Pressione Pneumatici MotoGP: Regolamento e Implicazioni Strategiche

La gestione della pressione degli pneumatici in MotoGP è diventata un elemento cruciale, capace di influenzare l'esito delle gare e di richiedere strategie complesse da parte dei piloti e dei team. L'introduzione di verifiche strumentali e sanzioni per il mancato rispetto di specifici valori minimi ha acceso i riflettori su questo aspetto tecnico, trasformandolo da dettaglio trascurabile a fattore determinante per la competizione. L'episodio della gara Sprint di Brno, dove piloti di spicco come Marc Marquez e Pecco Bagnaia hanno improvvisamente rallentato, facendosi deliberatamente superare da alcuni avversari, ha reso evidente a un pubblico più ampio quanto siano complessi i meccanismi regolamentari della classe regina del motociclismo.

L'Importanza Fondamentale della Pressione degli Pneumatici

Gli pneumatici rappresentano uno dei componenti più critici per la prestazione in MotoGP. Il fornitore unico, Michelin, seleziona per ogni Gran Premio le tipologie più adatte allo specifico tracciato, basandosi sulla struttura dello pneumatico (lo "scheletro" composto da fili d'acciaio) e sulle mescole disponibili: solitamente morbida, media e dura. La mescola, ovvero il componente del battistrada che costituisce l'impronta sul terreno, può essere anche asimmetrica, presentando differenze tra i due lati dello pneumatico, come nel caso di Brno.

La pressione dell'aria all'interno della gomma è un fattore determinante per ottimizzare le sue prestazioni. In linea generale, un valore di pressione più basso si traduce in maggiore aderenza e, di conseguenza, in prestazioni superiori. Questo è il motivo per cui i team dedicano un'enorme accuratezza al calcolo di questo valore. Tuttavia, pressioni inferiori a una determinata soglia possono portare a un aumento eccessivo delle temperature di esercizio, sia all'interno della struttura dello pneumatico che sulla superficie di contatto. Questo fenomeno espone la gomma a un rischio di cedimento, rendendo il divieto di pressioni eccessivamente basse un aspetto strettamente legato alla sicurezza.

Diagramma che illustra la struttura di uno pneumatico da competizione

Il Regolamento MotoGP e le Soglie Minime

Per garantire la sicurezza e livellare il campo di gioco, il regolamento della MotoGP, su richiesta del fornitore unico Michelin, ha fissato delle soglie minime di pressione al di sotto delle quali non è consentito scendere. Parlando di gomme slick, utilizzate sull'asciutto, la gomma anteriore deve essere mantenuta ad almeno 1,8 bar, mentre quella posteriore non deve scendere sotto 1,7 bar. Questi valori minimi devono essere rispettati per una percentuale significativa della distanza di gara: almeno il 30% dei giri nella gara Sprint e almeno il 60% della distanza totale nel Gran Premio.

Nel 2024, si osservano ulteriori modifiche rispetto alle stagioni precedenti. I minimi di pressione sono stati leggermente abbassati, e anche i giri che le moto devono percorrere mantenendo queste pressioni sono stati modificati. Nello specifico, i piloti sono ora chiamati a rispettare le pressioni minime per un minimo del 60% dei giri nel caso di gare la cui distanza supera i 15 giri. Se una gara viene interrotta e poi riparte, con una distanza compresa tra sette e 15 giri, la percentuale scende al 30%, analogamente a quanto avviene nelle Sprint. In caso di gare di sei giri o meno, la pressione minima (sia anteriore che posteriore) dovrà essere rispettata per almeno due letture consecutive.

Grafico che mostra l'evoluzione dei valori minimi di pressione degli pneumatici in MotoGP nel tempo

Metodologie di Controllo e Sanzioni

Il controllo del rispetto delle soglie minime di pressione varia tra le diverse categorie motociclistiche. In Superbike, il controllo è stato storicamente più empirico: i tecnici del fornitore unico (Pirelli) hanno la facoltà di verificare la pressione direttamente sulla griglia di partenza. In caso di infrazione, il pilota viene retrocesso in coda allo schieramento. Questo tipo di controllo è "random", ovvero eseguito a campione e non su tutti i partecipanti.

In MotoGP, invece, la verifica è strumentale e, pertanto, molto più accurata. I cerchioni delle moto sono equipaggiati con sensori che rilevano costantemente la pressione interna, trasmettendo i dati in tempo reale attraverso una rete di trasmettitori dislocati lungo il circuito. Questi stessi sensori forniscono anche altre informazioni utilizzate nelle grafiche televisive, come velocità, apertura del gas, frenata e angolo di piega. Commissari sportivi e team monitorano in ogni istante i valori di pressione di tutti i piloti. Se i valori scendono al di sotto della soglia stabilita, il pilota riceve un'indicazione sul cruscotto della propria moto.

Il regolamento del 2024 ha introdotto un cambiamento significativo rispetto alle stagioni precedenti: non ci saranno più avvertimenti ("warning"), ma si passerà direttamente alle sanzioni. La sanzione per le gare della domenica è di 16 secondi, una penalità che potrebbe potenzialmente escludere dalla zona punti anche il vincitore, specialmente in caso di gruppo compatto. Nelle gare Sprint, la sanzione sarà invece di 8 secondi. Questo sistema mira a eliminare il "gioco" derivante dalla precedente norma, con team e piloti che potevano sfruttare gli avvertimenti come un "gettone" da spendere in gare dove abbassare la pressione avrebbe potuto offrire un vantaggio competitivo.

Un esempio emblematico di questa nuova severità si è verificato in passato con Aleix Espargaró, il primo pilota ad essere penalizzato (al termine del GP di Gran Bretagna, retrocedendo dalla quinta all'ottava posizione) dopo aver ricevuto un secondo avvertimento. Espargaró aveva criticato apertamente il regolamento, mettendo in dubbio la reale necessità di tali pressioni minime dal punto di vista della sicurezza. Anche Fabio Quartararo aveva espresso opinioni simili, ricordando problemi passati legati alla gestione della pressione degli pneumatici.

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La Strategia di Gestione della Pressione: Cosa Succede Quando i Valori Scendono Sotto Soglia?

Quando un pilota riceve il segnale di "attenzione" sul cruscotto, indicante che la pressione dello pneumatico sta scendendo sotto il limite consentito, deve immediatamente agire per riportarla al di sopra degli 1,80 bar obbligatori. Esistono principalmente due strategie per farlo. La prima, come spiegato da Marc Marquez dopo la Sprint di Brno, è frenare più intensamente, aumentando così lo stress sullo pneumatico e, di conseguenza, la sua temperatura e pressione. Tuttavia, questa manovra comporta rischi significativi, potendo compromettere la stabilità e la sicurezza della frenata.

La seconda strategia, e quella adottata con successo da Marquez a Brno, consiste nel farsi superare e posizionarsi in scia di un avversario. Questo approccio riduce drasticamente il flusso d'aria che colpisce direttamente la gomma anteriore, contribuendo a un suo raffreddamento. Inoltre, l'aria che circola attorno alle moto che precedono è più calda, a causa dei gas di scarico, il che può favorire un leggero aumento della temperatura dello pneumatico. Dato che il regolamento concede ampie finestre di tolleranza (il 70% nella Sprint e il 40% nel GP), il pilota "allarmato" dispone di diversi giri per permettere alla pressione di risalire entro i limiti consentiti. In virtù di questa tolleranza, è possibile che un pilota tagli il traguardo, pur avendo registrato pressioni al di sotto della soglia per una parte della gara, purché abbia rispettato la percentuale minima richiesta.

Marc Marquez ha descritto questa tattica come una necessità dettata dalla lettura dei dati sul cruscotto: "Abbiamo un riferimento al dashboard per la pressione delle gomme e ho visto che eravamo sotto. Quando mi sono accorto del problema ho deciso di aspettare Acosta per aumentare la temperatura delle gomme perché in scia di un pilota la pressione sale. Nel momento in cui ho capito di essere in regola sono tornato a spingere." Questa strategia è stata impiegata con successo anche in altre occasioni, dimostrando la sua efficacia come strumento di gestione della pressione.

Se un pilota non riesce a ripristinare il limite di pressione entro i tempi previsti, le conseguenze sono sanzioni a tempo: 8 secondi aggiunti al tempo finale nella gara Sprint e il doppio (16 secondi) al termine del Gran Premio. Questo significa che, in caso di mancato ripristino, un pilota potrebbe perdere posizioni preziose, potenzialmente anche la vittoria.

Infografica che illustra le due strategie principali per aumentare la pressione degli pneumatici in gara

L'Evoluzione delle Regole e le Controversie

L'introduzione e l'evoluzione delle regole sulla pressione degli pneumatici in MotoGP non sono state esenti da controversie. Inizialmente, la regola era finalizzata a prevenire l'uso di pressioni eccessivamente basse, che, sebbene potessero offrire maggiore aderenza in curva, potevano anche compromettere la sicurezza dello pneumatico stesso. La Michelin aveva inizialmente fissato la pressione minima per lo pneumatico anteriore a 1,88 bar, ritenendo che pressioni inferiori potessero danneggiare lo pneumatico.

Tuttavia, i piloti hanno espresso numerose lamentele, sostenendo che la pressione minima imposta limitasse le loro prestazioni e rendesse più difficili i sorpassi. Fabio Quartararo, ad esempio, aveva definito la regola "stupida", sottolineando come fosse già complicato superare in MotoGP e che la pressione minima non fosse nemmeno legata a questioni di sicurezza. La sua esperienza personale con la scarsa potenza della sua moto e pneumatici che si surriscaldavano in scia ad altri, limitandone l'aderenza, aveva accentuato il suo disappunto.

Dopo un periodo di analisi e discussione, e a seguito delle lamentele dei piloti e delle valutazioni effettuate durante l'inverno, Michelin ha ritenuto possibile abbassare la pressione minima. Per il 2024, la pressione minima per lo pneumatico anteriore è stata fissata a 1,80 bar, un valore più gestibile per i piloti.

Nel 2022, alcune squadre avevano già tentato di rischiare diminuendo ulteriormente la pressione degli pneumatici, basandosi su un "gentlemen's agreement" tra la MSMA (l'associazione dei produttori) e Michelin per non divulgare o sanzionare eventuali violazioni. Questo accordo era in vigore dal 2016. Tuttavia, con l'introduzione dei sensori e delle verifiche strumentali, questo approccio è diventato insostenibile.

La MotoGP è pronta ad apportare ulteriori modifiche alla regola sulla pressione degli pneumatici, ascoltando il feedback dei piloti e analizzando i dati raccolti. L'obiettivo è trovare un equilibrio che garantisca la sicurezza, la correttezza della competizione e, al contempo, permetta ai piloti di esprimere appieno il loro potenziale.

La Pressione Pneumatici e la Dinamica di Gara

La pressione degli pneumatici influenza direttamente la dinamica di gara in diversi modi. In primis, come accennato, una pressione più bassa aumenta il campo di aderenza, permettendo ai piloti di affrontare le curve a una maggiore velocità. Questo si traduce in tempi sul giro inferiori e una maggiore competitività. La discussione che va avanti da tempo riguarda proprio questo aspetto: una gomma leggermente più sgonfia consente al pilota di portare più velocità in entrata e percorrenza di curva, migliorando il proprio giro rispetto agli avversari.

La gestione di questa variabile diventa quindi una componente strategica fondamentale. I piloti devono bilanciare la ricerca della massima prestazione con la necessità di rispettare i limiti imposti dal regolamento. La scelta del momento giusto per attaccare, difendersi o addirittura rallentare diventa cruciale. Ad esempio, nel GP d'Olanda 2024, Marc Marquez aveva adottato una strategia difensiva, seguendo Fabio Di Giannantonio per tutta la gara al fine di gestire la pressione. Un piano che però fu compromesso da un attacco di Enea Bastianini.

La pressione degli pneumatici è, dunque, un elemento che va oltre la semplice meccanica. Diventa un fattore psicologico e strategico, che richiede ai piloti una costante attenzione ai dati sul cruscotto e la capacità di prendere decisioni rapide e ponderate in frazioni di secondo. La capacità di "leggere" la gomma e di anticipare le sue reazioni diventa un'abilità preziosa, che distingue i piloti più esperti e capaci di adattarsi alle complesse sfumature del regolamento.

Immagine di un pilota MotoGP in curva, evidenziando la deformazione dello pneumatico

Il Futuro della Gestione Pressione in MotoGP

Il sistema di monitoraggio della pressione degli pneumatici in MotoGP è in continua evoluzione. L'obiettivo è quello di arrivare a un'applicazione della sanzione standard per le infrazioni tecniche: la squalifica. Tuttavia, questo passaggio non avverrà nell'immediato. Attualmente, l'obiettivo è garantire che i sensori funzionino correttamente e che i piloti prendano confidenza con il sistema.

Prima dell'introduzione completa del sistema unificato, i team utilizzavano sensori propri forniti da diversi produttori. Questo sistema unificato, invece, prevede che i pneumatici debbano mantenersi al di sopra di una pressione specifica per una percentuale minima di giri, sia nelle gare Sprint che nelle gare della domenica. L'accordo con la MSMA prevedeva che questo sistema non sarebbe stato impiegato prima del GP di Jerez 2023, con test proseguiti nei Gran Premi successivi.

La MotoGP, attraverso il suo regolamento, cerca costantemente di bilanciare la ricerca della massima performance con la sicurezza e l'equità della competizione. La pressione degli pneumatici è diventata uno dei pilastri di questo equilibrio, un elemento che, sebbene a volte controverso, contribuisce a rendere le gare sempre più avvincenti e tecnicamente complesse. La capacità dei piloti e dei team di adattarsi a queste regole in evoluzione sarà fondamentale per il successo nelle stagioni a venire.

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