Il 17 luglio 2018, i Presidenti della Commissione Europea Juncker e Tusk, insieme al Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, hanno siglato il Japan-EU Free Trade Agreement (JEFTA), un'intesa storica che rappresenta il più grande accordo di libero scambio mai raggiunto. Questa alleanza commerciale, che ha visto la sua entrata in vigore il primo febbraio, si propone di rivoluzionare gli scambi tra le due potenze economiche, alleggerendo le imprese europee di circa un miliardo di euro all'anno in dazi. Il testo dell'accordo è già consultabile sul sito della Commissione europea, sebbene non tutti gli allegati siano ancora disponibili. La sua piena applicazione è subordinata alla ratifica da parte della Dieta nazionale del Giappone e del Parlamento europeo.

La Liberalizzazione Commerciale: Cuore del JEFTA
L'obiettivo primario del JEFTA è l'eliminazione della maggior parte dei dazi all'importazione per i prodotti di origine preferenziale, sia dall'UE verso il Giappone che viceversa. Questa parte dedicata alla liberalizzazione del commercio è di primario interesse per le imprese, promettendo un abbattimento daziario totale (dazio zero) per una vasta gamma di prodotti a partire dalla data di entrata in vigore dell'accordo. Un esempio significativo è rappresentato dai prodotti del settore della meccanica esportati dall'Unione europea al Giappone.
Lo schema delle riduzioni daziarie progressive è dettagliato nell'allegato 2-A dell'accordo UE-Giappone. Per le importazioni nell'UE, i prodotti sono identificati tramite il codice di Nomenclatura Combinata dell'Unione europea (un codice a otto cifre), mentre per le importazioni in Giappone si utilizza lo Statistical Code Lists for Imports, un codice a nove cifre proprio del Giappone. Entrambe le codifiche, tuttavia, si basano sul medesimo sistema di classificazione: il Sistema Armonizzato (HS - Harmonized System), al quale aderiscono sia l'UE che il Giappone, garantendo coerenza e facilità nella comprensione delle nomenclature.

Benefici per il Settore Alimentare Europeo
Il settore europeo destinato a trarre i maggiori vantaggi dall'accordo è quello alimentare. Il JEFTA prevede il riconoscimento di oltre duecento indicazioni geografiche europee (DOP), definite dagli Stati membri. Di queste, 45 sono italiane (19 per prodotti agroalimentari e 26 per vino e alcolici), rappresentando il 90% del valore dell'export agroalimentare delle denominazioni del nostro Paese. Questa misura è cruciale per la tutela del "Made in Italy" e la valorizzazione delle eccellenze gastronomiche.
L'accordo porterà all'eliminazione dei dazi su numerosi prodotti, come molti formaggi (che attualmente subiscono una tassa del 30%) e le esportazioni di vini, gravate da un dazio medio del 15%. Ciò include anche benefici per prodotti come la pasta, il cioccolato e persino la frutta, considerata un alimento di lusso in Giappone e i cui prezzi, come quelli dei formaggi, possono essere del 40% superiori a Tokyo rispetto all'Europa. Il JEFTA consentirà, inoltre, all'Europa di aumentare considerevolmente le sue esportazioni di carni bovine e di offrire ulteriori possibilità di esportazione per i prodotti a base di carni suine, ampliando le opportunità per i produttori europei nel mercato giapponese.
Il Settore Automotive e l'Accesso al Mercato Giapponese
Dal punto di vista giapponese, il prodotto da esportazione più significativo è l'automobile. Con il JEFTA, il Giappone aderisce agli standard internazionali nel settore automotive, il che gli consentirà di accedere al mercato europeo con prezzi più competitivi. Sebbene alcune riduzioni daziarie siano immediate, quelle relative a mercati sensibili come quello automobilistico saranno attuate gradualmente. L'Europa, infatti, ridurrà a zero i dazi sulle importazioni di automobili giapponesi entro il 2027. Questo significa che veicoli nipponici, da Toyota a Suzuki, e i loro pezzi di ricambio, diventeranno meno costosi per i consumatori europei.
L’intelligenza artificiale applicata al settore automotive
Un altro vantaggio significativo per l'Europa è l'accesso privilegiato al mercato dei servizi giapponese, che fino a questo momento era stato piuttosto blindato. Questo aprirà nuove opportunità per le imprese europee in un settore in crescita.
Impatto sull'Italia e le sue Esportazioni
L'accordo rappresenta una "rivoluzione" anche per l'Italia. Giorgio Starace, ambasciatore a Tokyo, ha evidenziato come le esportazioni italiane abbiano già mostrato una forte crescita. Secondo i dati giapponesi, l'export italiano nei primi sei mesi del 2018 ha raggiunto un valore di 5,1 miliardi di euro, superando in valore assoluto la Francia e prefigurando la possibilità di raggiungere i 10 miliardi di euro entro la fine dell'anno. Questa crescita è un chiaro indicatore del potenziale del JEFTA per le imprese italiane.
L'industria alimentare Made in Italy accoglie con grande favore questa intesa, non solo per la riduzione di dazi e tariffe, ma anche per il riconoscimento reciproco di un rilevante numero di prodotti a indicazione geografica, fondamentale per la tutela e la promozione delle eccellenze italiane nel mondo.
Il Contesto Politico e le Controversie
A differenza di altri accordi, come il CETA con il Canada, che prevedono capitoli di competenza nazionale e richiedono la ratifica dei Parlamenti degli Stati membri, il JEFTA è stato concepito come un accordo "EU-only", con competenze specificamente comunitarie. Ciò ha permesso procedure di approvazione più spedite. Prima della ratifica da parte del Parlamento europeo, l'accordo ha superato lo scrutinio del Consiglio europeo, ottenendo il sostegno di tutti i Governi nazionali, inclusi quelli con orientamenti sovranisti.
Nonostante il consenso a livello governativo, il JEFTA ha generato dibattito e critiche. La campagna "Stop Ttip Stop Ceta Italia", in collaborazione con le reti internazionali sulla TradeJustice, ha elaborato un dossier specifico intitolato "Jefta, affari a tutti i costi: una riforma commerciale che scavalca la democrazia". Questo dossier evidenzia le criticità del trattato e solleva perplessità sulla sua approvazione.
Una delle principali preoccupazioni riguarda il processo chiamato "cooperazione regolatoria", che, secondo i critici, rischia di indebolire il potere di controllo dei cittadini. Questo aspetto, insieme alla non cogenza del capitolo sulla protezione dei diritti, è considerato uno degli elementi più controversi di questi trattati. L'accordo con il Giappone riprende nella sua struttura trattati più noti come il CETA o il TTIP, sebbene non sia presente (ancora e per scelta) il capitolo specifico sugli investimenti e con l'arbitrato ISDS/ICS, che avrebbe permesso alle imprese e agli investitori di citare in giudizio i Governi in caso di regolamentazioni giudicate troppo restrittive e distorsive del mercato.
Sul fronte dei servizi, nel JEFTA, come nel CETA, l'Unione europea ha optato per la redazione di una "lista negativa" per la liberalizzazione, elencando nell'Allegato tutti i servizi esclusi dalla liberalizzazione. Tutto ciò che non è specificamente in elenco è aperto alla concorrenza da parte delle imprese giapponesi e, di conseguenza, potenzialmente disponibile alla privatizzazione. Questa impostazione ha suscitato interrogativi sulla potenziale portata delle privatizzazioni e sulla tutela dei servizi pubblici.
La Campagna "Stop Ttip Stop Ceta" Italia ha richiesto che il Parlamento si esprima prima delle elezioni europee, sollecitando il rispetto delle promesse elettorali e, di fatto, la bocciatura del trattato. Tuttavia, nonostante le promesse inserite nel "contratto di governo", l'Italia (al Consiglio europeo) e gli europarlamentari legati alla maggioranza hanno deciso di dare il via libera al trattato, che ha visto una sua applicazione concreta nei mesi successivi.
Il JEFTA nel Contesto Geopolitico
In un periodo in cui gli Stati Uniti scelgono di innalzare barriere commerciali, l'Europa e il Giappone si posizionano come baluardi del libero scambio. Questa intesa non è solo un accordo economico, ma anche un messaggio politico forte contro il neoprotezionismo dilagante. La cooperazione tra UE e Giappone, due delle maggiori economie mondiali, dimostra la volontà di rafforzare l'interesse nazionale attraverso l'apertura dei mercati e la promozione del commercio internazionale, superando i timori infondati che spesso accompagnano questi trattati, come le rassicurazioni che "non arriverà la carne di balena". Il JEFTA, quindi, si configura non solo come un motore di crescita economica, ma anche come un esempio di diplomazia commerciale in un panorama geopolitico in continua evoluzione.
