L'Eredità del Boxer: Storia, Evoluzione e Innovazione tra Subaru e Alfa Romeo

Il mondo dell'automobilismo è un crogiolo di ingegneria e passione, dove alcune scelte tecniche diventano simboli indelebili di un marchio. Tra queste, il motore boxer rappresenta una filosofia costruttiva che ha affascinato e continua ad affascinare ingegneri e appassionati, trovando la sua massima espressione in case automobilistiche come Subaru e Porsche, e avendo avuto un ruolo significativo nella storia di marchi come Alfa Romeo.

Motore Boxer Subaru

Il Boxer Subaru: Un Simbolo di Continuità e Innovazione

Subaru, la Casa delle Pleiadi, ha annunciato una transizione epocale nel suo impegno nelle corse giapponesi. La storica unità EJ20, un quattro cilindri boxer turbo da 2,0 litri che è stato protagonista assoluto dagli anni Novanta, ritira le sue glorie. Questo propulsore ha motorizzato la Subaru Impreza WRX STI che ha dominato nei campionati di rally, fino alle più recenti imprese nel Super GT 2021, dove la BRZ GT300 ha toccato una potenza massima prossima ai 480 CV, dimostrando ancora una volta il suo potenziale tecnico e sportivo. Il ritiro del motore EJ20 chiude uno dei capitoli più gloriosi della storia motoristica di Subaru.

Questa transizione ha portato allo sviluppo del nuovo sei cilindri boxer da 3.0 litri twin turbo. Pensato per migliorare ulteriormente le prestazioni e il comportamento dinamico, e inizialmente progettato per le gare della categoria GT300, questo propulsore promette una potenza massima compresa tra 450 e 500 CV. La grande novità risiede però nella filosofia costruttiva: Subaru mantiene il suo inconfondibile motore boxer, una soluzione che permette di abbassare il baricentro della vettura. Questa scelta tecnica continua a garantire una dinamica di guida superiore e una distribuzione ottimale delle masse. Tutte le Subaru a listino sono equipaggiate con motore a cilindri orizzontali.

Come funziona il motore BOXER SUBARU

Storia e Sviluppo del Boxer Subaru

Il motore boxer montato sulle auto Subaru ha una storia che parte 60 anni fa. Nel 1966, la Casa delle Pleiadi svelò la Subaru 1000, il primo veicolo giapponese di produzione su larga scala con trazione anteriore avanzata e, soprattutto, con un propulsore completamente nuovo: il boxer 1.0 raffreddato ad acqua. Il 14 maggio 1966 veniva lanciata sul mercato la Subaru 1000, primo modello dell'azienda giapponese con motore boxer. La piccola compatta nipponica a motore e trazione anteriori segna l'inizio di una filosofia costruttiva che oggi domina tutta la produzione Subaru. La decisione di dotare la piccola compatta (primo modello con trazione anteriore prodotto da Fuji Heavy Industries) ha posto un imprimatur straordinario alle sorti aziendali. Questo propulsore fu introdotto sulla piccola Subaru 1000 da 55 CV, a quella data ufficialmente disponibile sui listini del costruttore.

Da allora, il motore boxer è diventato un pilastro del marchio Subaru, con oltre 20 milioni di esemplari prodotti. Il recente sistema ibrido e-boxer ha proiettato il motore a cilindri orizzontali contrapposti nell'era dell'elettrificazione. L'innovativa tecnologia di guida del sistema mild hybrid e-boxer, resa possibile dalla nuova architettura Subaru Global Platform, consente una guida puramente elettrica e allo stesso tempo migliora l'accelerazione e la reattività.

Nel 2008, Subaru ha deposto un'altra pietra miliare nella storia dell'auto mettendo a listino il primo Boxer Diesel, un 2 litri da 150 CV, rimasto in produzione fino a quest'anno, quando la Casa, come annunciato da tempo, ha abbandonato questo carburante concentrandosi sugli ibridi a benzina. Attualmente, la giapponese ha solo motori a quattro cilindri con cubature da 2,0 a 2,5 litri.

Il Sistema Symmetrical AWD

Subaru ha inoltre brevettato e utilizza in via esclusiva il sistema di trazione integrale permanente Symmetrical AWD. Grazie a questa configurazione, il peso della vettura è distribuito uniformemente su tutte e quattro le ruote, il che garantisce un'eccellente aderenza dei pneumatici e un ottimo comportamento dinamico. Inoltre, il sistema permette di collocare il cambio vicino alla mezzeria della vettura e di montare il motore boxer leggero e compatto dal baricentro basso. Grazie alla ripartizione equilibrata dei pesi, il momento d'inerzia in curva e in frenata si riduce, in modo che il guidatore possa beneficiare di un eccellente handling. L'adozione dei propulsori boxer, in abbinamento con il sistema di trazione integrale permanente Symmetrical AWD, consente all'azienda giapponese di creare auto dalla simmetria perfetta che offrono una stabilità e una tenuta di strada eccellenti, dovute anche al fatto che il motore boxer, esattamente come un motore a sogliola, permette di spostare il baricentro della vettura molto più in basso rispetto a un normale motore in linea o a V.

I Cilindri Contrapposti: Un'Architettura Unica

Nel motore boxer, i cilindri sono piatti su entrambi i lati dell'albero motore e i pistoni si fronteggiano a coppie, come due pugili in un incontro di boxe, immagine da cui deriva il nome di questa tecnologia. Sono le migliori condizioni per un equilibrio di massa ideale. Dal motore boxer, posizionato in una posizione più bassa rispetto a un motore in linea o a V, grazie alla sua configurazione, al cambio, dall'albero cardanico al differenziale posteriore, l'intera catena cinematica scorre in un'unica linea lungo l'asse centrale del veicolo a vantaggio di un comportamento di guida equilibrato e sicuro.

Il vantaggio principale dato dal motore boxer è il naturale bilanciamento, in quanto le forze generate dal moto dei pistoni si annullano reciprocamente, mentre nel caso di motore a cilindri contrapposti, avendo i pistoni che si muovono entrambi nella stessa direzione, si hanno delle vibrazioni forti: quindi i motori Boxer rispetto ai motori a cilindri contrapposti non richiedono l'adozione di contralberi di bilanciamento che annullino le vibrazioni. I loro difetti comuni, invece, sono il maggiore ingombro (importante soprattutto se montato su motociclette, dato che le testate dei cilindri sporgono ai lati della moto), nonché la maggiore complessità tecnica di realizzazione. Per quanto un motore piatto crei evidenti problemi di ingombro trasversale e di sistemazione, il boxer è stato (ed è) utilizzato parecchio anche in campo motociclistico. In campo automobilistico questa tipologia di motori, in genere di piccola cilindrata, conobbe una grande popolarità dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Non è raro, leggendo quotidiani, riviste e siti specializzati, vedere il motore “boxer” confuso con quello genericamente definito a V di 180°. Sono numerosi gli ingegneri e i progettisti convinti che il boxer rappresenti l’architettura ideale per garantire la più redditizia omogeneità di rotazione e il massimo piacere di guida. Ciò rende il veicolo più maneggevole e meno soggetto al rollio in curva, con conseguenti miglioramenti nella prevedibilità e nel controllo quando si guida con piglio sportivo. Come i motori a V stretta, avendo “due di tutto” (alberi a camme, valvole, bilancieri, testate e condotti di aspirazione e scarico sono doppi) costa di più sia per il maggior numero di componenti, sia per le lavorazioni più lunghe e articolate.

Il motore a cilindri orizzontali opposti fu brevettato da Carl Benz. Questi, l'anno prima, aveva creato un reparto di progettazione propulsori per la creazione di motori con elevato frazionamento. Nel 1897 gli studi sfociarono in un primo risultato: un motore con cilindri paralleli, seguito a breve giro da un motore con una architettura diversa, con pistoni disposti uno di fronte all'altro (1,7 litri, 5 cavalli). Il nome "boxer" si vuole derivato dall'ispirazione suggerita da un pugile, che normalmente si colpisce i guantoni. Questo nuovo motore, denominato "contra engine", andò in produzione con varie cilindrate.

Schema motore boxer

Il Boxer nella Storia Automobilistica: Da Ferdinand Porsche ad Alfa Romeo

In campo automobilistico, nel corso della storia, sono stati molti i marchi che hanno adottato il motore boxer nei loro veicoli. La filosofia del boxer ha influenzato i più importanti costruttori europei lungo tutte le vicissitudini dell'automobile. Tra questi, la cecoslovacca Tatra dalla seconda metà degli anni '20 fino alla guerra, e Ferdinand Porsche, che utilizzò il motore boxer prima sul Maggiolino poi, dopo la guerra, sulla 356. Oggi la Porsche 911 è saldamente ancorata a questa scelta tecnica nella forma del 6 cilindri, con la tedesca che propone dei 3,0 e 4,0 litri a sei cilindri utilizzati per Boxster, Cayman e 911 (Coupé, Targa e Cabrio).

Il primo Volkswagen "Maggiolino" conteneva tutta la genialità di Ferdinand Porsche per "l'auto del popolo" tedesco che scelse la soluzione del quattro cilindri boxer raffreddato ad aria. Il motore Volkswagen ha inoltre fatto da base ai primi motori della Porsche 356, che inizialmente condivideva molti componenti con la "cugina" di Wolfsburg, ma con evoluzioni più ambiziose, cilindrata spinta fino ai due litri e distribuzione bialbero già sul 1.5 da competizione della 550 Spyder del '55. Il progetto originale sviluppato per la prima 911, erede della 356, ha dato vita a una delle dinastie di motori più longeva di sempre. La grande rivoluzione è arrivata negli Anni '90 con la 996 che ha segnato il passaggio al raffreddamento a liquido, inizialmente sgradito ai clienti affezionati al tipico sound Porsche, ma imposto da esigenze di controllo delle emissioni.

Un altro esempio celebre è la Citroën 2CV, che montava un motore bicilindrico Boxer. Il più piccolo boxer che si è meritato un posto d'onore nella storia è quello che Citroën ha destinato alla 2CV sin dal debutto, nel 1948, con raffreddamento ad aria e cilindrata di appena 375 cc, e poi sviluppato fino a 435 e 602 cc arrivando a sfiorare i 30 CV di potenza. Tale tipo di motore è stato prodotto anche dalla Citroën per la mitica 2CV (bicilindrica di 0.6 litri). Esiste anche un motore che, infatti, non ha mai visto la luce, ma che avrebbe potuto trovarsi sotto il cofano della rivoluzionaria Citroën DS del '55: un 6 cilindri boxer.

La casa francese Panhard realizzò dei motori Boxer che furono usati anche nelle competizioni e che riuscirono ad ottenere un ottimo rapporto peso/potenza.

Attualmente, le uniche case che restano fedeli al motore boxer sono Porsche e Subaru.

Il Boxer Italiano: Lancia e Alfa Romeo

Innovatrice anche e soprattutto in campo tecnico, Lancia è stata la prima Casa italiana a mettere in produzione un motore boxer e forse lo avrebbe ancora se non fosse confluita nel Gruppo Fiat, adottando piattaforme e componenti dettati dall'economia di scala. La prima casa italiana ad utilizzare il motore Boxer in un'automobile di serie fu la Lancia a partire dal 1960 che realizzò dal progetto dell'ingegnere Fessia per l'innovativa Lancia Flavia (che fu anche la prima auto italiana di serie a trazione anteriore ad avere 4 freni a disco) un compatto motore 4 cilindri boxer in alluminio a 2 alberi al basamento, inizialmente di 1.500 cc (90 CV DIN per la Coupé) poi 1.800 cc (primo boxer in assoluto ad utilizzare l'iniezione meccanica) e 2.000 cc che raggiungeva 142 CV SAE nella versione utilizzata sulla Lancia 2.000 HF coupé del 1971 ad iniezione elettronica Bosch (anche questo per la prima volta su un motore boxer). Nel corso degli anni '60 la Lancia utilizzo' il boxer anche nelle competizioni dove le Flavia coupé HF e Sport Zagato preparate vinsero svariati Rally e gare turismo su pista con il motore 1.800cc portato a 150cv che grazie alla particolare disposizione a sbalzo su un telaio ausiliario che ne ribassava ulteriormente il baricentro, dava all'auto una particolare tenuta di strada ed efficacia di trazione in tutte le condizioni rispetto alle concorrenti dell'epoca. Ancora la Lancia riprogettò completamente nel 1976, questa volta con l'ingegnere Camuffo, un nuovo motore Lancia Boxer 4 cilindri superquadro ad alberi in testa per la sua ammiraglia Lancia Gamma, nelle cilindrate 2.000 e 2.500 cc. Questo motore era completamente in alluminio, a valvole inclinate a V che è tuttora con i suoi 160 kg il più leggero 2.500 cc mai realizzato. Nel corso degli anni la Lancia provò svariati utilizzi anche in campo sportivo di questo motore tra cui svariati prototipi con teste bialbero a 16 valvole, con utilizzo del turbocompressore e del Volumex (compressore volumetrico, con l'idea di metterlo in produzione per una versione della Lancia Beta Montecarlo per il mercato e una versione da competizione che raggiunse oltre 300 CV per la Montecarlo che partecipava al mondiale marche guidata tra i piloti di spicco da Riccardo Patrese (Titolo Mondiale vinto poi dalla stessa Lancia nel 1979 ma con un'auto dotata di motore 4 cilindri in linea con turbo). Molto più diffusi i quattro cilindri boxer Alfa Romeo, montati in modelli piuttosto brillanti di classe media come l’Alfasud, la 33 o le 145/146.

Motore Boxer Alfa Romeo Alfasud

Anche l'Alfa Romeo, a partire dal 1971, montò su varie vetture di classe media quali l'Alfasud, la 33 e le 145/146, un motore boxer a quattro cilindri noto per le sue prestazioni all'apice del segmento e dal tipico sound dei boxer. Tali particolarità ne fecero un'icona delle vetture medie della Casa del Biscione. Negli anni venne prodotto, mantenendo invariata l'architettura di base, in svariate cilindrate, comprese fra 1.186 cc con alimentazione a carburatore, e 1.712 cc con distribuzione a sedici valvole, camera di combustione a tetto ed alimentazione ad iniezione, sua massima evoluzione. I quattro cilindri boxer Alfa Romeo montati a sbalzo sull'asse anteriore sono stati progettati inizialmente per l'Alfasud e poi conservati sulle sue eredi, la 33 prima e le 145 e 146 poi, con le quali hanno visto la graduale sostituzione a favore dei più moderni 4 cilindri in linea trasversali, scomparendo del tutto dal '97.

Sempre l'Alfa Romeo nel 1977 conquista la sezione Sport-Prototipi del Mondiale Marche con il prototipo 33 SC 12 (con telaio in lega d'alluminio), spinta dal 12 cilindri boxer di tre litri già montato sulla 33 TT 12, ma con una potenza di oltre 520 CV, per una velocità che oltrepassava i 350 km/h. Anche la Ferrari ha prodotto dei famosi motori 12 cilindri boxer usati in Formula 1 (e non solo) dal 1970 al 1980, ma in realtà la definizione era errata, in quanto si trattava di motori a cilindri contrapposti.

Il boxer è una delle soluzioni a cui l'ufficio progetti diretto da Dante Giacosa si interessò negli Anni '50 per Fiat.

Conclusioni

Il motore boxer, con la sua architettura distintiva e i benefici intrinseci in termini di bilanciamento e baricentro basso, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'automobile. Dalle sue origini brevettate da Carl Benz, all'adozione da parte di pionieri come Ferdinand Porsche e Lancia, fino alla sua evoluzione nelle moderne Subaru e Porsche, questa configurazione ha dimostrato una notevole longevità e capacità di adattamento. Subaru, in particolare, continua a elevare il boxer a simbolo della sua identità, abbinandolo a sistemi all'avanguardia come il Symmetrical AWD e l'elettrificazione. Nonostante le sfide di complessità e ingombro, il "contra engine" rimane una testimonianza della ricerca incessante di ingegneri e costruttori per la perfezione meccanica e il piacere di guida.

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