L'idea di sottoporre una berlina di lusso equipaggiata con un motore V12 da sei litri (309 kW-420 CV a 6000 giri/min) a rigorosi test di guida tra le nevi della Lapponia o nel deserto di Dubai potrebbe sembrare insolita. Tuttavia, questo scenario è emblematico della profonda fiducia che un costruttore come Volkswagen riponeva nel proprio prodotto, in particolare nella sua ammiraglia, la Phaeton. Un'ostentazione di sicurezza che si fondava su un progetto solido, basato in larga misura sull'Audi A8, e su una ricca dotazione elettronica. Sistemi come la trazione integrale, il controllo elettronico della stabilità (antisbandamento), il controllo della trazione (antipattinamento) e il sistema antibloccaggio dei freni (ABS) permettevano alla vettura di affrontare senza problemi condizioni estreme come neve e sabbia.

Questa ambiziosa incursione nel segmento delle ammiraglie fu il frutto della visione di Ferdinand Piëch, una figura considerata "mitologica" dagli appassionati, Presidente e CEO del gruppo Volkswagen. A cavallo tra i due millenni, Piëch, prossimo alla pensione, decise di concentrarsi su un progetto che, seppur meno estremo delle auto da 400 km/h che aveva in precedenza supportato, mirava comunque a prestazioni elevate, con la capacità di raggiungere i 300 km/h. La sua idea era quella di creare un'auto confortevole, stabile e silenziosa, una vera e propria "halo car" per il marchio, che ne elevasse la percezione di qualità e raffinatezza.
La Genesi di una Visione: Ferdinand Piëch e l'Eredità Porsche
La figura di Ferdinand Piëch è indissolubilmente legata alla storia dell'automobilismo. Nipote, da parte di madre, di Ferdinand Porsche, Piëch ha avuto una carriera straordinaria. Dopo aver lavorato con il celebre nonno nel reparto corse di Zuffenhausen, contribuendo allo sviluppo della leggendaria Porsche 917 (quella resa immortale a Le Mans e da Steve McQueen), la sua ascesa in Porsche sembrava inarrestabile. Tuttavia, nel 1972, una decisione dello zio Ferry e della madre Louise Porsche stabilì che i membri delle famiglie Piëch-Porsche non avrebbero più ricoperto incarichi dirigenziali all'interno della casa di Stoccarda. Questa svolta portò i nipoti di Ferdinand "il Grande" a intraprendere strade diverse.
Ferdinand Alexander "Butzi" Porsche, designer della prima 911 del 1963, fondò il "Porsche Design Studio", inizialmente specializzato in accessori come valigie, borse, magliette, calendari e modellini di auto, per poi orientarsi verso orologi, occhiali da sole e strumenti di scrittura. Ferdinand Piëch, invece, rimase a Stoccarda per aprire il proprio studio di progettazione. Un anno dopo, nel 1972, Audi gli offrì la posizione di responsabile dello Sviluppo tecnico. Nel 1983, Piëch divenne responsabile del marchio Audi e, nel 1993, prese le redini di Volkswagen, trasformandola nel Gruppo che conosciamo oggi.
Il suo spirito imprenditoriale e la sua ambizione lo portarono a rilevare marchi prestigiosi. Una delle sue prime mosse fu l'acquisizione di un piccolo marchio francese, divenuto italiano negli anni '90 e ormai in bancarotta: dopo aver stretto la mano a Romano Artioli, portò Bugatti in Germania. Si narra che tre quarti del suo team di ingegneri si licenziò dopo aver sentito le sue idee per il progetto "EB 16.4": 16 cilindri, 4 turbo, 1000 cavalli e una velocità di punta di 407 km/h. Rolls Royce Silver Spirit e Bentley Mulsanne erano, per Piëch, esempi di "disastri su ruote" dal punto di vista meccanico e gestionale. Praticamente tutto ciò che Ferdinand aveva toccato si era trasformato in oro.
Stancante, no? Non a caso, l'ultimo grande progetto di Piëch fu un'auto comoda e lussuosa, una vera ammiraglia, da utilizzare come "halo car" per il marchio e come "barca" per traghettarlo verso la pensione. In Volkswagen, si credeva che la qualità delle loro auto potesse competere con quella delle altre blasonate case tedesche. Sebbene Audi con la A8 offrisse già un'alternativa, era percepita come troppo sportiva, una rivale della BMW Serie 7, ma non la migliore Classe S, sebbene il prestigio del marchio con la stella a tre punte fosse indiscusso. L'obiettivo ultimo e più ambizioso di Piëch per la sua ammiraglia era di poter viaggiare a 300 km/h con una temperatura esterna di 50°C e interna di 22°C, senza stancarsi, per 24 ore.

Il Concept D e la Nascita della Phaeton
Il primo concreto risultato di questi sforzi fu la Volkswagen Concept D, presentata nel 1999 al Salone di Francoforte. Questa vettura, che all'epoca appariva come una Passat "sotto steroidi", era 38 cm più lunga e 16 cm più larga, con una carrozzeria quasi da coupé che prefigurava la prima generazione della Porsche Panamera. Il concept montava un motore 5 litri V10 diesel, una delle "follie dell'epoca", capace di erogare 313 CV, e utilizzava sospensioni ad aria anziché a molle.

Dove poteva essere prodotto un simile gioiello della tecnica? Così nacque a Dresda la "Gläserne Manufaktur", ovvero la "Fabbrica Trasparente": un ambiente di produzione quasi chirurgico, con pavimenti in acero e abbondante luce naturale. La produzione in questo impianto, noto anche come la "Fabbrica di Vetro", iniziò nel 2002.
Il nome "Phaeton" evocava un legame spirituale con le Gran Tourer di lusso del passato. Nonostante il suo peso di circa 2.500 kg, la Volkswagen Phaeton con il motore W12 era in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 5,9 secondi, raggiungendo una velocità massima di 300 km/h, sebbene fosse limitata elettronicamente a 250 km/h.

Gli interni della Phaeton erano un inno al lusso e alla tecnologia: legno e pelle pregiati, sedili climatizzati e massaggianti, climatizzazione separata per ogni passeggero e un sistema di infotainment completo di TV, telefono e navigazione. Jeremy Clarkson, in una celebre dimostrazione, evidenziò persino la presenza di un sofisticato deumidificatore. Come ogni prodotto di punta del Gruppo Volkswagen, era dotata di trazione integrale 4Motion, che ripartiva la potenza su entrambi gli assi. Le motorizzazioni spaziavano dal celeberrimo W12 al più piccolo V6 da 3 litri, fino al V10 5.0 diesel del concept del 1999.
Sfide e Delusioni: Il Posizionamento sul Mercato
Fin dal lancio nel 2002, fu subito evidente un problema cruciale: a chi era destinata un'"auto del popolo" con un prezzo che partiva da circa 80.000 euro (e superava i 110.000 euro per le versioni W12)? Sia la stampa che la clientela la paragonavano a concorrenti affermate come la BMW Serie 7, la Mercedes Classe S e l'Audi A8, con la quale era strettamente imparentata. Nonostante un prezzo leggermente inferiore, il marchio Volkswagen non aveva il prestigio sufficiente per vendere una vettura a un costo simile. La percezione del pubblico era che Volkswagen dovesse restare nel segmento delle "auto per il popolo", e la Phaeton si scontrava con questa immagine radicata.

Di conseguenza, le vendite furono deludenti. La nuova e tecnologicamente avanzata fabbrica di Dresda si aspettava di produrre 20.000 unità all'anno, ma non si superarono mai le 6.000. Nonostante l'obiettivo di massima affidabilità, i problemi non mancarono, insieme agli elevati costi di gestione, dovuti anche all'utilizzo di parti Bentley. Tanta tecnologia all'avanguardia implicava anche maggiori possibilità di guasti, soprattutto se sperimentale. La Phaeton costò milioni di euro a Volkswagen, che non riuscì a recuperare l'investimento: si stima una perdita di circa 30.000 euro per ogni vettura venduta. Complessivamente, lo sviluppo e la costruzione della "fabbrica di vetro" di Dresda bruciarono oltre 2 miliardi di euro.
Evoluzione e Addio: I Restyling e la Fine della Produzione
Al momento del lancio, la Volkswagen Phaeton era disponibile con le motorizzazioni a benzina 3.2 V6 da 241 CV e 6.0 W12 da 420 CV. Oltre alla variante standard da 506 cm di lunghezza, la gamma prevedeva anche il modello Phaeton L a passo lungo da 518 cm. L'anno seguente, fu introdotto il motore a gasolio 3.0 TDI V6 da 224 CV, la cui potenza fu poi incrementata a 233 CV nel 2007 e a 240 CV nel 2008. Altri aggiornamenti risalirono al 2005 con il propulsore 6.0 W12 potenziato a 450 CV, e al 2008 con l'unità a benzina 3.6 V6 da 280 CV. Nel 2006, la Volkswagen Phaeton uscì di scena dal mercato statunitense, dove non aveva raccolto il successo sperato.
Nel 2010, la Volkswagen Phaeton fu sottoposta a un restyling di metà carriera, che vide il debutto della configurazione Executive e l'ampliamento della dotazione di serie con la trazione integrale 4Motion, le sospensioni pneumatiche CDC, i sedili regolabili elettricamente in 18 posizioni e il navigatore satellitare con Google Maps integrato. Il frontale ricevette un lifting estetico, con fari anteriori e mascherina che richiamavano, in parte, la Passat quinta serie. Gli interni rimasero un trionfo di lusso e artigianalità, con ampio uso di pelle, legno vero e alluminio. Fu anche in questa fase che vennero introdotti sistemi di assistenza alla guida più evoluti, come il controllo attivo della distanza e poggiatesta reclinabili in avanti in caso di collisione frontale.

La produzione terminò ufficialmente nel 2016, dopo 84.325 esemplari prodotti globalmente, di cui solo 1.248 immatricolati sul mercato italiano. Era quasi pronta una seconda generazione, ma il progetto fu cancellato a causa dello scandalo Dieselgate, e le risorse vennero sempre più direzionate verso la mobilità a zero emissioni. In occasione del 20° compleanno del modello, Volkswagen ha svelato la Phaeton mai nata, che presentava un abitacolo di elevatissima qualità, con un display curvo di ampia superficie al centro della plancia, lo stesso che nel 2018 sarebbe stato visto sulla Touareg con il nome di Innovision Cockpit.
Specifiche Tecniche e Caratteristiche
La Volkswagen Phaeton era disponibile in due allestimenti principali: a 5 posti, o a 4 posti con poltrone singole e una pratica console centrale in cui era possibile installare un frigobar.
Dimensioni:
- Lunghezza: 5,06 m (Standard) / 5,18 m (Lunga)
- Larghezza: 1,90 m
- Altezza: 1,45 m
- Passo: 2,88 m (standard) / 3,00 m (lungo per il mercato cinese)
- Bagagliaio: 500 litri
- Porte: 4
Prestazioni:
- Accelerazione (0-100 km/h): da 5,9s (W12) a 9,4s
- Velocità massima: da 234 a 250 km/h (autolimitata)
- Potenza: da 224 a 450 CV
- Coppia massima: da 315 a 850 Nm (V10 TDI)
- Trazione: Integrale 4MOTION (ad eccezione della 3.2 con trazione anteriore)
- Consumo medio: da 8,5 a 14,5 l/100 km
- Emissioni di CO₂: da 224 a 348 g/km
- Classe ambientale: Euro 4 / Euro 5
I grandi flop della storia dell'auto : Volkswagen Phaeton
Motorizzazioni:La gamma motori della Volkswagen Phaeton era composta da propulsori benzina e Diesel, tutti accomunati dalla disposizione delle bancate a V, con l'eccezione del 6.0 W12, fortemente voluto da Piëch, che offriva prestazioni da supercar.
- Phaeton V6 TDI: La versione più diffusa in Europa, con motore 3.0 V6 diesel (224-240 CV), apprezzata per l'equilibrio tra prestazioni, lusso e consumi ragionevoli per la categoria.
- Phaeton V8 / W12: Le versioni a benzina, con motori 4.2 V8 o l'esclusivo 6.0 W12 (420-450 CV), che offrivano prestazioni di altissimo livello e il massimo del comfort e della fluidità di marcia. La versione a dodici cilindri era in grado di toccare i 300 km/h e di scattare sullo 0 a 100 in 5,9 secondi.
- Phaeton V10 TDI: Una rara e potentissima versione diesel con un motore 5.0 V10, capace di una coppia motrice eccezionale (850 Nm).
Il telaio della Phaeton era condiviso con le contemporanee Bentley Continental GT e Flying Spur, derivato da quello della coeva Audi A8, ma realizzato in acciaio anziché in alluminio, contribuendo al suo peso elevato ma anche a un'eccezionale rigidità torsionale di 37 kNm/grado.
La Phaeton sul Mercato dell'Usato
Essendo fuori produzione e avendo subito una forte svalutazione, la Volkswagen Phaeton si trova oggi a prezzi molto accessibili sul mercato dell'usato. Al debutto, partiva da circa 75.000 euro, con le versioni W12 che superavano i 110.000 euro. Attualmente, sul mercato dell'usato, si possono trovare esemplari a partire da circa 5.000 euro per i primi modelli con motore V6 e chilometraggi elevati, mentre il prezzo medio si aggira tra gli 8.000 e i 15.000 euro per versioni V6 TDI ben equipaggiate. Questo la rende una scelta unica per chi cerca un'ammiraglia di lusso a un prezzo d'occasione, pur essendo consapevoli degli alti costi di manutenzione.
Vantaggi:
- Comfort elevatissimo: sospensioni pneumatiche e insonorizzazione ai vertici della categoria.
- Finiture di lusso: materiali pregiati e attenzione artigianale al dettaglio.
- Rapporto qualità/prezzo eccezionale sul mercato dell'usato.
Svantaggi:
- Forte svalutazione nel tempo.
- Costi di manutenzione e ricambi molto alti, spesso legati all'utilizzo di parti Bentley.
- Design sobrio e poco distintivo rispetto ad altre ammiraglie.
- Elettronica complessa, con possibilità di guasti a sensori e centraline con l'avanzare dell'età.
- Consumi elevati su tutte le motorizzazioni.
La Volkswagen Phaeton è ideale per chi cerca un'ammiraglia di rappresentanza con grande lusso ma con la massima discrezione, per gli appassionati di comfort e silenziosità, perfetta per viaggi in autostrada senza stress. È un'ottima scelta per chi desidera un'auto premium a un prezzo accessibile sull'usato, offrendo un lusso ineguagliabile per la sua fascia di prezzo, ed è adatta a guidatori esperti, abituati a gestire veicoli grandi, potenti e complessi.
Concorrenti e L'Eredità della Phaeton
La Volkswagen Phaeton è stata progettata per competere con le "cugine" Audi A8, BMW Serie 7 e Mercedes Classe S, a cui si aggiungevano l'inglese Jaguar XJ, l'italiana Maserati Quattroporte e la giapponese Lexus LS. Tuttavia, in un mercato dominato da decenni dalle case premium tedesche, la Phaeton ha faticato a ritagliarsi il suo spazio, penalizzata principalmente da un brand che non è mai stato considerato di lusso nel segmento delle ammiraglie. Sebbene abbia ottenuto qualche timida soddisfazione in Cina, un mercato in cui la storia dell'automobile è meno radicata, non ha centrato l'obiettivo in altri mercati cruciali come quello europeo e, soprattutto, quello nordamericano, dove fu ritirata dal commercio dopo soli due anni.
La Phaeton, oltre che un eccellente "regalo di pensionamento" per Ferdinand Piëch, fu una scommessa ambiziosa: una "halo car" sotto forma di limousine per il popolo. Sebbene non sia riuscita a generare i profitti sperati, la "halo car" riuscì in parte a elevare Volkswagen a un nuovo status di qualità e raffinatezza, dimostrando le capacità ingegneristiche e produttive del Gruppo. La sua complessità tecnologica e la sua produzione artigianale nella "Fabbrica di Vetro" rappresentarono un'affermazione del desiderio di Volkswagen di competere ai massimi livelli.

Oggi, pensare alla Phaeton per Volkswagen significa riaprire una ferita mai totalmente chiusa, sinonimo di un investimento massiccio che non ha prodotto i ritorni attesi. Tuttavia, il suo impatto non è stato del tutto negativo. La Phaeton ha dimostrato la volontà di Volkswagen di spingersi oltre i propri confini tradizionali, anticipando tendenze come l'attenzione al comfort estremo, l'integrazione tecnologica avanzata e la cura artigianale degli interni. Molte delle innovazioni e delle tecnologie sviluppate per la Phaeton hanno poi trovato applicazione in altri modelli del Gruppo, contribuendo a elevare il livello qualitativo generale.
La Touareg: Un'Altra Ammiraglia "Silenziosa"
Parlando di ammiraglie e dell'espansione di Volkswagen nel segmento premium, non si può non menzionare la Touareg, lanciata anch'essa nel 2002. Era un SUV di lusso, pensato per sfidare marchi ben più blasonati. La Touareg, a differenza della Phaeton, ha avuto un percorso di successo, affermandosi grazie a un design misurato, senza tempo, abbinato a contenuti tecnici di riferimento. Ogni generazione ha alzato il livello con sospensioni pneumatiche, trazione integrale 4Motion, infotainment all'avanguardia e motori potenti ma raffinati. La Touareg è stata la prima a portare la tecnologia premium a un pubblico più ampio, con innovazioni poi arrivate anche sui modelli compatti.
Con la produzione della Touareg con motore a combustione che terminerà nel 2026, Volkswagen ha deciso di salutare questo modello con un'ultima, elegante edizione speciale, la "Final Edition". Questa versione, disponibile con il 3.0 TDI V6 e nella potente versione plug-in hybrid Touareg R, offre una dotazione ricchissima, sottolineando il ruolo cruciale che la Touareg ha avuto nella trasformazione di Volkswagen. Dopo il 2026, la Touareg potrebbe continuare solo in versione elettrica, forse su piattaforme condivise del Gruppo, segnando la fine di un'era per le ammiraglie a combustione del marchio.
La Volkswagen Phaeton e la Touareg rappresentano due facce della stessa ambizione di Volkswagen di elevarsi nel segmento premium. Mentre la Phaeton è stata un "azzardo" che non ha incontrato il favore del mercato, la Touareg ha saputo ritagliarsi il suo spazio, dimostrando che Volkswagen può competere con successo anche nei segmenti più alti, a patto di trovare la giusta formula tra marchio, prezzo e percezione del valore. Entrambe hanno contribuito, a modo loro, a definire l'immagine e le capacità ingegneristiche del costruttore di Wolfsburg.
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