Adriano Celentano e la sua Mercedes-Benz S600 W140: una fedeltà lunga 25 anni

Adriano Celentano, figura iconica della musica e dello spettacolo italiano, noto per il suo stile unico e il soprannome "il Molleggiato" per via del suo peculiare modo di ballare, ha dimostrato una sorprendente coerenza non solo nella sua carriera artistica, ma anche nelle sue scelte automobilistiche. Mentre dal punto di vista artistico Celentano è famoso soprattutto per brani da primato come "24mila baci" e l'innovativa "Prisencolinensinainciusol", una canzone che ironizza sulla moda di cantare testi con scarso significato in inglese e che ha ottenuto riconoscimento anche all'estero per la sua modernità, la sua scelta in fatto di auto rivela una fedeltà altrettanto straordinaria.

Adriano Celentano giovane che balla

Secondo un recente articolo di MotoriMagazine e diverse fonti, il cantante italiano avrebbe guidato la stessa potente e lussuosa vettura per gli ultimi venticinque anni senza mai cambiarla. Questa scelta, quasi anacronistica in un mondo dove il cambiamento è la norma, riflette un approccio pragmatico e, per certi versi, sentimentale. Nonostante possa permettersi un vasto parco auto, il Molleggiato ha scelto di possederne una sola, e l'ha scelta bene: una Mercedes-Benz S600 della generazione W140, quella prodotta negli anni novanta.

La Mercedes-Benz S600 W140: un'icona di lusso e potenza

La Mercedes-Benz S600 W140 è ben più di una semplice automobile; è un simbolo di un'epoca, un veicolo che incarnava il massimo del lusso e dell'ingegneria automobilistica del suo tempo. Questa particolare generazione della Serie S di Mercedes-Benz ha avuto un successo straordinario con oltre 400mila esemplari piazzati sul mercato in tutto il mondo, un risultato notevole per una vettura di lusso con un costo non esattamente basso.

Il modello posseduto da Celentano, sebbene datato, era all'epoca una vera e propria creatura potente. Sotto il suo cofano si trovava un motore da ben 400 cavalli e una cilindrata pari a 6000. Altri riferimenti indicano un motore AMG, il M279, e una potenza di 530 CV, con uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4.6 secondi e una velocità massima di 250 km/h. Cifre impressionanti per un'auto degli anni '90, che evidenziano le prestazioni di alto livello di questo modello.

Mercedes-Benz S600 W140

Chiaro che la vettura offre un comfort a bordo davvero enorme. Tra gli optional più incredibili, i comodi sedili della versione Pullman e soprattutto i bizzarri tergicristalli per i fari, un optional che oggi non si vede più in giro. Questi dettagli sottolineano l'attenzione al comfort e all'innovazione che caratterizzava la W140, rendendola un punto di riferimento nel segmento delle berline di lusso.

La sfida di guidare un'auto "storica" oggi

L'auto di Celentano è una vera e propria "vecchietta" che ha condiviso gran parte della sua vita con il cantante. Si tratta di una Euro 1, il che rende non particolarmente semplice poterla guidare con le norme attuali, soprattutto in contesti urbani soggetti a restrizioni ambientali. Questa circostanza aggiunge un tocco di autenticità alla scelta di Celentano, dimostrando come un legame affettivo possa superare le logiche moderne di efficienza e conformità alle normative.

Le origini di Adriano Celentano e la nascita di una leggenda

Nato a Milano nel 1938 da due genitori di origini pugliesi saliti al Nord Italia per cercare lavoro, Adriano Celentano è oggi uno dei cantautori, showman e compositori più apprezzati in Italia. Il suo percorso, tutt'altro che scontato, inizia in un contesto familiare numeroso: è il quinto di una famiglia composta dalla sorella maggiore Rosa (madre di Gino Santercole) e dai fratelli Alessandro (padre di Alessandra Celentano) e Maria.

Dopo aver completato le scuole elementari, Adriano Celentano lascia la scuola e inizia a lavorare in diversi negozi, tra cui quello di un orologiaio, attività che gli ha trasmesso la passione per gli orologi, che coltiva ancora oggi. Questo periodo formativo, lontano dai riflettori, ha forgiato il carattere e la pragmaticità che lo avrebbero contraddistinto.

L'interesse per la musica è presente fin dall'infanzia: alcuni zii, nelle sere d'estate, suonano il mandolino sui marciapiedi di via Gluck, immersione precoce che lo avvicina al mondo sonoro. Tuttavia, è da adolescente che comincia a interessarsi seriamente alla musica, in particolare al rock and roll. La scintilla scocca nel 1955, quando un amico, Nanni Introini, gli regala un 45 giri con il brano "Rock Around the Clock" di Bill Haley, che il padre di Nanni gli aveva portato dagli Stati Uniti. Questo evento spinge Celentano a decidere di voler diventare un cantante di rock'n'roll.

I Rock Boys e l'esordio nel rock 'n' roll

Con quattro suoi amici forma un gruppo, i Rock Boys, composto dai tre fratelli Ratti - Franco alla chitarra, Marco al basso, Giancarlo alla batteria - e da Ico Cerutti alla seconda chitarra. Con questa formazione, dopo aver preparato alcuni brani di rock and roll americano, a cui Celentano, non sapendo l'inglese, cambia le parole, il gruppo esordisce nel 1956 all'Àncora, un locale di Milano. Poco tempo dopo inizia a esibirsi nel noto club Santa Tecla, nonché in altri teatri dell'hinterland milanese.

Adriano Celentano con una chitarra Eko

In un'intervista del 1959, Celentano ricorderà di aver cominciato la propria carriera di cantante imitando i rocker americani: "Allora il rock'n'roll era una novità e se qualcuno lo cantava aveva successo anche se lo cantava male. Io imitavo Bill Haley per scherzare con gli amici, in una sala da ballo in viale Zara. Avevo l'impostazione, ma per il resto ero tutto squadrato."

Alla fine del 1956, il gruppo conosce al Teatro Smeraldo di Milano un complesso di rock'n'roll proveniente da Roma, formato dai tre giovani fratelli Ciacci. Il frontman è il secondogenito, Antonio, mentre il più grande Alberto è il bassista e il più giovane Enrico il virtuoso chitarrista. A distanza di poco più di quattro anni, Celentano ritroverà Antonio Ciacci, divenuto nel frattempo noto con lo pseudonimo di Little Tony, e con lui dividerà il secondo posto al Festival di Sanremo del 1961 con il brano "24 mila baci".

Intanto si aggiunge ai Rock Boys il pianista Enzo Jannacci, proveniente dai Rocky Mountains (backing band di Tony Dallara), presentato a Celentano dal sassofonista Pino Sacchetti. In questi suoi primi spettacoli, Celentano intervalla le sue canzoni con spezzoni di cabaret, imitando Jerry Lewis spalleggiato dall'amico Tony Renis nei panni di Dean Martin. Spesso, poi, si mette a ballare ancheggiando con un fisico snodatissimo, un anticipo del suo iconico stile "molleggiato".

Il "Primo Festival del Rock and Roll e Danze Jazz" e la nascita de "Il Molleggiato"

Nel 1957, il ballerino campione del mondo Bruno Dossena organizza a Milano il "Primo Festival del Rock and Roll e Danze Jazz". La prima edizione si tiene il 18 maggio 1957 al Palazzo del Ghiaccio di Milano e vi prendono parte, oltre a Celentano accompagnato dai Rock Boys, gruppi come il Duo Corsaro, la Swing Parade e la Original Lambro Jazz Band. Il Festival è altresì affiancato dal "Trofeo Oransoda", una competizione per coppie di ballerini dilettanti di rock and roll supportati dai tre suddetti complessi di musicisti. Tra questi ultimi, l'unico guidato da un cantante è quello appunto di Celentano, invitato dallo stesso Dossena che lo ha ascoltato al Santa Tecla e lo ritiene l'unico vero interprete rock dell'ambiente milanese.

Poco prima dell'inizio della manifestazione, Jack La Cayenne alias Torquato il Molleggiato esce dal Palazzo del Ghiaccio per una pausa-caffè, ma è impossibilitato a rientrarvi poiché nel frattempo la polizia ne blocca gli ingressi a causa della folla incontenibile. Celentano, che canta dei brani in un personalissimo inglese e balla in modo simile a quello di La Cayenne, diviene così per tutti quanti "Il Molleggiato": perciò La Cayenne stesso decide di non adoperare più quello pseudonimo. Il successo è tale che il giorno seguente i quotidiani esprimono entusiastici commenti sia per il giovane Celentano sia per il gruppo acrobatico Dossena's Rock Ballett. Celentano si era aggiudicato il Festival del 1957.

Manifesto de

Poco dopo il Festival, Ico Cerutti abbandona i Rock Boys per dedicarsi al jazz, lasciando il posto a Gino Santercole, nipote di Celentano. Sempre nel 1957, il già citato Miki Del Prete, amico di Dossena e ballerino di rock'n'roll, organizza due settimane di ingaggio per Celentano nell'estate di quell'anno: una al Morgana di Sanremo e una al Muretto di Alassio, dove Adriano e i Rock Boys cantano accettando come compenso due settimane di villeggiatura. Del Prete diventa così non solo amico del cantante, ma anche un suo prezioso collaboratore e autore di diverse sue canzoni.

I primi successi discografici e il trionfo con "Il tuo bacio è come un rock"

Del Prete, inoltre, è amico di Elio Borroni, che lavora all'ufficio stampa della casa discografica Music (di proprietà di Walter Guertler). Grazie a Borroni, nel maggio 1958, riesce a procurare ad Adriano un provino in presenza del maestro Ezio Leoni, che viene brillantemente superato dal Molleggiato. Il provino si tiene alle Officine Zanibelli - lo studio di registrazione della Music - in corso Lodi a Milano, e Celentano presenta in inglese quattro brani rock'n'roll americani: "Rip it up", "Jailhouse rock", "Tutti Frutti" e "Blueberry hill", incise in quell'occasione e pubblicate in seguito su due 45 giri e in un EP.

"Rip it up/Jailhouse Rock" vende circa millecinquecento copie sull'onda del successo al Festival dell'anno prima, ma i brani seguenti, ripresi da successi di Elvis Presley, non vanno molto bene. Guertler allora, temendo di aver mal riposto le proprie speranze, decide di dirottare il cantante alla Jolly, sua nuova etichetta, e di consentirgli di incidere anche brani in italiano. I primi di questi - "Buonasera signorina" e "La febbre dell'hoola hop" - vengono inseriti come lati B di brani ancora in inglese.

Con la collaborazione del suddetto Ezio Leoni - arrangiatore, direttore artistico e responsabile del repertorio della Jolly - Celentano riscuote i suoi primi successi, in particolare con "I love you baby", segnalato come il più venduto della Jolly dai rappresentanti di quest'ultima alla rivista Musica e Dischi nel novembre 1958.

Il successo de "Il ribelle" sarà, però, principalmente dovuto nell'autunno 1959 all'effetto-traino dell'immediatamente successivo 45 giri di Adriano, vale a dire l'epocale "Il tuo bacio è come un rock" (su testo del duo Piero Vivarelli-Lucio Fulci e musica di Celentano ed Ezio Leoni, curatore anche dell'arrangiamento).

Umberto Simonetta racconta così quella sera d'estate del 1959: «È in pieno svolgimento una delle tante kermesse canore di questo invidiabile paese. Walter Guertler, che ha convinto il recalcitrante Adriano a partecipare, attende tremulo tra le quinte, ma già pregusta l'esplosione. La TV trasmette lo spettacolo in ripresa diretta. Adriano, arrivato in città con la sua Alfa Romeo Giulietta Sprint carica di amici, è calmissimo. Alle 22 e 50 precise oltre dieci milioni di telespettatori vengono colti dal più irrefrenabile degli entusiasmi per lo scatenato giovanotto che prende a chitarrate “Il tuo bacio è come un rock”. Adriano stravince il festival e ottiene anche il secondo posto. Più tardi, con l'amabile sfrontatezza del trionfatore, dirà che, se avesse potuto cantare tre canzoni anziché due, avrebbe ottenuto anche il terzo. (…) In una settimana “Il tuo bacio è come un rock” tocca le trecentomila copie. Da caso milanese, il giovanotto diventa caso nazionale, il suo volto di mansueto gorilla è entrato di prepotenza nei bar e nei tinelli di tutta la penisola, il suo cognome è già familiare. Da quel fatidico tredici luglio Adriano comincia a ricevere cinquecento lettere al giorno, che poi aumenteranno.» Tra gli spettatori di quella serata c'è anche Pippo Baudo che, anni dopo, ha rivelato di essere rimasto completamente interdetto dalla bravura di Celentano e di aver assicurato a chi era con lui che quel cantante sarebbe diventato famoso.

Il lato B del suddetto disco, "I ragazzi del juke-box", ricalca a sua volta il titolo di un film di quell'anno, cui Celentano partecipa insieme a Fred Buscaglione, Betty Curtis, Tony Dallara, e i cui soggetto/sceneggiatura sono degli stessi autori del testo di quella canzone. Si tratta della seconda pellicola che vede Adriano nei panni di cantante, dopo il suo esordio ne "I frenetici" del 1956.

Le collaborazioni, la nascita de "I Ribelli" e il successo nel nuovo decennio

Sempre nel 1959 si ha la prima collaborazione tra Celentano e Mina, la quale incide il 45 giri "Vorrei sapere perché", un rock'n'roll musicato per lei da Celentano e Leoni su testo di Piero Vivarelli e Lucio Fulci. Nel settembre del 1959 a Salsomaggiore Terme nel Dancing La Guantara, Adriano si esibisce facendosi accompagnare per la prima volta dal non ancora quattordicenne Gianni Dall'Aglio, sorprendente batterista del gruppo mantovano Original Quartet. Entusiasta, Adriano chiede al padre del ragazzino il permesso perché faccia parte di un nuovo complesso che intende creare a breve. È così che il giovanissimo Gianni, lo stesso Adriano e il chitarrista Gino Santercole si incontrano al Santa Tecla per provare il repertorio del Molleggiato.

Nel dicembre 1959, Adriano, accompagnato dai suoi ragazzi (il pianista Nando De Luca, Gino Santercole, Gianni Dall'Aglio e il bassista mantovano Livio Pasolini), inizia una tournée in tutta Italia. Tornato a Milano nei primi mesi del 1960, inserisce nel suo gruppo il sassofonista Pino Sacchetti e da quel momento il complesso prende il nome de I Ribelli.

Adriano inizia il nuovo decennio in modo decisamente lusinghiero: a febbraio 1960 compare, infatti, nell'epocale film di Federico Fellini "La dolce vita" nel ruolo di se stesso mentre interpreta una sua canzone in un locale romano. Un mese più tardi, nel marzo 1960, dopo due anni di contratto Guertler decide di pubblicargli il primo 33 giri, "Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra", definito come "album in studio" ma in realtà una raccolta di brani già pubblicati su 45 giri e con due soli inediti, "Personality" e "Il mondo gira", usciti contemporaneamente anche su singolo. Come facilmente prevedibile, l'album si rivela un successo e, primo fra i long-playing del Molleggiato, raggiunge la vetta delle corrispettive classifiche settimanali italiane nel luglio e nell'agosto di quell'anno. Dello stesso periodo è anche un altro 45 giri dai buoni riscontri, questa volta inciso in coppia con la cantante Anita Traversi, contenente le canzoni "Piccola" e "Ritorna lo shimmy".

A inizio gennaio 1961 viene pubblicato "Furore", il secondo album di Celentano contenente due inediti stampati su 45 giri solo più tardi, quando l'artista abbandonerà la Jolly. A febbraio del 1961 Celentano partecipa al Festival di Sanremo: è ancora militare e gli viene firmata una dispensa speciale dal ministro della difesa, Giulio Andreotti. Al Festival in coppia con Little Tony presenta "24 mila baci", dove il Molleggiato scandalizza il pubblico in sala voltandogli le spalle e girandosi solo dopo il cambio di tempo dell'orchestra.

Un altro successo di quell'anno è "Nata per me" presentata in autunno a Canzonissima 1961, edizione in cui si classifica al secondo posto. Con questo brano Celentano si allontana dal rock per accostarsi a un filone più melodico e il pubblico lo premia: la canzone, infatti, raggiunge la prima posizione in classifica per 14 settimane.

L'esperienza del "Clan Celentano" e le sfide di un'idea rivoluzionaria

"C'era una volta il 'Clan'" è il titolo di una canzone di Gaber del 1968, dove il cantautore descrive, in maniera ironica, la fine ingloriosa, tra avvocati e citazioni in tribunale, dell'esperienza del Clan, una delle idee di Celentano che, passando poi dalla fase progettuale alla messa in pratica, si sono rivelate difficili da realizzare.

Il Clan Celentano nasceva dall'esigenza di liberarsi dalle imposizioni che la Jolly faceva al cantante, da un lato continuando a pubblicare 45 giri, a volte riciclando le stesse canzoni o impedendogli di usare i musicisti con cui suonava abitualmente dal vivo nei dischi. Confrontandosi con Ricky Gianco, Miki Del Prete e altri amici, decise di creare una propria etichetta discografica, che coinvolgesse i suoi amici musicisti e che scoprisse anche nuovi talenti, ispirandosi in una certa misura al Rat Pack di Frank Sinatra.

Il Clan è molto più di una casa discografica: è una sorta di comune artistica in cui Celentano, che in quel periodo vende centinaia di migliaia di copie per ogni 45 giri, riunisce parenti (come il nipote Gino Santercole e la fidanzata dell'epoca Milena Cantù) e vecchi amici come Ricky Gianco, Miki Del Prete, Luciano Beretta, i Ribelli, Detto Mariano. La causa con la Jolly terminerà solo nel marzo del 1965, con la vittoria di Celentano che verrà quindi assolto dall'accusa e non dovrà pagare alcuna penale.

L'esperienza del Clan dura però appena sei anni, uccisa dagli atteggiamenti dispotici del leader, da infiniti problemi contrattuali e anche dalle ambizioni di successo personale dei singoli artisti.

La carriera discografica da record

In Italia, dal 1960 al 2025, Adriano Celentano ha pubblicato 73 album tra studio, live e raccolte, raggiungendo la vetta delle classifiche italiane in sette decenni consecutivi con dieci differenti album. Un primato che testimonia la sua incredibile longevità e la sua capacità di rimanere rilevante attraverso generazioni di ascoltatori.

Nonostante l'enorme successo e la vasta disponibilità economica, Celentano non ha mai avuto particolari pretese in fatto di automobili, e nel suo garage è presente sempre e solo la sua Mercedes-Benz S600 W140.

Adriano Celentano sorridente

Le controversie recenti: la serie "Adrian"

La critica e soprattutto i fans sul web, che hanno ironizzato con meme e recensioni ironiche online - come si può scoprire con una rapida ricerca - non hanno apprezzato poi tanto la sua cosiddetta serie evento "Adrian" uscita nel 2021, cosa che non avrà fatto piacere al cantante. Questo episodio dimostra che, anche per una figura del suo calibro, il pubblico può manifestare un dissenso, sottolineando la volatilità del successo e la continua necessità di reinventarsi, o, in alcuni casi, di rimanere fedeli alle proprie radici.

In conclusione, la storia di Adriano Celentano è un intreccio di talento, innovazione, fedeltà e, a tratti, di sana eccentricità. La sua scelta di conservare la stessa Mercedes-Benz S600 W140 per oltre due decenni è un piccolo ma significativo dettaglio che si inserisce perfettamente nel ritratto di un artista che ha sempre fatto le cose a modo suo, dettando le proprie regole e lasciando un'impronta indelebile nella cultura italiana.

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