Luigi Caccia Dominioni: L'Architetto Poliedrico e il Design Senza Tempo

Ritratto di Luigi Caccia Dominioni

Luigi Caccia Dominioni (1913-2016) emerge come una figura cardine nel panorama architettonico e del design italiano del secondo dopoguerra. Definito precursore e fondatore del design italiano, egli ha saputo interpretare con brillantezza la tradizione milanese e lombarda, lasciando un'eredità che trascende le mode e le epoche. Il suo approccio progettuale, libero da scuole e dogmi, lo ha reso un "battitore libero", capace di spaziare con agilità dalla progettazione di interi palazzi al disegno di un singolo oggetto, dall'abitazione signorile al piccolo appartamento, dal convento al supermercato.

Gli Inizi e la Formazione: Un Percorso Controcorrente

Dopo aver conseguito la laurea nel 1936 presso il Politecnico di Milano, Luigi Caccia Dominioni intraprende quasi immediatamente il suo percorso professionale. Insieme ai fratelli Livio e Piergiacomo Castiglioni, apre uno studio in Porta Nuova, dedicandosi con entusiasmo e versatilità all'architettura di interni, al design, alla progettazione industriale, ai concorsi e agli allestimenti. Questa fase iniziale è fondamentale per la definizione del suo stile e della sua filosofia, caratterizzata da una curiosità intellettuale insaziabile e dalla volontà di esplorare diverse scale di progetto.

Fin dai primi lavori, si percepisce la sua inclinazione verso una progettazione che unisce la funzionalità all'estetica, prestando sempre attenzione alla qualità dei materiali e alla cura dei dettagli. Nonostante le sue nobili origini, Caccia Dominioni non si è mai allineato a una specifica corrente architettonica, preferendo sviluppare un linguaggio personale, riconoscibile ma mai prevedibile. Questa indipendenza lo ha reso un creatore autentico, il cui lavoro è espressione di una visione profonda e personale dello spazio e dell'abitare.

L'Architettura Urbana: Segni Indelebili nel Paesaggio Milanese

Edificio di Luigi Caccia Dominioni a Milano

Tra le sue opere più celebrate a Milano, spiccano i condomini di via Ippolito Nievo, il quartiere San Felice e la riqualificazione di Piazza San Babila. Questi progetti non sono semplici edifici, ma veri e propri interventi urbani che hanno contribuito a definire il volto della città nel dopoguerra. La sua visione si traduce in un'architettura che dialoga con il contesto, integrandosi armoniosamente e al contempo introducendo elementi di innovazione.

La frase "Ho pensato anche che sarebbe stata una buona regola per tutte le città dare agli edifici un’immagine più vicina possibile al suolo. Se le architetture nascessero dal suolo, nascerebbero con i materiali locali, quindi tono su tono, pietra su pietra, materia su materia" rivela una sensibilità profonda per il genius loci e per l'uso di materiali autoctoni. Questa filosofia è evidente nella scelta di finiture e cromie che richiamano la tradizione lombarda, ma sempre reinterpretate in chiave moderna. I suoi edifici non si impongono, ma si inseriscono con discrezione ed eleganza nel tessuto urbano, contribuendo a creare un senso di appartenenza e identità.

Il Design Iconico: Tra Tradizione e Innovazione

La cifra stilistica di Caccia Dominioni nel design è immediatamente riconoscibile: una serie di pezzi divenuti iconici, su tutti la sedia “Catilina”, caratterizzati dall’unione di materiali diversi, ma sempre ricercati, e dalla ripresa di forme stilistiche tradizionali. Questo approccio ha generato oggetti che, pur radicati nella memoria collettiva, appaiono sorprendentemente contemporanei.

La sua capacità di rinnovarsi continuamente, sorprendendo il pubblico con soluzioni geniali e inaspettate, è un tratto distintivo. Non ha mai cercato di imporre un segno iconico, tantomeno un logo o un elemento che potesse diventare il suo marchio di fabbrica. Al contrario, era pronto a reinventarsi ogni volta, dimostrando una libertà creativa rara. Amava definirsi “barocco”, ma molti suoi oggetti sono talmente essenziali da rasentare il minimalismo. Questa apparente contraddizione si spiega con la sua visione profonda dell'abitare e del movimento umano all'interno degli spazi.

Design caccia dominioni allo spazio Rolex

La Filosofia della Curva e le Forme Naturali

La sua celebre affermazione “Faccio le scale rotonde: l’uomo si muove per linee curve; quando fai una scala rettangolare l’uomo istintivamente la percorre muovendosi con in un ovale: cioè camminando in curva” racchiude una delle sue intuizioni più profonde. Caccia Dominioni percepiva l'appartamento come una “micro città” e le persone che si muovono al loro interno "essenzialmente per linee curve, che ricordano la sinuosità dei corsi d’acqua".

Ecco perché le curve, ispirate alla natura, e le linee rette, disegnate dall'architetto, si incontrano con grazia nei suoi oggetti di design più celebri. La sedia Catilina, il tavolo Fascia Specchiata, la serie Toro e il tavolo Cavalletto sono esempi lampanti di come abbia saputo tradurre questa filosofia in forme concrete, creando pezzi che invitano al movimento fluido e organico. Questa attenzione alla percezione e all'esperienza dell'utente, ben prima che diventasse un concetto diffuso nel design, testimonia la sua modernità e la sua capacità di anticipare i tempi.

L'Ispirazione dalla Storia e l'Ironia nel Design

La passione di Caccia Dominioni per la storia si ritrova nell’amore con cui talvolta traeva ispirazione da umili archetipi del quotidiano e li aggiornava alle trasformazioni della vita domestica, che negli anni del secondo dopoguerra e del boom economico avevano subito un’accelerazione sorprendente. Sapeva che per creare innovazione è necessario non dimenticare, ma che, se si è troppo rispettosi del passato, non si va avanti. Questo concetto è ancora oggi tangibile nella poltrona ABCD, che, magari “vestita” con la lampada Poltrona, rivela una sorprendente attualità.

Molti oggetti di design di Luigi Caccia Dominioni sono attraversati da una vena di ironia e leggerezza, che a volte rasenta il surreale. Una monaca diventa paralume con Monachella, un imbuto decolla verso il cielo con la lampada da terra Imbuto, e il sedile di un’auto da corsa si ferma in casa con la poltrona Pole Position. Questi elementi ludici e inaspettati dimostrano la sua capacità di non prendersi troppo sul serio, pur mantenendo un rigore progettuale.

Sedia Catilina

Giocare con le Proporzioni: Un Approccio Innovativo

In sintonia con molti grandi artisti suoi contemporanei, Caccia Dominioni sperimentava con la scala degli oggetti: li ingrandiva, li rimpiccioliva, a volte giocava con le proporzioni dei diversi elementi. Lo vediamo in Chinotto, una piccola poltrona con un’enorme base imbottita, ma anche nel pouf Cilindro, una specie di gigantesco tappo o enorme gomma da matita. Questo gioco di proporzioni non era fine a se stesso, ma mirava a creare oggetti che sfidassero la percezione comune e stimolassero l'immaginazione.

Riconoscimenti e Eredità: Il Compasso d'Oro e il Rilancio del Brand

Nel 1957, Luigi Caccia Dominioni ha vinto il prestigioso Compasso d’Oro per importanti progetti quali la Sedia T12 Palini, in collaborazione con i fratelli Castiglioni, e la porta Super. Questo premio, uno dei più autorevoli nel campo del design, ha sigillato il riconoscimento della sua genialità e del suo contributo all'innovazione.

Gli oggetti di Caccia Dominioni sono senza tempo ed è facile innamorarsene. Ma sono anche pieni di storia, racconti e idee che si lasciano scoprire poco alla volta, senza fretta. Per questo diceva che i suoi oggetti devono essere “contemplati e usati”. Questa intrinseca durabilità, sia estetica che funzionale, spiega perché sia sempre stato amato dalla committenza più raffinata, così come da architetti e designer, che piano piano hanno assimilato la sua lezione, riportando di conseguenza i suoi oggetti al centro dell’attenzione di un pubblico sempre più vasto.

Nel 2018, il suo storico brand è stato acquisito da B&B Italia, che lo ha voluto preservare e rilanciare, in una visione attiva dell’heritage italiano. Questo ha permesso al marchio di ritornare sul mercato con una serie di “classici moderni” disegnati dall’architetto a partire dalla fine degli anni ‘40, garantendo la continuità e la riscoperta di un patrimonio culturale inestimabile.

Poltrona Pole Position

Mauro Santambrogio: Una Biografia in Controcanto con lo Sport

Mentre la figura di Caccia Dominioni si staglia nel mondo dell'architettura e del design, è interessante notare come l'informazione fornita dal testo includa anche una sezione dedicata a Mauro Santambrogio, un ciclista professionista. Sebbene non direttamente collegato all'opera di Caccia Dominioni, il racconto della sua esperienza offre uno spaccato di rinascita e riscatto attraverso lo sport, un tema universale che può trovare paralleli nella capacità di rinnovamento e resilienza.

La Caduta e la Rinascita nel Ciclismo

La storia di Mauro Santambrogio è quella di una richiesta di aiuto da parte di un uomo, prima ancora che di un ciclista. Qui non entrano in gioco vittorie e podi, ma soltanto la vita e il desiderio di trovare la strada verso il futuro: attraverso lo sport. La sua vicenda è segnata dalla positività all'Epo al Giro 2013, un evento che lo aveva portato "più in basso della polvere". "Ero un vegetale senza speranza. Dormivo, mi alzavo e tornavo a dormire. Avevo gli incubi, mi ha seguito per mesi uno psicologo. Non volevo più uscire di casa, avevo paura di tutto," racconta Mauro, descrivendo un periodo di profonda crisi. Un drammatico tweet a fine 2013, "addio mondo", riassume la sua disperazione.

Eppure, ce l'ha fatta a rialzarsi. Fondamentale è stato il sostegno di Giulia, designer, amica da sempre di sua sorella. Lei lo faceva uscire dalla stanza per giocare insieme quando erano piccole. Ora sono fidanzati, e Mauro torna a vedere un senso nella vita. Questa risalita è stata anche supportata da Pierluigi Marzorati, presidente del Coni lombardo, un grande uomo di sport che gli ha teso la mano.

Un Patto per la Vita e la Testimonianza

Mauro Santambrogio ha terminato il 2 novembre la squalifica di 18 mesi, ridotta proprio per la sua collaborazione nel raccontare la sua esperienza di doping all'Uci, la federciclo mondiale. Ha ritrovato la felicità nel pedalare con una nuova squadra, l'Amore&Vita di Ivano Fanini, e ha stretto la mano di Marzorati in un patto per la vita. Questo patto si fonda sui valori che Mauro tradì con la positività all'Epo.

Nuova vita significa Mauro testimonial: si è impegnato a testimoniare la sua svolta di corridore pulito. Il Coni della Lombardia lo chiamerà in occasione di incontri, corsi per dirigenti; Mauro parlerà a studenti e coetanei. "Adesso posso fare del bene. Da una vicenda molto negativa posso far nascere qualcosa di buono, sono di nuovo felice," ha affermato Mauro a Marzorati.

Design caccia dominioni allo spazio Rolex

C'è di più: sta per partire un progetto pilota, sempre del Coni regionale, che si chiama "Sport and work", con l'obiettivo di aiutare gli sportivi a trovare la strada per il futuro. Corsi per valutare competenze e capacità, per sentirsi coinvolti anche da ex atleti. Santambrogio sarà uno dei primissimi professionisti a parteciparvi. Il punto di riferimento è un altro comasco, Daniele Gilardoni, 11 volte iridato nel canottaggio, coordinatore dei corsi per dirigenti alla Scuola dello Sport del Coni.

Marzorati ha sottolineato: "Il presidente Malagò sa tutto della tua vicenda, è d'accordo nel reinserimento degli atleti. Io ti offro la possibilità di una prospettiva. Tu devi rimboccarti le maniche e capire che cosa vuoi fare. Sei passato da un punto pesante e dobbiamo lavorare per non ricadere più in questa situazione." Ha aggiunto: "Devi dare un segnale di cambiamento del tuo approccio allo sport. Devi assicurare grande pulizia e grande impatto nei confronti dei giovani. Nella vita si può sbagliare, ma devi avere l'umiltà di rimetterti in gioco su basi nuove. E su questo percorso troverai esperienze che ti formeranno e aiuteranno. Delle tue tappe vinte non mi interessa niente. Mi interessa Santambrogio uomo, che ha sbagliato, ha pagato ed è capace di seguire un percorso che pensi anche al suo futuro dopo l'attività di atleta. Non abbiamo tempo da perdere, devi riprendere a fare la tua attività in modo pulito."

Santambrogio, a trent'anni, ha davanti ancora "quattro o cinque anni da sportivo, ma devi capire che cosa vuoi fare da grande. Dipende tutto da te, devi metterti davanti allo specchio. Lo sport è importante per far stare bene la gente. Mauro, sei tu che devi metterti in gioco." Questo sottolinea l'importanza della motivazione interiore: "Per me, trasparenza in qualsiasi posto e in qualsiasi luogo - promette Mauro -. Voglio dimostrare che si può correre puliti, e penso alla vita più di prima. Tante volte mi capitava di pensare al futuro. ‘Che cosa faccio? Ho poco da fare, io non so fare niente, la mia vita era il ciclismo’. E avere questa possibilità che mi state dando… non posso lasciarmela sfuggire. È una grande cosa per me." Questo percorso di Mauro Santambrogio, sostenuto dall'avvocato Michele Re, simboleggia la possibilità di un nuovo inizio e l'impegno per un futuro pulito nello sport e nella vita.

Firenze Marathon: Un Evento Che Unisce Sport, Cultura e Solidarietà

Corridori alla Firenze Marathon

La 41ª Estra Firenze Marathon è un evento di punta nel panorama sportivo internazionale e un fiore all’occhiello per la Toscana, come ha affermato il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Questa manifestazione eccezionale, frutto di un grande lavoro di squadra e con migliaia di volontari, permette di vivere la maratona come una grandissima festa per la città.

Organizzazione e Partecipazione da Record

L'assessora allo sport Letizia Perini ha sottolineato che il sold out è stato raggiunto con largo anticipo, a dimostrazione della bravura degli organizzatori. Con i suoi 15mila iscritti e un percorso unico al mondo, Estra Firenze Marathon sarà per tutti un’esperienza unica che unirà la passione per la corsa con la bellezza eterna di Firenze. La città dimostra ancora una volta di essere all’altezza dei grandi eventi, trasformando un tradizionale appuntamento sportivo, con numeri da record, in un bellissimo momento collettivo.

Giancarlo Romiti, Presidente del comitato organizzatore e fondatore della maratona di Firenze nel 1984, ha ricordato come, quarantuno anni fa, insieme ad altri sei appassionati di atletica e della città di Firenze, abbia avuto inizio questa splendida avventura che è cresciuta ed è diventata un evento sportivo che continua a richiamare un popolo di podisti nella città. Tutta la città è diventata partecipe di questo evento sportivo internazionale e con lo stesso entusiasmo si lascia coinvolgere insieme ad oltre 2500 volontari, un altro grosso risultato che dimostra lo spirito positivo dei fiorentini.

Fabio Burchi, CEO di Maratona di Firenze SSDRL, ha evidenziato che l'organizzazione è una semplice società sportiva che si è posta l’obiettivo di organizzare un evento podistico che, lavorando sempre con grande impegno e passione, è il secondo in Italia e a livello europeo è comunque tra le più quotate. Il Giglio fiorentino è sicuramente un biglietto da visita che attrae tantissime persone, e l'organizzazione è riuscita ad attrarre l’attenzione non solo di semplici turisti ma anche dei runner, il che non è cosa facile. Per questa edizione, razionalizzando gli investimenti nell’ottica di far crescere l'evento, è stato raggiunto il 52% di stranieri. Si tratta in totale di 14mila atleti che correranno 42,195km, una grande soddisfazione perché significa che la macchina organizzativa si è rivelata efficiente e in grado di rinnovarsi e stare al passo con i tempi anche sul piano normativo.

È sempre importante la presenza femminile, così come la fascia d’età dei partecipanti, che si è notevolmente abbassata, con tanti giovani che corrono. Questi dati raccontano uno spaccato del cambiamento del mondo del podismo italiano e mondiale. La maratona è, dunque, per Firenze, un valore aggiunto per tutti.

Il Percorso e le Gare Collaterali

Fulvio Massini, Direttore Tecnico della Estra Firenze Marathon, ha annunciato l'inizio dell'expo che accoglierà tantissime attività e ospiti. Domenica, dopo tanti anni, il favorito sarà un italiano, al debutto in maratona, Badr Jaafari, che dovrà vedersela con atleti keniani ed etiopi. La gara femminile è però quella più interessante, e potrebbe anche cadere il record di gara. Per l’Italia ci saranno tante ultramaratonete. Sia per gli uomini che per le donne ci saranno delle lepri che aiuteranno gli atleti a tenere il ritmo.

Firenze, con la sua Maratona giunta alla 41ª edizione, si dimostra luogo ideale dove Sport, Cultura e Turismo trovano il giusto mix. La presenza di tanti atleti provenienti da tutta Italia e dall’estero ne è la dimostrazione. Partenza e arrivo sono confermati in Piazza Duomo, un giro unico di 42,195km al cospetto di monumenti, chiese e tutti i luoghi più suggestivi e artistici della città come Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Piazza Santa Croce, la Fortezza da Basso, ma anche dell’oasi verde di Firenze, il Parco delle Cascine. Emozionante anche il passaggio nello stadio di atletica Luigi Ridolfi, gestito dall’Atletica Firenze Marathon.

Accanto alla gara regina, domenica 30 novembre si correrà anche la 10K Firenze Marathon, giunta alla seconda edizione. La partenza è alle 8.45 da via Tornabuoni per andare a condividere gli ultimi chilometri del tracciato della maratona, godendosi la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto e il battistero di San Giovanni, la maestosità di Piazza della Signoria e la fila di turisti appassionati che attendono di poter visitare la Galleria degli Uffizi, e poter festeggiare il traguardo in Piazza Duomo, una delle più belle al mondo.

Mappa del percorso della Firenze Marathon

La mattina di sabato 29 novembre saranno al via la Staffetta 3x7k Charity Run e la San Benedetto Ginky Family Run. La San Benedetto Ginky Family Run è una manifestazione ludico-motoria di circa 3 km che si svolgerà nel palcoscenico dell’Ippodromo del Visarno, al Parco delle Cascine, divenuto, per il secondo anno consecutivo, centro nevralgico delle attività collaterali della 41ª Estra Firenze Marathon.

La mattina di sabato 29 novembre l’appuntamento è con la solidarietà della Staffetta 3×7 Charity Run, manifestazione a carattere non competitivo, senza obbligo di tesseramento e certificato medico agonistico, che prevede che tre atleti per ciascuna squadra corrano 7 km ciascuno. Il traguardo più importante di questa manifestazione è quello della raccolta fondi destinati a una delle 13 ODV aderenti. Partenza alle 10.30 dall’Ippodromo del Visarno e tempo massimo di 3 ore, adatta quindi anche a neofiti e camminatori.

Partner e Servizi: Il Gruppo Estra, l'Esercito e Careggi

Il Gruppo Estra, nato nel 2010 e leader del Centro Italia nel settore della vendita del gas naturale e dell’energia elettrica, ha scelto di affiancare il running e la maratona di Firenze. L'Expo, la «Casa dei Maratoneti», sarà ancora una volta la Leopolda, prima stazione ferroviaria di Firenze. Questa scelta, iniziata nel 2018 e riproposta a partire dallo scorso anno, è dovuta in parte alla centralità della struttura, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella, che permette agli atleti di raggiungerla più facilmente e di partecipare alle decine di attività, e in parte al clima coinvolgente ed inclusivo, grazie ad eventi pensati per far divertire tutti, ciascuno con il proprio grado di allenamento.

Nei giorni della gara verranno illustrate le informazioni per i partecipanti, ma anche novità, meeting su tematiche relative ad allenamento, alimentazione, tecniche specifiche di corsa tenuti da professionisti del settore. Sabato 29 novembre, il Direttore di gara Fulvio Massini presenterà il percorso e i top runner; alle 11.00 ci sarà la tavola rotonda ‘Correre per stare bene’ e alle ore 14.00 verrà presentato il libro «Ascanio Torrini: una leggenda» di Luca Panichi.

Agostino Poletto, Direttore Generale Pitti e amministratore unico di Stazione Leopolda, ha espresso la felicità di ospitare la Casa dei Maratoneti, un luogo che per la sua collocazione in città e le sue caratteristiche di spazio si presta bene a essere fulcro della comunità di atleti e appassionati.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi (AOUC) sarà presente alla Firenze Marathon con una risorsa unica nel suo genere: un’ambulanza ECMO dedicata e un team sanitario altamente specializzato. L’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) è una tecnologia avanzata di supporto vitale che, in casi selezionati di arresto cardiaco refrattario, permette di garantire artificialmente circolazione e ossigenazione del sangue, offrendo una possibilità in più di sopravvivenza e recupero neurologico. La presenza di questa risorsa avanzata alla Firenze Marathon conferma l’impegno di Careggi nella medicina d’emergenza ad alta complessità, nella collaborazione con il territorio e nella promozione di eventi sportivi in sicurezza.

L’Esercito sarà presente all’Expo della 41ª edizione Firenze Marathon con un dispositivo promozionale articolato in un Info Point, con personale qualificato del Battaglione trasmissioni Abetone, dedicato ad illustrare ai visitatori le opportunità professionali della Forza Armata e, in particolare, tutti i concorsi per l’arruolamento. Nello stand sarà presente anche un Info Point dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare con i rispettivi prodotti alimentari. Inoltre, un Info Point dell’Esercito sarà presente sabato 29 novembre alle ore 9.00 alla Ginky Family Run all’Ippodromo del Visarno per omaggiare i bambini e le famiglie con alcune sorprese. Domenica 30 novembre, giorno della maratona, l’Esercito parteciperà alla competizione con una rappresentativa di circa dieci atleti.

La Medaglia e la T-Shirt: Un Omaggio a Dante

Medaglia della Firenze Marathon con Beatrice e Dante

In continuità con le precedenti edizioni, la medaglia è un omaggio solenne a Firenze, alla sua storia e alla sua bellezza eterna. Ancora una volta frutto del lavoro della designer e artista Susanna Alisi, la medaglia prende vita da una celebre incisione di Gustave Doré: Beatrice che conduce Dante ad ammirare il Paradiso, dove al centro dell’universo si trova la Terra, circondata da nove sfere concentriche, responsabili del movimento dei pianeti. Un viaggio interiore che conduce all’elevazione spirituale, lo stesso viaggio che ogni runner percorre per portare a termine i 42 km e 195 metri della maratona. Susanna Alisi, designer e orafa, ha sottolineato che, essendo una designer di gioielli, anche la medaglia è pensata per essere un gioiello che unisca emozioni, bellezza e qualità. Quest’anno il tema è il 760esimo anno dalla morte di Dante.

Sempre ambita, la T-shirt tecnica del partner tecnico Joma per Estra Firenze Marathon quest’anno unisce sport e letteratura. Rinnovata anche la tradizione di raccontare uno scorcio della cultura fiorentina, così la T-shirt tecnica celebra la celeberrima letteratura di una delle città più affascinanti d’Europa ispirandosi, a 760 anni dalla sua nascita, al Sommo Poeta Dante Alighieri, alla sua Divina Commedia e al cosmo rinascimentale. Le tonalità di blu e celeste evocano il cielo e il movimento, mentre i riferimenti grafici ai gironi danteschi simboleggiano lo sforzo e il superare i propri limiti. Mauro Conti, Responsabile Marketing e Sponsorizzazioni Joma, ha espresso l'orgoglio di essere cresciuti insieme alla Firenze Marathon in questi anni, fornendo maglie tecniche e modelli top di gamma di calzature.

Design caccia dominioni allo spazio Rolex

L'Archivio delle Anime. Amleto: Una Rilettura Teatrale Profonda

Scena dello spettacolo

Il testo fornito include anche un'ampia sezione dedicata a una riscrittura scenica dell'Amleto di Shakespeare, intitolata "L'Archivio delle Anime. Amleto", di e con Massimiliano Donato. Questo spettacolo, che ha riscosso un grande successo di critica e pubblico, si presenta come un'opera di suprema bellezza e intelligenza, capace di affrontare un classico della letteratura in modo innovativo e toccante.

La Genesi dello Spettacolo: Tra Scoperta e Lavoro Artigianale

Tutto ha inizio dalla fine, quando il destino dei nobili di Danimarca è già compiuto. Di loro restano solo le poche ossa che un vecchio becchino, figura chiave nella partitura scenica, custodisce gelosamente. Reliquie di un passato doloroso, attraversate da segreti immortali a cui il gotico protagonista, davanti a un pubblico immaginario, restituisce la parola.

Massimiliano Donato scopre uno di questi "archivi d’anime" durante il restauro della pieve di S. Giovanni Battista di Goregge, una casa sacra edificata in mezzo alle silenziose colline di Gubbio. A questo lavoro si dedica con le proprie mani, lasciando per alcuni anni a riposo la professione d’attore, per dare vita nel 2000, assieme a Naira Gonzalez, a un luogo permanente di formazione dell’attore: il Centro Teatrale Umbro.

Questa scoperta affascinante, rimasta inizialmente latente, ha poi ispirato l'attore a costruire con la pazienza e la cura dell’artigiano uno spettacolo complesso e vivace, che per quattro anni ha fatto e disfatto. "È nel lavoro, qualsiasi esso sia, che l’uomo incontra e conosce se stesso, il suo essere profondo e segreto," racconta Massimiliano nel dopo spettacolo. È attraverso questa operosità, la fatica quotidiana, la ricerca di un linguaggio umano semplice e struggente che ogni frammento viene costruito, poi stravolto e infine ri-creato fino ad arrivare alla prima assoluta a Padova.

Il Becchino: Protagonista e Demiurgo

"L'archivio delle anime. Amleto" è sicuramente un'originale messinscena della tragedia shakespeariana, ma più che l’interpretazione della stessa, ciò che è geniale, curioso, coinvolgente e struggente nel quadro registico e nella prova d’attore è il personaggio istrionico, inarrestabile del becchino. Una figura dal trucco marcato, pallido di cipria, l’ombretto che marca le occhiaie, con una barba finta di vecchio in un cappotto nero. "Ohibò, il becchino del teatro non può essere che pieno di finzioni."

Questo personaggio è custode, poi cerimoniere, attore, regista, burattinaio, presentatore, mago, ballerino di tip tap, in un continuo gioco di doppio. Protagonista e antagonista dentro e fuori la trama, il becchino è al servizio delle sue anime, ma se ne serve anche per essere quello che vuole nel suo teatro, il suo cimitero senza tempo. Prima con calma e pazienza e poi con pazzia e delirio, scardina qualsiasi qualificazione macabra e tetra del luogo, della sua figura, della tragedia che diventa un carrozzone di re e regine, di principi, fantasmi, amanti, attori, puttane e buffoni in un continuo gioco metateatrale.

Massimiliano Donato nel ruolo del Becchino

Temi e Interpretazioni: L'Amleto Demolito e Ricomposto

Con “L’archivio delle anime. Amleto”, Massimiliano Donato ha aperto la stagione serale del Teatro del Cerchio, uno spettacolo che, sciolto, vertiginoso, pieno di ritmo, meriterebbe profonde analisi per la definizione dei personaggi, le relazioni tra loro, la scomposizione del testo, il gioco degli incastri e dei ritorni, l’uso dei materiali scenici (anche marionette, fantocci, burattini), il raffinato meccanismo metateatrale, i continui, misurati, mutamenti di stile, comico e tragico, di alta commozione drammatica e scoppiettante ironia, scorrendo rapido dai toni buffi, grotteschi, a un’intensa malinconia vicina al pianto, tra strabilianti piroette espressive, formali, e ammiccamenti al pubblico, lasciando emergere qua e là, con gioia beffarda, riflessioni universali (su dio, la famiglia, la morte), facendo nascere risate improvvise e silenzi d’ascolto commosso.

L’attore assume più ruoli - anche la nonna di Amleto! - ma è insieme animatore di una molteplicità di figure, come la grande tenerezza di Ofelia, gli occhi brillanti, avvolta in un piccolo mantello di pelliccia. Struggente la scena del più famoso dei monologhi, con Massimiliano Donato che sorregge teneramente la mano di un malinconico, romantico Amleto in miniatura, che intanto tiene a sua volta un minuscolo teschio.

La trama classica è completamente stravolta sia nella scansione temporale degli avvenimenti che nel loro rapporto di causa-effetto. Un Amleto che non è un Amleto eppure lo è. Una ricerca innovativa e sperimentale per un dramma che riesce ancora a stupire e incantare, quasi novanta minuti sul filo dell’emozione, ipnotizzati dall’interpretazione frenetica e lisergica di un grande artista che solo sul palcoscenico dà vita a uno spettacolo imprevedibile e in continua metamorfosi.

C’è la tragedia compassionevole dell’intera famiglia reale e l’umorismo grottesco di chi è solo spettatore di dolori, malinconie, sogni e inquietudini. C’è il personaggio inventato della nonna di Amleto, che riporta a una dimensione intima e familiare, ma ci sono anche i burattini e le carnevalate, perché la tragedia non sia troppo tragica e la commedia troppo comica, e infine i trucchi e le magie per chi ha voglia di crederci.

Dopo quasi due ore di spettacolo, la figura del becchino non c’è più, assorbito da quel viaggio fantastico nel tempo, dalla finzione teatrale, smaterializzato dalle tante sembianze della tragedia e della commedia. Rimane la frantumaglia, tantissima, sparpagliata ovunque, che fa rabbrividire, ma ogni singolo pezzo verrà ripreso in mano, pulito, aggiustato e riposto con cura dentro un baule, archiviato senza lasciare traccia alcuna in quello spazio che sarà ancora qualcosa d’altro o quello di sempre.

Design caccia dominioni allo spazio Rolex

La Condanna della Guerra in "L'Utopia di Dio"

Un altro spunto interessante, pur non direttamente legato ad Amleto o a Caccia Dominioni, è la menzione del dramma "L'utopia di Dio" del tedesco Stefan Andres, che viene presentato in un contesto ecclesiastico. Questo dramma, ambientato durante la guerra civile spagnola, offre una "aspra condanna della guerra, di ogni guerra, come fango e fratricidio." Andres scrisse la novella in Italia, durante l'infuriare dell'ultima guerra, nel 1942.

"Da entrambe le parti la guerra è un infame assurdo massacro, poiché sia al di qua che al di là del confine, ognuno è creatura di Dio, creatura immortale." È illecito a un cristiano "segnare un confine e dire: Io appartengo a questa parte di fango, io amo cioè il fango di qua e odio quello di là." Questa radicale condanna di ogni guerra (pronunciata per bocca specialmente di padre Julio) è applicata dall'autore anche alla guerra civile di Spagna. "In guerra anche Cristo ha una bandiera" (Paco) … "Meglio per il cristiano avere una sola bandiera."

È uno dei momenti più densi del lavoro, quello in cui per bocca del protagonista, Andres pronuncia la sua condanna fortissima: "Sì il comando!… Tutti questi comandi… Guai a coloro che comandano! Guai a loro, perché trasformano gli uomini, i soldati in assassini." Accanto a questa violenta recriminatoria contro la tirannide, vi è la riabilitazione degli esecutori, costretti ad uccidere come automi, spesso contro volontà e coscienza personale, da ordini scellerati e assassini. Così la guardia rossa e lo stesso tenente don Pedro.

Il Ruolo del Clero e la Fede nella Vita

Il testo include anche riflessioni e presentazioni da parte di figure ecclesiastiche, come un intervento alla Generala dove sacerdoti di tutto il mondo si rivolgono ai giovani in difficoltà, esprimendo amore e comprensione. "Siamo qui, perché… vi vogliamo bene. Ma se non ci siamo mai visti? Non importa! Prima perché siete giovani, e per noi un giovane è sempre un caro amico." Questo messaggio di speranza e riscatto si rivolge a chi non è stato "sempre fortunato", riconoscendo che la vita è stata dura e che "non è stata tutta colpa vostra."

Viene offerta una promessa solenne: "noi preti ci impegniamo con tutte le nostre forze ad aiutare e amare tutti [i] ragazzi come voi che potremo avvicinare; li aiuteremo e proteggeremo contro le imboscate, le insidie e i mali passi, affinché non debbano poi scontare la pena di colpe di cui non sono essi i maggiori responsabili."

Il messaggio centrale è l'invito all'allegria e alla fiducia: "Si può sempre ricominciare. Qualunque cosa sia capitata, non c'è nulla di irreparabile finché si vive." La fede in Dio e nell'amicizia con Gesù vengono presentate come la "ricetta di una vera allegria e del successo nella vita: è la pace della coscienza, è l'amicizia con Gesù. Di lui ha fame il vostro cuore. Lui è la luce dei vostri occhi. Senza di lui, siete i ragazzi più infelici della terra. Solo l'amicizia con lui può rendervi contenti."

Simbolo della speranza

Questo si lega al racconto della "fiaba vera" dei cinque cantastorie che trasformano una "strada in grigio. Una strada senza nome: tetra come una prigione, fredda: non un canto, non un fiore, non un raggio di sole" in un "giardino fiorito, piena di sole e di canti." Il messaggio è chiaro: "Per tutti c'è una speranza. Tutti possiamo sbagliare, ma chi ha sbagliato, può riparare. E chi ha riparato può guardare in faccia la gente senza vergognarsi. Per un giovane, che vuol cominciare, non è mai troppo tardi. Ricordatevi: non sei un rottame, ma un materiale da ricupero. Amici, abbiate fiducia in voi e in Dio: egli vuole ricuperarvi, e fare di voi degli uomini onesti e contenti." La strada diventa così "La via della speranza."

tags: #santambrogio #illustratore #corsa #automobilistica