C’è qualcosa di nostalgico e di estremamente affascinante nel jukebox, una macchina meravigliosa per ascoltare i dischi di gran moda negli anni ‘50. Un apparecchio, installato in locali pubblici, sul quale, introducendo una o più monete, si può ascoltare un pezzo musicale fra quelli presenti sui dischi contenuti al suo interno. Il jukebox ha poi fatto la sua comparsa in tantissimi film e telefilm: da ricordare ad esempio il meccanico e latin lover Fonzie che, in Happy Days, lo azionava con un pugno ben assestato. Ma qual è l’origine di questo mito intramontabile, che ancora oggi ha la capacità di ammaliarci e trasportarci in un’altra dimensione? La storia del jukebox è un viaggio affascinante attraverso l'innovazione tecnologica, l'evoluzione sociale e l'impatto culturale, che ha plasmato non solo il modo in cui ascoltiamo la musica, ma anche i luoghi di aggregazione e le tendenze di intere generazioni.

Le Radici Ottocentesche: Il Fonografo a Moneta
La storia del jukebox affonda le radici già nell’800, quando il primo prototipo fu inventato da Louis Glass e William S. Arnold nel 1890. Il 23 novembre 1889, l'imprenditore Louis T. Glass (1845-1924), insieme al suo socio in affari, William S. Arnold, installò nel Palais Royal Restaurant (303 Sutter Street) di San Francisco il primo esemplare di “fonografo automatico a moneta” (automatic coin-operated phonograph), o più familiarmente, funzionando con un “nichelino” (5 cent), di nickel-in-the-slot machine (o player), lett. “macchina [inserisci] nichelino-in-fenditura”. Questo apparecchio, che apparteneva alla Edison Class M Electric Phonograph, venne brevettato con il nome Coin Actuated Attachment for Phonograph. Era formato da quattro tubi simili a uno stetoscopio attaccati a un fonografo elettrico inserito all’interno di un armadio di quercia. Le valvole funzionavano in maniera individuale, ciascuna di esse attivata all’inserimento di una moneta, consentendo così a quattro ascoltatori diversi di essere collegati contemporaneamente alla stessa canzone. L’enorme successo che riscosse immediatamente segnò, di fatto, il tramonto dell’epoca dei pianisti nei bar.
Se la musica automatica esisteva già nel XIX secolo, bisognerà attendere il 1906 per avere la funzione di selezione musicale nella forma di dischi da grammofono: fu la John Gabel Company che presentò un giradischi a moneta con cambiadischi automatico, il Gabel Automatic Entertainer. In questo strumento, che come tutti i giradischi dell’epoca doveva essere caricato a manovella, il suono usciva da un altoparlante a corno. I primi jukebox e pianole avevano un'origine comune nelle fiere, nei parchi di divertimento e in alcune stazioni ferroviarie, come in Svizzera, i quali incorporavano già un portamonete per la raccolta delle monete.
L'Avvento del "Vero" Jukebox: Dagli anni '20 al Dopoguerra
Solo nel 1920 ci sarà l’evoluzione verso il vero jukebox, grazie all’arrivo dei dischi registrati e suonati elettricamente. La nascita del “vero” jukebox risale al 1927, ad opera della fabbrica americana Ami, a cui negli anni successivi si aggiungono altre aziende produttrici come Wurlitzer, Rock-Ola e Seeburg. Sebbene Ami avesse anticipato gli altri costruttori divenuti poi famosi, non divenne mai la leader del mercato. Nel 1933, appena superato il periodo della grande depressione seguita alla crisi del '29, la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio. Anche la Wurlitzer, così come la Rock-Ola, costruiva pianoforti automatici, funzionanti a moneta; la grande diffusione che ebbe in quegli anni la Radio, mise in crisi questo settore. I pianoforti a gettone, un tempo troneggianti e richiestissimi in tutti i luoghi di ritrovo, vennero rapidamente accantonati a favore del nuovo, stupefacente, "compagno sonoro". Le grandi case dovettero difendere i loro prodotti; un apparecchio capace di permettere la selezione tra vari dischi, sembrò una scelta vincente. In pochi anni, il mercato fu invaso anche dagli altri due colossi del settore, la Seeburg e la Rock-Ola. I primi apparecchi erano in legno e contenevano 12 dischi 78 giri, disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e suonati.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la produzione venne interrotta, ma riprese nel dopoguerra e negli anni ‘50, con un rinnovato entusiasmo e un boom di vendite. La produzione e la fruizione massicce ebbero un impatto dalla forte eco sociale, culturale, musicale ed economica. Nel 1936 le maggiori case produttrici (Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, Ami), immisero nel mercato americano ben 40.000 esemplari. Fu la Wurlitzer che dopo il suo primo modello del 1933, segnò il record di vendite mai più eguagliato nella storia: esattamente 80 anni fa, nel 1936, vendette ben quarantamila jukeboxes. Ben presto anche gli altri due colossi del settore, la Seeburg e la Rock-Ola, si allinearono e iniziarono a produrre numerosi apparecchi.
La storia del JUKE BOX - Come funziona un Jukebox breve storia e breve illustrazione del Jukebox
Il Cuore Meccanico del Jukebox: I Sistemi di Cambiadischi
Il cuore del jukebox era il sistema di cambio per mezzo del quale i dischi venivano accatastati, estratti per essere suonati sul piatto e poi riposti. Ognuna delle maggiori case produttrici sviluppò un suo particolare sistema.
La Wurlitzer fece del cambiadischi in mostra la sua caratteristica, seguita per alcuni periodi anche dalle altre industrie. Usava il sistema “Simplex”, con il quale i dischi erano tenuti in ripiani. Quando uno di questi veniva selezionato, ruotava sopra il piatto che si alzava, prendeva il disco e lo portava fino al braccio della puntina che si spostava sopra il disco facendolo suonare.
La Rock-Ola aveva un sistema “Multi-selector” molto simile a quello della Wurlitzer. Il nome Rockola è una variante del nome del dispositivo Rock-Ola dell'invenzione del fondatore del costruttore di macchine David Cullen Rockola, e non è un acronimo per la parola Rock e Victrola come molti pensano. È uno dei nomi più comuni con cui viene solitamente designato il dispositivo, l'altro è Sinfonola.
La Seeburg usava un meccanismo “Freborg”, che permetteva di far scivolare i dischi fuori dal portadischi fino al piatto.
Infine la Ami, il cui cambiadischi si rivelò talmente efficiente che durò fino alla seconda metà degli anni 50: i dischi venivano accatastati in un portadischi fisso, a rastrelliera, e venivano estratti da un braccio meccanico che li posizionava sul piatto.
Il funzionamento era molto semplice: all'inserimento di una moneta valida o di un gettone, che cadeva nella cassaforte, la macchina abilitava la tastiera per la selezione dei brani. Alla selezione di una canzone, solitamente tramite la digitazione di un codice alfanumerico, il meccanismo a margherita contenente i dischi (posto nella parte superiore) si muoveva finché il disco selezionato si trovava sotto al braccetto meccanico che lo spostava nel piatto del giradischi. A questo punto veniva abbassata la puntina e iniziava la riproduzione.
Il Fenomeno Sociale e Culturale: Dal Dopoguerra agli Anni d'Oro
I fattori che determinarono il grande successo dei jukebox sono diversi, legati soprattutto al momento storico e al bisogno sociale di svagarsi in compagnia. Protagonista assoluto dell’intrattenimento, non poteva mancare nei locali. Attorno a quell’accessorio nascevano amicizie e amori, simbolo di aggregazione e di divertimento, trasformandolo in un vero fenomeno di costume. L’imponente diffusione del jukebox fu direttamente proporzionale alla portata rivoluzionaria che ebbe dal punto di vista sociale ma anche musicale: per la prima volta si potevano scegliere e ascoltare brani in ogni luogo, per di più ballandoci intorno. Una nuova modalità di socializzazione, dunque, tramite un nuovo modo di fruizione musicale.
Importante anche l’impatto che questa storica invenzione ebbe sul mercato discografico, divenendo spesso canale privilegiato di nuovi singoli che arrivavano ai giovani magari in un bar in riva al mare in un assolato pomeriggio d’estate. Gli antenati dei cd e dello streaming crearono un immaginario intramontabile, di atmosfere festose e fluorescenti, come i tubi che caratterizzavano certi modelli e che contribuirono a creare uno dei pezzi di modernariato ancora oggi più ambiti. Il jukebox non fu solo un’invenzione o una novità, fu un vero uragano di innovazione. I bar e i diners dell’America degli anni 50 e 60 non potevano non avere quella spettacolare scatola sonora e la musica al prezzo di un nichelino divenne uno dei passatempi preferiti della vita americana dell’epoca. L'apice fu raggiunto negli anni 40/50, quando il jukebox invase i locali e i luoghi di aggregazione, diventando la colonna sonora di giorni nuovi e densi, anticipatori di lotte sconosciute e di sconfitte, di speranze incoscienti e di fallimenti.
Il jukebox ebbe il suo boom nel secondo dopoguerra, con la nascita del disco nella forma più agile del vinile a 45 giri, e divenne ben presto popolare (soprattutto fra i giovani). Emblema di una vera rivoluzione culturale, nella storia della diffusione di canzoni e canzonette è secondo per importanza solo alla radio. La possibilità di ascoltare un disco in un locale pubblico assicurò alla musica leggera uno straordinario successo. Il jukebox consentiva di scegliere la musica che si voleva, e di ballare nei locali pubblici che lo ospitavano sulle note scatenate di Elvis Presley; si aveva l’illusione che The King, fra gli artisti più suonati di sempre nei jukebox, fosse presente in ogni sala.

L'Origine del Nome "Jukebox"
Non è chiaro come sia nato il nome "jukebox". Secondo alcune teorie sarebbe una corruzione della parola "jook", un termine che nello slang della gente di colore significava danzare e "box", la scatola che riproduceva la musica. Un'altra corrente di pensiero sostiene che "jook" significa sesso e che il "jook box" era il sistema per fare musica usato nei bordelli, mentre altri fanno risalire il termine a "jute joints", i locali in cui i braccianti che raccoglievano la iuta si riposavano. Oltre che per il riferimento alle case chiuse, la parola ebbe una connotazione negativa perché aveva caratterizzato gli "speakeasy", i locali clandestini in cui si vendevano gli alcolici.
La parola, così come l’oggetto, nasce all’interno della prolifica cultura afroamericana, più precisamente in quegli stessi ambienti neri della East Coast che daranno i natali al rock and roll. Juke è infatti una parola di origine gullah (la lingua creola degli africani d’America) e significa disorderly ‘disordinato’; sarà quindi sinonimo di ‘locale per ballare’, da cui deriverà to juke ‘ballare’. Il nome jukebox venne assunto soltanto più tardi, negli anni Trenta del ventesimo secolo. Sembra che questo derivi da “juke-house”, un riferimento in gergo alle case chiuse in cui la musica era proibita, oppure da juke-joint, che indica un bar in cui si balla.
L'Estetica e il Design: L'Età dell'Oro e oltre
I primi jukebox erano semplici scatole di legno con una fessura e alcuni pulsanti. Con il passare del tempo sono venute ad essere più decorate e hanno fatto uso di luci colorate, luci rotanti, l'uso di finiture cromate e vari motivi visivi. Molti ritengono che i modelli degli anni '40 sarebbero quelli della "età dell'oro" in quanto hanno una linea stilizzata con una marcata influenza gotica, come una sorta di "arcobaleno gotico di una cattedrale". Durante la seconda guerra mondiale e durante la Grande Depressione, nuovi design e alternative di vendita riflettevano l'atmosfera festosa. Anche prima i jukebox erano spesso una delle "fughe" dai problemi della Grande Depressione e della guerra.
Stilizzazione progressiva comparve nel piano delle tipiche macchine in legno dei primi anni trenta, quando presentavano applicazioni in metallo e plastica, e qualche tipo di animazione. Ma quando gli Stati Uniti entrarono in guerra e con il bisogno latente di metalli e plastiche, la loro produzione fece un passo indietro. Nel 1943 il Würtlitzer 950 tornò all'uso del legno, va notato che poiché i meccanismi erano in metallo, non furono prodotte molte parti in questo periodo. Piuttosto, è stato utilizzato un nuovo tipo di armadio, poiché molti dei meccanismi sono stati assemblati a mano, molti dei pezzi così costruiti generalmente necessitavano di essere restaurati con l'uso di adattamenti o modifiche. Il cabinet Victory è passato dalla plastica al vetro per il cruscotto e le luci.
La Seeburg fu la prima, nel 1938, a produrre un jukebox decorato con le ormai famose materie plastiche illuminate. I designer proponevano apparecchi dalle forme sempre più accattivanti; nel 1940 fu realizzato, per la prima volta, un jukebox la cui sommità invece di essere squadrata era ad arco. L'idea si rivelò brillante, tanto da determinare la linea di tutti gli esemplari dei successivi dieci anni.
Tra i vari modelli che costruirono la mitologia del jukebox uno in particolare è degno di nota: il 1015 della Wurlitzer. Nato nell'immediato dopoguerra, fu protagonista della più grande campagna pubblicitaria mai dedicata ad una macchina a moneta e rivolta al grande pubblico. Questa versione innescò un imponente processo di marketing invadendo pubblicità, riviste e locali. Simbolo per eccellenza del divertimento dei giovani degli anni 50/60, ne furono costruiti ben 50.000 esemplari e questo modello, a differenza degli altri, non subì colpi dall'evoluzione del mercato perché, invece di essere ritirate, le nuove versioni del 1015 furono riadattate e perfezionate, passando dal 78 giri al 45. Il modello Wurlitzer 1015-Bubbler (Bubble) del marchio Würlitzer ha caratterizzato l'aspetto più popolare di tutti i tempi. Molti di questi dispositivi rimasero in uso fino agli anni cinquanta, essendo associati alla cultura popolare nonostante la sua origine in 40 a causa del suo design stilistico unico e di spicco.
I soundphone degli anni '40 sono chiamati "Golden Age" perché predominava l'uso della plastica in color oro. Quelli degli anni '50 risalgono all'età dell'argento per i motivi o le modanature in prevalenza cromate. Verso gli anni '60, con l'aumento delle aziende di fast food, i ristoranti volevano che i clienti entrassero e consumassero rapidamente e non li avessero lì, quindi le macchine sono diventate meno decorative.

La Battaglia dei Giganti e l'Evoluzione Tecnologica
Fino agli anni '60 ci fu un'acerrima lotta fra le maggiori case produttrici che continuarono a sfornare nuovi modelli ad un ritmo convulso in un'affannosa gara senza esclusione di colpi. Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola e in misura minore Ami furono le grandi case americane che si diedero battaglia dal 1930 al 1960, anno in cui si affermò definitivamente il fenomeno degli shouter (in Italia urlatori), per conquistare il mercato statunitense dell'apparecchiatura per fare musica.
La concorrenza tra le case produttrici in questo periodo fu agguerritissima. Ogni anno veniva prodotto un nuovo modello che doveva essere venduto per lo più ai noleggiatori, i quali a loro volta si occupavano di affittarlo ai gestori dei locali pubblici. Apparecchi ancora perfettamente funzionanti venivano rimpiazzati da modelli più nuovi, in quella sorta di corsa al consumismo che era dettata dalla moda. Gli apparecchi ritirati dalle città venivano "passati" ai locali di campagna e in seguito ritirati e demoliti a colpi d'ascia anche se erano tutt'altro che da buttare.
Nel 1948 la Seeburg, sempre all'avanguardia per la tecnologia, aveva presentato il modello M100A, che consentiva la scelta tra 100 dischi contro i 24 dei jukebox convenzionali. Fu un duro colpo per la Wurlitzer e per le altre marche concorrenti, che faticarono non poco per realizzare un prodotto competitivo. Come se non bastasse, in pochi mesi la Seeburg produsse l'M100B che utilizzava 50 dischi da 45 giri incisi su entrambi i lati. Grazie al microsolco, il vinile forní una carica di efficienza e di fedeltà di suono ai jukebox.
Gli apparecchi che prima della guerra venivano considerati antiquati nelle città ed erano stati venduti nelle campagne, vennero recuperati per ricavarne pezzi di ricambio; la Wurlitzer ebbe la geniale intuizione di produrre un mobile che si potesse adattare universalmente a tutti i meccanismi interni. Nell'immediato dopoguerra fu portata a compimento la più grande campagna pubblicitaria mai ideata per una macchina a moneta. Per la prima volta un jukebox venne pubblicizzato non solo agli operatori del settore, ma al grande pubblico; il Wurlitzer 1015 divenne in poco tempo il simbolo della voglia di divertirsi che contagiava come una febbre gli americani alla fine della guerra. Riviste e giornali pubblicavano intere pagine con fotografie di giovani che si scatenavano ballando attorno a questa macchina, furono prodotte decine di gadget raffiguranti il mitico giocattolo musicale e gli americani attribuirono a questo apparecchio un trionfo che vede ancor oggi nel 1015 un modello molto ricercato da collezionisti e amatori.
Il jukebox sopravvisse al suo declino negli ultimi anni '40 grazie ad una spinta decisiva di nuova tecnologia e stile.
L'Impatto Culturale e la Durata del Mito
Il jukebox era diventato "il divertimento al prezzo di un nichelino" preferito dall'America. La parola, così come l’oggetto, nasce all’interno della prolifica cultura afroamericana, più precisamente in quegli stessi ambienti neri della East Coast che daranno i natali al rock and roll. In Italia la parola juke-box arriva alle soglie degli anni Cinquanta, col diffondersi dell’oggetto. Ne parla già nel 1947, sulle pagine della “Stampa”, Giuseppe Prezzolini, corrispondente del giornale da New York («I locali pubblici che non hanno una Juke-box si contano sulla punta delle dita», 10 dicembre) e l'anno successivo il termine riaffiora sulla “Rivista musicale italiana” (vol. 50). Queste scatole urlanti, chiamati “juke-box”, sono riuscite a penetrare fino nelle scuole medie e nelle università a deliziare la mensa degli studenti. Dal 1949 la voce, che in queste prime attestazioni presenta ancora oscillazione di genere, rimbalza diffusamente sulla stampa quotidiana e periodica. Sarà un’escalation inarrestabile, nei bar, nelle balere e in altri locali di ristorazione o di svago.
Nel 1957 il successo del juke-box è così grande che il quotidiano torinese “Stampa Sera” registra la curiosa sparizione di monete in città, titolando: «Proteste del pubblico delle banche. Mancano le monete da 50 e da 100 lire. Sono sparite quasi tutte nei bigliardini e nei ”juke-box”» (2-3 ottobre 1957). In una scena della Dolce vita (1960) Marcello Rubini, il personaggio interpretato da Mastroianni, si apparta a lavorare in un chiosco sul mare mentre da un juke-box, che qui è simbolo di un'esistenza semplice e più “popolare”, vengono fuori le note della celebre Patricia di Perez Prado. Dal grande successo dell’oggetto («meccanico trovatore moderno» per la voce fuoricampo di un cinegiornale del 1964), e dalla moda di ascoltare la musica grazie a un gettone, discenderà l’aggettivo gettonato, a indicare un brano musicale o un artista di grande successo perché gettonato, per l'appunto, e cioè suonato e ascoltato con frequenza.
Fino agli anni '90 il jukebox simboleggerà la cultura pop, le estati al mare e le canzoni che vanno da ombrellone a ombrellone, le colonne sonore di un’Italia che scopre il boom economico e progredisce e si trasforma; diffonderà nuove parole e nuovi modi di comunicare e farà ballare migliaia di giovani e meno giovani; farà da sfondo agli innamoramenti di tantissimi adolescenti di provincia.

C’è però un personaggio che può azionare un juke-box senza usare monete, con un colpo secco della mano, o fermare la musica schioccando le dita; è Arthur Fonzarelli detto Fonzie, l’italoamericano sciupafemmine impersonato da Henry Winkler in Happy Days, fortunatissima serie tv ambientata nell’America degli anni ’50-’60 e trasmessa in Italia dal 1977 al 2000. L'icona di Fonzie che aziona il jukebox con un pugno ben assestato è entrata nell'immaginario collettivo, consolidando il mito di questa "macchina musicale" come simbolo di libertà, divertimento e spensieratezza.
L'Era Digitale e la Nostalgia del Jukebox
Durante i decenni di '60 e '70, i jukebox (juke-box) selettori di melodia remota combinati (wallbox) erano molto popolari nei ristoranti americani, in quanto consentivano ai commensali di effettuare le loro selezioni senza alzarsi dal tavolo o "fare la fila" davanti alla macchina. Durante quegli anni i modelli furono introdotti con diverse luci e decorazioni ornate, discoteca, psichedelici e altri accessori cosmetici mentre il principio di funzionamento rimase invariabilmente lo stesso in confronto. La popolarità dei "contatori" indicava al venditore il numero di volte in cui il lato A del disco veniva riprodotto (il lato B era poco importante), quindi solo le registrazioni popolari rimanevano nel menu o nell'elenco e il meno riprodotto veniva modificato da altri con la possibilità di avere successo.
All'inizio degli anni '80, con la comparsa dei Compact disc, questi divennero il supporto principale per i moderni jukebox. Verso la fine del secolo un gran numero di aziende ha iniziato a introdurre jukebox completamente digitali. Il che implicava il non utilizzare più alcun CD e il download sicuro delle melodie da Internet o tramite un protocollo del proprietario di una trasmissione via telefono (toni del cellulare). I jukebox ei loro antenati erano un'industria di grande successo all'epoca.
Oggi, la produzione di queste macchine è in aumento negli ultimi anni, grazie all'introduzione di programmi in grado di emulare il funzionamento di un jukebox classico ad un jukebox digitale su un PC. La modalità di funzionamento è molto simile ai classici jukebox, tuttavia, allo stato attuale queste moderne attrezzature hanno la capacità di immagazzinare più musica e riprodurre video o per karoakes in base alla squadra e programmare il computer da utilizzare. È possibile variare il costo di ciascuna sezione se l'operatore decide. L'uso di queste macchine digitali può essere più attraente di un classico jukebox a causa dei vantaggi che offrono.
Per gli amanti di questi apparecchi, i jukebox sono dei veri oggetti di design e possedere un vecchio apparecchio funzionante è un’autentica fortuna! È possibile cercare nei negozi di antiquariato, contattare dei privati (che magari li hanno custoditi per generazioni) o scegliere il modello perfetto. Sound Leisure è un'azienda britannica specializzata nella progettazione, produzione e fornitura di jukebox e altre apparecchiature per l'intrattenimento. È stata fondata nel 1994 e da allora è diventata un marchio noto nel settore dell'intrattenimento. I loro prodotti sono progettati per essere facili da usare, con funzionalità come touch screen, sistemi audio di alta qualità e un'ampia libreria musicale. I prodotti Sound Leisure vengono utilizzati in una varietà di ambienti tra cui bar, ristoranti, hotel e parchi divertimento.

Il gettone che cade nella fessura, il rumore dei dischi che scorrono durante la selezione, le luci colorate e i brani che partono da quella irresistibile “macchina musicale”. Era questo lo spettacolo suggestivo messo in scena dal jukebox, la “scatola magica” che fece sognare giovani e non solo, spopolando nei bar e prendendo la scena di film e serie. La sua storia, fatta di innovazione, aggregazione e musica, continua ad affascinare, rendendolo un pezzo di modernariato ancora oggi tra i più ambiti e un simbolo intramontabile di un'epoca che, attraverso le sue note, continua a vivere.