Guida completa all'amplificatore senza DAC: una scelta purista o pragmatica?

Forse non ci avete mai pensato, ma la maggior parte di voi utilizza ogni giorno almeno un convertitore da digitale ad analogico, meglio conosciuto come DAC. Qualsiasi dispositivo che agisce come sorgente audio digitale (lettore CD o Blu-ray, set-top-box, console, DAP e altri device) ha così bisogno di un DAC per convertire il suo segnale digitale in uno analogico prima che questo giunga alle nostre orecchie. Tutti questi elementi hanno bisogno di una forma d’onda analogica e senza un DAC la vostra collezione di musica digitale non è altro se non un insieme di 0 e 1 che ha senso solo all’interno del dispositivo che la ospita. Questo perché non tutti i DAC sono uguali.

Tanto per cominciare, alcuni non supportano tutte le frequenze di campionamento, mentre altri possono introdurre nel messaggio audio del rumore a causa di circuiti di scarso valore, senza poi considerare la distorsione aggiuntiva dovuta al jitter. Quest’ultimo problema può sorgere ogni volta che un segnale digitale deve muoversi attraverso i circuiti ed è particolarmente fastidioso quando il segnale passa da un dispositivo all’altro.

Detto ciò, scegliere se optare per un amplificatore con DAC integrato o meno è una delle decisioni fondamentali che ogni audiofilo, o semplice appassionato, si trova ad affrontare quando costruisce o rinnova il proprio impianto Hi-Fi. L'amplificatore integrato, che combina preamplificatore e amplificatore finale in un unico chassis, rappresenta il cuore pulsante di un sistema stereo classico. La sua funzione è duplice: pilotare i diffusori con controllo e gestire con delicatezza il segnale proveniente dalla sorgente. La presenza o l'assenza di un DAC integrato influenza non solo la complessità dell'impianto, ma anche le potenziali sfumature della resa sonora e la versatilità d'uso.

schema impianto hi-fi

Il dilemma del DAC: integrato o esterno?

Qualcuno potrebbe chiedersi se valga davvero la pena investire in un DAC esterno se il suo lettore CD, PC o amplificatore ne possiede già uno integrato. La risposta a questa domanda non può che essere il classico… dipende. Innanzitutto bisogna considerare quale materiale audio si è soliti ascoltare. Bisognerebbe quindi partire almeno da contenuti che abbiano una qualità pari a quella di un CD Audio per poi spingersi più in là fino a toccare le vette dell’alta risoluzione. A questo punto entra in gioco la vostra natura più o meno audiofila.

Se siete abbonati a Tidal e volete godervi i Tidal Masters (i brani della piattaforma in alta risoluzione), vi servirà un DAC in grado di decodificare i file MQA. Se, oltre al vostro laptop, volete sfruttare un DAC esterno anche per il vostro lettore CD (che magari ha una decina di anni alle spalle), vi servirà un DAC desktop con più di un ingresso a parte quello classico USB. Tutto insomma dipende da che ascoltatori siete, da che formato di musica siete soliti ascoltare, da che sistema audio partite e ovviamente se siete davvero interessati a migliorare la qualità dell’ascolto.

Molti amplificatori integrati moderni includono un DAC USB, pensati per la riproduzione di file digitali ad alta risoluzione come FLAC, WAV o DSD. Questa funzione permette di collegare direttamente PC, streamer o servizi di musica in alta qualità, senza necessità di dispositivi aggiuntivi, con un risultato sonoro pulito, dettagliato e con una scena sonora ampia. Alcuni tra i modelli con DAC integrato tra i più venduti sono Cambridge Audio EVO SE, oppure Cambridge Audio CXA81.

Tuttavia, alcuni puristi preferiscono un amplificatore "puro" analogico, affidandosi a un DAC esterno per la conversione digitale-analogica. Il vantaggio è una maggiore flessibilità: un DAC esterno può essere aggiornato separatamente senza dover cambiare l'intero amplificatore, e spesso offre prestazioni superiori, soprattutto in fasce di prezzo elevate, rispetto a un DAC integrato di pari costo. Un DAC da poco meno di 100 euro come l’Audioquest DragonFly Black migliora sensibilmente l’ascolto di un laptop economico, mentre anche se avete uno smartphone top di gamma il DragonFly Cobalt può migliorare ulteriormente l’ascolto con una spesa di circa 300 euro. In questo caso, partendo da un PC desktop con scheda audio integrata, si può puntare con meno di 200 euro su un DAC Cambridge Audio DacMagic 100, o sfruttare la compatibilità con i file MQA del S.M.S.L M500 (399 euro), che offre anche ingressi coassiali e ottici. Siete rimasti legati ai cari vecchi CD e cercate il modo migliore per trasformarne la natura digitale in una analogica.

Un DAC esterno, infatti, può essere un passaggio che si farebbe a prescindere quando se ne presentasse l'occasione. Questa scelta è particolarmente sensata se si possiede un lettore CD più datato, come un Technics CD Player degli anni '90, il cui convertitore interno potrebbe non essere all'altezza degli standard attuali. Utilizzare il vecchio lettore solo come meccanica di lettura e affiancargli un DAC esterno di qualità, magari da 500/600 euro, può rivitalizzare la collezione di CD. L'alternativa è acquistare un player più moderno con un DAC integrato valido.

Come scelgo il DAC Hi-Fi? Guida su funzionamento, tipologie e caratteristiche per non fare errori

Il ruolo dell'amplificatore nel suono finale

"L'amplificatore integrato senza DAC, in che percentuale influisce sul suono finale? Leggo di amplificatori che colorano il suono, altri che suonano neutri ecc. Ma non è IL DAC a fare la differenza? Se non è provvisto di convertitore, come può un amplificatore essere responsabile del suono finale?" Queste sono domande comuni, e la risposta è che qualsiasi componente influisce sul risultato sonico finale. Se si considera che in un impianto "maturo" anche i cavi possono ritoccare il suono, si capisce che in una catena audio ogni componente ci mette del suo, attivo o passivo che sia, elettronico o meccanico.

Il DAC fa parte della categoria delle sorgenti, mentre l'ampli è deputato ad amplificare il segnale che gli arriva. Non è che ogni componente abbia la possibilità di creare suono al suo interno e poi di elaborarlo secondo il proprio ruolo. L'unica che "crea" suono è la sorgente, che legge i dati estrapolati da software analogico o digitale. Nel caso del digitale, dopo la lettura avviene la conversione in analogico, per la quale occorre il DAC, che può essere integrato nel lettore oppure un componente separato che viene collegato al lettore tramite uscita digitale.

Dal DAC in poi il segnale musicale entra in quelle elettroniche che possono essere preamplificatori, amplificatori o equalizzatori. Questi apparecchi possono essere "puri" (che fanno solo quello) o integrati, come un ampli integrato che ingloba sezione di preamplificazione/ingressi o un ampli dotato di DAC interno. In ogni caso, per questi apparecchi il segnale musicale ci passa solamente e viene trattato secondo la mansione di ogni componente.

L'audiofilia si articola di step: una volta messa in piedi una catena audio, ci sarebbe da verificare il buon abbinamento tra i vari componenti, che è un passaggio logico per il proprio obiettivo, anche se un po' dispendioso. Al netto delle "sofferenze audiofile", la musica anche solo dall'app, come succede nel mio computer, può suonare egregiamente. E ascoltare un medesimo file, senza una qualsivoglia meccanica di lettura, porta solo che a beneficio.

amplificatore integrato vintage

L'amplificatore integrato: caratteristiche e classi di funzionamento

Un amplificatore integrato è l'hub di un classico stereo. Dovrebbe sia pilotare i diffusori con controllo che gestire delicatamente il segnale dalla sorgente. È allettante lasciare che il numero di watt decida. L'abbinamento elettrico è molto più che l'amplificatore "essere in grado di suonare forte". Dovrebbe tenere saldamente i driver dei bassi del diffusore e allo stesso tempo avere abbastanza risorse di potenza per i transienti - quell'attacco nitido nei tamburi e negli archi che rende la musica viva.

Le caratteristiche sono l'altra metà. Se si passa tutto attraverso un DAC esterno comunque, un amplificatore integrato "puro" analogico può essere una scelta intelligente. Il terzo fattore è la firma sonora. Alcuni amplificatori privilegiano la massima risoluzione e l'attacco, altri offrono una presentazione leggermente più calda e indulgente.

Se i vostri diffusori sono facili da pilotare (alta sensibilità, impedenza stabile), potete spesso privilegiare la qualità del preamplificatore e il basso rumore rispetto alla potenza estrema. Cercate un amplificatore noto per la stabilità a 4 ohm e con un alimentatore serio. È spesso lì che risiede il "controllo". Anche la stanza conta.

Classi di amplificazione: A, AB, D e Ibridi

Classe AB è ancora ciò che molti associano al classico Hi-Fi: spesso una presentazione piena, naturale e molta spinta nella gamma media. Il Roksan Attessa è un esempio di questa filosofia: è un amplificatore in Classe AB con un massiccio trasformatore toroidale. È ferro, rame e corrente analogica. Eroga 80 Watt su 8 ohm, che salgono a 130 su 4 ohm. Significa che scalda un po’ di più e che ha un comportamento un po’ “da motore diesel”. Il volume va girato per sentirlo cantare. A basso volume sembra quasi timido, sornione. Ma appena si passa la metà della corsa… si sveglia il leone. Ha una spinta piena, autoritaria e materica, che riempie la stanza con una densità sonora che solo la buona classe AB sa dare.

La Classe D è diventata una favorita negli amplificatori integrati moderni grazie all'alta efficienza, alle dimensioni compatte e spesso a un impressionante controllo dei bassi. Correttamente implementata, la classe D può suonare estremamente pulita e veloce. Il compromesso è che l'abbinamento con diffusori brillanti e una stanza acusticamente dura può diventare un po' troppo analitico se il resto della catena si orienta allo stesso modo. Ma questo ha iniziato a cambiare negli ultimi anni, dove vediamo un tono molto naturale dai moderni design in classe D. Guardando a B&O e Nuprime, che è uno dei leader negli amplificatori a commutazione, il cambiamento nel tempo è chiaro, dove un buon design può reggere il confronto con i migliori. Lo sviluppo della classe D ha anche significato che oggi si può ottenere un suono migliore a un costo inferiore. Se si desidera la massima prestazione per euro, bassa generazione di calore e un amplificatore pulito che possa stare nei mobili senza "bollire", la classe D è spesso una scelta intelligente.

L'Eversolo PLAY CD monta moduli efficienti da 60 Watt per canale in Classe D. Sulla carta sembra il meno potente del gruppo, ma non bisogna farsi ingannare dai freddi numeri. Per un ascolto in appartamento, per un salotto di medie dimensioni o uno studio, 60 Watt sono tanti e più che sufficienti. Non scalda, consuma pochissimo corrente ed è sempre pronto all’azione istantaneamente. È la scelta razionale ed ecologica.

Il Cambridge EVO 150 SE, invece, è una “Muscle Car” americana travestita da berlina di lusso inglese. Sotto quella scocca elegante battono i moduli di amplificazione Hypex NCoreX. Non sono quelli standard che si trovano ovunque. Cambridge è l’unica azienda al mondo autorizzata a modificarli e personalizzarli secondo le proprie specifiche. Il risultato sono ben 150 Watt per canale su 8 ohm. È una vera centrale elettrica domestica. Ha una riserva di potenza (headroom) che sembra infinita. Non importa se avete diffusori piccoli e “duri” da pilotare, o torri enormi con tanti woofer: lui li prende per il bavero e li fa suonare come si deve. Il controllo sui bassi è ferreo, granitico, non c’è mai un momento di incertezza, nemmeno nei pieni orchestrali più complessi e dinamici.

classi di amplificazione

La Classe A offre un suono caldo, morbido e naturale, ideale per ascolti musicali ricercati, ma tende a scaldare molto e ad essere meno efficiente. Gli amplificatori Ibridi valvolari-transistor uniscono la musicalità delle valvole alla precisione del solido stato, cercando di combinare i pregi di entrambe le tecnologie.

L'interfaccia utente: come interagiamo con le macchine

Un concetto fondamentale che spesso viene trascurato nelle schede tecniche è l’interfaccia utente, ovvero come “parliamo” con queste macchine nella vita di tutti i giorni. Questi non sono oggetti che si nascondono in un armadio tecnico o in un rack polveroso; sono diventati protagonisti del nostro arredamento, esposti con orgoglio nei nostri salotti. Il modo in cui interagiamo con loro definisce il piacere di utilizzo tanto quanto la qualità sonora.

L’Eversolo PLAY CD è sfacciatamente moderno, quasi un gadget proveniente dal futuro. Se siete abituati a vivere con smartphone e tablet in mano, qui vi sentirete a casa in meno di un secondo. Il frontale è dominato da uno schermo touchscreen enorme, definito e luminosissimo, che funge da centro di controllo totale. Non è solo una questione estetica, è funzionalità pura portata all’estremo: si possono scorrere le impostazioni col dito con la stessa fluidità del proprio telefono, vedere le copertine degli album in formato gigante e, per i nostalgici dell’analogico, attivare quei bellissimi VU-Meter digitali che ballano a tempo di musica. È un effetto ipnotico che cattura lo sguardo. Ma il vero colpo di genio di questo modello sta nella fessurina laterale. Il brand ha integrato un lettore CD dentro uno streamer futuristico. È un ponte tra generazioni che sembra dire “Benvenuto nel futuro, ma porta pure i tuoi vecchi dischi”.

Spostandosi sul Roksan Attessa, si cambia completamente registro stilistico. Dimenticate i colori vivaci e i touch screen interattivi. L’azienda inglese ha scelto la via del minimalismo industriale con un look high tech molto rigoroso. Il design è basso, largo, molto “stealth”, quasi invisibile. Sembra quasi un oggetto militare raffinato, progettato per la massima efficienza. Tutto l’utilizzo ruota attorno a una manopola centrale multifunzione, che offre un feedback tattile molto particolare, quasi meccanico, restituendo una sensazione di solidità d’altri tempi. E poi c’è quella striscia di LED arancioni… una firma luminosa elegantissima che attraversa il frontale ma che, intelligentemente, si spegne quasi del tutto dopo pochi minuti di inutilizzo. È la scelta perfetta di chi vuole che la tecnologia ci sia e funzioni alla perfezione, ma non vuole che si veda o che distragga. È discrezione e sostanza della migliore scuola inglese.

Il Cambridge EVO 150 SE entra nel territorio dell’arredamento audio di alto livello, dove il design incontra l’arte. La costruzione in alluminio satinato nero trasmette subito una sensazione di valore assoluto al tatto. Il display c’è, è ampio e a colori, bellissimo da vedere, ma non è touch: si usa con una doppia manopola concentrica che è una gioia da ruotare per precisione e solidità meccanica. Ma la vera magia del design Cambridge sta nella personalizzazione estetica. Nella scatola, infatti, si trovano due set di pannelli laterali magnetici intercambiabili. Si può scegliere un look classico, caldo, vintage (legno color noce, un omaggio al loro primo amplificatore P40 del 1968) o un look moderno, tecnico e aggressivo (neri a griglia scolpita). Cambiarli è questione di un secondo: Click, Clack. E si ha un amplificatore nuovo. È un dettaglio che fa capire quanto il marchio di Londra abbia curato l’esperienza di possesso a 360 gradi, non solo quella di ascolto.

La connettività: il centro nevralgico dell'intrattenimento domestico

Un amplificatore moderno non deve solo suonare bene, deve essere il centro nevralgico dell’impianto se non addirittura della casa intera. La versatilità è una delle chiavi fondamentali per scegliere l’amplificatore integrato perfetto. Le differenze tecniche iniziano a pesare sulle vostre abitudini quotidiane.

pannello posteriore amplificatore

Ingressi digitali: HDMI ARC e ottico

Un punto fermo che accomuna l’Eversolo Play e il Cambridge EVO 150 SE è l’ingresso HDMI ARC. Questo piccolo connettore trasforma il vostro impianto Hi-Fi nel miglior sistema Home Cinema stereo che possiate desiderare. Collegate la TV con un solo cavo HDMI e dimenticatevi di tutto il resto. Accendete la TV? Si accende l’ampli. Alzate il volume col telecomando della TV? L’ampli risponde istantaneamente. Sostanzialmente, vi permettono di dire addio all’audio piatto e metallico del televisore senza complicarvi la vita con soundbar o telecomandi aggiuntivi.

Se l'amplificatore non ha l'HDMI ARC, come nel caso del Roksan Attessa, un ingresso ottico per il collegamento con tutti i TV più o meno recenti è comunque una valida alternativa. Non avrà certamente la comodità del controllo del volume integrato nel telecomando della TV come l’HDMI, ma funziona comunque benissimo per migliorare l’audio dei vostri film. È importante ricordare che, tornando al suono della TV, poiché il segnale digitale tramite uscita ottica dalla TV è stato elaborato dai suoi circuiti interni, c'è una buona probabilità che la qualità del segnale sia deteriorata con risultati peggiori. Qui è un vantaggio se il vostro nuovo amplificatore ha un ingresso HDMI ARC per l'integrazione diretta del suono digitale.

La gestione della musica fisica: CD e Vinili

Per la vostra preziosa collezione di musica fisica, come i CD, l’Eversolo PLAY CD vince a mani basse per praticità. È l’unico del lotto con la meccanica di lettura integrata. Ma attenzione, fa molto di più che “leggere” il disco come un lettore tradizionale. Fa una cosa che gli altri si sognano: il Ripping automatico. Potete inserire il CD e lui, automaticamente, lo copia nella sua memoria interna o su un hard disk USB, scaricando copertine e titoli e trasformandolo in file FLAC perfetti. In pratica, vi permette di “smaterializzare” la vostra collezione fisica senza dover accendere il computer. Una comodità pazzesca per chi vuole archiviare la propria musica. Con Roksan e Cambridge, se volete ascoltare i dischetti argentati, dovete mettere in conto l’acquisto di una meccanica di trasporto CD esterna: una scatola in più e cavi in più da gestire.

Per gli amanti del Vinile, il supporto analogico per eccellenza, sia il Roksan Attessa che il Cambridge EVO 150 SE montano degli stadi Phono MM (Magnete Mobile) di qualità eccellente. Sono ingressi silenziosi, dinamici, perfetti per far suonare al meglio il 90% dei giradischi in commercio. Con il Cambridge ho fatto girare un paio di dischi ed è stato un ascolto caldo, avvolgente, per nulla “digitale”. Ma l’Eversolo tira fuori l’asso dalla manica che non ti aspetti. Incredibilmente, supporta anche le testine MC (Moving Coil). Di solito, per usare testine MC (più raffinate e costose) serve un pre-phono esterno dedicato. Eversolo l’ha messo dentro una macchina che costa meno di 900 euro. È una scelta progettuale che lascia a bocca aperta e che apre le porte a testine di fascia molto alta senza spese aggiuntive per l’utente. Se avete una cartuccia MM più semplice, un buon ingresso phono integrato può essere la scelta giusta e farvi risparmiare denaro e spazio, ma siate onesti riguardo al vostro livello di ambizione.

Il cervello digitale: la gestione dello streaming

Oggi la musica viaggia nell’aria, è liquida, impalpabile. Quando dovete scegliere l’amplificatore integrato, il software è importante tanto quanto l’hardware. Ogni azienda ha scelto una strada filosofica diversa.

Roksan ha puntato tutto sulla sicurezza assoluta e sulla stabilità: BluOS. È forse la piattaforma multiroom più collaudata e solida al mondo. La gestione di più stanze è perfetta, l’indicizzazione della libreria musicale è velocissima anche con migliaia di brani. L’app è forse un po’ spartana graficamente, meno “luccicosa” e accattivante di altre, ma è un vero carro armato. Non si inceppa mai, non perde un colpo. E non dimentichiamo i protocolli “Connect” supportati nativamente: questo vale anche per Qobuz. Quindi, volendo, se ascoltate Qobuz potete usare l’app nativa del servizio e bypassare bellamente l’app di sistema, mantenendo la massima qualità.

Cambridge risponde con la sua piattaforma proprietaria StreamMagic, ormai arrivata alla quarta generazione di sviluppo. È un sistema maturo, incredibilmente veloce e reattivo. Supporta tutto nativamente: Tidal Connect, Qobuz Connect, Spotify Connect ed è certificato Roon Ready. L’interfaccia è veramente facilissima da usare, l’app è piacevole, moderna e responsiva, costantemente controllata e mantenuta efficiente dagli ingegneri di Londra. Anche qui, la funzione “Connect” vi permette di restare tranquilli al massimo: significa che potrete usare l’app nativa del vostro servizio di streaming preferito (come Spotify o Tidal) e “lanciare” la musica all’amplificatore come se fosse un device remoto. Sembra una piccolezza, ma nell’uso quotidiano è una liberazione non dover imparare una nuova app.

Eversolo, infine, gioca una partita a sé stante. Il suo sistema operativo è basato su una versione customizzata di Android. Usarlo è esattamente come usare un tablet dedicato esclusivamente alla musica. L’app di controllo sul telefono è bellissima, ricca di grafica, e può anche replicare la schermata del dispositivo in tempo reale (screen mirroring). È un sistema proprietario molto “aperto”, che permette un livello di personalizzazione grafica che gli altri non hanno. L’app si chiama Eversolo Control e anche questa è estremamente fluida e stabile. Delle tre, è forse la più accattivante come interfaccia grafica. Ha un grandissimo pregio inoltre: permette davvero qualsiasi tipo di configurazione e impostazione, inclusi equalizzatori parametrici e filtri. Sarà sicuramente apprezzata dagli “smanettoni”, a chi vuole esplorare e sperimentare tutto, ma riesce sempre ad essere molto facile e chiara nell’utilizzo anche per i neofiti.

La possibilità di avere lo streaming integrato può essere fantastica per l'ascolto quotidiano, ma è bene considerare le opzioni di aggiornamento. Uno streamer separato può essere sostituito quando nuove piattaforme e app prendono il sopravvento, mentre un integrato con streaming è un insieme più bloccato.

La prova d'ascolto: carattere, timbrica ed emozione

Al di là dei watt e dei chip, la musica… come esce? Ogni macchina rivela una personalità ben definita che vi aiuterà a scegliere l’amplificatore integrato giusto per i vostri gusti.

L’Eversolo PLAY CD offre una sensazione immediata di grande piacevolezza e relax. Il DAC interno (un pregiato chip AKM “Velvet Sound”) lavora egregiamente per smussare ogni spigolo digitale. Il suono è rotondo, equilibrato, mai aggressivo. Non è un amplificatore analitico che vi sbatte in faccia i difetti della registrazione o del file audio, ma cerca piuttosto di farvi godere il brano nella sua interezza. Ha un medio-basso presente, caldo. Le voci sono chiare e definite. È il compagno ideale per chi ascolta musica tutto il giorno, magari come sottofondo mentre lavora o vive la casa. Non affatica mai l’orecchio, nemmeno dopo ore. È un suono accogliente, democratico con tutti i generi musicali ma non eccessivamente smorto o inoffensivo; ha comunque una bella nota di colore e di vivacità. Lo si potrebbe definire… simpatico.

Passando al Roksan Attessa, si entra in un mondo diverso: più… fisico, più viscerale. Qui c’è quella magia tipica del suono inglese tradizionale che punta dritto all’emozione. Il palcoscenico sonoro si allarga, vi avvolge completamente. Ma il vero punto di forza sono le voci umane. Se si ama il jazz vocale, i cantautori italiani, la musica acustica… il Roksan fa un lavoro incredibile. La voce del cantante acquista corpo e presenza. Il suono è caldo, pieno, materico. L’amplificatore sa essere dinamico quando serve, ma il suo vero pregio è la capacità di “raccontare” la musica con una profondità emotiva rara in questa fascia di prezzo. È un suono di pancia, che si sente più che analizzare.

Il Cambridge EVO 150 SE offre un’esperienza d’ascolto totalmente diversa. Qui siamo di fronte a una trasparenza quasi chirurgica, una risoluzione che rivela ogni singolo micro-dettaglio della registrazione. Il suono è velocissimo, reattivo, con un timing impeccabile. I bassi sono granitici e controllatissimi, i medi aperti e le alte frequenze cristalline ma mai affaticanti. Questo amplificatore è per chi cerca la massima fedeltà e trasparenza, per chi vuole sentire esattamente ciò che è stato registrato, senza aggiunte o sottrazioni. Non colora la musica, la riproduce con un’onestà brutale. È perfetto per generi musicali che richiedono grande dinamica e dettaglio, come la musica classica, l’elettronica o il rock progressivo. È una macchina che ti spinge ad ascoltare di più, a esplorare la tua collezione musicale con orecchie nuove. È un suono che non perdona, ma che ricompensa con una chiarezza e una dinamica che pochi altri sanno offrire.

Come scelgo il DAC Hi-Fi? Guida su funzionamento, tipologie e caratteristiche per non fare errori

Considerazioni pratiche e consigli per l'acquisto

Molti fanno un errore costoso: acquistano un amplificatore integrato con "tutto" integrato ma usano ancora dispositivi esterni per le stesse funzioni. Il risultato è raramente migliore - crea solo complessità inutile e spreca denaro in componenti ridondanti nel nuovo dispositivo. Un DAC integrato è da privilegiare se si utilizza la TV via ottico, si riproduce da un computer o da uno streamer digitalmente e si vuole mantenere il sistema pulito e semplice. Allora è più importante che la sezione DAC sia silenziosa, abbia un clock stabile e una buona sezione analogica piuttosto che possa riprodurre "tutti i formati del mondo".

Se si hanno diffusori noti per essere esigenti, scegliere un amplificatore costruito per la corrente e il controllo piuttosto che fissarsi sui "watt massimi". Se si hanno diffusori brillanti e una stanza acusticamente dura (molto vetro, poco tessuto), un amplificatore super-analitico può farvi abbassare il volume senza volerlo. E sì - cavi e alimentazione contano una volta che si ha la giusta base. Stabilite un budget in cui si abbia ancora spazio per l'intero sistema: cavo per diffusori di qualità sensata, un alimentatore stabile e preferibilmente un certo controllo acustico nella stanza se necessario. Una buona regola è scegliere un integrato con almeno un chiaro percorso di espansione: pre-out, buoni ingressi digitali o la possibilità di usarlo come amplificatore di potenza. Quando pensate di aver trovato il "miglior amplificatore integrato per Hi-Fi", ponetevi una semplice domanda di controllo: questo amplificatore vi farà ascoltare più musica - o più gadget?

Un ottimo compromesso qualità/prezzo può essere il Denon RCD-M41DAB. Per quanto riguarda le interfacce USB/SPDIF necessarie per collegare un PC senza uscite digitali a un amplificatore con DAC integrato, la qualità di queste interfacce può influenzare il risultato finale. Non sono tutte uguali: una buona interfaccia garantirà una trasmissione del segnale più pulita e priva di jitter, contribuendo a una migliore qualità sonora.

Per chi sta valutando l'acquisto di un amplificatore senza DAC, alcuni modelli spesso citati includono l'ONKYO A 9030, DENON PMA 520/720 (che farebbe il paio con un lettore CD Denon), MARANTZ PM 5005, ROTEL RA10. Questi modelli rappresentano scelte solide per chi desidera un amplificatore puramente analogico, lasciando la gestione del digitale a un DAC esterno. In passato, si riteneva che un convertitore di oggi da 50 euro fosse probabilmente migliore di uno inserito in un ampli "tutto fare" top di gamma di qualche anno fa, mentre l'amplificazione era sottesa da una tecnologia stabile. Questo suggerisce che un DAC economico nuovo e un amplificatore usato, purché di buona qualità, possano essere una combinazione vincente per un budget limitato.

In sintesi, la scelta tra un amplificatore con DAC integrato e uno senza, accompagnato da un DAC esterno, dipende dalle proprie priorità: versatilità, possibilità di aggiornamento, qualità sonora attesa e, ovviamente, budget. La musica, come recitava Totò, è l'importante, e ogni scelta deve mirare a massimizzare il piacere d'ascolto.

tags: #amplificatore #senza #dac