L'Audi quattro, presentata al Salone dell'Auto di Ginevra nel 1980 dalla casa automobilistica tedesca di Ingolstadt, ha segnato un'epoca come coupé sportiva due porte. Prodotta per tutti gli anni '80, il suo nome italiano, "quattro", evidenziava la sua caratteristica distintiva e rivoluzionaria per l'epoca: la trazione integrale permanente. Questa innovazione su un veicolo destinato al mercato di massa rappresentava una novità significativa, garantendo prestazioni elevate e un'eccellente tenuta di strada su ogni tipo di superficie.

L'Origine di un Mito: Dalla Trazione Integrale Militare all'Automobile Stradale
Alla fine degli anni Settanta, Audi si avventurò in un territorio tecnicamente inesplorato decidendo di applicare la tecnologia della trazione integrale, fino ad allora testata su fuoristrada e veicoli militari, anche a bordo di veicoli per l'uso quotidiano. Il motivo di un successo così prolungato nel tempo risiede nel fatto che, grazie alla loro trazione superiore, auto come la prima Audi quattro si sono dimostrate in grado di mantenere caratteristiche di sportività e quindi di marcia più sicura anche durante la circolazione su fondi particolarmente difficili. Questo vantaggio ha spinto Audi a estendere questa tecnologia anche ad altri modelli.
Design e Caratteristiche Estetiche
Lo stile dell'Audi Quattro si rifaceva strettamente a quello dell’Audi Coupé disegnata da Giugiaro poco tempo prima. Martin Smith, appena giunto in Audi nel febbraio del 1977, proprio mentre Bensinger e Piëch ebbero il loro primo colloquio a proposito della futura Audi Quattro, mise mano alle linee della vettura. Nella progettazione di questa vettura unica venne stanziato un budget ridotto che portò a delle linee che esaltassero soprattutto il lato tecnico della vettura, non discostandosi troppo da quelle della Coupé. Proprio per questo, anche il Cx dell’auto non cambiò più di tanto, passando da 0,45 a 0,43. La linea già di per sé aggressiva veniva accentuata dall’alettone posteriore inserito a fine coda, dai passaruota e parafanghi maggiorati e dai cerchi in lega leggera.
Interni: Sportività e Innovazione Tecnologica
All'interno della vettura erano stati installati sedili sportivi dai rivestimenti piuttosto vistosi, ma la plancia era inizialmente identica a quella della Audi 80. Questa delusione iniziale fu rimediata solo due anni dopo, quando venne sostituita da una plancia molto più lussuosa e dotata di un computer di bordo con cruscotto digitale parlante, retroilluminato in rosso, che trasmetteva una sensazione di modernità ed era accoppiato al quadro digitale riportante le indicazioni della trazione integrale.
Il Cuore Pulsante: L'Evoluzione dei Motori a Cinque Cilindri
La Quattro era caratterizzata da una evoluta trazione integrale permanente con tre differenziali e da un motore cinque cilindri turbo di 2.1 litri a iniezione meccanica Bosch K-Jetronic, sovralimentato con turbocompressore KKK-k26. Questo propulsore sviluppava 200 CV e 285 Nm di coppia massima e poteva spingere la supercar fino a una velocità massima di 220 km/h, coprendo lo 0-100 Km/h in appena 7,1 secondi.
Il motore benzina a cinque cilindri di Audi ha raggiunto lo status di culto. Audi ha presentato il primo motore a benzina a cinque cilindri 45 anni fa nella seconda generazione di Audi 100. Il primo motore a benzina a cinque cilindri alimentava l’Audi 100 (C2) nel 1976. Il modello, conosciuto internamente come Tipo 43, doveva essere posizionato più in alto rispetto al suo predecessore sul mercato. All’inizio degli anni ’70, gli ingegneri Audi discussero della possibilità di introdurre motori in linea a cinque e sei cilindri. Questi ultimi furono esclusi a causa dello spazio di installazione richiesto e della sfavorevole distribuzione del peso. Il derivato motore a cinque cilindri da 2,1 litri produceva 100 kW (136 CV).
Il motore a benzina a cinque cilindri dell’Audi “Ur-quattro” del 1980 aveva ancora di più da offrire. Inizialmente erogava 147 kW (200 CV). Fino al 1987 l’auto circolava con motori turbo cinque cilindri con 2,1 litri di cilindrata, che sviluppavano una potenza di 147 kW (200 CV) e raggiungevano una velocità massima di 220 km/h, compiendo lo sprint da 0 a 100 km/h in 7,1 secondi.
Nel 1987, il motore da 2,1 litri è stato sostituito con un propulsore più grande dalla cilindrata di 2,2 litri e una potenza di 147 kW (200 CV). Nel 1988 Audi presentò un'evoluzione: il motore fu portato da 2144 a 2226 cc e furono adottate punterie idrauliche (prima erano meccaniche); il rapporto di compressione fu aumentato ed il turbo raffreddato a liquido. Le modifiche non intaccarono la potenza che rimase invariata a 200 CV, ma interessarono la coppia che migliorò l’erogazione.
Il modello “top” è costituito dall’Audi quattro 20V prodotta dal 1989, la quale vantava una potenza di 162 kW (220 CV) e compiva lo sprint da 0 a 100 km/h in 6,3 secondi.
Dopo una pausa dal segmento, nel 2009 ci fu un grande ritorno dei cinque cilindri - con turboalimentazione e iniezione diretta di benzina nell’Audi TT RS. Il motore montato trasversalmente, sviluppato da quattro GmbH, erogava 250 kW (340 CV) da una cilindrata di 2,5 litri. Nel 2013, l’RS Q3 ha stabilito un nuovo segmento di mercato come il primo SUV compatto. Come nel TT RS e Audi RS 3, il motore era un cinque cilindri da 2,5 litri montato trasversalmente. Inizialmente erogava 228 kW (310 PS), ma raggiungeva 250 kW (340 PS) alla fine del 2014. Nel 2019, la nuova edizione dell’RS Q3 erogava 400 PS con 480 Nm di coppia.
AUDI: addio al 5 cilindri dal 2027... | Ma non avevano capito gli ERRORI? 🙈
La Rivoluzione nei Rally: L'Audi quattro e il Gruppo B
L'Audi quattro nacque anche e soprattutto per dimostrare che le gare rally si sarebbero in futuro vinte con auto a trazione integrale. Il nome Audi Quattro è indissolubilmente legato al mondo dei rally, rappresentando una vera e propria rivoluzione nel panorama automobilistico degli anni ’80. Quando Audi presentò la Quattro nel 1980, molti guardarono con scetticismo a questo nuovo concetto di auto da rally. Ma ciò che inizialmente poteva sembrare una mossa audace, si rivelò una strategia vincente.
La Quattro debuttò nel Rally di Austria del 1980. Il suo debutto nel mondiale rally si ebbe invece nel gennaio 1981 al Rally di Montecarlo, con Hannu Mikkola e Michèle Mouton come piloti. Il 1981 vide la prima grande vittoria dell’Audi Quattro al Rally di Svezia, con Hannu Mikkola al volante. Fu una vittoria storica, la prima di una trazione integrale in un rally del Campionato del Mondo. Da quel momento, l’egemonia dell’Audi nei rally crebbe esponenzialmente. Nel 1983, il finlandese Hannu Mikkola vinse il titolo piloti nel Campionato del Mondo Rally con questa auto. Gli altri undici round della stagione furono disputati dallo svedese Stig Blomqvist nella Audi quattro A2 del Gruppo B con 265 kW (360 CV).

Nella prima metà degli anni ottanta, l'Audi era impegnata con successo nel Mondiale Rally Gruppo B: schierando per prima delle vetture dotate di trazione integrale aveva rivoluzionato questa categoria dell'automobilismo, diventando in breve tempo il punto di riferimento a livello tecnico. Tuttavia, nel 1984 la Peugeot fece il suo ingresso nel Mondiale Rally con la propria 205 Turbo 16, frutto di un progetto di nuova concezione. Si trattava di una vettura a motore centrale, trazione integrale e telaio realizzato appositamente per le competizioni, soluzioni tecniche ancora più competitive, subito riprese anche da altri costruttori.
L'Audi Sport quattro (B2): Nata per la Competizione
Nel settembre del 1983, al Salone dell’Automobile di Francoforte, Audi svela al mondo la Sport quattro (B2). Questa vettura, che rappresenta un vero e proprio gioiello dell’ingegneria automobilistica, è equipaggiata con un motore ad alte prestazioni da 2,1 litri con tecnologia a quattro valvole, capace di erogare 225 kW (306 CV) a 6.700 giri al minuto. La coppia massima, di 350 newton metri, è disponibile a 3.700 giri/min. Le prestazioni sono le seguenti: accelera da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi e raggiunge una velocità massima di 250 km/h. La Sport quattro (B2) nasce da una precisa necessità: soddisfare i requisiti di omologazione per le competizioni rallystiche. Le regole di queste competizioni, infatti, stabiliscono che la cilindrata non debba superare i 2.133 cc.
Il modello costituì la base per una nuova auto da rally del Gruppo B, con il propulsore a quattro valvole che erogava 331 kW (450 CV) fin dall’inizio. Fu utilizzato per la prima volta nella penultima gara del 1984, il rally della Costa d’Avorio, dove ottenne la prima vittoria pilotata da Stig Blomqvist. In base al regolamento tecnico di allora, era necessario produrre almeno 200 esemplari omologati per uso stradale per ottenere poi l'omologazione anche della versione da competizione. La carrozzeria era realizzata dalla ditta Baur, utilizzando per i pannelli materiali compositi tranne che per le portiere in acciaio; a livello estetico la diminuzione del passo accentua le dimensioni dello sbalzo anteriore, meno proporzionato rispetto alla quattro. Nella prima variante da competizione, il peso è stato ridotto rispetto al modello stradale facendo largo uso di kevlar, vetroresina e alluminio per rimpiazzare la precedente carrozzeria in acciaio e vetrature.
L'Audi Sport quattro S1: La Corsa all'Estremizzazione
Nel 1985 l’Audi creò, al fine di battere le prestazioni di Lancia e Peugeot, una versione denominata Sport Quattro S1. Nel 1985, l'Audi, per fronteggiare il dominio della nuova Peugeot 205 Turbo 16 evo (prima vettura concepita appositamente per il Gruppo B), sviluppa un'evoluzione della Sport quattro contraddistinta dalla sigla S1. Questa nuova versione viene introdotta in occasione del Rally d'Argentina 1985. Caratterizzata a livello estetico da vistose appendici aerodinamiche quali: largo spoiler anteriore e grande alettone posteriore. Il motore venne potenziato arrivando a produrre 500 CV, successivi step lo portarono a 540 CV e infine a 600 CV; per migliorarne l'erogazione era dotato di un sistema che evitava il turbo-lag iniettando piccole dosi di carburante anche a farfalla chiusa. In alcune gare l'Audi utilizzò un cambio semiautomatico a doppia frizione.
L'S1 presentava un 2226 cc in grado di erogare ben 560 CV. La vettura, tuttavia, non riuscì ad affermarsi nelle competizioni; la vettura vinse infatti unicamente il rally di Sanremo (1985) ma non si aggiudicò nessun titolo mondiale. Nonostante queste migliorie l'auto non riuscì a contrastare efficacemente le avversarie nel mondiale rally. La squadra Audi la utilizzò solamente in 6 prove mondiali prima di ritirarsi dai rally.
Nel 1987, l'auto ha una successiva evoluzione e prende il nome di Sport quattro S1 E2. L’auto da corsa sviluppava 440 kW (598 CV). Walter Röhrl vinse la Pikes Peak Hill Climb (USA) con l’Audi Sport quattro S1 (E2).
Il Capitolo Finale nei Rally e l'Eredità della Trazione Integrale
Dopo una serie di incidenti gravi e crescenti preoccupazioni per la sicurezza, l’era delle auto del Gruppo B, tra cui l’Audi Quattro, arrivò al termine nel 1986. A metà stagione del campionato del mondo rally 1986, in seguito a dei drammatici incidenti che coinvolsero dei piloti e degli spettatori nei rally in Portogallo e in Corsica, la FIA annuncia la soppressione del Gruppo B a partire dal 1987 e la squadra Audi decide di ritirarsi subito senza concludere il campionato.
Anche dopo il ritiro di Audi dal rally nel 1986 ci furono altri momenti salienti nelle corse: nel 1987, Walter Röhrl vinse la Pikes Peak Hill Climb (USA) con l’Audi Sport quattro S1 (E2). L’auto da corsa sviluppava 440 kW (598 CV). Nel 1987, il mondo del motorsport assiste a un evento leggendario: Walter Röhrl trionfa nella storica gara di Pikes Peak Hill Climb (USA) a bordo di un’Audi Sport quattro S1 (E2), stabilendo un nuovo record ineguagliabile. Il cuore pulsante di questo straordinario veicolo è un motore a cinque cilindri da 2,1 litri, capace di erogare una potenza di 440 kW (598 CV) a 8.000 giri al minuto. Questo propulsore, inoltre, sviluppa una coppia di 590 newton metri (435,16 lb-ft) a 5.500 giri/min.
Dopo l'abolizione del Gruppo B, l'Audi utilizzò per l'ultima volta la S1 E2 per gareggiare alla Pikes Peak del 1987. Michèle Mouton e Bobby Unser avevano già ottenuto vittorie per Audi in questa gara.
Audi oltre il Rally: IMSA GT e DTM
Audi ha deciso di entrare nel campionato americano IMSA GT alla fine degli anni ’80, portando con sé la tecnologia quattro. Nel 1988, prima della sua incursione nella serie IMSA GTO, Audi partecipò al campionato Trans-Am con la Audi 200 quattro. È importante sottolineare che, anche se le competizioni automobilistiche sono state fondamentali per dimostrare le capacità della trazione integrale quattro, Audi ha utilizzato questi successi come piattaforma per promuovere la tecnologia quattro anche nelle sue auto stradali.
Audi ha avuto un’influenza significativa e ha ottenuto numerose vittorie. Tuttavia, è importante notare che l’Audi quattro, come la conosciamo dal mondo dei rally, non ha partecipato al DTM a causa delle regole del campionato che limitano le auto a trazione posteriore. Ma Audi, con la sua vasta esperienza e competenza nel mondo delle corse, ha comunque dominato diverse stagioni del DTM con altri modelli.

Audi V8 Quattro nel DTM
Nel 1990 e 1991, Audi ha partecipato al DTM con la sua berlina V8 Quattro. Hans-Joachim Stuck vinse il campionato nel 1990, e Frank Biela fece lo stesso nel 1991, entrambi alla guida dell’Audi V8 Quattro. Dopo una pausa dal DTM, Audi è tornata nel 2004 con l’Audi A4 DTM. Gli anni recenti hanno visto Audi dominare il DTM con l’Audi RS5 DTM.
L'Influenza Duratura: L'Audi Quattro come Icona
Fino al 1991 sono state prodotte soltanto poco più di 10.000 Audi Quattro nel modello originario che, in virtù di questo numero di esemplari prodotti piuttosto basso, è insieme al modello cabriolet uno degli youngtimer più ricercati di questo marchio. Le carrozzerie della Coupé GT venivano lavorate dalla Baur di Stoccarda che curava in prima linea le modifiche al pianale per consentire l’alloggiamento della trasmissione posteriore. Realizzato questo passaggio, l’auto veniva trasferita ad Ingolstadt per essere completata in un reparto specifico destinato esclusivamente ai modelli unici. Lo schema fu di tipo MacPherson su entrambi gli assi e, come si è già detto, entrambi gli assi corrispondevano quasi completamente ad un avantreno di origine Audi 200, di cui uno (quello destinato al retrotreno della Quattro) fu ruotato di 180°.
Tutti questi dettagli sono indicatori non da poco dell’importanza che ricopre questo modello per Audi. Di conseguenza, anche i prezzi degli esemplari da collezione sono impegnativi, sfiorando gli 85.000 euro per quelli meglio conservati. Difficile comunque scendere sotto i 60.000 euro, dato che anche gli esemplari con circa 150.000 km vengono offerti sul mercato dell’usato più o meno a queste cifre.
L'Audi Quattro uscì dalle scene motoristiche nel 1991: ad oggi Audi quattro è la vettura più ricordata, specialmente dagli amanti delle auto che ne ricordano le prestazioni e la fama. L’Audi Quattro è l’icona del sistema di trazione integrale Quattro, riconosciuto ed osannato da tantissimi appassionati ed ancora oggi denominatore comune di tutte le Audi dotate di trazione integrale.
Nuove Interpretazioni: I Concept Moderni della Sport quattro
Nel 2010, presso il salone di Parigi, è stato presentato un nuovo prototipo della Sport quattro basata sulla RS5. La vettura, dotata di trazione integrale quattro, montava un propulsore TFSI turbo da 408 CV di potenza. Le componenti della carrozzeria erano state realizzate in parte in alluminio e in parte in carbonio per contenere il peso.
Nel 2013, per celebrare i 30 anni dal debutto della Sport quattro, l'Audi ha presentato presso il Salone dell'Automobile di Francoforte un prototipo che reinterpreta in chiave moderna la vettura. Denominata Sport quattro concept, sfrutta per la propulsione un sistema ibrido di un motore elettrico abbinato ad un propulsore V8 biturbo di 4,0 litri di cilindrata.
L'Audi Quattro non ha ripreso la tecnologia della VW, bensì ha conferito una nuova immagine al marchio, caratterizzata da un maggiore dinamismo.