Le Donne nell'Industria Automobilistica: Innovatrici, Leader e Pioniere del Futuro

L'industria automobilistica, spesso percepita come un dominio maschile, ha in realtà beneficiato fin dalle sue origini di contributi femminili fondamentali e spesso sottovalutati. Dalle invenzioni che hanno reso i veicoli più sicuri e confortevoli alle figure che hanno guidato importanti aziende e progetti, le donne hanno dimostrato talento, visione strategica e capacità di innovazione. Nonostante ciò, la loro rappresentanza rimane ancora limitata in molti settori dell'economia e nelle professioni MINT (Matematica, Informatica, Scienze Naturali e Tecnica), rendendo necessaria una riflessione approfondita e azioni concrete per promuovere la parità di genere.

Le Radici Femminili dell'Innovazione Automobilistica

È un fatto sorprendente che molti accessori oggi considerati indispensabili nelle automobili abbiano una storia tutta al femminile. Il riscaldamento dell’auto, lo specchietto retrovisore o i tergicristalli non sono solo componenti importanti dei veicoli che rendono la guida più sicura e confortevole, ma sono anche invenzioni di donne.

La storia narra che nel lontano 1983 (un esempio raro per l'epoca di ingegnere meccanico) Margaret Wilcox inventò il primo sistema di riscaldamento per auto, rendendo i viaggi invernali decisamente più gradevoli. Le statunitensi Mary Anderson e Charlotte Bridgewater sono invece le figure a cui si deve la fondamentale invenzione del tergicristallo. Mary Anderson ne brevettò uno manuale nel 1903, mentre Charlotte Bridgewater lo rese ancora più efficace e comodo progettando e registrando nel 1917 quello a funzionamento elettrico. Questi dispositivi, inizialmente ignorati o accolti con scetticismo, sono diventati col tempo elementi cruciali per la sicurezza stradale. Anche la linea di mezzeria che divide le carreggiate stradali è un'idea attribuita a una donna, June McCarroll, che la concepì dopo un grave incidente nel 1917. Le sue idee furono inizialmente ignorate, ma la loro importanza è oggi universalmente riconosciuta.

A Katharine Blodgett, laureata in fisica e chimica alla Cambridge University nel 1926, si deve l'invenzione nel 1938 di speciali tipologie di vetro, poi utilizzate - oltre che per le lenti degli occhiali e per le macchine fotografiche - anche nei parabrezza delle auto, contribuendo a migliorare la visibilità e la sicurezza.

Pioniere e Madri Fondatrici dell'Automobile

Il 5 agosto del 1888, una donna gettò le basi della mobilità automobilistica intraprendendo un viaggio in automobile: Bertha Benz, moglie di Carl Benz, fu la prima persona al mondo a compiere un lungo viaggio. Considerata indiscutibilmente la prima donna manager nell'industria dell'auto, Bertha partecipò con le proprie sostanze al progetto e alla costruzione della prima automobile fortemente voluta dal marito. Le vendite, tuttavia, non decollavano, a causa dello scetticismo del pubblico. Fu così che Bertha, con i suoi due figli come passeggeri, percorse ben 100 chilometri da Mannheim a Pforzheim, all'insaputa del marito. Durante la guida, le venne l’idea di una terza marcia, che Carl Benz realizzò successivamente, e riuscì a ottimizzare tutte le (poche) funzioni del mezzo, rendendo il tragitto possibile. Questo viaggio è considerato la prova dell’idoneità dell’automobile all’uso quotidiano e la pietra miliare di una nuova era. Pochi giorni dopo, replicò il viaggio all'inverso, trasformandosi di fatto nella prima responsabile marketing e vendite del settore, vista la notorietà e i risultati commerciali ottenuti. Il suo contributo decisivo fin dalle origini è stato spesso nascosto dalla storia.

Sophie Opel, già alla fine dell’Ottocento, guidò l’Opelwerke per 18 anni, dimostrando che la visione imprenditoriale non ha confini di genere. Questa figura esemplare ha aperto la strada a una serie di donne che, nel corso del XX secolo, hanno saputo imporsi con coraggio e determinazione.

Dorothée Pullinger, nata in Francia nel 1894 e trasferitasi in Scozia, è ricordata per la sua vicinanza ai movimenti per l'emancipazione delle donne, in particolare di coloro che lavoravano nell'auto e in generale nella meccanica. Dopo aver gestito 7.000 operaie alla Vickers, divenne la prima imprenditrice scozzese delle 4 ruote. Suo padre Thomas Charles, in sintonia con il progresso delle donne, affermò che "sono meccanici nati, che lavorano il cervello oltre che le mani, e imparano con una rapidità sorprendente. Sono convinta che ci sia un immenso futuro nell'ingegneria per le donne". Fu proprio Dorothée a realizzare, assieme al padre, la Galloway 10/20 - basata sulla Fiat 501 - ricordata come la prima auto pensata e progettata sulla base delle esigenze femminili. Per tutta la sua vita Dorothée ha continuato a fare campagne per sviluppare il ruolo delle donne attraverso la Women's Engineering Society, rimanendo oggi un'ispirazione per il futuro 'rosa' dell'industria dell'auto.

Bertha Benz al volante della prima automobile

Il XX e XXI Secolo: Dalla Creatività alla Leadership Aziendale

Con il passare degli anni, il contributo femminile si è esteso in molteplici ambiti, dalla creatività del design alla complessità della direzione aziendale, spesso con risultati brillanti in settori storicamente dominati dagli uomini.

Johanna Quandt, dopo la morte del marito Herbert Quandt nel 1982, subentrò nei consigli di sorveglianza della BMW, consolidando il ruolo strategico delle donne nei vertici aziendali e detenendo, insieme ai figli, circa la metà delle azioni ordinarie della BMW.

Elisabeth Bougis, per esempio, ha saputo trasformare una sfida in innovazione, guidando il progetto che ha portato alla nascita della Renault Twingo nel 1990 e coordinandone ogni fase, dallo sviluppo al marketing. È grazie all'intraprendenza della donna, che si è occupata dell'intero progetto - includendo i processi di sviluppo, produzione, marketing e vendita - che Renault è riuscita ad assicurarsi la collaborazione di grandi nomi come Kenzo e Benetton per il design degli interni.

Dodici americane, nel 1993, hanno fondato la "Automotive Women's Alliance Foundation" per far sì che le donne conquistino maggior potere e influenza nell'industria automobilistica globale, un'iniziativa fondamentale per promuovere la rappresentanza femminile.

Le Protagoniste del Nuovo Millennio

L’inizio del nuovo millennio ha visto l’arrivo di una generazione di professioniste che ha ulteriormente rivoluzionato il settore. Tra le maggiori esperte di aerodinamica c'è l'italiana Antonia Terzi che ha lavorato dal 2004 per la Ferrari e la Williams in Formula 1. In seguito è diventata la Capo designer del "TU Delft Superbus", un ambizioso prototipo di bus elettrico in grado di trasportare fino a 23 persone e raggiungere una velocità massima di 250 km/h.

Linda Hasenfratz ha inaugurato una nuova era assumendo la guida di aziende specializzate nella produzione di componenti meccanici per auto, diventando la prima donna al comando della compagnia Linamar. Nel 2003, l'americana Anne Stevens è diventata la donna più influente dell'industria dell'auto in qualità di prima vicedirettrice della Ford, aprendo la strada nel top management.

Nel 2009 la francese Odile Desforges è diventata la prima vicepresidentessa della Renault e ha dato voce alle pari opportunità per donne e uomini nell'industria dell'auto. Nel 2010, Annette Winkler ha fatto la storia diventando la prima donna a dirigere un marchio del gruppo Daimler con il suo ruolo di CEO alla Smart. Rita Forst è diventata una delle donne manager più influenti d'Europa come alto dirigente della Opel. Christine Hohmann-Dennhardt, dopo una significativa carriera in politica, ha segnato un traguardo importante entrando nel Consiglio di Amministrazione di Daimler AG nel 2011.

Susie Wolff ha introdotto un cambio di paradigma nella Formula 1, riuscendo a prendere spazio nei box come collaudatrice del Team Williams. L'ambiziosa scozzese è stata seguita da molte altre donne che hanno guadagnato il loro posto nella classe regina dell'automobilismo sportivo come ingegneri, direttrici sportive e collaudatrici. Nominata direttrice generale della F1 Academy, ha facilitato la transizione delle corse di Formula 1 da karting alle monoposto per le giovani pilote, ridefinendo il concetto di presenza femminile in Formula 1.

Nel 2013, Barb Samardzich è entrata nel top management di Ford Europa ed Elena Ford, pro-pronipote di Henry Ford, è diventata la prima Vicepresidente donna della Ford, contribuendo a rivoluzionare la linea di produzione delle automobili dell'azienda di famiglia.

Wang Fengying ha contribuito a questo rinnovamento, assumendo la carica di direttrice generale alla Great Wall Motor Company, leader nel panorama automobilistico cinese, dimostrando il crescente potere femminile a livello globale.

Donne dirigenti nell'industria automobilistica

Contemporaneità e Potere Femminile: Un Settore in Trasformazione

In questi ultimi anni, il settore ha assistito a un ulteriore rafforzamento del potere femminile nei vertici delle grandi aziende. Ursula Piëch ha superato ulteriormente le barriere di genere entrando a far parte del Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen, consolidandosi come una delle figure più potenti del settore. Le Thi Tun Thuy guida, dalla fine del 2021, la divisione automobilistica Vinfast del conglomerato vietnamita VinGroup.

Mary Barra è salita al vertice globale diventando CEO della General Motors nel 2014, dopo 33 anni di carriera in cui ha lavorato in più dipartimenti e mansioni. Ha affrontato sfide complesse, come uno dei più grandi scandali della storia di GM che l'ha obbligata a richiamare 1,6 milioni di vetture, rafforzando il ruolo delle donne in un contesto competitivo. Come sottolinea il Washington Post, Mary Barra ha utilizzato una leadership inclusiva per raccogliere sostegno dai dipendenti e migliorare le operazioni aziendali. I collaboratori sanno di poter esprimere le proprie opinioni e la Barra, una volta che ha ricevuto diversi input, valuta l'efficacia di tutte le idee e fornisce feedback. Recentemente, parlando della elettrificazione, ha detto alla rivista Stanford Alumni che il suo "compito è stare al passo con il progresso tecnologico in modo che i consumatori possano scegliere. È così che vinciamo".

Ultime, ma non ultime, sono le notizie che riguardano figure come Linda Jackson di Peugeot, Beatrice Foucher della DS, Stefanie Wurst di Mini, Anna Gallagher di Jaguar, e Stella Li. Quest'ultima, figura di spicco nel settore automobilistico, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento a livello internazionale, venendo nominata World Car Person of the Year 2025. Grazie alla sua guida strategica, BYD ha consolidato la propria presenza globale, raggiungendo traguardi significativi nella produzione di veicoli elettrici e ibridi, rendendola la prima donna e la prima dirigente di una casa automobilistica cinese a ricevere questo importante riconoscimento. Queste manager sono destinate a lasciare un segno nuovo nell'industria automobilistica, oggi sempre più attenta alla mobilità sostenibile, all'ambiente, al design degli interni, al comfort e alla comodità. Insomma, il futuro sarà sempre più 'rosa'.

La Diversità come Risorsa: Superare il Gender Gap

"Donne e motori, gioie e dolori" è sempre stato il leitmotiv del settore automobilistico. Lo stereotipo della donna disinteressata al mondo dei motori oggi viene superato dalle numerose donne manager che a pieno titolo iniziano a farsi spazio nell’industria automobilistica, occupando posti ambiti nella gerarchia aziendale. La diversità è una risorsa preziosa in azienda. La valorizzazione della presenza femminile in tutti i livelli aziendali contribuisce alla competitività e al successo dell’organizzazione. Le competenze, la creatività e le soft skills tipiche della femminilità, infatti, rappresentano un importante valore aggiunto per ogni gruppo di lavoro.

Tuttavia, le donne sono ancora sottorappresentate nel settore automobilistico, nell’economia e nelle professioni MINT. Solo il 22% delle posizioni dirigenziali intersettoriali in Svizzera è occupato da donne. Anche nel settore MINT la percentuale di donne in Svizzera è inferiore: solo il 34,5% dei posti universitari nelle materie MINT sono occupati da donne. Nel 2024, il Global Gender Gap Report ha inoltre dichiarato che ci vorranno ancora 134 anni prima che il mondo raggiunga la piena parità di genere.

Anche le previsioni economiche confermano l’importanza di eliminare completamente la disparità di genere: secondo la Banca europea per gli investimenti, la parità tra donne e uomini potrebbe far aumentare il prodotto interno lordo (PIL) globale di 13 trilioni di dollari statunitensi. Attribuire il posto che spetta alle donne nella catena del valore dell’automotive italiana significa incrementare la forza lavoro e consolidare la competitività.

Il gender gap si radica in diversi fattori storici e culturali. Ad esempio, nella scelta delle carriere, continua a pesare la percezione che il settore sia "per uomini". Inoltre, la minore partecipazione femminile nei percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) ostacola le donne nell’acquisizione delle competenze richieste dall’industria. E, anche quando riescono a entrare nel settore automotive, la cultura aziendale - prevalentemente maschile - scoraggia le donne a restare in percorsi di carriera.

Per questo, serve fare la differenza valorizzando anche le competenze che, proprio dalla "differenza", arrivano. Come evidenzia Agnese Di Matteo, vicepresidente dell’Automotoclub storico italiano (Asi): «Le automobili dialogano sempre di più con quello che c’è intorno. Servono competenze che non siano solo di tipo tecnico: i percorsi che si studiano oggi non sono solo quelli che fanno gli uomini. Ma anche quelli fatti dalle donne».

Iniziative e Progressi per la Parità di Genere

Il gruppo AMAG intende contrastare la disparità di genere, creare pari opportunità e rafforzare la posizione delle donne. Con la certificazione «Fair-ON-PAY» il gruppo AMAG incentiva la parità salariale, mentre modelli di lavoro flessibili dovrebbero inoltre consentire di conciliare lavoro e famiglia. Grazie ai suoi sforzi, dal 2020 il gruppo AMAG è riuscito a registrare un significativo aumento della percentuale di donne. A dicembre 2024, la quota totale delle donne è aumentata dall’11,2% al 17,2%.

Un'iniziativa partita nel penultimo salone dell’auto di Parigi, prima della pandemia, metteva in evidenza le donne che lavorano nella nuova mobilità, per sollecitare attenzioni femminili verso attività tecniche o ingegneristiche, ancora troppo in mano maschili.

Il cambiamento, nel mondo dell’automotive, comincia a farsi sentire forte e chiaro. Come evidenzia il rapporto Confidustria nel focus dedicato al settore auto, riprendendo le stime di Prometeia e Unioncamere, l’intera filiera dell’automotive genera in Italia un ammontare di valore aggiunto pari a quasi il 5% del Pil (di cui 2% la fase industriale e 2,8% la fase distributiva). E, in tutta la filiera, le donne ci sono e iniziano ad essere sempre più numerose. A dimostrarlo è “Driverher Forward”, il convegno-evento che, differenziandosi rispetto ai “manels” di settore, porta l’attenzione sul tema della parità di genere nell’automotive attraverso le voci delle professioniste che ne fanno parte a vario titolo.

Michelin Lopes, fondatrice e presidente dell’associazione Lead’HER Europe, sottolinea che: «Le cose stanno cambiando. Ma lentamente. Nonostante il progresso il gap permane. La strada è lunga da percorrere». La diversità è una risorsa preziosa in azienda. La valorizzazione della presenza femminile in tutti i livelli aziendali contribuisce alla competitività e al successo dell’organizzazione. Le competenze, la creatività e le soft skills tipiche della femminilità, infatti, rappresentano un importante valore aggiunto per ogni gruppo di lavoro.

Program, specializzata nel noleggio a lungo termine per aziende, è stata fondata da Patrizia Bacci, Amministratore Unico, una delle poche donne a capo di un’azienda di autonoleggio in Italia, che oggi guida un team per il 51% al femminile, gestendo un parco auto di oltre 5.000 veicoli. Tuttavia, una survey condotta da GR Advisory, patrocinata da A.I.A.G.A. e Flotte&Finanza, a cui Program ha partecipato, ha invece portato alla luce un quadro poco incoraggiante per quanto riguarda la professione del Fleet Manager. Soltanto il 20% dei gestori della flotta aziendale sono donne e solo circa il 6% di queste ha età inferiore ai 40 anni. Probabilmente serviranno ancora alcuni anni prima di vedere anche in questa professione il cambiamento che si sta già manifestando nel settore.

A Milano si è svolta la seconda edizione del Pink Motor Day, patrocinato dal Comune di Milano, in cui sono stati trattati argomenti che possono valere per ogni settore industriale, poiché dovrebbe essere, ormai chiaro, che un qualsiasi lavoro può essere svolto sia da uomini sia da donne. Per ciò che riguarda la nuova mobilità - significa auto, moto, biciclette, monopattini - l’industria avrà sempre più bisogno di inedite competenze e ruoli differenti per arrivare al successo della trasformazione in atto.

Iniziative per la parità di genere nell'automotive

Donne e Professioni nel Settore Automobilistico: Il Futuro è Rosa

Come nello sport, anche l'industria automobilistica sta vivendo una vera e propria femminilizzazione negli ultimi anni. Che si tratti di meccanica, design, ingegneria o vendite, le donne cominciano ad affermarsi in professioni che prima erano riservate agli uomini. Il futuro dell'industria automobilistica, che sta subendo un cambiamento radicale con l'elettrificazione e la digitalizzazione, offre alle donne nuove opportunità.

Per promuovere l'accesso alle professioni dell'industria automobilistica, si stanno lanciando iniziative per incoraggiare le donne a entrare in questo settore. Tra queste, in particolare, la promozione della formazione professionale da parte delle scuole, le testimonianze di donne specializzate e l'offerta di stage in azienda. L'obiettivo è chiaro: valorizzare le carriere esistenti delle donne e aumentare l'attrattiva di queste professioni per le giovani ragazze.

Romain Guérinchault, Presidente della Formazione professionale per le professioni automobilistiche dell'UPSA e coordinatore degli esami finali, sottolinea che il fascino per l'automobile è ancora legato principalmente alla passione. Tuttavia, è controbilanciato da una serie di pregiudizi, come lo sforzo fisico, la sporcizia e la natura "umile" del lavoro in officina, rafforzati dagli stereotipi dei vecchi meccanici del quartiere. Guérinchault evidenzia che si tratta di professioni impegnative, ma anche molto apprezzate e che offrono numerosi vantaggi e opportunità, tra cui ottimi contratti collettivi di lavoro e condizioni retributive molto interessanti.

Attualmente, circa cento apprendisti iniziano il programma di formazione e tra i sessanta e gli ottanta si iscrivono agli esami finali. La percentuale di donne è molto bassa, tra i quattro e i sei candidati agli esami finali sono donne. Tuttavia, questa cifra corrisponde a quella registrata al momento dell'assunzione, il che significa che le ragazze sono molto più coerenti nella scelta delle professioni, completando la loro formazione e avendo una chiara visione del loro futuro, in particolare seguendo il Diploma federale. Guérinchault ha notato un leggero aumento annuale dell'interesse delle donne per le carriere nell'industria automobilistica, un buon segno per il futuro.

Le candidate provengono sia direttamente dalla scuola dell'obbligo sia da percorsi alternativi. Guérinchault, esprimendo la sua opinione personale, percepisce molta più motivazione nelle ragazze che nei ragazzi, poiché hanno scelto consapevolmente questo percorso. La determinazione delle ragazze è palpabile, come dimostrato dalla loro disponibilità a partecipare a uno spot sulle professioni automobilistiche, a differenza di alcuni ragazzi che temevano il giudizio dei coetanei.

Storie di Successo e Determinazione

Le storie personali, ancora una volta, riscrivono la cultura. Monica Zanetti, conosciuta come “Lady F40”, è stata la prima meccanica a entrare a far parte del team Ferrari, lavorando direttamente sui primi 200 esemplari della leggendaria Ferrari F40. Racconta: «Ho iniziato a quindici anni. Oggi in officina la tecnologia aiuta a svolgere i lavori più pesanti. Ma, ai miei inizi, i colleghi uomini si stupivano di come una piccola donna riuscisse a fare dei lavori di fatica così pesanti». Il suo messaggio alle giovani donne è: «di non mollare. Quando c’è una determinazione forte, la strada si crea». Le fa eco Sara Fruncillo, una delle pilote più promettenti del panorama nazionale.

Tre giovani donne, Laetitia Gapany, Laetitia Gillet e Alison Zahner, condividono le loro esperienze e ispirano altre ragazze a intraprendere percorsi professionali nell'automotive.

Laetitia Gapany, 21 anni: al terzo anno di formazione come tecnico meccatronico (Amag Lancy), è un'appassionata di tecnologia affascinata dalle automobili fin dall'infanzia. Dopo un apprendistato in informatica, ha cercato un lavoro più pratico, trovando la sua strada come ingegnere meccatronico. Ha l'ambizione di diventare un ingegnere meccanico e intende continuare gli studi. Suo padre era orgoglioso della sua scelta, e sua madre felice che avesse trovato un lavoro che amava.

Laetitia Gillet, 18 anni: al secondo anno come carrozziere e pittore (Autobritt Carrosserie), apprezza il lato creativo e artistico di queste professioni. La passione per le auto le è stata trasmessa dal padre. Le piace l'aspetto artistico e giocare con i colori, considerandola una professione che richiede molta cura. Dopo l'apprendistato, intende qualificarsi per i campionati professionali e in futuro aprire una propria officina con il padre. Incoraggia tutte le donne appassionate a fare il grande passo.

Alison Zahner, 28 anni: ha scoperto la sua passione per le auto dopo uno stage al Centro Porsche di Ginevra. Dopo un percorso non lineare, ha completato un apprendistato speciale di sei anni, diventando tecnico meccatronico. Ama il suo lavoro manuale e lavorare su belle auto, partecipando anche a uscite in pista e gare. I suoi genitori erano contenti e non sorpresi, sapendo del suo interesse per le "professioni maschili". Per lei, non esistono professioni maschili, le donne hanno le stesse capacità.

Donne al lavoro nell'officina automobilistica

Verso un Futuro di Uguaglianza Professionale

Determinante sarà raggiungere salari equiparati, offrire maggiori opportunità di evoluzione e possibilità di scegliere tra vari insediamenti geografici. Questi sono i primi obiettivi per attirare la popolazione femminile verso moderne professioni che nascono proprio nell’ambito automobilistico, una forza lavoro che attualmente vale solo il 30%. L’automobile rimane e rimarrà il punto fermo dei nostri spostamenti perché è l’unico mezzo che consente una libertà d’azione insostituibile, utilizzata - come precisa l’Unrae, l’associazione che incorpora tutta l’industria automobilistica che opera in Italia - dal 40% del gentil sesso, ossia una vettura su 2,5 è guidata da una donna che si muove quasi mai da sola.

Gli uomini abitano, in media, più vicino al loro posto di lavoro e utilizzano meno l’auto per arrivarci; è molto comune che siano a bordo di una piccola city car, quando la vettura della famiglia - sia una berlina o un suv - venga usata dalla donna. Arianna Censi, assessora alla mobilità di Milano, precisa che “vi è la possibilità di utilizzare i mezzi in sharing, si notano molte più biciclette in circolazione e il trasporto pubblico è molto conveniente attraverso gli abbonamenti”. Così come il noleggio che consente di provare, senza impegno di acquisto, un’auto elettrica o ibrida. La finalità di ogni modello non deve essere il cliente, è ora di ribaltare questo concetto: sarà il cliente - non importa di quale sesso - a scegliere il modello che risponde maggiormente alle sue esigenze di vita. È necessario investire in una società che deve raggiungere, velocemente, l’uguaglianza professionale, valorizzando il talento dei singoli, garantendo la “gender equality”.

Oggi il 'gender gap' - quando si parla di uffici di progettazione, di studi di design, di laboratori di collaudo, di linee di fabbricazione e dei piani più alti - si sta riducendo. Questo non solo per un mutamento nell'atteggiamento di chi ha la responsabilità della selezione e dell'organizzazione del personale (tra l'altro moltissime donne sono a capo delle risorse umane nell'industria dell'auto) ma anche perché il modo di lavorare, complice l'industria 4.0, sta spostando il baricentro di ciò che si richiede ai nuovi assunti.

La parità di genere in tutti i settori, automotive compreso, non è una questione delle donne, ma della società. Le aziende inclusive e con team diversificati anche in chiave di genere registrano il 20% in più di fatturato: la parità è un razzo al Pil, una spinta verso cui dobbiamo tendere.

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