Il mondo automobilistico è un crocevia di visioni, dove i produttori si destreggiano tra la pragmatica produzione di massa e l'audace esplorazione delle concept car. Mentre il successo di un'auto di serie è spesso misurato dai profitti a fine anno, le concept car offrono un palcoscenico per la sperimentazione più sfrenata di tecnici e designer, che possono esplorare nuove tendenze di stile o applicazione di nuove tecnologie. Tra le case automobilistiche che hanno saputo osare, Renault spicca per la sua audacia. Se i francesi hanno avuto il coraggio di realizzare una normale utilitaria a trazione posteriore, infilare un motore V6 nel bagagliaio e metterla in produzione di massa, si può solo immaginare quali concetti possano creare gli ingegneri. L'Espace, in particolare, è rimasta un pioniere nel segmento delle monovolume, rivoluzionando il concetto di viaggio in famiglia con i suoi sette posti e la sua praticità. Tuttavia, per celebrare il suo decimo anniversario, i francesi hanno dato vita a una versione decisamente "diversa": la Espace F1.

L'Origine di un Mito: L'Espace e la sua Evoluzione
L'Espace, prima ancora che una monovolume, è stata l'antesignana di una nicchia di mercato, inventata dal nulla nel 1984 e cresciuta rapidamente durante gli anni '90, per poi ridimensionarsi sotto l'ascesa del fenomeno SUV. Con trent'anni di storia, quattro generazioni e 1.245.000 unità prodotte, l'Espace ha avuto una grande importanza per la Renault.
La Prima Generazione: Nascita di un Concept Spaziale
Disponibilità di spazio e capacità di trasformismo furono i cardini su cui si imperniò il progetto dell'abitacolo della prima Espace. La sua formula vincente si basava su sette posti, tre file di sedili, grande abitabilità e doti dinamiche più vicine alle automobili di allora che ai veicoli commerciali. La prima Espace venne prodotta nella fabbrica Matra di Romorantin (e dall'88 anche dall'Alpine a Dieppe), in un totale di 191.674 esemplari. La sua gamma motori si articolava inizialmente su un 2.0 benzina quattro cilindri (offerto nel tempo in tre varianti di potenza, da 110 CV prima, e 103 o 120 poi), e il 2.1 Turbo Diesel da 88 CV. Già su questa prima generazione erano presenti molte delle soluzioni tecniche che sarebbero state adottate dai modelli futuri: i sedili girevoli dell'allestimento TSE, la trazione integrale Quadra (lanciata nel 1988), e le sospensioni posteriori pneumatiche, offerte come optional dal '90. La prima di quattro generazioni, lanciata nel giugno 1984, poteva infatti ospitare fino a 7 passeggeri in un corpo vettura lungo appena 425 cm e raggiungere gli oltre 175 km/h di velocità massima grazie ad un motore 2.0 a benzina da 110 CV (il 2.1 turbodiesel si fermava a 88 CV). Hanno fatto scuola le varianti TSE con i sedili anteriori girevoli e Quadra con trazione integrale permanente.
La Seconda Serie: Crescita e Nuovi Orizzonti
Al Salone di Ginevra del 1991, la Renault presentò la seconda generazione di quello che era ormai diventato uno dei suoi modelli più rappresentativi. La crescita di dimensioni e ambizioni trovò in qualche modo simbolica conferma nell'introduzione in gamma di una nuova motorizzazione di vertice, al fianco di quelle già in commercio: punta dell'offerta a benzina diventò il 2.9 V6 "PRV", un sei cilindri dalla lunghissima carriera (e dai numerosissimi impieghi), che conteneva nella sua sigla identificativa le iniziali dei Costruttori che presero parte al suo sviluppo: Peugeot, Renault, Volvo. La seconda generazione della Renault Espace, prodotta dal 1991 al 1996, rispondeva all’esigenza del marchio francese di spostare il suo prodotto di punta in una fascia più alta del mercato. Cresciuta fino a raggiungere i 443 m di lunghezza, la Espace venne dotata anche di un V6 2.9 a benzina da 153 CV capace di spingerla fino ai 195 km/h di velocità massima. L’offerta dei motori, per la prima volta montati trasversalmente, comprendeva unità benzina e diesel con potenza tra i 100 e i 204 CV del 3.0 V6 a 24 valvole.
Il Terzo Atto e le "Stranezze" Tecnologiche
Nel 1996, fu il turno della terza serie. Fu con questa versione che la Espace si sdoppiò in due varianti di passo, quella normale (lunga più o meno come la vecchia, 4,52 m), e quella "XL", che prese il nome di Grand Espace e toccò i 4,79 m di lunghezza esterna. La gamma motori accolse l'arrivo di una nuova generazione di unità: al vertice, ancora una volta, c'era un V6. Il PRV lasciò il posto al PSA ES, un tre litri che nacque ancora dalla collaborazione con l'altro Costruttore francese, Peugeot-Citroën. Il nuovo sei cilindri ebbe l'onore di portare al debutto un'importante novità tecnica, il cambio automatico con i paddle al volante.
L'Espace Oggi: Un Cambiamento di Rotta
Con il modello lanciato nel 2003, la quarta generazione, la più longeva di tutte le Espace, fu anche la prima - e l'unica, per il momento - a non essere costruita dalla Matra. L'azienda francese chiuse i battenti con l'uscita di scena della generazione precedente della monovolume, che fu l'ultimo modello prodotto nella sua storia. L’attuale quarta serie della monovolume francese, lanciata nel 2002 e costantemente aggiornata, si distinse per l’ampia superficie vetrata di 7 metri quadrati e per il ritorno a linee più spigolose. Attualmente è disponibile esclusivamente in versione “corta” (la più lunga Grand Espace è uscita di produzione nel 2010) con un 2.0 dCi da 150 e 173 CV. Ma i tempi sono cambiati: il cliente europeo ha perso interesse verso le grandi monovolume, anche per via delle famiglie sempre meno numerose, e si è spostato sulle SUV. La quinta generazione della Renault Espace si fece attendere qualche mese: il suo debutto fu atteso per ottobre al Salone di Parigi, mentre l'esordio sul mercato avvenne a febbraio 2015.

La Nascita della Espace F1: Un Omaggio alla Velocità
Nel 1994, la Williams-Renault vinceva il campionato mondiale costruttori di Formula 1. Era un periodo di massimo gaudio per la casa francese, con le Williams motorizzate dai V10 che avevano trionfato in 20 dei 36 gran premi disputati negli ultimi due Campionati del Mondo. Nigel Mansell (nel 1992) e Alain Prost (l'anno dopo) avevano sollevato al cielo il trofeo più ambito della massima serie. In questo contesto di euforia, la Renault, in collaborazione con Matra - responsabile per l'assemblaggio delle Espace da buon padre di famiglia - decise di celebrare il decimo anniversario del modello Espace e la sua collaborazione con Matra con una concept tanto folle quanto spettacolare: la Espace F1.
Renault Espace F1 amazing sound
Il "Trapianto" di Cuore e le Prestazioni Folli
L'Espace F1, mostrata al Salone di Parigi del 1994, aveva le linee di una Espace II, ma all'interno non aveva praticamente nulla in comune con la monovolume di serie. Di "Espace" in questa Espace F1 c'era davvero poco. Il telaio stesso era ripreso dalla vettura da corsa, così come il mastodontico 3.5 V10 da 810 CV sistemato in bella vista tra i due sedili posteriori. Dell'ambitissima "donor car" rimanevano ben poco: i vetri, il cofano, il baule e alcuni pannelli del tetto.
Il motore Renault RS5, con architettura a 10 cilindri a V di 3500 cm³ con distribuzione a 40 valvole da circa 780 CV, identico a quello montato sulla Williams FW15C, venne montato a regola d'arte in mezzo ai sedili posteriori totalmente en plein air, "protetto" da una sola copertura in plexiglass. Scaricando tutti i suoi cavalli, il propulsore spingeva urlando rabbioso fino a oltre 13mila giri. La combinazione permetteva al "minivan" di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e da 0 a 200 km/h in 6,9 secondi. La velocità massima del veicolo era di 312 km/h. Si tratta di cifre impressionanti per qualsiasi auto al giorno d'oggi.

Le Soluzioni Tecniche e la Trasformazione Radicale
Per gestire questa incredibile potenza, il telaio, che sull'Espace di serie era in fibra di vetro, venne quasi interamente rimodellato in fibra di carbonio, così come il telaio stesso, che divenne un materiale composito misto carbonio con una struttura a nido d'ape in alluminio. L'impianto frenante aumentava la sua portata grazie a quattro dischi carboceramici e per gestire l'incredibile potenza s'installò il cambio semi-automatico a sei rapporti della Williams. Le sospensioni posteriori erano riprese direttamente dalla monoposto, mentre all'anteriore erano progettate ad hoc. Tutta la potenza era scaricata su gomme altrettanto XL, con un'impronta di 27 cm sull'anteriore e 36 cm al posteriore. Pesante appena 1.300 kg (quanto una moderna Volkswagen Golf), l'Espace F1 raggiungeva agevolmente i 312 km/h e poteva scattare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi, toccando i 200 all'ora in 6,9 secondi. I quattro occupanti erano sistemati in sedili avvolgenti e all'interno c'erano quattro sedili anatomici in carbonio con cinture di sicurezza da gara a tre punti. La vernice era gialla con i pannelli sottoporta in carbonio e una fascia nera che circondava i lati del veicolo. Sul tetto era presente uno spoiler nero.
L'Espace F1 sul Circuito e nel Mondo Virtuale
La monovolume, che ricordava ormai solo nella forma l'Espace originale, venne sviluppata sul circuito del Paul Ricard, principalmente dal pilota Eric Bernard. Nonostante il peso doppio rispetto alla Williams di F1, questa superEspace accelerava da 0 a 100 km/h in 2"8, raggiungeva i 312 km/h di velocità massima e le bastavano solo 600 metri per partire da zero, superare i 250 km/h e rifermarsi di nuovo. Il veicolo, nonostante il baricentro molto alto, anche grazie al generosissimo alettone posteriore, rimaneva incollato a terra, nonostante qualche inevitabile sobbalzo nelle curve a raggio ridotto. Il motore completamente esposto nell'abitacolo faceva salire la temperatura interna fino a 60°C, mentre l'insonorizzazione non era certo delle migliori.
Qualche mese dopo, il mostro venne presentato al pubblico del Salone di Parigi, destando curiosità e stupore, proprio come il reparto marketing di Renault aveva previsto. Le immagini d'antologia di Prost impegnato alla guida dell'Espace F1 in pista a Le Castellet sono passate alla storia. La versione Espace F1 è arrivata persino nel mondo dei videogiochi: è stata infatti inserita nel leggendario simulatore Gran Turismo 2, cementando il suo status di icona automobilistica.

Il Valore e l'Eredità della Espace F1
L'Espace F1 non fu mai destinata alla produzione di massa né alla vendita. Fu un'espressione pura dell'ingegneria e del marketing, un veicolo sperimentale progettato per celebrare un doppio anniversario e per far parlare di sé. Il suo valore non è misurabile in termini monetari di mercato, poiché si tratta di un pezzo unico, o al massimo di pochissimi esemplari, custoditi gelosamente da Renault. Il suo vero valore risiede nella sua capacità di rappresentare l'apice della creatività e dell'ingegno di un'azienda che non ha mai avuto paura di spingersi oltre i confini. Simboleggia un'epoca in cui le monovolume dominavano l'Europa e in cui Renault era la scuderia di Formula 1 da battere.
L'Espace F1 è un promemoria che le concept car possono essere molto più di semplici esercizi di stile. Possono essere dichiarazioni audaci, inni alla velocità e alla tecnologia, capaci di lasciare un'impronta duratura nell'immaginario collettivo, anche decenni dopo la loro creazione. La storia dell'Espace F1 è un esempio brillante di come l'innovazione e la passione possano convergere per creare qualcosa di veramente unico e indimenticabile nel panorama automobilistico mondiale.