornalisti, ecc.).
Nel 1975, furono introdotte diverse innovazioni. Tra queste, i primi cerchi anodizzati, con un trattamento che aumentava la durezza delle pareti del cerchio e le proteggeva dalla corrosione. Per la prima volta comparvero sul mercato cerchi colorati: argento, oro o il famoso SSC Blue. Nello stesso anno, Mavic innovò nel campo dei cuscinetti e creò il mozzo 500, con cuscinetti anulari sigillati e flange adattate per accogliere la testa dei raggi e la curvatura. Questo si evolse rapidamente nel 500 RD, diventando "regolabile e rimovibile".
Il cerchio clincher entrò nella storia del ciclismo, essendo il primo cerchio a doppio ponte con ganci per accogliere un pneumatico ad alta pressione sviluppato da Michelin, l'Elan. Con questo concetto brevettato, Mavic sviluppò una nuova generazione di cerchi clincher che beneficiava di tutte le più recenti innovazioni tecnologiche. Nel 1979, il "Tout Mavic" (che comprendeva mozzi, movimenti centrali, serie sterzo, pedali e ingranaggi) fece entrare il marchio nella storia delle corse, concentrandosi sulla creazione di set completi piuttosto che su assemblaggi di componenti.
L'Espansione Verso il Fuoristrada e Nuove Tecnologie
Mavic riconobbe subito il potenziale delle discipline emergenti come BMX e Mountain Bike, commercializzando le sue prime ruote dedicate nel 1983, come la TTM 504 per BMX. Nel 1985, vennero lanciati i cerchi lenticolari Comète in fibra di carbonio e Challenger in lega leggera. L'anno successivo fu la volta della Comète "+ e -", con 12 celle periferiche per ospitare pesi in acciaio variabili.
Il 1989 fu un anno memorabile, con Greg Lemond che vinse il Tour de France su una bicicletta interamente equipaggiata Mavic. Le innovazioni continuarono con lo sviluppo di un deragliatore a controllo elettrico, testato al Tour de France del 1992, e il lancio dello ZMS (Zap Mavic System) nel 1993, il primo deragliatore posteriore controllato da microprocessore.
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Mavic ha anche sostenuto la passione e la sfida in discipline estreme, come il chilometro lanciato (KL) sulla neve, con atleti che cercavano di infrangere record di velocità oltre i 200 km/h.
Il Concetto di Ruota come Sistema Globale: Cosmic, Helium e Crossmax
Nel 1994, Mavic commercializzò la ruota Cosmic, concepita come un sistema globale, disponibile in due versioni: Cosmic alu e Cosmic Carbone. Questa presentava 16 raggi in acciaio inox profilati, disposti in modo particolare: radiali diritti sulle ruote anteriori e incrociati su quelle posteriori.
Nel 1996, arrivarono due ruote iconiche: la Helium, con cerchi e mozzi rossi, la prima ruota ultraleggera completa progettata specificamente per l'uso in montagna, e la Crossmax, una "ruota fuorilegge" resistente e leggera. La Crossmax, progettata come un sistema completo, presentava un profilo sovradimensionato e una parete ultrasottile, un mozzo posteriore FTS e un sistema di sgancio rapido, con 26 raggi all'anteriore e 28 al posteriore.
Trasmissioni Wireless e Tubeless
Il 1999 vide l'introduzione del Mektronic, la prima trasmissione elettronica senza fili di Mavic, che utilizzava onde radio codificate digitalmente e offriva più punti di controllo. Nello stesso anno, Mavic riunì Michelin e Hutchinson per sviluppare i pneumatici tubeless, dando vita alla ruota Crossmax UST Tubeless, con un design del cerchio che garantiva un montaggio sicuro del pneumatico.
Sempre nel 1999, Mavic introdusse il concetto Fore, un'innovazione tecnologica derivata dall'aeronautica, per le ruote Ksyrium e Crossmax. Questo sistema fissava i raggi tramite un tunnel filettato ottenuto spingendo il materiale su un'unica parete del cerchio, eliminando la necessità di forare il cerchio stesso.

Altre innovazioni includono il brevetto ISM (Inter Spoke Milling) nel 2002, per la lavorazione meccanica del ponte superiore del cerchio tra i fori di fissaggio dei raggi, e l'innovativo ciclocomputer Wintech nel 2003. Nel 2007, fu creata la R-SYS, la terza generazione di ruote a raggi tubolari in carbonio basate sul concetto TraComp, che impediva ai raggi di allentarsi e manteneva la rigidità laterale della ruota.
Mavic ampliò ulteriormente la sua offerta con una gamma di pedali nel 2008, seguita da scarpe da ciclismo, tessuti e accessori. Nel 2010, per la prima volta, le ruote furono progettate per includere i propri pneumatici specifici. Nel 2011, fu lanciata una gamma completa di caschi. Il KSYRIUM Pro Disc Allroad del 2015 fu il primo tubeless stradale affidabile basato sullo standard Universal System Tubeless.
Nel 2017, Mavic celebrò 40 anni di partnership con il Tour de France e lanciò le Comete Ultimate Shoes, scarpe innovative completamente connesse alla bicicletta. Il 2018 vide l'introduzione del nuovo sistema di ruota libera Instant Drive 360, più leggero e con un innesto estremamente rapido. Infine, nel 2021, fu lanciato Fore Carbon, la prima "vera" ruota tubeless senza rim tape, dimostrando ancora una volta l'impegno di Mavic nell'offrire soluzioni innovative e leggere.
Il Cerchio della Bicicletta: Anatomia e Caratteristiche Fondamentali
Quando si parla di ruote per bicicletta, il cerchio è un componente di cruciale importanza. Non si tratta solo di un anello su cui montare uno pneumatico, ma di un elemento ingegnerizzato con precise caratteristiche strutturali e funzionali.
Come sono fatti i cerchi per bici
I cerchi per bicicletta sono solitamente costituiti da una lamina estrusa. Si parte da una barra di materiale che viene forzata attraverso una matrice per ottenere la forma desiderata. Questa lamina viene poi calandrata a macchina, cioè resa cilindrica, attraverso il passaggio tra rulli a pressione e numero di giri variabili. Le due estremità vengono poi saldate a macchina. In alcuni casi, i cerchi possono essere costituiti da tre o più lamine calandrate, tenute assieme tramite spinotti innestati con interferenza, dove il diametro dello spinotto è leggermente superiore a quello del foro.

Sezione di un cerchio per bici: una panoramica dettagliata
Immaginando di tagliare a metà un cerchio, possiamo descrivere le sue parti fondamentali:
- Canale: Questa è la parte interna del cerchio, dove viene alloggiata la camera d'aria o, nel caso dei sistemi tubeless, dove si sigilla il pneumatico. La forma e la profondità del canale sono critiche per la tenuta e il montaggio del pneumatico.
- Sede per i nippli: Sulla circonferenza del canale sono presenti dei fori che servono ad alloggiare le teste dei nippli, consentendo il fissaggio alla parte filettata dei raggi. Questi fori sono solitamente rinforzati con anelli in materiale resistente per sopportare l'elevato stress torsionale generato dalla tensione dei raggi. In alcune soluzioni innovative, come il sistema Fore di Mavic, i raggi vengono fissati senza forare il canale interno del cerchio, mantenendo così una superficie continua e più resistente.
- Spalla del cerchio: Le due spalle laterali del cerchio sono progettate per alloggiare il copertone, facendolo "tallonare" (ovvero facendolo aderire perfettamente ai bordi del cerchio) e tenendolo in posizione in modo sicuro. La forma e l'altezza delle spalle influiscono sulla compatibilità con diversi tipi di pneumatici e sulla stabilità del sistema.
- Pista frenante: Se il cerchio è destinato a essere montato su biciclette dotate di freni a pattino (freni a infulcro), la parete esterna è detta pista frenante. Su di essa agiranno i pattini dei freni. Nelle biciclette con freni a disco, questa pista è assente o non utilizzata per la frenata, consentendo ai designer di ottimizzare il cerchio per altri fattori come l'aerodinamica o la leggerezza.
Caratteristiche essenziali dei cerchi per bici
Indipendentemente dalla loro forma, configurazione o dimensione, i cerchi devono possedere determinate caratteristiche per garantire prestazioni e sicurezza:
- Resistenza alle tensioni interne: Le tensioni trasferite sui raggi di una ruota quando vengono avvitati sui nippli sono considerevoli. Queste forze si scaricano sul mozzo e sul cerchio. Un buon cerchio deve quindi resistere egregiamente ai momenti torcenti scaricati dai raggi e non deve ovalizzarsi. La stabilità dimensionale è cruciale per la durabilità e la precisione della ruota.
- Resistenza agli urti: Dopo lo pneumatico, il cerchio è il primo componente che si interfaccia con le vibrazioni e gli urti del terreno. Questi scontri possono a volte essere violenti, per cui ai cerchi è richiesta una notevole resistenza, affinché non si pieghino o si spezzino durante l'uso. La capacità di assorbire l'energia degli impatti senza deformarsi permanentemente è fondamentale, specialmente in discipline come la mountain bike o la Parigi-Roubaix.
- Smorzamento delle vibrazioni: Il contatto ruota-terreno genera vibrazioni che dallo pneumatico si propagano lungo il cerchio, i raggi, il mozzo, la forcella e quindi il manubrio. Maggiore sarà la capacità del cerchio di assorbire o smorzare queste vibrazioni, minore sarà la quantità di esse che si trasmetteranno al ciclista, donando una sensazione di comfort e riducendo l'affaticamento, particolarmente apprezzabile su lunghe distanze o terreni sconnessi.
- Resistenza alla corrosione atmosferica: I cerchi lavorano in condizioni gravose, spesso nel fango, nell'acqua o su strade poco pulite. La superficie esterna del cerchio deve resistere all'ossidazione e non deve arrugginire, preservando l'integrità strutturale e l'estetica nel tempo. I trattamenti di anodizzazione, come quelli introdotti da Mavic, migliorano significativamente questa resistenza.
- Capacità di raffreddamento: Quando si frena con freni a pattino, l'attrito generato dal contatto dei pattini sulla pista frenante genera un notevole surriscaldamento localizzato. La parte esterna del cerchio dev'essere in grado di dissipare al meglio il calore e di raffreddarsi quanto prima, poiché la potenza frenante è inversamente proporzionale alla temperatura delle pareti dei pattini e del cerchio. Questo è un fattore critico per la sicurezza e l'efficacia della frenata, specialmente in discese lunghe e ripide. I cerchi in fibra di carbonio con pista frenante in carbonio, in particolare, possono soffrire il surriscaldamento e richiedere mescole di pattini specifiche.

Comprendere le Dimensioni dei Cerchi per Bici: Un Mondo di Standard
Il mondo degli "standard" dimensionali dei cerchi per bicicletta è notoriamente confusionario. Non esiste un'indicazione univoca e molto spesso le dimensioni rappresentate non corrispondono a quelle reali del cerchio, ma sono frutto di calcoli e semplificazioni che, paradossalmente, non semplificano nulla. Imparare a leggere correttamente la misura del cerchio è fondamentale, poiché altrimenti si potrebbero acquistare cerchi di dimensioni sbagliate e non adatti al telaio della propria bici.
Prendiamo un esempio pratico. Se volessimo cambiare il cerchio della nostra bici, potremmo indicarlo in tre modi differenti:
- 28″: Questa è la designazione in pollici, uno standard utilizzato nei paesi anglosassoni e nel mondo delle MTB. Il numero si riferisce al diametro in pollici (un pollice, o "inch", equivale a 25,4 mm) del copertone che vi si può montare.
- 622: Questa è la designazione europea, conosciuta come ISO (International Standard Organisation) o ETRTO (European Tyre and Rim Technical Organisation). La misura si riferisce al diametro del cerchio preso dal punto di tallonamento degli pneumatici. Si tratta di una misura non facilmente rilevabile con un metro, ma con attrezzi specifici o calcoli.
- 700C: Questa è la versione francese, che si riferisce al diametro nominale del cerchio, seguito da una lettera che ne indica la larghezza. Le lettere sono “A”, “B”, “C”, “D”, partendo dal più stretto al più largo.

Capire qual è la dimensione del cerchio è necessario anche per sapere che tipo di pneumatici si possono montare, poiché in base al diametro e alla larghezza del cerchio varia anche il range di coperture compatibili.
Ecco un breve specchietto per facilitare la comprensione:
- Bici da corsa: Lo standard più comune è l'americano 28″, l'ETRTO 622 e il francese 700c. Raramente si troveranno cerchi differenti, a meno che non si possiedano biciclette particolari come quelle da 27”, con un ETRTO equivalente a 630.
- MTB: Qui la situazione è più complessa. Per MTB con ruote da 26″, il corrispettivo ETRTO è 559 e il francese 650A. Se si montano le 27,5″, si avrà un ETRTO e un francese denominati 650B. Infine, per i "ruotoni" da 29er”, si avrà un ETRTO da 622 e un francese da 700B.
- Cicloturismo: In questa categoria, di solito dominano le ruote da 26″, quindi 559 in ETRTO o 650D in misura francese.
- BMX: Le BMX sono equipaggiate con cerchi da 20″, per cui 406 ETRTO e 450A in misura francese.
La Scelta dei Materiali e la Destinazione d'Uso dei Cerchi
Il materiale perfetto per un cerchio non esiste, ma è possibile scegliere quello più adatto alle proprie esigenze e allo stile di guida. Sul mercato sono presenti cerchi di varie fogge e tipologie, ognuno con le proprie peculiarità.

I Materiali Principali: Pro e Contro
- Alluminio: La stragrande maggioranza delle biciclette al mondo monta cerchi in alluminio. Questo materiale è apprezzato per la sua resistenza, leggerezza, ottima resistenza all'ossidazione atmosferica e lunga durata. È una scelta equilibrata che offre un buon compromesso tra prestazioni e costo.
- Fibra di carbonio: Molto presente sulle biciclette da corsa, dove ogni grammo perso è un grammo guadagnato. I cerchi in fibra di carbonio sono estremamente leggeri, permettono profili più slanciati e alti (migliorando l'aerodinamica) e vantano un'elevata resistenza alla fatica. Di contro, sono meno affidabili in caso di pioggia, poiché la pista frenante può subire l'influsso dell'acqua, riducendo l'efficacia della frenata. Inoltre, quelli con pista frenante in carbonio possono soffrire il surriscaldamento in frenate prolungate, un problema meno evidente con l'avvento dei freni a disco.
- Legno: Un tempo i cerchi erano costruiti in legno, calandrato a vapore. Ora sono tornati di moda, soprattutto nei restauri di vecchie bici d'epoca. Il legno è leggero e durevole, anche se molto meno degli altri materiali. Ha però un eccellente smorzamento delle vibrazioni e una corrosione pressoché nulla, offrendo un comfort di guida unico e un'estetica inconfondibile.
- Magnesio: Ritenuto da alcuni il materiale del futuro, il magnesio è resistente come l'acciaio ma più leggero della fibra di carbonio. Per ora rimane un materiale di nicchia, proposto ad atleti d'élite o a cicloamatori danarosi, in attesa di una maggiore diffusione e riduzione dei costi.
Cerchi in base alla destinazione d'uso
Oltre ai materiali, la scelta del cerchio è strettamente legata al tipo di pneumatico e alla destinazione d'uso. Esistono tre grandi categorie di cerchi per biciclette:
- Cerchi per camera d'aria (Clincher): Sono progettati per alloggiare una camera d'aria interna, che una volta gonfiata manterrà lo pneumatico in posizione. È lo standard più utilizzato al mondo, universalmente compatibile e relativamente semplice da gestire per riparazioni o sostituzioni.
- Cerchi per tubolari: Pensati per alloggiare i tubolari o Palmer (dal nome del loro inventore), sono lievemente differenti dai cerchi per camera d'aria. In questo caso, non avviene il tallonamento del copertone, bensì il tubolare viene tenuto in posizione con una procedura di incollaggio con mastice. Sono spesso preferiti in ambito agonistico per il peso ridotto e le migliori sensazioni di guida, anche se la riparazione di una foratura è più complessa.
- Cerchi per tubeless: Standard diffuso nel mondo della MTB che però trova ancora qualche resistenza nel settore strada, nonostante i recenti progressi. I cerchi tubeless sono pensati per montare coperture apposite, prive di camera d'aria. I cerchi sono a doppio canale: in quello inferiore vengono alloggiati i nippli, che si vanno a innestare sui raggi, mentre in quello superiore, completamente scollegato dall'inferiore, vi è solo una scanalatura per far tallonare il copertone. Quest'ultimo viene riempito di lattice antiforatura e poi gonfiato. Offrono maggiore resistenza alle pizzicature e la possibilità di usare pressioni più basse per un maggiore grip e comfort.
- Cerchi 29+ (per Fat Bike): Progettati per le fat bike, sono destinati ad accogliere copertoni larghissimi. Solitamente a doppia camera, presentano degli "svuotamenti" all'interno per ridurre il peso. Inoltre, queste zone vuote, dove lo pneumatico va a lavorare, hanno un effetto ammortizzante, migliorando l'assorbimento degli urti.

Consigli Pratici per l'Acquisto di Nuovi Cerchi
Acquistare dei cerchi nuovi può sembrare un'impresa, soprattutto considerando la vasta gamma di opzioni e le complessità legate agli standard. Tuttavia, seguendo alcuni consigli pratici, è possibile fare la scelta giusta per migliorare la propria esperienza ciclistica.
- Acquistate cerchi predisposti per l'uso: È fondamentale scegliere cerchi che siano davvero pensati per la disciplina che praticate. Non lasciatevi tentare da liquidazioni online se il cerchio non è adatto al vostro tipo di ciclismo. Ad esempio, se usate la MTB, non ha senso acquistare cerchi full carbon per bici da cronometro. La compatibilità con il vostro stile di guida e il terreno su cui pedalate è prioritaria.
- Comprate cerchi e mozzi in un unico acquisto: Questa regola serve per non sbagliare. È facile acquistare un cerchio da 36 fori e poi un mozzo da 32 due mesi dopo per distrazione o dimenticanza. Molte aziende (come Mavic, DT Swiss, Sun Riglé) offrono la possibilità di acquistare mozzi e cerchi dello stesso modello, progettati per lavorare insieme in perfetta armonia. Questo garantisce la massima compatibilità e prestazioni ottimali del sistema ruota.
- Non lesinate sulla qualità: Le ruote sono un componente cruciale della bicicletta, e i cerchi ne sono una parte integrante. Acquistate solo cerchi di marchi conosciuti e testati, che abbiano dimostrato prestazioni eccellenti e affidabilità. Ritrovarsi con un cerchio danneggiato o deformato mentre si è in giro può rovinare un'uscita. Investire in qualità significa investire in sicurezza e durata.
- La ruota è un insieme: Se spendete una cifra considerevole per un paio di cerchi in carbonio per la vostra bici da corsa, non fate assemblare la ruota con mozzi e raggi di scarsa qualità solo per rientrare nella spesa. I componenti di una ruota lavorano in sinergia e devono avere caratteristiche e livelli di qualità compatibili. Un cerone eccezionale abbinato a componenti scadenti comprometterà le prestazioni complessive della ruota.
- Non guardate solo alla leggerezza: È vero che un peso inferiore può facilitare le salite, ma a volte questa giustificazione non regge all'evidenza. Acquistare dei cerchi più leggeri può essere utile, ma non è sempre indispensabile o il fattore più determinante. Per capirlo, potete usare la tecnica del costo per grammo. Dividete il peso risparmiato acquistando il nuovo componente (cerchio o altro) per il suo prezzo e otterrete il costo unitario per ogni grammo risparmiato. Ad esempio, se una coppia di cerchi che pesa 200g in meno costa 300€, il costo per grammo è di 1,5€/g (300/200). Se invece un modello superiore di pedali fa risparmiare 100g e costa 39,90€ in offerta, il costo per grammo è di 0,399€/g (39,90/100). Questa analisi può rivelare che, a parità di spesa, si possono ottenere maggiori benefici in termini di leggerezza investendo in altri componenti.
Il Cerchione della Bicicletta nella Parigi-Roubaix: Una Questione di Sopravvivenza e Prestazioni
La Parigi-Roubaix, nota come l'"Inferno del Nord", è una delle classiche monumento del ciclismo e una delle gare più dure e affascinanti al mondo. Con i suoi 55,3 chilometri di pavé distribuiti su 30 settori, è una vera e propria prova di resistenza per corridori e materiali. In questo contesto, il cerchione della bicicletta assume un ruolo di fondamentale importanza, non solo per le prestazioni ma anche per la sopravvivenza della bici stessa.

Le Sfide del Pavé e le Soluzioni Tecnologiche
I ciottoli della Parigi-Roubaix impongono sollecitazioni estreme ai cerchi, che devono resistere a urti violenti e vibrazioni costanti. La scelta del cerchio diventa critica per l'affidabilità e il comfort del ciclista. Nel corso degli anni, l'industria ciclistica ha sviluppato soluzioni specifiche per affrontare questa gara leggendaria.
Le squadre professionistiche, come il team Uno-X, affrontano la Parigi-Roubaix con biciclette come la Noah Fast, ottimizzate per montare pneumatici extra larghi. Questa tendenza all'uso di pneumatici sempre più larghi (ad esempio, pressioni tra 3,4 e 3,6 bar) richiede cerchi con profili più ampi per accogliere adeguatamente il battistrada e offrire un maggiore volume d'aria, migliorando l'assorbimento degli urti e il grip sui ciottoli.
In questo contesto, la scelta di ruote come le DT Swiss GRC 1100, definite "le ruote off-road per eccellenza", è significativa. Queste ruote presentano cerchi più larghi, consentendo maggiore spazio per lo pneumatico e ottimizzando l'interfaccia tra cerchio e gomma.
Il Ruolo dei Componenti nel Contesto della Gara
L'intera configurazione della bicicletta è pensata per resistere all'Inferno del Nord. La capacità di montare pneumatici più larghi sulla Noah Fast è un esempio di come il design del telaio si adatti alle esigenze specifiche della gara. Tuttavia, il cerchione rimane il punto di contatto diretto con il terreno insieme allo pneumatico, e la sua robustezza è essenziale.
Anche dettagli come la scelta di una singola corona anteriore da 56 denti, abbinata a una cassetta a 12 velocità posteriore, dimostra la ricerca di un'ampia gamma di rapporti per affrontare le diverse sezioni della gara, minimizzando al contempo il rischio di caduta della catena grazie a guide come la LoneWolf Aero, che aggiunge sicurezza con un peso minimo.
Imprevisti e l'Importanza della Resilienza del Cerchio
Gli imprevisti sono all'ordine del giorno alla Parigi-Roubaix. La storia di Mathieu Van der Poel, vincitore di più edizioni, che ha affrontato forature e problemi ai pedali nella Foresta di Arenberg, evidenzia quanto ogni componente sia messo alla prova. In un'occasione, dopo una foratura della ruota anteriore, il cerchio stesso ha subito una crepa, costringendo il corridore a fermarsi nuovamente. Questo episodio sottolinea l'importanza di cerchi non solo leggeri e aerodinamici, ma soprattutto resistenti e affidabili, in grado di sopportare le sollecitazioni estreme imposte dal pavé.
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La Parigi-Roubaix è un banco di prova per l'innovazione e la resilienza dei materiali. Ogni anno, le squadre e i produttori cercano soluzioni sempre più performanti e affidabili, e il cerchione della bicicletta è al centro di questa continua ricerca, dimostrando che anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza tra la vittoria e un ritiro inaspettato.
Bianchi Parigi-Roubaix 1949: Un Icona del Ciclismo d'Epoca
Il nome "Parigi-Roubaix" non è solo associato a una delle gare ciclistiche più dure, ma evoca anche un'epoca d'oro del ciclismo, in cui le biciclette erano costruite per durare e per affrontare terreni proibitivi. La Bianchi modello Parigi-Roubaix del 1949, un esemplare con cui si gareggiava tra il '49 e il '55, è un'icona di quel periodo, rappresentando l'ingegneria e la manifattura ciclistica italiana post-bellica.

Le Caratteristiche dei Cerchi e dei Componenti Originali
Quando si esamina una bicicletta d'epoca come la Bianchi Parigi-Roubaix del 1949, l'attenzione si sposta sui dettagli che la rendono unica e storicamente significativa. Per quanto riguarda i cerchioni, una verifica sui modelli originali suggerisce che fossero spesso i NISI MONCALIERI, con una configurazione specifica: 32 raggi all'anteriore e 40 raggi al posteriore. Questa configurazione, con un numero maggiore di raggi al posteriore, era comune per garantire una maggiore robustezza e resistenza alle sollecitazioni, soprattutto in gare come la Parigi-Roubaix. Tali cerchi, se originali, sono considerati un tesoro e vanno conservati con cura.
Altri componenti di rilievo includono la guarnitura con le tre "B" classica della Bianchi e le pedivelle marcate Bianchi, pezzi che oggi sono difficilissimi da trovare intatti. Anche il cambio è un elemento fondamentale per l'originalità. All'epoca, la modifica del cambio con comando rinviato era un'innovazione notevole. Se si pulisce il forcellino sul lato cambio, si potrebbero rilevare tracce di saldature, indicando modifiche o adattamenti dell'epoca.
Il tipo di cambio montato in fabbrica da Bianchi non era, per esempio, un Huret come talvolta si trova su esemplari restaurati. Per verificare l'originalità del telaio e la sua predisposizione al cambio, è interessante contare il numero di denti sui forcellini. Se ci sono 19 denti, il telaio era probabilmente per un cambio "una stecca" (chiamato cambio Parigi-Roubaix solo dopo il 1950), mentre se ci sono 17 (o meno) denti, era un modello per cambio "due stecche" (cambio corsa).
L'Importanza della Conservazione e del Restauro
Una bici come la Bianchi Parigi-Roubaix del 1949, soprattutto se ancora funzionante ("gira come un orologio svizzero"), ha un valore storico e sentimentale inestimabile. Conservarla nel suo stato originale è spesso preferibile a un restauro completo, che può richiedere un capitale significativo e l'impiego di pezzi di ricambio rari e costosi. Molti appassionati cercano di trovare il maggior numero di componenti originali possibili per riportare la bici al suo splendore, ma la bellezza di un esemplare conservato risiede proprio nella sua patina e nella sua autenticità.
Queste biciclette d'epoca non sono solo oggetti da collezione, ma testimonianze di un'ingegneria ciclistica che ha gettato le basi per le innovazioni future, dimostrando la durabilità e la funzionalità dei cerchi e dei componenti dell'epoca in condizioni estreme.
Il Bike Sharing a Parigi e Dintorni: Mobilità e Accessibilità
Parigi, con la sua estesa rete di piste ciclabili e un'attenzione crescente alla mobilità sostenibile, offre ai suoi residenti e visitatori diverse opzioni di bike sharing, o biciclette self-service (VLS - Vélo en Libre Service). Questi servizi rendono facile e accessibile spostarsi in bicicletta, che tu sia parigino, dell'Ile-de-France o anche solo di passaggio.
Dove Trovare le Bici Self-Service
La capitale francese e parte della sua periferia interna sono coperte da un'ampia rete di stazioni di biciclette self-service. Il servizio più noto e diffuso è Vélib', con quasi 1.800 stazioni presenti a Parigi e nei comuni limitrofi.
Al di fuori del centro di Parigi, è possibile trovare servizi simili in altre aree:
- VélO2 offre 41 stazioni a Cergy-Pontoise.
- Cristolib' dispone di 10 stazioni a Créteil.
Per sapere se una bicicletta è disponibile nelle vicinanze o per trovare la stazione più comoda, è possibile utilizzare il sito web del servizio di riferimento (ad esempio, per Vélib') o le applicazioni dedicate, disponibili su App Store (iPhone) e Play Store (Android). Queste applicazioni forniscono informazioni in tempo reale sulla disponibilità delle biciclette e sul numero di posti liberi per restituire la bici.

Come Funziona il Bike Sharing: Istruzioni per l'Uso
Prendere in prestito una bicicletta:
- Recarsi al terminal: Avvicinarsi al terminal della stazione di propria scelta.
- Identificazione:
- Abbonamento annuale: Se si possiede un abbonamento annuale, è possibile prendere in prestito una bicicletta utilizzando la propria carta Navigo o la carta abbonato.
- Utente occasionale: Se si è un utente occasionale, è sufficiente utilizzare una carta di credito al terminal o acquistare un biglietto di trasporto online per risparmiare tempo. In quest'ultimo caso, si riceverà un codice da inserire al terminal per ritirare la bici.
Restituire una bicicletta:
- Recarsi a una stazione: Andare al terminal della stazione di propria scelta.
- Parcheggio: Lasciare la bici in un punto di attacco vuoto.
- Conferma: Attendere che il segnale (luminoso e/o sonoro) si attivi. Questo indica che la bici è stata correttamente riagganciata. Se il segnale persiste troppo a lungo, significa che la bici non è bloccata bene. È fondamentale assicurarsi che la bici sia bloccata correttamente, poiché si è responsabili dell'ultima bici in proprio possesso.
In caso di problemi nel prendere in prestito o nel consegnare una bicicletta, è consigliabile contattare direttamente i servizi competenti. Per conoscere tutte le possibilità offerte dai terminali, è utile consultare direttamente i siti web dei servizi di bike sharing interessati.
Costi e Abbonamenti
I servizi di bike sharing offrono diverse formule di abbonamento per adattarsi alle esigenze di tutti: biglietti giornalieri, settimanali o abbonamenti annuali.
Indipendentemente dalla formula scelta, i primi 30 minuti di utilizzo sono gratuiti ogni volta che si prende in prestito una bicicletta. Oltre i primi 30 minuti, verrà applicato un costo aggiuntivo. Sono previsti anche sconti per determinate categorie di pubblico. Per maggiori dettagli sui diversi abbonamenti e tariffe offerte, è consigliabile visitare i siti web dedicati a ciascun servizio.
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