La Fiat Freemont si è affermata come un SUV crossover a sette posti, prodotto dalla casa automobilistica italiana Fiat tra il 2011 e il 2016. Questo veicolo, frutto della prima alleanza tra Fiat Group Automobiles e Chrysler Group, rappresentava la versione europea della Dodge Journey, dalla quale derivava strettamente. La Freemont, con il suo design robusto e versatile, offriva comfort e spazio per tutta la famiglia, rendendola una scelta popolare tra coloro che cercavano un'auto spaziosa e affidabile.

Le Origini Americane e l'Adattamento al Gusto Europeo
La Fiat Freemont, con i suoi 489 cm di lunghezza, si proponeva come una grande e versatile auto da famiglia. La sua impostazione si collocava a metà strada tra un SUV e una station wagon, con una carrozzeria rialzata e una linea squadrata ma equilibrata, che non nascondeva le sue origini d'Oltreoceano. La base da cui derivava, infatti, era la Dodge Journey, un modello già venduto nel mercato americano.
Rispetto alla "gemella americana", la Freemont non solo offriva un abitacolo ridisegnato, soprattutto nella plancia, e meglio rifinito, ma differiva anche nella taratura delle sospensioni, più rigide, e del servosterzo, che forniva una risposta più "solida". Queste modifiche erano volte a rendere l'auto più vicina ai gusti del pubblico e del mercato europeo, migliorando il comportamento su strada del veicolo, le doti dinamiche e di agilità, pur mantenendo un buon comfort di marcia. La geometria delle sospensioni anteriori, inoltre, era stata migliorata per ridurre l'angolo di rollio. Il motore 2.0 turbodiesel, anch'esso "Made in Italy", contribuiva a conferire alla Freemont un "cuore europeo" pur mantenendo lo "spirito USA" del suo design.
Fiat Freemont: la tecnologia al servizio di sicurezza e comfort - Intervista con Enrico Genchi
Dimensioni Generose e Spazio Interno Modulabile
Le dimensioni della Fiat Freemont erano generose: una lunghezza di 489 cm, una larghezza di 188 cm e un'altezza variabile tra 169 e 171 cm. Con una massa che oscillava da 1949 kg a 2025 kg, il Freemont offriva un ampio serbatoio da 78 litri e una capacità di carico flessibile, passando da 136 litri fino a 1461 litri con i sedili posteriori abbattuti.
Come le dimensioni esterne lasciavano intuire, a bordo lo spazio non mancava. La Freemont poteva trasportare fino a 7 persone, offrendo parecchio spazio per le gambe a chi viaggiava sul divano e una sistemazione discreta anche a due adulti seduti in terza fila. Il divano, diviso in due parti scorrevoli indipendentemente l'una dall'altra, era di serie anche per la versione "base", così come il climatizzatore a tre zone e la chiave elettronica. Un aspetto, tuttavia, che veniva spesso rilevato era la mancanza del tendalino per il baule quando si viaggiava in cinque, lasciando a vista il contenuto del bagagliaio.
Abitacolo e Comfort: Funzionalità e Dettagli Pratici
L'abitacolo della Freemont, sebbene piuttosto tradizionale nell'impostazione, appariva ben fatto e curato. Anche la disposizione dei comandi era corretta, con l'eccezione della leva del cambio, che risultava eccessivamente arretrata e poco agevole da manovrare. Le poltrone anteriori, non eccessivamente larghe ma ben sagomate, erano accoglienti; era facile trovare la corretta posizione di guida grazie alle ampie regolazioni del sedile (in gran parte elettriche, inclusa quella del supporto lombare) e del volante.
Per i passeggeri posteriori, il divano era rialzato rispetto ai sedili anteriori a beneficio della visuale ed era suddiviso in due sezioni scorrevoli di 10 cm in modo indipendente, garantendo ampio spazio per le ginocchia. Le due poltroncine in terza fila erano adatte a due adulti, sebbene lo spazio per le gambe fosse limitato. La dotazione di portaoggetti era ricca: oltre al cassetto di fronte al passeggero, provvisto di serratura e illuminazione ma non refrigerato e di dimensioni contenute, si poteva contare su un ampio vano nascosto sotto la seduta anteriore destra e su due botole posteriori che si aprivano nel pavimento. Nel vano portaocchiali che discendeva dal soffitto era integrato uno specchio retrovisore panoramico, utile per controllare i bambini che viaggiavano dietro. Pratiche anche le retine ai lati del tunnel e i due ganci appendiborsa dietro il sedile di guida.
La plancia, sebbene priva di slanci stilistici, appariva curata, così come la strumentazione, semplice e completa nelle informazioni (con il tachimetro provvisto anche di scala in miglia orarie). I comandi erano facili da individuare e raggiungere, con quelli del climatizzatore collocati nella plancia poco sotto lo schermo del navigatore (optional). La presa USB per connettere un lettore di musica digitale all'impianto audio si trovava nel pozzetto ricavato nel bracciolo anteriore.

Motorizzazioni: Potenza Diesel e l'Eccezione Benzina Americana
La Fiat Freemont era motorizzata principalmente con due propulsori: un 2.0 litri Multijet II a gasolio e, in un primo periodo, un 3.6 litri V6 Pentastar a benzina.
Il motore 2.0 diesel, omologato Euro 5 e prodotto da Fiat Powertrain Technologies nello stabilimento di Pratola Serra, era disponibile in due livelli di potenza:
- Diesel 2.0 MultiJet 140 CV/103 kW: Offriva una coppia di 350 Nm a 1750 giri, una velocità massima di 180 km/h e un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 12,3 secondi. Questo propulsore era abbinato a un cambio manuale a 6 rapporti.
- Diesel 2.0 MultiJet 170 CV/125 kW: Con la stessa coppia di 350 Nm a 1750 giri, raggiungeva una velocità massima di 195 km/h e accelerava da 0 a 100 km/h in 11,0 secondi. Questa versione era disponibile sia con cambio manuale a 6 rapporti che automatico a 6 rapporti (il Chrysler 62TEA), quest'ultimo riservato esclusivamente alla versione più potente con trazione integrale.
La versione a benzina, un vero propulsore tutto "made in USA", era il 3.6 litri V6 Pentastar da 280 CV con trazione integrale e cambio automatico. Questa variante, tuttavia, non riscosse molto successo in Europa a causa dei consumi elevati, e venne successivamente rimossa dal commercio nell'ottica della riduzione dei costi. Per questo motivo, l'unica Freemont con trazione integrale rimase quella a gasolio.
Il 2.0 turbodiesel da 140 CV si rivelava discretamente vigoroso sopra i 1800 giri, aiutato in ripresa dai rapporti corti. I consumi erano tutt'altro che esagerati in rapporto alla stazza dell'auto. Tuttavia, a velocità autostradale, il rombo del motore era troppo presente, così come si facevano percepire i fruscii aerodinamici, indice di un'insonorizzazione non ottimale.

Trazione Integrale AWD "On Demand": Sicurezza e Versatilità
Una delle caratteristiche distintive della Fiat Freemont era la sua versione AWD (All-Wheel Drive), che accentuava ulteriormente la sua anima poliedrica. Questo sistema a trazione integrale era abbinato alle motorizzazioni 2.0 Multijet 2 da 170 CV e 3.6 benzina V6 da 280 CV, entrambe offerte con il cambio automatico a 6 marce.
Il sistema AWD era tecnicamente sofisticato e completamente automatizzato, consentendo di controllare la vettura in totale sicurezza anche in condizioni estreme. Di tipo "on demand", la trazione integrale attiva AWD di Fiat Freemont era dotata di una centralina elettronica che, tramite sensori, rilevava l'aderenza delle quattro ruote e decideva quando trasmettere trazione al posteriore.
Le possibilità d'intervento erano previste in caso di fondi a bassa aderenza (fango, neve, ghiaccio) per garantire maggiore trazione e nessuna limitazione di percorso, oppure in caso di fondi asfaltati, per garantire trazione aggiuntiva e maggiore sicurezza nella percorrenza di curva. In particolare, il sistema elettronico modulava il trasferimento di coppia attraverso l'utilizzo del giunto a controllo elettronico ECC (Electronically Controlled Coupling). Questo sistema, operando solo quando necessario, contribuiva a un buon contenimento dei consumi di carburante. Il giunto a controllo elettronico sul sistema AWD era più flessibile e più preciso di un giunto viscoso o di un sistema Torsen®.
La trazione integrale "on demand" migliorava stabilità e motricità senza incidere troppo sui consumi, pur presentando limiti evidenti in off-road impegnativo.
Allestimenti: Da "Base" a "Cross" per Ogni Esigenza
La Fiat Freemont era disponibile in diversi allestimenti per soddisfare una vasta gamma di esigenze e preferenze. Inizialmente, gli allestimenti includevano:
- Base: L'allestimento di partenza, che già offriva una dotazione completa in termini di sicurezza e comfort, come il climatizzatore trizona, la radio, i cerchi in lega e tutti i dispositivi di sicurezza.
- Urban: Una versione che arricchiva ulteriormente la dotazione. Durante il periodo di lancio, ad esempio, i rivestimenti in pelle con regolazione elettrica venivano "regalati" su questo allestimento.
- Lounge: Introdotto da novembre 2011, si caratterizzava per un livello superiore di comfort e tecnologia.
- Park Avenue: Introdotto da novembre 2012.
- Black Code: Offriva un'estetica più aggressiva e dettagli distintivi.
- Cross: Introdotto da luglio 2014, era pensato per chi desiderava un look più robusto e una maggiore capacità off-road.
Nel 2015, la gamma venne sfoltita e rimasero a listino solo le versioni Lounge e Cross, entrambe con il motore 2.0 Multijet da 170 CV, prima dell'interruzione della produzione avvenuta nella metà dell'anno, a causa dello sfavorevole rapporto Euro/dollaro. La possibilità di personalizzazione non era elevata, dato che la vettura offriva una dotazione completa fin dalla base. La vera differenza la faceva il colore.
Comportamento su Strada: Tra Comfort e Maneggevolezza
Data la massa e le dimensioni, nel traffico la Freemont poteva risultare impacciata, e lo sforzo richiesto per azionare la frizione, unito alla leva del cambio troppo arretrata, poteva affaticare nella marcia a singhiozzo. I finestrini, piuttosto schiacciati per dare importanza estetica alla fiancata, e il lunotto, non permettevano una grande visibilità nelle manovre, rendendo opportuno affidarsi ai sensori di parcheggio, previsti di serie.

Le cose miglioravano fra le curve: pur non avendo un comportamento da sportiva, grazie alle sospensioni solide e allo sterzo preciso, la maneggevolezza era superiore alle aspettative. Le sospensioni, con un semplice schema McPherson davanti e un più sofisticato multilink al retrotreno, impiegavano ammortizzatori più duri e supporti in gomma irrigiditi rispetto a quelli della Journey. Il risultato era che questa grossa Fiat, pur senza essere sportiva, tra le curve non faceva troppo percepire i suoi 1800 kg di peso e vantava una discreta agilità. Lo sterzo era promosso, mai troppo leggero.
In autostrada, la Freemont dava il meglio: viaggi silenziosi (nonostante i rumori aerodinamici e del motore a velocità sostenuta), motore a basso regime e buona insonorizzazione (a dispetto delle critiche) la rendevano un valido macinatore di chilometri. Data la massa e le dimensioni della vettura, 140 CV potevano sembrare pochi, eppure in autostrada questa italoamericana non mostrava il fiato corto neppure quando si doveva riguadagnare velocità dopo un rallentamento.
Nel complesso, il comportamento su strada confermava la sua natura di SUV familiare: massa importante e baricentro alto si traducevano in un comportamento prevedibile, con un rollio presente ma ben controllato grazie a una taratura specifica per il mercato europeo. L'assetto, piuttosto rigido per la categoria, penalizzava il comfort sulle asperità, soprattutto al retrotreno, mentre tra le curve invitava a una guida rilassata più che dinamica. Il cambio automatico privilegiava la fluidità, ma tendeva a trattenere le marce e non sempre rispondeva con prontezza in modalità manuale.
Sicurezza: Cinque Stelle Euro NCAP e Dotazione Completa
La Freemont aveva superato i crash test Euro NCAP con il punteggio massimo di cinque stelle, a conferma della sua solidità e della cura nella progettazione della sicurezza. La dotazione di sicurezza era adeguata alla classe e al prezzo dell'auto.
Oltre ai controlli elettronici di trazione e stabilità (ESP, che integrava il dispositivo antiarretramento in salita), la Freemont disponeva di sei airbag (quelli a tendina erano estesi a proteggere anche la testa dei passeggeri posteriori), i fendinebbia, il regolatore di velocità (cruise control) e il sistema di monitoraggio della pressione delle gomme. Erano presenti anche i poggiatesta anteriori attivi. Nella versione Urban si poteva aggiungere a pagamento l'impianto lavafari, ma non i proiettori allo xeno, disponibili invece per la maggior parte delle rivali.
Target di Clientela: La Famiglia al Centro
La Fiat Freemont era pensata per chi cercava un'auto spaziosa, versatile e adatta alla vita familiare o a un uso multifunzionale. Il target principale erano le famiglie numerose o chi aveva bisogno di trasportare spesso più persone. Grazie ai 7 posti e all'abitacolo modulabile, era ideale per viaggi, vacanze o attività quotidiane con bambini.
Dal punto di vista delle varianti, il Freemont si adattava a esigenze diverse. Le versioni a trazione anteriore con motori Diesel erano pensate per chi privilegiava consumi contenuti e un uso urbano o autostradale. Gli allestimenti più ricchi puntavano su comfort e tecnologia, ideali per chi usava l'auto anche per lunghi viaggi, mentre quelli base erano più orientati a chi cercava spazio e funzionalità senza fronzoli. La Freemont era anche una buona scelta per i professionisti che macinavano chilometri, grazie alla buona dose di tecnologia a bordo, inclusi il navigatore e il sistema di infotainment da 7 pollici.

Il Valore sul Mercato dell'Usato e le Sfide del Tempo
Nonostante la vettura sia uscita di produzione da diversi anni, la dotazione completa, soprattutto degli allestimenti più ricchi, l'ha fatta invecchiare molto bene. Proprio per questo, sul mercato dell'usato si possono trovare ancora delle occasioni interessanti. Il prezzo iniziale di vendita della Fiat Freemont oscillava attorno ai 31.300 € fino a 38.050 €.
Nella fascia di prezzo della Fiat Freemont, c'erano rivali con molte meno pretese, sia in fatto di dimensioni che per quanto riguarda la dotazione. Questo rendeva particolarmente interessante la versione Urban, ma anche nell'allestimento base il climatizzatore trizona, la radio, i cerchi in lega e tutti i sistemi di sicurezza erano di serie. Insomma, chi desiderava una spaziosa e bene equipaggiata auto da famiglia difficilmente avrebbe trovato opzioni più convenienti.
Tra i difetti più comuni riportati sul web si riscontravano difficoltà con l'elettronica, l'usura precoce dei freni e problemi al cambio automatico che portavano a strappare sui modelli Diesel. Inoltre, la vettura è stata oggetto di richiami: uno tra ottobre 2010 e aprile 2015 per un cablaggio del volante installato in modo errato che poteva sfregarsi e causare un cortocircuito, e un altro tra aprile 2011 e aprile 2015 per il coperchio fonoassorbente del motore non fissato correttamente.
La Fine della Produzione e le Alternative nel Segmento
La produzione della Fiat Freemont è stata interrotta a metà del 2015, e la commercializzazione è proseguita fino al 2016, a causa, tra l'altro, dello sfavorevole rapporto Euro/dollaro che rendeva meno conveniente l'importazione dal Messico, dove veniva prodotta nello stabilimento Chrysler di Toluca de Lerdo.
Con gli anni, la tipologia di vetture come la Freemont, un tempo diffuse solo sul mercato USA, si è affermata anche nel Vecchio Continente. Tra le sue rivali più agguerrite si potevano annoverare la Jeep Compass, l'Audi Q7 con la sua filosofia premium, la Volkswagen Touareg e la svedese Volvo XC90, anch'esse capaci di offrire comfort e spazio per sette adulti. La Fiat Freemont, con il suo mix di "spirito USA e cuore europeo", ha lasciato un segno nel segmento dei SUV crossover, offrendo un'opzione valida per chi cercava un'auto versatile, spaziosa e dal buon rapporto qualità-prezzo.