APS e DAC: Due Acronimi, Due Mondi Interconnessi

Nel panorama complesso e articolato della cooperazione internazionale e del settore non profit, si incontrano frequentemente acronimi che, pur nella loro brevità, racchiudono significati profondi e ambiti d'azione distinti ma talvolta convergenti. Tra questi, spiccano "APS" e "DAC", che pur riferendosi a realtà diverse, sono entrambi espressione di un impegno verso l'interesse generale e il miglioramento delle condizioni socio-economiche. Questo articolo intende fare chiarezza su questi termini, esplorandone le definizioni, gli ambiti di applicazione e le interconnessioni, fornendo un quadro esaustivo per comprenderne l'importanza.

Global cooperation network map

L'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e la Cooperazione Internazionale

La cooperazione internazionale, in senso lato, indica qualsiasi attività di collaborazione tra paesi e/o organizzazioni private. Un'accezione più specifica è quella della cooperazione allo sviluppo, che individua espressamente attività e iniziative volte a perseguire il miglioramento delle condizioni socio-economiche in aree ancora a basso tasso di sviluppo. Questi obiettivi possono essere raggiunti anche tramite l’utilizzo di risorse private (crediti di aiuto, supporto istituzionale, concessioni di condizioni commerciali di vantaggio, ecc.).

Si definisce aiuto pubblico allo sviluppo (APS) l’insieme di risorse pubbliche da usare in attività e progetti di cooperazione con paesi a basso tasso di sviluppo. Nel contesto italiano, la materia è disciplinata dalla legge 125/2014, in cui si usa l’acronimo CPS, che sta per cooperazione pubblica allo sviluppo. A partire dai dati relativi al 2018, l’OCSE (Organizzazione Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha adottato un nuovo sistema di calcolo dell’APS, acronimo che in inglese diventa ODA (Official Development Assistance).

Official Development Assistance (ODA) trends infographic

Il Ruolo del Comitato DAC dell'OCSE

Le politiche pubbliche di cooperazione sono coordinate dal Comitato DAC (Development Assistance Committee) dell’OCSE. Questo comitato è un'istituzione cruciale che raggruppa i principali paesi donatori a livello globale. Istituita nel 1960 e operativa dall’anno successivo, l’OCSE promuove un generale principio di crescita economica, compreso lo sviluppo dei paesi non membri e in particolare di quelli più poveri. In questo ambito vengono predisposte intese internazionali e convenzioni, e raccolte di dati statistici con cui valutare interventi e risultati.

All’interno dell’OCSE opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “DAC”. Fanno parte di questo comitato 30 membri, tra cui l’Italia e l’Unione Europea. Il comitato dei paesi DAC ha lo scopo di indirizzare al meglio le politiche di cooperazione allo sviluppo, individuando i principi comuni e definendo le linee guida, gli standard degli interventi da realizzare e gli obiettivi da raggiungere. I paesi membri del comitato DAC sono i maggiori contributori in termini di aiuto pubblico allo sviluppo mondiale. Se si considerano le risorse di APS destinate ai paesi in via di sviluppo, infatti, il comitato DAC contribuisce per il 65% a livello globale.

È bene sottolineare che le spese militari e le attività di peacekeeping in genere non si possono contare come aiuto allo sviluppo, a parte casi specifici come il monitoraggio delle elezioni, attività di formazione del personale (anche di polizia), smaltimento di armamenti e sminamento, ecc.

I Dati dell'APS a Livello Globale e Nazionale

Stando ai dati preliminari, nel 2020 i membri del comitato DAC dell’OCSE hanno destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo poco più di 161 miliardi di dollari a prezzi correnti, con una crescita in termini reali del 3,5% rispetto all’anno precedente. Tra i membri del DAC, i paesi dell’UE considerati collettivamente rappresentano il primo donatore con il 45,1% dell’APS totale (72,7 miliardi). Considerando invece i singoli paesi, il primo donatore risultano essere gli Stati Uniti con 35,5 miliardi di dollari (22% del totale).

Con l’obiettivo di comparare paesi molto diversi tra loro, è utile considerare il rapporto tra l’aiuto pubblico allo sviluppo donato e il reddito nazionale lordo (RNL), uno dei principali indicatori della produzione di ricchezza all’interno di un paese. Se consideriamo questo rapporto (APS/RNL), nel 2020 è stata la Svezia ad aver donato di più tra i paesi DAC: l’1,14% del suo reddito nazionale lordo.

In termini assoluti, l’Italia risulta al decimo posto tra i paesi DAC, con 4,2 miliardi di dollari destinati all’APS nel 2020 (3,5 miliardi di euro). Il rapporto APS/RNL serve a misurare il contributo di ciascun paese in ambito di cooperazione rispetto alla propria ricchezza nazionale. Il dato sul 2020 si riferisce ai dati preliminari forniti da OCSE ad aprile 2021. Il livello di APS destinato dall'Italia è tornato dunque ai livelli del 2015.

Chart of APS/GNI ratios by country

Tuttavia, in quell'anno l'APS italiano, come quello di altri paesi europei, è stato molto influenzato dalla voce "rifugiati nel paese donatore", uno specifico capitolo di spesa dell'APS. In questa voce vengono inseriti fondi impiegati nel paese donatore, inerenti la prima accoglienza dei richiedenti asilo. In quel contesto il problema non era certo la spesa per l'accoglienza dei migranti in sé, quanto piuttosto il fatto che questa fosse utilizzata per sostenere che l'APS italiano stesse aumentando più di quanto effettivamente non fosse. Per questo, fin dal 2018 è stata avanzata la richiesta che i fondi risparmiati sul fronte dell'accoglienza migranti fossero riconvertiti in progetti destinati a contribuire allo sviluppo dei paesi a basso tasso di sviluppo.

Sfide e Prospettive nell'APS Globale

L’assistenza umanitaria globale nel 2016 ha registrato un nuovo record, raggiungendo i 27,26 miliardi di dollari. Tuttavia, emergono elementi preoccupanti nel panorama internazionale dell'APS. Uno di questi è costituito dall’intenzione dell’amministrazione Trump di ridimensionare il contributo americano alla cooperazione internazionale. Gli Stati Uniti, come membri del comitato sviluppo (DAC) dell’OCSE, hanno aderito all’obiettivo di raggiungere lo 0,7% del reddito nazionale lordo (RNL) in aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Rispetto a questo impegno, il governo americano non ha fatto molti progressi negli anni e ancora oggi risulta uno dei contributori meno generosi in termini percentuali tra i paesi DAC con lo 0,19 APS/RNL.

Tuttavia, quando si considerano i valori quantitativi assoluti, il quadro cambia completamente, poiché gli Stati Uniti sono il principale donatore in termini di volume. Vista sotto questa luce, l’intenzione dell’amministrazione Trump di ridurre considerevolmente i fondi destinati agli aiuti internazionali assume un’importanza fondamentale. Nelle intenzioni del presidente, dichiarate esplicitamente nel discorso sullo stato dell’unione, gli aiuti dovrebbero andare solo ai paesi considerati amici degli Stati Uniti, ovvero quei paesi che nei voti dell’assemblea delle Nazioni Unite si sono uniformati alle posizioni di Washington.

Un secondo elemento che emerge osservando i dati è che la Turchia spenderebbe poco meno degli Stati Uniti in aiuto umanitario. Questo dato risalta in misura ancora maggiore se la spesa di ciascun paese viene messa in rapporto alle sue capacità economiche. Non facendo parte del comitato dei paesi DAC, Ankara non ha obblighi specifici sui metodi di rendicontazione e fornisce i dati su base volontaria. Peraltro, una parte di questa spesa viene sostenuta grazie al discusso accordo tra Unione Europea e Turchia del marzo 2016. In particolare, il caso dello Yemen sembra spiegare il fenomeno. In questo paese è in corso dal 2015 un conflitto che ha portato alla più grave crisi umanitaria mondiale. Nel 2016 sono affluiti in Yemen circa 1,6 miliardi di dollari di aiuto umanitario, rispetto ai quali Europa e Nord America hanno contribuito per il 46%. Detto questo, anche interpretare questi contributi in modo del tutto negativo sarebbe comunque una semplificazione eccessiva, poiché il contesto degli aiuti umanitari è sempre multifattoriale.

David Miliband "The future of international aid"

Cooperazione Triangolare: Una Nuova Frontiera

Recentemente, i membri del gruppo di lavoro Rethinking Development Cooperation (RDC) si sono incontrati a Cartagena, in Colombia. Il seminario di tre giorni si è tenuto in concomitanza con la Giornata della Cooperazione Sud-Sud dell’APC Colombia e ha fornito l’opportunità di approfondire la cooperazione triangolare; che è relativamente poco familiare ai paesi donatori del Comitato di assistenza allo sviluppo (DAC) dell’OCSE, ma molto apprezzato dai non membri del DAC.

La cooperazione triangolare è una modalità innovativa che coinvolge tre attori: un donatore tradizionale (spesso un membro del DAC), un paese emergente o "nuovo donatore" e un paese beneficiario. Il principio della condivisione delle risorse che sta alla base dei partenariati triangolari, in cui tutti i partner contribuiscono con competenze, conoscenze e risorse diverse al successo del progetto, in base ai loro punti di forza relativi, rende questi partenariati una modalità efficiente per affrontare le sfide dello sviluppo.

Un vantaggio chiave della cooperazione triangolare è la capacità di riunire gli attori su un piano di parità per condividere la responsabilità, il rischio e la titolarità dei risultati del progetto. A differenza del partenariato “verticale” Nord-Sud, la cooperazione triangolare si basa sui punti di forza di ciascun partner per sostenere obiettivi condivisi, fornendo una base per la costruzione di partenariati di fiducia che potrebbero estendersi oltre la durata del progetto.

Una recente revisione dei progetti di cooperazione triangolare segnalati al Triangular Cooperation Repository dell’OCSE tra il 2000 e il 2022 ha mostrato che Germania, Cile, Norvegia (tramite Norec) e Messico sono stati i paesi più attivamente impegnati nella cooperazione trilaterale, mentre l’UNDP è stata l’organizzazione internazionale più attiva. La maggior parte dei progetti segnalati (41%) è stata attuata nella regione dell’America Latina e dei Caraibi e quasi la metà (46%) ha incluso almeno un attore non statale nell’ambito del partenariato (ad esempio la società civile, il mondo accademico, il settore privato, ecc.).

In parte, la sfida era legata alla preoccupazione per la mancanza di prove sul valore aggiunto della cooperazione triangolare. Ad esempio, se da un lato la cooperazione triangolare consente un partenariato tra più attori, dall’altro rischia di comportare costi di transazione potenzialmente più elevati derivanti dall’impegno con diversi attori e solleva interrogativi sull’efficienza e l’efficacia comparativa della modalità rispetto ai partenariati bilaterali. Ciononostante, nel DAC sono stati lanciati diversi fondi o inviti a presentare proposte di cooperazione triangolare. Ciò include l’Adelante 2 dell’Unione Europea, che consiste in sei fondi di cooperazione triangolare su piccola scala istituiti con Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba e Uruguay per implementare progetti in America Latina; il Programma di Cooperazione Triangolare della Spagna per l’America Latina e i Caraibi; il Fondo di cooperazione triangolare del Portogallo con l’America Latina e i paesi africani di lingua portoghese e il Fondo della Germania per la cooperazione triangolare con l’Asia.

Nel RDC, i membri hanno convenuto che il valore della cooperazione triangolare, in particolare per la costruzione e il mantenimento di partenariati tra gli attori, giustifica ulteriori esplorazioni. All’interno del gruppo, si auspica di portare avanti la discussione, per distillare ulteriori lezioni e sfide dall’esperienza dei membri.

Le Associazioni di Promozione Sociale (APS) nel Terzo Settore

Le APS, Associazioni di Promozione Sociale, sono enti del Terzo settore che portano avanti attività nell’interesse generale. Le associazioni di promozione sociale (APS) sono associazioni riconosciute dal Terzo settore che si occupano di attività di interesse generale a favore dei propri associati o di persone esterne. Nel vasto mondo del volontariato e del Terzo settore, le APS rappresentano una forma piuttosto diffusa. Le associazioni di promozione sociale sono enti del Terzo settore che, grazie al lavoro volontario dei propri associati, portano avanti attività di interesse generale.

Le associazioni di promozione sociale (APS) sono state introdotte nell’ordinamento italiano dalla legge 383/2000. Il Codice del Terzo settore le identifica come enti del Terzo settore. Il legislatore con tale definizione comprende quindi l’APS tra gli enti del Terzo settore che devono sottostare al nuovo codice del Terzo settore, escludendo quindi la possibilità agli enti non commerciali di utilizzare tale acronimo in mancanza di rispetto di tali imposizioni.

Third sector organizational chart

Caratteristiche Distintive delle APS

La definizione di Associazione di Promozione Sociale si riscontra all’interno dello stesso codice del Terzo settore, in particolare essa è contenuta nell’art. 35 del d.lgs 117/2017. Le peculiarità dell’APS sono molteplici:

  • Ente del Terzo Settore: appare una puntualizzazione banale ma è invece di primaria importanza, in quanto da essa discende un potenziale comportamento sanzionabile, quello compiuto dagli enti che potrebbero usufruire di tale denominazione senza rispettare le norme imposte dal codice o senza procedere con l’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore).
  • Associazione Riconosciuta o Non Riconosciuta: tale specifica permette all’APS di poter essere costituita seguendo quanto previsto dal codice civile agli artt. 14-35 per le associazioni riconosciute, e agli artt. 36-42 per quelle non riconosciute. Si ricorda che il riconoscimento in questo senso si riferisce all’ottenimento della personalità giuridica e quindi dell’autonomia patrimoniale perfetta.
  • Numero dei Fondatori: il nuovo codice del Terzo settore impone alle APS e alle ODV (Organizzazioni di Volontariato) di avere tra i soci costituenti l’ente un numero minimo di 7 persone fisiche o di 3 associazioni, per salvaguardare il principio di democraticità, punto cardine del settore associazionistico. I soci possono anche essere altri enti del Terzo settore o realtà senza scopo di lucro ma nella quota massima del 50%.
  • Soggetti Destinatari Attività: questa rappresenta una delle componenti essenziali per definire l’animus dell’APS. L’associazione di promozione sociale deve infatti svolgere in maniera prevalente la sua attività nei confronti dei soci, associati e loro familiari. Tale diversità si riscontra da una lettura comparata degli artt. 32 e 35 del d.lgs 117/2017. L’art. 32 dispone che le attività delle ODV sono rivolte prevalentemente a soggetti terzi, mentre l’art. 35 stabilisce che le APS si rivolgono in via prevalente ai propri associati. Nello specifico, per rimarcare anche la vicinanza con la tipizzazione di ente non commerciale conosciuta come circolo aperto, il quale può decidere di entrare a far parte del Terzo settore nelle vesti di APS, preme sottolineare che come previsto al comma 4 dell’art. 35 “le associazioni di promozione sociale possono svolgere attività anche nei confronti di associati di altre associazioni di promozione sociale aderenti alla medesima rete associativa.”
  • Tipologia di Attività Esercitata: le attività che può esercitare una APS sono quelle contenute nell’art. 5 del d.lgs 117/2017, le quali sono definite attività generali. Inoltre, può compiere in modo sussidiario e complementare altre attività connesse alle principali, come disciplinato all’art. 6 del d.lgs 117/2017. Per quanto riguarda l’area di intervento, non ci sono vincoli o particolari indicazioni: le associazioni di promozione sociale possono occuparsi di ogni tematica, purché l’esito sia l’interesse generale. Qualunque sia dunque il tema di cui si occupano, possono mettere in atto diverse azioni, tra le quali attività di raccolta fondi, formazione culturale, promozione nei confronti della comunità.

Aspetti Organizzativi e Fiscali delle APS

L’APS deve assumere la forma dell’associazione, riconosciuta o non riconosciuta. L’associazione promozione sociale diventa tale tramite costituzione ufficiale con una scrittura privata registrata autenticata o con atto pubblico.

Le associazioni di promozione sociale sono molto simili alle associazioni di volontariato, ma con una differenza fondamentale: in alcuni casi le APS possono pagare i propri soci. Non è da escludere la possibilità di avvalersi di lavoratori dipendenti, come infatti è previsto dall’art. 36. Le associazioni di promozione sociale possono utilizzare lavoro autonomo e lavoro dipendente, anche da parte degli associati, e ovviamente sempre al fine del perseguimento dei propri obiettivi specifici o dell’interesse generale.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’assenza di vincoli all’ingresso: le APS non possono prevedere vincoli o particolari requisiti al rispetto dei quali è subordinato l’ingresso. Il comma 2 dell’art. 35 del d.lgs 117/2017 prevede difatti che “Non sono associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale”.

L’associazione di promozione sociale gode di diversi esoneri e agevolazioni fiscali. Di fatto, l’unico costo per la costituzione è quello dell’imposta di registro ed è pari a 200 euro. Le marche da bollo non vanno pagate dalle APS.

La gestione di un’associazione di promozione sociale coinvolge diverse attività che vanno dalla pianificazione strategica alla gestione operativa quotidiana. Innanzitutto occorre stabilire la missione dell’associazione e gli obiettivi che desidera raggiungere. In seguito, l’APS elabora un piano strategico che definisce le attività e le iniziative necessarie per raggiungere tali obiettivi. Questo piano dovrebbe includere una pianificazione finanziaria, una valutazione dei rischi e delle opportunità, una strategia di comunicazione e marketing e una pianificazione delle risorse umane.

Un’altra tipologia associativa che caratterizzava il mondo del no profit prima della riforma e che sicuramente, in caso di ingresso nel RUNTS, convergerà nella categoria delle APS è l’Associazione Culturale. Il legislatore ha difatti inserito all’interno dell’art. 5 del d.lgs 117/2017 l’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo.

David Miliband "The future of international aid"

APS e Volontariato: Differenze e Punti di Contatto

Le associazioni di promozione sociale sono molto simili alle associazioni di volontariato, ma con una differenza fondamentale: in alcuni casi le APS possono pagare i propri soci. Questa distinzione è cruciale nel contesto del Terzo settore italiano, dove la gratuità delle prestazioni dei volontari è un principio cardine per le ODV. Mentre le ODV sono caratterizzate dall'attività di volontariato dei propri associati a favore di terzi e senza alcun corrispettivo, le APS, pur basandosi anch'esse sul lavoro volontario dei propri associati per attività di interesse generale, possono avere soci che svolgono attività lavorative retribuite nell'ambito dell'associazione, in accordo con specifiche normative.

La differenza più importante tra ODV ed APS risiede nell’individuazione dei soggetti destinatari dell’attività istituzionale. L’art. 32 del d.lgs 117/2017 dispone che le attività delle ODV sono rivolte prevalentemente a soggetti terzi, estranei all'organizzazione. Mentre l’art. 35 del d.lgs 117/2017 stabilisce che le APS si rivolgono in via prevalente ai propri associati, ai loro familiari o ad associati di altre APS aderenti alla stessa rete associativa. Questa specificità di destinatari riflette la natura delle APS come enti che promuovono l'aggregazione sociale e la partecipazione dei propri membri, pur mantenendo un focus sull'interesse generale.

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