Nel 1973, il panorama del motorsport fu scosso da un evento epocale: l'istituzione del primo Campionato del Mondo Rally (WRC). Questa nuova competizione, creata dalla Commissione Sportiva Internazionale per aumentare la visibilità del rally presso il grande pubblico, riservava una classifica esclusivamente ai costruttori di automobili, ammettendo vetture dei Gruppi da 1 a 4. La stagione inaugurale prese il via, come da tradizione, con il prestigioso Rally di Monte Carlo. In questo contesto storico, Jean-Claude Andruet, navigato dalla sua fedele copilota "Biche", conquistò una vittoria memorabile al volante della sua Alpine A110 1800, iscrivendo il suo nome e quello della casa francese nell'albo d'oro della nuova era del rally.

La Nascita del Campionato del Mondo Rally
La decisione di creare un campionato mondiale per costruttori nel 1973 segnò una svolta per il rally. Il campionato, concepito per vetture dei Gruppi 1-4 (esclusi i prototipi del Gruppo 5), prevedeva un calendario di 13 gare. Il sistema di punteggio attribuiva punti ai primi 10 classificati di ogni evento (20, 15, 12, 10, 10, 8, 6, 6, 4, 3, 2 e 1), ma solo il risultato della vettura meglio piazzata di ciascun marchio veniva considerato per la classifica finale. Per determinare il campione, si sarebbero presi in considerazione i 9 migliori risultati di ogni costruttore nel corso della stagione. Il Rally di Monte Carlo, con la sua lunga e leggendaria storia, fu scelto come evento di apertura, dando il via a una competizione che avrebbe definito il futuro del rally per decenni.
Una Competizione Seria: Il Rally di Monte Carlo 1973
Il Rally di Monte Carlo del 1973, disputato tra il 19 e il 26 gennaio, non fu solo il primo appuntamento del neonato Campionato del Mondo Rally, ma anche un evento di notevole portata, con 279 automobili iscritte, la maggior parte delle quali guidate da piloti dilettanti. Tra i costruttori ufficialmente presenti, spiccavano i nomi che avevano caratterizzato le edizioni precedenti. Nel Gruppo 4 (Gran Turismo Speciale), si contendevano la vittoria l'Alpine-Renault con la sua iconica Berlinette A110 1800, la Fiat con la 124 Rally, la Lancia con la Fulvia 1600 HF e la Datsun con la 240 Z. Nel Gruppo 2 (Special Touring Cars), la competizione vedeva protagoniste la Ford Escort RS 1600, la Renault 12 Gordini e l'Opel Commodore GS/E.
La squadra ufficiale Alpine-Renault schierava un potente contingente di cinque vetture: Jean-Luc Thérier e Marcel Callewaert (n° 4), Ove Andersson e Jean Todt (n° 15), Bernard Darniche e Alain Mahé (n° 1), Jean-Pierre Nicolas e Michel Vial (n° 21) e, naturalmente, Jean-Claude Andruet e "Biche" (n° 18). A questi si aggiungevano piloti "semiufficiali" come Jean François Piot e piloti "clienti" del calibro di Bob Neyret e Bob Wollek, a testimonianza della forte presenza e del prestigio del marchio Alpine.
Il Percorso di Concentrazione: Un Viaggio attraverso l'Europa
Prima dell'inizio della competizione vera e propria, i concorrenti avevano la possibilità di scegliere tra nove città europee da cui intraprendere il loro "percorso di concentrazione": Almeria, Atene, Francoforte-Hanau, Glasgow, Monte Carlo, Oslo, Reims, Roma e Varsavia. Queste tappe iniziali, che si svolsero da venerdì 19 a domenica 21 gennaio, variavano per distanza da 2.463 a 2.735 km, a seconda della città di partenza. La squadra Alpine scelse di iniziare il proprio percorso da Monaco. Tutti i tragitti convergenti ebbero come punto d'incontro Digne, domenica mattina alle 7:30, da dove si diede il via a una prova speciale di apertura di 17 km attorno al Col de Corobin. La partenza delle vetture seguì l'ordine di arrivo dei percorsi di concentrazione. Per le squadre Alpine, il manto stradale al momento della loro partenza era ricoperto di ghiaccio, una condizione che non si presentò quando fu il turno delle Ford e delle Lancia, un dettaglio che avrebbe avuto le sue implicazioni.

Una Gara Ricca di Colpi di Scena
Dopo un giorno e mezzo di riposo, i concorrenti si sono trovati ad affrontare un percorso comune di 1.653 km, scandito da 25 tappe, di cui otto prove speciali per un totale di oltre 235 km cronometrati. La gara fu subito intensa e ricca di imprevisti. Sebbene la Ford di Mikkola avesse inizialmente dominato le prime due tappe, fu Jean-Claude Andruet a riprendere il comando nella tappa di Burzet. Le condizioni meteorologiche avverse in questa speciale furono tali da costringere al ritiro ben 140 equipaggi. Mercoledì 24 gennaio, i piloti Alpine Andruet, Andersson e Nicolas occupavano le prime tre posizioni della classifica provvisoria. Le tre "Berlinette" erano racchiuse in meno di tre minuti, e la Alpine, desiderosa di evitare una battaglia fratricida tra i propri piloti, invitò alla moderazione. Tuttavia, Ove Andersson, già vincitore dell'edizione 1971, era determinato a ripetere la sua impresa.
La competizione raggiunse il suo apice durante le prove supplementari del 25 e 26 gennaio, su un tracciato di 653 km suddiviso in 11 tappe, con otto prove speciali per un totale di 153 km. In due di queste speciali, Andersson guadagnò 15 secondi su Andruet, il quale subì una foratura sul Col du Turini. Questo imprevisto fece scivolare Andruet al terzo posto, facendogli temere di veder sfuggire la vittoria. La sorte, però, riservò un'altra sorpresa: Ove Andersson uscì inaspettatamente di strada sul Col de la Couillole, aprendo nuovamente la strada ad Andruet. Durante l'ultima discesa sul Turini, Andruet recuperò 34 secondi su Andersson, riprendendo così la testa della classifica generale.
Il Col de la Madone: Il Sigillo della Vittoria
L'epilogo della gara fu scritto sull'ultima prova speciale, il Col de la Madone. Jean-Claude Andruet disputò questi 18 km in 15 minuti e 11 secondi, demolendo il record stabilito da Nicolas nel 1970 (16 minuti e 3 secondi). Questa prestazione eccezionale gli permise di tagliare il traguardo finale con un tempo complessivo di 5 ore, 42 minuti e 04 secondi, assicurandosi la vittoria. La sua navigatrice, "Biche", al traguardo, confessò di non aver mai pensato che fosse possibile guidare così velocemente, testimoniando la straordinaria performance di Andruet. Al termine di una gara ricca di colpi di scena e sorprese, Jean-Claude Andruet e il suo navigatore "Biche" ottennero una vittoria indimenticabile al volante della loro Alpine A110 1800.

"Biche": La Prima Donna Campionessa del Mondo Rally
La vittoria di Jean-Claude Andruet al Rally di Monte Carlo del 1973 non fu solo storica per il pilota e per Alpine-Renault, ma anche per la sua navigatrice, Michèle Espinosi-Petit, universalmente conosciuta come "Biche". Con questo successo, "Biche" divenne la prima donna nella storia a vincere una gara valida per il Campionato del Mondo Rally, un traguardo straordinario che aprì nuove prospettive per la partecipazione femminile nel motorsport. Fedele copilota di Andruet per dieci stagioni, "Biche" formò con lui una squadra eccezionale, capace di competere ai massimi livelli nelle gare internazionali. Nata il 28 settembre 1948 a Crémieu, nella regione dell'Isère, fece la sua prima esperienza di gara nel Rally di Ginevra del 1966 con Gérard Larrousse. L'anno successivo incontrò Andruet e divenne sua navigatrice abituale a partire dal 1972. Dal 1973 al 2013, partecipò a 23 campionati mondiali, conquistando due titoli: il Monte Carlo 1973 con Alpine e il Tour de Corse 1974 con la Lancia Stratos HF, sempre al fianco di Andruet. In precedenza, nel 1972, avevano già conquistato il titolo di Campioni di Francia. La loro carriera congiunta fu costellata di successi, tra cui sei rally nel Campionato Europeo e otto nel Campionato Francese.
L'Équipe Alpine: I "Moschettieri" e il Cuore del Reparto Corse
Il reparto corse di Alpine, situato in un'area riservata della fabbrica di Dieppe, era sotto la guida carismatica di Jacques Cheinisse, affettuosamente chiamato "papà" dai piloti. Poco prima dell'inizio del Campionato del Mondo Rally, Alpine divenne ufficialmente Alpine-Renault, a seguito dell'acquisizione di una partecipazione nella società da parte della Régie. Attorno a Cheinisse operava una squadra straordinariamente affiatata, composta da una ventina di meccanici guidati da Gilbert Harivel, capo dell'officina di gara e "veterano" entrato in Alpine nel 1957. Il forte senso di cameratismo si estendeva anche ai piloti di fabbrica, i celebri "Mousquetaires": Bernard Darniche, Jean-Pierre Nicolas, Jean-Claude Andruet e Jean-Luc Thérier. Un esempio tangibile di questo spirito di squadra fu la proposta di Thérier di dividere equamente i premi in denaro dopo ogni gara, indipendentemente dal risultato individuale di ciascun pilota. Questo legame indissolubile tra i piloti e la squadra fu un fattore cruciale per i successi ottenuti.

La Berlinette A110 1800 Gruppo 4: Un'Icona di Leggerezza e Performance
Le Alpine ufficialmente immatricolate dal team Alpine erano tutte A110 1800, omologate nel Gruppo 4 (vetture speciali Gran Turismo). Per la stagione 1973, il reparto corse produsse 24 esemplari di questo modello: 15 telai destinati al Campionato del Mondo, 6 "muli" (vetture di riserva) e 3 unità "clienti da gara". Nonostante la denominazione "1800", il motore utilizzato era un tipo "1600 VC". Il blocco 844, derivato dalla Renault 16, fu sapientemente preparato da Marc Mignotet, che aumentò la cilindrata a 1.798 cm³ (con un alesaggio di 82,5 mm e una corsa di 84 mm). Questo propulsore erogava una potenza di 175 CV a 6.500 giri/min, permettendo alla A110 di raggiungere una velocità massima superiore ai 250 km/h. I telai, costruiti nello stabilimento di Thirons-Gardais, erano disponibili in tre configurazioni: ultraleggero, misto leggero o pesante. Esternamente, la 1800 si distingueva per i parafanghi svasati e i larghi pneumatici Michelin Racing, elementi che accentuavano la sua vocazione sportiva. La superiorità della A110 fu confermata dal fatto che ben sei Berlinette 1800, cinque delle quali ufficiali, si classificarono tra le prime dieci vetture all'arrivo del Rally di Monte Carlo del 1973.
Un Dominio Storico: Alpine-Renault Campione del Mondo Costruttori
Il primo Campionato del Mondo Rally, assegnato esclusivamente ai costruttori a partire dal 1973, fu conquistato da Alpine-Renault al termine di una stagione caratterizzata da livelli di competitività leggendari. La A110 1800 Berlinette dominò il campionato, vincendo sei delle 13 gare in programma. Oltre alla vittoria al Monte Carlo con Jean-Claude Andruet, Alpine si impose in Portogallo, Acropoli e Sanremo grazie a Jean-Luc Thérier, nel Tour de Corse con Jean-Pierre Nicolas e in Marocco con Bernard Darniche. Quest'ultimo ottenne anche la vittoria nel Rally d'Austria, ma fu poi retrocesso al secondo posto dalla CSI. Nella classifica finale, Alpine totalizzò 147 punti, un margine significativo sui suoi inseguitori: Fiat, con 84 punti, e Ford, con 76 punti. Questo trionfo segnò l'apice della carriera sportiva di Alpine nel mondo dei rally, consolidando la sua leggenda.
Alpine A110: una Renault da 100.000€
Jean-Claude Andruet: Il "Cavallo Pazzo" delle Alpi
Jean-Claude Andruet, nato a Montreuil-sur-Mer il 13 agosto 1942, è una figura leggendaria del motorsport francese. Figlio di un emigrato italiano originario della Valle d'Aosta, da giovane fu una promessa del judo, conquistando il titolo di campione junior di Francia. Un infortunio, però, lo costrinse ad abbandonare una promettente carriera sportiva, ma gli lasciò in dote un'eccellente preparazione fisico-atletica e l'abitudine a macinare chilometri come rappresentante in giro per le Alpi con la sua Dauphine. Fu in questo contesto che scoprì il mondo dei rally.
Il suo debutto nel motorsport avvenne nel marzo 1965, a ventiquattro anni, al Rally della Côte Fleurie con una Renault 8 Gordini. Fin dalle prime apparizioni, Andruet si mise in luce per le sue doti velocistiche e acrobatiche, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Cavallo Pazzo". Siamo alla fine degli anni Sessanta, un'epoca in cui le vetture da rally avevano la trazione posteriore e superare i limiti era una sfida ardua. Tuttavia, Andruet possedeva un talento innato e guidare al limite gli veniva naturale. La squadra ufficiale Renault notò le sue capacità e gli affidò un'Alpine-Renault A110 blu, la vettura che avrebbe segnato un'epoca.
Andruet divenne uno dei "Quattro Moschettieri" dell'Alpine-Renault, insieme a Gérard Larrousse, Jean-Pierre Nicolas e Jean-Luc Thérier. Con la A110, si esaltò, mostrando coraggio e classe da campione. Nel 1968 e nel 1970 fu campione di Francia, con successi di prestigio come quelli ottenuti al Tour de Corse, un rally da sempre impegnativo e selettivo, che avrebbe vinto nuovamente nel 1972. Andruet partecipò anche svariate volte alla 24 Ore di Le Mans con l'Alpine A210 e con la Ferrari Daytona di Charles Pozzi, prendendo parte anche al Tour de France.
Il suo inseguimento al trono di Monte-Carlo fu lungo, ma nel 1973 arrivò la grande rivincita. Alla guida della sua Alpine, guidò la storica tripletta delle vetture blu, battendo le Lancia. La sua navigatrice, "Biche", confessò che mai prima di allora l'aveva visto guidare così forte, in particolare sul Col de Turini, dove stracciò di trenta secondi il precedente record.
Il sodalizio Andruet-Alpine si interruppe dopo questa vittoria al "Monte". Il 1974 segnò un salto di qualità: Andruet entrò a far parte della squadra ufficiale Lancia. L'Alpine-Renault A110 stava vivendo il suo tramonto, venendo spodestata dalla Lancia Stratos. Anche con la potente vettura italiana, Jean-Claude ottenne grandi risultati, piazzamenti costanti e una vittoria al Tour de Corse, davanti a Sandro Munari, oltre a exploit velocistici alla Targa Florio e al Giro d'Italia automobilistico.
Nel 1975, dopo aver lasciato la Lancia, fu ingaggiato con un contratto milionario dall'ingegnere Carlo Chiti nella squadra Alfa Romeo per debuttare nei rally con la casa del Biscione. Sebbene i risultati non fossero eclatanti, i piazzamenti non mancarono, come il terzo posto assoluto al Tour de Corse del 1977. Nello stesso anno, coadiuvato sempre da "Biche", iniziò una nuova avventura con la Fiat 131 Abarth Rally, vettura di cui si innamorò e di cui divenne un interprete eccellente, centrando vittorie importanti ad Antibes e al Sanremo.
All'inizio degli anni Ottanta, Andruet abbracciò il progetto Ferrari 308 GTB. Le sue imprese con questa vettura rimasero impresse nella storia, in particolare nel Rally 4 Regioni del 1981, prova del Campionato Europeo e Italiano. Dopo penalità, rimonte e un finale epico sulla lunga speciale "Circuito di Cecima", Andruet ed Emanuelli ribaltarono la situazione, vincendo la speciale e la gara per soli 5 secondi, stremati ma acclamati da oltre 400.000 appassionati.
Nel 1983, il pilota francese fu ingaggiato dalla Martini Racing per disputare alcune gare del Campionato del Mondo con la Lancia Rally 037, prima con i colori ufficiali e successivamente con quelli dell'importatore francese Chardonnet. "Cavallo Pazzo" sembrava essere tornato ai fasti di un tempo, ottenendo un settimo posto assoluto al "Monte" e vittorie in prove di rilievo a livello nazionale.
Gli ultimi anni della sua carriera nel rally videro Andruet passare alla Citroën, ingaggiato per sviluppare una nuova vettura Gruppo B a quattro ruote motrici: la BX 4TC. Nonostante le aspettative, l'auto francese si rivelò poco performante rispetto a mostri sacri come l'Audi quattro, la Peugeot 205 Turbo 16 e la Lancia Delta S4. Con questo prototipo, Jean-Claude ottenne un quarto posto in Svezia, in un rally particolarmente innevato che esaltò le sue doti di guida.
In carriera, Jean-Claude Andruet ha totalizzato oltre 350 rally, tre vittorie mondiali e sette podi iridati, senza contare le numerose partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans. La sua eredità nel mondo dei rally è quella di un pilota eccezionale, capace di imprese memorabili e di aver contribuito in modo indelebile alla storia di questo sport, in particolare legata al marchio Alpine.
La Storia di Alpine: Passione, Leggerezza e Vittorie
Fondata nel 1955 da Jean Rédélé, un concessionario di automobili e talentuoso pilota di rally, Alpine incarna una storia di successi che abbraccia sia i rally che altre discipline competitive. Il nome stesso, "Alpine", fu scelto come tributo al Critérium des Alpes, gara in cui Rédélé aveva ottenuto il suo miglior risultato agonistico, disputata ogni anno sulla catena montuosa delle Alpi nel sud della Francia. La filosofia di Rédélé era chiara: il segreto per un'auto da competizione non risiedeva nella potenza estrema o nella forza bruta, ma in una struttura leggera, compatta e agile. Queste qualità hanno reso le Alpine veloci e performanti nelle tappe dei rally, esaltando la guida dei piloti e catturando l'immaginazione degli spettatori. La leggerezza e la maneggevolezza delle Alpine hanno lasciato un segno indelebile, non solo nella memoria degli appassionati, ma anche nei palmarès delle competizioni.
La Alpine A110, in particolare, divenne un'icona nel mondo dei rally, lanciando la carriera di piloti importanti come il francese Gérard Larrousse. Tuttavia, fu soprattutto la squadra dei "moschettieri", creata da Jacques Cheinisse, direttore sportivo del marchio, a catturare l'immaginazione del pubblico: l'acrobatico Jean-Luc Thérier, il perfezionista Bernard Darniche, l'affidabile Jean-Pierre Nicolas e il brillante Jean-Claude Andruet collezionarono successi a ripetizione.
L'arrivo di piloti stranieri come Ove Andersson rafforzò ulteriormente la squadra. Nel 1971, Andersson portò la prima vittoria al Rallye di Monte-Carlo, e nello stesso anno Alpine conquistò il Campionato Internazionale Rally Costruttori. Il successo fu bissato nel 1973 con la vittoria del Campionato del Mondo Costruttori. Quella stagione fu caratterizzata da un vero e proprio "strike" al Rallye Monte-Carlo, con cinque vetture Alpine nei primi sei posti e un podio completamente blu con Andruet, Andersson e Nicolas. Seguirono una doppietta al Rally del Portogallo con Thérier e Nicolas, e la vittoria di Darniche al Rallye du Maroc.
Alpine non deve la sua immagine sportiva solo ai rally. L'attività in pista è sempre stata intensa, con la 24 Ore di Le Mans come banco di prova e obiettivo primario. Dopo aver debuttato alla maratona automobilistica nel 1963 e aver ottenuto successi in alcune classi specifiche, l'attività si interruppe nel 1969 per poi riprendere nel 1973 con il prototipo V6 A440. Il coronamento arrivò nel 1978 con la storica vittoria assoluta di Jean-Pierre Jaussaud e Didier Pironi su una Renault A442-B Alpine.
Alpine ha trionfato anche nelle monoposto. Già nel 1964, con Henri Grandsire, si aggiudicò il Campionato Francese di Formula 3. Nel 1971, Patrick Depailler divenne campione di Francia con la Alpine A364 'Dinosaure', seguito nel 1972 da Michel Leclère. Nello stesso anno, Alpine fu incoronata campione d'Europa costruttori F3.
La produzione di Alpine cessò nel 1995. Nei 40 anni di attività, furono prodotte oltre 30.000 Alpine per uso stradale, più di 100 monoposto e prototipi da corsa. Il marchio è stato rilanciato nel motorsport nel 2013 e oggi partecipa al WEC (Campionato del Mondo Endurance) in classe LMP2, oltre ad aver sviluppato in collaborazione con Signatech la A110 Rally, che si aggiunge ai modelli da competizione A110 Cup e GT4. La storia di Alpine è una testimonianza di passione, ingegno e successi sportivi che continuano a ispirare.
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