Auto elettrica: la grande illusione

La necessità di sostituire gli attuali veicoli azionati da motori termici con veicoli elettrici per raggiungere una mobilità eco-sostenibile è diventata un argomento alquanto divisivo. C'è chi ritiene che soltanto così si possano ridurre le emissioni inquinanti e di gas serra - secondo i più estremisti, si possa «salvare il mondo» - e chi sostiene che si tratti di un'inutile operazione ideologica, che impoverirà la nostra società, in particolare quella europea, senza raggiungere alcun risultato utile. Anche la politica si è impadronita di questo tema, dividendosi in una sinistra «progressista» - che propone (e ha fatto approvare in Europa) il bando dei motori termici entro un termine incredibilmente vicino (2035) - e in una destra «conservatrice» che tenta di far annullare o quanto meno di far slittare questa decisione. Eppure il problema non è politico o ideologico, ma prettamente «tecnico».

confronto tra motore termico e propulsione elettrica in un contesto urbano

Questo breve saggio vuol approfondire proprio tale aspetto, cercando di rispondere ad alcune domande essenziali: la tecnologia del veicolo elettrico è sufficientemente evoluta da consentire una produzione su larghissima scala? I veicoli elettrici attualmente realizzabili sono effettivamente in grado di ridurre l'inquinamento e le emissioni di gas serra, o avranno l'effetto opposto? Quali sono le conseguenze sociali e persino geopolitiche di una completa elettrificazione dell'attuale parco veicoli? È un libro che, scusate la prima persona, avrei voluto scrivere io. Ma non ne avrei avuto le competenze. S’intitola L’auto elettrica. La grande illusione (Lindau) e a scriverlo è Giancarlo Genta, docente di Ingegneria al Politecnico di Torino.

Il mito della mobilità a emissioni zero

Giancarlo Genta, nato a Torino, è ordinario di Costruzione di macchine presso il Politecnico del capoluogo piemontese. Membro dell’Accademia delle scienze di Torino e dell’Accademia internazionale di astronautica, ha all’attivo più di trecento articoli pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali e venticinque monografie, scientifiche e divulgative. Genta non ha un atteggiamento sprezzante per chi sceglie questa tecnologia, anzi preferisce definire l'elettrificazione un'illusione più che una truffa. Ma con dati e conoscenze ne smonta tecnicamente i miti.

«Oggi la possibilità di imporre in tempi brevi le auto elettriche come soluzione di massa rischia di rivelarsi una grande illusione soprattutto dall'industria europea e quindi dalle classi meno agiate e da un ceto medio in via di progressivo impoverimento», dice Genta, che - pur essendo un tecnico - nota un aspetto sociale molto delicato: «Non c'è alcun dubbio che il modello di mobilità basato sulla motorizzazione di massa, con la grande diffusione di veicoli di proprietà del singolo utente, ha dato a un sempre crescente numero di esseri umani una libertà di movimento che non si era mai vista nella storia».

TALK - SFIDE E OPPORTUNITÀ NELLA TRANSIZIONE GLOBALE: MOBILITÀ ELETTRICA ED ENERGIE ALTERNATIVE

La grande illusione dell'auto elettrica rischia di ridurre il consumo di auto da parte di ceti sempre più vasti della popolazione. Genta stesso nota come è diventato «tassativo limitare il più possibile la circolazione dei mezzi privati, in particolare nelle città, con limitazioni di ogni genere, dai divieti alle tasse sui veicoli e sui carburanti, da limiti di velocità talvolta assurdi a incentivi per chi usava il trasporto pubblico… Tuttavia a un certo punto qualcuno ha pensato bene di aggiustare il tiro: colpevole di tutti i mali non era tanto l'automobile in quanto tale, ma il motore a combustione interna che la aziona, antiquato, sporco, inquinante».

L'elettricità come vettore e non come fonte

Eppure, nota con semplicità Genta, l'elettricità è solo «un vettore energetico, che permette di trasportare l'energia prodotta in un luogo verso un utilizzatore posto in un altro. E qui nascono i problemi dell'elettrico e del complesso ciclo che la rende più o meno conveniente, più o meno sostenibile, come carburante per i trasporti individuali». Occorre, quindi, una fonte energetica primaria, un sistema di generazione che trasformi l'energia (chimica, nucleare, cinetica del vento, elettromagnetica della luce del sole, ecc.) della fonte primaria in energia elettrica, un sistema di trasmissione che trasporti l'energia verso l'utilizzatore e infine un sistema che la trasformi, in tempo reale, nella forma voluta.

schema del ciclo di vita energetico di un veicolo elettrico

Occorre misurare l'energia utilizzata da un veicolo durante il suo funzionamento, ma anche l'inquinamento e il consumo energetico nel corso del suo intero ciclo di vita, vale a dire che devono essere tenuti sotto controllo l'inquinamento prodotto e l'energia consumata nella produzione, manutenzione e smaltimento dei veicoli al termine della loro vita operativa. È in questo calcolo complessivo che il dogma dell'auto elettrica, intesa come panacea per la salvezza del pianeta, inizia a scricchiolare sotto il peso dei numeri.

Impatti sociali e geopolitici della transizione

L'elettrificazione forzata non è una questione neutra dal punto di vista socio-economico. La transizione verso il 2035, imposta dal legislatore europeo, solleva interrogativi profondi sulla tenuta del sistema industriale del continente. Se la tecnologia non dovesse dimostrarsi pronta per una produzione su scala globale, il rischio è quello di una deindustrializzazione dell'Europa, con conseguenze nefaste per l'occupazione e per le capacità di acquisto delle famiglie.

La grande illusione dell'auto elettrica rischia di trasformare un diritto alla mobilità, conquistato nel corso del Ventesimo secolo, in un privilegio per pochi, allontanando il ceto medio e le classi meno abbienti dalla possibilità di possedere un mezzo di trasporto privato. Il legame tra la libertà di movimento individuale e l'accessibilità economica dei veicoli è un pilastro della società moderna che rischia di essere sacrificato sull'altare di una visione ecologista che, spesso, ignora la complessità tecnica e le inefficienze intrinseche del sistema di ricarica e della filiera delle batterie.

infografica sulle dipendenze geopolitiche nelle materie prime per batterie

Inoltre, la dipendenza da materie prime critiche, spesso controllate da attori geopolitici extra-europei, pone il problema della sovranità tecnologica. La sostituzione del petrolio con litio, cobalto e terre rare non elimina la dipendenza energetica, ma ne sposta semplicemente il baricentro, creando nuove vulnerabilità che non possono essere ignorate da chi pianifica il futuro della mobilità.

Analisi tecnica del ciclo di vita

Per comprendere se l'auto elettrica rappresenti effettivamente un progresso, occorre superare la visione parziale che si ferma al tubo di scappamento. La complessità di un veicolo elettrico risiede principalmente nel suo accumulatore di energia. La produzione delle batterie richiede un dispendio enorme di energia primaria, spesso proveniente da fonti fossili nei paesi dove la produzione è concentrata.

Se il mix energetico nazionale non è decarbonizzato, l'impatto ambientale di un veicolo elettrico durante la sua fase di produzione rimane elevato, riducendo drasticamente il vantaggio competitivo in termini di emissioni rispetto a un moderno motore a combustione interna, specialmente se alimentato con carburanti alternativi o ibridazioni avanzate. Il monitoraggio del ciclo di vita operativo, dalla miniera allo smaltimento, rivela che il bilancio carbonico non è sempre favorevole all'elettrico.

La realtà contro le ideologie

Il lavoro di Giancarlo Genta ci invita a guardare oltre la propaganda per osservare la realtà ingegneristica. Un approccio scientifico non può permettersi di ignorare le leggi della termodinamica o le contingenze economiche di una scala di produzione globale. L'idea che il cambiamento del "vettore" energetico possa, da solo, risolvere il problema ambientale è una semplificazione eccessiva che rischia di produrre effetti collaterali indesiderati.

La sfida della mobilità eco-sostenibile rimane aperta, ma deve essere affrontata con pragmatismo. La discussione deve spostarsi dalla retorica della salvezza del mondo verso l'analisi dei rendimenti, dei costi di infrastrutturazione e delle reali possibilità di integrazione tra diverse tecnologie. Solo attraverso un'analisi rigorosa, che tenga conto di ogni singola variabile del sistema, sarà possibile evitare che la transizione si trasformi in una grande illusione collettiva, con il rischio di compromettere il benessere e la libertà di movimento che abbiamo costruito con fatica.

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