Il caso di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983, continua a tenere banco nell'opinione pubblica italiana e internazionale, alimentato da nuove rivelazioni e accesi dibattiti. Uno degli elementi più recenti e controversi è un audio, registrato nel 2009 dal giornalista Alessandro Ambrosini con Marcello Neroni, un ex membro della Banda della Magliana e uomo vicino al boss Enrico "Renatino" De Pedis. Questo documento, reso pubblico solo di recente, ha riacceso i riflettori su presunti coinvolgimenti di figure di spicco del Vaticano, incluso Papa Giovanni Paolo II, in circostanze legate alla scomparsa della giovane.

La Genesi dell'Audio e la sua Rivelazione
L'audio in questione è stato registrato nel 2009, quando il giornalista Alessandro Ambrosini, fondatore del blog "Notte Criminale", incontrò Marcello Neroni in una villetta alla periferia di Roma. L'intervista, originariamente mirata a fornire un quadro della situazione romana durante il periodo della Banda della Magliana, si è trasformata in una conversazione di circa due ore e mezza, ricca di argomenti "abbastanza pesanti", tra cui il discorso su Emanuela Orlandi. Neroni, a sua insaputa, si lasciò andare a confessioni che dipingono un quadro preciso degli affari intrattenuti da una delle più note organizzazioni criminali italiane.
Alessandro Ambrosini ha atteso anni prima di rendere pubblico l'audio, motivando la sua decisione con due ragioni principali. In primo luogo, era preoccupato per la sua salute, avendo affrontato un tumore e quattro infarti, e sentiva il bisogno di rendere noto il documento data l'incertezza sul suo futuro. In secondo luogo, la serie Netflix "Vatican Girl" ha rappresentato una "chiave" per la diffusione. La testimonianza di un'amica di Emanuela, scovata da Netflix, che aveva parlato di "avances ad Emanuela di una persona vicina al Papa", coincideva con la ricostruzione fatta da Neroni nella versione integrale dell’audio. Ambrosini ha sottolineato di non aver agito per interessi personali, affermando che "non è un romanzo né una serie tv" e che l'informazione va trattata in un certo modo.
Emanuela Orlandi: le tre piste dietro il mistero della sua scomparsa
Le Accuse di Neroni e il Coinvolgimento di Wojtyla
Nel contenuto dell'audio non censurato di Marcello Neroni, vengono mosse accuse gravissime che coinvolgono direttamente Papa Giovanni Paolo II e il Vaticano. Neroni afferma che "Pure insieme se le portava in Vaticano quelle, era una schifezza. E così il segretario di Stato a un certo punto ha deciso di intervenire". Questa frase, riportata anche da Pietro Orlandi nel programma "DiMartedì", suggerisce un coinvolgimento diretto di Wojtyla in pratiche sessuali all'interno del Vaticano. Neroni, nello specifico, racconta di come la situazione fosse "diventata una schifezza" e che il Segretario di Stato decise di intervenire, rivolgendosi a cappellani del carcere - uno calabrese, un altro un "furbacchione", un certo Luigi, un certo padre Pietro - che a loro volta avrebbero chiamato De Pedis per chiedere aiuto. Queste parole implicano che il rapimento di Emanuela Orlandi sarebbe stato un tentativo di occultare uno scandalo sessuale che avrebbe travolto la reputazione della Santa Sede.

Nel programma televisivo, Pietro Orlandi ha ulteriormente rincarato la dose affermando: "Mi dicono che Wojtyla ogni tanto la sera usciva con due monsignori polacchi e non andava certo a benedire le case". Sebbene Orlandi abbia da subito dichiarato legittime le difese di Papa Francesco nei confronti del suo predecessore, ha sottolineato che proprio il contenuto dell'audio lo ha spinto a depositarlo l'11 aprile al promotore di giustizia Alessandro Diddi, chiedendo di convocare Neroni per chiarire le sue accuse. Orlandi ha precisato: "Non può spettare a me dire se questo personaggio abbia detto il vero oppure no. Io, tantomeno l’avvocato Sgrò, abbiamo mai accusato Wojtyla di alcunché come qualcuno vorrebbe far credere". Questo dimostra la cautela della famiglia Orlandi nell'interpretare l'audio, pur riconoscendone la potenziale importanza per le indagini.
La Controversia con "Chi l'ha visto?" e Federica Sciarelli
La diffusione dell'audio di Marcello Neroni ha generato una forte polemica tra il giornalista Alessandro Ambrosini e la conduttrice di "Chi l'ha visto?", Federica Sciarelli. Ambrosini ha espresso il suo disappunto per il modo in cui il programma Rai ha gestito l'audio, in particolare per la decisione di Sciarelli di riportare una frase specifica, "Emanuela Orlandi e l’altra zozzetta", e di non censurare altri termini offensivi.
Ambrosini aveva originariamente oscurato queste offese quando aveva diffuso l'audio sul suo blog "Notte Criminale" a gennaio. Egli ha spiegato: "Prima di pubblicare una piccola parte di quell’audio, ho coperto tutte le offese che non sono rivelanti ai fini delle indagini. Ce ne sono molte contro Wojtyla, anche pesanti ma non aggiungono nulla, sono offese gratuite." Ha aggiunto che "Non so davvero perché Federica Sciarelli abbia deciso di riportare lei stessa quella frase, è tutto molto lontano dalla mia volontà ma anche dal caso". Per Ambrosini, "È pur sempre un criminale che parla, non un signore di Roma Nord, ciò che dice va limato. Non ha molto senso lasciarsi sconvolgere dal suo gergo".

La Sciarelli, invece, ha ripetuto più volte il termine "zozzette" nel corso della puntata, una scelta che Ambrosini ha criticato aspramente. Egli ha affermato: "Non capisco perché abbia voluto parlare del termine 'zozzette', con la signora Natalina Orlandi in studio, davanti al suo pubblico. Quando pubblicai l’audio su Notte Criminale, decisi di 'nascondere' alcuni termini offensivi nei confronti di Emanuela, del cardinale Casaroli e di Giovanni Paolo II. E li nascosi per evitare il pubblico ludibrio nei confronti dei protagonisti di questo racconto che ancora è congettura. Lei l’ha reso pubblico sapendo benissimo che non raccontava niente di più sul caso di Emanuela, in termini investigativi".
Secondo Ambrosini, la conduttrice avrebbe enfatizzato il linguaggio scurrile di Neroni per "smontare la veridicità delle sue dichiarazioni nell’audio", creando un pregiudizio sulle parole del criminale. Ha sottolineato che "Lei ha volutamente ripetuto quella parola, che è nella logica e nel linguaggio di un personaggio il cui spessore criminale è stato appurato nel tempo, con l’aggravante di non sapere di essere registrato". Ambrosini si è detto stupito che una giornalista di lungo corso come la Sciarelli, con la sua esperienza, si sia lasciata sconvolgere da un gergo simile, tipico delle intercettazioni telefoniche o ambientali.
La polemica si è ulteriormente accesa quando è emerso che "Chi l’ha visto?" aveva l'audio originale, come dimostrato da un pezzo in cui una persona con Ambrosini dice: "No, il Papa mio!". Quella parte non era stata diffusa da Ambrosini. Il giornalista ha raccontato che, quando "Il Giornale" preannunciò l'uscita del suo audio, lo chiamarono dalla redazione di "Chi l’ha visto" per invitarlo, ma lui chiese di aspettare. In seguito, non li ha più sentiti, ipotizzando che fossero stati turbati dalle accuse contro il Papa. Ambrosini ha ribadito la sua convinzione che l'informazione debba essere fatta in un certo modo, senza "caricare la figura di Wojtyla di un'enfasi inappropriata" e senza dare per vera un'affermazione senza il minimo dubbio.
La Credibilità di Marcello Neroni
Un aspetto cruciale in questa vicenda è la credibilità di Marcello Neroni. Alessandro Ambrosini lo considera un personaggio affidabile, non "un personaggio minore", ma piuttosto il "nodo di collegamento tra forze dell’ordine e la criminalità". Neroni, secondo Ambrosini, "ha vissuto a cavallo tra il “mondo di mezzo” e il “mondo di sotto”", mantenendo rapporti forti sia con i criminali che con parte delle istituzioni. Questa sua posizione intermedia lo renderebbe credibile, poiché "nella sua vita ha attraversato questi mondi, è appurato e non lo dico io ma è stato messo nero su bianco".

Ambrosini ha sottolineato che, se Neroni fosse stato "solo una spia come lui ha lasciato intendere, l’avrebbero ucciso subito". Ha citato la dichiarazione di Mancini in merito all’operazione Colosseo, ricordando che "già lo sapevano tutti che lui parlava con le guardie, era chiaro perché si lavorava in quel modo". Neroni collaborava anche con i Servizi e con un ex finanziere suicidato. Questi rapporti, conosciuti nell'ambiente criminale, rafforzano la sua figura come un "doppio e triplogiochista", funzionale sia alla Banda che a quella parte dello Stato che con lui parlava e faceva affari. Non era uno spione o un traditore, ma uno "snodo tra due mondi apparentemente diversi e contrari".
Il racconto di Neroni è ritenuto "credibile" nel suo fondo, sebbene le specifiche richiederebbero ulteriori prove e conferme. Ambrosini conclude che "solo il Vaticano sa la verità". L'ex magistrato Giancarlo Capaldo, che si occupò del caso Orlandi prima dell'archiviazione, ha anch'esso evidenziato la figura complessa di Neroni, ricordando come due esponenti della Gendarmeria del Vaticano si avvicinarono a lui per chiedere la collaborazione della magistratura italiana per aprire la tomba di Renato De Pedis, ipotizzando che il corpo di Emanuela potesse trovarsi lì. Questo dimostra come anche le istituzioni considerassero Neroni una figura centrale nel mistero.
Antonio Mancini, un altro ex membro della Banda della Magliana, presente in studio a "Chi l'ha visto?", ha tentato di sminuire le dichiarazioni di Neroni, ma Ambrosini ha evidenziato che Mancini, avendo trascorso gli anni dal 1981 al 1994 in carcere, non poteva avere una conoscenza diretta di tutti gli eventi. Il ruolo di Neroni, prima dell'arresto di Mancini, era nel campo degli "ammorbidenti", ma il suo ruolo è certamente cambiato nel tempo, diventando un collaboratore con le forze dell'ordine e i servizi segreti. È illogico pensare, dati i presupposti, che Neroni potesse ricoprire un ruolo marginale all'interno dell'organizzazione, soprattutto considerando i lucrosi affari legati a bische e slot machine.
Le Reazioni e le Dichiarazioni di Pietro Orlandi e del Vaticano
Le parole di Marcello Neroni e la successiva diffusione dell'audio hanno generato un'ampia eco, provocando reazioni da parte della famiglia Orlandi, del Vaticano e di diverse figure pubbliche. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha sottolineato l'importanza dell'audio, definendo le dichiarazioni di Neroni "gravissime non solo per la memoria di Giovanni Paolo II ma anche per mia sorella". Ha ribadito il suo dolore nell'ascoltare tali parole e ha confermato il suo dovere di consegnare il nastro alle autorità giudiziarie per aiutare le indagini e la ricerca della verità.
Orlandi ha anche precisato la sua posizione di "assoluta collaborazione" con le indagini, smentendo le critiche del Segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, che avrebbe parlato di "reticenza" da parte sua. Orlandi ha dichiarato di essere a "completa disposizione per chiarire quello che potrebbe essere mancato durante l’incontro avvenuto con il Promotore di Giustizia del Vaticano, il professor Alessandro Diddi", sottolineando che qualcuno aveva informato in maniera errata il Cardinale Parolin.

Anche l'attuale Pontefice, Papa Francesco, si è espresso sul caso, ma Orlandi ha tenuto a puntualizzare la questione, chiarendo al contempo la fonte dell'audio da cui è partito tutto. La "difesa d'ufficio" del Papa è stata contemplata, ma si è generata troppa confusione, con le parole di Neroni che vengono spesso mescolate con quelle di Pietro Orlandi.
L'ex magistrato Giancarlo Capaldo ha ricordato la "scarsa collaborazione del Vaticano alle indagini della magistratura italiana sul caso Orlandi", citando la misteriosa telefonata ricevuta dal Cardinale Agostino Casaroli dal "sig. 158" e la successiva sparizione del contenuto. Tuttavia, Capaldo ha anche espresso la speranza che la disponibilità di Papa Francesco porti a una maggiore collaborazione da parte del Vaticano.
Il Ruolo del Vaticano nella Ricerca della Verità
L'audio di Marcello Neroni e le successive indagini hanno riaperto una questione fondamentale: il ruolo del Vaticano nella ricerca della verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Le accuse di Neroni, sebbene ancora da verificare, suggeriscono una profonda complicità e un tentativo di insabbiamento da parte di figure all'interno della Santa Sede. L'affermazione di Ambrosini secondo cui "solo il Vaticano sa la verità" riflette la percezione diffusa che molte risposte siano ancora celate tra le mura vaticane.
Le vicende legate all'audio, le polemiche televisive e le dichiarazioni dei protagonisti mettono in luce la complessità del caso Orlandi, un mistero che da decenni attende una soluzione. La speranza è che questo nuovo capitolo possa finalmente portare a una maggiore trasparenza e alla scoperta della verità su quanto accaduto a Emanuela.