Nel panorama automobilistico globale che si sta muovendo rapidamente verso l'elettrificazione, Toyota, sotto la guida del presidente Akio Toyoda, nipote del fondatore Kiichiro Toyoda, ha scelto di percorrere una strada che enfatizza la tecnologia ibrida. Questa visione alternativa, secondo Toyoda, è dettata da una valutazione approfondita dell'impatto ambientale complessivo dei veicoli, che include l'intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.

La Filosofia Ibrida di Toyota e il Suo Contributo alla Mobilità Sostenibile
La casa giapponese Toyota è stata una delle prime a comprendere che l'industria automobilistica doveva essere in prima linea nella ricerca di soluzioni per la mobilità sostenibile, dal momento che i veicoli per il trasporto privato, insieme a quelli per il trasporto commerciale, hanno un impatto ambientale significativo. Sono ormai più di vent'anni che Toyota, avendo raccolto l'ambizioso guanto di sfida dell'azzeramento delle emissioni inquinanti, ha immesso sul mercato automobilistico la prima automobile Full Hybrid di serie. Questo sforzo è stato premiato, visto che da quando è uscito il primo modello (la celebre Toyota Prius), quasi 20 milioni di persone hanno dato fiducia alla visione di mobilità della casa giapponese.
La mobilità sostenibile è una modalità di spostamento che ricorre a soluzioni di trasporto a basso impatto ambientale con l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e l'inquinamento dell'aria, migliorando di conseguenza la qualità di vita delle persone. Toyota, con la sua tecnologia ibrida lanciata nel 1997 con la prima generazione della Prius, ha venduto circa 27 milioni di esemplari nel mondo. Secondo Toyoda, queste auto hanno avuto un impatto ambientale simile a quello di nove milioni di auto elettriche, una su tre, considerando l'intero ciclo di vita.
Attualmente, la gamma di auto ibride della casa giapponese comprende ben otto modelli, una gamma in grado di soddisfare le esigenze più svariate della clientela. L'ultima novità ibrida è la piccola Aygo X, che la Casa dichiara essere l'auto non plug-in con la più bassa impronta di CO₂ sul mercato.
Le Tipologie di Tecnologia Ibrida: Focus sul Full Hybrid
Esistono varie tipologie di tecnologia "ibrida"; la più popolare e diffusa è sicuramente quella "Full Hybrid". Il termine ibrido (Hybrid in inglese) fa riferimento al fatto che nei veicoli con questa tecnologia si ha la combinazione di un motore elettrico con un motore a combustione; quest'ultimo è generalmente alimentato a benzina, ma potrebbe esserlo anche con un altro tipo di carburante. Il motore elettrico e quello a combustione possono lavorare in sinergia oppure in modo separato. È comunque importante comprendere che il sistema ibrido è un sistema autonomo: può cioè attivare o il motore elettrico oppure quello termico o, ancora, tutti e due i motori contemporaneamente; questo dipende dalle circostanze di guida.
Supponiamo, per fare un esempio, che si debba percorrere un tratto di strada piuttosto breve a bassa o media velocità; in questo caso sarà soprattutto il motore elettrico a essere prevalentemente sfruttato. Quando invece il percorso richiede l'impiego di una potenza maggiore, sarà il motore a combustione quello che verrà utilizzato in prevalenza. Non vi sono inoltre problemi per quanto riguarda la percorrenza di lunghe distanze dal momento che è possibile ricorrere al carburante.
Una domanda che molti si pongono riguarda la ricarica delle batterie nei veicoli Full Hybrid. La risposta è no, non è necessaria una ricarica esterna. Nel caso della tecnologia Full Hybrid, infatti, la ricarica delle batterie avviene sfruttando il potenziale del motore a combustione; non vengono cioè sfruttate fonti esterne alla vettura. La ricarica con cavo, attraverso prese di corrente domestiche o postazioni di ricarica pubblica, è invece una caratteristica delle autovetture con tecnologia Plug-in Hybrid.

La Nascita del Toyota Hybrid System (THS) e la Sfida dell'Innovazione
All'inizio, lo sviluppo del sistema ibrido Toyota sembrava una missione impossibile, ma i manager Toyota si erano impegnati. Nei giorni in cui la stampa internazionale parlava del fallimento della Cop25, la conferenza internazionale sul clima che si è tenuta quest'anno a Madrid, a chi conosce la storia dell'industria dell'automobile e degli sforzi per rendere le macchine meno inquinanti e impattanti sul clima viene in mente un'altra conferenza: la Cop3 di Tokyo del dicembre 1997, al termine della quale 180 Paesi del mondo firmarono il cosiddetto "Protocollo di Kyoto" per la riduzione delle emissioni climalteranti. Da quel protocollo derivano, direttamente o indirettamente, tutti gli sforzi fatti negli ultimi vent'anni dagli Stati e dall'industria (anche quella dell'auto) per abbassare l'impatto dei trasporti sul clima. In un certo senso, anche le normative Euro 1, 2, 3, 4, 5 e 6 vengono da Tokyo e dal protocollo di Kyoto. O, quanto meno, sono la testimonianza di uno sforzo a onorare un impegno preso a Tokyo e poi ribadito in numerose altre sedi, come la Cop21 di Parigi.
Ma se torniamo con la memoria alla Cop3 di Tokyo 1997 c'è un'auto che ne è stata il simbolo: la Toyota Prius ibrida. I manager Toyota, infatti, avevano deciso di lanciare la prima versione commerciale di quest'auto, presentata come prototipo nel 1996, con due promesse: la versione definitiva avrebbe fatto 28 chilometri con un litro di benzina e sarebbe stata lanciata in occasione della Cop3. Per dimostrare che si poteva fare: se l'industria dell'auto voleva, poteva fare la sua parte. Tra il dire e il fare, però, c'era la complessità del Toyota Hybrid System che, all'inizio, non ne voleva proprio sapere di funzionare come si sarebbero aspettati gli ingegneri nipponici.
A settembre 1993 il vicepresidente di Toyota per la Ricerca e lo Sviluppo, Yoshirio Kimbara, creò il team G21 con lo scopo di creare l'auto per il ventunesimo secolo. Il primo incontro del team avvenne a febbraio 1994 e servì per affidare all'ingegner Takehisa Yaegashi il compito di trovare la sintesi tra un'auto elettrica e una a motore termico. Le auto elettriche, allora, esistevano già ma erano commercialmente lontanissime a causa dei costi delle batterie. Sempre nel 1994 a Takeshi Uchiyamada venne dato incarico di disegnare una concept car con motore ibrido benzina-elettrico, da presentare al Tokyo Motor Show del 1995. Sarà mostrata al mondo il 27 ottobre 1995, con il nome di Prius: aveva i capacitori al posto della batteria, un motore diesel Toyota D4 e una trasmissione Cvt (Continuously variable transmission).
"Abbiamo avuto un sacco di problemi da risolvere", racconta Satoshi Ogiso, membro del team G21 che ha lavorato sulla prima, la seconda e la terza Prius. "Appena ne risolvevamo uno, subito ne spuntava un altro e non riuscivamo a capire come saremmo potuti arrivare alla produzione di massa in due anni". Inizialmente l'auto aveva una bassissima efficienza: consumava persino di più di una Corolla a gasolio. Il problema maggiore era il surriscaldamento delle componenti elettriche: dopo 500 metri di percorrenza i motori si spegnevano. Le performance delle prime batterie, le idruro di nichel fornite da Matsushita Battery Industrial Co., venivano inoltre consumate in modo anomalo dal sistema ibrido, che ne abbatteva di parecchio la stima di vita.
Alla fine, però, i tecnici del team G21 riuscirono a terminare il progetto del Toyota Hybrid System e a farlo girare senza problemi su una vettura di serie: la Toyota Prius Hybrid. La conferenza stampa di presentazione della Prius avvenne il 14 ottobre 1997, meno di due mesi prima della Cop3, in un hotel di Tokyo. L'attesa per questo modello era così alta che, oltre alla stampa del settore automotive, c'erano anche molti giornalisti generalisti. L'auto offriva quanto promesso: 28 chilometri al litro (con i cicli di test giapponesi dell'epoca), era arrivata in tempo per la Cop3 e aveva anche un costo inferiore al previsto, per quanto fosse abbastanza più cara di una vettura a benzina tradizionale. Però la strada per il ventunesimo secolo era segnata: si poteva fare, i costruttori auto potevano realizzare modelli meno inquinanti e con emissioni di CO2 inferiori. La prima ibrida di Toyota fu nominata Auto dell'anno 1997 e alla COP3 di dicembre 1997 la Prius fu usata come auto ufficiale per trasportare i delegati di tutto il mondo da un meeting all'altro.
L'evoluzione della Toyota Prius | Tutte le generazioni dal 1997 al 2023
Gli Sviluppi del Toyota Hybrid System (THS) e la Diffusione dell'Ibrido
La Prius superò subito le previsioni di vendita dei dirigenti Toyota, pari a 1.000 esemplari al mese in Giappone. I primi ordini ammontavano già a oltre 1.500 vetture al mese per poi arrivare a vendite reali per 3.500 vetture al mese. Dopo tanti sforzi e un buon successo commerciale (si sapeva che sarebbe stata un'auto di nicchia, ma si dimostrò una nicchia ben più grande del previsto), in Toyota si iniziò a discutere della possibilità di creare già una seconda serie. Che, alla fine, arriverà nel 2003 con un design rinnovato e un nuovo sistema ibrido (Ths II) più efficiente. Anche questa serie superò le aspettative di vendita: oltre 10 mila unità vendute al mese. Ma, soprattutto, la Prius era diventata una icona tra i Vip di mezzo mondo che volevano mandare un messaggio ecologista ai loro fan.
Toyota ribattezzò il suo sistema ibrido con il nuovo nome di Hybrid Synergy Drive (HSD), portandolo anche su altri modelli e su altri marchi del gruppo, come Lexus e, in licenza, anche fuori dal gruppo. Nel 2009 arriva la Prius terza serie, che introduce le tre modalità di guida (Ev, Eco e Power), migliora l'aerodinamica con un Cx di appena 0,26 e abbassa il prezzo. Nel 2015 arriva la quarta generazione, quella attuale (che ha subito un facelift nel 2018) che porta con sé una ulteriore grande novità: l'adozione del pianale modulare Tnga (Toyota New Global Architecture), poi usato anche su molte altre auto di successo del gruppo giapponese, come Toyota Chr, Yaris, Corolla, Rav4 e Lexus Ux ed Ls.
L'Impronta Ambientale: Un Confronto tra Ibridi ed Elettriche
Le dichiarazioni di Akio Toyoda, presidente di Toyota, mettono l'accento su un punto reale ma incompleto: è vero che la produzione di veicoli elettrici - in particolare delle batterie - comporta un'impronta carbonica iniziale più elevata rispetto a quella delle auto ibride o termiche. Tuttavia, secondo un'analisi dell'International Council on Clean Transportation (ICCT), già dopo 2 anni (in media europea) un'auto elettrica compensa le emissioni legate alla sua produzione, iniziando a "battere" qualsiasi alternativa a combustione interna o ibrida per emissioni totali di CO₂.
Toyoda ha rilanciato la sua visione "ibrida" della mobilità: secondo i calcoli di Toyota, 9 milioni di auto elettriche hanno lo stesso impatto ambientale di 27 milioni di ibride, considerando l'intero ciclo di vita, dalla produzione alla rottamazione. Questa affermazione, sebbene provocatoria, sottolinea l'importanza di considerare l'impatto ambientale nella sua totalità, non solo le emissioni durante l'uso.
Toyota, che ha sempre sostenuto con fermezza i benefici ambientali delle sue auto ibride, ha ricevuto un nuovo supporto da uno studio recente, confermando ancora una volta la validità delle sue affermazioni. Condotta dall'American Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE), lo studio GreenerCars 2024 ha esaminato l'impatto ambientale di 1.200 veicoli. Questa indagine ha valutato le emissioni di CO2 durante la produzione, quelle durante l'uso e l'impatto di tutti gli altri inquinanti spesso trascurati. Anche quest'anno è la Toyota Prius a conquistare il primo posto sul podio, con un punteggio di 71 per la versione Prime SE, che corrisponde qui al PHEV Dynamic entry-level. Apprezzata per la sua progettazione orientata all'efficienza, le tecnologie avanzate e il peso ridotto, questa berlina ibrida si è posizionata al di sopra di tutte le auto elettriche sul mercato, nonostante la sorprendente performance della Lexus RZ 450e. La batteria più piccola (13,6 kWh lordi) e l'eccezionale efficienza della sua catena cinematica hanno permesso alla Prius di ottenere il primo posto come veicolo più ecologico.

La Toyota Prius Prime SE: L'Auto Più Ecologica del Mondo
A sorpresa, la classifica 2024 ha mostrato come l'auto più ecologica al mondo sia la Toyota Prius Prime SE, al vertice con 71 punti, un modello ibrido plug-in che unisce un motore endotermico e uno a batteria. La Prius Prime è sorella della Prius ordinabile in Europa, rispetto alla quale non ci sono differenze se non il nome del modello destinato al mercato americano. Combina un motore a benzina da 150 cavalli con quello elettrico da 161 cavalli, per una potenza massima di 220 cavalli e un'autonomia elettrica dichiarata tra 62 e 70 chilometri.
I dati di consumo e di emissioni con cui l'ultima generazione di Prius è stata omologata in Italia confermano l'esperienza maturata da Toyota in oltre 30 anni di evoluzione della tecnologia ibrido-elettrica (iniziata proprio con la longeva famiglia Prius) e spiegano chiaramente i motivi dell'affermazione nella classifica ACEEE: il consumo combinato dichiarato (WLTP) è di soli 0.7 l/100 km e le emissioni di CO2 (WLTP) si attestano a 16 g/km (dato, quest'ultimo, che permette a Nuova Prius di rientrare nella prima e più sostanziosa fascia di emissioni degli ecobonus nazionali, di norma ad appannaggio delle sole vetture full-electric - previa verifica del dato riportato sul libretto di circolazione dell'allestimento acquistato).
Lo studio dell'American Council for an Energy Efficient Economy ha preso in considerazione l'impatto ecologico di 1.200 modelli: una mole enorme di dati che ha assegnato un punteggio ad ogni vettura che va da zero a cento, dove cento sta per auto assolutamente «pulita» e zero invece «estremamente inquinante». La sorpresa dell'analisi 2024 è che la migliore di tutte è stata la Toyota Prius Prime SE, con 71 punti.
Ci si aspettava che i primi posti della classifica fossero monopolio dei modelli elettrici: in effetti dal secondo al sesto posto ci sono Lexus RZ 300e, Mini Cooper SE, Nissan Leaf, Subaru Solterra, Toyota bZ4X. Ma la Prius Prime - sorella della Prius già ordinabile in Europa, dalla quale eredita tutto, esclusa la denominazione - è una plug-in ibrida che combina il motore a benzina da 150 cavalli con quello elettrico da 161 cavalli: la potenza massima di sistema è di 220 cavalli (100 in più del modello uscente) per un'autonomia a zero emissioni tra 62 e 70 km. Non è costosissima: da 32.350 a 39.170 dollari, pari a una forbice variabile tra 29.700 e 35.900 euro.
Dal settimo al decimo posto delle auto "virtuose" ci sono la Toyota Prius e la Hyundai Elantra (entrambe full-hybrid), la Lexus RZ 450 elettrica e la Toyota Rav4 Prime, anch'essa plug-in hybrid. Un dominio clamoroso delle Case giapponesi, visto che la sola europea è la Mini. All'opposto non si può certo accusare gli analisti statunitensi di difendere la produzione di casa. Nella lista delle vetture meno "green" - che si compone di sette Suv, un'auto sportiva, una berlina e tre camion - la peggiore risulta la Mercedes-Benz AMG G63, seguita da Ram 1500 TRX, Ford F150 Raptor, Cadillac Escalade, Dodge Durango SRT, Jeep Wrangler. Una bella botta a icone di oltreoceano, in buona parte pick-up e maxi-Suv.
L'Impatto Ambientale dei Veicoli: Oltre le Emissioni Dirette
La valutazione dell'impatto ambientale di un'auto non si limita più alle semplici emissioni, ma - in misura sempre maggiore - si basa sull'intero ciclo di vita partendo dai materiali utilizzati sino allo smaltimento del veicolo. Negli Stati Uniti, a occuparsi di verificare tutti i parametri è GreenerCars, società che fa parte dell'American Council for an Energy Efficient Economy, che stila ogni anno una speciale classifica sulle auto più o meno green.
Abbattare l'inquinamento, ma anche i consumi, dovrebbe essere il primo parametro da soddisfare quando si acquista una nuova auto. L'attenzione all'ambiente viene troppo spesso messa in secondo, se non in terzo piano, eppure le case automobilistiche offrono dei modelli eco-friendly, un po' per tutte le tasche. È importante sapere che tutte le automobili emettono in atmosfera una serie di sostanze: l'anidride carbonica (CO2), il monossido di carbonio (CO), gli ossidi di azoto (NOx), gli idrocarburi incombusti (HC) e il particolato (PM). Negli anni lo sviluppo tecnologico ha portato alla progettazione e costruzione di motori che impattano in maniera meno aggressiva sull'ambiente. Il dato più importante è l'emissione di CO2, ed è questo il parametro che negli ultimi anni è stato migliorato in maniera sensibile dalle varie case di produzione.
L'elemento essenziale dell'impatto ambientale di un'auto resta ancora il tipo di carburante. Secondo le normative Euro 5 ed Euro 6, due auto che rispettano una delle due normative, al di là che si tratti di una city car o di un suv, producono un impatto ambientale sempre migliore di un'auto Euro 0, anche se quest'ultima può avere consumi di carburante estremamente più ridotti delle prime. Oggi il massimo consentito di emissione di CO2 è di 130 grammi per chilometro, parametro che dovrà scendere entro il 2020 a 95g/km. Queste imposizioni da parte dell'UE hanno portato già da tempo le varie case automobilistiche a costruire auto sempre più eco-sostenibili, con diverse scelte. Dal sito trendmotori.com si legge come, ad esempio, i costruttori asiatici di Toyota e Honda abbiano sviluppato sistemi ibridi per le loro auto, mentre la Renault-Nissan stia sviluppando auto elettriche. La costruzione di nuovi turbocompressori e l'iniezione diretta del carburante, hanno permesso lo sviluppo di motori più efficienti anche tra quelli che usano carburanti tradizionali, ovvero benzina e diesel.
Dalla classifica delle auto più ecologiche sul mercato italiano, escluse le elettriche, le sorprese sono molte, ma quello che appare chiaro è che praticamente tutti i marchi hanno dei modelli eco-friendly. La meno inquinante è la BMW i3 Hybrid con 13g/km di CO2 emessi seguita dalla Opel Ampera e la Chevrolet Volt che si appaiano al secondo posto, con 27g/km di anidride carbonica emessa. Tutte le prime 10 della classifica equipaggiano motori ibridi elettrico/benzina. All'undicesimo posto si piazzano tre auto alimentate a metano che sprigionano in atmosfera 79g/km e sono: la Seat Mii 1.0 Ecofuel, la Skoda Citigo 1.0 e la Wolfsvagen Up! 1.0 Eco. La prima auto che equipaggia motori a combustibile tradizionale in classifica è la Citroen DS3 1.6 BlueHDI 99CV, un diesel che emette 81 g/km e occupa il 14° posto.

L'Impegno di Toyota per la Neutralità Carbonica e la Sostenibilità Globale
In linea con la riduzione totale di CO2 in tutti i nuovi veicoli entro il 2035 in Europa (UE, SEE e UK), Toyota sta ampliando il suo portafoglio di veicoli a emissioni zero. La loro strategia prevede di raggiungere la neutralità carbonica il prima possibile, utilizzando l'infrastruttura di ricarica disponibile, la disponibilità di materie prime, l'energia rinnovabile e l'accessibilità. Attualmente, l'ampia offerta di veicoli elettrificati consente già una riduzione al minimo delle emissioni di carbonio.
Le emissioni indirette delle fonti non controllate della catena del valore di TME, ovvero dei veicoli venduti, della logistica a monte e a valle e delle parti acquistate, sono un'area di attenzione. Grazie alla fornitura di veicoli a emissioni zero e di servizi di mobilità sostenibile che soddisfino le esigenze delle politiche economiche, energetiche e industriali e dei clienti, Toyota punta a raggiungere la riduzione totale delle emissioni di CO2 nell'Europa occidentale entro il 2035.
L'impegno di Toyota non si ferma alla neutralità carbonica, che riguarda esclusivamente le emissioni di CO2. In linea con la Toyota Environmental Challenge 2050, l'azienda si impegna ad adottare misure specifiche per preservare le acque, promuovere un'economia basata sul riciclaggio e favorire la biodiversità. Il loro stabilimento in Francia, TMMF, è un punto di riferimento a livello mondiale in termini di raccolta e riciclaggio dell'acqua: infatti, dal 2014, nei processi di produzione viene riutilizzata la massima quantità di acqua possibile.
L'evoluzione della Toyota Prius | Tutte le generazioni dal 1997 al 2023
Non solo sostenibilità. Il CEO Koji Sato ha recentemente dichiarato: "Un'auto non è un'auto se non è divertente." Ecco quindi che all'orizzonte ci sono nuovi modelli sportivi, tra cui una nuova Supra, un possibile revival della Celica e forse una MR2 elettrificata a motore centrale. Questo dimostra che l'innovazione di Toyota non è solo rivolta all'efficienza e alla riduzione dell'impatto ambientale, ma anche all'esperienza di guida e al piacere del cliente, combinando entrambi gli aspetti in una visione di mobilità completa e orientata al futuro.