L'utilizzo del mezzo proprio per le trasferte lavorative dei dipendenti pubblici autorizzati a spostarsi al di fuori del comune di appartenenza è una pratica che solleva interrogativi riguardo al rimborso delle spese sostenute, in particolare quelle relative al carburante. La normativa in materia, pur evolvendosi, mira a garantire un equo ristoro dei costi senza generare indebiti vantaggi fiscali o oneri eccessivi per l'amministrazione. La corretta applicazione delle disposizioni vigenti è fondamentale per evitare contenziosi e assicurare trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche.
Il Contesto Normativo: Dalla Disapplicazione dei Contratti all'Indicazione dell'Agenzia delle Entrate
A seguito del decreto legge 78/2010, sono state disapplicate le disposizioni contrattuali che precedentemente disciplinavano il rimborso delle spese sostenute dal pubblico dipendente autorizzato a servirsi del mezzo proprio per una trasferta. Questa modifica normativa ha reso necessario un nuovo approccio al calcolo e alla tassazione di tali rimborsi.
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), con la nota prot. 100169/2012, ha precisato che, qualora un'amministrazione ritenga comunque di autorizzare i dipendenti all'utilizzo del proprio mezzo di trasporto, in presenza di condizioni vantaggiose per l'ente, il ristoro dei costi sostenuti dai lavoratori non potrà essere parametrato a una percentuale del prezzo della benzina. Dovrà, invece, essere necessariamente contenuto nei limiti degli oneri che l'ente avrebbe sostenuto per le spese di trasporto pubblico.

Questo principio è stato ribadito dall'Agenzia delle Entrate in diverse occasioni, tra cui la risoluzione n. 92/E del 30 ottobre 2015. Essa conferma che le indennità chilometriche devono basarsi sulle tabelle ACI, che considerano la percorrenza, il tipo di automezzo e il costo chilometrico. Le tabelle ACI vengono aggiornate periodicamente (due volte l'anno) per rimanere allineate ai prezzi e ai consumi effettivi, consentendo un calcolo preciso delle spese da rimborsare. In alternativa, l'ACI mette a disposizione un software gratuito per il calcolo del rimborso, previa registrazione al sito.
Autorizzazione all'Uso del Mezzo Proprio e Parametri di Rimborso
In ragione di queste indicazioni, molti Comuni intendono autorizzare i propri dipendenti all'utilizzo del mezzo di trasporto personale per effettuare trasferte quando vi siano particolari esigenze di servizio e determinate condizioni che favoriscano un miglior espletamento dell'attività lavorativa, anche in termini di economicità. In tali circostanze, viene riconosciuto un indennizzo corrispondente alla somma che il dipendente avrebbe speso se fosse ricorso ai mezzi di trasporto pubblico (ad esempio, il costo del biglietto del treno o dell'autobus).
Questo tipo di rimborso, basato sulle tariffe del trasporto pubblico, sarà corrisposto a prescindere dalla considerazione analitica della spesa effettivamente sostenuta dal dipendente con il proprio mezzo (come carburante o usura) e senza la necessità di esibire idonea documentazione di tali spese. Esso sostituisce, di fatto, le spese direttamente sostenute dal lavoratore per il viaggio.
Aspetti Fiscali: Tassazione o Non Imponibilità
La questione centrale per gli enti locali riguarda la tassazione di tali somme. I tecnici dell'Agenzia delle Entrate hanno chiarito che l'indennità corrisposta ai dipendenti erogata debba o meno concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai sensi dell'articolo 51, comma 1, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), ovvero se alla stessa possa applicarsi il regime delle trasferte previsto dal comma 5 del medesimo articolo 51.
I tecnici ritengono che laddove l'indennizzo, basato sulle tariffe del trasporto pubblico, risulti di importo uguale o inferiore rispetto a quello determinato in base alle tabelle ACI, lo stesso sarà da considerarsi non imponibile ai sensi dell'articolo 51, comma 5, del TUIR.

Al contrario, se l'indennità autorizzata ad utilizzare il mezzo proprio, pur paragonata a quella del mezzo di trasporto pubblico, risulti superiore alla tariffa ACI, la differenza sarà da considerarsi reddito di lavoro dipendente e, come tale, soggetta a tassazione.
Un caso particolare riguarda le trasferte che non partono dalla sede lavorativa, ma dalla residenza del lavoratore. In questa situazione, se la distanza tra l'abitazione del lavoratore e il luogo della trasferta è maggiore rispetto a quella tra la sede lavorativa e il luogo da raggiungere, la differenza nel rimborso è da considerarsi reddito imponibile ai sensi dell'articolo 51, comma 1, del TUIR.
Per quanto riguarda le aziende, gli aspetti fiscali relativi ai rimborsi chilometrici sono regolati dalla legge 22/3/1995 n. 85. Questa legge stabilisce che sono interamente deducibili i costi sostenuti per i rimborsi chilometrici relativi a veicoli con potenza massima pari a 17 cavalli (benzina) o 20 cavalli (diesel).
Requisiti e Modalità di Richiesta del Rimborso Chilometrico
Per poter richiedere il rimborso chilometrico, il lavoratore deve essere un dipendente che utilizza la propria automobile o un'automobile aziendale a noleggio per effettuare trasferte lavorative. Le trasferte lavorative, per definizione, portano il lavoratore lontano dalla sede indicata nel contratto di assunzione. Il rimborso chilometrico può coprire sia le spese proporzionali (carburante, usura del veicolo) sia, a seconda degli accordi preventivi tra azienda e lavoratore, spese non proporzionali (bollo, assicurazione, parcheggio).
Per calcolare l'importo del rimborso, è necessario conoscere alcuni dati relativi alla trasferta e alla vettura utilizzata:
- Dati del veicolo: è importante sapere che la normativa prevede una tassazione differenziata in base all'alimentazione e alla potenza del veicolo. Se il veicolo non è presente nelle tabelle ACI, è possibile fare riferimento a un modello simile, come previsto dalla circolare ministeriale.
- Distanza percorsa: il calcolo si basa sul numero di chilometri effettivamente percorsi durante la trasferta.
- Tariffe ACI: le tabelle ACI forniscono il costo chilometrico medio, aggiornato regolarmente, che serve come riferimento per il calcolo.
Una volta raccolte queste informazioni, il lavoratore deve compilare il "modulo rimborso chilometrico" e presentarlo al datore di lavoro. È fondamentale conservare tutta la documentazione relativa alle spese sostenute (scontrini, fatture) qualora l'azienda preveda un rimborso analitico.
La Gestione delle Trasferte e il Ruolo degli Enti Locali
La gestione delle trasferte lavorative richiede un approfondimento ulteriore, come sottolineato dall'articolo 57, comma 9, del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), che delinea un approccio che riconosce agli enti locali un ruolo cruciale nella regolamentazione della trasferta. Le competenze degli enti locali si estendono anche alla definizione delle modalità procedurali legate alla trasferta. L'obbligo di definire le modalità di riparto degli oneri economici in sede di convenzione rappresenta un passo significativo verso una gestione trasparente ed equa delle risorse finanziarie.
Auto. I rimborsi chilometrici
È importante sottolineare che la Corte dei Conti, Prima Sezione Centrale di Appello, con sentenza n. 94 del 24 giugno 2020, ha ribadito che il rimborso dell'indennità chilometrica al dipendente contrattualizzato prefigura l'ipotesi di danno erariale, in quanto l'art. 6, dodicesimo comma, ultimo periodo, del D.L. 78/2010 conv. in L. 122/2010 non prevede più il rimborso delle spese sostenute dal dipendente autorizzato a servirsi del mezzo proprio per la trasferta secondo le precedenti disposizioni.
Soluzioni per una Gestione Semplificata
La gestione dei rimborsi chilometrici può risultare complessa, sia per i dipendenti che per le amministrazioni. Piattaforme di gestione spese, come Soldo, offrono soluzioni per semplificare questo processo. Queste piattaforme combinano carte di pagamento aziendali con sistemi centralizzati e app intuitive, permettendo di definire budget e limiti di spesa personalizzati, controllare saldi, acquisire scontrini e monitorare le spese in tempo reale. Tale digitalizzazione dei processi legati alla gestione delle risorse umane mira a rendere più efficiente e trasparente l'intero ciclo di rimborso.
In conclusione, il rimborso delle spese carburante per i dipendenti pubblici che utilizzano il proprio mezzo per trasferte è un tema che richiede un'attenta analisi della normativa vigente e delle circolari interpretative. La chiave risiede nel rispettare i limiti imposti dalla legge, basando il rimborso sui costi effettivi del trasporto pubblico o sulle tariffe ACI, per evitare la tassazione dell'indennità come reddito di lavoro dipendente.
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