L'Identificazione su Ruote: Dalla Composizione Fisica alle Riforme per i Veicoli Storici in Italia

Le targhe automobilistiche sono uno strumento imprescindibile per l’identificazione dei veicoli, rappresentando un elemento chiave per la sicurezza stradale e la regolamentazione del traffico. Nel vasto panorama automobilistico, l'assegnazione delle targhe ha sempre destato curiosità, poiché non tutti conoscono il principio sul quale si basa e le informazioni che esse riescono a fornirci. Le targhe automobilistiche italiane seguono un sistema preciso e in continua evoluzione, che nel corso del tempo ha subito significative trasformazioni, riflettendo l'evoluzione del parco auto e le crescenti esigenze amministrative. Dall'obbligo di esporre il proprio nome ai complessi sistemi alfanumerici odierni, e ora con un'attenzione speciale ai veicoli d'epoca, la storia delle targhe in Italia è un percorso affascinante che lega tecnologia, normativa e passione.

La Targa Italiana Oggi: Forma, Colori e Simboli Identificativi

Oggi siamo abituati a vedere le targhe tutte dello stesso tipo, con lo sfondo bianco e una combinazione di lettere e numeri di colore nero. Il formato delle targhe italiane attualmente in uso è composto da una sequenza di 2 lettere, 3 cifre e altre 2 lettere, utilizzando i numeri da 0 a 9 e 22 lettere dell'alfabeto latino. Questa configurazione, introdotta nel gennaio 1994 con la sigla "AA000AA", è diventata il riferimento standard per tutti i veicoli. La scelta delle lettere esclude specificamente "I", "O", "Q" e "U" per prevenire ambiguità e confusione con le cifre "1" e "0", garantendo così una maggiore leggibilità e chiarezza della targa.

Le targhe hanno un fondo bianco, ad eccezione delle bande blu agli estremi. I caratteri, inclusi i numeri e le lettere, nonché il marchio ufficiale della Repubblica Italiana, sono di colore nero. La sigla I, che sta per Italia, è bianca e si trova sulla banda blu a sinistra, accompagnata dal simbolo dell’Unione Europea. La parte destra della targa, sempre blu, può includere due distintivi adesivi opzionali, che forniscono ulteriori informazioni. Il primo talloncino, posizionato in alto, mostra in giallo gli ultimi due numeri dell’anno di immatricolazione del veicolo, offrendo un'indicazione rapida sull'età del mezzo. Il secondo, nella parte inferiore, esibisce in bianco la sigla della provincia di residenza del titolare della carta di circolazione, un retaggio del vecchio sistema provinciale.

Le dimensioni delle targhe variano a seconda della tipologia del veicolo e della posizione. La targa posteriore standard, utilizzata dalla maggior parte dei veicoli, misura 520 mm in lunghezza e 110 mm in altezza. Esiste anche un formato alternativo, quella quadrata, identificata dalla serie ZA000AA, che si sviluppa su due righe con dimensioni di 297 mm di lunghezza per 214 mm di altezza. Questo formato è destinato a veicoli che per costruzione o design richiedono un alloggiamento più compatto per la targa posteriore, rappresentando una soluzione tecnica per rispondere a esigenze costruttive particolari. Per quanto riguarda la targa anteriore, è uniforme per tutti i tipi di autovetture e misura 360 mm di lunghezza per 110 mm di altezza, garantendo uniformità e riconoscibilità su strada. La normativa ammette l’uso di cornici portatarga purché siano di materiale opaco e non coprano il bordo della targa per più di 3 mm. È proibito l’uso di materiali retroriflettenti sia sui portatarga sia sulle viti di fissaggio, ed è anche vietato coprire la targa con qualsiasi tipo di rivestimento, tranne che per i talloncini adesivi autorizzati.

Schema di una targa italiana con i suoi elementi identificativi e opzionali

Il Sistema Alfanumerico Moderno: Come Vengono Assegnate le Targhe

Dal 1993 il sistema di assegnazione delle targhe in Italia prevede l’utilizzo di sette caratteri alfanumerici: due lettere iniziali, tre numeri centrali e due lettere finali (AA 000 AA). La progressione delle targhe segue un ordine sequenziale rigoroso e specifico. La combinazione di partenza è stata AA 000 AA e per le successive sono state modificate le cifre in modo progressivo da 000 a 999. Per fare un esempio pratico, la prima targa emessa con questo sistema è stata AA 000 AA, seguita da AA 001 AA, AA 002 AA e così via fino ad AA 999 AA. Una volta esaurite tutte le combinazioni dei tre numeri centrali per una data coppia di lettere iniziali e finali, si procede alla modifica delle lettere finali: ad esempio, dopo AA 999 AA, si passa ad AA 000 AB, AA 000 AC e così via, fino a "AA 000 ZZ". Una volta esaurite tutte le combinazioni delle ultime due lettere per un dato numero, si incrementa la cifra centrale: da "AA 000 ZZ" si è passati ad "AA 001 AA". Infine, esaurite tutte le combinazioni possibili con le prime due lettere, si passa alla combinazione successiva, incrementando le lettere iniziali.

Questo sistema di numerazione consente di creare un numero molto elevato di combinazioni, assicurando a ciascun veicolo un’identificazione univoca. Seguendo questo schema, nel 2024 siamo arrivati a targhe che iniziano con le lettere GW. La progressione delle targhe italiane nel formato AA000AA permette di stimare l'anno di immatricolazione di un veicolo basandosi sulle prime due lettere. Ad esempio, se si considera che nel 1993 si è partiti dalle targhe AA e si è giunti alla combinazione GW nell’ottobre del 2024, una targa che inizia con EW corrisponde a un veicolo immatricolato intorno al 2013. Sebbene la sequenza sia logica e progressiva, le date esatte di inizio per ogni nuova serie di lettere possono variare leggermente a causa di fattori amministrativi e del volume di immatricolazioni. Va inoltre considerato un fattore come la potenziale non sincronizzazione tra le diverse province, specialmente negli anni di transizione. Un veicolo immatricolato in una provincia con minori volumi di registrazione potrebbe ricevere una serie di targa che, in altre aree ad alto volume, è già stata superata. Tuttavia, per conoscere nel dettaglio il luogo e la data di immatricolazione non è possibile basarsi soltanto sulla lettura della targa, ma si può richiedere una visura presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA), anche attraverso il servizio online a pagamento, ottenendo così informazioni precise e certificate.

Targa Prova

L'Obbligo e la Regolamentazione: Norme per la Circolazione

Secondo quanto decretato dal Codice della Strada, tutti i veicoli con 2 o 4 ruote, inclusi i rimorchi e le minicar, devono essere in possesso di una regolare targa per poter circolare sul territorio nazionale. L'assegnazione e la numerazione delle targhe sono interamente gestite dalla Motorizzazione Civile, e per ogni auto libera di circolare viene assegnata una targa. Per le automobili, le targhe devono essere due, una sul lato anteriore e una su quello posteriore. Queste devono essere sempre ben visibili e pulite.

È obbligatorio mantenerle sempre pulite e in buone condizioni perché l’alterazione, la manomissione e l’occultamento sono vietati e comportano sanzioni molto severe. Chi circola senza targa o con una targa manomessa o irregolare, va incontro a delle sanzioni: le multe vanno da 84€ e arrivano a 7.953€ nei casi più gravi, a seconda della gravità dell'infrazione. Le targhe assegnate dalla Motorizzazione sono anche indicate nel libretto di circolazione, che costituisce la carta d'identità del veicolo. L’agente che ferma un veicolo fa sempre riferimento al codice alfanumerico indicato nella carta di circolazione, dove viene indicato anche ogni passaggio di proprietà, fondamentale per tracciare la storia del mezzo. La targa del mezzo oggi viene usata anche per verificare se un veicolo è coperto o meno da assicurazione, un'ulteriore funzione che ne sottolinea l'importanza per la sicurezza e la legalità stradale. Infine, in caso di rottamazione auto, le targhe devono essere obbligatoriamente consegnate al centro di demolizione autorizzato insieme alla documentazione del veicolo, garantendo così la corretta cessazione della circolazione del mezzo.

Un veicolo con targa ben visibile e pulita, in contrasto con un segnale di divieto di manomissione

Una Storia Affascinante: L'Evoluzione delle Targhe in Italia

Le targhe automobilistiche hanno una storia affascinante che affonda le radici nei primi anni del XX secolo e, in realtà, anche prima. Le prime targhe messe in circolazione risalgono al 1878, anche se l'obbligo della targa fu introdotto solo con il Regio decreto 16 dicembre 1897. Sebbene possa sembrare strano, la prima targa in realtà aveva un aspetto che non ricorda affatto quelle odierne. Oggi nessuno andrebbe mai in giro con il proprio nome sulla fiancata dell’auto, eppure all’inizio era obbligatorio. Questo sistema era ovviamente poco pratico e presto superato.

Un'importante fase di transizione si ebbe prima del 1994, quando le targhe automobilistiche italiane erano caratterizzate da un sistema basato sulla provincia di immatricolazione. Questa frammentazione territoriale, sebbene conferisse un senso di identità locale, presentava limitazioni in termini di gestione e disponibilità delle combinazioni, specialmente per le province con un elevato numero di immatricolazioni. Le targhe di allora riportavano per esteso il nome della provincia, il che oggi fa un po' sorridere, anche perché i nomi di alcune province sono piuttosto lunghi e all’inizio non venivano abbreviati. Qualcuno deve aver notato il problema della lunghezza dei nomi delle province, così vennero introdotte finalmente le sigle che si usano ancora oggi, rendendo le targhe più compatte ed efficienti.

Nel 1927 venne introdotto il sistema alfanumerico, che prevedeva una combinazione di lettere e numeri per identificare con maggiore precisione il veicolo e la sua provenienza geografica, un'evoluzione significativa rispetto ai metodi precedenti. Il metodo per assegnare il numero di targa ha subito quindi una lunga evoluzione, ma quello utilizzato oggi è piuttosto recente, infatti è stato messo a punto solo tra il 1994 e il 1999. Il sistema che prevedeva l’utilizzo di numeri progressivi usato in origine, fu abbandonato molto presto, perché i caratteri da utilizzare, per una questione di spazio e assicurare sempre la massima leggibilità, sono soltanto 7. È proprio per questa ragione che è stato adottato un altro sistema, quello che prevede di usare due lettere, tre numeri e poi ancora due lettere, come descritto in precedenza. A cambiare nel tempo non è stata solo la forma e le dimensioni della targa, ma anche i colori, passando da combinazioni più varie a quella standardizzata di oggi. Il gennaio 1994 ha segnato un punto di svolta fondamentale con l'introduzione ufficiale del nuovo formato alfanumerico per le targhe auto in Italia, inaugurato con la sigla "AA000AA". Il passaggio a un sistema centralizzato ha rappresentato un significativo passo avanti verso una maggiore efficienza e una gestione più snella delle immatricolazioni, superando le limitazioni di combinazioni che il sistema provinciale avrebbe inevitabilmente incontrato.

Galleria di targhe italiane storiche, dai primi modelli alle sigle provinciali

Il Contesto Globale: Le Targhe nel Mondo

Ogni Paese adotta un proprio sistema di assegnazione delle targhe automobilistiche, che può variare in termini di formato, colori e codici identificativi. Le sigle automobilistiche internazionali sono codici identificativi che permettono di riconoscere immediatamente la nazione di provenienza di un veicolo. Furono introdotte da un accordo stipulato nel 1909 tra dodici Stati europei, compresa l’Italia.

La standardizzazione di queste sigle, come "I" per l'Italia, "F" per la Francia, "D" per la Germania e "CH" per la Svizzera, risiede nello standard ISO 3166, una codifica geografica standardizzata che definisce i codici per i nomi degli stati, dei territori dipendenti e delle principali suddivisioni amministrative dei paesi. Ogni paese dispone di tre codici: due lettere (IT per l’Italia), tre lettere (ITA per l’Italia) e tre numeri (380 per l’Italia). Con il formato delle targhe europee, l’ovale non è più richiesto, dato che la sigla nazionale si trova direttamente all’interno della targa, integrata nella banda blu laterale.

Ad esempio, negli Stati Uniti il sistema è decentralizzato e gestito a livello statale, con le targhe che spesso presentano design personalizzati e slogan rappresentativi della regione di appartenenza, riflettendo la diversità culturale e geografica del paese. In Francia, invece, le targhe seguono un formato alfanumerico uniforme valido su tutto il territorio nazionale, senza indicazioni specifiche sulla regione di immatricolazione, privilegiando l'uniformità e la semplicità. Diversi Paesi hanno cambiato le loro sigle delle targhe negli anni, per motivi vari, spesso legati a riforme amministrative, adesioni a organizzazioni internazionali o semplicemente per una migliore leggibilità e gestione. Questo dimostra come le targhe siano non solo un mezzo di identificazione, ma anche un riflesso delle normative e delle peculiarità di ogni nazione.

Targa Prova

La Passione per i Veicoli Storici: Un Patrimonio Vivente

Nel vasto panorama automobilistico, c’è un ambito nel quale la passione trascende la mera proprietà e guida di veicoli e motoveicoli. Parliamo della passione eterna che avvolge i cuori dei collezionisti di auto e moto storiche, un’esperienza che unisce storia, design e pura eccitazione meccanica. Essi vanno oltre il ruolo di meri possessori di automobili o motociclette, assumendo l’arduo compito di custodi di autentici gioielli su due e quattro ruote, devoti a preservare il patrimonio dei veicoli del passato per le generazioni future. Possedere un’auto o una moto storica per questi collezionisti è come possedere un frammento vivente di storia. Ogni graffio, ogni dettaglio e ogni motore ruggente raccontano una tappa unica del mezzo custodito e coccolato.

La passione per i veicoli storici è una dedizione che si manifesta nella cura maniacale per ogni dettaglio. I collezionisti dedicano ore al restauro e alla manutenzione, assicurandosi che ogni componente sia autentico e ogni rifinitura rispecchi fedelmente il periodo storico di appartenenza del mezzo. Questo impegno non è solo per il godimento personale, ma deriva anche da una profonda consapevolezza di agire come custodi di un’eredità. Le auto e le moto, infatti, raccontano una parte (come pellicole restaurate e riproiettate) di storia e società di tempi andati, fungendo da testimoni culturali e tecnologici.

Se è vero che alcuni amano godersi i loro “gioielli” custoditi nei loro garage, la passione dei collezionisti non si esaurisce nel confine della propria rimessa. Essi cercano la condivisione partecipando a eventi e raduni dedicati alle auto storiche. Ogni veicolo diventa un’opportunità per connettersi con altri appassionati, condividendo storie, esperienze e un’affinità per il fascino senza tempo delle auto d’epoca, creando una comunità vibrante e dedicata.

Un gruppo di collezionisti che mostra con orgoglio le proprie auto d'epoca durante un raduno

La Riforma delle Targhe Storiche: Un Nuovo Capitolo per l'Autenticità

Un importante cambio di rotta è in arrivo per i possessori di veicoli storici, grazie al recente Decreto MIT del 4 agosto 2023, nel quale si parla anche della targa storica. Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso un approccio più efficiente e focalizzato nel concedere il prestigioso riconoscimento di “auto storica”. Il 25 novembre 2023 è stata introdotta un’importante novità che riguarda le automobili storiche: grazie alla riforma è possibile richiedere di immatricolare o reimmatricolare i veicoli storici con la targa originale. In questo modo, i proprietari di questi veicoli possono aumentarne il valore storico e salvaguardarne l’autenticità, preservando un legame tangibile con il passato del mezzo.

Le nuove riproduzioni, definite anche come il cosiddetto “modello 1927”, sono identiche alle originali dal punto di vista del design e dei materiali, rispettando rigorosamente l’autenticità di auto e moto d’epoca. La sigla alfanumerica e le caratteristiche di modello saranno allineate con il periodo storico di costruzione o di circolazione del veicolo, come riscontrato nei registri digitali o, in mancanza di questi, negli archivi non informatici del PRA. Questa possibilità di emettere la targa storica con la grafica originaria è una delle novità più significative, per la gioia di collezionisti e restauratori.

Inoltre, vengono ridotti i tempi di inibizione alla circolazione dei veicoli durante il periodo necessario alla consegna delle targhe d’epoca, mitigando i disagi recati all’utenza dal fermo temporaneo del mezzo. Questo aspetto pratico è di grande rilevanza per i proprietari che desiderano utilizzare i loro veicoli storici senza lunghe interruzioni. Anche i veicoli costruiti prima del 1952 potranno avere le targhe storiche in vigore all’epoca della loro produzione, ampliando ulteriormente la platea dei beneficiari di questa importante riforma.

Confronto tra una targa storica originale e una riproduzione fedele del

Criteri e Procedure per l'Ottenimento della Targa Storica

La “targa storica”, replica esatta della targa di prima immatricolazione, secondo le specifiche tecniche dell’epoca, può essere richiesta per le auto di interesse storico e collezionistico, per le moto e per i veicoli agricoli d’epoca. Però non tutte le auto, le moto e i mezzi agricoli possono ottenerla. Il Decreto Attuativo del 4 agosto 2023, il Decreto del Direttore Generale della Motorizzazione del 21 novembre 2023 e la successiva Circolare esplicativa congiunta di ACI e del Ministero dei Trasporti prevedono 3 fattispecie principali di veicoli ammissibili: i veicoli radiati dal PRA, i veicoli reimmatricolati nel corso della loro esistenza, e i veicoli di origine sconosciuta, ossia privi di documenti di circolazione originali. Si nota, quindi, che si tratta comunque inderogabilmente di veicoli che all’origine erano iscritti al Pubblico Registro. Mancano, dunque, i veicoli che sono stati immatricolati per la prima volta in un Paese estero, di cui quindi non vi è traccia negli archivi della Motorizzazione e in quelli del Pubblico Registro Automobilistico. Per i veicoli già immatricolati (ma privi di targhe e libretto originali), l’assegnazione della targa storica è possibile anche senza presentare il libretto fisico: è sufficiente che il numero di targa sia reperibile dai registri ufficiali o da documentazione storica certificata dagli enti preposti.

Per avviare la procedura, il proprietario del veicolo deve presentare un’istanza apposita alla Motorizzazione, pagando i diritti e gli emolumenti relativi alla pratica. Per il momento le pratiche sulle targhe storiche sono gestite da un numero selezionato di STA (Sportello Telematico dell’Automobilista), che fungono da intermediari abilitati. All’istanza per la richiesta di assegnazione della targa storica occorre allegare il titolo di proprietà (carta di circolazione attuale e certificato di proprietà) e un certificato che attesta l’esito positivo del controllo tecnico; per i veicoli tuttora immatricolati, basta l’etichetta sul libretto che attesta l'ultima revisione.

È importante notare che per i veicoli già immatricolati, per i quali il proprietario desidera ottenere la targa originale, non vi è alcuna necessità di presentare il Certificato di Rilevanza Storica (CRS). Tuttavia, il testo del Decreto, all’art. 3 (veicoli radiati) indica tra i documenti da fornire per l’espletamento della pratica anche il CRS; idem l’art. 5 (veicoli di origine sconosciuta), rendendolo un requisito per queste categorie specifiche. Le targhe storiche sono prodotte dall’IPZS (Istituto Poligrafico Zecca dello Stato), nello stabilimento di Foggia, che è l’impianto che realizza tutte le targhe in Italia, ma non solo, anche passaporti, carte di identità e altro ancora, garantendo standard elevati di sicurezza e autenticità. Nella fase sperimentale, i tempi che intercorrono tra la presentazione della domanda e l’ottenimento dei nuovi documenti di circolazione e la targa storica sono ovviamente più lunghi di quando il sistema entrerà a regime ordinario, ma l'obiettivo è snellire il processo.

I costi per ottenere una targa storica comprendono vari diritti ed emolumenti: 10,20 euro di diritti alla MCTC (Motorizzazione Civile e Trasporti in Concessione), 64 euro per 4 marche da bollo, e 27 euro di emolumenti del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), per un totale di circa 100 euro per le tasse burocratiche. A questo si aggiunge il costo di stampa e consegna della targa vera e propria: 549 euro per la targa storica automobilistica, e 274,50 euro per la targa di un motoveicolo o di un mezzo storico agricolo. Questo rappresenta il costo “base”, cui va aggiunto il costo del servizio di un’agenzia specializzata, qualora ci si affidi a un intermediario.

Documenti e procedure schematiche per la richiesta della targa storica in Italia

Il Certificato di Rilevanza Storica (CRS): Benefici e Rilascio

I veicoli di interesse storico rappresentano un patrimonio culturale su ruote, e per poter godere di benefici e agevolazioni, i proprietari devono ottenere il Certificato di Rilevanza Storica (CRS). Questo documento è fondamentale per ottenere agevolazioni fiscali, sconti sull’assicurazione, superare la revisione periodica biennale e partecipare a competizioni, raduni ed eventi storici. In Italia, il Certificato di Rilevanza Storica è un documento che certifica l’importanza storica del veicolo ed è rilasciato principalmente dall’Automotoclub Storico Italiano (ASI), l'ente principale riconosciuto dallo Stato per il rilascio di tale certificato per moto e auto. Tuttavia, anche altre federazioni autorizzate possono rilasciare un CRS equivalente, come il Registro Fiat Italiano, il Registro Italiano Alfa Romeo, il Registro Storico Lancia e Federmoto (FMI).

Per ottenere il certificato, i veicoli devono soddisfare specifici requisiti: devono avere almeno 20 anni d’età, essere iscritti all’ASI (o a una delle federazioni riconosciute), essere mantenuti in buone condizioni e possedere un particolare interesse collezionistico o storico. Il Certificato di Rilevanza Storica, una volta ottenuto, ha una durata di 10 anni dalla data di rilascio e deve essere rinnovato al termine di questo periodo per continuare a beneficiare delle agevolazioni. La domanda per il certificato è relativamente semplice da compilare, richiedendo informazioni come la finalità della richiesta, i dati anagrafici del proprietario, la tipologia del veicolo e i riferimenti all’associazione di appartenenza.

Tuttavia, non è sufficiente possedere un CRS per godere di tutti i vantaggi; la legge richiede anche la classificazione di storicità all’interno della carta di circolazione del veicolo. Dopo aver ottenuto il CRS, è necessario richiedere il tagliando di classificazione, che attesta ufficialmente tale status e permette di accedere pienamente ai benefici. Il Certificato di Rilevanza Storica rappresenta un passo cruciale per gli appassionati di auto e moto storiche che desiderano preservare e godere di questi gioielli su due o quattro ruote, fornendo un percorso strutturato per ottenere questo riconoscimento con vantaggi che vanno oltre il semplice status di “auto/moto storica”.

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