Il Salterio di Davide: Un Viaggio tra Preghiera, Musica e Storia

La mattina del sabato santo, 31 marzo 1945, dalla sua cella del carcere nazista di Flossenbürg, il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, parlando dei salmi scriveva: «Se la Bibbia contiene un libro di preghiere, dobbiamo dedurre che la parola di Dio non è soltanto quella che egli vuole rivolgere a noi, ma è anche quella che egli vuole sentirsi rivolgere da noi». Pochi giorni dopo, all’alba del 9 aprile, fu impiccato su ordine di Hitler. Questa profonda riflessione cattura l'essenza del Salterio, un testo la cui ricchezza spirituale e storica si dispiega in un intreccio indissolubile di parola e suono, di lode e supplica, di storia e attualità.

Illustrazione di un antico salterio ebraico

Origini e Nomenclatura: Tehillîm contro Psalterion

Tradizionalmente attribuiti al re Davide, i 150 testi poetici che costituiscono il libro dei Salmi hanno però un’origine più incerta: si tratta probabilmente di un insieme di poemi scritti durante i 4-5 secoli successivi al regno di Davide [1]. La redazione dei salmi risalirebbe al periodo tra il 1000 circa a.C. e il 538 a.C., che segna la fine dell’esilio babilonese. In origine, la Bibbia ebraica non dà un nome specifico a questa raccolta di 150 salmi di 2.527 versetti. Il nome generalmente accettato oggi di “Libro dei Salmi” deriva da una traduzione letterale del greco Biblios Psalmôn e del latino Liber Psalmorum. In greco Psalmos designa un’aria suonata su uno strumento a corda chiamato salterio, della famiglia organologica delle cetre. Secondo André Chouraqui, queste traduzioni «hanno dato al contenuto della raccolta [des psaumes NDLR] un nome che evoca il modo in cui i suoi elementi possono essere cantati, piuttosto che la natura stessa di questi. L’ebraico, invece, dice Tehilîm, parola che deriva dalla radice hll, lodare… per designare dei poemi orientati verso la lode di Yahweh» [2].

Manoscritto antico con testo ebraico del Libro dei Salmi

È importante notare che la numerazione dei salmi non è la stessa nella Settanta [3] (Prima traduzione della Bibbia realizzata in greco probabilmente intorno al III secolo prima dell’era cristiana) e nella Vulgata [4] (Traduzione della Bibbia in latino da san Girolamo e adottata dal Concilio di Trento nel XVI secolo). Come sottolinea André Chouraqui, non si possono concepire i salmi senza la musica che li accompagna. Ai tempi del Primo e del Secondo Tempio, la musica giocava un ruolo importante nello svolgimento del culto [5]. Cfr. Nel I° secolo dell’era volgare, la Mishnah [6] (La Mishnah è una raccolta di detti e legislazioni dei saggi talmudici chiamati tanaïm) descrive come la parte musicale del culto, vocale e strumentale, fosse tradizionalmente legata all’offerta dei sacrifici. E i salmi vi sono ampiamente rappresentati, sia come salmi di ringraziamento che penitenziali. Peraltro, la divisione bipartita o tripartita del verso nella poesia biblica lascia supporre, nell’esecuzione musicale, l’uso della forma antifonale (alternanza di due cori) e responsoriale (risposta dei fedeli al Sommo Sacerdote).

Melodie Perdute e Trasmissioni Orali: Il Mistero Musicale dei Salmi

Alcuni inizi di salmi contengono indicazioni di natura musicale il cui significato a volte rimane misterioso: così l’incipit del salmo 6, Lamenatseah’ al ha-sheminit, significa letteralmente “Al capo dei cantori sull’ottavo”. Questo “ottavo” designa uno strumento a otto corde o indica che il brano è cantato in modalità ottava? La melodia è raddoppiata all’ottava come suggerirebbero alcune audaci traduzioni? Troviamo così nei salmi molte parole letteralmente intraducibili, e che forse contengono indicazioni musicali; secondo il musicologo Israel Adler, «l’oscuro termine selah sembra indicare il luogo preciso di un “ingresso” (intermezzo strumentale?)».

La musica vocale e strumentale dei salmi che risuonava nei Templi si è spenta con la loro distruzione. E nessuno oggi può pretendere seriamente di trovare com’era, per mancanza di notazione musicale! La sinagoga infatti ha coesistito per quasi cinque secoli accanto al Tempio, ma il culto che vi si svolgeva era certamente molto diverso da quello del Tempio. La sinagoga, infatti, non è un tempio, ma solitamente il luogo in cui gli uomini si incontrano per ascoltare la lettura della Torah. Successivamente, a partire dal periodo talmudico, il numero di salmi utilizzati nel culto pubblico, nelle cerimonie domestiche o in altre occasioni non ha fatto che aumentare, soddisfacendo in gran parte la domanda popolare.

Questi salmi sono recitati in un modo particolare chiamato salmodia. La salmodia, come la cantillazione biblica, è generalmente regolata dal principio della dicotomia: ogni frase è composta da due parti separate da degli accenti disgiuntivi, il più forte dei quali è alla fine. Questa punteggiatura, sia testuale che musicale, si traduce melodicamente da una cantillazione sillabica, generalmente attorno ad una, due o tre note, intervallata da una cadenza, a volte melismatica. Un altro elemento caratteristico della cantillazione o della salmodia è l’uso di formule melodiche predeterminate all’interno di un modo, il cui ruolo principale è quello di regolare la declamazione del testo. Esistono quindi formule iniziali e terminali, a carattere congiuntivo e disgiuntivo.

Fino all’inizio dell’800 circa i salmi venivano sempre trasmessi oralmente. È soltanto da due secoli che si è iniziato a trascrivere la loro musica. I te’amim sono piccoli segni grafici, posti sopra o sotto le parole, che indicano il luogo dell’accento tonico e permettono di separare o collegare le parole. Ci sono te’amim connettivi (chiamati servitori) e altri disgiuntivi (chiamati re). In un periodo travagliato in cui la tradizione orale si andava indebolendo, i sistemi dei te’amim offrivano ai ministranti della sinagoga un efficace espediente mnemonico per separare e recitare adeguatamente dei testi biblici privi di ogni punteggiatura. Segni di accentuazione e interpunzione, i te’amim non indicano note, intervalli o anche modi, ma formule melodiche il cui schema dipende dalla scelta del modo.

L’elaborazione del sistema dei te’amim ha richiesto quasi tre secoli. All’inizio coesistevano diverse notazioni. Ma finalmente è il sistema codificato nel X secolo da Aaron ben Asher a Tiberiade - e quindi chiamato “sistema tiberiano” - che ha prevalso praticamente in tutte le comunità ebraiche. Tuttavia, a causa della sua complessità - includeva non meno di 29 segni diversi! - non è stato applicato rigorosamente ovunque. Tanto che, nonostante il ruolo svolto dai te’amim nel mantenimento delle tradizioni musicali, la cantillazione biblica dello stesso testo varia in misura più o meno importante da una comunità all’altra.

Diagramma che illustra i segni dei te'amim

I Salmi nel Culto Giudaico e Cristiano: Continuità e Trasformazione

Ma se i salmi hanno raggiunto tale fama nel mondo giudeo-cristiano, è perché cristiani ed ebrei condividono gli stessi testi fondatori: le prime assemblee dei cristiani, in gran parte composte da ebrei, continuarono a pregare alla sinagoga, trasponendo così parte della liturgia sinagogale nel nuovo culto in formazione. L’utilizzo che, dopo Gesù ne fecero i primi cristiani, è sottolineato inoltre dal fatto che un terzo delle citazioni dell’Antico Testamento, adottate nel Nuovo, provengono proprio dal Salterio. Ecco allora che i salmi, nati nel seno d’Israele, vennero fatti propri dai cristiani, i quali li adottarono sia nella liturgia, sia - seppur sotto celate vesti - nella pietà popolare.

La preghiera del Rosario nacque infatti, intorno all’anno mille, presso i monasteri d’Irlanda come variante “semplificata” del Salterio, per poi fissarsi nelle tre cinquantine di Ave Maria, con lo scopo di meditare i tre principali misteri (Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi) della vita di Gesù, a cui Giovanni Paolo II aggiunse quelli Luminosi. Tolti i cosiddetti salmi storici (78, 105, 106, ecc..), gli altri provengono proprio dalla pietà popolare, figli cioè di situazioni concrete. Dice a riguardo sant’Atanasio: «all’interno (del Salterio) sono rappresentati e ritratti i movimenti dell’anima umana in tutte le loro grandi varietà. È come un quadro in cui vedi te stesso… (in cui) trovi dipinti… Insomma, nel Salterio trova spazio ogni nostro sentimento, compresi quelli che più ci scandalizzano e di cui si fanno portavoce i cosiddetti e terribili salmi imprecatori: ventuno salmi che contengono formule inascoltabili ai nostri moderni orecchi…».

Prendiamo a titolo d’esempio il 137 (136), famoso, che inizia così: «Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre…», per poi concludersi con parole di tutt’altro genere: «Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra». Com’è possibile che un’espressione simile sia “Parola di Dio”?! «Questa meravigliosa e drammatica lamentazione degli ebrei esuli lungo i canali di Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme del 586 a.C… - sottolineano il biblista Gianfranco Ravasi e il teologo e poeta David Maria Turoldo - (dice) l’amore viscerale per Sion, l’impossibilità di cantare e di suonare le melodie del Tempio…». Questa terribile maledizione è evidentemente imbevuta dell’antica legge biblica del taglione: come tu hai fatto ai bimbi ebrei, così si sfracellino sulle rupi i tuoi bambini… Scena terribile e macabra, segno di una distorta visione di quel Dio biblico (vendicatore) cui, per il fatto di parteggiare “per i suoi”, si può chiedere anche questo… Nella Bibbia in generale, e nei Salmi nella fattispecie, c’è tutto l’essere umano, compresi i suoi peggiori lati… I salmi imprecatori, però (o le sue parti imprecatorie), la liturgia purtroppo li omette, temendo di turbare i più sensibili. Tuttavia sentimenti come l’odio per i nemici e il desiderio di vendetta, in Gesù vengono progressivamente trasfigurati e affidati alla giustizia del Padre. «Certamente - afferma infine la Bibbia TOB -, la pietà autentica sgorga dal cuore e non si nutre di clichés letterari. Ma il Salterio non ci dà preghiere bell’e fatte; ci offre preghiere da fare, ci suggerisce “canti nuovi”».

La Struttura e la Diversità dei Salmi: Un Viaggio attraverso Generi e Sentimenti

Composti prevalentemente tra il X e il III o II secolo a.C., la tradizione ebraica - richiamandosi all’introduzione del salmo 145 - li chiama Tehillîm, “Lodi”; gli altri salmi, infatti, sono di solito introdotti da shir (“canto”), tefillà (“preghiera”) e mizmòr (dal verbo zimmèr, “cantare accompagnandosi con uno strumento a corde”). È partendo da quest’ultimo termine che la versione della Bibbia greca, cosiddetta dei Settanta, ha tradotto con Psalterion o Psalmoi, dal verbo psállein, letteralmente “cantare al suono della cetra”.

Questo meraviglioso libro è stato suddiviso dai maestri del giudaismo in cinque raccolte (1-41; 42-72; 73-89; 90-106; 107-150), ognuna delle quali termina con una benedizione o dossologia, diventando in tal modo una sorta di Pentateuco della preghiera. E di generi letterari i salmi ne comprendono un’infinità: troviamo infatti i salmi sapienziali, quelli reali, messianici, penitenziali, didattici, lamentazioni individuali o comunitarie, inni (ad esempio cosmici, sui quali svetta il celebre Salmo 8: «O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!»), e ancora salmi processionali, di stampo morale, di fiducia o ringraziamento, oppure d’implorazione o supplica (ad esempio di un innocente che si sente perseguitato), poi salmi profetici, invocazioni, celebrativi (ad esempio del re per la sua intronizzazione), escatologici (parola greca che rimanda agli “ultimi discorsi”, relativi cioè ai destini finali dell’umanità o del singolo individuo), di pellegrinaggio (come non impazzire di gioia, dopo aver camminato per giorni, forse mesi, per poi trovarsi nella Città Santa… proprio davanti al Tempio, “sede” del Dio vivente!?). E ancora: salmi di riconoscenza per quanto operato dal Signore, oppure nostalgici, per quanto non è più… salmi di lode, nuziali e alfabetici (ben nove), in cui ogni versetto è aperto da una parola ebraica che inizia con la corrispondente lettera dell’alfabeto in successione, artificio che serviva a favorirne la memorizzazione.

Se infatti alcuni sono molto brevi - si pensi al più corto di tutti, il 117 (116): «Genti tutte, lodate il Signore, popoli tutti, cantate la sua lode, perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre. Alleluia»… stop! - due salmi dopo ecco l’imponente 119 (118), il più lungo di tutti, con i suoi 176 versetti. Chi è solito pregarli si sarà chiesto il perché il più delle volte compaiano con dei “titoli”, la cui funzione è informare circa il presunto autore (ad esempio “Di Davide”), la circostanza che ha generato il salmo (come “Quando [Davide] si finse pazzo in presenza di Abimèlec…”) e il modo di eseguirlo (ben 57 volte “per strumenti a corda”).

Illustrazione della Gerusalemme biblica con il Tempio

Il Salterio nella Vita di Gesù e della Chiesa

Diventata preghiera liturgica del secondo Tempio di Gerusalemme, questa collezione di canti è stata anche e soprattutto la preghiera di Gesù, lui che li ha proclamati e cantati da ebreo praticante qual’era, singolarmente e assieme ai suoi discepoli (cfr. Mt 26,30); non solo, per parlare del Messia utilizzò il salmo 110 (Mt 22,41-46); sulla croce si rivolse al Padre con l’incipit del salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46) e, morendo, mormorò le parole del numero 31: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Gesù, affermava il celebre monaco Paolino Beltrame Quattrocchi, fu «Pontefice… non solo tra gli uomini e il Padre, ma anche fra le due epoche della storia umana che in lui si fondono, il Cristo… assume in prima persona il poema umano-divino dei salmi, e ne fa dono, arricchito della sua esperienza e della sua presenza, alla Chiesa che in lui vi trova, non meno d’Israele, la propria preghiera».

Raffigurazione di Gesù che recita i Salmi

L’utilizzo che, dopo Gesù ne fecero i primi cristiani, è sottolineato inoltre dal fatto che un terzo delle citazioni dell’Antico Testamento, adottate nel Nuovo, provengono proprio dal Salterio. Ecco allora che i salmi, nati nel seno d’Israele, vennero fatti propri dai cristiani, i quali li adottarono sia nella liturgia, sia - seppur sotto celate vesti - nella pietà popolare: la preghiera del Rosario nacque infatti, intorno all’anno mille, presso i monasteri d’Irlanda come variante “semplificata” del Salterio, per poi fissarsi nelle tre cinquantine di Ave Maria, con lo scopo di meditare i tre principali misteri (Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi) della vita di Gesù, a cui Giovanni Paolo II aggiunse quelli Luminosi.

La Profondità Umana dei Salmi: Dalla Lode alla Lamentazione

Troviamo così, all’interno del Salterio, una rappresentazione completa dell’esperienza umana. Il Salmo 101, ad esempio, nella sua prefazione, promette: «Davide promette a Dio di camminare con integrità: Io canterò della tua benignità e giustizia; canterò le tue lodi, o Eterno. Avrò cura di condurre una vita integra. Quando verrai a me? Camminerò con cuore integro dentro la mia casa. Non metterò davanti ai miei occhi alcuna cosa malvagia; io detesto il comportamento di quelli che si sviano; non mi lascerò contagiare. Il cuore perverso si allontanerà da me; non voglio saperne del male. Sterminerò chi calunnia in segreto contro il suo prossimo; non sopporterò l’uomo altezzoso di occhi e superbo di cuore. I miei occhi saranno sui fedeli del paese e li terrò vicino a me; chi cammina con integrità sarà mio servo. Chi agisce con inganno non abiterà nella mia casa; chi proferisce menzogne non reggerà davanti ai miei occhi. Ogni mattina annienterò tutti gli empi del paese, per estirpare dalla città dell’Eterno tutti gli operatori d’iniquità».

Ma il Salterio non riflette solo la gioia e la rettitudine, accoglie anche la disperazione più profonda. Il Salmo 102 è un esempio di «Accorata supplica a Dio di un uomo grandemente afflitto»: «O Eterno, ascolta la mia preghiera e giunga a te il mio grido. Non nascondermi il tuo volto nel giorno della mia avversità. Tendi verso di me il tuo orecchio; quando ti invoco affrettati a rispondermi. Poiché i miei giorni svaniscono come fumo e le mie ossa ardono come un tizzone. Il mio cuore è percosso e inaridisce come l'erba, e dimentico persino di prendere cibo. A forza di gemere la mia pelle si attacca alle mie ossa. Rassomiglio al pellicano del deserto e sono diventato come il gufo dei luoghi desolati. Sono insonne e sono come il passero solitario sul tetto. I miei nemici mi scherniscono tutto il giorno; quelli che mi deridono imprecano contro di me. Poiché mangio cenere come pane e mescolo lacrime a quel che bevo. Sì, a motivo del tuo sdegno e della tua ira, mi hai sollevato e gettato lontano. I miei giorni sono come ombra che si allunga, e io inaridisco come erba. Ma tu, o Eterno, rimani per sempre, e il tuo ricordo dura per ogni età. Tu ti leverai e avrai compassione di Sion, perché è tempo di usarle misericordia; e il tempo fissato è giunto. Poiché i tuoi servi hanno affezione alle sue stesse pietre e hanno pietà della sua polvere. Sì, le nazioni temeranno il nome dell'Eterno e tutti i re della terra la tua gloria, quando l'Eterno ricostruirà Sion e apparirà nella sua gloria. Egli ascolterà la preghiera dei derelitti e non disprezzerà la loro supplica. Questo sarà scritto per la generazione futura, e il popolo che sarà creato loderà l'Eterno, perché egli guarda dall'alto del suo santuario; dal cielo l'Eterno osserva la terra, per udire il gemito dei prigionieri, per liberare i condannati a morte; affinché proclamino in Sion il nome dell'Eterno e la sua lode in Gerusalemme, quando i popoli e i regni si raduneranno insieme per servire l'Eterno. Per via egli ha diminuito il mio vigore e ha abbreviato i miei giorni. Ho detto: «Dio mio, non portarmi via nel mezzo dei miei giorni. I tuoi anni durano per ogni età. Anticamente tu hai stabilito la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu rimarrai: si logoreranno tutti come un vestito; tu li muterai come una veste ed essi saranno cambiati. Ma tu sei sempre lo stesso e gli anni tuoi non avranno mai fine. I figli dei tuoi servi avranno una dimora, e la loro progenie sarà stabile davanti a te».

Il Salmo 103 ci presenta un «Invito a lodare DIO per tutte le sue grazie»: «Benedici, anima mia, l'Eterno; e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue iniquità e guarisce tutte le tue infermità, riscatta la tua vita dalla distruzione e ti corona di benignità e di compassioni; egli sazia di beni la tua bocca e ti fa ringiovanire come l'aquila. L'Eterno opera con giustizia e difende la causa degli oppressi. Egli ha fatto conoscere a Mosè le sue vie e ai figli d'Israele le sue opere. L'Eterno è pietoso e clemente, lento all'ira e di grande benignità. Egli non contende in eterno e non serba l'ira per sempre. Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe. Poiché, quanto sono alti i cieli al di sopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono. Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso l'Eterno verso quelli che lo temono. Perché egli conosce la nostra natura e si ricorda che siamo polvere. I giorni dell'uomo sono come l'erba; egli fiorisce come il fiore del campo; se il vento gli passa sopra, egli non è più e il suo luogo non lo si riconosce più. Ma la benignità dell'Eterno dura d'eternità in eternità per quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che osservano il suo patto e si ricordano dei suoi comandamenti per metterli in pratica. L'Eterno ha stabilito il suo trono nei cieli, e il suo regno domina su tutto. Benedite l'Eterno, voi suoi angeli potenti e forti, che fate ciò che egli dice, ubbidendo alla voce della sua parola. Benedite l'Eterno, voi tutti eserciti suoi, voi suoi ministri, che fate la sua volontà. Benedite l'Eterno, voi tutte le sue opere, in tutti i luoghi del suo dominio. Anima mia, benedici l'Eterno!».

E ancora, il Salmo 104 descrive la «Rassegna delle opere della creazione e effetto del diluvio sulla conformazione terrestre»: «Benedici, anima mia, l'Eterno! O Eterno, mio DIO, tu sei sommamente grande; sei vestito di splendore e di maestà. Egli ti avvolge di luce come di un manto e distende i cieli come una tenda; egli costruisce sulle acque le sue alte stanze, fa delle nubi il suo carro e cammina sulle ali del vento. Fa dei venti i suoi messaggeri e una fiamma di fuoco i suoi ministri. Egli ha fondato la terra sulle sue basi; essa non sarà mai smossa in eterno. Tu l'avevi coperta dell'abisso come di una veste; le acque si erano fermate sui monti. Al tuo rimprovero esse fuggirono, alla voce del tuo tuono si allontanarono in fretta. I monti sorsero e le valli si abbassarono nel luogo che tu avevi fissato per loro. Tu hai posto alle acque un limite da non oltrepassare; esse non torneranno a coprire la terra. Egli fa scaturire sorgenti nelle valli; esse scorrono fra le montagne, e danno da bere a tutte le bestie della campagna; gli onagri vi estinguono la loro sete. Accanto ad esse fanno dimora gli uccelli del cielo; fra le fronde elevano il loro canto. Dalle sue stanze superiori egli dà acqua ai monti; la terra è saziata col frutto delle tue opere. Egli fa crescere l'erba per il bestiame e la vegetazione per il servizio dell'uomo, facendo uscire dalla terra il suo nutrimento, e il vino che rallegra il cuore dell'uomo, l'olio che fa brillare il suo volto e il pane che dà forza al cuore dell'uomo. Vengono così saziati gli alberi dell'Eterno e i cedri del Libano che egli ha piantato; là fanno il loro nido gli uccelli, mentre la cicogna fa dei cipressi la sua dimora. Gli alti monti sono per i camosci; le rocce sono rifugio dei conigli. Egli ha fatto la luna per le stagioni; il sole conosce l'ora del suo tramonto. Tu mandi le tenebre e si fa notte; in essa vanno attorno tutte le bestie della foresta. I leoncelli ruggiscono in cerca di preda e chiedono a Dio il loro pasto. Ma, quando sorge il sole, essi si ritirano e rimangono nelle loro tane. Allora l'uomo esce alla sua opera e al suo lavoro fino alla sera. Quanto numerose sono le tue opere, o Eterno! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze. Ecco il mare, grande e spazioso, che brulica di innumerevoli creature; lo percorrono le navi e il Leviathan che tu hai formato per scherzare in esso. Tutti si aspettano da te che tu dia loro il cibo a suo tempo. Tu lo provvedi loro ed essi lo raccolgono; tu apri la mano e sono saziati di beni. Tu nascondi la tua faccia, ed essi sono smarriti; tu ritiri il loro spirito, ed essi muoiono ritornando nella loro polvere. Tu mandi il tuo spirito, ed essi sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra. La gloria dell'Eterno duri per sempre; si allieti l'Eterno nelle sue opere; egli guarda alla terra ed essa trema; egli tocca i monti ed essi fumano. Io canterò all'Eterno finché avrò vita; canterò le lodi al mio DIO finché esisterò. Possa la mia meditazione essergli gradita; io mi rallegrerò nell'Eterno. Scompaiano i peccatori dalla terra e gli empi non siano più. Anima mia, benedici l'Eterno! Alleluia.».

Il Salmo 105 narra le «Grandi opere compiute da Dio per Israele», mentre il Salmo 106 descrive «L'infedeltà d'Israele e le liberazioni del Signore». Questi salmi dimostrano come il Salterio sia una cronaca vivente della relazione tra Dio e il suo popolo, caratterizzata da fedeltà divina e fragilità umana, da liberazione e ripetute cadute, da perdono e richiamo all'obbedienza.

[1] UC Southern Regional Library Facility, Digitalizzato 22. Nov.[2] CHOURAQUI André, La Bible, Ed. Desclée de Brouwer, 1989, p.[3] Prima traduzione della Bibbia realizzata in greco probabilmente intorno al III secolo prima dell’era cristiana.[4] Traduzione della Bibbia in latino da san Girolamo e adottata dal Concilio di Trento nel XVI secolo.[5] Cfr. Nel I° secolo dell’era volgare, la Mishnah.[6] La Mishnah è una raccolta di detti e legislazioni dei saggi talmudici chiamati tanaïm.

tags: #psaltirea #lui #david #audio