La Volkswagen Golf GTI 16V del 1990 rappresenta un capitolo significativo nella storia delle hot hatch, consolidando la reputazione della Golf come veicolo sportivo per eccellenza. Questa vettura, inserita nell'evoluzione della seconda generazione della Golf (Mk2), ha saputo combinare prestazioni entusiasmanti con la praticità quotidiana, diventando un punto di riferimento per gli appassionati.

Le Radici della Golf II e l'Emergere della GTI
La prima versione della Golf II, introdotta il 4 novembre 1983, ereditava dal modello precedente l'architettura con motore anteriore trasversale a 4 cilindri in linea e trazione anteriore. Inizialmente disponibile con cambio a 4 marce, si presentava anche nella versione Formel E per il mercato tedesco, focalizzata sull'efficienza. Una grande novità per la compatta Volkswagen fu l'introduzione della versione Syncro, con quattro ruote motrici, che rifletteva la crescente popolarità di questo tipo di trazione negli anni '80. La vettura era disponibile con carrozzeria a 3 o 5 porte.
Le prime Golf II erano distinguibili per i paraurti "sottili", i deflettori fissi delle portiere anteriori e gli specchietti retrovisori identici a quelli della Golf I. La scritta "Volkswagen" sulla parte sinistra della coda era un dettaglio comune ad altri modelli VW dell'epoca. Un'altra novità fu la disponibilità del climatizzatore a richiesta.
Nel 1984, la Golf GTI fece il suo ritorno con la seconda serie, equipaggiata con un motore 1800 a 8 valvole, disponibile anche in versione catalizzata con una potenza leggermente inferiore. Già nel 1985, la GTI subì un lieve restyling, adottando la mascherina con doppio faro e il terminale di scarico a doppia canna, elementi che ne accentuavano l'indole sportiva.

L'Innovazione del Motore 16 Valvole
Il 1986 segnò un passo importante nell'evoluzione della Golf GTI con l'introduzione del motore 16 valvole twin cam. Questo propulsore, abbinato al sistema d'iniezione Bosch K-Jetronic con iniettore meccanico, era disponibile anche in versione catalizzata. L'adozione delle 16 valvole migliorò significativamente le prestazioni, offrendo un'erogazione più coinvolgente e una maggiore potenza, soprattutto agli alti regimi. La curva di potenza, piena ai bassi e crescente con l'aumentare dei giri, era ben supportata dalla rapportatura corta e ravvicinata del cambio meccanico a 5 marce, rendendo la guida particolarmente appagante. A marzo 1986, la Golf GTI era disponibile con un motore 1.8 litri 16 valvole da 139 CV (102 kW).
Accanto al classico modello sportivo GTI, vennero affiancate due versioni ancora più estreme: la Golf G60 e la Golf G60 Rallye (introdotta nel 1989). Entrambe erano caratterizzate dalla scritta rossa "G60" sulla mascherina anteriore e sulla parte destra della coda. Queste vetture erano spinte dal classico 4 cilindri 1800 sovralimentato con compressore volumetrico G60. Il nome del compressore derivava dalla sua forma a "G" stilizzata e dalla larghezza massima della camera interna di 60 mm. Questo sistema permetteva alla berlina a due volumi di raggiungere una potenza massima di 118 kW (160 CV). La versione Rallye G60, destinata al mercato italiano, aveva un costo di 40.257.000 Lire e vantava anche la trazione integrale Syncro.

Nel 1989, la Volkswagen Motorsport creò un'edizione limitata del modello G60, la G60 Limited Edition, con soli 70 esemplari prodotti. Questa versione speciale presentava la carrozzeria della 5 porte Syncro (con pneumatici 205/50 R15 su cerchi BBS 6J x 15) e l'estetica delle Golf pre-restyling 1990, con paraurti "fini". Si distingueva per la mascherina con due fari con bordo celeste e la targhetta "Volkswagen Motorsport" nella parte superiore sinistra della calandra. Gli interni erano in pelle nera, sia per i sedili che per i pannelli delle porte. Il motore era il classico 1800 16V con compressore G60, che erogava ben 210 CV a 6500 giri/min con una coppia massima di 247 Nm. La trazione era integrale (Syncro), come già menzionato.
Tutta la verità sulla VOLKSWAGEN GOLF
Il Restyling del 1990 e le Novità della Gamma
Nell'agosto del 1989, fu introdotta l'ultima versione rinnovata della Golf seconda serie, che sarebbe rimasta sul mercato fino all'arrivo della nuova generazione, i cui prototipi iniziarono a circolare già nel 1989. In questa fase, la Golf D venne eliminata, sostituita dalla Golf GL Diesel. Gli allestimenti disponibili vedevano la Golf CL come versione base, mentre la Golf Rally G60 si posizionava al top della gamma.
Uno dei modelli più importanti per il 1990 fu la Golf GTD, che per la prima volta adottò l'intercooler, raggiungendo una potenza di 80 CV a 4500 giri/min, superiore rispetto alla versione precedente.
I miglioramenti estetici del 1990 furono minimi ma significativi. Riguardarono principalmente i paraurti anteriore e posteriore, che divennero molto più massicci. A questi furono aggiunti i fari fendinebbia "incastonati" nella carenatura e una modifica alle frecce anteriori, che presentavano una sola vite e un incastro al posto delle due viti del modello precedente. Una carenatura in plastica nella parte inferiore, in tinta con la carrozzeria, completava il rinnovamento. Tutti questi dettagli conferirono alla Golf un tono più moderno, più in linea con gli anni novanta, consentendole di resistere sul mercato per un altro paio d'anni in attesa della nuova serie.

A gennaio 1990, debuttò la Golf Country, dotata di trazione Syncro. Si distingueva per la carrozzeria rialzata e diversi dettagli di allestimento specifici, che le conferivano un aspetto quasi da fuoristrada o un'antenata delle moderne SUV. Era equipaggiata con il motore 1800 a iniezione da 98 CV e dotata di trazione integrale Syncro, assetto rialzato, piastra paracolpi sotto al motore, mascherina paracolpi anteriore con fari di profondità e fendinebbia, e una ruota di scorta esterna sistemata sul portellone posteriore. A febbraio 1990, tutte le Golf con motore benzina furono equipaggiate con catalizzatore regolato, dimostrando l'attenzione crescente verso le normative ambientali. Nello stesso mese, venne presentata la Golf GTI G60, con motore 1.8 litri da 160 CV (118 kW).
L'Eredità della Golf GTI
La Volkswagen Golf GTI è comunemente considerata la "mamma di tutte le hot hatch". L'idea nacque quasi per scherzo da cinque dipendenti Volkswagen che, lavorando di nascosto e fuori orario, si misero in testa di creare una variante più veloce e sportiva della neonata Golf. Costruirono un prototipo su base Scirocco e, quando lo mostrarono a Ernst Fiala, capo dello sviluppo tecnico VW, furono inizialmente presi per pazzi. Tuttavia, il 28 maggio 1975 arrivò la luce verde al progetto EA195, la Sport Golf. Poco dopo, uno dei prototipi della futura GTI fece da pace car alla 1000 km del Nürburgring, per poi debuttare ufficialmente al Salone di Francoforte.
Il motore della prima GTI era un 4 cilindri 1.6 aspirato con iniezione meccanica Bosch K-Jetronic da 110 cavalli, che sarebbe poi salito a 1.8 litri e 112 cavalli con le ultime serie, tra cui l'indimenticabile Pirelli.
La GTI Mk2 debuttò con il 1.8 a 8 valvole da 112 CV ereditato dalla prima serie, ma presto seguì l'ambitissima 16 valvole. L'evoluzione della Golf, e in particolare della GTI, ha sempre mantenuto fedeltà ai suoi capisaldi, pur aumentando nelle dimensioni e migliorando tecnologicamente.
Con la terza generazione (Mk3), la prima variante della GTI, con il 2 litri aspirato a 8 valvole da 115 cavalli, fu considerata da alcuni un po' deludente a causa della potenza esigua in relazione all'accresciuta massa e al carattere più pacioso del motore. Le cose migliorarono con la variante 16 valvole da 150 cavalli, ma nel complesso la Mk3 è spesso ricordata come una delle GTI più "turistiche".
La quarta generazione (Mk4) vide la comparsa del turbo per la prima volta su una GTI, con il 1.8 a 20 valvole. I 150 cavalli erano sufficienti per muoversi con disinvoltura, specialmente ai bassi regimi, dove il ritardo di risposta era limitato.
La quinta generazione (Mk5) segnò un punto di svolta, introducendo il cambio DSG a doppia frizione, una primizia tecnica, assieme all'inedito 2.0 TFSI, che con 200 cavalli fece rapidamente dimenticare le precedenti motorizzazioni.
Con la sesta generazione (Mk6), la Golf assunse fattezze e proporzioni più consone (della Mk5 veniva criticata l'eccessiva altezza) e, a livello telaistico, fu un'evoluzione della precedente. Il 2.0 TFSI guadagnò una manciata di cavalli (210, poi 235 con la 35th Anniversary), e la GTI portò al debutto il differenziale XDS a controllo elettronico. Ancora oggi è considerata una delle Golf più apprezzate per equilibrio stilistico, caratura tecnica e qualità.
La settima generazione (Mk7) debuttò con il 2.0 TFSI da 220 CV, che divennero 230 in versione Performance. Il restyling (7.5 per gli appassionati) portò la potenza rispettivamente a 230 e 245 cavalli. La piattaforma era sempre la MQB, ma evoluta, mentre il design prese una piega diversa, sia all'esterno che all'interno, dove la digitalizzazione divenne dominante.

tags: #volkswagen #golf #gti #16v #1990