Il film "Amori che non sanno stare al mondo", diretto da Francesca Comencini, si addentra nelle intricate dinamiche dell'amore, della separazione e della ricerca di sé, offrendo una prospettiva sfaccettata e spesso dolorosa sulle relazioni umane. Tratto dall'omonimo romanzo scritto dalla stessa Comencini, il lungometraggio esplora il tormento interiore di Claudia, una donna che lotta per superare la fine di una lunga e passionale relazione con Flavio, il suo ex compagno e collega universitario.

La fine di un amore e la difficoltà di lasciar andare
Claudia e Flavio si sono amati a lungo e con grande passione. Tuttavia, la loro storia giunge al termine, lasciando Claudia in uno stato di profonda sofferenza. Per lei, la separazione è come "mettere qualcuno alla porta nella speranza che si riaprisse di colpo". Il tempo che i due concedono alla elaborazione del lutto non è lo stesso, e questa discrepanza temporale amplifica il senso di disorientamento e l'incapacità di Claudia di accettare la realtà. Dopo tanti anni, il loro mondo appare "alla deriva, come un'isola".
Mentre Flavio sembra trovare una via d'uscita, Claudia si aggrappa ostinatamente alla speranza di un possibile ricomincio. Questa sua determinazione, pur comprensibile, la porta a vivere una condizione di stallo emotivo, dove "il tempo che si concedono non è lo stesso, e forse non solo quello". La sua resistenza al cambiamento e la difficoltà nel metabolizzare la "dolorosa assenza" la tengono intrappolata in un passato che non riesce a lasciar andare.
Nuovi incontri, vecchi fantasmi
La vita, tuttavia, prosegue, portando con sé nuove possibilità e nuove sfide. Flavio incontra Giorgia, una giovane donna di trent'anni, descritta come dotata di "energia e freschezza", con un "corpo acerbo di chi non vuole crescere". Tra loro, "basta un attimo e la pioggia d'estate fa tutto il resto". Giorgia rappresenta per Flavio un punto di riferimento, "la terraferma" a cui appoggiarsi, mentre lui, "appesantito dalla vita", si lascia andare. Questo nuovo legame, apparentemente solido e rassicurante, accentua ulteriormente il senso di abbandono e solitudine di Claudia.
Dall'altro lato, Claudia stessa si ritrova in una nuova dinamica relazionale con Nina. Le due si conoscevano già dall'università, ma le loro vite erano state separate da ruoli, età e dalla convinzione che il rispetto non si sarebbe mai trasformato in amore. Tuttavia, Nina, "bellissima, una giovane seducente e meravigliosa", le tende un abbraccio "famelico e ha una potenza a cui nessuna donna può sottrarsi". Questo nuovo incontro introduce una componente di complessità ulteriore, suggerendo che la ricerca dell'amore e della connessione può manifestarsi in forme inaspettate e potenti.

L'analisi introspettiva di Comencini
Francesca Comencini, attraverso la regia e la sceneggiatura co-scritta con Francesca Manieri e Laura Paolucci, scava nell'intimo dei suoi personaggi. Non si tratta di semplici individui, ma di rappresentazioni universali, in cui "sono ognuno di noi". Il film affronta "il più discusso dei sentimenti", offrendo una "personale interpretazione al mistero intraducibile dei rapporti umani".
Comencini riesce a cogliere l'amore nel momento in cui, "dopo un lungo periodo di acquiescenza, il sentimento si corrompe, si deteriora e scappa via". Quando questo processo riguarda solo una delle parti, "le scorie che ne seguono non si dimostrano non gestibili né dimenticabili". Claudia prova a reagire, ma "tutto si dimostra vano". Solo un'altra storia, come quella con Nina, può aiutarla a dimenticare.
La regista dimostra una notevole capacità di leggere nell'animo femminile, senza però affrontare il mondo maschile in modo "manicheo". Thomas Trabacchi, nel ruolo di Flavio, riesce a rendere "le incertezze e le domande di un uomo che si sente 'messo' a nudo' (anche in senso letterale) da una femminilità nei confronti della quale crede di aver trovato la giusta forma di adattamento trovandosi poi continuamente smentito".
Tuttavia, è Claudia a "condurre il gioco", e Lucia Mascino, nel ruolo della protagonista, affronta "tutti gli stati d'animo richiesti (e sono davvero tanti), offrendo loro sempre (anche in quelli più esasperati) una fondamentale base di verosimiglianza". Claudia è un personaggio complesso, che "vuole e non vuole allo stesso tempo, affronta il turbamento come un'esperienza da cui fuggire ma poi vi si immerge, pretende attenzione anche quando chi le sta di fronte non gliela vuole concedere". A tratti appare "determinata quasi fosse una manager dei sentimenti per poi precipitare poco dopo nell'ansia da mancato accudimento". È probabile che "non saranno poche le donne sue coetanee che si ritroveranno in almeno uno dei suoi stati emotivi o in una delle situazioni che vive".
Uno stile cinematografico che sperimenta
La regia di Comencini si concede di variare toni emozionali e stili di ripresa. Un esempio di questa audacia è la scelta di "inserire immagini sgranate del passato affidando loro una sorta di controcanto all'oggi". Questa tecnica, sebbene "non era una scelta facile, risulta efficace" nel creare un dialogo tra passato e presente, tra memoria e realtà.
Un momento particolarmente significativo del film, definito da alcuni critici come la "scena madre", si verifica quando Claudia rivede Flavio dopo diverso tempo. In un monologo intenso, ella ammette che un'eccessiva rudezza nel suo comportamento passato, sebbene un "errore imperdonabile", era necessaria per preservare la propria indipendenza e resistere al desiderio inconscio di "votarsi totalmente a lui", di fronte a quello che sembrava essere "il destino di ogni donna: essere devota al proprio uomo". In questo passaggio, Comencini rende esplicito il nucleo del suo lavoro sul corpo e sull'anima della protagonista.
Amori che non sanno stare al mondo - Trailer Italiano Ufficiale HD
La critica e le diverse interpretazioni
Il film non è esente da critiche. Alcuni lo definiscono "tanto banale, quanto pretenzioso, attraversato da una corda pazza di isteria condita di sentimentalismo, con tocchi di femminismo invecchiato e intellettualismo di serie B". Altri lo trovano "fatto per dividere", interrogandosi se il titolo possa essere letto in modo capovolto, suggerendo che sia "il mondo attuale a non avere la capacità di accogliere l'amore".
Le interpretazioni divergono anche sul messaggio principale. Ci si chiede se il film voglia comunicare che "l'amour fou declinato al femminile spaventa a morte l'elemento maschile" o se il problema risieda nel fatto che "la donna di oggi, non più disposta alla sottomissione, mette in crisi l'autostima dell'uomo un tempo dominatore". Il film viene descritto come procedendo "con andamento ondivago, affastella troppi temi (illusioni perdute o revanscismo femminista?), bordeggia incerto fra registro umoristico e drammatico".
Tuttavia, anche chi critica il film riconosce la sua intelligenza e modernità, pur lamentando una "agitata commistione di autoironia, autocommiserazione e indulgenza". La regia, pur essendo al servizio della protagonista "sopra le righe", a volte fatica a rimanere fedele alla sceneggiatura. Metafore visive e scene ridondanti vengono talvolta giudicate "inutilmente pedanti". La scelta di inserire una scena onirica che esplora le dinamiche del desiderio nella società etero-capitalista è stata definita "francamente imperdonabile" da alcuni, sollevando interrogativi sulla morale sottesa.
Il nucleo del film: la dipendenza amorosa e la ricerca di liberazione
Nonostante le diverse letture, il cuore pulsante di "Amori che non sanno stare al mondo" risiede nella riflessione sulla "dipendenza dall’amore a cui ogni donna sembra essere condannata". Il film esplora la "catena di responsabilità sentimentali che ne consegue", ma anche "il cammino di liberazione di una donna che per amare non è disposta a barattare la propria unicità rivendicando il diritto di rinunciare alla devozione verso il proprio uomo".
Il film pone interrogativi fondamentali: "Il mal d'amore, gli amori imperfetti sono una realtà della vita di ognuno di noi o un fantasma preso in prestito dalla letteratura, dal cinema, dalle nostre fantasie?". La storia di Claudia suggerisce che questi amori "non trovano il modo di adeguarsi alle regole del mondo". Nessuno dei due protagonisti cede completamente: lui "si spaventa e fa la sua scelta. Lei non l'accetta". Potrebbe essere "più una guerra di ruoli che di sentimenti".

La metamorfosi finale di Claudia
Il secondo momento cruciale del film, secondo alcuni critici, è la scena finale. Claudia, apparentemente "guarita dalla malattia d’amore", incontra per l'ultima volta Flavio. Lui è sposato con Giorgia, invecchiato ma sereno. Flavio ammette di non aver saputo "tollerare la voracità del suo amore". Claudia, ora in grado di affrontare il suo ex, gli augura una figlia, ma con una malcelata amarezza: spera che questa bambina, crescendo, possa provare lo stesso sentimento di impotenza che lei ha sperimentato di fronte a un uomo a cui è "concesso il privilegio della libertà, laddove la donna è invece vittima di un gioco delle parti unanimente accettato che la vede sempre perdente". Questo augurio finale sottolinea una consapevolezza acquisita, un'accettazione delle dinamiche di genere che governano le relazioni, e una sottile rivendicazione di parità.
"Amori che non sanno stare al mondo" è un film che invita alla riflessione profonda sulle complessità dell'amore, sulla resilienza umana di fronte al dolore e sulla continua ricerca di un equilibrio tra desiderio individuale e necessità relazionale. La performance di Lucia Mascino è centrale nel dare voce e corpo a questa complessa esplorazione emotiva, rendendo il personaggio di Claudia indimenticabile e profondamente umano.
Scheda Film
Regia: Francesca ComenciniAttori: Lucia Mascino (Claudia), Thomas Trabacchi (Flavio), Carlotta Natoli (Diana), Camilla Semino Favro (Giorgia), Valentina Bellè (Nina), Iaia Forte (Anchor Woman), Filippo Dini (Lucio)Soggetto: Francesca Comencini - romanzoSceneggiatura: Francesca Comencini, Francesca Manieri, Laura PaolucciFotografia: Valerio AzzaliMusiche: Valerio VigliarMontaggio: Ilaria FraioliScenografia: Paola RivielloCostumi: Veronica FragolaAltri titoli: Stories of Love that Cannot Belong to this WorldDurata: 92 minutiColore: ColoreGenere: CommediaSpecifiche tecniche: DCPTratto da: Romanzo omonimo di Francesca Comencini (ed. Fandango Libri)Produzione: Domenico Procacci per Fandango, con Rai CinemaDistribuzione: Warner Bros. Pictures ItaliaData uscita: 2017-11-29
Note:
- In programma al 70. Festival di Locarno (2017) nella sezione 'Piazza Grande'.
- Presentato al 35. Torino Film Festival (2017) nella sezione 'Festa Mobile'.
- Candidato al Globo d'Oro 2018 come Migliore Attrice (Lucia Mascino).
- Candidato al Nastro d'Argento 2018 per la Migliore Attrice Protagonista (Lucia Mascino), Miglior Attore Non Protagonista (Thomas Trabacchi), Canzoni Originali ("Amori che non sanno stare al mondo").