Donne Ibride Giapponesi: Un Riflesso Alieno nella Fantascienza e nell'Immaginario

Il concetto di "alieno" ha radici profonde nell'immaginario collettivo, spesso evocando figure di piccoli umanoidi dalla pelle grigia o verde, con grandi occhi scuri e arti sottili. Tuttavia, la percezione e la rappresentazione dell'alieno, specialmente in contesti culturali specifici come quello giapponese, si espandono ben oltre queste convenzioni, intrecciandosi con temi di identità, genere e alterità. In Giappone, in particolare, la figura femminile ibrida o "aliena" assume un significato complesso e stratificato all'interno della fantascienza, diventando uno specchio per le dinamiche sociali e le riflessioni sull'esistenza umana e postumana.

illustrazione di un piccolo umanoide dalla pelle grigia con grandi occhi neri

L'Origine dell'Immaginario Alieno: Dalla Leggenda al Mito Pop

L'idea di esseri non terrestri, o "alieni", non è una prerogativa della fantascienza moderna. Le sue radici affondano in narrazioni ben più antiche, come dimostra la leggenda inglese del dodicesimo secolo dei "Bambini Verdi di Woolpit". Questa storia, che narra la comparsa di due ragazzi dalla pelle verde in un villaggio inglese, sebbene non parlasse esplicitamente di alieni nel senso odierno, ha contribuito a gettare le basi per la successiva costruzione di un immaginario che assocerà il colore verde e l'alterità a esseri misteriosi e sconosciuti.

Nel corso del Novecento, con l'avvento e la diffusione del genere fantascientifico, l'immagine degli "omini verdi" ha iniziato a prendere forma in maniera più definita. Il racconto "Mayaya's Little Green Men" di Harold Lawlor, pubblicato nel 1946, è spesso citato come un punto di svolta, introducendo la figura degli omini verdi provenienti dallo Spazio. Da quel momento, altri racconti hanno esplorato questa figura, attribuendo agli alieni ruoli che andavano dal dispettoso all'aggressivo, fino a includere rapimenti. Un esempio notevole nella cultura pop dell'epoca è il Grande Gazoo, l'alieno presente nel cartone animato "I Flintstones", che ha contribuito a consolidare questa iconografia.

L'identikit dell'alieno, però, non è sempre stato univoco. Le numerose segnalazioni di avvistamenti di UFO hanno portato a descrizioni estremamente variegate di presunti esseri extraterrestri, creando non pochi problemi ai ricercatori di UFO statunitensi, preoccupati che una tale diversità potesse minare la loro credibilità. Per ovviare a ciò, nel 1987, il presidente della Mutual UFO Network, una delle principali organizzazioni di avvistamenti, ha stabilito che solo quattro tipologie di alieni in visita sulla Terra potessero essere considerate valide: un piccolo umanoide, un "esperimento animale", un'entità simile all'essere umano e un robot. Qualsiasi altra alternativa sarebbe stata automaticamente etichettata come falsa. Tra queste, la tipologia del piccolo umanoide dalla pelle grigia o verde, con una grande testa, occhi simili a quelli di un gatto, una bocca a fessura, piccole narici e arti sottili e artigliati, è quella che ha guadagnato maggiore popolarità, mantenendo la sua rilevanza ancora oggi.

infografica sulle tipologie di alieni più comuni nell'immaginario collettivo

Alieni e Incontri Ravvicinati: Una Panoramica delle Descrizioni

La fenomenologia UFO ha generato una vasta gamma di descrizioni di presunte creature ultraterrene, avvistate durante incontri ravvicinati. Queste testimonianze, pur nella loro eterogeneità, delineano un quadro affascinante e spesso inquietante di ciò che l'umanità immagina possa esistere al di là del proprio mondo.

Tra le descrizioni più ricorrenti si trovano:

  • Alieni dalle grandi orecchie a punta e occhi brillanti: Spesso presentano mani con unghie oltre a zampe sottili di colore giallo. Queste figure evocano un senso di antica saggezza o di creature elfiche, ma con un'aura di mistero spaziale.
  • Grandi umanoidi con tratti felini e folta peluria: La fusione di caratteristiche umane e feline suggerisce esseri potenti e agili, forse con una connessione primordiale alla natura selvaggia o a culture antiche che veneravano divinità zoomorfe.
  • Piccoli umanoidi dalla pelle grigia (Grigi): Solitamente alti 3-4 piedi, con occhi completamente neri a mandorla, assenza di naso e una bocca molto piccola. Le loro mani sono descritte con 3 o 4 lunghe dita. Questi sono forse gli archetipi più diffusi nell'immaginario alieno contemporaneo, spesso associati a rapimenti e sperimentazioni.
  • Creature parassitarie conosciute come Horus-Ra: Descritte come molto alte e capaci di comunicare solamente tramite telepatia, queste entità richiamano i connotati del dio egizio Horus, suggerendo un'antica origine terrestre o un'influenza millenaria sulla storia umana. Esseri che si nutrono esclusivamente di energia dei corpi di cui entrano in possesso.
  • Piccoli umanoidi verdi: Protagonisti di rari casi di abduction e contatti, riprendono l'iconografia storica degli "omini verdi" ma con un focus più specifico sugli incontri.
  • Umanoidi simili a insetti: Queste creature evocano un senso di alterità radicale, con caratteristiche che sfidano le nostre concezioni di biologia e intelligenza.
  • Umanoidi con tratti di rettili (Rettiliani): Le teorie del complotto li indicano come dominatori del mondo, esercitando un controllo occulto sull'umanità. La loro descrizione spesso include pelle squamosa, occhi a fessura e una natura fredda e calcolatrice.

Questa eterogeneità di descrizioni sottolinea la vasta portata dell'immaginazione umana e la continua ricerca di spiegazioni per l'ignoto, proiettando paure, speranze e interrogativi esistenziali su queste presunte figure extraterrestri.

Lo Shiranui: Un Mistero Giapponese tra Scienza e Ipotesi Aliene

Il Giappone, terra di antiche tradizioni e modernità futuristica, custodisce i propri misteri inspiegabili, uno dei quali è il fenomeno dello "shiranui". Questo "fuoco sconosciuto", letteralmente, si manifesta ogni anno nella notte tra il 31 luglio e il 1º agosto, nel cielo sovrastante il mare al largo della città giapponese di Kumamoto. Verso l'alba, innumerevoli luci di color arancione si accendono sopra e dentro l'acqua, muovendosi freneticamente.

illustrazione del fenomeno Shiranui con luci arancioni sul mare

Sono state proposte numerose spiegazioni per lo shiranui, tra cui la risalita di plancton bioluminescente, la presenza di pescherecci al largo o la manifestazione di pesci sconosciuti. Tuttavia, nessuna di queste ipotesi è riuscita a spiegare la totalità del fenomeno, lasciando spazio a interpretazioni più audaci.

Gli ufologi, in particolare, hanno avanzato una teoria affascinante che si ricollega a quelle sostenenti l'atterraggio di alieni nell'antichità. Secondo questa prospettiva, a causare lo shiranui sarebbe una razza aliena vivente sul fondo del mare, intenta a celebrare il suo approdo sulla Terra. Per quanto ardita, questa teoria trova un supporto nella regolarità del ripetersi ininterrotto dello shiranui da centinaia di anni, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche e anche in periodi particolari per la storia del Giappone, come la Seconda Guerra Mondiale. Un altro elemento a favore di questa tesi è il fatto che il fenomeno si manifestò anche in piena Seconda Guerra mondiale, e si registrano continui avvistamenti di UFO in cielo durante il fenomeno. La persistenza e la costanza dello shiranui nel tempo, unitamente agli avvistamenti UFO concomitanti, alimentano l'idea di una presenza non umana che interagisce con il territorio giapponese, aggiungendo un tassello al complesso mosaico degli incontri ravvicinati. Mauro Berruto, coach dell’Italia del volley, ha ricordato questa bella storia relativa alla città giapponese di Kumamoto e all’area limitrofa, sottolineando la sua risonanza nella cultura locale e l'interesse che suscita.

Il Femminile "Alieno" nella Fantascienza Giapponese al Femminile

La fantascienza, come genere letterario, ha spesso affrontato il tema dell'alterità, dell'ignoto e dell'incontro con ciò che è diverso da noi. Nel contesto giapponese, e in particolare nelle opere create da donne, il concetto di "alieno" si estende oltre la mera figura extraterrestre, diventando una potente metafora per esplorare la condizione femminile, l'identità di genere e le sfide sociali. La tesi che indaga come il femminile viene descritto, interpretato e rimodellato nelle opere di fantascienza create da donne nel Giappone moderno e contemporaneo, evidenzia un percorso affascinante e critico.

L'introduzione di questa tesi offre un'ampia panoramica sul genere in sé, dai primi sviluppi durante la Restaurazione Meiji, al periodo di declino fino alla nascita di nuovi sottogeneri e la creazione di visioni postumane. Sin dall'inizio, il lettore è in grado di accorgersi di una particolarità relativa alla fantascienza, di un vero e proprio dilemma a oggi irrisolto: è un genere creato da uomini per soli uomini? (Fernbach, 2000). Questo interrogativo fondamentale apre la strada a una discussione sul ruolo della donna non solo come creatrice di contenuti fantascientifici ma anche come loro soggetto-oggetto, citando discorsi del movimento femminista (Klemperer-Markham e Goldstein-Gidoni, 2012).

Al centro di questa analisi vi è il corpo femminile che, come fosse un qualcosa di mutante, di alieno (Kotani e Nakamura, 2002), in grado di portare dentro di sé il seme di una nuova vita, è al contempo simbolo di distruzione e violenza. E proprio la maternità, di cui si parla in Harada Kazue e Raechel Dumas (2018), è un tema chiave di molte opere di fantascienza scritte da autrici donne. Questa ambivalenza del corpo femminile, capace di generare vita ma anche di essere oggetto di violenza o trasformazione radicale, lo rende intrinsecamente "alieno" rispetto alle convenzioni e alle aspettative patriarcali.

Lo stesso corpo femminile, che troppo spesso viene sottoposto allo sguardo maschile del piacere (male gaze), permette alle donne che popolano il mondo della fantascienza - in tutte le sue forme - di aprire dialoghi con gli studi sull’identità di genere, sulla sessualità e la libertà della donna di parlarne. Questi temi si traducono nelle opere citate in questa tesi in utopie in cui la dualità di genere viene messa in discussione fino a scomparire. Le autrici, attraverso la creazione di mondi fantascientifici, riescono a immaginare e costruire spazi in cui le tradizionali dicotomie di genere sono superate, offrendo visioni alternative della società e dell'identità.

Per capire meglio la questione della figura femminile all’interno del mondo della fantascienza giapponese, la ricerca si concentra su alcune tra le più grandi autrici del genere: Suzuki Izumi, Ōhara Mariko e la mangaka Moto Hagio. Nel capitolo finale, si analizzano le loro opere più significative, sviscerando simboli e personaggi che nascondono visioni più ampie e controverse riguardo la società giapponese, con gli occhi di donne che operano in un mondo dominato dalla presenza maschile. Le loro narrazioni non sono solo intrattenimento, ma veri e propri strumenti di critica sociale e di esplorazione delle possibilità di esistenza al di fuori dei paradigmi imposti.

In questo contesto, le donne ibride giapponesi, intese come figure che sfidano le categorie consolidate di identità e genere, diventano emblematiche. Non sono semplicemente creature extraterrestri, ma rappresentazioni di una femminilità che si reinventa, si trasforma e, in un certo senso, si "aliena" dalle aspettative sociali per affermare la propria autonomia e complessità. L'alieno, in queste opere, non è più solo il "mostro" da temere, ma un catalizzatore per la riflessione e la ridefinizione di ciò che significa essere umano, e in particolare, essere donna, in un mondo in continua evoluzione.

copertina di un manga di fantascienza giapponese con una protagonista femminile stilizzata

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