Il Volkswagen Bulli, conosciuto anche come Volkswagen Type 2 o VW Microbus, è un'iconica vettura prodotta dal marchio a partire dal 1950, diventando uno dei veicoli più riconoscibili e amati al mondo, con 9 milioni di modelli venduti. La sua storia è un viaggio attraverso decenni di innovazione, cultura e adattamento, culminando in una presenza significativa anche negli anni '80 con la serie T3.

Le Origini di un Mito: Dallo Schizzo alla Produzione
La nascita del mito risale al 1947, quando l'imprenditore olandese Ben Pon fece visita alla fabbrica di Wolfsburg. Impressionato da un curioso carrello allestito sulla base del Maggiolino per il trasporto di materiali pesanti all'interno dello stabilimento, abbozzò su un block notes lo schizzo di un furgoncino con motore posteriore e carrozzeria furgonata. La sua visione, "sogno una Germania che tornerà a divertirsi, a correre e a crescere," fece il giro degli uffici dei dirigenti, dando il via al progetto.
L'idea prese rapidamente forma e, in 1949, la Volkswagen presentò il primo prototipo del Transporter, denominato Tipo 2. Si partì dalla base del Maggiolino, utilizzandone piattaforma e motore. Il 12 novembre del 1949, nacque ufficialmente il Transporter Typ1. In soli tre anni, raggiunse quota 20.000 unità vendute, un risultato stupefacente considerando il periodo storico e un paese devastato dalla Seconda Guerra Mondiale.
La Seconda Guerra Mondiale aveva lasciato la Germania devastata e la ricostruzione economica era una priorità. La Volkswagen, che aveva avuto un ruolo fondamentale nella produzione di veicoli militari, iniziò a concentrarsi sulla produzione di automobili civili, stimolando l'economia con modelli pratici e accessibili. Il T1 si distingueva per il suo design funzionale e robusto. La carrozzeria da minivan offriva un ampio spazio di carico e una versatilità senza precedenti. Costruita su una piattaforma monoscocca, la T1 era leggera ma robusta.
Il Nome: Da "Bulli" a "Transporter"
Il nome "Bulli" nacque da una combinazione fra Bus e Lieferwagen (furgone per la consegna merci). Tuttavia, questo nome era già stato utilizzato da un'azienda che produceva trattori, rendendone impossibile l'uso ufficiale. Il suo nome rimase ufficialmente "Volkswagen T2", ma per il mondo sarà comunque conosciuto con il soprannome "Bulli" o, in Italia, semplicemente "pulmino Volkswagen". Formalmente fu il Volkswagen Typ 2 T1, successivamente Transporter.
Espansione della Produzione
La domanda crebbe a dismisura e la sola fabbrica di Wolfsburg non fu più in grado di sostenere la produzione, facendo nascere così lo stabilimento di Hannover. Il T2 nacque come veicolo commerciale in un paese del dopoguerra e si trasformò insieme ad esso.
Volkswagen Bulli: la storia del mitico "pulmino"
L'Evoluzione del Tipo 2: Dal T1 al T2
Il primo Tipo 2 uscì dalla fabbrica nel marzo del 1950 con un motore da 1131 cc da 25 CV. Successivamente, i "Bulli" furono equipaggiati con un 1200 cc da 30 CV fino al 30 giugno 1959, per poi adottare un motore da 1200 cc da 34 CV fino al 31 luglio 1964. A richiesta, dal 1° gennaio 1963, poteva essere montato un motore di 1500 cc da 42 CV. Dal 1° agosto 1965 fu utilizzato il motore tipo H di 1500 cc da 44 CV fino al 31 luglio 1967, data in cui terminò la produzione della prima serie con parabrezza diviso.
Tra il 1951 e il 1967, venne prodotta una versione panoramica con 23 finestrini e tettuccio apribile. Oggi, per meglio distinguerlo dai modelli successivi, viene definito anche Split, contrazione di Splitscreen, per individuare il caratteristico parabrezza diviso in due vetri. Le modifiche più significative che vennero apportate al "Tipo 2" nel corso degli anni includono l'introduzione di una visiera sul parabrezza nel marzo 1953 per inglobare due prese per l'aria fresca e l'adozione di un portellone posteriore più ampio nell'agosto 1964.
L'Avvento del T2 (Bay Window)
Il successore T2 fu introdotto nell'agosto 1967. Il concetto progettuale del modello precedente venne mantenuto, ma telaio e carrozzeria vennero pesantemente modificate. Il nuovo modello aveva la cabina di guida più confortevole con parabrezza in un unico pezzo, abbandonando il parabrezza diviso della T1 per adottare un parabrezza panoramico monoblocco, che ne ha migliorato la visibilità e gli ha conferito un aspetto più contemporaneo. Dal 1972, inoltre, venne introdotta una diversa scatola dello sterzo. Il cruscotto, con vano portaoggetti, era più grande e disponeva di bocchette di ventilazione.
Dall'agosto 1967, tutti i T2 vennero dotati di un sistema frenante a doppio circuito e dall'agosto 1970 di freni a disco sull'asse anteriore. L'anno successivo fu aggiunto alla gamma un motore più potente, da 1,7 litri con 66 CV (49 kW), che dal 1972 poteva essere equipaggiato anche con un cambio automatico a tre velocità. A partire dal 1974, il telaio venne rinforzato e il carico utile massimo venne incrementato a 1,2 tonnellate.
Dal 1° agosto 1967, il nuovo modello con parabrezza intero adottò un motore da 1600 cc di tipo B da 47 CV fino al 31 luglio 1970. Dal 1° agosto 1970, i Tipo 2 furono equipaggiati con motori a doppia aspirazione tipo AD da 1600 cc e 50 CV e, per il mercato americano, con motori AE della medesima cilindrata e potenza. Dal 1° agosto 1971, i Transporter potevano essere equipaggiati anche con i nuovi motori tipo 4, precisamente il CA da 1700 cc e 66 CV. Il 31 luglio 1973, cessò la produzione dei motori tipo AD e CA, sostituiti dai motori AS (con le stesse caratteristiche dell'AD) e AP da 1800 cc e 68 CV. Il motore tipo AS continuò ad equipaggiare i Tipo 2 fino al 31 luglio 1979, data in cui terminò la produzione della seconda serie. Il motore tipo AP fu montato fino al 31 luglio 1975 e sostituito, dal giorno successivo, dal motore tipo CJ da 2000 cc e 70 CV fino al 31 luglio 1979. Nel periodo dal 1° agosto 1971 al 31 luglio 1979 erano previste altre motorizzazioni, diversamente siglate, con caratteristiche simili a quelle sopra citate per i mercati americani e svedesi.
Un esemplare specifico di T2 Bus Window del 1974, nato e vissuto sempre in Italia, è il tipico furgone Hippie che spesso si associa agli anni '70 e agli eventi dell'epoca. Sfortunatamente non porta con sé le targhe originali perché, negli anni '80, al momento del cambio di residenza verso una provincia diversa, l'intestatario del veicolo era costretto a cambiare anche la targa dell'auto, perdendo così l'autenticità del mezzo. Originariamente, questo T2 portava una targa in plastica fondo nero e numerazione bianca con provincia Como, mentre ad oggi risulta targato Milano con targhe sfondo bianco in alluminio e numerazione nera. La documentazione storica ricostruita evidenzia che questo Volkswagen T2 ha avuto cinque proprietari, passando da uso trasporto persone a uso camper per poi tornare a uso trasporto persone. Un profondo restauro si è reso necessario per questa automobile, in quanto la ruggine, grande nemico di questo tipo di mezzi di trasporto, era penetrata a fondo in tutta la parte inferiore della carrozzeria, agevolata sicuramente anche dal clima umido e piovoso della regione che lo accoglieva. La colorazione originale è Vw l 90 d pastel white; il mezzo è stato successivamente riverniciato di un improbabile blu codice Fiat, a fine restauro è stato riportato alla colorazione originale con classico bicolore Pastel White nella parte superiore e Niagara Blu nella parte inferiore. Meccanica, ciclistica e motore sono stati rigenerati totalmente e portati come al nuovo. Fortunatamente, il VW T2 risultava già equipaggiato con motore codice AD di 1600cc con testate a doppia aspirazione, che lo rende più brillante rispetto alle versioni precedenti meno potenti. In andatura a pieno carico con 9 persone, affronta brillantemente pendenze e curve anche in percorsi montani.
Il T2 e la Controcultura: Il Simbolo degli Hippie
Il maggiore successo lo ottenne oltreoceano, dove la rivoluzione culturale stava accadendo e gli "hippie" fecero del furgoncino Volkswagen il simbolo di un cambiamento. Fin dal suo debutto nel 1950, l'iconico furgone VW è stato simbolo di innovazione, versatilità e cultura su ruote. Dal lavoro al tempo libero, dalla strada alla camperizzazione, la sua eredità è più viva che mai. La versione T2 Split del pulmino Transporter della Volkswagen, nelle versioni bicolore (Samba Bus) e camper (Westfalia), lanciata all'inizio degli anni Sessanta, fu elevata a simbolo della cultura hippy in tutto il mondo.

Il pulmino realizzato dal 1949 come derivazione del Volkswagen Maggiolino rimase in produzione fino al 1967, in quasi 1.800.000 esemplari, e curiosamente la sua fine coincise con l'apoteosi e l'inizio di quella del movimento dei Figli dei fiori. Proprio il 1967 è infatti considerato l'apice del movimento hippy, quando (il 7 luglio) il Time gli dedicò la copertina col titolo "Gli Hippy: La filosofia di una subcultura". Queste le linee guida non scritte nella controcultura dei figli dei fiori tracciate dalla rivista: "Fai le tue cose, ovunque devi farle e ogni volta che vuoi. Ritirati. Lascia la società esattamente come l'hai conosciuta. Lascia tutto. Fai sballare qualsiasi persona normale con cui vieni in contatto. Fagli scoprire, se non la droga, almeno la bellezza, l'amore, l'onestà, il divertimento".
Il 1967 è, appunto, la vetta della corrente di pensiero che professa amore & pace, ma che è anche aspramente criticata per l'avversione al lavoro e la promozione di droghe nell'ambito di un'etica assolutamente permissiva che porta ad un'assenza di moralità che manda in cortocircuito la filosofia di vita. Il 15 gennaio 1967 l'enorme raduno all'aperto di San Francisco rese popolare la cultura hippy in tutti gli Stati Uniti d'America, richiamando 20.000 persone al Golden Gate Park. Il 26 marzo, Lou Reed, Edie Sedgwick e 10.000 hippie si raccolsero a Manhattan per il Central Park Be-In on Easter Sunday. Il Monterey Pop Festival dal 16 al 18 giugno, sotto le note della musica rock, diede il via alla Summer Love, tributata da Scott McKenzie con la sua versione della canzone "San Francisco" di John Phillips dei Mamas & the Papas. Il pezzo divenne un enorme successo negli Stati Uniti d'America e in Europa con la famosa strofa "Se stai andando a San Francisco, accertati di mettere dei fiori nei capelli…".
La Summer Love di Scott McKenzie convinse 200.000 giovani di tutto il mondo a recarsi a San Francisco, a volte portando fiori tra i capelli e distribuendoli ai passanti, guadagnandosi appunto il nome di Figli dei fiori. Gruppi come i Grateful Dead, la Big Brother and the Holding Company con Janis Joplin e i Jefferson Airplane continuarono a vivere ad Haight, ma entro la fine dell'estate, la incessante copertura mediatica portò i Diggers a dichiarare la "morte" degli hippy con una cerimonia-spettacolo. Secondo il poeta epigono Stormi Chambless, i figli dei fiori seppellirono in quell'estate del 1967 l'effigie di un hippie nel Golden Gate Park a dimostrazione della fine del suo regno.

Il Transporter T3: L'Era degli Anni '80
Nel 1979, la Volkswagen presentò la terza generazione del suo iconico furgone: il T3. Questo modello ha segnato un cambiamento importante in termini di tecnologia, design e sicurezza, mantenendo il concetto originale ma con notevoli progressi meccanici. Verso la fine degli anni '70, l'industria automobilistica era nel bel mezzo di una transizione verso veicoli più sicuri, più efficienti e più aerodinamici. La crisi petrolifera del 1973 aveva evidenziato l'importanza di migliorare l'efficienza del carburante, e la Volkswagen ha dovuto rispondere a queste esigenze senza compromettere la versatilità e la durevolezza che caratterizzavano la serie Transporter.
Il T3 (conosciuto come T25 nel Regno Unito o Vanagon negli Stati Uniti) fu introdotto nel 1979 ed è stata una delle ultime Volkswagen a utilizzare un motore raffreddato ad aria. Questo lo rende un punto di svolta fondamentale nella storia del Transporter. Il T3 adottò un design più angolare e robusto, aumentando le sue dimensioni rispetto ai suoi predecessori. Il 2 maggio 1979, con il debutto della terza serie, furono introdotte le motorizzazioni tipo CT da 1600 cc e 50 CV e CU da 2000 cc e 70 CV. Dall'agosto 1980 fu possibile avvalersi anche della motorizzazione diesel tipo CS da 1600 cc e 50 CV. La produzione della terza serie del Transporter terminò il 31 dicembre 1983, lasciando spazio alla già affermata quarta serie.

Il motore Volkswagen raffreddato ad aria fu sostituito da un motore boxer raffreddato ad acqua (sempre montato posteriormente) nel 1983. Questo segnò un'importante innovazione tecnica, migliorando le prestazioni e l'efficienza.
Il T3 Syncro: La Trazione Integrale (1985)
Sebbene il concetto di trazione integrale nei veicoli Volkswagen fosse stato sperimentato per la prima volta negli anni '70 con prototipi basati sul T2, solo nel 1985 la Volkswagen introdusse il primo Transporter di serie con trazione integrale: il T3 Syncro. Questo modello non solo ha segnato l'inizio di una nuova era per i furgoni VW, ma ha anche aperto le porte a una gamma di veicoli fuoristrada adatti sia agli utenti commerciali che a quelli avventurosi.
Dotata di un sistema di trazione integrale permanente e di un sistema di frizione viscosa, la T3 Syncro rappresentava la robustezza e la versatilità che avrebbero definito le generazioni future della gamma T. La T3 Syncro era una vera macchina fuoristrada, con una carrozzeria sollevata di 60 mm rispetto al modello standard, sospensioni più rigide e un sistema di trasmissione che consentiva prestazioni senza pari in condizioni difficili. Questa versione ebbe un successo notevole anche in competizioni come il Rally Dakar, consolidando la sua reputazione di veicolo robusto e affidabile.
Versioni e Motorizzazioni del T3 negli Anni '80
Il T3, come i suoi predecessori, fu disponibile in diverse configurazioni: Kombi, Caravelle, Camper Westfalia e Syncro. Le motorizzazioni disponibili negli anni '80 per il T3 includevano:
- Benzina:
- 1.6 CT da 50 CV (dal 1979)
- 2.0 CU da 70 CV (dal 1979)
- Successivamente, con l'introduzione dei motori raffreddati ad acqua, emersero nuove opzioni, tra cui il 1.9 e il 2.1 boxer.
- Diesel:
- 1.6 CS da 50 CV (dal 1980)

L'Esperimento Elettrico: Il Volkswagen T2 Elettrico del 1978
La storia dell'auto elettrica Volkswagen T2, lanciata nel 1978, riflette la visione all'avanguardia del marchio tedesco in fatto di mobilità elettrica. Negli anni '70 la tecnologia dei veicoli elettrici era ai suoi albori. Le batterie al piombo, come quelle utilizzate nel Volkswagen T2 elettrico del 1978, erano costose e pesanti, il che ne limitava l'autonomia e le prestazioni.
Il modello elettrico era basato sul T2 e aveva un motore elettrico da 16 kW, che forniva una potenza adeguata alle sue dimensioni e al suo peso, con un'autonomia di circa 85 km per carico. Sebbene non si tratti di una distanza impressionante per gli standard moderni, all'epoca rappresentò un'importante conquista per i primi veicoli elettrici. Aveva una batteria di 21,6 kWh, lontano dall'ideale a causa del suo peso limitato e della sua efficienza. Le caratteristiche della batteria hanno consentito l'opzione di una batteria intercambiabile, un concetto innovativo per l'epoca, che consentiva ai conducenti di sostituire le batterie scariche con quelle cariche presso le stazioni di scambio.
La sfida principale della T2 elettrica è stata senza dubbio la mancanza di infrastrutture adeguate a supportare una rete di veicoli elettrici. Inoltre, l'aumento dei prezzi del petrolio in seguito alla crisi energetica del 1973 ebbe effetti contrastanti sullo sviluppo dei veicoli elettrici. Da un lato, l'aumento del costo dei combustibili fossili ha aumentato l'interesse verso alternative come i veicoli elettrici. Il concetto di un veicolo elettrico del genere era decisamente all'avanguardia per quei tempi.
Mentre la Volkswagen ha continuato con alcuni esperimenti sui veicoli elettrici nei decenni successivi, il T2 elettrico del 1978 non fu un successo commerciale. Tuttavia, ha lasciato il segno come pioniere nella storia dell'elettrificazione. L'originale Volkswagen T2 elettrico del 1978 potrebbe essere stato un sogno avanti ai suoi tempi, ma nel 2015, il marchio tedesco ha recuperato quello spirito visionario presentando il T2 elettrico Ribbl, una versione moderna del suo famoso furgone. Questa rinascita del T2 elettrico simboleggia anche l'impegno di Volkswagen verso la mobilità elettrica nella sua gamma di veicoli commerciali. Dopo aver lasciato il segno con il primo T2 elettrico, l'azienda tedesca ha continuato ad avanzare nella sua transizione verso una flotta completamente elettrica, evidenziando il progetto ID.
Le Generazioni Successive: Dal T4 al T7
Con il passare degli anni e dei modelli, la denominazione dei pulmini è cambiata: fino agli anni Settanta, i modelli VW venivano identificati con Typ1 (Maggiolino), Typ2 (pulmino), Typ3 (berlina, coupé, Variant e Karmann Ghia tipo 34); dagli anni Novanta si è passati alla denominazione con il numero che evidenzia la serie, diventando così T (Transporter) dalla 4ª versione in poi. La convenzione che evidenzia tutte le versioni dall'inizio della produzione a oggi si basa partendo dalla semplice T (Typ2 identifica il pulmino, la sola T la versione) per le prime serie, sulla tipologia del parabrezza Split T1 (diviso) e Bay T2 (panoramico); la 3ª serie viene identificata come T25 (codice di produzione VW), e dalla 4ª serie si passa a identificarli come Transporter 4 (T4) e Transporter 5 (T5).
Transporter T4 (dal 1990)
Il lancio del T4 nel 1990 ha segnato una rottura completa con i suoi predecessori. La Volkswagen abbandonò la classica configurazione con motore e trazione posteriore, adottando un design con motore e trazione anteriore o integrale. Questa evoluzione ha consentito di migliorare la sicurezza, l'efficienza e la capacità di carico, adattando il modello alle nuove richieste del mercato. Alla fine degli anni '80, il settore del trasporto commerciale e passeggeri richiedeva veicoli più moderni, sicuri ed efficienti. La concorrenza di altri marchi, unita alla necessità di rispettare normative più severe in materia di sicurezza ed emissioni, hanno spinto la Volkswagen a riprogettare completamente l'architettura del suo furgone di punta.
Il T4 presentava un design più aerodinamico e moderno, con linee dritte e un passo più lungo. Grazie al motore montato in posizione anteriore (schema "tutto avanti"), il T4 è stato declinato in due versioni di passo, rispettivamente 2920 mm e 3320 mm. Fin dal lancio, il T4 è stato offerto in svariate versioni: i Transporter cabina e doppiacabina (passo lungo), Transporter commerciale e finestrato, Caravelle per trasporto persone, Multivan e naturalmente le versioni per il tempo libero Westfalia Multivan e Westfalia California. Al lancio, erano disponibili i seguenti motori: un 2.0 Benzina, un 1.9 Diesel, un 1.9 Turbodiesel e un 2.4 Diesel aspirato. Nel 1996, il T4 si concesse un restyling, concentrato soprattutto nel frontale: muso più lungo, fari e mascherina aggiornati. Alcune modifiche anche ai motori: venne introdotto il 1.9 Tdi e il 2.4 diesel aspirato venne sostituito con il 2.5 Tdi, declinato a vari livelli di potenza. Per i benzina, arrivò il nuovo 2.5 e, grazie al nuovo frontale, poteva ospitare ora il motore VR6 2.8.

Transporter T5 (dal 2003)
Nei primi anni 2000, il settore automobilistico stava vivendo una transizione verso la digitalizzazione, l'efficienza energetica e la sicurezza avanzata. La quinta generazione del Transporter, lanciata nel 2003, rappresentò un'evoluzione significativa sotto tutti gli aspetti, ma anche in termini di design, tecnologia e motorizzazione. Il passaggio alla quinta generazione di furgoni, il T5, ha segnato un altro significativo progresso nella trazione integrale con l'arrivo del 4MOTION nel 2004. Questa nuova tecnologia non solo ha migliorato l'integrazione dell'asse posteriore in condizioni di trazione, ma anche incorporava una frizione multidisco compressa assialmente per una trasmissione più efficiente.
Transporter T6 (dal 2014)
A metà degli anni 2010, il settore automobilistico stava vivendo una rivoluzione tecnologica con la digitalizzazione, guida assistita ed efficienza energetica come pilastri fondamentali. La T6 ha rifinito il design del suo predecessore con una parte anteriore più aerodinamica e sistemi avanzati di assistenza alla guida. Si tratta di una versione ampiamente rimaneggiata del T5, con nuovi interni di concezione più automobilistica, adozione di fanali full led sulle versioni più costose, passaggio al quadro strumenti completamente digitale come nelle contemporanee Tiguan e Passat. La meccanica venne rivista e furono adottati solo motori Euro 6. La parte centrale della scocca, incluse le portiere, rimasero invece invariate.
Transporter T7 (dal 2024)
Nel 2024, la Volkswagen ha lanciato la settima generazione del suo furgone di punta: il T7. Con un design completamente rinnovato e un fermo impegno verso l'elettrificazione, il T7 segna una nuova pietra miliare nell'evoluzione del Transporter. Questo modello è presentato come la risposta di Volkswagen alla crescente domanda di veicoli commerciali più sostenibili, connessi e adattati alle nuove esigenze del mercato. Mentre il mondo si muove verso la sostenibilità e la digitalizzazione, l'industria automobilistica non è estranea a questi cambiamenti. In questo contesto, il Volkswagen T7 emerge come un elemento chiave nella strategia di nuovi sistemi di propulsione altamente efficienti e rispettosi dell'ambiente.
La T7 presenta un design completamente rinnovato, con linee più eleganti e moderne, evidenziate da un frontale più aerodinamico e da una griglia più stilizzata. La struttura è stata ottimizzata per ridurre il peso e migliorare l'efficienza del carburante, con materiali più leggeri e resistenti. Il T7 beneficia di un sistema di sospensioni più avanzato che migliora sia la stabilità sia il comfort di guida. La cabina T7 è un chiaro esempio di digitalizzazione, con un'interfaccia completamente digitale e connessa. Nel 2025, Volkswagen Veicoli Commerciali non celebra solo la sua storia, ma anche il suo futuro, con veicoli come l'ID. Buzz, la prima del brand a proporre una versione 100% elettrica con trazione integrale. L'ID. Buzz GTX e ID. Buzz Cargo Pro 4MOTION è un chiaro esempio di come Volkswagen continui a guidare l'innovazione nella mobilità elettrica senza perdere di vista la sua tradizione di robustezza e versatilità.

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