Il mondo dell'alta fedeltà britannica vanta una ricca tradizione di innovazione e qualità, con marchi che hanno saputo interpretare le diverse esigenze degli audiofili. Tra questi, ProAc e Ruark Audio si distinguono, sebbene con approcci differenti alla riproduzione sonora domestica. Mentre ProAc ha consolidato la sua reputazione nella produzione di diffusori acustici passivi di alta gamma, apprezzati per la loro musicalità e precisione, Ruark Audio si è affermata nel settore dei sistemi integrati "tutto in uno" di lusso, offrendo soluzioni che coniugano prestazioni sonore di prim'ordine con un design raffinato e un'integrazione semplificata nell'ambiente abitativo moderno. Questo approfondimento esplorerà le peculiarità di entrambi i marchi, analizzando le esperienze dirette degli utenti con i diffusori ProAc e mettendo a confronto i sistemi integrati di Ruark con un concorrente di pari livello, per delineare un quadro completo della loro offerta nel panorama audio contemporaneo.
ProAc: L'Eredità del Suono Britannico e le Esigenze Ambientali
Parlare del marchio ProAc in questa rubrica è quantomeno pleonastico, data la sua lunga e illustre storia nel campo dei diffusori acustici. La filosofia ProAc si basa sulla fedeltà al suono originale, cercando di offrire una riproduzione sonora che sia al tempo stesso dettagliata, naturale e coinvolgente. Nel corso degli anni, l'azienda ha presentato diverse serie di diffusori, ciascuna con le proprie peculiarità, ma tutte improntate alla ricerca dell'eccellenza acustica.
La Filosofia ProAc e la Serie Response
La serie Response di ProAc è particolarmente apprezzata dagli appassionati per le sue qualità sonore. Un utente ha definito i diffusori ProAc come tipicamente inglesi, con bassi meno evidenti ma comunque ben articolati. Per quanto riguarda le D18, si nota che hanno anche una gamma alta più aperta, la quale va tenuta bene sotto controllo dall'amplificatore, poiché un ampli troppo energico potrebbe enfatizzarla rendendola un po' frizzantina. Questa sensibilità all'amplificazione evidenzia l'importanza di una sinergia accurata per ottenere il massimo dai diffusori ProAc.

ProAc D15 e l'Ambiente d'Ascolto
Le ProAc D15 sono un modello che ha generato numerose discussioni tra gli audiofili, specialmente per quanto riguarda il loro posizionamento e le dimensioni ideali dell'ambiente d'ascolto. Secondo l'esperienza di un proprietario, la D15 è un diffusore corretto timbricamente, esteso e con una buona immagine sonora. Non risulta essere particolarmente critico nei confronti dell'ambiente d'ascolto. Per avere un paragone, lo stesso utente ha posseduto anche la Response 2.5 ed ha riscontrato che quest'ultima era molto più critica sia nei confronti dell'amplificazione che, soprattutto, dell'ambiente.
Come ogni diffusore con una gamma bassa sufficientemente estesa, la D15 trae indubbio vantaggio se posizionata molto lontano dalle pareti. La misura del "molto lontano" dipende esclusivamente dalla tolleranza nei confronti della passione della propria dolce metà e dallo spazio oggettivo a disposizione. A giudizio di un esperto, posizionare i diffusori a 2 metri da tutte le pareti consente di raggiungere il top delle prestazioni. Più ci si avvicina alle pareti, maggiori saranno i problemi di regolarità della gamma bassa, ma su questo aspetto la D15 è fortunata, perché il grosso accordo reflex rivolto verso il pavimento la rende non particolarmente critica.

Per quanto riguarda la capacità di sonorizzare un ambiente, se si parla dei soli circa 25 mq, un utente non ha riscontrato problemi, mentre le cose sono diverse nella restante ala dell'ambiente d'ascolto che, a quanto pare, non verrebbe utilizzata per gli ascolti. Le opinioni sulle dimensioni ideali dell'ambiente sono variegate. Montanari ha sottolineato che un ambiente 5x5 è "sfigato un po' per tutti i diffusori". Al contrario, un altro utente ha espresso il parere che la vulgata vuole che il numero nella sigla di quelle ProAc corrisponda ai mq a cui si adattano, per cui una D15 dovrebbe stare in circa 15mq, una D25 in circa 25. Di conseguenza, secondo questa interpretazione, in un ambiente di 25 mq le D15 sarebbero poco indicate, e forse sarebbero meglio le D25. Tuttavia, lo stesso utente non esclude che pilotandole pesantemente, ad esempio con un NAD M3 che le farebbe lavorare alla potenza massima applicabile, potrebbero comunque dare buoni risultati.
Un utente ha riportato di utilizzare le D15 in una stanzetta di 12 metri quadri, leggermente trattata acusticamente, ed è molto contento del risultato. Altri utenti usano le Response 1.5 in un ambiente di circa 28mq, e a casa di un fratello hanno sentito sia le 1.5 che le 2.5 in un ambiente di dimensioni paragonabili o forse appena più piccole. Secondo questa esperienza, si è a metà: le 1.5 (e si suppone le loro discendenti dirette D15) vanno bene, ma forse sono un filo piccole per questi ambienti, anche se dipende da cosa si ascolta e a che volumi. In sintesi, se piacciono le D15 e si hanno 25mq, alcuni le prenderebbero, come è stato fatto con le R1.5 con grande soddisfazione. Forse in qualche caso potrebbe mancare un po' di avvolgimento da parte del suono, ma quel che c'è - e non è comunque poco - è di prima classe.
Un'esperienza più specifica in un ufficio 5x4 con le D15 ha rivelato un suono "impastato" inizialmente, soprattutto con un valvolare, mentre con lo stato solido un po' meglio. Questo ha portato a un confronto impietoso con le Cremona preesistenti. Tuttavia, dopo aver riposizionato i diffusori, si è notato un netto miglioramento. Le misure adottate sono state: 1 metro dalle pareti laterali, 1,20 dalla parete posteriore e circa 2 metri tra i diffusori e dal punto di ascolto alla stessa distanza circa. È stato osservato che lo sweet spot è molto puntuale e sensibile agli spostamenti. Inoltre, è stato trovato giovamento nel dettaglio e nel controllo delle basse frequenze utilizzando punte SoundCare al posto di quelle di serie, mentre il risultato è stato negativo con le ben più costose Isoacoustics Gaia III. Si è evidenziato che, nonostante quello che si dice sul condotto reflex verso il basso, le D15 devono stare ad almeno 1 metro dalla parete posteriore.
Un utente ha curato la disposizione delle sue D15 in una stanza da letto di 3,5 x 6 metri con tetto in legno a due falde (H min 2,2 m e massima al centro di 3,5 m). I diffusori sono posizionati su un lato corto e distano dalle pareti laterali e di fondo di circa 70 e 80 cm rispettivamente. Le elettroniche si trovano in un angolo. È stato aggiunto un tappeto tra i diffusori e il punto di ascolto (una poltrona al centro della stanza con alle spalle il letto). La finestra esistente sul lato dei diffusori è coperta con una tenda pesante fino al pavimento. In questo ambiente, il posizionamento è stato relativamente facile. Più delicata è stata la scelta dell'angolo di toe-in, in quanto i diffusori danno il meglio (sempre in questo ambiente specifico) con i tweeter che rimangono leggermente "aperti" rispetto al punto di ascolto. Con questa disposizione, nella maggior parte delle tracce, i diffusori "spariscono" e "sembrano morti, mentre la musica va'".
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ProAc D15: Amplificazione e Sinergia
Per le D15, una persona molto esperta ha riferito che per esprimersi davvero hanno bisogno di un amplificatore "muscoloso". Alcuni le hanno sentite andare bene anche con un Audio Innovations 500, ma non si credeva che tirassero fuori tutto il basso che hanno. Un altro utente ha evidenziato che per farle andare bene ha dovuto trovare un ampli con una buona sinergia casse/ambiente, avendone provati diversi. In generale, si rileva che tanta potenza gli si dà e tanta ne "mangiano" senza scomporsi, anzi. Ma non è solo questione di potenza, bensì anche di qualità e corrente (nonché dumping). Prima, le D15 erano pilotate con un ibrido valvole-mosfet da 100W e andavano bene, ma si