L'Après-Coup del Trauma: Tempo, Memoria e la Trasformazione del Passato

Il concetto di "après-coup", un termine psicoanalitico che letteralmente significa "a colpo avvenuto" e che in tedesco si traduce con Nachträglichkeit, rappresenta una delle aree più enigmatiche e affascinanti della teoria freudiana. Esso descrive un fenomeno traumatico che si manifesta in due tempi distinti: un primo momento iniziale, spesso inefficace o persino inapparente, e un secondo tempo successivo che conferisce al primo la sua carica traumatica. Questa peculiarità temporale è intrinseca al concetto stesso, come suggerisce la traduzione francese, dove "coup" (colpo) si produce "après" (dopo).

Originariamente concepito da Sigmund Freud, il concetto di après-coup rischiò di essere dimenticato nel panorama psicoanalitico, per poi essere ripreso e rimeso in gioco da Jacques Lacan. L'après-coup è intrinsecamente legato alla nozione di trauma e a una concezione non lineare del tempo. Si tratta di una distorsione anacronistica della temporalità, in cui il secondo tempo (cronologicamente successivo) è quello che rende manifesto e rivela ciò che nel primo tempo era rimasto latente o silente, conferendogli così la sua capacità patogena. Il tempo, così come lo intendiamo comunemente - ordinario e ordinato - viene sovvertito nel coagularsi paradossale e simultaneo di passato e presente. Come affermò Freud stesso nel 1895: "Troviamo sempre che viene rimosso un ricordo il quale è diventato un trauma solamente più tardi".

Il trauma che si genera nell'après-coup è un "colpo" che irrompe dall'interno della psiche, coinvolgendo l'inconscio. Questo evento introduce un elemento di caos nel sistema psichico, una transitoria disorganizzazione. A partire da questa breccia nella trama psichica, si aprono due possibili vie: o la capacità simbolica della psiche viene messa a dura prova, lasciandola "impigliata" in un'eccedenza priva di elaborazione - un'eccedenza che da quel momento abiterà la vita soggettiva come sintomo - oppure la psiche è spinta a un movimento di integrazione, volto a ristabilire legami e connessioni interne. Questo movimento trasformativo richiede la parola e la presenza dell'altro. Come sottolinea J. André nel 2009, "L’après-coup è un trauma e, se non è semplice ripetizione, è perché contiene elementi di significazione che aprono, a condizione di incontrare un ascolto e un’interpretazione, su una trasformazione del passato".

rappresentazione grafica della temporalità non lineare

La Temporalità dell'Après-Coup: Un Tempo Rivelatore

La comprensione dell'après-coup impone una riflessione sulla natura stessa del tempo e della memoria. Tradizionalmente, pensiamo al tempo come a una linea retta, un susseguirsi cronologico di eventi. Tuttavia, l'esperienza umana, e in particolare quella traumatica, spesso smentisce questa linearità. Il concetto di Nachträglichkeit, come elaborato da Freud, suggerisce che un evento può acquisire il suo pieno significato e la sua carica traumatica solo in un secondo momento, quando viene reinterpretato alla luce di esperienze successive. Questo non implica una semplice rilettura, ma una vera e propria trasformazione del significato originario.

Questa temporalità non lineare è stata esplorata da diversi autori. Agamben, in "Infanzia e Storia", distingue tra una temporalità circolare, legata al mito e alla ripetizione, e una temporalità lineare, associata alla rivelazione e a un'origine. Deleuze, ne "La Logica del Senso", elabora concetti simili, proponendo una temporalità del "presente puro", l'Aiôn, che si distingue dal tempo cronologico di Cronos. L'après-coup si inserisce in questa complessità, suggerendo che il passato non è un deposito immutabile, ma una dimensione dinamica che viene costantemente rielaborata e risignificata.

La psicoanalisi, attraverso il lavoro interpretativo, si confronta con questa temporalità. L'obiettivo non è solo ricordare, ma rielaborare, trasformare la memoria. Come afferma J. L. Donnet (2006), il movimento trasformativo richiede la parola e l'incontro con l'altro. La cura psicoanalitica, in questo senso, non è una semplice ricostruzione storica, ma una co-costruzione di senso, dove il passato viene riscritto alla luce del presente e viceversa.

Il Trauma Sociale e l'Après-Coup della Pandemia

Oggi, ci troviamo nell'après-coup dell'evento pandemico, in un presente in cui, in varie forme - dalle più clamorose alle più insidiose - risorge quanto l'Io non ha potuto assimilare, delineando possibili destini di alienazione o integrazione. Abbiamo assistito alla gestione della crisi sanitaria, il cui vero superamento continua ad apparire incerto; la crisi economica è in corso, la crisi sociale bussa alle porte. Se il momento più brutale dell'uragano appare ormai controllato in molti paesi, si spalanca davanti a noi l'incommensurabile danno umano. Si è aperta una faglia, la cui dimensione sistemica ha moltiplicato a dismisura l'effetto dello shock e le sue conseguenze.

L'onda lunga della pandemia è incontestabilmente psichica: i sintomi depressivi o d'angoscia si moltiplicano, aumentano i tentativi di suicidio, la sofferenza dei più giovani - bambini, adolescenti, giovani hanno pagato un prezzo altissimo - corre sotto traccia, percettibile senza necessariamente o sempre diventare clamorosa. Nei nostri studi professionali, nella posizione privilegiata di testimoni diretti, ascoltiamo la parola di una giovinezza sgomenta e smarrita, alle prese con la necessità di dare senso a quanto accade, ma in un orizzonte dove la speranza in un mondo e in un futuro migliori è più fragile che mai. Quest'orizzonte aveva tratto linfa dai molteplici movimenti giovanili affacciatisi nei tempi recenti sulla scena nazionale e internazionale. Chi non ricorda le piazze delle nostre città piene dell'entusiasmo generoso di un'intera generazione, decisa a svegliarci dal nostro torpore, dai nostri disincanti o dalle nostre ipocrisie?

L'après-coup, il secondo tempo, attiva le schegge del primo e ne sprigiona il traumatismo, introducendo un elemento di caos nel sistema sociale e psichico. A partire da qui si aprono due possibili destini: la via della rimozione - individuale e collettiva -, che prepara sviluppi inquietanti, o la via dell'elaborazione, in una solidarietà tra individuale e collettivo che è tutta da rifondare e reinventare.

illustrazione simbolica dell'impatto della pandemia sulla psiche umana

La Costituzione Soggettiva e le Tracce Sociali del Trauma

Il concetto di trauma è stato un pilastro per lo sviluppo della teoria freudiana e di molti scritti successivi. Cent'anni dopo la scoperta della psicoanalisi, l'establishment rivede ufficialmente le implicazioni del concetto di trauma e i suoi molteplici significati, trovandosi di fronte al bisogno di prendere in considerazione la soggettività che si costruisce nel contesto sociale, ossia estendendo le frontiere della psicoanalisi. Nella misura in cui questo sia accettato, è possibile concepire che la costituzione soggettiva vada perdendo una definizione identitaria e l'appartenenza a una definizione stabile per accedere alla comprensione di ciò che significa "essere costantemente prodotto" in ogni incontro.

Così, nelle relazioni tra le persone nei diversi tipi di insiemi, il concetto di trauma acquisisce necessariamente un senso specifico. Crea le sue tracce, i suoi modi di ricordare e dimenticare, di costruire una storia, di realizzare il lavoro di memoria, le sue sofferenze e probabilmente ciò che si intende per elaborazione di una situazione traumatica non tiene conto di queste molteplici possibilità. Quello che chiamo spazio sociale di costituzione soggettiva può comprendersi all'interno di due modelli: uno contempla organizzazioni pensate come strutture solide, tali come Stato-Nazione o Famiglia; l'altro contempla le formazioni liquide (Bauman Z., 2000; Lewkowicz I., 2004) che non hanno una forma né limiti precisi e che sono in permanente movimento. In ognuno di questi modelli, i traumi con iscrizione sociale e vincolare produrranno diversi effetti. Nel primo caso, il trauma apre alla conoscenza delle reminiscenze della storia di questo vincolo in particolare o di quest'insieme, e il concetto di après-coup è valido se porta a creare una nuova storia e deve essere riformulato per quanto riguarda il significato preciso che detto concetto può avere per gli insiemi. Predominano l'imprevedibile e i meccanismi di difesa che i gruppi e gli insiemi utilizzano in questi casi.

Il trauma non riporta necessariamente a un'origine del trauma della nascita né al mondo singolare di ogni persona, dato che non è un concetto che rende conto del luogo e del significato delle nuove tracce traumatiche che si producono nei diversi contesti di soggettivazione. Nella maggior parte degli scritti psicoanalitici, il trauma di qualsiasi origine è stato pensato nei termini di un disordine nelle forze del desiderio, incrementandone alcune e indebolendone altre o inibendone queste parzialmente o totalmente. La conseguenza è una rivoluzione in queste forze e nelle rappresentazioni e fantasie primitive, così come l'iscrizione di un segno che attiva tracce precedenti, chiamato mondo interno del soggetto, che ha come conseguenza l'attivazione di scene che appartengono a un certo passato fissato che sembra assumere la precedenza. Il lavoro analitico consisterà allora nello scoprire un nuovo modo di pensarle, quello che è classicamente chiamato elaborazione delle situazioni traumatiche.

È possibile che il trauma non solo scopra mancanze e riporti all'assenza di protezione e vulnerabilità originaria, ma che si iscriva come un eccesso, come un plus, con un segno proprio in base al quale è produttore di nuove organizzazioni. Qualcosa dell'ordine di un'imposizione esterna che eccede l'insieme e origina significati sconosciuti.

L'inconscio come avvenire

Le Diverse Dimensioni del Tempo e il Trauma

Il modo tradizionale di affrontare il tema del trauma si sostiene in una concezione di una temporalità lineare che si appoggia in un modello evolutivo e offre la possibilità d'invertire la freccia del tempo in un'oscillazione progressiva e regressiva. Nel caso del trauma, sia esso singolare o sociale, quest'iscrizione viene investita da una sofferenza speciale associata a sconcerto e incertezza prodotti da qualcosa che dirompe e fissa il presente, bloccando l'avvenire delle oscillazioni ineludibili delle relazioni umane.

Quando ci occupiamo del trauma come reminiscenza del passato, la problematica si iscrive nel presente della storia; è un presente determinato dal passato. E quando ci occupiamo di quel presente particolare creato da una situazione traumatica, dovremo riconoscere la particolarità della storia del presente. Poiché ci costituiamo in differenti storie del presente, risulta conveniente riflettere intorno alle implicazioni che emergono considerando l'asse della temporalità.

Freud, nel corso della sua opera, ha sviluppato un complesso modello temporale e ha evidenziato dimensioni che esulano dalla scansione lineare del tempo, anche se non è mai giunto a una sua teorizzazione unitaria. All'interno del suo percorso, il concetto di Nachträglichkeit è stata la prima intuizione su questo argomento, inaugurando quella particolare forma di temporalità non lineare che caratterizza in modo specifico la concezione psicoanalitica del tempo e della causalità. La Nachträglichkeit rappresenta la forma più originale di temporalità istituita dalla psicoanalisi, quella che non solo inverte la freccia del tempo, ma anche coglie il carattere specifico della condizione umana, il ritardo del nostro sviluppo sessuale e il nostro essere, sin dalle origini, in relazione con l'altro. Essa ha a che fare con il trauma e la sessualità infantile che si presentano sulla scena analitica. L'elaborazione della posteriorità pone in essere una temporalità complessa e costringe ad abbandonare ipotesi relative a una causalità semplice e lineare, frutto dell'istanza ordinatrice del pensiero cosciente.

Nel tempo lineare, il ritorno, la regressione, contrasta la freccia diretta del tempo ed è il vero tempo dell'après-coup. Un trauma rinvia a un altro, lo risignifica e ciò permette di credere che il presente non è tanto importante se non è legato al passato. Immaginiamo che l'Aiôn sia un punto che non ha una dimensione e che si rifrange all'infinito. Dato che il trauma non solo fissa una storia ma apre anche un segno nel presente dando origine a una nuova storia, dovrebbe essere possibile tenere in conto i significati propri di una temporalità del presente. Questo porta a riconoscere una temporalità del presente puro, quello di Aiôn concepito come un'esplosione che apre infinite biforcazioni, e ovviamente imprevedibili. Si tratta di una sorta di apertura ad una spazialità non soltanto lineare ma anche circolare. Due vicissitudini differenti che creano due storie differenti. Il trauma in chiave di Aiôn comporta l'idea che quello che capita e capiterà non ha a che vedere con una causalità deterministica. Qui la cosa importante sono i nuovi percorsi che si aprono a partire dalle biforcazioni della linea e che sono dotati di una qualità specifica; da una parte perdere l'appoggio del passato e dall'altra dare spazio all'incertezza sotto forma di un'angoscia particolare che dipende da ciò che è intrinsecamente nuovo e sconosciuto. È la novità pura con un'aggiunta di sofferenza, è quello che sfugge a qualsiasi previsione che si iscrive come traumatico. La sofferenza è anche dovuta alla perdita della possibilità di prevedere, anticipare il futuro, che in alcune circostanze sostiene l'illusione che il futuro non porterà niente di sconosciuto. Allora il trauma avrà anche un'iscrizione nel futuro non come ripetizione ma come anticipo di qualcosa di sconosciuto.

La Pratica Clinica e il Lavoro di Elaborazione

La nozione di après-coup è di grande importanza pratica. Il cambiamento psichico cercato nella cura implica una riscrittura della storia, o una prima costruzione di questa nella configurazione borderline. Impossibile poter contare sulla sola rimemorazione, sulla sola perlaborazione perché un nuovo recupero di senso possa apparire. I "colpi" sono necessari, cioè i momenti traumatici. In quale maniera la cura può produrre dei colpi, fare avvenire degli eventi che abbiano un certo valore traumatico e fecondo? La risposta a questa domanda non è separabile dalle configurazioni cliniche individuali.

Nel quadro generale delle psiconevrosi, dei pazienti per i quali la psicoanalisi è stata inventata, i colpi sono previsti dal metodo: dal lato del paziente, l'Einfall, l'idea incidente; e dal lato dell'analista, il colpo portato con l'interpretazione, due microtraumi. L'idea incidente corrisponde a un momento in cui emerge una rappresentazione che fino a quel momento non aveva avuto accesso alla coscienza, il primo segno di un comparire del rimosso. Quanto all'interpretazione, è sempre una violenza, un'effrazione, anche se il tatto dell'analista si sforza di renderla ricevibile. Bisogna poi aggiungere a questi due elementi la dimensione del transfert, il suo carattere di ripetizione, di messa in atto dell'inconscio.

La difficoltà, l'impossibilità di fare affidamento semplicemente sulle competenze del metodo, comincia con le psiconevrosi, soprattutto con la nevrosi ossessiva. È per questo che Freud introduce un colpo supplementare quando fissa un termine ad una cura che minaccia di diventare interminabile, primo provvedimento di tecnica attiva. Poiché ciò fa del rituale analitico uno dei rituali-sintomo supplementare, perché ciò trasforma la regressione transferale in una modalità di soddisfazione, la nevrosi ossessiva si installa nella psicoanalisi come nel paziente, paralizzando il motore del cambiamento. Alle prese con le stesse difficoltà di Freud, Lacan decide di interrompere la seduta prima dell'ora e trasformerà quest'atto contro-transferale in modalità tecnica sotto il nome di scansione o punteggiatura.

Ma la domanda più originale, più interessante concerne evidentemente i pazienti per i quali la psicoanalisi non è stata inventata e che costituiscono una sfida per il metodo. Nel paziente nevrotico, particolarmente nell'isterico, cioè in coloro nei quali l'inconscio è pressappoco identico al rimosso, il fenomeno dell'après-coup ha già compiuto la sua opera. Lo scopo della cura è di riprodurne e non di crearne il movimento, al fine che, di après-coup in après-coup, la rimozione sia superata. È essenziale considerare lo spirito che per Freud rimozione e après-coup sono solidali. La rimozione propriamente detta, la rimozione secondaria è una rimozione après-coup. La sequenza è dunque questa: un evento potenzialmente traumatico è registrato dalla psiche senza essere trattato, solo impresso. La collusione rimozione/après-coup sottolinea che la rimozione non è solamente uno scartare, un rifiutare, ma è anche una trasformazione, un donare senso.

Per semplificare l'opposizione, diciamo che ciò che troviamo nei pazienti borderline, i primi colpi, le prime incrinature, non sono oggetto di quel trattamento psichico che è la rimozione. Si può supporre che questi primi impatti traumatici siano rimasti là, depositati, incistati, incastrati, senza significato - allo stato dunque di rimosso originario -, oppure che siano stati fatti oggetto di un primo trattamento del genere negazione, scissione, proiezione, identificazione all'aggressore, ecc. Allo stesso tempo è la finalità pratica che si trova modificata: non si tratta più di cercare di sollevare o sopprimere la rimozione, ma "la correzione (o la trasformazione) après-coup del processo di rimozione originario".

La capacità di resistenza dell'umano è grande quanto la sua capacità distruttiva: la posta in gioco, per noi clinici ma non solo, è saperla intercettare e amplificare perché si liberi quella creatività che è presente in ciascuno di noi. Ma c'è un prezzo da pagare: occorre sapersi voltare indietro, accettando l'ascolto doloroso che la memoria esige. E, lungo le tracce del silenzio che ha avvolto il pianeta, dei morti che non abbiamo celebrato, degli abbracci che non abbiamo scambiato, ritrovare il contatto con la nostra condizione umana - transitoria e fragile -, e (ri)costruire legami perché la discontinuità tra il prima e il dopo non diventi frattura. A ciascuno, nel posto generazionale che occupa e nella vocazione che lo anima, la responsabilità e il compito di trovare la propria via, afferrando l'inaudito e trasformandolo in qualcosa da mettere al servizio di tutti.

Il 21 febbraio 2020 lo scrittore cinese Yan Lianke ha detto: "Presto si leverà un coro di voci che in giubilo canteranno vittoria. Quando ciò accadrà, in seguito alla sconfitta del virus, mettiamoci da parte e riflettiamo in silenzio, senza farci prendere dall'euforia del momento. Innalziamo un sepolcro nel nostro cuore. Lasciamo che il ricordo di quanto accaduto scalfisca la nostra anima". Questo monito risuona con forza nel contesto dell'après-coup, invitandoci a non dimenticare, a integrare l'esperienza traumatica per poterla tras-formare e costruire un futuro più consapevole.

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