In una società caratterizzata da una comunicazione spesso rapida, talvolta superficiale o, al contrario, passiva o aggressiva, molti individui si trovano a lottare per esprimere i propri pensieri e sentimenti più profondi. Il desiderio di relazioni autentiche e soddisfacenti si scontra con la difficoltà di comunicare efficacemente, portando a dinamiche disfunzionali fatte di silenzi, eccessi, manipolazioni o rinunce. Al centro di questa sfida comunicativa si trova l'assertività, una competenza fondamentale che consente di navigare le complessità delle interazioni umane con chiarezza, onestà e rispetto reciproco.

L'assertività non è un tratto innato della personalità, ma piuttosto un'abilità che può essere appresa, coltivata e migliorata nel tempo. Questo è un punto centrale: si può imparare ad essere assertivi, anche partendo da stili comunicativi molto rigidi o disfunzionali. Questo percorso di apprendimento, spesso supportato da tecniche validate scientificamente e fondate sui principi della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC), può rappresentare un vero e proprio punto di svolta per chi desidera migliorare le relazioni affettive, affrontare ambienti professionali complessi, superare l'ansia sociale o uscire da schemi di dipendenza e compiacenza cronica.
Che Cos'è l'Assertività: Significato e Fondamenti
Il termine "assertività" deriva dal latino "ad serere", che significa asserire, dichiarare, affermare se stessi. Identifica quindi un comportamento dichiarativo, di affermazione. In ambito psicologico, il concetto è stato sviluppato a partire dagli anni '50, inizialmente nella cornice del comportamentismo e poi consolidato nella Terapia Cognitivo Comportamentale.
L'assertività è quella peculiare capacità comunicativa che consente alle persone di far valere i propri punti di vista, bisogni ed esigenze nel pieno rispetto delle esigenze e dei diritti altrui. Si tratta della capacità di esprimere i propri pensieri, emozioni, convinzioni, desideri e bisogni in modo diretto, onesto e appropriato, rispettando al contempo i diritti, i sentimenti e i limiti dell'altro. Una persona assertiva non impone e non subisce: comunica con chiarezza ciò che pensa, sente o vuole, senza aggredire né reprimersi.
Spesso, l'assertività viene erroneamente confusa con la capacità di piegare gli altri al proprio volere attraverso una forma di comunicazione persuasiva o manipolativa. Nulla di tutto questo. Possiamo immaginare l'assertività come un punto ideale di equilibrio, una posizione intermedia tra due estremi: da un lato, il comportamento passivo, caratterizzato dall'incapacità di esprimere i propri bisogni o desideri a causa di timori legati al giudizio, all'ansia o al senso di colpa; dall'altro, il comportamento aggressivo, dove si tende a imporre le proprie idee a ogni costo, ignorando i bisogni altrui.

L'assertività si pone a metà tra questi due estremi, consistendo nella giusta considerazione sia dei propri bisogni, desideri e sentimenti, sia di quelli altrui. L'individuo assertivo è all'apice di un triangolo, quello che può essere chiamato il Triangolo dell’Assertività, dove gli altri due vertici sono occupati dall'individuo passivo e dall'individuo aggressivo.
I Tre Stili Comunicativi Principali
Per comprendere l'assertività è utile confrontarla con gli altri due stili comunicativi tipici:
Stile Passivo: Chi adotta questo stile tende ad evitare i conflitti, a tacere il proprio pensiero e a cedere per paura. Il risultato sono frustrazione, rabbia repressa e una scarsa autostima. Queste persone, non rispettando sé stesse, non riescono a farsi rispettare dagli altri. Seguono spesso il "gregge" e si fanno facilmente manipolare, subendo la vita invece di darle una direzione.
Stile Aggressivo: In questo caso, l'individuo impone la propria volontà, ignorando il punto di vista altrui. Ciò genera tensione relazionale, conflitti e isolamento. Questi individui, spesso fortemente insicuri, cercano di farsi rispettare attraverso l'aggressività, volendo dominare qualsiasi persona in qualsiasi contesto. Tendono a prevaricare gli altri e ad affermare a tutti i costi la propria opinione, anche se non rilevante o del tutto errata.
Stile Assertivo: Questo stile, l'unico che promuove la dignità reciproca e una reale efficacia comunicativa, permette di esprimere ciò che si pensa e si sente con rispetto reciproco. I risultati sono relazioni sane, chiarezza e fiducia in sé. Una persona assertiva non evita il conflitto e neppure lo provoca, sa dire dei "no" e ha una comunicazione chiara.
Il Comportamento Assertivo: Caratteristiche Osservabili
Essere assertivi non significa solo "parlare bene". L'assertività si esprime attraverso una combinazione di elementi verbali, non verbali, cognitivi ed emotivi. È un comportamento complesso, ma addestrabile.
Assertività 3.0: Perché Migliorare la Comunicazione Migliora la Vita?
Caratteristiche Verbali
La comunicazione assertiva è attiva e propositiva verso l'altro e non in contrapposizione. Si manifesta attraverso:
- Uso del pronome personale "io": frasi come "Io penso che…", "Io non sono d'accordo…" esprimono responsabilità personale e chiarezza.
- Chiarezza e sinteticità nel messaggio: evitare giri di parole per esprimere le proprie idee in modo diretto e conciso.
- Capacità di dire "no" senza sensi di colpa: riconoscere i propri limiti e bisogni, affermandoli con fermezza ma rispetto.
- Rispetto dei turni conversazionali: lasciare spazio all'altro e non interrompere.
- Capacità di fare e ricevere critiche in modo costruttivo: esprimere disaccordo o feedback in modo utile e non accusatorio, e accogliere le critiche come opportunità di crescita.
Caratteristiche Non Verbali
Come ci ha mostrato lo psicologo Paul Watzlawick nei suoi studi sulla pragmatica della comunicazione, "non si può non comunicare". Ogni nostro gesto, silenzio o parola invia un messaggio. Lo psicologo Albert Mehrabian ha studiato l'impatto dei diversi canali comunicativi, scoprendo che le parole sono solo la punta dell'iceberg: la comunicazione non verbale (il linguaggio del corpo, la postura, le espressioni facciali) ha l'impatto maggiore (55%), seguita dalla comunicazione paraverbale (il modo in cui parliamo: tono, volume e ritmo della voce, 38%), mentre le parole contano solo per il 7%. Essere assertivi significa allineare ciò che sentiamo con ciò che mostriamo.
I segnali non verbali di una persona assertiva includono:
- Postura: Una postura aperta e rilassata, con le spalle dritte ma non rigide, comunica accoglienza e sicurezza.
- Mimica facciale: Espressioni facciali coerenti con le emozioni provate, apparendo autentiche e trasparenti. Un elemento chiave è il contatto oculare diretto e sereno, che trasmette sicurezza e permette una corretta valutazione della realtà, senza filtri o pregiudizi.
- Gestualità: I gesti accompagnano il discorso in modo naturale, aiutando a enfatizzare i punti più importanti senza essere invadenti.
- Tono di voce: Calmo, chiaro e fermo, perfettamente allineato al contenuto del messaggio.
Aspetti Emotivi e Cognitivi
L'assertività necessita di una buona fiducia nei confronti di se stessi e dei propri pregi (così come delle proprie vulnerabilità) e nei confronti degli altri. Questi aspetti includono:
- Riconoscimento dei propri bisogni e sentimenti: Essere in contatto con le proprie emozioni, saperle riconoscere e usarle per i propri obiettivi senza farsi guidare impulsivamente. Significa ascoltare i propri bisogni ed aver chiari gli obiettivi da perseguire.
- Gestione dell'ansia da confronto: Superare il timore del giudizio, l'ansia e il senso di colpa che spesso bloccano l'espressione di sé.
- Tolleranza del rifiuto o del disaccordo altrui: Accettare che gli altri possano avere idee e opinioni diverse.
- Assunzione di responsabilità per ciò che si prova: Una persona assertiva è capace di assumersi le proprie responsabilità in merito alle proprie azioni ed opinioni.
- Autostima: Senza autostima non può esserci assertività. Solo nel momento in cui impariamo a rispettare noi stessi, riusciamo a farci rispettare dagli altri. Chi pensa di non valere nulla, inevitabilmente adotta un atteggiamento passivo o aggressivo.
L'Apprendimento dell'Assertività: un Percorso di Crescita Personale
Gli individui non nascono assertivi o meno: si diventa assertivi attraverso l'apprendimento. Fin dalla primissima infanzia, i bambini apprendono questi comportamenti per imitazione (attraverso il modeling) e per rinforzo dai genitori, insegnanti, fratelli, amici, ecc. È facile comprendere, quindi, che per chi cresce in un ambiente non assertivo venga meno la possibilità di questo modellamento. Capita spesso che persone timide, introverse o aggressive abbiano avuto genitori altrettanto timidi, introversi ed aggressivi. Viceversa, persone troppo accondiscendenti potrebbero essere state bambini che sono stati scarsamente rinforzati oppure fortemente scoraggiati nei loro comportamenti assertivi. Un'altra ragione della mancata assertività è l'aver vissuto esperienze traumatiche che ne hanno bloccato lo sviluppo.

Il percorso verso l'assertività inizia da un profondo lavoro interiore. Il primo passo è conoscere se stessi accogliendo con onestà i propri punti di forza e le proprie fragilità, per arrivare ad apprezzarsi con una visione realistica e gentile. Ma l'assertività non guarda solo l'interno; è una danza a due. Per questo è fondamentale sviluppare empatia, ovvero la capacità di sintonizzarsi con le emozioni altrui e di comprendere l'impatto che la nostra comunicazione ha sugli altri. È il delicato equilibrio tra l'ascolto di sé e l'ascolto dell'altro.
I Tuoi Diritti Assertivi: Un Promemoria da Tenere a Mente
A volte, per essere assertivi, abbiamo solo bisogno del permesso di farlo. Interiorizzare i propri diritti è il primo passo per agire con sicurezza e rispetto. Esistono principi qualificabili come diritti inviolabili della persona che, proprio in quanto tali, sono comuni a tutte le situazioni di relazione e non possono essere dimenticati. Considera questa lista come una base solida su cui costruire la tua comunicazione assertiva:
- Posso avere idee ed opinioni diverse da quelle degli altri, ma non posso imporre le mie.
- Posso chiedere che le mie idee siano ascoltate, ma non per forza condivise.
- Posso richiedere che le altre persone soddisfino i miei bisogni, ma non pretenderlo.
- Posso dire di no senza sentirmi in colpa.
- Posso provare a esprimere in modo assertivo le mie emozioni.
- Posso fare errori in buona fede.
- Posso cambiare idea.
- Posso avere bisogni diversi da quelli delle altre persone.
- Posso dire “non ho capito”.
- Posso essere me stesso anche se a volte sono diverso da come gli altri pensano.
Riconoscersi questi e altri diritti, e riconoscerli agli altri che ci circondano, ci consente di assumere posizioni e comportamenti assertivi.
Come Sviluppare l'Assertività: Tecniche ed Esempi Pratici
Passare dalla teoria alla pratica richiede allenamento. Sviluppare una comunicazione assertiva significa coltivare un atteggiamento mentale flessibile e aperto. Questi sono piccoli esercizi per allenare il nostro 'muscolo' assertivo.
- Ascoltare i propri bisogni ed avere chiari gli obiettivi da perseguire. Una persona assertiva sa anche scegliere quando non esserlo: in alcuni contesti, ad esempio, alzare la voce porta automaticamente in una posizione aggressiva e questo farà sì che la comunicazione si interrompa o che diventi disfunzionale. Per comunicare in maniera assertiva bisogna dapprima imparare ad entrare in contatto con le proprie emozioni.
- Esprimere le proprie emozioni in modo costruttivo. Quando si sente l'impulso a rispondere alzando la voce, si dovrebbe accorgersi che sottostante a questo c’è un sentimento di rabbia inascoltato. Una persona assertiva saprà usare l’energia che origina dalla rabbia per modificare la propria postura, per scegliere un tono di voce chiaro e fermo e per indirizzare il proprio sguardo direttamente verso l’interlocutore. Tutto questo senza urlare, senza eccedere nell’aggressività ma nel pieno utilizzo di questa energia vitale. Si tratta di dosare l’energia senza esagerare e trascendere.
- Saper dire di no: Immagina questa scena: qualcuno ha preparato il pranzo per te ma non hai fame. Una risposta assertiva, che esprime il tuo stato senza svalutare il gesto dell'altro, potrebbe essere: “Apprezzo moltissimo lo sforzo che hai fatto, ma in questo momento non ho fame. Mangerò più tardi, grazie!”. Dietro l’evitamento dei "no" c’è spesso la paura del rifiuto, il voler evitare il confronto ovvero lo scontro e il timore di ferire i sentimenti degli altri. La risposta più semplice è: dichiarando il proprio timore. Ad esempio: "ho paura che se ti dicessi quello che penso tu poi ci resteresti male ed andresti via”. Di solito basta dichiarare quello che blocca o inibisce l’espressione genuina di sé per permettere all’altro di comprendere come siamo fatti e cosa ci tormenta, spingendolo ad agire di conseguenza.
- Esprimere disaccordo in modo rispettoso: In una discussione tra colleghi con opinioni diverse, invece di tacere o attaccare, una persona assertiva potrebbe dire: “Grazie per aver condiviso il tuo pensiero, lo trovo interessante. Su questo punto, però, resto della mia mia opinione”.
- Formulare critiche e richieste costruttive: Al posto di “così è brutto”, prova con: “Personalmente, sento che non è tanto adatto a me”. Invece di “siete degli incompetenti”, puoi dire: “Vorrei che esplorassimo insieme altre alternative”. Anziché “bisogna fare così perché è il modo giusto”, chiedi: “Che ne pensi se provassimo a fare in questo modo?”.
L'Assertività nelle Relazioni: Trovare l'Equilibrio con gli Altri
L'assertività è una competenza personale che risulta determinante nel nostro modo di costruire relazioni in famiglia, con gli amici, al lavoro, ecc. L'obiettivo generale di uno stile di relazione assertivo è quello di creare rapporti interpersonali positivi e chiari; significa avere contatti basati sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione e nello stesso tempo saper affrontare con serenità ed efficacia anche le situazione problematiche.

In Famiglia
Essere assertivi in famiglia presuppone l'accoglimento delle emozioni e dei bisogni di ognuno. Importante in tal senso è il ruolo dei genitori verso i figli ma anche il ruolo dei due partner all'interno della coppia. Significa imparare a fornire apprezzamenti, così come chiedere e dare gratificazioni. Fondamentale risulta accettare sia le emozioni positive sia, soprattutto, quelle negative (ad es.: permettere al figlio di esprimere la rabbia o la tristezza senza biasimarlo o inibirlo).
Sul Luogo di Lavoro
In azienda e comunque sul proprio luogo di lavoro è obiettivo e desiderio di chiunque costruire rapporti lavorativi, sia con i colleghi sia con i superiori, improntati al rispetto reciproco. Chiaramente, non sempre questo è possibile e a volte la necessità di mantenere quel lavoro potrebbe spingere anche a mandare giù il rospo: una persona assertiva per ridurre i danni e per evitare lo scontro con chi non accetta il confronto franco ed aperto (soprattutto se l'interlocutore in questione riveste ruoli gerarchicamente superiori) potrebbe anche decidere di soprassedere e rinunciare a ribadire le proprie ragioni senza per questo diventare passiva.
Potrebbero esserci situazioni complesse da gestire come ad es. l'essere criticati, l'essere trattati ingiustamente, il ricevere richieste manipolatorie o, addirittura, umilianti. In tali situazioni le persone passive tendono ad addossarsi la colpa senza distinguere tra proprie o altrui responsabilità; viceversa le persone aggressive mostrano in maniera eccessiva il proprio fastidio spesso anche verso il proprio capo.
Assertività 3.0: Perché Migliorare la Comunicazione Migliora la Vita?
Quando l'Assertività è Difficile: Come può Aiutare la Psicoterapia
Sviluppare un comportamento assertivo da soli può essere difficile, soprattutto se le nostre abitudini comunicative sono radicate da tempo. In questi casi, la psicoterapia può offrire uno spazio sicuro e di supporto. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) includono specifici training di assertività per allenare nuove modalità di interazione.
All'interno della relazione con uno psicologo o psicoterapeuta, si può imparare a comunicare i propri stati emotivi e bisogni in un ambiente protetto e non giudicante, ricevendo feedback costruttivi. La terapia diventa una sorta di 'palestra' relazionale. Anche i percorsi di gruppo sono molto efficaci. Attraverso tecniche come il role playing, si impara a parlare apertamente delle proprie emozioni senza essere inibiti dalla paura del giudizio, allenando la capacità di dire di no e di gestire conversazioni complesse in modo più sereno.
Il Ruolo della Neutralità del Terapeuta e i Rischi del Controtransfert Inappropriato
Una relazione terapeutica è fatta sempre da due persone, e il terapeuta è una persona. Ascolta, prova, empatizza, sente, pensa. E il sentire riguardo ai suoi pazienti, le sue "persone", non si esaurisce certo nello spazio confinato della terapia. Un terapeuta impara a gestire e a non farsi travolgere (il che renderebbe impossibile il lavoro terapeutico) con un lavoro continuo su se stesso.
Prima di essere psicoterapeuta, il professionista è comunque una persona come tutte le altre ed è del tutto normale che abbia particolari risonanze emotive con alcuni pazienti che per tanti motivi possono fungere da "specchio" a parti "non risolte" o comunque a echi interiori che poi si manifestano con "preferenze" più o meno consapevoli. Il percorso professionale dello psicoterapeuta prevede un percorso personale di terapia proprio per cercare di conoscere le proprie dinamiche interiori ed evitare nell'ambito terapeutico di confondere "ciò che è proprio con ciò che non lo è".

Il terapeuta pensa e riflette sulle sedute anche dopo che si sono concluse. Non è affatto strano che un professionista provi empatia ed affetto per un paziente, anche se non si parlerebbe "tout court" di "preferenza". Si tratta pur sempre di un rapporto tra persone e per di più intimo. Le emozioni riportate dal paziente possono toccare ed emozionare il terapeuta che, in ogni caso, deve essere deontologicamente in grado di elaborarle e restituirle in modo produttivo.
Tuttavia, esistono dei confini professionali che il terapeuta ha l'obbligo di rispettare con la massima attenzione. Nel momento in cui percepisce un'attrazione inappropriata nei confronti di un paziente, dovrebbe interrompere tempestivamente il percorso terapeutico e indirizzare il paziente a un altro professionista. La relazione tra psicologo e paziente è una relazione asimmetrica, dove lo psicologo ha una responsabilità maggiore proprio perché la persona che si affida è in una condizione di vulnerabilità.
Comportamenti che vanno contro ogni regola del Codice Deontologico, come commenti estetici inappropriati, allusioni sessuali, contatti fisici non terapeutici o inviti personali, non hanno nulla a che vedere con scopi terapeutici e arrecano un'ulteriore ferita alla fiducia su cui il paziente sta lavorando. Un terapeuta che travalica i confini professionali manca gravemente di etica e responsabilità. In questi casi, il disagio del paziente è un campanello d'allarme importante che indica che la relazione terapeutica non è sana. È fondamentale che il paziente si senta al sicuro, visto e ascoltato senza che la sua vulnerabilità venga strumentalizzata o sessualizzata. Se si verificano situazioni del genere, è diritto del paziente interrompere la terapia e, qualora lo ritenesse opportuno, inviare una segnalazione all'Ordine degli Psicologi della propria regione.