L'industria automobilistica globale è un palcoscenico di incessanti trasformazioni, dove le alleanze strategiche e le fusioni sono diventate strumenti essenziali per la sopravvivenza e la prosperità. In questo contesto, la potenziale fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e il Gruppo Renault ha acceso i riflettori degli analisti finanziari, degli operatori di mercato e dei governi, evocando scenari di un colosso automobilistico senza precedenti. L'operazione, inizialmente incentrata su FCA e Renault, ha subito una svolta con il successivo annuncio di negoziati tra FCA e PSA (Peugeot-Citroën), introducendo ulteriori livelli di complessità e interesse nell'analisi economica di queste manovre strategiche.

Le Prime Mosse: FCA e Renault Sotto la Lente
La notizia di una possibile fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Renault ha scatenato un'immediata reazione sui mercati finanziari. A Milano, il titolo FCA ha registrato un significativo rialzo, con un'apertura inizialmente cauta seguita da una contrattazione che ha visto un aumento del 10%. Anche Exor, la holding della famiglia Agnelli, ha beneficiato di questa euforia. A Parigi, invece, le azioni Renault hanno mostrato una tendenza opposta, scivolando in fondo al listino, sintomo di una percezione di minore convenienza o di maggiori incertezze legate all'operazione da parte degli investitori francesi.
Gli esperti hanno generalmente promosso l'idea di una fusione, evidenziando le potenziali sinergie di costo come un elemento chiave. Equita, ad esempio, ha stimato risparmi lordi tra i 3,5 e i 5,5 miliardi di euro, pari al 2-3% delle vendite combinate, cifra che si confrontava con i 5 miliardi dichiarati in precedenza in relazione a una potenziale alleanza con Renault. La complementarietà geografica è stata un altro punto di forza sottolineato: FCA vanta una forte presenza in Nord America, mentre PSA (Peugeot-Citroën) è più consolidata in Asia e nel resto del mondo. Inoltre, il "track record positivo di Tavares nell'integrare Opel" è stato visto come un fattore incoraggiante per la gestione di una fusione di tale portata.
Tuttavia, non sono mancate le riserve. Un accordo con PSA è stato considerato "sub-ottimale rispetto a quello con Renault" per dimensioni, concentrazione in Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) ed esposizione al mercato dei veicoli elettrici. Sebbene PSA fosse più avanti di FCA in termini di elettrificazione, l'alleanza Renault-Nissan era leader indiscusso, con volumi di oltre dieci volte superiori a quelli di PSA nel 2018. Le dimensioni complessive previste da una fusione FCA-PSA, pari a 8,7 milioni di veicoli nel 2018, avrebbero posizionato il nuovo gruppo al quarto posto mondiale, ben lontano dai oltre 15 milioni di veicoli raggiungibili con un'alleanza allargata che includesse Renault-Nissan-Mitsubishi. La concentrazione in Emea, post fusione con PSA, sarebbe stata del 43%, mentre con Renault si sarebbe attestata al 35%.
La sfida dell'industria dell’auto elettrica
Le Ombre Politiche e le Dinamiche di Potere
Gli analisti di Equita hanno anche posto l'accento su elementi di incertezza di natura politica. Il supporto del Governo francese, azionista di PSA con il 12,2%, è stato indicato come un fattore determinante, con Exor che aveva attribuito a quest'ultimo la responsabilità del fallimento dei colloqui con Renault. D'altro canto, l'amministrazione Trump aveva precedentemente espresso opposizione all'idea di un'acquisizione cinese del marchio Jeep, mentre DongFeng deteneva il 12% di PSA prima della fusione e circolavano voci di una sua possibile uscita. Da monitorare attentamente anche la posizione del Governo italiano e la reazione dei sindacati.
Le ipotesi di stampa prefiguravano una fusione alla pari tra FCA e PSA, con Exor, Peugeot e lo Stato francese che avrebbero detenuto una quota del 26%. Il concambio, basato sulla media dei sei mesi, era stimato a 1,75 volte. Nonostante queste complessità, l'aspettativa di un accordo di fusione (M&A deal) era alla base delle raccomandazioni di acquisto ("Buy") da parte di alcuni analisti.
Credit Suisse, pur mantenendo una posizione neutrale su PSA, ha riconosciuto la logica positiva del merger, notando che, dopo il fallimento dei colloqui con Renault, era prevedibile che FCA esplorasse un'operazione con PSA. L'istituto finanziario ha ipotizzato che i colloqui con PSA potessero esercitare pressione su Renault per riavviare le trattative. Dal punto di vista strategico, Credit Suisse ha evidenziato come una maggiore concentrazione in Europa potesse beneficiare produttori come Volkswagen, attraverso una potenziale riduzione della capacità produttiva. La strategia di Tavares, focalizzata sull'aumento dei prezzi piuttosto che sulla crescita dei volumi, è stata vista come un punto di forza. Per PSA, il deal avrebbe significato un nuovo accesso ai mercati statunitensi, diminuendo la dipendenza dall'Europa, con sinergie stimate intorno ai 5,6 miliardi di euro.
L'Intreccio Renault-Nissan-Mitsubishi e le Dinamiche Geopolitiche
La questione Renault-Nissan-Mitsubishi ha rappresentato un nodo cruciale e complesso nelle trattative. La proposta di fusione tra FCA e Renault, se estesa ai partner giapponesi, avrebbe creato il più grande produttore automobilistico al mondo, con oltre 15 milioni di veicoli venduti, 649.000 dipendenti, 224 siti produttivi e 23 marchi. Tuttavia, la freddezza apparente del consiglio di amministrazione di Nissan nell'esaminare il piano di fusione paritetica tra Renault e FCA ha aperto scenari diversi: dall'ingresso a pieno titolo nell'accordo, dettato anche dal fatto che Nissan è controllata al 43% da Renault, al disimpegno, passando per la riconquista dell'autonomia azionaria, un'operazione estremamente complessa e costosa.
L'ombra lunga del caso Carlos Ghosn, l'ex CEO di Nissan e Renault, arrestato a Tokyo nel novembre 2018 per illeciti finanziari, ha ulteriormente complicato il quadro. Ghosn, mai pienamente amato a Parigi, e in particolare dal governo francese azionista di Renault, ha rappresentato un elemento destabilizzante nelle relazioni tra le due aziende e i rispettivi governi.
La lettera inviata da FCA a Renault riguardava il primo livello della fusione, generando un gruppo da 8,7 milioni di auto vendute, terzo al mondo dopo Volkswagen e Toyota. I vantaggi ipotizzati includevano sinergie negli acquisti, una maggiore presenza sui mercati (FCA forte negli USA, Renault in Europa e Asia) e lo sfruttamento di piattaforme tecnologiche (Renault avanti nell'elettrico-ibrido, FCA con marchi premium come Alfa Romeo, Jeep e Maserati). Tuttavia, le sovrapposizioni produttive hanno diviso gli analisti.

La Prospettiva di PSA: Una Nuova Rotta per FCA
Il 6 giugno 2019, il Gruppo FCA ha annunciato il ritiro della proposta di fusione con Renault, citando la "struttura e le condizioni attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti". Questo passo indietro ha aperto la strada a una nuova potenziale alleanza. Pochi mesi dopo, il 31 ottobre, FCA e PSA hanno annunciato l'avvio di negoziati per un'aggregazione in un nuovo gruppo industriale.
Questa operazione presentava una logica industriale convincente: eliminava le debolezze reciproche, consentendo a PSA di accedere al mercato nordamericano, mentre FCA avrebbe beneficiato dell'accesso alle piattaforme elettriche di PSA e al mercato asiatico. Il governo francese, azionista anche di PSA, ha manifestato un cauto ottimismo, pur sottolineando la necessità di vigilare sulla governance, la tutela del lavoro e l'impronta industriale. La prospettiva di avere due gruppi automobilistici a matrice francese tra i primi quattro al mondo, entrambi con ambizioni di scalare la classifica, era un elemento di interesse strategico per Parigi.
Molti analisti hanno interpretato l'operazione FCA-PSA come una vera e propria acquisizione da parte di PSA, con il pagamento di un premio di circa il 30% agli azionisti FCA. Questo avrebbe garantito a PSA il controllo "di fatto" della nuova capogruppo, grazie alla maggioranza dei consiglieri di amministrazione (6 su 10) e alla nomina di Carlos Tavares come CEO del nuovo gruppo.
Impatto sull'Industria Italiana e il Ruolo dello Stato
L'aggregazione tra FCA e PSA solleva interrogativi significativi per l'industria italiana. Il settore automotive italiano conta oltre 2.000 aziende, impiega 250.000 addetti e genera 93 miliardi di fatturato. FCA, pur avendo una dimensione multinazionale, mantiene un forte legame con l'Italia, dove impiega decine di migliaia di addetti e possiede 16 stabilimenti.
La storia economica italiana degli ultimi decenni è costellata di acquisizioni di importanti gruppi imprenditoriali da parte di soggetti stranieri. Sebbene questi "cambi di bandiera" abbiano ridotto la necessità di una vigilanza strategica sul tessuto imprenditoriale nazionale, permane la sensazione che esista un "perimetro" da tutelare. L'Italia, infatti, si conferma la settima potenza manifatturiera mondiale.
Il dibattito sull'importanza della dimensione economica della sicurezza nazionale, alimentato da autorevoli personalità, ha visto un crescente interesse per l'Intelligence Economica. La Francia è considerata un esempio virtuoso in questo campo, con una consapevolezza consolidata che la "Sicurezza Nazionale" dipenda anche dalla sicurezza economico-sociale. La "Scuola di Guerra Economica" francese, fondata da C. Harbulot, ha promosso una visione in cui gli stati non mirano più alla conquista territoriale, ma alla costruzione di un potenziale tecnologico, industriale e di know-how per attrarre investimenti.
Il governo francese è intervenuto direttamente nell'operazione FCA-Renault, probabilmente in linea con il piano strategico per il settore automotive francese (Mosquet e Pélata, 2019), volto a fare della Francia un paese leader nei veicoli a basse emissioni e a sostenere la creazione di una filiera europea di produzione di batterie.

L'Intelligence Economica e la Difesa degli Interessi Nazionali
La proposta di fusione FCA-Renault ha evidenziato la necessità di rafforzare la capacità del governo italiano di "Intelligere" situazioni complesse nel campo della sicurezza economico-finanziaria. L'Italia ha compiuto passi avanti significativi nell'ambito dell'Intelligence Economica, come testimoniato dalla Legge n. 133/2011 e dal crescente spazio dedicato alla sicurezza economico-finanziaria nella "Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza" del DIS. Tuttavia, la protezione degli interessi economici sembra ancora focalizzata prevalentemente sui settori produttivi classicamente monitorati dal Governo.
Il caso FCA-PSA dimostra l'opportunità di innalzare ulteriormente la "sensibilità" sul tema da parte delle istituzioni politiche. Strumenti come un "Piano Nazionale per la Sicurezza Economica", un "Perimetro di Sicurezza economica" per gli "Operatori Economici Rilevanti" e un nuovo Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica potrebbero rafforzare la capacità di "Intelligere" da parte del Governo. L'istituzione di un'Agenzia Nazionale Informazioni per la Sicurezza Economica, nell'ambito del DIS, con il compito di cogliere segnali economico-finanziari "non palesi" e rielaborarli con punti di vista critici, potrebbe coordinare e indirizzare pubblico e attori privati.
La fusione FCA-PSA, pur presentando una logica industriale solida, solleva interrogativi sull'impatto occupazionale in Italia. Sebbene la maggiore competitività possa incrementare la produzione e avere ricadute positive sull'occupazione complessiva, le economie di scala riguardano principalmente le attività ad alto valore aggiunto, come ricerca e sviluppo, progettazione e marketing, che si svolgono negli uffici più che in fabbrica. Torino, che ha perso la sua centralità produttiva, rischia un ulteriore ridimensionamento strategico, ma la partita è ancora aperta e la città potrebbe rilanciarsi.
Il Futuro Incerto e le Lezioni Apprese
La fusione tra FCA e PSA, sebbene annunciata come un'aggregazione, è stata interpretata da molti come una vera e propria acquisizione da parte del gruppo francese. Il governo francese, azionista di PSA, ha giocato un ruolo chiave nel definire le condizioni dell'accordo, ponendo l'accento sulla sede operativa della nuova Capogruppo in Francia, il mantenimento dei livelli occupazionali e la presenza di un consigliere governativo nel C.d.A.
La decisione di FCA di ritirare la proposta di fusione con Renault, e successivamente di avviare negoziati con PSA, evidenzia la complessità e la fluidità del settore automobilistico. Le dinamiche geopolitiche, gli interessi nazionali, le alleanze storiche e le sfide tecnologiche si intrecciano in una danza economica che ridefinisce costantemente i confini e le strategie dei principali attori globali. La capacità di adattamento, l'intelligenza strategica e la vigilanza costante sui propri interessi nazionali saranno cruciali per navigare questo panorama in continua evoluzione.