Il nostro viaggio nella storia dell'automobile ci porta indietro nel tempo, agli albori del Novecento, un'epoca di straordinarie innovazioni che hanno plasmato il nostro modo di concepire, progettare e utilizzare le vetture. In quel periodo, il veicolo che si muove da sé, l'automobile, passò dall'essere un lusso per pochi a un mezzo con il potenziale di cambiare la società, anche se la motorizzazione di massa sarebbe arrivata solo decenni dopo.

Le Origini dell'Automobile: Da Sogno Rinascimentale a Realtà Tedesca
Il concetto di veicolo in grado di muoversi autonomamente, senza il traino di animali o forze esterne, ha radici lontane, con primi bozzetti che risalgono addirittura al Rinascimento. Tuttavia, la storia moderna dell'automobile inizia concretamente con l'invenzione del motore a combustione interna, noto anche come motore a scoppio, alla fine dell'Ottocento.
Già sul crepuscolo del XVIII secolo, prototipi come il famoso Carro di Cugnot, alimentato da un motore a vapore, videro la luce. Successivamente, tra il 1833 e il 1839, l'inventore scozzese Robert Anderson lavorò a una carrozza elettrica, con il primo prototipo datato 1835, sebbene fosse in grado di percorrere solo pochi metri. Nel 1860, fu la volta del motore a gas, messo a punto da Étienne Lenoir e montato su alcuni tricicli. Anche l'Italia diede il suo contributo con Innocenzo Manzetti, che nel 1864 mise a punto un'autovettura a vapore in grado di circolare su strada.
La svolta decisiva, tuttavia, arrivò negli anni '80 dell'Ottocento in Germania. Un ingegnere tedesco, Karl Benz, brevettò un motore a due tempi e nel 1885 costruì il primo veicolo che lo montava. Il 1885 è quindi l'anno di nascita della Benz Patent Motorwagen, un'automobile a tre ruote capace di raggiungere i 16 km/h. Per far conoscere la sua invenzione, Benz trovò il supporto fondamentale della moglie Bertha, che nel 1888 compì un viaggio di circa 106 km con la Patent Motorwagen, fermandosi nelle farmacie per acquistare l'etere di petrolio, un solvente capace di far funzionare il motore. Questo viaggio ricevette molta attenzione mediatica e contribuì enormemente a far conoscere l'invenzione di Karl Benz. Nello stesso anno, il connazionale Gottlieb Daimler realizzò una vettura anch'essa capace di raggiungere i 16 km/h.
I Primi Sistemi di Propulsione: Vapore, Elettricità e Benzina a Confronto
Agli inizi del '900, tutti o quasi i tipi di motori che oggi conosciamo erano già stati inventati. I vari sistemi di motorizzazione - vapore, elettricità e benzina - non riuscivano, però, ad affermare la propria supremazia l'uno sull'altro.
L'Era del Vapore
Fin dagli anni '60 dell'Ottocento, ci fu una sporadica apparizione di auto a vapore, realizzate da diversi produttori europei e nordamericani, che nel 1883 riuscirono a raggiungere una velocità massima di 42 km/h. Tuttavia, il vapore era considerato troppo potente per delle automobili, e i motori a vapore furono inizialmente relegati al settore industriale. Nonostante ciò, le città inglesi, come Londra e Bath, furono dotate nel 1828 di un collegamento con autobus a vapore, dimostrando il potenziale di questa tecnologia per i trasporti pubblici.

Il Fascino dell'Elettrico
Il fenomeno dell'auto a propulsione elettrica, che si sta affermando prepotentemente oggi, non è affatto un'esclusiva dei nostri tempi. Il motore elettrico, infatti, esisteva già alla fine del 1800. Nel 1867, all'esposizione universale di Parigi, l'inventore Gaston Planté espose quella che è considerata la prima auto elettrica della storia. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, le elettriche erano considerate le auto più efficienti e detenevano i record di velocità e durata. Un'auto elettrica, nota come "La Jamais Contente", sfondò per la prima volta il muro dei 100 km/h nel 1899. In alcune città, come Londra e New York, furono introdotti persino una sorta di taxi elettrici.
Altro che Tesla, l'auto elettrica nasce in Italia nei primi del 900!!
Molti oggi sostengono che, a inizio '900, le auto elettriche fossero più diffuse delle auto a benzina, contendendosi, in alcuni casi, circa il 50% del mercato. Produttori di auto elettriche come Detroit Electric Car, fondata nel 1907, registrarono un aumento della produzione, passando da 900 veicoli nel 1909 a 1250 nel 1910. Tuttavia, sebbene nel 1885 le auto elettriche fossero più numerose delle auto a benzina (fondamentalmente perché nel 1885 esisteva un'unica auto a benzina a fronte di alcune migliaia di elettriche in tutto il mondo), già nel 1900 la produzione di auto a "benzina" era maggiore. Quindici anni più tardi, le auto elettriche erano ancora nell'ordine delle poche migliaia in tutto il mondo, mentre le auto a benzina, soprattutto con la rivoluzione di Ford, diventarono decine di migliaia. Le auto elettriche erano poco pratiche, con poca autonomia e richiedevano enormi costi di manutenzione, il che ne limitò la diffusione.
L'Ascesa del Motore a Benzina
Il motore a combustione interna prese il sopravvento negli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale. Le auto a benzina erano potenti quasi come quelle a vapore, ma più versatili e soprattutto compatte quasi come le auto elettriche. Inoltre, a differenza delle altre due, i costi di manutenzione erano molto più contenuti. Nel 1892, Rudolf Diesel brevettò un nuovo tipo di motore che ancora oggi porta il suo nome, inizialmente applicato nel settore navale e in seguito su autocarri e autobus. La prima automobile a montare un motore a gasolio fu la Mercedes-Benz 260D, nel 1936.
La Rivoluzione Industriale di Henry Ford e la Nascita dell'Utilitaria
Un ruolo centrale per l'ascesa dell'automobile fu quello di Henry Ford, un imprenditore statunitense che all'inizio del Novecento intuì l'importanza di ampliare il mercato oltre la produzione. Fino ad allora, le auto erano pochissime e, per gli alti costi, erano soprattutto uno sfizio da ricchi.
Nel 1908, Ford lanciò un'auto economica, il Modello T, il cui costo di produzione era basso grazie all'introduzione in fabbrica della catena di montaggio nel 1913. Il Modello T, considerato la prima utilitaria della storia, rimase in produzione fino al 1927 e fu costruito in oltre 15 milioni di esemplari, destinati in parte al mercato estero. Iniziò in tal modo il percorso che avrebbe condotto, nel volgere di alcuni decenni, alla motorizzazione di massa, della quale gli Stati Uniti furono pionieri.

L'Automobile in Italia e in Europa: Dai Pionieri alla Motorizzazione di Massa
Alla fine dell'800, l'automobile mosse i primi passi anche in Italia. Alcuni imprenditori si interessarono del nuovo prodotto e nacquero le prime fabbriche, tra le quali la Fiat, fondata nel 1899 a Torino. Curiosamente, non era chiaro se in italiano la parola "automobile" fosse di genere maschile o femminile; in origine prevalse il maschile, ma fu Gabriele d'Annunzio a cambiare il genere nel 1926.
Nei primi anni del Novecento, numerosi nomi spiccarono nella produzione di motori e automobili in Italia, fornendo pregnanza all'industria meccanica urbana, come la Società Meccanica Bresciana, la Bianchi Camions Automobili e la Brixia Zust. Tuttavia, in Italia nella prima metà del secolo, l'auto era ancora un mezzo molto raro e per la mobilità quotidiana prevalevano le biciclette. Nel 1927, anno di avvio della mitica Mille Miglia, le automobili bresciane erano 2.250, più 113 auto pubbliche. Anche nel 1938, entravano in città quotidianamente circa 5.400 vetture, ma l'automobile rimase privilegio di pochi anche al termine del secondo conflitto mondiale. Nel 1945, risultavano immatricolate nel territorio bresciano solo 3.041 autovetture.

Non solo nel nostro Paese, ma in tutta Europa la motorizzazione di massa si sviluppò soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nella Germania nazista, fu fatto un tentativo di introdurre una "macchina del popolo" (Volkswagen) e nel 1937 fu fondata l'azienda ancora esistente, ma gli effetti si videro soprattutto dopo la guerra, con l'enorme successo del Maggiolino. Anche in Italia, la motorizzazione di massa è un fenomeno del dopoguerra: iniziata negli anni '50, si sviluppò soprattutto nel decennio successivo, grazie ai modelli economici Fiat 600 e Fiat 500. Basti pensare che nel 1946 nel nostro Paese circolavano 149.649 auto, una ogni 158 abitanti, mentre nel 1970 erano 10.181.000, una ogni 4,9 abitanti. In pratica, una per famiglia.
Innovazioni Tecnologiche che Hanno Cambiato il Volto dell'Automobile
Il periodo tra gli inizi del '900 e la metà del secolo fu un vero e proprio crogiolo di invenzioni e perfezionamenti che resero le automobili sempre più sicure, confortevoli ed efficienti.
Sicurezza e Illuminazione
- Le luci di retromarcia (1922): L'invenzione, oggi apparentemente banale, all'alba degli anni '20 ebbe un peso specifico decisivo nel miglioramento della sicurezza di automobilisti e pedoni. Fu un ex dipendente della Ford, Childe Harold Wills, ad avere l'idea e a cominciare a costruire automobili in proprio.
- I lampeggiatori (1939): Ci volle oltre mezzo secolo per vedere un'automobile con i lampeggiatori di direzione. Prima della Buick del 1939, infatti, per indicare una manovra di svolta gli automobilisti dovevano sporgere il braccio dal finestrino.
Comfort e Funzionalità
- La radio (1929): Mentre alla metà degli anni '30 non più di un italiano su cento possedeva una radio in casa, alla fine del decennio sulle vetture americane l'autoradio era un accessorio quasi scontato. La prima vettura a uscire di fabbrica con la radio a bordo fu un modello inglese costruito dalla Crossley, nel 1933.
- Il riscaldamento (1933): Una comodità fondamentale per i viaggi in climi freddi, introdotta in serie in questo periodo.
- Il lavavetri (1935): Non si trattava di un impianto con tergicristallo, ma consentiva comunque di lavare il parabrezza dei modelli Triumph Gloria e Gloria Vitesse, offerto solo per le varianti con carrozzeria chiusa.
- La capote elettrica (1939): Fu Plymouth, unico marchio della galassia Chrysler a offrire automobili cabriolet negli anni '30, a realizzare la prima auto con il tetto in tela azionabile elettricamente.
Prestazioni ed Efficienza
- I cerchi in lega (1924): Un'innovazione che ha influenzato l'estetica e, in parte, le prestazioni delle vetture.
- La vernice metallizzata (1932): Chevrolet applicò la prima tinta con effetto scintillante alle sue vetture a partire dal 1932. Cadillac cominciò a offrirla nel 1933, Hupmobile arrivò con un anno di ritardo.
- L'overdrive (1934): Al progetto del primo overdrive collaborò anche Orville Wright, autore, insieme al fratello Wilbur, del primo volo di un aereo motorizzato della storia. Collegandosi al cambio di un'automobile, il sistema incrementa il rapporto di trasmissione, abbassando il regime di rotazione del motore e consentendo quindi un risparmio di carburante.
- Il cambio automatico (1939): Oggi siamo abituati a cambiare le marce con un dito, ma usare correttamente una trasmissione manuale negli anni '30 era quasi un'impresa. Per questo l'invenzione del cambio automatico fu accolta come una benedizione. Soprattutto in America, dove divenne quasi la norma nella produzione automobilistica del secondo dopoguerra.

Il Patrimonio dell'Automobilismo Italiano: Eccellenza e Declino
L'auto italiana, fino agli anni '70/'80, non era seconda a nessun competitore europeo, per bellezza e per prestazioni. Sono molti gli esempi di eccellenza che hanno lasciato un segno nelle varie epoche di appartenenza.
Icone Italiane al Salone dell'Auto e Moto d'Epoca
Visitando un Salone dell'Auto e Moto d'Epoca, si possono ammirare vetture che testimoniano la bravura italiana nel settore, come la O.M. Lancia D23 Spider Pininfarina 6C e la Lancia D24 Spider Pininfarina 6C. Lo stupendo motore bialbero in alluminio con i due carburatori doppio corpo Weber dell'Alfa Romeo è un esempio dell'ingegneria e del design italiano.
Merita una menzione il livornese Giotto Bizzarrini, al quale si deve la collaborazione su diverse auto ad iniziare dall'Alfa Romeo Giulietta, dalle Ferrari 250 Testa Rossa, 250 SVB, 250 California, fino alla 250 GTO. Per Lamborghini lavorò alla 350 GTV motore compreso, oltre a collaborare con Giugiaro per definire la Iso Grifo. Costruttori del calibro di De Tomaso, Iso Rivolta e Bizzarrini, pur producendo vetture in Italia, si affidavano a propulsori 8V Chevy made in America. Auto comunque bellissime come le De Tomaso Mangusta e Pantera, la Iso Grifo, nonché la Bizzarrini GT 5300 Strada.

Un Periodo di Declino e la Rinascita delle Supercar
Purtroppo, nel 1980, con l'affidamento della presidenza della Fiat a Romiti, è iniziata una fase di decadenza per l'industria automobilistica italiana. La Lancia, che fino ad allora produceva la Thema, finì in pochi anni a produrre solo la "Y". La Fiat, dalla Croma e la Uno, riuscì a partorire auto come la Palio e la Duna. L'Alfa Romeo, che avrebbe dovuto essere un fiore all'occhiello, passò da un disastro all'altro, snaturata nei motori e nella tradizionale trazione posteriore (ripresa solo dopo la scelta di Marchionne al vertice della Fiat). In pratica, l'Alfa fu "Fiattizzata", come del resto anche la Lancia.
Oggi, a dare lustro alle quattroruote "made in Italy" restano solo i marchi presenti nel Modenese, la famosa terra dei motori, che racchiude in un triangolo Ferrari, Lamborghini e Pagani, i quali producono supercar in numeri limitati, mantenendo viva l'eccellenza italiana nel settore automobilistico di alta gamma.
Marchi e Innovazioni Oltre i Confini Italiani
Il panorama automobilistico degli inizi del Novecento e dei decenni successivi fu arricchito da numerosi altri costruttori e innovatori provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti, ognuno con il proprio contributo alla storia dell'auto.
L'Aristocrazia Inglese e il Destino della Daimler
Il marchio Daimler, fondato da Harry John Lawson nel 1896 a Coventry, ha rappresentato per un certo periodo l'aristocrazia inglese ed è stato uno dei maggiori fornitori della casa reale. Tuttavia, nel secondo dopoguerra, scelte sbagliate ne hanno danneggiato l'immagine, facendolo entrare in crisi e minando per sempre la sua indipendenza.
L'Innovazione Svedese: La Saab
Nonostante fosse nato come costruttore di aerei, e non avesse quindi un'esperienza diretta con il settore automobilistico, la Saab è tra i marchi automobilistici più innovativi della storia, avendo introdotto nel corso della sua attività numerose novità nel design e nella tecnica, facendo da apripista nel settore. Tra le più importanti si annoverano diverse soluzioni all'avanguardia.
Tentativi e Sfide di Altri Costruttori
La Simca, marchio francese, annovera tra i suoi modelli più importanti la 1000, sia per il successo riscontrato in termini di vendite, sia perché rappresenta l'ultimo modello ideato e fortemente voluto dal fondatore. Un altro esempio è la Hillman Imp, vettura nata all'inizio degli anni '60 per contrastare il successo della Mini, che purtroppo non riuscì ad eguagliare i risultati della piccola auto ideata da Issigonis.
Il nome Apollo è stato adottato in più occasioni nel corso della storia dell'automobile. Già nei primi anni '20 del '900, questo nome identificava una casa automobilistica tedesca che produceva una vettura di nome Piccolo.
Il marchio Talbot, fondato nel 1903 da Adolphe Clément, rimase attivo dal 1905 fino a dopo il secondo conflitto mondiale. La divisione francese, acquistata dall'industriale Antonio Lago, divenne Talbot-Lago e proseguì la sua attività.
Tra i piccoli costruttori di auto sportive che fiorirono a cavallo degli anni '50 e '60, non possiamo non menzionare la ATS - Automobili Turismo Sport, fondata nel 1962, per volere di tre imprenditori, Giovanni Volpi Conte di Misurata, Giorgio Billi e Jaime Patino Ortiz.
Anche in paesi che oggi non hanno neppure un costruttore di auto nazionale, come il Belgio, si assistette a un vero e proprio boom di nuove case automobilistiche all'inizio del secolo scorso, come la Compagnie Nationale Excelsior, fondata nel 1903.
La Maxwell-Briscoe, nata per volontà di Jonathan Maxwell e Benjamin Briscoe nel 1904, figurò per un certo periodo tra i marchi automobilistici che popolavano le strade americane dei primi anni del Novecento.
La Milburn Wagon Company, fondata da George Milburn intorno al 1850 per la produzione di carrozze e carri da trasporto, dal 1915 iniziò la produzione della piccola Light, dopo aver prodotto scocche per la Ohio Electric e per altre case automobilistiche.
La storia del marchio Zündapp, iniziata nel 1917 a Norimberga e sempre legata al mondo delle due ruote, vide due tentativi da parte dell'azienda di sfondare nel mondo dell'auto, il primo nel 1931 con l'aiuto di Ferdinand Porsche, che portò alla nascita del modello 12, mosso da un motore stellare a cinque cilindri.
Sviluppi e Sfide per il Futuro dell'Automobile
Da allora, la tecnologia ha fatto passi da gigante e le auto di oggi non sono nemmeno paragonabili a quelle di 50 anni fa dal punto di vista del comfort, delle prestazioni e della sicurezza. La motorizzazione di massa ha cambiato il nostro modo di vivere, il nostro rapporto con l'ambiente e la disponibilità di merci.

Restano, tuttavia, sfide importanti da affrontare. Una delle più urgenti è la differenziazione dei carburanti. Le auto alimentate a benzina o gasolio, oltre a dipendere troppo strettamente dall'andamento del mercato degli idrocarburi, sono molto impattanti sia dal punto di vista ambientale che della salute. La sfida principale è il "ritorno dell'elettrico", che negli ultimissimi anni ha fatto grandi progressi. A livello globale, nel 2016 le auto elettriche o ibride rappresentavano meno dell'1% delle nuove immatricolazioni, mentre nel 2021 hanno raggiunto l'8,6%. In Italia, il dato del 2021 è pari al 9,3%, indietro rispetto alla media europea, che è del 19%.
Fin dagli albori, l'uomo ha sempre cercato di trovare delle alternative alla benzina. In particolare, questa esigenza è diventata impellente durante la crisi del petrolio del 1973. Sul finire del '900, cominciarono così ad essere sviluppate le auto elettriche e a GPL. Per agevolare il passaggio, furono messe in commercio anche le ibride. Negli ultimi anni, grazie a una maggiore sensibilizzazione verso l'ambiente, si è cominciato a sviluppare alternative sostenibili al classico carburante, lavorando oltre che sull'elettrico, anche sull'idrogeno, sui sistemi fotovoltaici e sui biocarburanti.
In tempi recenti, poi, si è deciso di dare forza al tema della sicurezza. Ai sistemi classici come cinture e airbag sono stati affiancati sensori di ultima generazione che permettono di ridurre di molto il numero di sinistri. Per il futuro, oltre alla mobilità sostenibile, c'è sempre il sogno nel cassetto di creare un'auto volante. I primi prototipi hanno già fatto il loro ingresso sulla scena, come il Terrafugia Transition, e colossi del settore come Suzuki hanno già annunciato che nei prossimi anni presenteranno una propria vettura volante.
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