Il Silenzio Inascoltato: Le Cause della Sottorappresentazione Femminile nel Mondo dell'Arte e della Musica

Il dibattito sulla disparità di genere nel mondo della musica, recentemente acceso da dichiarazioni come quelle di Francamente a X Factor, che ha definito la situazione una "grande sconfitta" per l’industria, rivela una realtà ben più ampia e profondamente radicata. Le artiste e le donne in generale nel settore creativo non solo affrontano difficoltà professionali, ma spesso si trovano a lottare contro stereotipi di genere consolidati e ostacoli sistemici che ne limitano la visibilità e il riconoscimento. Questa sottorappresentazione non è un fenomeno isolato, ma riflette dinamiche culturali che persistono da decenni, influenzando non solo il successo artistico ma anche il benessere emotivo e la salute mentale delle professioniste.

Discriminazione di genere nel settore creativo

Disparità Numeriche: Una Realtà Innegabile

I numeri parlano chiaro e delineano un quadro preoccupante. Solo il 14% degli artisti che raggiungono le classifiche ufficiali in Italia sono donne. Un’analisi approfondita, come quella del blog del Sole 24 Ore, evidenzia come le artiste ricevano meno investimenti rispetto agli uomini e siano spesso relegate a generi musicali percepiti come di nicchia. La predominanza di artisti maschili nel panorama musicale italiano è evidente anche a livello delle case discografiche: consultando il sito web dell’Universal Music Italia, tra i 100 artisti italiani in primo piano, solo 19 sono donne. Dati simili si riscontrano anche nell’etichetta Sony Music, che presenta solamente 27 donne tra i principali 150 artisti italiani.

Questo squilibrio si riflette drammaticamente anche nei festival musicali, dove il numero di artiste in rapporto a quello degli artisti è sorprendentemente basso. Analizzando i programmi dei principali festival italiani del 2023, emerge che al Roma Summer Fest si sono esibite solamente 7 donne su 47 partecipanti, al Lucca Summer Festival 2 su 18, e al festival “La prima estate” presso il Lido di Camaiore 7 su 23. Questi sono solo alcuni esempi di un trend ricorrente e consolidato che, purtroppo, non riscontra grande attenzione. Anche in eventi di grande risonanza nazionale come il Festival di Sanremo, sebbene il divario sia minore rispetto ad altri contesti, su 28 artisti si sono esibite solo dieci donne. È un aspetto che spesso viene trascurato dai mass media, che tendono a concentrarsi esclusivamente sulla presenza femminile tra le presentatrici, ignorando la reale rappresentanza delle artiste.

Radici Culturali e Stereotipi di Genere

Le disparità di genere nella musica non sono semplicemente il risultato di episodi isolati, ma riflettono dinamiche culturali e sistemiche radicate da decenni. Le artiste donne spesso devono affrontare pregiudizi che le associano a ruoli marginali o a generi musicali "meno rilevanti". A differenza degli artisti uomini, a cui è concesso un maggiore margine di espressione e perfino di imperfezione, alle artiste donne si richiede spesso di essere impeccabili, sia esteticamente che artisticamente. Questa pressione può soffocare la creatività e impedire di sperimentare o prendere rischi artistici.

Un esempio lampante di come le artiste siano soggette a stereotipi di genere è fornito dalla cantante Ditonellapiaga, all’anagrafe Margherita Carducci, che in un’intervista a l’Essenziale ha affermato: «Durante le interviste mi viene chiesto se sono proprio io a scrivere i testi delle mie canzoni. Non so onestamente se la stessa domanda viene fatta anche ai colleghi maschi». Questa osservazione mette in luce una presunzione diffusa che le donne non abbiano competenze tecniche in merito alla composizione e alla scrittura di canzoni, a causa di una percezione errata delle loro abilità. La dott.ssa Alessandra Micalizzi, nel suo libro “Women in creative industries. Il gender gap nell’industria musicale italiana”, spiega che questa dinamica è profondamente legata al doppio standard di genere che permea la società. Non è raro dedurre che gli uomini abbiano più possibilità di emergere non perché siano intrinsecamente più competenti delle donne, ma semplicemente per il fatto di essere uomini.

Immagine concettuale: Stereotipi di genere nell'arte

Ostacoli Sistemici e Discriminazione Economica

Oltre agli stereotipi, esistono ostacoli sistemici concreti. Le decisioni di investimento spesso favoriscono artisti uomini, considerati "più redditizi". Le disparità sono ulteriormente alimentate dalla bassa presenza di modelli femminili di successo a cui aspirare. Costruire una carriera in un ambiente che non sempre le sostiene è un percorso difficile per le artiste, ma è anche un atto di resistenza e forza.

Questo fenomeno non è limitato al settore musicale, ma si estende all'intero mondo dell'arte, dove la valorizzazione della diversity, in particolare quella femminile, è scarsa. Annarita Succi, coordinatore del Gruppo Minerva di Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna, sottolinea che “le donne guadagnano meno degli uomini e il loro tasso di occupazione è di molto inferiore rispetto a quello dei colleghi”. Cristina Mezzanotte, Vicepresidente di Manageritalia Emilia Romagna, aggiunge che “anche il mondo dell’arte soffre di una scarsa valorizzazione della diversity e questo riguarda soprattutto le donne”.

Nel campo delle arti visive, la storia insegna che il valore delle opere delle donne artiste era sistematicamente più basso rispetto a quello degli uomini. Oggi, sebbene questa differenza non sia così forte come in altri settori, persiste. Una ricerca di Kooness, realtà milanese operante nel settore artistico, ha rivelato dati sconfortanti: il valore delle opere d’arte create da artisti uomini ha un prezzo maggiore rispetto a quello delle donne, con gli uomini che guadagnano il 24% in più rispetto alle creative. Il prezzo medio per un artista uomo è di circa 3700 euro, mentre per una donna si aggira intorno ai 2900 euro. Su un campione di oltre 2700 opere d'arte, il 63,3% è stato realizzato da uomini, contro un 36,7% dalle donne, nonostante le donne rappresentino la maggioranza degli studenti iscritti alle accademie pubbliche di belle arti in Italia (18.152 ragazze su 26.756 iscritti nell'anno accademico 2018/2019). Questa disparità si riflette anche nei premi prestigiosi, dove gli uomini vincono il 62,3% dei riconoscimenti contro il 37,7% delle donne.

Inoltre, i risultati di sondaggi mostrano che le opere d’arte delle donne hanno una probabilità tre volte maggiore di essere sottovalutate rispetto a quelle degli uomini, con oltre la metà dell'arte femminile sottovalutata dagli intervistati. Questa differenza di trattamento è attribuibile a fattori culturali piuttosto che a un minore talento artistico. Lo studio di Glass ceilings in the art market (2018, Bocart, Gertsberg e Tilburg) evidenzia le enormi difficoltà che le artiste devono affrontare per affacciarsi sul mercato, indicando che il top 0.03% del mercato dell’arte, che corrisponde al 40% del valore complessivo delle vendite, risulta essere completamente inaccessibile alle donne. Nel 2020, Kooness ha ulteriormente evidenziato come persista un pregiudizio nei confronti delle capacità artistiche delle donne, con il 51,6% degli intervistati che afferma di sottovalutare le loro opere.

Impatto sul Benessere Emotivo e Mentale delle Artiste

Affrontare la discriminazione di genere nel mondo della musica non è solo una questione di opportunità professionali, ma ha ripercussioni dirette sul benessere emotivo e sulla salute mentale delle artiste. Essere ignorate, sottovalutate o messe in secondo piano rispetto ai colleghi uomini può minare profondamente l’autostima. Questa svalutazione non riguarda solo il riconoscimento pubblico, ma anche i messaggi sottili che ricevono da colleghi, produttori e istituzioni. Le artiste si trovano spesso a fronteggiare standard irrealistici, dovendo essere non solo talentuose, ma anche impeccabili dal punto di vista estetico, professionale e personale.

In un settore in cui le donne sono spesso una minoranza, è facile sentirsi isolate. La mancanza di modelli femminili di successo e di una rete di supporto può amplificare questa sensazione. Questa solitudine emotiva può essere uno degli ostacoli più difficili da superare. La continua lotta contro un sistema che non valorizza pienamente le donne può portare al burnout emotivo, ma anche in questi momenti difficili, la resilienza è una forza che può emergere.

Come si può ridurre il divario di genere tra donne e uomini?

Una Lunga Storia di Esclusione e Lotta nell'Arte

La storia dell’arte è costellata di esempi in cui le donne sono state a lungo escluse e le loro capacità e il loro talento sono stati ignorati, spesso relegate al compito di badare al focolare domestico e ai bisogni familiari. In epoca antica, le testimonianze di artiste sono poche e frammentarie; la donna era considerata principalmente un oggetto di ispirazione per gli artisti uomini. Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis Historia”, cita alcune di loro - Timarete, Calipso, Aristarete, Iaia di Cizico - ma di loro sono rimaste poche e incerte tracce, spesso confuse con il racconto mitologico.

A partire dal 1500, iniziano a circolare lavori di artiste donne, spesso autodidatte, i cui lavori erano limitati ai generi cosiddetti “minori”, come paesaggi e nature morte. La pittura doveva rimanere per loro solo un piacevole passatempo. Sofonisba Anguissola (1535-1625) fu una delle poche che riuscì a trasformare la sua passione in professione, andando contro le convenzioni dell’epoca. In Italia, alcune Accademie, come quella di San Luca a Roma e quella di Firenze, permisero l’accesso alle donne già a partire dal ‘600. Artemisia Gentileschi (1593-1653) fu la prima donna ad essere ammessa all’Accademia di Firenze. Pittrice di carattere, visse della sua arte, gestendo lei stessa i rapporti economici con i suoi committenti. Oggi è diventata un simbolo nella lotta alla violenza sulle donne, avendo subito lei stessa violenza da un collega pittore, a cui seguì un lungo e umiliante processo.

Più facile era l’accesso all’arte per le donne dell’aristocrazia, ma molto difficile era trasformarla in lavoro. Ci riuscì Rosalba Carriera (1673-1757), nata a Venezia, un ambiente più liberale rispetto agli altri Stati italiani, specializzandosi in ritratti a pastello e miniature, generi tradizionalmente ritenuti “adatti” alle donne. Riuscì a guadagnarsi una fama autonoma e a farne una vera e propria attività imprenditoriale. In Francia, proprio per scoraggiare la partecipazione femminile, le rette delle Accademie erano diversificate: 300 franchi per gli uomini e 700 per le donne. In una società dominata dagli uomini, Élisabeth Vigée Le Brun (1755-1842), grazie all’appoggio del padre che ne riconobbe il talento, divenne la ritrattista favorita della regina Maria Antonietta e una delle pittrici più ricercate e apprezzate, e a diciannove anni fu l’unica donna a far parte dell’Académie de Saint-Luc.

Il XIX secolo non registrò grandi passi in avanti, poiché l’arte era ancora considerata, per le donne, solo un passatempo. In Inghilterra, il gusto vittoriano riconosceva alle donne solo la dote della “raffinatezza” ma non del “talento”. Emily Mary Osborn (1828-1925), pittrice inglese, fu tra le firmatarie della petizione per ammettere le studentesse ai corsi della Royal Academy.

Bisogna arrivare alla prima metà del ‘900 perché alcune artiste riescano ad emergere e ad essere riconosciute per il loro talento. Frida Kahlo (1907-1954), pittrice messicana, fece della pittura la sua ragione di vita. Attiva politicamente, autonoma, divenne simbolo di emancipazione e di libertà sessuale. Icona di stile del primo dopoguerra fu Tamara de Lempicka (1898-1980), pittrice polacca.

La Critica e il Mercato dell'Arte: Un Pregiudizio Persistente

Le artiste hanno dovuto affrontare anche la diffidenza da parte della critica, che solo a partire dal XX secolo ha riconosciuto a molte di loro pari dignità con i colleghi uomini. Il percorso di rilettura della storia dell’arte in chiave di parità è iniziato nel 1916 con il critico Roberto Longhi, che “riscoprì” il talento della pittrice caravaggesca Artemisia Gentileschi, e poi proseguito nel 1971 con Linda Nochlin e il saggio “Perché non ci sono state grandi artiste?”. Secondo l’autrice, le donne artiste non hanno mai avuto un ruolo di protagoniste nell’arte perché la produttività artistica è il risultato di un processo in cui il talento si affina e si allena, e per molto tempo la donna è stata esclusa da questo meccanismo. Contrariamente agli uomini, alle aspiranti artiste era proibito studiare dal vero con modelli e modelle senza veli. Il problema principale è che le donne non sono state agevolate nell’apprendere e nell’esercitarsi con tecniche e mezzi adeguati, ma hanno dovuto lottare, e spesso sono state derise ed etichettate in modo dispregiativo, per inseguire la propria aspirazione.

Secondo una ricerca pubblicata nel 2017 dalla sociologa dell’arte tedesca Katrin Hassler, condotta su dati forniti da ArtFacts, nella classifica dei 100 artisti più quotati a livello globale, solo il 12,6% è donna, e la percentuale diminuisce man mano che la piramide allarga la sua base. Una ricerca risalente al 2017 di quattro studiosi (Adams, Kraeussl, Navone, Marco Verwijmeren) dimostra come le opere create da artiste siano vendute nelle aste a un prezzo inferiore rispetto alle opere di artisti, semplicemente perché opere di donne. Questi dati sono confermati dalla ricerca di Katrin Hassler.

Grafico sulla disparità di genere nel mercato dell'arte

Nel 2022, Artprice ha mostrato un lento miglioramento: la classifica degli artisti più pagati sotto i quarant’anni è dominata dalle artiste, ben sette su dieci. Le grandi gallerie internazionali sono sempre più attente e la quota di donne ha raggiunto in taluni casi il 40%, con i musei e le fondazioni d’arte contemporanea che hanno aumentato in maniera esponenziale i fondi per le acquisizioni rivolti alle donne. Tuttavia, secondo una statistica del 1984, solo 13 dei 169 artisti esposti al Metropolitan Museum di New York erano donne, mentre l’83% dei nudi presenti nella collezione rappresentavano corpi femminili. Secondo la Commissione sulla parità di genere dell’Unione Europea, nel 2017 le opere d’arte realizzate da donne rappresentavano solo una quota compresa fra il 3% e il 5% delle principali collezioni permanenti in Europa e negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, soltanto il 13% degli artisti viventi esposti nelle gallerie in Europa e in Nord America sono donne. Le Guerrilla Girls, fin dalla loro nascita nel 1985, hanno messo in luce la disparità di genere nel mondo dell’arte, segnalando che meno del 5% delle artiste nella sezione di arte moderna del Metropolitan Museum è costituito da donne, a fronte di un 85% di nudi femminili esposti. Ancora oggi meno del 30% delle mostre nei principali musei americani è dedicata al genere femminile, e la presenza delle artiste nelle collettive, in appuntamenti come la Biennale di Venezia e Documenta, si posiziona ben al di sotto della parità.

Il sessismo, ancora saldamente intrecciato nel tessuto istituzionale, nella lingua e nella logica del mondo dell’arte ufficiale e nel mercato, contribuisce insieme a discriminare le donne anche nell’ambito artistico, in Italia e nel mondo.

Iniziative per il Cambiamento e la Promozione della Parità

Cambiare le dinamiche di genere nella musica e nell'arte richiede un impegno collettivo, fatto di azioni concrete e di un cambiamento culturale profondo. È fondamentale creare spazi più equi nei festival e nei talent show, bilanciando la presenza di uomini e donne nelle line-up e tra i finalisti. Investire nelle artiste, dando loro le stesse opportunità di promozione, produzione e accesso alle risorse che ricevono i colleghi uomini, è cruciale. Educare il pubblico e gli addetti ai lavori, sensibilizzando su temi come il sessismo e gli stereotipi di genere, è fondamentale per smantellare i pregiudizi.

A livello internazionale, esempi virtuosi sono rappresentati da Shesaid.so, una “comunità globale indipendente di donne e persone di genere non conforme provenienti da tutti i settori dell’industria musicale” nata nel 2014 per dare voce e rappresentare coloro che sono emarginati, e Keychange, un “network globale e un movimento che si impegna per una completa ristrutturazione dell’industria musicale per raggiungere la piena parità di genere”. A livello nazionale, emerge Equaly, una “community composta da cantautrici, interpreti, musiciste, producer, foniche, tour manager, direttrici di produzione, addette stampa, promoter, a&r, legal, product manager, licensing manager, studentesse che vogliono unirsi per fare rete e per far sentire la loro voce contro la discriminazione di genere”. Nata nel 2021 dalla volontà di sette professioniste del settore musicale, Equaly è la prima realtà in Italia a occuparsi di parità di genere nel settore, ispirandosi al femminismo intersezionale. La sua missione è decostruire gli stereotipi di genere, creare consapevolezza, fornire modelli positivi, offrire formazione, fare rete e dare risalto alle donne e alle persone che si identificano in generi sottorappresentati. Equaly ha realizzato workshop, borse di studio, un blog e un questionario sulla violenza di genere nell’industria musicale italiana, diventato una ricerca con oltre 150 risposte anonime. Ha anche collaborato a progetti come la call “120db break the ceiling” per aspiranti producer e il corso di educazione civica “Let’s party: divertirsi nel dancefloor rispettando tutte e tutti” per le scuole medie primarie.

Nel 2021 è stato istituito in Italia l’Osservatorio per la parità di genere del Ministero della Cultura con lo scopo di avviare un’attività di scambio e reciproco supporto con enti, istituzioni e associazioni e una costante raccolta dati da rinnovare annualmente al fine di creare una rete tra le varie realtà nel mondo della cultura e dell’arte. Nel primo rapporto annuale del novembre 2022, l’Osservatorio sottolinea che “l’invisibilità nel mondo dell’arte delle donne è una realtà purtroppo evidente”, evidenziando che solo il 19% delle mostre realizzate durante l’anno preso in considerazione ha riguardato le artiste. Nel 2022, la Biennale di Venezia, per la prima volta dalla sua fondazione, ha visto una presenza di circa il 90% di artiste donne, sotto la direzione di Cecilia Alemani, un segnale incoraggiante di cambiamento.

Sulla stessa linea, Liezel Strauss, curatrice e attivista nata in Sud Africa, nel 2018 ha fondato la piattaforma ArtGirlsRising con lo scopo di dare uno strumento alle artiste emergenti per ottenere una rappresentanza più significativa all’interno di musei, gallerie e case d’asta. Nel 2019, la Strauss è stata scelta per rappresentare la campagna “Impossible to Ignore” delle Nazioni Unite per le donne, lanciando il suo progetto di directory “Where Are The Women Artists?”, un database che comprende più di 2000 artiste provenienti da 97 paesi.

Le donne nell'industria creativa e le iniziative per la parità di genere

Il cambiamento sostanziale si può raggiungere “facendo ricerca, mettendo i dati a disposizione, continuando a creare consapevolezza e infine con azioni, azioni e ancora azioni”. È fondamentale conoscere le cifre e promuovere una maggiore trasparenza nel mondo dell’arte, sia nelle istituzioni artistiche pubbliche sia nel mercato commerciale. Il percorso di rilettura della storia dell’arte in chiave di parità è iniziato con figure come Roberto Longhi e Linda Nochlin, e oggi continua con l'impegno di molteplici organizzazioni e attivisti.

Laila al Habash, cantante italo-palestinese, sul suo account Instagram elogia spesso la bravura della sua band composta interamente da donne e afferma: «Ci vogliono più ragazze nei palchi. Nelle line-up dei festival e nelle formazioni band. Per me è sempre stato normale, sono la terza di tre sorelle e siamo tutte e tre musiciste (…), però per tanti e tante non è così scontato che nella musica tra gli addetti ai lavori ci siano pure le femmine, quindi io ho deciso così: se ad ogni concerto che faccio anche solo una ragazza guardando quanto spacca Danila alla batteria o quanto è brava Plastica alle tastiere torna a casa ispirata o colpita, io sono felice e posso andare a dormire tranquilla. Così saremmo di più, e sarebbe normale». Questa testimonianza sottolinea l'importanza di fornire modelli positivi e di normalizzare la presenza femminile in ogni ambito dell'arte.

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