L'intreccio tra cultura, diritti civili e l'evoluzione delle strutture sociali in Italia si manifesta in molteplici forme, spesso attraverso voci autorevoli e dibattiti accesi. Una di queste voci è indubbiamente quella di Dacia Maraini, scrittrice che ha costantemente posto le donne al centro delle sue opere, affrontando temi di profonda rilevanza sociale. Parallelamente, le istituzioni come i consultori familiari rappresentano un pilastro fondamentale per la salute e i diritti riproduttivi, il cui funzionamento e accesso sono oggetto di continue riflessioni e lotte, rispecchiando le dinamiche più ampie della società. Il numero 27, ricorrente in vari contesti, dalle associazioni impegnate nella tutela dei diritti a specifici eventi o riferimenti editoriali, può simboleggiare la molteplicità di questi punti di contatto e la perenne attualità di queste tematiche.
Dacia Maraini: L'Impegno di una Voce Letteraria nel Contesto Sociale Italiano
Dacia Maraini, figura di spicco nel panorama letterario italiano, è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso premio Campiello alla carriera. La scrittrice, nella sua lunga e prolifica produzione letteraria, ha sempre messo le donne al centro delle sue opere, offrendo una prospettiva profonda e spesso cruda sulle loro esperienze di vita. Anche nell'ultimo lavoro "L'amore rubato", la Maraini sceglie le donne come protagoniste: otto donne, per la precisione, con tutta la loro forza e insieme le debolezze e le contraddizioni. Sono storie di cronaca (e di vita) di tutti i giorni, di donne seviziate da un uomo colto, o da un artista, o un professionista stimato, e di bambine che scompaiono, ragazze che scelgono di non far nascere il frutto di uno stupro o che per amore continuano a “cadere” dalle scale. Sono otto storie che ne rappresentano migliaia, testimonianze di una realtà che la scrittrice non ha mai esitato a esplorare.
La sua presenza non si limita però al campo letterario; Dacia Maraini è anche una voce autorevole sul fronte dell'impegno sociale e della divulgazione, della formazione. La sua metodologia creativa riflette una profonda consapevolezza del processo artistico e della vita stessa. Riguardo alla scrittura, Maraini ha dichiarato: «Per me ogni volta, è la seconda volta. Io torno sempre sopra sulle cose che scrivo e non solo la seconda volta ma anche la terza, la quarta, la quinta. Direi che questa è proprio il modo di lavoro». Questa affermazione rivela un approccio alla creazione artistica che predilige la revisione, l'approfondimento e la ricerca costante della compiutezza, un lavorio intessuto da plurime stesure.
Le riflessioni della scrittrice si estendono anche alle sfide collettive che la società contemporanea si trova ad affrontare. In un momento di grande incertezza, come quello descritto il 27 novembre, ha osservato che «il momento che stiamo vivendo probabilmente è più grave e drammatico di quanto sappiamo. La memoria ci chiarirà, ora viviamo nella confusione. Una confusione dovuta al fatto che non conosciamo nulla di questo virus. E questa incertezza in cui siamo crea angoscia». Maraini sottolinea come questa esperienza debba portare a una nuova consapevolezza, paventando che «noi in futuro affronteremo altre pandemie. Che l'esperienza che stiamo facendo oggi con il Covid potrebbe non essere l'ultima». La causa, a suo dire, risiede nel comportamento umano: «Stiamo distruggendo il nostro pianeta, lo stiamo cospargendo di plastica, stiamo prosciugandolo delle sue ricchezze naturali. È da tempo che sappiamo che occorre cambiare il nostro stile di vita, fare dei sacrifici, modificare il nostro atteggiamento predatorio nei confronti del pianeta. E visto che non abbiamo cambiato noi atteggiamento, la natura ci pensa lei a farci cambiare, e ci castiga violentemente».
La sua visione include una speranza rivolta alle giovani generazioni, che dimostrano una maggiore sensibilità verso queste tematiche: «I giovani lo sanno bene che non si torna come prima, i giovani lo sentono perché è il loro futuro. E non c'è solo Greta, è una sensibilità diffusa. Non si può nascondere la testa sotto la sabbia, non si può sognare che tutto tornerà come prima. Perché non si torna indietro». Dacia Maraini è stata anche oggetto di attenzione in pubblicazioni come "Babilonia", L'Enciclopedia LGBT+ italiana, che nel numero in cui compariva l'articolo "Francesco Gnerre, Dacia Maraini, pp. 8-10." trattava un'ampia gamma di temi culturali e sociali, dalla poesia di Francesco Gnerre (p. 27) a dibattiti su Jean Genet. La presenza di Maraini in contesti editoriali che affrontano questioni di genere e identità ne evidenzia ulteriormente il ruolo di intellettuale impegnata e trasversale.

I Consultori Familiari: Servizi Essenziali tra Diritti e Ostacoli
I consultori familiari rappresentano una risorsa cruciale nel sistema sanitario italiano, nati con l'obiettivo di offrire supporto e servizi per la salute riproduttiva, la genitorialità e il benessere psicologico delle famiglie e degli individui. Tuttavia, il loro funzionamento e l'accessibilità ai servizi offerti, in particolare quelli legati all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), sono oggetto di un dibattito costante e di significative disparità a livello regionale. La Legge 194/1978, che disciplina le norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, è il riferimento normativo fondamentale, ma la sua piena applicazione incontra ancora oggi resistenze e ostacoli.
Le criticità emergono chiaramente dalle segnalazioni e dalle iniziative di associazioni e reti civiche. Ad esempio, la "Pro choice rete italiana contraccezione e aborto da tempo stigmatizza questo tipo di narrazione, perché colpevolizza le donne e le persone che vivono una gravidanza indesiderata facendo apparire l’aborto come una scelta sempre dolorosa, e quindi negativa e dannosa". Si sottolinea la necessità di superare l'idea che l'aborto sia "una scelta sempre lacerante", come descritto nella parte finale di una puntata di Otto e mezzo su La7 il 14 marzo. Le attiviste e gli operatori sanitari si battono per un accesso libero e informato ai servizi, come testimoniato dalla guida pratica "La tua scelta zero ostacoli", la cui versione 2.0 è stata presentata il 19 settembre.
Le difficoltà si manifestano concretamente nelle diverse regioni italiane. Nelle Marche, ad esempio, l'Assessore Filippo Saltamartini è stato al centro di critiche riguardo all'applicazione della Legge 194 e il ruolo dei consultori. Si denuncia una "dribblata e fuga di Filippo Saltamartini su legge 194 e consultori", evidenziando come la Regione Marche sia "inadempiente per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito". Un comunicato stampa del 25 giugno lamentava che "aborto farmacologico disponibile solo a fino 7 settimane e solo in certi ospedali", scaricando la responsabilità sui dirigenti sanitari e invitando la cittadinanza a "fare valere i vostri diritti". Nonostante ciò, si sono registrati piccoli ma significativi progressi, come ad Ascoli Piceno dove l'aborto farmacologico è stato esteso fino a 9 settimane, un risultato che ha portato le attiviste a esultare e chiedere: "quando negli altri ospedali?". Questo dimostra che "un aborto farmacologico al passo coi tempi è possibile, anche nelle Marche", come affermato il 13 gennaio.
La situazione in altre regioni non è priva di sfide. In Lombardia, il 3 dicembre, è stata segnalata l'impossibilità di abortire "perché sono finiti i soldi", un problema che evidenzia la precarietà dei finanziamenti e la gestione delle risorse. La "seconda audizione in Commissione Regionale Sanità per la proposta di legge di applicazione della L." in Lombardia, il 3 dicembre, mostra un tentativo di affrontare le problematiche. Nel Piemonte, il 27 novembre, "27 associazioni aderenti alla Rete Più di 194 voci Torino e Laiga, libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194, diffidano la Regione Piemonte per la mancata applicazione delle linee guida ministeriali per l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico". Questi episodi sottolineano la necessità di un'azione coordinata e di una maggiore conformità alle direttive nazionali per garantire parità di accesso su tutto il territorio.
Lotta all'Aids: il ruolo fondamentale dei consultori familiari
L'Evoluzione dell'Aborto Farmacologico: Opportunità e Barriere
L'introduzione e la diffusione dell'aborto farmacologico, principalmente attraverso l'uso della pillola RU486 in combinazione con le prostaglandine, hanno rappresentato un significativo passo avanti nelle pratiche di interruzione volontaria di gravidanza. Questo metodo, meno invasivo rispetto all'intervento chirurgico, offre nuove possibilità per le donne, ma la sua piena implementazione in Italia ha incontrato e continua a incontrare diverse resistenze e lentezze burocratiche.
A settembre, si auspicava di "eliminare i limiti burocratici e le resistenze organizzative che ostacolano l’accesso all'aborto farmacologico in tutta Italia: favorire la somministrazione in day hospital e allungare i termini di prescrizione alle 9 settimane". Questo appello ha trovato un parziale riscontro con l'aggiornamento delle "Linee di indirizzo sull'interruzione volontaria della gravidanza con mifepristone e prostaglandine", accolte con soddisfazione il 25 settembre. Il Ministero della Salute, con il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità, ha espresso parere favorevole alla somministrazione della pillola RU486. Tuttavia, il cammino è ancora lungo, come evidenziato dal comunicato stampa del 8 dicembre che riportava "aborto farmacologico. Passi avanti in Lombardia e Umbria, ma non ci basta". La richiesta è chiara: estendere l'#aborto farmacologico fino a nove settimane di gravidanza, come si fa nel resto d’Europa, e portarlo fuori dagli ospedali, nei consultori. Questa posizione è stata ribadita con forza il 15 marzo, con la richiesta "Basta sale operatorie".
L'emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha ulteriormente messo in luce le vulnerabilità del sistema. Un questionario rivolto principalmente alle/agli addetti ai lavori, elaborato da pro-choice RICA (Rete Italiana Contraccezione Aborto) il 19 aprile, mirava a raccogliere dati e informazioni sull’attuale funzionamento dei servizi di interruzione volontaria della gravidanza (IVG) nella nostra penisola in questo periodo di emergenza sanitaria. L'appello alle istituzioni del 4 aprile evidenziava la necessità di adeguare le procedure, in particolare quelle per l’aborto farmacologico, che in questa fase apparivano "particolarmente arretrate e non consone alle evidenze scientifiche e alla best practice medica". Un esempio positivo è venuto dalla Francia, dove "dal 2016 le ostetriche possono prescrivere anche l’aborto farmacologico", come raccontato il 30 marzo da Rosanna Sestito, ostetrica. L'esperienza francese ha fornito "indicazioni orientative sul counselling contraccettivo in periodo di emergenza sanitaria da Covid-19", tradotte e adattate per la realtà italiana il 25 marzo.
Il tema dell'aborto telemedico è emerso come una possibile soluzione per facilitare l'accesso ai servizi. Il 27 gennaio, un evento online ha rappresentato la "prima occasione di confronto in lingua italiana sul tema dell’aborto telemedico tra attiviste e operatrici straniere nel settore e il mondo pro-choice italiano". Questo indica una spinta verso l'innovazione e l'adozione di pratiche all'avanguardia già diffuse in altri contesti internazionali, come la legge argentina di interruzione volontaria della gravidanza, definita un "bel regalo del 2020", pubblicata in versione originale e nella traduzione italiana a cura di Nudm e Pro-choice il 7 febbraio.

Diritti delle Donne e Parità di Genere: Oltre la Salute Riproduttiva
Il dibattito sui consultori e sull'accesso all'IVG si inserisce in un quadro più ampio di lotta per i diritti delle donne e la parità di genere in Italia e in Europa. La promozione delle pari opportunità è un impegno costante che coinvolge istituzioni, associazioni e singoli cittadini. La "Commissione regionale Pari Opportunità" del Veneto, ad esempio, è attiva su diversi fronti. Sotto la presidenza di Simonetta Tregnago, la Cpo si è impegnata per la cultura dei diritti umani, promuovendo il progetto "Strada Facendo. Iniziative di informazione e sensibilizzazione per prevenire le mutilazioni dei genitali femminili", condotto da ADUSU-Associazione Diritti umani Sviluppo umano. Questo progetto ha coinvolto le Commissioni Pari opportunità del territorio in corsi di formazione, approfondendo le dinamiche e le implicazioni culturali delle MGF. L'importanza degli organismi di pari opportunità emerge chiaramente quando si fanno promotori di iniziative che si caratterizzano per l’approccio aperto e pronto all’ascolto, e la capacità di raccordo con le varie realtà che si occupano di diritti umani.
La Commissione ha anche promosso la ricerca “Abitare al femminile”, condotta dall’Istituto nazionale di Urbanistica, che ha messo in luce come le donne siano le principali “consumatrici” delle città e degli spazi pubblici, e dunque le più esperte in tema di servizi e accessibilità dei luoghi. Questo ha portato il Comune di Venezia a sviluppare il progetto “Donne in città”, con la presentazione della mappa “La città amica: luoghi e servizi per le donne”, tradotta in sei lingue, che prende in considerazione alcuni servizi della città di terraferma utili alle donne e, in particolar modo, alle donne straniere che la abitano. L’attenzione si è focalizzata soprattutto su asili nido, scuole materne, consultori, strutture ospedaliere, mercati, tutti luoghi fortemente abitati dalle donne, proprio per “percorrere” una giornata tipo al femminile.
Nel contesto europeo, la discussione sulle "quote rosa" nei Consigli di Amministrazione (CdA) ha guadagnato terreno. La commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, ha proposto una direttiva che introduce le quote di genere nelle società quotate e nelle società pubbliche in tutti e 27 i Paesi dell’UE. L'Italia è stata tra le prime nazioni a prevedere misure simili, con una legge che impone almeno il 33% di donne ai vertici dei cda delle società quotate in borsa, le società statali o partecipate dallo Stato. Esempi di applicazione includono Unipol, la squadra di calcio Juventus e la società siderurgica Danieli.
Il tema dell'occupazione femminile rivela un quadro complesso. Se da un lato l'Osservatorio Censis-Abi ha evidenziato come le donne italiane dimostrino una migliore capacità di affrontare la crisi, registrando un +1,3% di occupazione femminile nei primi due trimestri rispetto a un dato negativo maschile, e un'alta percentuale di lavoratrici autonome (16% contro una media europea del 10%), dall'altro persistono significative disparità. Le donne rappresentano il 53% dei beneficiari della pensione, ma percepiscono appena il 44% delle risorse erogate, con il 54% delle pensionate che riceve meno di 1000 euro al mese, contro un terzo dei pensionati. Questo suggerisce che la flessibilità e la precarietà più diffuse tra le donne hanno di certo avuto non poco peso nella crescita della loro presenza nel mercato del lavoro: costi meno alti per il datore, ma esposizione delle donne a rischi maggiori di perdere il lavoro.

Le nuove riforme del lavoro hanno cercato di affrontare alcune di queste problematiche, introducendo misure come il congedo di paternità (massimo di tre giorni, due facoltativi e uno obbligatorio) e il divieto assoluto di far firmare la famosa “lettera di dimissioni in bianco” prima dell’assunzione di una donna. Parallelamente, si è ricostituito il Gruppo interministeriale di monitoraggio e supporto ai CUG (Comitati unici di Garanzia per le Pari opportunità, per la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni), con il compito di fornire supporto alle pubbliche amministrazioni e monitorare l’implementazione della direttiva che ne regola il funzionamento.
Lotta all'Aids: il ruolo fondamentale dei consultori familiari
Il Ruolo delle Associazioni e la Consapevolezza Collettiva
Nel vasto panorama delle sfide per i diritti e l'equità, il ruolo delle associazioni e delle reti civiche si rivela indispensabile. Queste organizzazioni agiscono come catalizzatori di cambiamento, promotori di consapevolezza e sentinelle dell'applicazione delle leggi esistenti. La loro azione si esplica attraverso campagne di comunicazione, indagini sul campo, eventi formativi e la costante pressione sulle istituzioni.
Un esempio è la campagna “Ritratti di Famiglia”, realizzata da una rete informale di associazioni della società civile, che mira a sensibilizzare su temi legati ai diritti. Iniziative come il "webinar per operatori e operatrici della salute e per le attiviste e associazioni che lavorano sul tema" del 11 marzo, che forniva un aggiornamento sulle tecniche e le linee di indirizzo ministeriali in materia di aborto farmacologico in Italia, dimostrano l'impegno nella formazione e nell'informazione. La "Rete Più di 194 voci Torino e Laiga", insieme ad altre 27 associazioni, ha diffidato la Regione Piemonte per la mancata applicazione delle linee guida ministeriali per l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, evidenziando la determinazione a far rispettare i diritti.
La raccolta dati e la diffusione di informazioni sono centrali. Il sondaggio rivolto a chi ha abortito tra il 2020 e il 2025 in Italia, entro i primi 90 giorni di gestazione, è un esempio concreto di come la ricerca sul campo possa informare il dibattito e l'azione. L'esistenza di "mappe cliccabili e interattive fornite dal sito www.kensan.it basate sugli ultimi dati forniti dall'ISS (l'Istituto Superiore di Sanità)" su dove abortire in Italia, consultabile dal 24 maggio, sottolinea l'importanza della trasparenza e dell'accessibilità delle informazioni. La possibilità per le Regioni di pubblicare i dati aggiornati sull’IVG in formato aperto è fondamentale per la sorveglianza e l'analisi critica della situazione.
Anche a livello internazionale, la solidarietà e l'impegno delle associazioni sono palpabili. Il 14 giugno, è stata sottoscritta una lettera che metteva in luce la situazione in Polonia, dove il "diritto alla salute delle donne e sospensione dello stato di diritto" sono minacciati. La "Giornata internazionale della donna" è stata l'occasione per protestare per i propri diritti, come testimoniato dall'intervista a Marta Lempart di Strajk Kobiet (Sciopero delle donne). L'affermazione "Noi, donne europee, non rimarremo in silenzio" del 8 marzo, risuona come un monito e un impegno collettivo.
L'impegno si estende anche alla prevenzione e alla contraccezione. L'aggiornamento sulla "guida pratica al tuo aborto libero e informato" e le informazioni dettagliate sui diversi metodi contraccettivi - come la spirale (ormonale e al rame), il preservativo (maschile e femminile) e l’impianto sottocutaneo (Nexplanon) - contribuiscono a una maggiore autonomia delle donne nelle scelte riproduttive. La richiesta di "contraccezione gratuita per tutt*" (27 giugno) è una rivendicazione chiave per garantire l'accesso universale a questi strumenti essenziali.
La complessità delle questioni legate ai diritti riproduttivi e alla parità di genere richiede un approccio sfaccettato, che integri la voce di intellettuali come Dacia Maraini, l'azione concreta dei consultori e l'instancabile lavoro delle associazioni, per costruire una società più equa e consapevole.

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