La riorganizzazione del parco auto destinato alle cariche istituzionali, in particolare prefetti e questori, rappresenta un chiaro segnale di spending review e di un mutato approccio alla rappresentanza dello Stato. Questa iniziativa ministeriale, che ha visto l'introduzione di veicoli meno appariscenti ed economici, riflette una volontà di sobrietà in un contesto economico e sociale in continua evoluzione.

Il Cambio di Marcia per i Questori: Dalla Berlina all'Utilitaria
Recentemente, il questore di Venezia, Angelo Sanna, ha salutato la tradizionale berlina dell'Alfa Romeo, un'auto che con la sua carrozzeria di colore grigio e la linea austera, pur essendo un'auto di rappresentanza, faceva comunque la sua bella figura. In seguito al rinnovo del parco auto comunicato dal Ministero, Sanna si muove ora per la provincia con una (molto) meno appariscente Fiat Tipo, due volumi, cinque porte, modello base. Il questore ha scherzato sul fatto che la nuova vettura "ha l'aria condizionata e la radio", sottolineando un approccio pragmatico al cambiamento.
A quanto pare, la Fiat Tipo è destinata solo ai questori dei capoluoghi regionali. Per gli altri, la decisione prevede di restare fedeli al marchio Alfa Romeo, ma con un modello diverso: invece della 166, verrà loro assegnata una Giulietta, un'auto più piccola ed economica. Questo approccio differenziato evidenzia una razionalizzazione delle risorse basata sulle specifiche esigenze e sulle aree di competenza.
I Prefetti e le Nuove Assegnazioni: Addio alle Lancia Thema
Una decisione simile è stata presa anche per i prefetti, i quali dovranno presto salutare le loro Lancia Thema, veicoli storicamente associati alla rappresentanza territoriale del governo. Come auto blu, a questi rappresentanti istituzionali potrebbe toccare una Volkswagen Passat, un modello che pur mantenendo un certo livello di comfort e funzionalità, si allinea alla logica di contenimento dei costi. L'obiettivo del governo è evidente: risparmiare.
Angelo Sanna, questore di Venezia, ha espresso il suo favore per queste misure, spiegando che "credo si sia voluto dare un segnale di sobrietà, che di questi tempi è sacrosanto". Ha aggiunto di apprezzare la Fiat Tipo, definendola "un'auto italiana e fa il suo dovere". Questo commento riflette un cambio di prospettiva rispetto al passato, quando l'auto blu era percepita anche come uno status symbol e l'autorevolezza di un rappresentante delle istituzioni poteva essere misurata anche sulla base del lusso della vettura. Sanna ha osservato che oggi la prospettiva è capovolta: "molte persone, a cominciare da chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, apprezzeranno questo piccolo segnale di risparmio del denaro pubblico". Egli ha ribadito che "le qualità di un servitore dello Stato non si vedono dal lusso di cui si circonda ma da ciò che dimostra di saper fare".
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Reazioni e Aspettative dal Mondo delle Forze dell'Ordine
Il cambio di marcia impartito dal Ministero ha trovato un'accoglienza positiva anche tra coloro che danno voce al personale delle forze dell'ordine. Fabio Ballestriero, segretario veneto del Sindacato autonomo di polizia (Sap), ha ammesso che "è un bel segnale, impossibile non trovarsi completamente d'accordo con il questore di Venezia". Ballestriero ha sottolineato che "mentre ampie fasce del Paese fanno ancora i conti con la crisi economica, è giusto sostituire le auto di rappresentanza con mezzi meno appariscenti e costose".
Tuttavia, il segretario del Sap ha anche evidenziato che i problemi che affliggono le questure venete rimangono sul tavolo. La speranza è che quanto si risparmia con l'acquisto di vetture più semplici per questori e prefetti venga poi reinvestito per aumentare gli organici e migliorare i mezzi a disposizione delle forze dell'ordine, dato che "molte auto della polizia hanno più di 200mila chilometri".
Un'altra questione sollevata riguarda l'utilizzo promiscuo delle auto. Ballestriero ha spiegato che "capita che il personale delle prefetture, per spostarsi da un luogo all'altro, utilizzi le auto in dotazione alle questure". Poiché queste possono essere guidate esclusivamente dalla polizia, invece di occuparsi di garantire la sicurezza del territorio, gli agenti si ritrovano a dover fare da autisti ai vari funzionari. Se si parla di risparmi, forse, "è giunto intervenire anche su queste cose", ha concluso.
Breve Storia della Polizia di Stato in Italia
Per comprendere appieno il contesto in cui si inseriscono queste decisioni, è utile ripercorrere la storia e l'evoluzione della Polizia di Stato in Italia.
Dalle Origini al Regno d'Italia
Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nacque durante il Regno di Sardegna, voluto dal Re Carlo Alberto, con la legge 11 luglio 1852 n. 1404. Dopo l'unità d'Italia, con il regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255 venne creata la "Direzione generale della pubblica sicurezza", potenziando temporaneamente la struttura. L'anno successivo, con l'istituzione del Segretariato generale del ministero dell'Interno, l'amministrazione fu ricondotta al rango di divisione e posta sotto la responsabilità del segretario generale. La prima norma organica in materia fu la legge 20 marzo 1865, n. 2248 all'allegato B, cui seguì il Regolamento Esecutivo 18 maggio 1865, n. 2236. Con il regio decreto 3 luglio 1887, n. 4734, furono determinate le circoscrizioni dei corpi delle guardie di città e delle guardie di provincia.
L'Era Giolittiana e il Fascismo
Nel 1902, durante il mandato di Giovanni Giolitti come ministro dell'interno, fu fondata la scuola di polizia scientifica per opera principalmente di Salvatore Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche e allievo del criminologo Cesare Lombroso. Il testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, emanato durante il governo Giolitti III, disciplinò sistematicamente la materia, attribuendo un ruolo centrale al "delegato di pubblica sicurezza".
Al termine della prima guerra mondiale, il governo Nitti I con il Regio Decreto 14 agosto 1919, n. 1475, riorganizzò le questure e istituì i commissariati. Il successivo Regio Decreto 2 ottobre 1919, n. 1827, modificò ulteriormente l'ordinamento. Il 31 dicembre 1922, Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i corpi delle guardie di città e delle guardie di provincia, che furono poi assorbiti nell'Arma dei Carabinieri Reali. Nell'ambito della stessa manovra, venne creata la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN). La distinzione di un apposito corpo di polizia "specifico" era funzionale al regime fascista. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del "direttore generale della pubblica sicurezza" fu rinominata "intendente generale della polizia", subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2883, in "capo della polizia". Godeva comunque di un ruolo di secondo piano rispetto alla MVSN.
Alla ricostituzione del Corpo degli agenti di P.S. nel 1925, venne nominato capo della polizia Arturo Bocchini, al quale si deve nel 1930 la creazione dell'OVRA (Organismo di vigilanza per la repressione dell'antifascismo). Egli introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure per allestire un'imponente raccolta di dati in tempo reale. Negli anni '30 furono istituiti gli "Ispettorati Generali di Pubblica Sicurezza" per combattere la criminalità organizzata. Durante il mandato di Bocchini, sotto l'impulso del colonialismo italiano, venne creato nel 1936 il Corpo di Polizia Coloniale, l'anno dopo rinominato Polizia dell'Africa Italiana (PAI).
La Seconda Guerra Mondiale e il Dopoguerra
La seconda guerra mondiale condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità. Dopo la caduta del fascismo, Senise fu rinominato da Badoglio capo della polizia. Liberata Roma, con il decreto legislativo luogotenenziale 2 novembre 1944, n. 347, si procedette a una riorganizzazione. La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell'amministrazione. Poco prima della liberazione, fu impartito il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo. A questo si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio nel contrastare sommosse. Nel 1946 furono istituiti i "reparti mobili", una forza di pronto impiego per l'ordine pubblico. La nomina a ministro dell'interno di Mario Scelba, nel 1947, che a sua volta nominò Capo della Polizia Giovanni D'Antoni, determinò una rapida riorganizzazione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

Gli Anni '60 e '70: Modernizzazione e Anni di Piombo
Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di polizia femminile, dedicato a tematiche delicate e di rilievo morale. Gli anni sessanta, caratterizzati dai movimenti giovanili e dai cambiamenti sociali, furono guidati nella polizia dalla figura del prefetto Angelo Vicari. Con Vicari nacque la polizia criminale ("criminalpol") e si ebbe una revisione dell'organizzazione delle scuole di istruzione. Se fino a metà degli anni sessanta le auto della polizia dovevano sostare in Questura o fermarsi alle centrali telefoniche, nel 1965 si decise di creare un sistema di radiocomunicazioni veicolare.
A partire dal "sessantotto", si ebbero vari scontri con movimenti ed associazioni studentesche, che sfociarono in violenze stradali e in una vera e propria "Guerra civile". Fu accelerato lo studio dei proiettili lacrimogeni, furono blindati auto e furgoni, e si introdusse la pistola mitragliatrice Beretta M12. I servizi di anti-sabotaggio e scorta furono riveduti e le schedature politiche potenziate. Alla fine degli anni sessanta, segnata dalla contestazione studentesca, da quella operaia e dalla strage di piazza Fontana, gli organi di polizia finirono sotto inchiesta per la morte di Giuseppe Pinelli.
Durante gli anni settanta si ebbero vertiginose espansioni del crimine e l'intensificarsi di episodi di terrorismo, tentativi di colpo di Stato, banditismo, contrabbando, traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni, fenomeni mafiosi e l'effervescenza politica. L'emergenza fu affrontata dai governi in carica con alcune manovre legislative che conferivano poteri più elastici agli agenti. La riforma dei servizi segreti italiani, operata ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, aprì la speranza degli operatori alla prospettiva di una riforma anche della polizia.
La Riforma del 1981 e l'Ordinamento Civile
Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell'istruzione formale uno dei suoi punti d'onore. All'inizio degli anni ottanta, con la legge 1º aprile 1981, n. 121, detta anche “Legge Felsani”, venne riorganizzato lo status (da corpo a ordinamento militare a civile) e la struttura della polizia italiana. Questa riforma aveva l'obiettivo di tutelare i diritti dei poliziotti e fuse le tre diverse componenti nel corpo quale «corpo civile militarmente organizzato» per la tutela dello Stato e dei cittadini. Veniva ufficializzato l’ingresso delle donne nella Polizia di Stato, non più in un'organizzazione ad hoc. I gradi militari furono sostituiti dalle qualifiche: gli appuntati di P.S. e le guardie di P.S. assunsero le denominazioni di assistenti e agenti, i sottufficiali di P.S. furono inquadrati nei ruoli degli ispettori e sovrintendenti, mentre gli ufficiali di P.S. furono inglobati tra i funzionari e gli ufficiali superiori tra i dirigenti. La riforma introdusse l'organizzazione del personale in tre differenti ruoli organizzativi: ruolo di polizia, ruolo tecnico/tecnico-scientifico e ruolo sanitario.
La Polizia di Stato Oggi: Organizzazione e Requisiti
La Polizia di Stato dipende in maniera diretta dal Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’interno. A capo della Polizia di Stato è posto un prefetto, con la qualifica di capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, che è anche Presidente onorario dell'Associazione nazionale Polizia di Stato. Egli è affiancato da altri tre prefetti, che assumono la qualifica di vice capo della Polizia: un vice direttore generale per l'espletamento delle funzioni vicarie, proveniente per legge dall'aliquota dei prefetti nominati dai ruoli della Polizia di Stato; un vice direttore generale per l'attività di coordinamento e di pianificazione; e un vice direttore generale - direttore centrale della direzione centrale della polizia criminale.

La Polizia di Stato è organizzata in uffici centrali e territoriali. Per quanto riguarda l’organizzazione territoriale, in ogni provincia sono presenti una questura e altri uffici che fanno riferimento ad alcune articolazioni periferiche, quali la Polizia Stradale, la Polizia Ferroviaria, la Polizia Postale e delle Comunicazioni. Nel 2018 è stata presentata YouPol, un'applicazione gratuita che permette ai cittadini di comunicare con la Sala Operativa della Questura locale e di inoltrare segnalazioni inerenti fatti di spaccio di sostanze stupefacenti, bullismo e violenza domestica.
Diventare poliziotto comporta grandi responsabilità, in quanto significa assumere il ruolo di pubblico ufficiale e membro delle Forze Armate, anche se ad ordinamento civile. Per entrare in Polizia sono richiesti specifici requisiti, fisici e non solo. Il concorso in Polizia è l’unica strada possibile per entrare a far parte della Polizia di Stato. Il primo ostacolo da superare è sempre il concorso pubblico stabilito dal Ministero dell’Interno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. A partire dal 2016, i concorsi pubblici per entrare nella Polizia di Stato non sono riservati esclusivamente a coloro che hanno già avviato un percorso nelle Forze Armate, ma sono aperti a tutti i cittadini, di entrambi i sessi, purché in possesso di specifici requisiti.
Per entrare in Polizia è indispensabile partecipare al concorso pubblico dedicato e superare le prove previste, dimostrando anche di possedere tutti i requisiti richiesti. Le prove includono:
- Prova scritta: generalmente un test a risposta multipla su argomenti di cultura generale, logica e lingua italiana. Durante la prova i candidati non possono comunicare tra loro né verbalmente né per iscritto e non possono mettersi in relazione con altri che non siano i componenti della Commissione esaminatrice o gli incaricati alla vigilanza. Al termine della fase della prova scritta, viene stilata una graduatoria in ordine decrescente dei candidati con le relative votazioni conseguite.
- Prova fisica: strutturata in una serie di esercizi finalizzati ad accertare il grado di preparazione atletica di ciascun candidato (corsa di 1000 metri, piegamenti sulle braccia, salto in alto).
- Accertamenti psicofisici e attitudinali: basati su un esame clinico, una valutazione psichica e altri test strumentali e di laboratorio che possono comprendere un esame audiometrico, un ECG e analisi del sangue.
Il dettaglio dei titoli e dei requisiti, così come altri aspetti del concorso per diventare poliziotto, possono variare di selezione in selezione. Non può diventare poliziotto chi non è in possesso dei requisiti richiesti per accedere al concorso pubblico. Oltre ai limiti anagrafici, sono previsti altri possibili impedimenti relativi al titolo di studio, al pieno godimento dei diritti civili e politici, all’idoneità fisica e psichica. Per partecipare al concorso è necessario avere un’età superiore ai 18 anni e inferiore ai 26 anni non compiuti (o 30 anni non compiuti se si è già svolto il servizio militare). Per entrare in Polizia come Agente è necessario aver conseguito il diploma di scuola secondaria di II grado.
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Gestione dei Veicoli Sottoposti a Fermo o Sequestro Amministrativo
Un aspetto normativo rilevante, legato alla gestione dei veicoli e alle competenze delle forze dell'ordine e delle prefetture, riguarda la procedura per i veicoli sottoposti a fermo o sequestro amministrativo. Si comunica che, ai sensi degli artt. 213, comma 5 e 214, comma 1 Codice della Strada, così come modificati dalla L. 1 dicembre 2018, nr. 132, qualora l'autore della violazione o uno dei soggetti con il medesimo obbligati non provvedano ad assumere la custodia del veicolo sequestrato entro 5 giorni dalla data di pubblicazione indicata nell'elenco stesso, previo pagamento delle spese di trasporto e custodia maturate, il veicolo sarà trasferito in proprietà al custode acquirente, come ad esempio Autogrillo di Saullo Francesco & Co.
Eventuali ulteriori informazioni possono essere richieste all'Area III della Prefettura (via della Repubblica, 26) nei giorni di apertura al pubblico (lunedì, mercoledì dalle ore 09.00 alle ore 11.00, giovedì dalle ore 15.00 alle ore 16.30), a mezzo P.E.C. (Posta Elettronica Certificata).
Un esempio di tale gestione è l'elenco dei veicoli sottoposti a fermo o sequestro amministrativo affidati al custode/acquirente individuato ai sensi dell'art. 214bis del Codice della Strada, custoditi presso la depositeria E.P. SERVICE S.C. - S.P. 361 PER ALEZIO - GALLIPOLI (LE). Telefono: 0833/276127.
È importante notare che, decorsi 5 giorni dalla data di pubblicazione, ove il veicolo non sia stato preso in custodia, lo stesso sarà alienato senza ulteriore comunicazione ai sensi dell'art. 213 del Codice della Strada, come modificato dall'art. 23bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 coordinato con la legge di conversione 1º dicembre 2018, n. 132. Il seguente prospetto riporta i dati essenziali relativi ai veicoli sottoposti a sequestro o fermo amministrativi e depositati presso il "custode acquirente" autorizzato, in quanto gli aventi diritto non ne hanno assunto la custodia. I veicoli riportati nel prospetto vi resteranno pubblicati per la durata minima di cinque giorni, termine valido ai fini della notifica dell'intimazione al loro ritiro. Decorso detto termine, i veicoli non ritirati dal proprietario, o da parte degli aventi diritto, saranno trasferiti in proprietà al custode acquirente per la provincia di Parma, anche ai fini della loro rottamazione, ai sensi dell'art. 213, comma 5, del codice della strada, così come modificato dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132. Questo sistema coinvolge attivamente la Sezione Polizia Stradale di Parma e la Compagnia Carabinieri di Parma N.O.R., oltre alla Compagnia Carabinieri di Fidenza - N.O.R., nel processo di gestione e notifica.