L’estetica della velocità: Marinetti, il Futurismo e la sfida al passatismo

Il Futurismo si configura come il primo movimento letterario ed artistico d’avanguardia del Novecento sia in Italia che all’estero. L’atto fondante del movimento fu la stesura dell’ormai celebre Manifesto del futurismo. L’intento principale dei futuristi era esaltare la modernità, la tecnologia, la velocità ed il dinamismo. Per il suo fondatore ed ideatore, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo non era solo un movimento, ma un vero e proprio stile di vita. Per lui, caratteristiche del Futurismo e della vita, dovevano essere l’intraprendenza, la spregiudicatezza e la ribellione (a volte, anche violenta).

Ritratto di Filippo Tommaso Marinetti in posa dinamica

Il concetto di passatismo e la rottura con la tradizione

L’accusa di passatismo era solita comparire nelle polemiche futuriste contro i conservatori della tradizione letteraria e culturale. Il Futurismo è l’antitesi del passatismo. In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati!…) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa. E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!… Suvvia!

L’Italia di inizio 900 era caratterizzata da un maggiore legame con la tradizione rispetto al resto dell'Europa che risentiva del periodo di innovazione. Il Futurismo si contrappone al classicismo italiano e mira a trasformare la società ispirandosi al dinamismo della modernizzazione. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

Contro Venezia passatista: un’invettiva urbana

Contro Venezia passatista è uno dei manifesti redatti nell'àmbito del movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti. Il testo del Manifesto è una violenta invettiva contro la decadenza passatista della città di Venezia, «estenuata e sfatta da voluttà secolari», «mercato di antiquari e falsificatori, calamita dello snobismo e dell'imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo». A questa condizione i futuristi contrappongono la visione di una Venezia adatta al presente e proiettata nel futuro, una città moderna «industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago Italiano».

Mappa futurista di Venezia idealmente trasformata in polo industriale

Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi. Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l'imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture.

La rivoluzione del linguaggio e le parole in libertà

Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono. Si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore che osserva o imprigiona. Il verbo all’infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l’elasticità dell’intuizione che la percepisce. Si deve abolire l’aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. L’aggettivo, avendo in sé un carattere di sfumatura, è inconcepibile con la nostra visione dinamica, poiché suppone una sosta, una meditazione.

Con le parole in libertà - definite anche paroliberismo - Marinetti creò uno stile innovativo, originale, che rivoluzionò la narrazione. La rivoluzione tipografica a cui è volto Marinetti è diretta contro la concezione del libro passatista e dannunziana e vuole prevenire il flusso di parole eleganti, rare. Manate di parole essenziali susseguentisi senza alcun ordine convenzionale. Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti.

La cucina futurista: nutrirsi di modernità

L’occasione che portò, però, Marinetti ad esporre pubblicamente la visione dei futuristi sull’alimentazione, fu una cena in suo onore che si tenne il 15 novembre 1930 al ristorante milanese Penna d’Oca. Seguendo la politica autarchica fascista, Filippo Tommaso Marinetti enunciava nuove regole alimentari, teorizzando quello che doveva essere un nutrimento per una vita eroica, aerea e veloce che rendesse agile il corpo, come le parole in libertà avevano fatto con la letteratura.

Diagramma di un piatto futurista: Carneplastico

Il primo punto del manifesto era l’abolizione della pastasciutta. Per i futuristi, era la causa primaria della fiacchezza, del pessimismo, dell’inattività nostalgica e del neutralismo che contraddistinguevano da sempre il popolo italiano. Solo con la sua abolizione, e l’introduzione del riso, gli italiani sarebbero finalmente diventati agili e scattanti e avrebbero potuto vincere una possibile guerra. Fra le portate principali vi erano il Carneplastico, creato dal pittore futurista Fillia (una grande polpetta di carne di vitello, ripiena di undici diverse qualità di verdure, disposta verticalmente nel piatto e sormontata da miele, salsiccia e tre sfere di carne di pollo).

L’uso dei media: la strategia della provocazione

La stessa creazione del gruppo è nata in modo pubblicitario: Marinetti crea infatti prima il nome del movimento futurista, che sottolinea il contrasto con i movimenti passati, prima di pubblicare opere a riguardo. Il 20 febbraio 1909 sul quotidiano francese Le Figaro apparve a tutta pagina il Manifesto Futurista. Parole nette, scritte nere su bianco, che sembravano squarciare il foglio. In ogni caso, le sue parole ebbero una risonanza europea.

Filippo Tommaso Marinetti Il Futurista

Si basavano sulla provocazione le celebri serate futuriste, nella quale i futuristi recitavano in teatro opere poetiche o spettacoli musicali che intrattenevano il pubblico provocandolo e contemporaneamente diffondevano le idee futuriste. Stampato in piccolo formato lanciato sulla città, il linguaggio del Manifesto era potente, traboccante, carico d’entusiasmo. Il “noi” sarebbe ritornato spesso, in ogni sezione del Manifesto: la prima persona plurale si sostituiva alla prima singolare trasformando il testo in un urlo collettivo, in un impeto di lotta.

L'impatto internazionale e le diramazioni del movimento

Il futurismo italiano, come detto, nacque in Francia su Le Figaro, ed è proprio in questa terra che ebbe uno dei più originali ed importanti poeti del primo Novecento, Guillaume Apollinaire. Grazie all’incontro con Marinetti, pubblicò L’antitradition futuriste (1913) diventando il protagonista del futurismo in Francia. In Russia, su sollecitazione dell’intellettuale italiano, nacque, un anno dopo, il cubofuturismo. Il più importante scrittore di tale espressione culturale è Vladimir Majakovskij (1893 - 1930), per il quale l’espressione poetica deve propagandare e diffondere gli ideali rivoluzionari.

Mappa delle influenze futuriste in Europa e Russia

L’adesione al Fascismo da parte di Marinetti e da parte degli altri futuristi, ha spesso erroneamente associato il movimento al Fascismo. Il loro rapporto fu, in realtà, molto breve e controverso. Nato diversi anni dopo il Futurismo, fu il Fascismo, infatti, ad ispirarsi al Futurismo e non viceversa. Se è vero che per un periodo - quello in cui il Fascismo salì al potere - il gruppo futurista di Marinetti aderì al Fascismo, è anche vero che esso si trovò poi in netta contrapposizione con gli ideali e la politica del regime.

L’eredità artistica e il superamento del passato

Non possiamo comunque scindere la rivoluzione dell’arte dal significato politico in essa implicato. Le parole pubblicate sulle pagine di Le Figaro non sono da interpretare solo come un vezzo artistico: un muro di testo, un fiume di inchiostro, un lacerante grido poetico, ma come un’azione che intendeva provocare una reazione precisa nella società. Il Manifesto Futurista, pubblicato su Le Figaro quel lontano mese di febbraio del 1909, è la prova che l’arte sia il termometro capace di misurare la temperatura di riscaldamento degli animi di un’intera nazione.

Accanto al "primo futurismo" si distingue oggi un "secondo futurismo" (Fortunato Depero, Fillia, Bruno Munari). La rilevanza dell'opera di Boccioni, di Severini, di Carrà, di Balla nello svecchiamento dell'arte figurativa italiana e nella sua apertura alle coeve esperienze dell'avanguardia europea del costruttivismo, del raggismo e del suprematismo, fu altrettanto innegabile e il tentativo titanico di dare espressione artistica alla "velocità" e al "movimento" nella pittura e nella scultura ha prodotto alcune fra le opere più importanti dell'arte italiana del Novecento.

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