Alfa Romeo 33 4x4: Una Storia di Rally, Innovazione e Sogni Infranti

L'Alfa Romeo 33, erede diretta dell'iconica Alfasud, rappresenta un capitolo significativo nella storia del Biscione, un'auto che ha saputo evolversi e adattarsi a diverse esigenze, dalla guida sportiva all'affrontare terreni impervi. La sua storia è un intreccio di successi commerciali, audaci innovazioni tecniche e, talvolta, di epiloghi inattesi, come quello di una 33 4x4 Giardinetta rimasta prigioniera delle sabbie del Sahara dopo un'avventura alla Parigi-Dakar.

Alfa Romeo 33 4x4 rally

Le Origini e l'Eredità dell'Alfasud

La storia dell'Alfa Romeo, iniziata nel lontano 1910 a Milano come A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), è un racconto di passione per l'automobilismo e di imprese memorabili nel mondo delle competizioni. Con il passare dei decenni, il marchio di Arese ha consolidato la sua fama, producendo vetture che hanno segnato indelebilmente il panorama automobilistico.

Nel contesto degli anni '80, in un periodo complesso per il Biscione, l'Alfa Romeo 33 è stata concepita con l'obiettivo di proseguire il successo dell'Alfasud. L'azienda, decisa a lasciarsi alle spalle i problemi di qualità, in particolare la ruggine, che avevano afflitto la sua progenitrice, investì la bellezza di 154 miliardi delle vecchie lire nel progetto. Questo massiccio investimento permise di ridisegnare le linee di produzione di Pomigliano d'Arco con nuovi robot, moderni sistemi di prototipazione e una migliore organizzazione del lavoro.

La 33, svelata nel maggio del 1983, ereditava dall'Alfasud il pianale, i motori boxer, la trasmissione e parte della ciclistica, ma si presentava con una veste estetica completamente rinnovata. Il design fu affidato al neodirettore del Centro Stile Alfa Romeo, l'architetto Ermanno Cressoni, insieme a Ernesto Cattoni, che optarono per una proposta originale a "due volumi spezzato". Gli interni della 33 offrivano la stessa notevole abitabilità e comfort della progenitrice, così come una buona capacità del bagagliaio.

Il motore Boxer a quattro cilindri contrapposti, un vero e proprio "motore leggendario", rappresentava il cuore pulsante della 33. Con la sua compattezza, aveva permesso ai progettisti di installarlo molto arretrato per accentrare la distribuzione dei pesi, contribuendo alla brillantezza di guida tanto apprezzata dagli alfisti. Non era una leggenda che con il suo piccolo quattro cilindri boxer la 33 riuscisse a sbarazzarsi di vetture ben più potenti e costose, merito di un'esuberanza genetica (retaggio dell'Alfasud) e di una progressione da centometrista. Al posteriore, un parallelogramma di Watt aiutava l'assale rigido a fare al meglio il proprio lavoro.

Diagramma motore boxer Alfa Romeo 33

Evoluzione dei Modelli e Innovazioni Tecniche

L'Alfa Romeo 33 è rimasta sulla breccia dal 1983 al 1995, mettendo in fila quasi un milione di esemplari, un successo corposo superato solo da quello dell'Alfasud. Nel corso degli anni, il modello ha ricevuto diverse evoluzioni e restyling, ampliando la sua offerta e adattandosi alle crescenti esigenze del mercato e alle normative sulle emissioni.

La 33 Quadrifoglio Verde: Sportività e Prestazioni

Nel 1984, esordì la versione più prestazionale, la 33 Quadrifoglio Verde. Questa variante era spinta da un motore 1.5 Boxer, derivato dall'Alfasud Ti, che grazie all'adozione di due carburatori doppio corpo sviluppava 105 CV. Con un peso di soli 890 kg, le prestazioni erano notevoli per l'epoca, con un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 9,4 secondi e una velocità massima di quasi 190 km/h. L'estetica della Quadrifoglio Verde era "cattivissima", con un assetto più rigido, cerchi in lega in stile Alfasud, minigonne e paraurti in tinta. Il suono del motore, in particolare quando "entrava" il secondo carburatore, era meccanico e musicale, un dettaglio che la rendeva unica. Gli interni presentavano sedili infossati, strumenti tondi con grafica chiara e un volante in legno, dettagli perfetti agli occhi degli appassionati.

Alfa Romeo 33 1.5 Quadrifoglio Verde interni

L'Avvento della Trazione Integrale: 33 4x4 e Giardinetta

Gli anni '80 segnarono una svolta nel mondo automobilistico con l'introduzione della trazione integrale, una tecnologia che, nata nelle competizioni rally con vetture come l'Audi Quattro, si stava diffondendo anche nei veicoli stradali. L'Alfa Romeo, seppur non tra i primissimi, colse questa opportunità, spinta dall'esigenza di offrire maggiore sicurezza e versatilità.

Nel dicembre 1983, al Salone di Francoforte, venne presentata l'Alfa 33 1.5 4x4, il primo sistema ufficiale Alfa Romeo 4x4 per vetture di serie. Questo modello era fondamentalmente una 1.5 Quadrifoglio Oro modificata per alloggiare i componenti di trasmissione addizionali, con rapporti più corti e un serbatoio in posizione più arretrata, che comportava una riduzione della capienza del bagagliaio. L'aggiunta di un albero di trasmissione in due tronchi e un differenziale posteriore non comportava modifiche allo schema di sospensioni, ad eccezione della barra Panhard.

Il sistema di trazione montato sulle 33 4x4 era un "part-time", con innesto manuale tramite una leva posta davanti al cambio. La casa costruttrice suggeriva l'impiego in condizioni di terreno difficile, sconsigliandone l'utilizzo per lunghe percorrenze su strada a causa della mancanza di un terzo differenziale centrale, che avrebbe gestito la variazione delle velocità di rotazione tra l'asse anteriore e posteriore. La ripartizione fissa era adatta solo a superfici a bassa aderenza e a velocità non troppo elevate.

Nel giugno del 1984, seguì la 33 1.5 4x4 Giardinetta, una versione station wagon a 5 porte disegnata da Pininfarina. Le linee della familiare risultavano naturali e sportiveggianti, molto ben bilanciate, quasi come se la vettura fosse nata così. La Giardinetta 4x4 divenne una valida alternativa, molto più accessibile, alla moda del momento che vedeva dilagare imponenti fuoristrada nelle località sciistiche più prestigiose. La 33, molto più leggera e meglio assettata, si destreggiava in condizioni di scarsa aderenza, soprattutto neve e ghiaccio, meglio delle pesanti 4x4, anche se dotate di riduttore e blocchi dei differenziali.

Alfa Romeo 33 4x4 Giardinetta

Test Alfa 33 4x4 1

I Restyling e l'Evoluzione dei Motori

Nel 1986, la 33 ricevette il suo primo restyling. Cambiarono plancia e pannelli porte, la Quadrifoglio Verde debuttò con un motore boxer da 1.7 litri (114 CV e 200 km/h di velocità massima) e tutti i motori 1.5 erano disponibili con 105 CV. Venne anche introdotta una versione 1.8 Turbodiesel, dotata di un 3 cilindri in linea prodotto dalla VM Motori.

Nel 1989, la 33 subì un restyling più sostanzioso per omologarsi al nuovo "family feeling" introdotto dalla 164. Gli interni, già ridisegnati nel 1988, vennero aggiornati con nuovi materiali e rivestimenti. Anche le versioni 4x4 evolvettero tecnicamente: nel 1991, al Salone di Ginevra, fu presentata la "Permanent 4", un sistema di trazione integrale permanente abbinato al boxer 1.7 con 16 valvole.

Il Sistema Permanent 4: Trazione Integrale Automatica

Il Permanent 4, proposto sulla 33 16V, rappresentava una novità assoluta, un sistema di trazione integrale permanente che puntava a donare alla 33 un carattere sportivo unito a un handling potenziato. A differenza delle precedenti versioni 4x4, qui veniva installato un giunto viscoso sull'albero di trasmissione che fungeva da ripartitore di coppia.

Il Permanent 4 era di base una trazione anteriore (95% di coppia all'anteriore), ma quando le ruote anteriori iniziavano a pattinare, il giunto trasferiva progressivamente coppia al retrotreno (fino al 65%). Maggiore era lo slittamento, maggiore era la percentuale di coppia trasferita. Il tutto avveniva in maniera automatica, senza intervento del guidatore. Come nelle 4x4, rimaneva presente un giunto elettromagnetico controllato elettronicamente da una centralina, che disaccoppiava i due assali in caso di forti decelerazioni per evitare interferenze con l'ABS. Questo fu il primo sistema all-wheel drive Alfa Romeo, grazie al quale la vettura, quando necessario, si trasformava automaticamente da anteriore a integrale. Nel 1994, il sistema fu rinominato Q4, rimanendo tecnologicamente inalterato.

L'Alfa Romeo 33 nel Motorsport: Dalla Neve al Deserto

Come tutte le Alfa Romeo che si rispettino, anche la 33 annoverava una carriera sportiva di livello. Tra le innumerevoli vittorie nel turismo e le partecipazioni ai rally, spicca la vittoria della 33 1.5 4x4 nel Gruppo N al Rallye di Monte-Carlo del 1986.

Ma l'avventura più audace della 33 4x4 fu la sua partecipazione alla Parigi-Dakar. Vedendo come la 33 Giardinetta 4x4 danzava bene sulla neve, a qualcuno venne in mente di spostarla in un ambiente completamente opposto: la sabbia del deserto.

Alfa Romeo 33 4x4 al Rallye di Monte-Carlo

La 33 alla Parigi-Dakar del 1986

La Parigi-Dakar degli anni '80 era un concentrato di passione e follia, un'impresa che metteva in comunicazione l'uomo e il suo mezzo, alla ricerca di una simbiosi armonica per sfidare la natura nella sua massima e violenta espressione. Questa corsa era rischiosa, i pericoli erano dietro a ogni angolo e gli equipaggi dovevano essere pronti a tutto, con bussole, mappe, kit di ogni genere e una scorta di coraggio e sana incoscienza.

Al via dell'edizione di Parigi del 1986, c'erano davvero una schiera di auto improbabili, ma tra gli eleganti palazzi della capitale transalpina si nascondevano anche delle Alfa 33 allestite con il coltello tra i denti. Delle 282 auto iscritte, solo 100 arrivarono al traguardo. A vincere e dominare quell'edizione fu un mostro, la Porsche 959 Dakar, che conquistò sia il primo che il secondo posto.

Ma che fine fecero le Alfa 33? Una di loro rimase prigioniera del deserto dopo essersi guastata e, in seguito, incendiata. Oggi, una carcassa di lamiera di un'Alfa Romeo 33 1.5 4x4 Giardinetta, con lo sbiadito adesivo "Marlboro", è custodita gelosamente dalle sabbie del Sahara, testimonianza silenziosa di un sogno spezzato e di un'avventura epica.

Alfa Romeo 33 Giardinetta nel deserto del Sahara

Il Successo e l'Impatto sul Mercato

L'Alfa Romeo 33 ha rappresentato un "mito popolare", rendendo accessibile il fascino del Biscione a intere generazioni di automobilisti. Con i suoi grintosissimi motori a quattro cilindri contrapposti, alimentati prima a carburatori e poi a iniezione elettronica, la 33 era capace di progressioni vigorose e dimostrò di meritare l'impegnativo paragone con l'Alfasud.

Nel corso del suo ciclo di vita, la 33 ha saputo adattarsi alle esigenze del mercato, introducendo versioni come la berlina e la Giardinetta 4x4, che si sono rivelate alternative valide e accessibili ai più costosi fuoristrada dell'epoca. Il modello ha continuato a essere presente sul mercato fino al 1995, con le sole versioni catalizzate, raggiungendo la soglia del milione di esemplari venduti.

L'Alfa Romeo 33 è stata una vettura versatile, capace di affrontare diverse sfide, dalle strade cittadine ai percorsi sterrati. Un esempio significativo è la testimonianza di chi l'ha posseduta, definendola una "mula" capace di andare ovunque, anche con carretti annessi. Questo ne evidenzia l'affidabilità e la robustezza, caratteristiche fondamentali per chi cerca un veicolo adatto a percorrere strade sterrate con buche, fango e neve.

Alfa Romeo 33 in ambiente rurale

Dalla 33 alla Nuova Generazione di Trazione Integrale Alfa Romeo

L'esperienza maturata con la 33 4x4 e Permanent 4 ha gettato le basi per lo sviluppo di sistemi di trazione integrale sempre più sofisticati in casa Alfa Romeo.

155 Q4: Ispirazione dalla Delta Integrale

Parallelamente all'evoluzione sulla 33, Alfa Romeo presentò nel 1992 la versione a trazione integrale della sua 155, la 155 Q4. L'obiettivo era esaltare il comportamento dinamico e colmare le lacune intrinseche della trazione anteriore. La 155 Q4 condivideva pianale e parte della scocca con la Fiat Tempra e la Lancia Dedra, ma la sua meccanica "rubata" alla Delta Integrale la rendeva un gioiello di ingegneria. Il motore 2.0 turbo da 192 cavalli alimentava tre differenziali: un tradizionale differenziale libero all'avantreno, un Torsen al retrotreno e un sofisticato sistema centrale che distribuiva in maniera diseguale la coppia tra i due assi, con un giunto viscoso Ferguson per evitare perdite di aderenza. La 155 Q4 garantiva in condizioni di perfetta aderenza il 47% della coppia alle ruote anteriori e il 53% alle posteriori, con la possibilità di dirottare fino al 100% sul singolo assale in caso di perdite di aderenza. Il sofisticato sistema ABS non rendeva necessaria la disattivazione del posteriore in caso di forte frenata.

Alfa Romeo 155 Q4

164 Q4: Il Sistema Viscomatic

Nel 1993, la casa del Biscione propose una versione integrale della sua ammiraglia 164, la 164 Q4, con una soluzione ancora più evoluta del già sofisticato sistema della 155. Il sistema, sviluppato da Alfa Romeo in collaborazione con l'Austriaca Steyr-Puch, prese il nome Viscomatic e fu montato al posteriore in gruppo con il differenziale a slittamento limitato.

Il Viscomatic, regina dei misteri, era un'unità sofisticata che presentava un giunto viscoso capace di gestire la ripartizione di coppia tra avantreno e retrotreno in modo estremamente speciale. Un pistone movimentato idraulicamente modificava la distanza tra le lamelle del giunto, permettendo di scegliere la coppia da trasmettere al retrotreno. Una centralina elettronica, dialogando con una serie di sensori, controllava il movimento del pistone, offrendo una precisione chirurgica nella gestione della trazione. Il risultato era una 164 Q4 in grado di decidere autonomamente la migliore ripartizione di coppia, offrendo una motricità stupefacente e sensazioni di guida corsaiole. Il sistema impiegava solo 200 ms a modificare la configurazione impiegata. A valle del giunto viscoso, un rotismo epicicloidale fungeva da moltiplicatore di coppia e amplificava la differenza di velocità di rotazione, migliorando la velocità di risposta del fluido bloccante.

Alfa Romeo 164 Q4 Viscomatic diagramma

156 Sportwagon Q4 e Crosswagon Q4: Il Sovrasterzo non si Scorda

Dopo un intervallo di 11 anni, la casa del Biscione tornò a installare uno scheletro a 4 ruote motrici nel pianale di una vettura di serie con la 156 Sportwagon Q4 e la Crosswagon Q4. Entrambe erano station wagon a trazione integrale, con la seconda che presentava un look e una configurazione leggermente più fuoristradistica. Sotto la carrozzeria si nascondeva un sofisticato schema a tre differenziali: due differenziali liberi sugli assi anteriore e posteriore, sorvegliati dal VDC, e un differenziale centrale Torsen, un gioiello meccanico dall'elevata efficacia, scelto per la sua capacità intrinseca di mantenere comportamento e risposte costanti nel tempo. Questo sistema era progettato per esaltare il comportamento dinamico e garantire una guida coinvolgente, con la possibilità di sfruttare il sovrasterzo, una caratteristica distintiva delle Alfa Romeo.

La storia della trazione integrale Alfa Romeo, iniziata con la Matta nel 1951, ha avuto un'accelerazione significativa con la 33 4x4, aprendo la strada a soluzioni sempre più avanzate che hanno continuato a distinguere il marchio per la sua capacità di innovare e offrire esperienze di guida uniche. La 33, con le sue diverse incarnazioni e le sue avventure, rimane un simbolo della versatilità e dell'ingegno Alfa Romeo.

Alfa Romeo 156 Crosswagon Q4

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