La storia dell'Audi quattro è intrisa di innovazione, successo sportivo e un'audace visione che ha ridefinito il concetto di veicolo ad alte prestazioni e trazione integrale. Nata in un'epoca di grandi cambiamenti, quando moriva Elvis e nasceva il punk, con due Germanie e con l’URSS unita, la Audi quattro ha conquistato il mondo dell'automobilismo e si è affermata come una leggenda, accumulando 24 vittorie in quattro anni magici, due mondiali piloti e due mondiali costruttori rally. Questo modello non solo ha dominato le competizioni, ma ha anche garantito ad Audi un posizionamento strategico di cui ancora oggi, a distanza di decenni, l'azienda raccoglie i frutti.

Le Radici della Trazione Integrale: Un Breve Excursus Storico
È importante sottolineare che la trazione integrale, negli anni '70, non era certo un concetto sconosciuto, ma piuttosto una tecnologia conosciuta da circa settant'anni. Già nel 1900, Ferdinand Porsche aveva introdotto il primo veicolo a quattro ruote motrici, la Lohner-Porsche, un'innovativa ma singolare carrozza ottocentesca che, incredibilmente, era anche elettrica. Un'anticipazione di 117 anni rispetto all'era di Elon Musk e delle Tesla. Lo stesso Ferdinand Porsche, tra il 1935 e il 1945, aveva condotto numerosi esperimenti con la trazione 4x4, dando vita a veicoli come la Kommandeurwagen, un imponente Maggiolone da guerra, e la Schwimmwagen, un veicolo anfibio militare. Nel 1948, in una Germania dilaniata dalle macerie, Porsche realizzò un'altra meraviglia: la Porsche Tipo 360 "Cisitalia", una delle prime monoposto da corsa a quattro ruote motrici di sempre. È significativo ricordare che le moderne Formula 1 odierne sono ancora a trazione posteriore.
Tuttavia, dopo l'exploit di Porsche con la 360, sarebbero trascorsi altri trent'anni - e una corsa sfrenata verso soluzioni innovative nel motorsport alla fine degli anni '70 - prima che le quattro ruote motrici diventassero un fenomeno di massa e non più appannaggio esclusivo del mondo fuoristrada. E sarà Audi a realizzare questa trasformazione, un'azienda strettamente imparentata con Porsche, anche e soprattutto ai tempi, proprio nel senso del sangue. Ma, come accennato, trent'anni dopo.

L'Intuizione di Ingolstadt e la Nascita del Progetto "quattro"
Il 1977 fu l'anno in cui a Ingolstadt - dove negli anni '60, dalle ceneri dell'Auto Union, era rinato il marchio Audi - maturò un'idea destinata a conquistare il mondo dell'auto: la tecnologia quattro, scritta proprio così, minuscolo. Si trattava della trazione integrale permanente. Ma come si giunse a questa scoperta? La leggenda narra che nel febbraio del '77, durante i test invernali in Finlandia, un ingegnere Audi, Jörg Bensinger, notò qualcosa che oggi appare lapalissiano, ma all'epoca era meno evidente. Sulla neve, il non bellissimo, ma pratico fuoristrada Volkswagen Iltis a quattro ruote motrici, superava berline ben più blasonate, ma a trazione anteriore o posteriore. L'Ing. Bensinger, con una notevole esperienza e un carattere determinato, aveva lavorato in Porsche, BMW e Mercedes, lasciando ciascuna azienda a causa di divergenze sulla direzione tecnica, dimostrando la sua ambizione e la sua avversione per la banalità.
Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche, era ai vertici di Audi e responsabile dello sviluppo tecnico. Come si diceva, a proposito di legami di sangue. Da tempo Piëch desiderava riposizionare sul mercato la non esattamente supersexy Audi degli anni '70, e per questo scommise su una vettura totalmente nuova, a trazione integrale, sportiva e altamente tecnologica per l'epoca. Tre anni dopo, al Salone di Ginevra del 1980, presentò l'Audi quattro - sempre minuscolo quel quattro, è bene ricordarlo.

A seguire il design, derivato dalla mansueta Coupé GT, fu Martin Smith, classe 1949 e all'epoca un trentenne. Un ragazzino: forse oggi gli affiderebbero il disegno di un parafango, un gruppo ottico, mezzo fanale. Invece, tirò fuori un capolavoro. La quattro di Ginevra 1980 fu il preludio a una rivoluzione che avrebbe travolto nei primi anni Ottanta i rivali nel mondiale rally, ma che avrebbe garantito soprattutto ad Audi un posizionamento strategico di cui gode i frutti ancora oggi, a trent'anni di distanza. Ancora oggi, se pensiamo a "quattro", alla trazione integrale su un'auto, pensiamo ad Audi. E in Audi capirono in fretta come farci venire questo collegamento mentale: fin dal novembre del 1982 entrarono infatti a listino i modelli 80 a trazione integrale, cui nel 1983 seguirono l'Audi 100 e la 200. Sono tutte quattro, anzi, "qvattro", pronunciato alla tedesca.
Audi Quattro: il sistema che TI SALVA davvero (e quello da evitare!)
L'Ur-quattro: La Progenitrice Leggendaria
L'Ur-quattro è la progenitrice voluta da Piëch, la prima della stirpe. Era un'auto complicata da assemblare, messa insieme in maniera semi-artigianale da Audi e Baur. Era mossa da un'evoluzione di un propulsore che aveva già qualche annetto: il 5 cilindri da 2.1 litri abbinato a un turbocompressore con intercooler. Per i tempi, però, era una sportiva vera: la quattro scaricava a terra 200 Cv ed era relativamente leggera, a vuoto pesava 1.280 kg. Per capirci: una Audi RS3 odierna di Cv ne ha 400 e pesa circa 200 kg in più. Immissione sul mercato, la Audi quattro fu un successo in termini di vendite e solo nei primi due anni la casa dei quattro anelli ne sfornò circa 2.000 esemplari al prezzo non popolare di 50.000 marchi. Li vendette ancora prima di capitalizzare i successi sportivi, li vendette perché la quattro era diversa da tutto il resto che si potesse guidare in quell'epoca. Oggi, per metterne una in buono stato in garage serve più o meno la stessa cifra di allora: ma in euro.

Le origini del progetto risalgono alla fine degli anni '70, con le idee del telaista Jörg Bensinger. In casa Audi ci si concentrò sugli svantaggi delle auto a trazione anteriore in relazione, ad esempio, ai fuoristrada, tra cui la scarsa aderenza nelle situazioni di bagnato. Deficit che poi andavano ad amplificarsi nei modelli Audi, già all'epoca forieri di grandi prestazioni. Per riuscire nel progetto, supervisionato da Ferdinand Piëch, Audi partì dalla sua coupé 80 GT adottando la trazione a quattro ruote motrici abbinata a ben tre differenziali. Una soluzione necessaria a gestire la potenza derivata dal motore scelto da Audi per alimentare la nuova berlina: un 5 cilindri 2.1 turbocompresso da 200 cv, 285 Nm di coppia con iniezione meccanica a firma Bosch. Ne scaturivano prestazioni da supercar - 220 km/h di velocità massima e 7,1 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h - finalmente ben gestite dalla trazione integrale, che diede quindi il nome al modello, quattro, o anche Ur-quattro (dal tedesco "ur", "originario", in quanto prima macchina europea di ampia produzione ad adottare la soluzione all-wheel-drive). Presentata al Salone di Ginevra nel 1980, attirando l'attenzione con il suo stile aggressivo e "muscoloso", Audi quattro divenne presto un cult del mondo automotive.
Gli interni della Ur-quattro presentavano rivestimenti in pelle marrone con inserti pieghettati in diagonale sui sedili e sui pannelli delle porte, oltre a una moquette nera con tappetini marchiati Audi. In dotazione, alzacristalli elettrici, cruise control, mentre la radio era spesso rimossa. Un pannello montato nella console centrale conteneva una manopola per i bloccaggi dei differenziali.
Il Battesimo del Fuoco nei Rally: L'Epoca d'Oro della quattro
Fu nei rally, però, che all'epoca - fine anni '70, primi anni '80 - si giocò il vero campo di prova per quel genere di vetture. E la quattro non si fece pregare, perché è dalle vittorie in un motorsport mille anni luce lontano da quello odierno che sorsero i miti che veneriamo ancora oggi. Leggende come Michèle Mouton - e la navigatrice Fabrizia Pons - che proprio su Audi quattro vinsero il Sanremo 1981, le prime donne della storia a riuscirci, per esempio.

A proposito della superiorità tecnica di quella Audi quattro e della Mouton; Walter Röhrl - il più grande rallysta di sempre - nel 1982 era alla guida di una Opel Ascona 400. A campionato iniziato sembrava rassegnato, e spiegava: "Quel che ho capito dall’inizio del Mondiale è che la vera sfida arriverà da un’innovazione tecnologica, da una nuova auto a quattro ruote motrici che mostra la strada da percorrere in futuro. Probabilmente ne uscirò sconfitto. Ma non ci vedo niente di male". Tempo due anni - e qualcuno prima di corteggiamento… - e Walter Röhrl entrò nel team ufficiale Audi. Era il 1984.
Sulla quattro Röhrl avrebbe vinto parecchio. Ma in piena epoca di mostri del Gruppo B anche la quattro iniziò a soffrire le rivali, soprattutto la Peugeot 205 Turbo 16, un'altra macchina per i tempi rivoluzionaria. Così anche la quattro venne evoluta: se per il Gruppo B sarebbe nata la rarissima Sport quattro a passo accorciato, le evoluzioni della quattro "tradizionale" sarebbero state contraddistinte dalla sigla A1 e A2. Ma a quel punto si concluse la saga della Ur-quattro - e della sua sorellina a passo accorciato, la Sport quattro. A dominare gli sterrati, sia da una parte dell'oceano, nella vecchia Europa, sia negli Stati Uniti, sarebbe stato altro in quegli anni: spesso marchiato con quattro anelli, spessissimo a quattro ruote motrici. Oltre alle vittorie nel campionato statunitense Trans-Am - ma con l'Audi 200 quattro - da ricordare il record di Walter Röhrl nella cronoscalata di Pikes Peak. Sui 19.99 km - e 156 tra curve e tornanti… - la Sport quattro S1 E2 Pikes Peak di Röhrl scese per la prima volta sotto la barriera degli 11 minuti. Un record che durò un anno esatto e venne limato l'anno successivo da Ari Vatanen su Peugeot 405 Turbo 16. Di soli 63 centesimi di secondo.

Le Tappe Fondamentali nel Motorsport
Nel 1979, l'Audi presentò alla FIA domanda per iscrivere una vettura a trazione integrale. La FIA accolse la richiesta con un certo scetticismo: "Massì, chi vuoi che porti qua un fuoristrada per correre contro mostri del calibro della Stratos?". Ottima idea. Così, nel 1981, al Mondiale Rally, l'Audi schierò due Quattro al via del Rally di Montecarlo. Nonostante le vetture si ruppero entrambe per problemi di gioventù, già al successivo Rally di Svezia, il pilota Mikkola mise dietro tutti, rivelandosi imprendibile sulla neve. L'Audi che gareggiò era praticamente una vettura stradale, a parte il motore che erogava 300 cv. Per la prima stagione di partecipazione nel mondiale Rally, la Quattro venne iscritta a soli 8 appuntamenti su 12 previsti. Nonostante l'impiego part-time e gli inevitabili problemi di sviluppo, la nuova nata conquistò ben 3 vittorie assolute nel campionato e alla fine Mikkola fu terzo nel mondiale, mentre l'equipaggio tutto al femminile Mouton/Pons arrivò 8°. Non male.
L'anno successivo, il 1982, l'Audi iniziò la stagione con una Quattro decisamente più affilata. Per il marchio, fu un anno di transizione tra il Gruppo 4 e le famigerate Gruppo B. Audi era decisa a imporsi a tutti i costi. Spinta dai 340 cv sviluppati dal nuovo motore con basamento in alluminio, la Casa vinse 7 gare, portandosi a casa il Mondiale Costruttori e finendo 2°, 3° e 4° nella classifica Piloti. Ormai era chiaro a tutti che la trazione integrale nei rally era il futuro: nonostante qualche estemporanea vittoria su asfalto di Rohl su Opel Ascona e della Lancia 037, era lampante che la trazione Quattro portava enormi benefici prestazionali. La Lancia 037 strappò proprio nel 1983 il mondiale Costruttori, ma dovette cedere a Mikkola su Audi Quattro il mondiale piloti. I tempi erano maturi: nel 1984 fece ancora meglio. Mikkola vinse il secondo Mondiale Piloti consecutivo e l'Audi vinse anche il Mondiale Costruttori, lasciando le briciole agli avversari.
Oltre il Rally: L'Eredità della quattro nelle Competiczioni
Quando il pericoloso Gruppo B fu cancellato dal panorama delle competizioni, nel 1986, nessun costruttore pensò più di abbandonare la trazione integrale. Il nuovo Gruppo A prevedeva vetture decisamente più lente del Gruppo B, ma le auto che nacquero rimasero nel solco tecnico tracciato dalla Quattro. Lancia Delta Evoluzione, Subaru Impreza WRX, Mitsubishi Lancer EVO, Ford Escort Cosworth: in tutte c'è un pizzico di Audi Quattro e forse tutte queste auto non sarebbero mai esistite senza l'intuizione di Audi e del team capitanato da Bensinger.
La carriera sportiva del sistema quattro non si limitò esclusivamente alla ghiaia. Audi rivoluzionò le gare su circuito quando entrò nella serie Trans Am nel 1988 con la sua berlina Audi 200 a grandezza naturale. Con grande sorpresa di tutti, l'auto di grandi dimensioni si dimostrò estremamente competitiva contro auto sportive purosangue come la Chevrolet Corvette o Merkur XR4ti (versione americana della Ford Sierra XR4i). Il sistema quattro era talmente vantaggioso che la SCCA lo vietò per l'anno successivo del campionato. Di conseguenza, i tedeschi concentrarono i loro sforzi sul campionato IMSA, molto meno vincolante, per il quale idearono una versione selvaggia dell'Audi 90. L'IMSA Audi 90 GTO era più simile alla suddetta vettura del Gruppo B che all'Audi 90 da strada. Con 720 CV di potenza, queste auto raggiungevano i 100 km/h in circa 3 secondi. Sebbene ottennero ottimi risultati in gara, erano ben lontane dal vantaggio schiacciante che l'Audi aveva nella serie Trans Am.

L'Evoluzione della quattro Stradale: Dalle Origini ai Modelli Successivi
Le quattro ruote motrici che Audi aveva imparato a dominare con enorme anticipo sui rivali rappresentavano un vantaggio di anni o decenni sui competitor, un vantaggio di cui Audi commercialmente ha goduto in esclusiva fino almeno a metà anni novanta. L'ultima Audi quattro uscì dal listino nel 1991. In totale, ne furono assemblate 11.452.
Per il 30° anniversario della sua nascita, nel 2010, Audi presentò la quattro concept, basata sulla RS5. Le aste di RM Sotheby's si tingono della storia. L'appuntamento fu fissato in Arizona, il 22 gennaio 2021, quando la nota casa d'aste britannica mise in vendita un esemplare di Audi quattro risalente al 1983. La prima auto europea di serie con la trazione integrale: basterebbe questo dato per permettere ad Audi quattro di sedersi al tavolo delle più importanti di sempre.
Gli appassionati possono mettere le mani sulle quattro originali: Audi ha prodotto per 11 anni una versione sportiva a trazione integrale della Coupé di prima generazione. Tutte offrono lo stile tipico degli anni '80 con passaruota bombati e il glorioso motore turbo a 5 cilindri. Sebbene la quattro non sia cambiata molto esternamente nel corso della sua vita, Audi ha apportato numerose modifiche sotto il cofano. Le prime auto, note anche come Ur-quattro, avevano differenziali centrali e posteriori bloccabili, abbinati a un motore SOHC 10V da 2,1 litri, che erogava 197 CV. Le versioni successive sono state ulteriormente migliorate con l'implementazione dei differenziali Torsen e di motori più grandi da 2,2 litri 20V, che erogavano circa 220 CV.

Le "Fuoriclasse" della Trazione Integrale Audi
Non tutte le Audi a trazione integrale occupano lo stesso spazio nella storia del marchio e nel cuore degli appassionati. Ecco alcune fuoriclasse per doti nascoste, nobili origini o… portamento:
Ur-quattro: La mamma di tutte le Audi a trazione integrale ("Ur" significa originale) oggi fa quasi tenerezza. Nonostante le linee squadrate che denunciano il suo sapore tipicamente eighties, ci sono abbastanza particolarità per custodirla gelosamente in garage: la prima trazione integrale Audi, il motore turbo a 5 cilindri sotto il cofano e il pulsante sul tunnel per bloccare il differenziale.
Sport Quattro: Mentre i concorrenti come Lancia e Peugeot pensavano a veri prototipi camuffati da auto comune (Delta S4 e Peugeot Turbo 16), in casa Audi si decise di rimanere collegati alla realtà della produzione. Ma con qualche compromesso: la Sport Quattro è la Quattro più affascinante di sempre con il suo passo accorciato, i parafanghi allargati e le branchie per far respirare turbine e 300 cavalli. Un compromesso tra ragione ed esagerazione.
RS2: Finita l'epopea delle competizioni, la trazione integrale divenne un'arma commerciale per caratterizzare berline dalle linee tipicamente aerodinamiche. Ma nel 1994 la RS2 sembrava uscita dai sogni di un tuner raffinato, era l'Audi che non ti aspetti. La versione Avant della 80, a fine carriera, si trasformò in RS2. Sviluppata a quattro mani con Porsche, nascondeva 315 cavalli e un turbo sotto il cofano, aveva un cambio a sei marce e accelerava da zero a cento in meno di 5 secondi. Oggi il logo quattro appare su station wagon Audi incredibilmente veloci, come la RS6 e la RS4, ma Audi RS2 Avant è stata la prima a dare inizio a questa tradizione. Basata sulla banale Audi 80 B4, questa collaborazione tra Audi e Porsche utilizzava componenti interni simili a quelli delle precedenti quattro da strada: motore da 2,2 litri e sistema di trazione integrale Torsen. Porsche ha dotato il motore Audi di un turbo più grande, ottenendo una potenza rispettabile di 311 CV. Per far fronte a questo aumento di potenza, Porsche ha anche sviluppato freni più potenti e sospensioni sofisticate. Infatti, tutte le 2891 RS2 Avant prodotte sono state assemblate da Porsche.
RS4: Oltre dieci anni dopo la RS2, in Audi ritrovarono il coraggio di osare e, con la RS4 basata sulla A4 coeva, crearono un perfetto esempio di understatement al contrario. Se agli occhi dei distratti poteva sembrare la solita berlina o station con i cerchi più grandi, chi la guida apprezzava una personalità unica, elogiata unanimemente dalla stampa internazionale.

La Continua Evoluzione del Marchio quattro
Oltre tre milioni di auto a trazione integrale prodotte, trionfi nei rally, innovazioni tecnologiche, meccaniche ed elettroniche sono pronte a testimoniare l'unicità di un percorso per metà ingegneristico e per metà di marketing. Perché senza la trazione integrale, il sogno di Ferdinand Piëch, ovvero vedere Audi nell'Olimpo dei brand insieme a BMW e Mercedes, non si sarebbe avverato. Una storia fatta anche di auto da corsa leggendarie, come la Sport Quattro Gruppo B che portò al debutto il cambio a doppia frizione o la derivata che trionfò a Pikes Peak, prototipi futuribili come la Avus e auto normali di grande serie, pronte a percorrere chilometri in sicurezza su strade innevate.
Il marchio quattro è oggi sinonimo di una vasta gamma di soluzioni a trazione integrale, tra cui quelle con motori montati trasversalmente, giunto Haldex e ingegnosi dispositivi elettronici. Sebbene queste soluzioni siano lontane anni luce dalla tecnologia di trasferimento della potenza originariamente sviluppata per i rally, si può sempre contare sulla trazione quattro. Da allora, il sistema quattro è stato implementato in numerose Audi e oggi il marchio contraddistingue qualsiasi modello, dalle hatchback incredibilmente veloci, alle berline, alle station wagon o persino ai SUV della gamma RS, fino alle normali auto con trazione integrale. Il marchio quattro, ormai una vera "divisione" all'interno di Audi, è diventato sinonimo di trazione integrale.