La fibrillazione atriale (FA) rappresenta una delle aritmie cardiache più diffuse, caratterizzata da un'attività atriale rapida e caotica che compromette la normale funzione cardiaca. Sebbene la terapia farmacologica sia stata a lungo il cardine del trattamento, i suoi successi sono spesso limitati, spingendo la comunità medica a esplorare strategie terapeutiche alternative e più efficaci. Negli ultimi anni, l'ablazione transcatetere è emersa come un'opzione terapeutica promettente, con studi randomizzati che ne dimostrano la superiorità rispetto ai farmaci antiaritmici, non solo nei pazienti con FA parossistica o persistente, ma anche in quelli affetti da FA permanente o cronica. Tuttavia, la dimostrazione di un beneficio tangibile in termini di morbilità e mortalità rimane un obiettivo di ricerca in evoluzione.

L'Evoluzione delle Strategie Ablative
Il crescente numero di procedure di ablazione per la FA a livello globale, accompagnato da una riduzione dei tempi procedurali, ha ampliato le indicazioni d'uso, permettendo l'inclusione di pazienti con patologie cardiache strutturali complesse e con FA di lunga data. La prospettiva di una cura definitiva, unita alle elevate percentuali di successo riportate dai centri pionieristici, ha stimolato un interesse diffuso sia da parte dei pazienti che degli elettrofisiologi.
La nostra esperienza ventennale nel campo dell'ablazione della FA, con oltre 30.000 procedure eseguite, attesta un tasso di successo a lungo termine superiore al 90% nei pazienti con FA parossistica/persistente e del 70% nella FA permanente, con una bassa incidenza di complicanze maggiori. Nonostante i progressi tecnologici, i meccanismi sottostanti la FA rimangono in parte oscuri, soprattutto per quanto concerne la FA permanente. La comprensione approfondita della fisiopatologia della FA permanente è cruciale per ottimizzare le strategie ablative, poiché i pazienti con FA di lunga durata spesso richiedono procedure più estese e talvolta ripetute. Dati preliminari dal nostro laboratorio suggeriscono che la progressione dalla FA parossistica a quella persistente o permanente può essere relativamente rapida e prevedibile attraverso variabili cliniche. L'identificazione precoce di pazienti a rischio di progressione è quindi fondamentale per pianificare un intervento tempestivo, prima che la FA diventi irreversibilmente permanente.
Le strategie ablative per pazienti con FA permanente e patologie cardiache strutturali associate presentano sfide significative: sono procedure complesse, di lunga durata, meno efficaci e associate a un rischio maggiore di complicanze. Gruppi di ricerca hanno confermato la validità di un approccio graduale, che prevede l'aggiunta sequenziale di ulteriori bersagli ablativi attraverso procedure multiple, al fine di modificare i substrati anatomici, elettrofisiologici e/o autonomici.
L'Ablazione Circonferenziale delle Vene Polmonari (CPVA)
Attualmente, l'ablazione circonferenziale delle vene polmonari (CPVA) rappresenta la procedura standard nel nostro laboratorio di Elettrofisiologia. Questa tecnica viene eseguita con cateteri manuali o robotizzati, garantendo tempi procedurali ridotti rispetto ad altri approcci. La CPVA consiste nell'esecuzione di ampie linee di lesione circonferenziali punto per punto, mirate alla disconnessione di tutte le vene polmonari (PV), alla denervazione vagale e all'ottenimento della non-inducibilità di FA e tachicardia atriale (AT) al termine della procedura.

Le indicazioni per la CPVA si sono ampliate significativamente grazie ai risultati di numerosi trial clinici. Inizialmente indicata in pazienti sintomatici con FA refrattaria alla terapia farmacologica, la procedura è ora consigliata in una fase più precoce della malattia, indipendentemente dalla risposta ai farmaci. Le indicazioni si sono estese anche a pazienti con scompenso cardiaco, valvulopatie, età avanzata, FA permanente e portatori di protesi valvolari meccaniche. Una bassa frazione d'eiezione ventricolare sinistra non è più una controindicazione assoluta; anzi, studi come il CASTLE-AF hanno evidenziato i benefici della CPVA anche in questi pazienti. La terapia antiaritmica viene generalmente proseguita dopo l'ablazione e progressivamente ridotta.
Preparazione e Sicurezza della Procedura
La preparazione del paziente per la CPVA include un ecocardiogramma transesofageo (TEE) per escludere la presenza di trombi nell'atrio sinistro o nell'auricola, una controindicazione assoluta alla procedura. La terapia anticoagulante orale viene interrotta tre giorni prima dell'intervento, e viene iniziata l'infusione di eparina per raggiungere valori di ACT adeguati. Come sedazione, si utilizza una dose di narcotico, come il remifentanil. La cardiochirurgia è prontamente disponibile per interventi d'emergenza.
L'obiettivo primario dell'ablazione transcatetere è l'eliminazione del trigger aritmico e la modifica del substrato con il minimo numero di lesioni. Il ripristino di un ritmo sinusale stabile e la non-inducibilità di FA/TA a fine procedura rappresentano il gold standard. Tuttavia, molti pazienti con FA di lunga durata possono ancora sviluppare FA/TA sostenute dopo il ripristino del ritmo sinusale, richiedendo ulteriori lesioni lineari nell'atrio sinistro (LA) per raggiungere la non-inducibilità. Gli endpoint della CPVA standard includono la disconnessione elettrica delle PV, la denervazione vagale, linee di lesione sulla parete posteriore e la linea dell'istmo mitralico. Ulteriori lesioni lineari, come la disconnessione del seno coronarico (CS), possono essere aggiunte.
Tecnologie di Mappaggio e Ablazione
L'accuratezza nell'identificazione dei bersagli e la brevità della procedura sono essenziali per minimizzare le complicanze e raggiungere gli obiettivi. I sistemi di navigazione 3D e di mappaggio, come CARTO (BiosenseWebster) e EnSiteNavX (St. Jude Medical), giocano un ruolo cruciale nel fornire un orientamento anatomico ed elettrofisiologico preciso, riducendo i tempi di fluoroscopia e migliorando il profilo di sicurezza. Il sistema CARTO utilizza campi magnetici per localizzare il catetere, mentre il NavX si basa su campi elettrici. Quest'ultimo offre la ricostruzione 3D sia della punta che del corpo del catetere, utile in aree complesse come gli osti delle PV e l'anulus mitralico. Il software NavX è in grado di ridurre al minimo gli artefatti da movimento cardiaco e respiratorio, migliorando la stabilità del catetere.

La Denervazione Vagale e l'Importanza delle Linee di Lesione
L'eliminazione dei riflessi vagali durante la procedura è un obiettivo importante, poiché la denervazione vagale è un predittore di successo a lungo termine. La CPVA induce una denervazione vagale transitoria che incrementa l'efficacia della procedura. Le erogazioni di radiofrequenza (RF) possono evocare riflessi vagali (bradicardia sinusale, ipotensione) in circa il 30% dei pazienti. L'energia RF viene erogata fino all'abolizione di tali riflessi. La mancata riproduzione dei riflessi con applicazioni ripetute di RF conferma la denervazione.
Vengono praticate linee di ablazione supplementari lungo la parete posteriore e il tetto dell'atrio sinistro tra le serie di lesioni che collegano le PV superiori e inferiori e l'anulus mitralico. La linea dell'istmo mitralico è fondamentale per prevenire la tachicardia atriale (AT) post-ablazione e ridurre il substrato aritmico. La sua completezza viene validata tramite stimolazione epicardica dal seno coronarico (CS) e mappaggio del CS, alla ricerca di potenziali doppi lungo la linea di blocco, confermata dal pacing differenziale.
NERVO VAGO: cos'è e come capire se è "infiammato"
Per pazienti con FA e storia di flutter atriale comune o FA permanente, viene eseguita l'ablazione dell'istmo cavo-tricuspidalico. Se l'inducibilità di FA/TA persiste, le linee di lesione vengono accuratamente riviste per identificare potenziali residui. La disconnessione elettrica del seno coronarico dall'atrio viene eseguita tramite ablazione endocardica o epicardica, mirando all'eliminazione totale della sua attività elettrica o, in alternativa, all'organizzazione dell'attività elettrica e al rallentamento della frequenza locale con dissociazione dall'attività atriale.
L'Approccio Ibrido: Combinare Tecniche per Risultati Ottimali
Per i pazienti con FA sintomatica persistente e di lunga durata, o che non hanno risposto a precedenti ablazioni transcatetere, l'ablazione ibrida transcatetere rappresenta un'opzione terapeutica avanzata. Questa strategia combina l'ablazione percutanea endocardica con l'ablazione toracoscopica epicardica con radiofrequenza. L'operazione Cox-Maze, sebbene altamente efficace, è una procedura invasiva che richiede la circolazione extracorporea. Gli approcci minimamente invasivi, come l'isolamento completo della vena polmonare epicardica sul cuore battente tramite procedure toracoscopiche a basso rischio, hanno aperto nuove prospettive.
L'ablazione ibrida mira a combinare i vantaggi di entrambe le tecniche, creando un trattamento su misura per ogni paziente da parte di un team interdisciplinare. La procedura viene eseguita nel laboratorio di elettrofisiologia, con il paziente in anestesia generale e intubazione a doppio lume. Vengono praticate gole intercostali per l'inserimento di un'ottica e di strumenti chirurgici. Il pericardio viene aperto sotto visione diretta e un elettrodo viene posizionato sul cuore battente per eseguire lesioni a scatola con radiofrequenza, isolando le vene polmonari. Successivamente, l'elettrofisiologo interviene per verificare l'isolamento elettrico dell'ablazione chirurgica e completare eventuali lacune tramite cateterizzazione.

Presso l'Inselspital di Berna, sette pazienti (età media 51 anni) sono stati trattati con questo metodo, senza complicazioni intraprocedurali. La durata mediana dell'operazione è stata di 240 minuti, con un'esposizione media alle radiazioni di 19,4 minuti. Tutti i pazienti sono stati estubati subito dopo l'intervento, con una degenza media di sei giorni. I risultati del follow-up hanno mostrato che tutti i pazienti erano in ritmo sinusale.
Considerazioni Finali sull'Ablazione Transcatetere
L'ablazione transcatetere è un intervento che può essere raccomandato per pazienti sintomatici con FA non controllata dalla terapia farmacologica. Sebbene comporti dei rischi, un intervento riuscito offre il beneficio di ridurre significativamente i sintomi invalidanti della FA. Tra i possibili rischi si annoverano ictus, tamponamento pericardico, stenosi dei vasi polmonari e loro irritazione.
La FA è un'aritmia caratterizzata da attività atriale rapida e non ritmica, con conseguente perdita della contrazione atriale. Questa condizione può favorire la formazione di coaguli e aumentare il rischio di ictus, rendendo necessaria una terapia anticoagulante cronica. La ridotta efficienza della pompa cardiaca può inoltre limitare la tolleranza agli sforzi. Le cause della FA sono molteplici, includendo patologie valvolari, difetti cardiaci congeniti, assunzione di farmaci, sostanze (caffeina, tabacco, alcol), apnea notturna, ipertiroidismo e squilibri metabolici. Spesso la FA è la conseguenza di una cardiopatia sottostante, ma può anche manifestarsi in assenza di cardiopatie note (FA isolata).
La diagnosi di FA viene posta tramite esame obiettivo, elettrocardiogramma (ECG) o ECG Holter delle 24 ore. Quando la terapia farmacologica e la cardioversione elettrica risultano inefficaci nel controllo del ritmo o della frequenza, e in presenza di sintomi invalidanti, l'ablazione transcatetere può rappresentare il trattamento di scelta, specialmente in caso di FA isolata. In caso di fallimento dell'ablazione transcatetere, un'ablazione chirurgica con chiusura dell'auricola sinistra può essere considerata, offrendo probabilità di successo più elevate a scapito di una maggiore invasività. L'auricola sinistra, un'appendice dell'atrio sinistro, è un sito comune per la formazione di coaguli durante la FA. In caso di FA isolata parossistica, un'ablazione chirurgica mininvasiva tramite doppia toracoscopia a cuore battente può essere un'opzione.
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