Audi Sport quattro A2: L'Evoluzione di un Mito del Rally e la Sua Eredità

Nella prima metà degli anni ottanta, Audi ha rivoluzionato il panorama del Mondiale Rally Gruppo B, introducendo per prima vetture dotate di trazione integrale e stabilendosi rapidamente come il punto di riferimento tecnico. Questo approccio innovativo ha trasformato la categoria dell'automobilismo, portando un vantaggio competitivo significativo.

La Nascita della Traziome quattro e il Suo Impatto Iniziale

Il nome "quattro" è oggi sinonimo di Audi e rappresenta la trazione integrale permanente, un fiore all'occhiello del marchio, impiegata su un'ampia gamma di veicoli, dalle berline alle vetture sportive fino ai SUV. L'idea alla base di questa tecnologia innovativa è nata nell'inverno del 1976. L'ingegnere Audi Jörg Bensinger, durante una sessione di test di prototipi in una remota area della Svezia, notò l'eccezionale comportamento del veicolo di supporto, un Volkswagen Iltis, in condizioni invernali estreme, grazie proprio alle sue caratteristiche di trazione integrale.

Il Volkswagen Iltis era un fuoristrada prodotto specificamente per l'esercito federale tedesco tra il 1978 e il 1988. L'intuizione di Bensinger riguardo le capacità dell'Iltis fu profonda. Dopo numerosi tentativi di adattare le configurazioni di trazione integrale esistenti per un'applicazione più leggera e sofisticata, il team di Bensinger sviluppò un'idea rivoluzionaria: svuotare l'albero di trasmissione primario e inserirvi un albero secondario lungo 10,4 pollici. Questo sistema, attraverso un differenziale centrale a blocco manuale, distribuiva la forza del motore su entrambi gli assi. Audi battezzò questo sistema con il nome "quattro".

Già nel 1980, il costruttore di Ingolstadt presentò al Salone dell'Automobile di Ginevra il risultato di questo lavoro, con l'anteprima mondiale dell'Audi 80 quattro B2, equipaggiata con un motore in linea da 2,1 litri e 197 CV. Prima ancora che il marchio con i quattro anelli introducesse le prime auto stradali a trazione integrale, questo nuovo sistema aveva già iniziato a scrivere la storia nel mondo del rally. Dall’Austria a Monte Carlo, passando per la Svezia, il Portogallo, l’Italia, la Gran Bretagna e persino gli Stati Uniti, l’Audi quattro si dimostrò inarrestabile. Con la sua trazione quattro, Audi trasformò da un giorno all'altro il mondo dei rally, segnando un'era. Un capitolo particolarmente significativo fu la vittoria al Rally di San Remo in Italia, dove Michèle Mouton e la sua copilota Fabrizia Pons trionfarono come la prima squadra tutta al femminile, entrando nei libri di storia dell'automobilismo.

Audi quattro sistema di trazione

L'Audi Sport quattro A2: La Risposta alla Concorrenza

Nel 1984, l'ingresso di Peugeot nel Mondiale Rally con la sua 205 Turbo 16, un progetto di nuova concezione con motore centrale, trazione integrale e telaio realizzato appositamente per le competizioni, rappresentò una sfida significativa. Queste soluzioni tecniche si rivelarono ancora più competitive, venendo presto adottate anche da altri costruttori. Per mantenere il proprio vantaggio e fronteggiare la crescente concorrenza, Audi sviluppò l'Audi Sport quattro A2.

Secondo il regolamento tecnico dell'epoca, era obbligatorio produrre almeno 200 esemplari omologati per uso stradale per ottenere successivamente l'omologazione della versione da competizione. Quarant'anni dopo la data di produzione, i veicoli in buone condizioni costano molto di più del prezzo a nuovo, dimostrando il valore intrinseco e collezionistico di questi modelli.

Dettagli Tecnici e Prestazioni della Sport quattro Stradale

Il 26 aprile 1984 segnò un momento cruciale: i 200 esemplari necessari per l’omologazione della Sport quattro erano stati assemblati. Dato che la vendita ai privati sarebbe iniziata a pieno regime solo in un secondo momento, le vetture erano state costruite in anticipo.

Come il precedente modello da cui deriva, quest'auto è sempre spinta da un motore 5 cilindri in linea. Tuttavia, la cilindrata fu leggermente ridotta da 2.144 cm³ a 2.133 cm³. Questo accorgimento permetteva all'auto di rientrare in una classe di peso minimo inferiore del Gruppo B, ottimizzando le sue prestazioni in gara. La carrozzeria della Sport quattro stradale era realizzata dalla ditta Baur, utilizzando materiali compositi per i pannelli, ad eccezione delle portiere che erano in acciaio.

A livello estetico, la diminuzione del passo accentua le dimensioni dello sbalzo anteriore, rendendolo meno proporzionato rispetto alla "quattro" originale. Nonostante ciò, la vettura, affettuosamente chiamata in tedesco "la corta", traboccava di tecnologie ad alte prestazioni. Con i suoi 306 CV, era all'epoca il veicolo di serie tedesco più potente. Le prestazioni erano notevoli: accelerava da 0 a 100 km/h in soli 4,8 secondi e raggiungeva una velocità massima di 250 km/h. L'Audi Sport quattro fu messa in vendita da dicembre 1984 al prezzo di 195.000 marchi tedeschi, equivalente a oltre 97.500 franchi attuali. Questo la rendeva non solo la vettura di serie tedesca più potente, ma anche la più costosa. In confronto, una Porsche 911 Turbo poteva essere acquistata quasi soltanto alla metà del prezzo, ovvero per 100.000 marchi tedeschi.

Le leggendarie verniciature dell’epoca contribuirono a definire l'estetica della Sport quattro: 134 esemplari furono prodotti in rosso tornado, 21 in blu Copenaghen, 15 in verde malachite e 48 esemplari in bianco alpino. Ci fu però un’eccezione notevole: due modelli dell’Audi Sport quattro furono consegnati con verniciatura nera, aggiungendo un tocco di esclusività. Degli esemplari di colore rosso tornado, 89 furono messi in vendita al pubblico, rendendoli i più diffusi tra gli acquirenti. La carrozzeria dell’Audi Sport quattro era costituita, oltre che da un telaio portante in lamiera, in gran parte da materiali compositi e fu realizzata presso la carrozzeria Baur di Stoccarda, data la necessità di una produzione a numeri ridotti per un modello così specializzato.

Schema tecnico motore 5 cilindri Audi Sport quattro

La Sport quattro nel Mondiale Rally

La Sport quattro fu introdotta per la prima volta in gara al Tour de Corse, la quinta prova del campionato mondiale rally del 1984, guidata da Walter Röhrl. Purtroppo, non terminò la corsa a causa di problemi al motore. La vettura fu utilizzata sporadicamente in quella stagione, affiancando nelle restanti prove la collaudata Audi quattro A2, che per la squadra Audi rimaneva la vettura di punta per il campionato 1984.

Nonostante alcuni ritiri dovuti a problemi tecnici durante il suo graduale sviluppo, la Sport quattro ottenne la sua prima vittoria al Rally della Costa d'Avorio 1984, pilotata da Stig Blomqvist. Questa prova, sebbene valida solo per la classifica piloti, fu un'importante conferma del potenziale della vettura. Nel 1985, la Sport quattro divenne la vettura ufficiale del team Audi, mostrando miglioramenti nell'affidabilità. Tuttavia, soffriva la forte concorrenza della più competitiva Peugeot 205 T16, ottenendo diversi podi ma nessuna vittoria. La normativa del Gruppo B permetteva di schierare evoluzioni delle auto da corsa a condizione che venissero prodotti ulteriori 20 esemplari del modello stradale già realizzato in 200 esemplari.

AUDI SPORT QUATTRO S1: il mostro da 500 CV che terrorizzava i rally

L'Evoluzione S1 e S1 E2: La Ricerca della Supremzazia

Per recuperare competitività nel Mondiale Rally, la squadra Audi fece debuttare al Rally 1000 Laghi di Finlandia la Sport quattro S1, una versione evoluta. Con questa vettura, Walter Röhrl vinse la successiva prova del Rally di Sanremo 1985, un successo che fu un po' il canto del cigno della casa tedesca nel mondiale rally. Questo modello di Sport quattro è quello che ha disputato più prove di campionato del mondo rally.

Nel 1985, per fronteggiare il dominio della nuova Peugeot 205 Turbo 16 evo (la prima vettura concepita appositamente per il Gruppo B), Audi sviluppò un'evoluzione della Sport quattro contraddistinta dalla sigla S1. Questa nuova versione fu introdotta in occasione del Rally d'Argentina 1985. Caratterizzata a livello estetico da vistose appendici aerodinamiche, come un largo spoiler anteriore e un grande alettone posteriore, la S1 presentava anche miglioramenti significativi sotto il cofano. Il motore venne potenziato, raggiungendo inizialmente 500 CV, con successivi step che lo portarono a 540 CV e infine a 600 CV. Per migliorarne l'erogazione, era dotato di un sistema che evitava il turbo-lag iniettando piccole dosi di carburante anche a farfalla chiusa, garantendo una risposta più immediata. In alcune gare, Audi sperimentò anche un cambio semiautomatico a doppia frizione. Nonostante queste notevoli migliorie, l'auto non riuscì a contrastare efficacemente le avversarie nel mondiale rally, e l'unico successo fu quello del Rally di Sanremo 1985, guidata da Walter Röhrl. La squadra Audi la utilizzò solamente in 6 prove mondiali prima di ritirarsi dai rally.

Nel 1987, l'auto ebbe una successiva evoluzione e prese il nome di Sport quattro S1 E2. Nella prima variante da competizione, il peso era stato ulteriormente ridotto rispetto al modello stradale, facendo largo uso di kevlar, vetroresina e alluminio per rimpiazzare la precedente carrozzeria in acciaio e le vetrature. Dopo l'abolizione del Gruppo B a metà stagione del campionato del mondo rally 1986, a seguito di drammatici incidenti che coinvolsero piloti e spettatori nei rally in Portogallo e in Corsica, la FIA annunciò la soppressione della categoria a partire dal 1987. La squadra Audi decise di ritirarsi immediatamente, senza concludere il campionato. L'ultima apparizione della S1 E2 in gara fu alla Pikes Peak del 1987, dove l'Audi la utilizzò per un'ultima dimostrazione di potenza e tecnologia.

Audi Sport quattro S1 E2 appendici aerodinamiche

L'Eredità Moderna: Concept e Reinterpretazioni

L'influenza e il mito della Sport quattro non si sono esauriti con la fine del Gruppo B. Nel 2010, presso il Salone di Parigi, è stato presentato un nuovo prototipo della Sport quattro basata sulla RS5. La vettura, dotata di trazione integrale quattro, montava un propulsore TFSI turbo da 408 CV di potenza. Le componenti della carrozzeria erano state realizzate in parte in alluminio e in parte in carbonio, per contenere il peso e richiamare lo spirito leggero e performante dell'originale.

Audi Sport quattro concept 2013 frontale

Successivamente, nel 2013, per celebrare i 30 anni dal debutto della Sport quattro, Audi ha presentato al Salone dell'Automobile di Francoforte un prototipo che reinterpreta in chiave moderna la vettura. Denominata Sport quattro concept, sfrutta per la propulsione un sistema ibrido all'avanguardia, combinando un motore elettrico con un propulsore V8 biturbo di 4,0 litri di cilindrata. Questo concept testimonia come lo spirito di innovazione, performance e trazione integrale, incarnato dalla leggendaria Audi Sport quattro A2, continui a guidare la filosofia di sviluppo del marchio.

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