Pneumatici, Psichici e Ilici: La Tripartizione Gnostica dell'Umanità

Il sistema di credenze gnostiche propone una visione del mondo e dell'esistenza umana profondamente dualistica e complessa, distinguendo l'umanità in tre categorie fondamentali: gli ilici, gli psichici e i pneumatici. Questa tripartizione non è semplicemente una classificazione sociale, ma riflette diversi stati dell'essere e gradi di consapevolezza spirituale in relazione al mondo materiale e al divino. Essa offre una chiave di lettura per comprendere la ricerca gnostica della salvezza attraverso la conoscenza, o gnosi, una conoscenza diretta e illuminante della Verità divina, depurata da ogni sovrastruttura culturale o dogmatica.

Rappresentazione del dualismo gnostico tra spirito e materia

Il Mondo Gnostico e la Visione Duale

Nello studio delle religioni, il termine gnosi indica una conoscenza diretta e illuminante della Verità divina. È una conoscenza cristallina, depurata da ogni sovrastruttura culturale o dogmatica, vincolata a particolari contenuti di fede. La gnosi ha, quale principio distintivo, la visione duale delle dimensioni trascendente e fisica dell'esperienza. La percezione del divino viene vista come un'esperienza personale, raggiunta dopo un lungo percorso che preveda il distacco da ciò che appartiene alla dimensione materiale.

In quasi tutti i sistemi gnostici le Potenze creatrici e reggitrici del mondo hanno una connotazione estremamente negativa. Il mondo materiale era considerato malvagio dagli gnostici, perché creato dal Demiurgo, identificato in alcuni casi con un Dio cieco e folle, ostile all'umanità, in altri con un esercito di angeli ribelli. In ogni caso, il Demiurgo aveva escogitato una trappola per l'Ennoia spirituale, ossia l'Eone gemello di Dio secondo la descrizione di Simone Mago. Questa figura del Demiurgo, o "Principe di questo mondo", governa un mondo caratterizzato da opposizioni e dualità puramente illusorie, conseguenza di una visione frammentaria, relativistica, disarticolata e individualistica.

Questa concezione dualistica trova paralleli in antiche religioni come quella di Zoroastro, dove due divinità primordiali, una positiva e una negativa, erano contrapposte. In un secondo momento, secoli dopo, quella stessa religione superò l'idea di un Signore Saggio e ridusse le sue divinità a due Entità distinte: Ahura Mazda lo Spirito Buono e Ahriman lo Spirito Malvagio. Il Dio e il Demiurgo sono la divinità e il demone che sopraintendono rispettivamente al mondo ultraterreno dello Spirito e a quello terreno della materia.

La Tripartizione dell'Umanità: Ilici, Psichici e Pneumatici

Secondo la dottrina gnostica, gli uomini si dividevano in tre gruppi: ilici, psichici e pneumatici. Questa distinzione si basava sulla composizione dell'essere umano e sul suo rapporto con il mondo spirituale e materiale. L'uomo gnostico è considerato un tipo umano differente dal resto dell'umanità, straniero in questo mondo, creato e governato da Potenze oscure che nulla sanno del mondo divino ad esse superiore.

Gli Ilici (o Somatici)

I somatici (dal greco hyle, «materia», oppure σώμα, sōma, «corpo»), erano l'ordine più basso delle tre tipologie in cui veniva suddivisa l'umanità. Essi erano ritenuti completamente legati alla materia e formati solo da materia, non possedevano né Anima né Spirito. La loro attenzione era rivolta al mondo materiale, ovvero ad attività come mangiare, dormire, accoppiarsi, ricercare comodità, perciò erano visti come condannati. Gli ilici sono attaccati al proprio io e vedono "l'altro" quasi sempre come un nemico. Per gli gnostici, gli "ilici" servono la causa di psichici e pneumatici per poi ritornare al nulla che sono sempre stati: essi, dice il testo, "resteranno fino alla fine per l'annientamento". Questo mondo ilico è il regno della materia grossolana, dove il Male esiste ed assume un rilievo pratico e degli effetti tangibili, in quanto frammento disarticolato dall'Unità, verità relativa, e quindi "errore".

Illustrazione di un uomo incatenato al mondo materiale

Gli Psichici

Gli psichici, dal greco psyché (anima), rappresentano il secondo tipo di umanità. Essi possedevano un guscio di carne mortale ed un'Anima sede dei sentimenti e della volontà. Lo stato degli psichici non è altro che uno stato transitorio: è lo stato dell'essere già preparato a ricevere la Luce, pur non percependola ancora, che non ha ancora preso coscienza della Verità una ed immutabile. Sebbene non fossero completamente immersi nella materialità come gli ilici, gli psichici non avevano ancora raggiunto la piena consapevolezza spirituale. Secondo alcune interpretazioni, dopo la morte, se avranno scelto il bene, non si estingueranno. Lo psichico, invece, non va oltre il Mondo della Formazione, quello che è designato simbolicamente come il Primo Cielo o la sfera della Luna, donde egli ritorna al mondo terrestre; ciò, in realtà, non significa che assumerà un corpo sulla Terra, ma semplicemente ch'egli dovrà rivestire nuove forme prima di ottenere la Liberazione.

I Pneumatici

I pneumatici, dal greco pneuma (spirito), erano considerati gli spirituali, il più alto livello di umanità. Essi consideravano se stessi in fuga dal destino del mondo materiale attraverso la conoscenza segreta. Gli uomini pneumatici non sono di questo mondo. Erano intellettuali e uomini di fede che credevano nella salvezza dell'anima umana solo attraverso la conoscenza. La storia equivale per gli gnostici all'episodio d'un racconto: il racconto della salvezza destinata agli "spirituali". Gli gnostici inoltre pensavano che la vita dell'uomo dovesse confrontarsi sempre con il bene e il male e pertanto l'anima degli individui spirituali potesse salvarsi approfittando di particolari congiunzioni astronomiche. Per calcolare i periodi in cui l'anima poteva avanzare lungo il percorso salvifico, venivano utilizzate pratiche comuni sia al Cristianesimo sia allo gnosticismo. Il pneumatico è liberato dalle nascite mortali, è cioè liberato dalla forma, dunque dal mondo demiurgico; egli non è più soggetto al cambiamento e, di conseguenza, egli è non agente. È colui che è cosciente dell'Universo non-manifestato o del Mondo senza forma, cioè del Mondo pneumatico, e che è arrivato alla identificazione di se stesso con lo Spirito universale, Âtmâ. Quegli solo può esser chiamato Yogi, cioè «unito» allo Spirito universale.

La Gnosi come Via di Liberazione

La Gnosi è la Via della Perfezione che porterebbe a quel concetto di liberazione karmica, tipico delle religioni orientali. Chi non ha intrapreso e portato a conclusione la Via della Gnosi è destinato a reincarnarsi in nuovi corpi. Questa liberazione si opera mediante la Gnosi, cioè mediante la Conoscenza integrale. Tale Conoscenza non ha niente in comune con la scienza analitica e non la presuppone per nulla. È un'illusione troppo diffusa ai giorni nostri credere che si possa arrivare alla sintesi totale attraverso l'analisi; al contrario, la scienza è del tutto relativa e, limitata com'è al solo Mondo ilico, non esiste più di quanto esista quest'ultimo, dal punto di vista universale.

I differenti Mondi, o secondo l'espressione generalmente ammessa, i diversi piani dell'Universo, non sono affatto luoghi o regioni, ma modalità dell'esistenza o stati dell'essere. Il che permette di comprendere come un uomo vivente sulla terra possa, in realtà, appartenere non soltanto al Mondo ilico, ma al Mondo psichico o anche al Mondo pneumatico. Ed è questo che costituisce la «seconda nascita»; tuttavia, essa corrisponde propriamente parlando solo alla nascita al Mondo psichico, mediante la quale l'uomo diventa cosciente in entrambi questi due piani, ma senza accedere ancora al Mondo pneumatico, cioè senza identificarsi allo Spirito universale. Quest'ultimo viene raggiunto unicamente da chi possiede integralmente la triplice Conoscenza, mediante la quale è per sempre Liberato dalle nascite mortali: è ciò che si intende con l'espressione «solo i Pneumatici sono salvati».

Gnosi e Ascetismo

All'interno del movimento gnostico, esistevano diverse pratiche per raggiungere la gnosi. Alcune scuole predicavano l'ascetismo, con tutte le rinunce del caso: digiuni, astinenze e privazioni. Questo approccio mirava a distaccarsi dal mondo materiale e dalle sue tentazioni, liberando così l'anima per la ricerca della conoscenza spirituale. Tuttavia, non tutti gli gnostici aderivano a pratiche ascetiche. Alcuni testi gnostici descrivono stili di vita che sembrano in netto contrasto con l'ascetismo: "Dopo essersi salutati cominciano subito a banchettare, preparano la tavola con porzioni suntuose, mangiando carne e bevendo vino anche se sono poveri… Uomini e donne viziano i propri corpi giorno e notte, ungendosi, facendo il bagno, banchettando e trascorrendo il loro tempo nella prostitazione e nell'ubriachezza. E maledicono chiunque digiuni, dicendo: digiunare è sbagliato. Il digiuno appartiene all'Arconte che ha fatto questo mondo." Questo indica una diversità di interpretazioni e pratiche all'interno dello gnosticismo, con alcune correnti che abbracciavano una forma di edonismo come mezzo per affermare la propria libertà dalle regole del Demiurgo.

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Gnosi e Vedanta: Un Parallelo Orientale

Il confronto tra la dottrina gnostica e le dottrine orientali, in particolare il Vedanta, rivela accordi e talvolta identità reali, nonostante certe differenze nell'espressione. Il Vedanta, il più ortodosso di tutti i sistemi metafisici fondati sul Brahmanesimo, offre paralleli significativi. Secondo il Trattato della Conoscenza dello Spirito di Shankarâchârya: "Non vi è altro mezzo se non la Conoscenza per ottenere la liberazione completa e finale; essa è il solo strumento che scioglie i legami delle passioni; senza la Conoscenza, la Beatitudine non può esser ottenuta. L'azione, non opponendosi all'ignoranza, non può rimuoverla; ma la Conoscenza dissolve l'ignoranza così come la Luce dissipa le tenebre."

L'ignoranza è qui lo stato dell'essere avvolto nelle tenebre del Mondo ilico, legato all'apparenza illusoria della Materia e alle distinzioni individuali. Queste illusioni scompaiono per mezzo della Conoscenza, la quale non appartiene affatto al dominio dell'azione e le è superiore. "Quando l'ignoranza che nasce dagli attaccamenti terrestri viene allontanata, lo Spirito brilla di splendore suo proprio in uno stato indiviso, così come il sole risplende nel cielo allorquando le nubi si sono disperse."

Prima di pervenire a questo grado, l'essere passa attraverso uno stato intermedio, quello corrispondente al Mondo psichico, ove egli non crede più di essere il corpo materiale bensì l'anima individuale; nondimeno la distinzione continua per lui a sussistere, poiché non è ancora uscito dal dominio del Demiurgo. "Immaginando d'essere l'anima individuale, l'uomo è colto dalla paura, come chi per errore scambia un pezzo di corda per un serpente; tuttavia il suo timore viene allontanato dalla percezione che egli non è l'anima, ma lo Spirito universale."

Colui che ha preso coscienza dei due Mondi manifestati, cioè del Mondo ilico, ossia l'insieme delle manifestazioni grossolane e materiali, e del Mondo psichico, ossia l'insieme delle manifestazioni sottili, è un "nato due volte", Dwija. Ma colui che è cosciente dell'Universo non-manifestato o del Mondo senza forma, cioè del Mondo pneumatico, e che è arrivato alla identificazione di se stesso con lo Spirito universale, Âtmâ: quegli solo può esser chiamato Yogi, cioè «unito» allo Spirito universale. "Lo Yogi, il cui intelletto è perfetto, contempla tutte le cose in quanto facenti parte di se stesso, e così, con l'occhio della Conoscenza, percepisce che ogni cosa è Spirito."

Diagramma della transizione tra i mondi ilico, psichico e pneumatico

I Tre Mondi o Piani dell'Universo

René Guénon, nel suo articolo "Il Demiurgo", apparso sulla rivista "La Gnose" nel 1909, esplora i tre Mondi o Piani dell'Universo come modalità dell'esistenza o stati dell'essere. L'articolo, firmato con lo pseudonimo di "Palingenius", rappresenta un'introduzione al significato del "Male" nella storia dell'Uomo, un tema affrontato anche da Evola.

Nella prima parte, Guénon spiega il senso del "Male" rispetto al "Bene" partendo dall'analisi del mondo manifestato, ove si esplica il dominio del Demiurgo, il "Principe di questo mondo", un mondo caratterizzato da opposizioni e dualità puramente illusorie, conseguenza di una visione frammentaria, relativistica, disarticolata, individualistica.

In questa seconda parte, Guénon passa in rassegna i tre Mondi o Piani dell'Universo e il processo ascensionale attuabile durante la vita terrena attraverso processi conoscitivi sintetici, sovrarazionali, che conducono alla Gnosi, alla Conoscenza Integrale. Questo processo deve condurre al Mondo/Stato dell'Essere Pneumatico, quello in cui, con l'identificazione del "conoscente" nel "conosciuto", del soggetto nell'oggetto, dell'Io nel Sé Universale e quindi nello Spirito universale, cessa ogni illusorietà di forma, di individualità, di relatività, di frammentazione, di opposizione, di dualità. Questo Mondo è concettualmente "sovrastato" dal solo Pleroma, lo Spirito Universale in sé, suprema Unità Metafisica al di sopra di qualunque aggettivazione, descrizione o concettualizzazione ancora applicabile allo stesso "Mondo" Pneumatico.

Raffigurazione del Pleroma come unità suprema

Il Pleroma

Al di sopra dell'Universo pneumatico, secondo la dottrina gnostica, vi è il Pleroma, il quale può esser inteso come costituito dall'insieme degli attributi della Divinità. Esso non è un quarto Mondo, ma lo Spirito universale stesso, Principio supremo dei Tre Mondi, né manifestato, né non-manifestato, indefinibile, inconcepibile e incomprensibile.

Lo Yogi, o il Pneumatico, si percepisce non più come una forma grossolana, né come una forma sottile, ma come un essere senza forma. Egli si identifica allora allo Spirito universale, stato che è così descritto da Shankarâchârya: "Egli è Brahma, dopo il cui possesso non vi è più nulla da possedere; dopo il godimento della cui felicità non v'è altra felicità che possa esser desiderata; e dopo l'ottenimento della cui conoscenza non v'è altra conoscenza che possa esser ottenuta. Egli è Brahma, la cui vista elimina quella di ogni altro oggetto, l'identificazione con il quale impedisce ogni ulteriore nascita, dopo la cui percezione, non v'è più nulla da percepire. Egli è Brahma, che è dovunque: nello spazio mediano, in ciò che gli è superiore ed in ciò che gli è inferiore. Egli è il Vero, il Vivente, il Beato, senza dualità, indivisibile, eterno ed unico. Egli è Brahma, senza dimensioni, increato, incorruttibile, senza forma, senza qualità o caratteristiche. Egli è Brahma, dal quale tutte le cose sono illuminate, la cui luce fa brillare il sole e gli altri corpi luminosi, ma che non è punto reso manifesto dalla loro luce. Egli stesso penetra la sua propria essenza eterna e contempla il Mondo intero apparendo come Brahma. Brahma non rassomiglia affatto al Mondo, e al di fuori di Brahma non vi è nulla; tutto ciò che sembra esistere al di fuori di Lui è un'illusione. Di tutto quanto viene visto, di tutto quanto viene udito, nulla esiste che non sia Brahma, e, mediante la conoscenza del Principio, Brahma viene contemplato come l'Essere vero, vivente, beato, senza dualità. L'occhio della Conoscenza contempla l'Essere vero, vivente, beato, che tutto penetra; ma l'occhio dell'ignoranza non può scoprirlo, né percepirlo, come il cieco non può vedere la luce. Quando il Sole della Conoscenza spirituale sorge nel cielo del cuore, esso scaccia le tenebre e tutto penetra abbracciando ed illuminando ogni cosa."

È importante notare che il Brahma di cui si parla qui è il Brahma superiore, da non confondere con il Brahma inferiore, il quale non è altro che il Demiurgo, considerato come riflesso dell'Essere. Per lo Yogi, non vi è che il Brahma superiore, che contiene tutte le cose e al di fuori del quale non v'è nulla: per lui, il Demiurgo e la sua opera di divisione non esistono più. "Colui che ha compiuto il pellegrinaggio del suo proprio spirito, un pellegrinaggio che nulla ha a che vedere con lo spazio e con il tempo, un pellegrinaggio che si svolge dappertutto, nel quale non si prova né il freddo, né il caldo, che procura una felicità perpetua e una liberazione da ogni pena: quegli è senza azione, conosce tutte le cose, ed ottiene l'eterna Beatitudine."

Bene e Male: Un'Illusione Relativa

Il discorso di Guénon su Bene e Male si completa con la comprensione che l'opposizione Bene-Male, come tutte le dualità, sul piano dell'unica Vera Realtà, cioè quella Metafisica, Universale, non esiste. Ciò che noi concepiamo e separiamo come Bene e Male è accettabile solo nel mondo manifestato in cui viviamo, nel mondo ilico della materia grossolana, regno del Demiurgo, dove il Male esiste ed assume un rilievo pratico e degli effetti tangibili, in quanto frammento disarticolato dall'Unità, verità relativa, e quindi "errore". Pertanto, è solo in questo mondo che, pur se del tutto illusoria e fallace nella sua essenza ultima, questa contrapposizione assume una sua "esistenza" e valenza, e comporta delle conseguenze, giustificando pertanto l'esistenza di ulteriori forme che ad essa devono opporsi per svelarne il "significato".

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La Morale nel Contesto Gnostico

Dopo aver esposto le caratteristiche dei tre Mondi e degli stati dell'Essere che vi corrispondono, e aver indicato che cosa sia l'essere liberato dalla dominazione demiurgica, è necessario ritornare sulla questione della distinzione tra il Bene ed il Male, onde vedere quali conseguenze possano trarsi da queste ultime considerazioni. A primo acchito si potrebbe esser tentati di pensare così: se la distinzione tra il Bene ed il Male è illusoria, se essa in realtà non esiste, lo stesso può dirsi della morale, poiché la morale si fonda proprio su tale distinzione. Ma sarebbe andar troppo lontano. La morale esiste, ma nella stessa misura in cui esiste la distinzione tra il Bene ed il Male, cioè relativamente al dominio del Demiurgo, mentre dal punto di vista universale, essa non ha alcuna ragione d'essere. Infatti la morale può trovare applicazione solo nell'azione; l'azione presuppone il cambiamento, il quale non è possibile che nel formale o nel manifestato; per contro, il Mondo senza forma è immutabile, superiore al cambiamento, e quindi anche all'azione, perciò l'essere che non appartiene più all'Impero del Demiurgo è senza azione.

Ciò dimostra che occorre fare molta attenzione a non confondere i diversi piani dell'Universo, perché quel che si afferma a proposito di un piano può non esser vero per un altro. Ad esempio, la morale esiste necessariamente nel piano sociale, che è essenzialmente il dominio dell'azione, mentre non se ne può più parlare quando si passa a considerare il piano metafisico o universale, poiché allora non v'è più alcun genere di azione.

Essere e Azione: Il Nirvana Gnostico

Chiarito questo punto, è fondamentale far rilevare che l'essere che è superiore all'azione possiede tuttavia la pienezza dell'attività; ma si tratta di un'attività potenziale, quindi di un'attività che non si esplica in azioni. Questo essere non è affatto immobile, come a torto si potrebbe dire, ma immutabile, cioè superiore al cambiamento. In effetti, egli si identifica con l'Essere, il quale è sempre identico a se stesso. Tale stato, che non è più quello dell'azione, ma quello dell'Essere, è ciò che nel Vedānta viene chiamato Nirvāna, la "estinzione" delle passioni e di ogni individualità illusoria.

Mosaici gnostici e la rappresentazione del percorso salvifico

Il testo su cui si fonda lo gnosticismo, il Pistis Sophia, probabilmente è stato utilizzato per realizzare i mosaici dell'aula nord. L'edificazione del terzo regno si oppone all'inatteso ostacolo d'un paradosso che Jung declina in special modo nei suoi seminari. Gran parte del paradosso consiste nel fatto che è la stessa coscienza compiuta a dimorare nel terzo regno e, invertendo nel modo che vedremo il segno, a destituirlo. Il motivo era ben noto agli gnostici, per quanto Jung lo leghi alla filosofia orientale, e si applica in modo specifico alla concezione gnostica della storia.

Anche per Jung "il mondo ritorna al non essere in virtù d'una coscienza perfetta". Ciò può essere inferito a partire dai processi di acquisizione della coscienza, processi che contemplano un progressivo ritiro delle proiezioni. Un uomo che abbia soltanto una funzione, sostiene Jung, non ha coscienza di sé. Tale coscienza di sé ha bisogno del rispecchiamento offerto alla prima funzione da una seconda funzione. Il fatto è, però, che non si può spingere tale processo di rispecchiamenti alle sue estreme conseguenze a meno di sconfinare nella metafisica. Si può però inferire "la possibilità di infiniti rispecchiamenti e di infinito giudizio". Ciò, conclude Jung, ci renderebbe simili a Dio e, dunque, virtualmente morti, dal momento che ogni forma pensabile di energia risulterebbe del tutto ripiegata su se stessa e concentrata in uno spazio infinitesimale. "Finché viviamo" osserva comunque Jung "siamo ovviamente incapaci di ritirare tutta l'energia dal mondo, di ritirare tutte le proiezioni". Il paradosso nondimeno rimane dal momento che, per Jung, l'uomo è costitutivamente chiamato a "fare coscienza".

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