Gli stabilimenti del gruppo Fiat (oggi Stellantis) in Campania rappresentano poli di eccellenza industriale e innovazione, con una storia che affonda le radici nella produzione aeronautica per poi evolversi in quella automobilistica. Dalla produzione modulare di motori all'assemblaggio di vetture iconiche, questi impianti hanno giocato e continuano a giocare un ruolo fondamentale nel panorama manifatturiero italiano ed europeo.

Lo Stabilimento di Melfi: Un Polo di Produzione all'Avanguardia
Sebbene non direttamente in Campania, lo stabilimento di Melfi è strategicamente collegato alle regioni limitrofe, inclusa la Campania, da cui provengono molti dei suoi lavoratori, e rappresenta un esempio lampante di come l'investimento in tecnologia e processi possa creare un impianto di riferimento. Esteso su una superficie di circa 1,9 milioni di metri quadrati, fu progettato dall'architetto Marco Visconti e costruito fra il 1991 e il 1993 nei pressi di San Nicola, a 18 chilometri da Melfi, in una zona priva di altri siti industriali. La fabbrica ha iniziato a produrre dall'ottobre 1993.
Con un recente investimento di oltre un miliardo di euro, è una delle fabbriche automotive più innovative dell'intera Europa. Questa iniezione di capitali è stata stanziata in vista della produzione di nuove vetture, consolidando la sua posizione come uno degli impianti più avanzati del continente. Lo stabilimento di Melfi è uno stabilimento tra i più avanzati d'Europa, motivo d'orgoglio non solo per i dipendenti di FCA ma anche dell'intero Paese e del Sud Italia in particolare.

Il Processo Produttivo: Dalla Lamiera all'Auto Finita
Il complesso di Melfi è costituito da reparti di stampaggio, lastratura, verniciatura e montaggio e impiega un totale di quasi 8.000 lavoratori. Ogni giorno si lavora su tre turni, 24 ore su 24, per creare circa 500 unità del nuovo crossover Fiat, incrociando quattro telai, 12 colori di carrozzeria, cinque interni, otto propulsori e 188 optional. In totale sono oltre 5.000 i particolari che vengono combinati insieme per realizzare le diverse versioni di 500X.
Per conoscere le tappe del processo produttivo, un meccanismo perfetto in ogni suo ingranaggio, è possibile partire dalle lastre di laminati, con cui si fanno le scocche, per poi passare alla verniciatura e infine all'assemblaggio di tutti i componenti della vettura. Nello specifico:
- Stampaggio: Questa fase iniziale impiega 5 presse e 2 trance. Qui le lastre di laminati vengono trasformate nelle scocche che costituiranno la base delle vetture.
- Lastratura: Con 860 robot dedicati, questa è una delle fasi più automatizzate, dove le diverse parti della scocca vengono saldate insieme con precisione millimetrica.
- Verniciatura: 54 robot sono impiegati per le operazioni di verniciatura, garantendo una copertura uniforme e duratura.
- Montaggio: Circa 4.000 persone sono esclusivamente dedicate al montaggio delle auto, supportate da 278 stazioni automatiche di avvitatura. In questa fase, oltre 5.000 componenti vengono combinati insieme per realizzare le diverse versioni, ad esempio, della 500X.
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Trasparenza e Tecnologia: Il Tour Virtuale di Melfi
Grazie alla tecnologia di Google Maps Business View, è possibile scoprire le fasi di stampaggio, lastratura, verniciatura e montaggio. Accessibile dal sito fcamelfiplant.fiat.it, il suggestivo viaggio consente di visitare ogni angolo di FCA Melfi Plant, una delle fabbriche automotive più avanzate dell'intera Europa. Per rendere l'esperienza quanto più possibile immersiva, in tre giorni di servizio fotografico sono state scattate un totale di 3.924 foto. Si tratta di 327 panoramiche, ognuna delle quali composta da 12 fotografie in alta risoluzione. Gli utenti hanno quindi la possibilità di "muoversi" all'interno dello stabilimento di Melfi e di esplorarlo nel dettaglio, con le stesse dinamiche intuitive di Google Street View, scegliendo tra le unità produttive di stampaggio, lastratura, verniciatura e montaggio.
Riconoscimenti e Sicurezza
Lo stabilimento di Melfi ha ottenuto, prima fabbrica in Italia, la certificazione Silver Level del WCM (World Class Manufacturing) il 18 giugno 2009, metodologia internazionale di organizzazione del ciclo produttivo. Negli ultimi tre anni non si sono registrati incidenti, un dato che conferma la particolare attenzione all'intero processo e alla sicurezza sul lavoro.

Lo Stabilimento FCA Pratola Serra: Il Cuore dei Motori Modulari FIAT
I motori modulari FIAT Pratola Serra (distinti a loro volta in famiglia B per i modelli 4 cilindri, e famiglia C per i modelli 5 cilindri) sono dei motori endotermici alternativi a 4 e 5 cilindri in linea costruiti dal gruppo Fiat a partire dal 1994 e impiegati su autovetture FIAT, Alfa Romeo, Lancia e Jeep. Questi motori sono prodotti nello stabilimento FCA (ex FMA) a Pratola Serra in provincia di Avellino, nel cuore della Campania.
Questa famiglia di motori nacque per sostituire la precedente produzione FIAT e Alfa Romeo quali i bialbero FIAT e Alfa Romeo e con l'obiettivo di realizzare unità in diverse cilindrate e configurazioni diminuendo i costi di progettazione e produzione grazie all'architettura modulare.

L'Architettura Modulare e la Versatilità Produttiva
Avviato nel 1993, lo stabilimento di Pratola Serra è stato progettato con la necessità di avere un'unica linea di produzione capace di realizzare motori differenti in funzione delle diverse richieste. Il risultato raggiunto è che su una medesima linea possono essere realizzati 8 basamenti differenti accoppiabili a loro volta a 8 diversi alberi motore (5 in acciaio e 3 in ghisa), 15 alberi di distribuzione, 9 teste cilindri, 6 bielle, 5 volani e 10 collettori di aspirazione, per un totale di 90 differenti motori.
In fase di progetto è stato previsto che il numero di guasti nel primo anno di uso dell'auto doveva essere del 75% inferiore alla media dei motori in produzione a Mirafiori in quel momento. La realizzazione dello stabilimento ha previsto uno sviluppo su due differenti livelli invece di concentrarsi su un unico piano.
Caratteristiche Tecniche dei Motori Pratola Serra
- Basamento: Prodotti a 4 e 5 cilindri, presentano caratteristiche analoghe tra di loro. La struttura è in ghisa, a pareti sottili con canne integrate, prevedono l'uso della sovralimentazione e, in alcune versioni, sono dotati di sistemi di equilibramento integrale delle forze residue per mezzo di contralberi. Gli stantuffi in lega di alluminio hanno un riporto in grafite per limitare gli attriti di scorrimento, garantendo una maggiore affidabilità e un maggior rendimento meccanico.
- Testata: In lega di alluminio, integrano la pompa del liquido refrigerante, presentano camere di combustione con profilo a tettuccio leggermente asimmetrico con un angolo incluso di 47 gradi tra le valvole.
- Distribuzione: È bialbero, e le punterie sono idrauliche autoregolanti con canalizzazioni anti-svuotamento. Differiscono i turbodiesel a due valvole per cilindro che, avendo le valvole allineate, presentano un solo albero di distribuzione in testa e punterie meccaniche. Su alcune versioni la distribuzione è dotata di variatore di fase VVT a gestione elettronica, per garantire massime prestazioni su un ampio range di utilizzo. Il comando della distribuzione è affidato a una cinghia dentata e, come la cinghia per i servizi ausiliari, è dotata di tenditori automatici con smorzatori. Alcune versioni dispongono di collettori di aspirazione a lunghezza variabile (V.I.S.), controllati elettronicamente. Il variatore di fase permette di ottimizzare la fase di riempimento delle camere di combustione, aumentando il rendimento termico del motore e ottenendo una curva di coppia più ampia e regolare.
Lo Stabilimento di Pomigliano d'Arco: Da Alfasud a Premium Plant
Lo stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco, precedentemente noto come Alfasud di Pomigliano e ridenominato nel 2008 stabilimento "Giambattista Vico" in memoria del filosofo napoletano, è una fabbrica collocata nell'area nord est della città metropolitana di Napoli, insiste nel comune di Pomigliano d'Arco ed in una parte meno ingente nel confinante comune di Acerra. È uno stabilimento storico, nato nel 1972, e diventato negli anni una delle eccellenze industriali prima di FCA e poi di Stellantis, tanto da avere conquistato una lunga serie di premi e certificazioni tra cui nel 2013 la Medaglia d'Oro Word Class Manufacturing (WCM).

Dalle Origini Aeronautiche alla Produzione Automobilistica
Nel 1938 l'Istituto per la Ricostruzione Industriale incaricò l'Alfa Romeo di fondare nel Sud Italia un Centro Industriale Aeronautico con abbinato un piccolo aeroporto. La scelta ricadde su Pomigliano d'Arco e grazie all'opera dell'ingegnere Ugo Gobbato si diede vita ad un Centro Aeronautico tecnologicamente all'avanguardia, in grado di produrre motori per l'epoca tecnologicamente evoluti. Per migliorare le condizioni di vita dei dipendenti, per i residenti in zona, fu realizzato ex novo un intero quartiere con circa cinquecento abitazioni ognuna delle quali disponeva di un piccolo giardino, mentre per i forestieri fu costruito un albergo di circa settecento posti. Nel 1942 ebbe inizio la produzione della serie di motori Daimler-Benz, tra i più usati dalle società tedesche. Nel 1943 il complesso aeronautico venne ultimato con altri due centri di produzione, per "strutture complete" e "leghe leggere".
La seconda guerra mondiale lasciò molti segni anche negli stabilimenti dell'Alfa Romeo, considerati molto importanti per l'approvvigionamento bellico. La produzione di motori aerei ricominciò soltanto nel 1952, quando venne completata la ricostruzione della città e dello stabilimento. Nel frattempo Finmeccanica aveva fondato, in una parte del Centro Aeronautico, le "Officine di Costruzioni Aeronautiche e Ferroviarie Aerfer". Inizialmente vi si realizzarono prodotti ferroviari e autofilotranviari poi l'"Aerfer" operò anche per la produzione su commessa di parti di aviogetti da combattimento per l'aeronautica statunitense e della NATO.
Negli anni sessanta l'aeroporto di Pomigliano cessò definitivamente la sua funzione, lasciando il posto alla tipica fabbrica fordista, che fonda i suoi processi su una forte meccanizzazione del lavoro avvalendosi di manodopera non altamente specializzata. Negli intenti dell'Alfa Romeo nacque in quel periodo l'idea di introdurre nella gamma una vettura di fascia piccola che andasse maggiormente incontro alle esigenze degli italiani, ma per evitare una concorrenza con la Fiat (allora leader nazionale di mercato in questo settore), senza dover rischiare ingenti perdite di denaro si scelse invece di non progettare un'auto completamente nuova da zero, stringendo piuttosto un accordo con la Renault per produrre su licenza il modello R4, destinato al mercato italiano. L'Alfa Romeo costruì la Renault 4 tra il 1962 ed il 1964 sia presso lo stabilimento del Portello di Milano che a Pomigliano. Le scocche della vettura venivano prodotte in Francia, mentre negli impianti italiani si effettuava l'assemblaggio finale, incluso il montaggio della meccanica e degli interni.
Alla fine degli anni sessanta Giuseppe Luraghi decise il rifacimento dello stabilimento di Pomigliano, che prevedeva la sua trasformazione in un impianto automobilistico a tutti gli effetti. Il progetto di assemblare un modello di medie dimensioni Alfa Romeo in Italia meridionale risaliva comunque agli anni cinquanta anche se, per varie vicissitudini, fu reso operativo solo negli anni settanta. Uno dei motivi che spinse Luraghi a investire nel Sud Italia fu il tentativo di limitare l'emigrazione meridionale verso le fabbriche del Nord, portando quindi il lavoro nelle zone di origine del fenomeno. In questo modo, secondo Luraghi, si sarebbe limitata la nascita di quei problemi sociali e di integrazione che scaturivano dal massiccio esodo di migranti verso le regioni settentrionali. Lo stabilimento per la fabbricazione di automobili fu realizzato in tempi rapidi sui terreni dell'ex aeroporto. L'Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo - Alfasud S.p.A. nacque il 17 gennaio 1968 con azionisti Alfa Romeo (88%), Finmeccanica (10%) e IRI (2%).
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L'Era Alfasud e la Modernizzazione
Nonostante numerosi ritardi, dovuti anche ai molti scioperi indetti dagli operai, Hruska riuscì a completare le opere e dare inizio alla produzione, con soli tre mesi di ritardo, nell'aprile 1972. La prima vettura ad essere prodotta a Pomigliano d'Arco fu l'Alfasud, cioè un modello medio-piccolo che segnò l'esordio della casa del Biscione in questo segmento e che venne assemblata a partire dal 1972. Il modello dell'Alfasud venne presentato nel 1971 al salone dell'automobile di Torino ed entrò in produzione l'anno seguente. La commercializzazione delle prime serie diede enormi frutti infatti le vendite in quegli anni ammontarono a circa settantamila veicoli, pur evidenziando alcune problematiche di corrosione dei lamierati.
Nel 1982, in virtù di un piano di ristrutturazione aziendale teso a rilanciare l'occupazione nell'impianto, sulla base della rapida contrazione della domanda di autovetture sportive dovuta soprattutto al rialzo del prezzo della benzina, l'Alfasud S.p.A. cambiò nome in "I.N.C.A. Lo stabilimento ospitò poi la produzione dell'Alfa Romeo 33, una berlinetta 5 porte disegnata da Ermanno Cressoni, la quale si rivelò innovativa per l'epoca. Dalla vecchia Alfasud la nuova 33 ereditava alcuni organi meccanici come i motori boxer (cercando di contenerne i consumi), la posizione della pedaliera e il pianale di base che era stato aggiornato, mentre l'impostazione della vettura era del tutto inedita e comportò investimenti consistenti per riaggiornare le linee produttive dello stabilimento. Proprio con la 33 furono automatizzati i processi produttivi con l'introduzione dei nuovi robot.
La produzione della 155 prenderà corpo nel 1992, senza raccogliere i consensi di vendita sperati, soprattutto per il progetto troppo comune tecnologicamente ad altri modelli Fiat e poco conforme agli standard Alfa Romeo tipici di questo segmento; vista la scelta di non volerla progettare a trazione posteriore bensì anteriore, di modo da economizzare al massimo i costi di impiego delle componenti meccaniche già in uso su altre vetture del gruppo. Accanto alla Delta proseguono intanto nello stabilimento i lavori per allestire le linee delle nuove compatte del Biscione: le Alfa Romeo 145 e 146. La 145 sarà una due volumi sportiva che raccoglierà secondo gli intenti dei progettisti l'eredità dell'Alfasud Sprint, mentre la 146 si rivolgerà sostanzialmente a una platea più ampia di clienti, data la presenza dell'impostazione a 5 porte come degna erede della 33 berlina; entrambe inizieranno ad essere prodotte tra il 1994 e il 1995. Con l'entrata a pieno regime della produzione di questi nuovi modelli la fabbrica di Pomigliano vive finalmente una stagione di rilancio, tale da consentire di accelerare lo studio per l'erede della 155, oramai prossima al pensionamento (il modello sarà tolto dal listino nel 1998 dopo soli 192.618 esemplari prodotti). Al suo posto verrà costruita a partire da fine 1997 l'Alfa Romeo 156, innovativa sotto tutti i contenuti, pur riproponendo nuovamente il concetto della trazione anteriore, tanto da ricevere l'ambito premio Auto dell'Anno 1998.

Le Trasformazioni Recenti e il Ritorno di Alfa Romeo
In seguito alla riorganizzazione aziendale del 2007 Fiat Auto diventa Fiat Group Automobiles S.p.A. e l'Alfa-Lancia si tramutata in Alfa Romeo Automobiles S.p.A. Il 19 luglio 2010 Fiat cede la proprietà dello stabilimento ed i relativi rapporti contrattuali dei lavoratori alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano. L'ultima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano risulterà essere la 159, il cui assemblaggio terminerà nel 2011. A partire da novembre dello stesso anno nello stabilimento sono state avviate le linee destinate alla produzione della nuova Fiat Panda.
Al termine dei lavori di ammodernamento tecnologico dei reparti, concepiti ora secondo uno standard di Industria 4.0, attraverso l'adozione di nuovi sistemi di automazione del lavoro più all'avanguardia, nel 2012 lo stabilimento ha ottenuto la certificazione Silver nell'ambito della classificazione del World Class Manufacturing. Nel 2013, sempre il World Class Manufacturing, ha riconosciuto allo stabilimento la medaglia d'oro con rispettiva certificazione. Nel 2012 l'impianto si aggiudica l'Automotive Lean Production awards come miglior stabilimento d'Europa, premio riconosciutogli anche dalla WCM nel 2013. Nel medesimo anno la fabbrica è stata visitata dai tecnici della Volkswagen per studiare le tecnologie e l'efficienza dei processi di automazione industriale.
Il 1º marzo 2013, a seguito del fallimento del progetto industriale avviato da Fiat "Fabbrica Italia" la proprietà dello stabilimento torna a Fiat Group Automobiles. Il 1º agosto 2014, a Torino, nasce Fiat Chrysler Automobiles (Gruppo FCA), che riunisce in un'unica società di diritto olandese e con domicilio fiscale nel Regno Unito i due colossi dell'automobile: Fiat Group e Chrysler Group. Nel 2021, Fiat Chrysler Automobiles sigla un'alleanza con il Groupe PSA dando origine a Stellantis.
Dal 2022 lo stabilimento di Pomigliano è tornato a produrre vetture Alfa Romeo grazie al nuovo piano industriale avviato da Stellantis per la costruzione del SUV Tonale. Con l'arrivo di Tonale su una seconda linea, in aggiunta a quella della Fiat Panda, si tratta di un impegno all'altezza del prodotto e dei programmi che Stellantis ha varato per Alfa Romeo, cioè essere - come ha detto oggi Alessio Leonardi, il manager che lo guida dal 2019 - un 'premium plant for premium products'.
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Sviluppato su un'area complessiva di 2,214 milioni di metri quadri, di cui oltre 536mila coperti, lo stabilimento di Pomigliano d'Arco comprende le due linee di assemblaggio di Alfa Romeo Tonale e Fiat Panda, il reparto presse per la fabbricazione delle lamiere, il reparto assemblaggio e saldatura e il reparto verniciatura. Con il lancio della nuova Alfa Romeo Tonale, è stata realizzata una nuova linea di montaggio dedicata, con tecnologie d’avanguardia e livelli di automazione senza precedenti. Il sito produttivo Giambattista Vico compie un ulteriore passo in avanti in termini di tecnologia, competenze e qualità senza compromessi. Complessivamente dalle sue linee sono usciti più di 5 milioni di autoveicoli fino ad arrivare, oggi, a una delle realtà produttive più avanzate nel mondo automotive. Tutto è pronto, soprattutto sul fronte dei meticolosi controlli sulla qualità e sui processi.
"Per ultimo raggiungeremo il mercato degli Stati Uniti - ha precisato Imparato - e lo faremo con Tonale Model Year 2023". Il debutto di Tonale avverrà prima con i motori Mhev 130 e 160 Cv, poi seguiranno la diesel e fine anno il plug-in hbryd 275 Cv. "Siamo nelle condizioni di produrre 40-45 mila Tonale all'anno - ha sottolineato Imparato - ma se servirà potremo salire oltre questo livello che è totalmente profittevole". Ma non è tutto. E una ulteriore importante novità sarà rappresentata da un modello più grande, un E-Suv - con le qualità per rivaleggiare con i tradizionali brand premium - che sarà completamente elettrico e che arriverà nel 2027.

Infrastrutture e Mobilità
Nella metà degli anni ottanta venne creata una diramazione della ex Circumvesuviana che si diramava da Pomigliano, sulla linea Napoli-Baiano, e conduceva allo stabilimento. Tale linea conta due stazioni, Alfa Sud 2 e Alfa Sud 4; quest'ultima capolinea fino al 2006, anno in cui il tracciato venne prolungato fino ad Acerra. Le due stazioni furono rinominate successivamente in Alfa Lancia 2 ed Alfa Lancia 4.
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