L'automobile, da mero strumento di trasporto, si sta trasformando in un sofisticato interlocutore emotivo, capace di percepire e, potenzialmente, influenzare le nostre sensazioni. Questo fenomeno, che unisce tecnologia avanzata e comprensione delle emozioni umane, apre scenari complessi e affascinanti, dal miglioramento della sicurezza stradale all'evoluzione del marketing e del design.
La Scienza Dietro la Rilevazione delle Emozioni
Il riconoscimento oggettivo delle emozioni non è un concetto nuovo. La "scienza" delle emozioni ha visto i suoi albori negli anni Ottanta, grazie a figure come lo psicologo statunitense Paul Ekman. Egli fu tra i primi a considerare le emozioni non come un semplice bagaglio culturale, bensì come un primitivo imprinting biologico. In uno dei suoi esperimenti più celebri, Ekman confrontò culture distanti come quella americana e quella giapponese, dimostrando che i fattori sociali e culturali spingono i giapponesi a "nascondere" le proprie reazioni emotive in pubblico, sebbene in privato non siano dissimili. Per redigere un manuale delle emozioni primarie (vergogna, colpa, eccitazione, divertimento), Ekman studiò persino una popolazione della Papua Nuova Guinea, riconoscendo la natura universale di alcune espressioni facciali.

Oggi, questa ricerca ha trovato nuove applicazioni grazie all'intelligenza artificiale e all'analisi dei dati. A Boston, Affectiva, una società nata nel 2009 come spin-off del MIT, è all'avanguardia in questo campo. L'azienda può vantare 4 miliardi di informazioni elaborate da 7,5 milioni di volti provenienti da 87 diversi Paesi, un database in continua espansione che permette di affinare gli algoritmi di riconoscimento facciale. Questi algoritmi promettono di saper leggere il nostro viso, cogliendo ciò che vorremmo celare o che magari esprimiamo inconsciamente in maniera impercettibile e incontrollata.
L'Automobile Come Sensore Emotivo
Il traffico dell'ora di punta può rendere nervosi, e le automobili del futuro potrebbero essere in grado di accorgersene. Un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Losanna (EPFL), in collaborazione con la casa automobilistica Peugeot Citroën, ha sviluppato un dispositivo che permette il rilevamento delle emozioni di chi siede al volante. Il volto umano è in grado di esprimere sette emozioni universali: paura, rabbia, gioia, tristezza, disgusto, sorpresa e incertezza. Esiste già una tecnologia che permette di riconoscerle, ma non era mai stata utilizzata in campo automobilistico, nonostante lo stato emotivo sia uno dei fattori di rischio più importanti quando si parla di sicurezza stradale.
Misurare le emozioni all'interno dell'abitacolo di un'automobile non è però semplice. Qualsiasi dispositivo al suo interno, infatti, deve essere il meno invasivo possibile, in modo da non ostruire il campo visivo durante la guida. Gli scienziati hanno risolto il problema installando una telecamera a infrarossi all'interno del volante. Lo strumento è stato poi "addestrato" a riconoscere le espressioni di rabbia e disgusto tramite fotografie e video. Il prototipo ha dato buoni risultati in termini di rapidità e precisione. Il passo successivo sarà testare il sistema in situazioni reali e migliorarne le prestazioni, permettendo l'auto-aggiornamento in tempo reale del database e perfezionando l'algoritmo di riconoscimento facciale, in modo che sia efficace anche al buio e con il guidatore in diverse posizioni. "Il nostro scopo è costruire la base tecnologica che permetta di rilevare il volto in ogni momento", afferma Jean-Philippe Thiran, direttore del laboratorio dell'EPFL che ha condotto la ricerca.
A cosa servono le emozioni?
L'applicazione di queste tecnologie nel settore automobilistico mira a migliorare la sicurezza stradale, intervenendo ad esempio con avvisi o adattamenti della guida in base allo stato emotivo del conducente. Un guidatore arrabbiato o distratto potrebbe essere più propenso a incidenti, e un sistema in grado di rilevare queste condizioni potrebbe rappresentare un significativo passo avanti nella prevenzione.
Le Implicazioni Etiche e Commerciali della Lettura Emotiva
Non si tratta di andare a fondo nell'animo umano per sondarlo, capirlo e magari curarlo. Si tratta, in molti casi, di venderci qualcosa. Non è certo un caso se tra gli investitori della prima ora di Affectiva troviamo il gigante della pubblicità WPP. In effetti, rispetto agli anni Ottanta e Novanta, quando i primi esperimenti tentavano di individuare i terroristi negli aeroporti, ora siamo nell'epoca delle emozioni dello shopping. Siamo passati dalla teoria alla pratica.
Poco più di un anno fa, alla Stazione Centrale di Milano, una società montò delle telecamere capaci di "giudicare" le nostre reazioni di fronte alle diverse pubblicità. Il Garante della Privacy le fece rimuovere. Tuttavia, in diversi negozi, tecnologie simili sono usate per capire che tipo di cliente siamo: quello che tocca tutto senza comprare nulla (in effetti il peggior cliente) o quello che cerca i consigli giusti per acquistare. In Europa, queste piccole e diffuse "macchine della verità" sono limitate dalla regolamentazione sulla privacy. Ma in luoghi come la Cina, la sperimentazione massiccia è già in corso.

D'altra parte, il vero Cavallo di Troia di questi "Piccoli Fratelli" pronti a tradirci vendendo le nostre emozioni resta lo smartphone. La tecnologia di Affectiva può essere usata, per esempio, nelle app. E sappiamo come funziona: quando le scarichiamo accettiamo, più o meno distrattamente, tutto il pacchetto. In effetti, l'utilizzo nel campo delle pubblicità è quello più probabile e invasivo. Pensate a una macchina della verità tascabile, un Piccolo Fratello degno di Orwell capace di capire - o carpire - le vostre emozioni. Ora guardate il vostro smartphone: è capace di tanto? Sì. È già scienza, non fantascienza.
Nell'era degli emoji, è facile argomentare che nella nostra socializzazione online tendiamo a semplificare molto le emozioni, come se fosse seriamente possibile etichettarle con una ventina di faccine gialle. Questa semplificazione, tuttavia, non riflette la complessità delle emozioni umane, che gli algoritmi cercano di analizzare in modo più approfondito.
L'Automobile Tra Estetica e Identità Emotiva
Una storia di automobili è anche una storia di bellezza ed emozioni. Questi temi sono affrontati nel volume 'Automobili, design ed emozioni', firmato da Carlo Bonzanigo, designer auto di lungo corso. Il libro ripercorre le tappe della storia dell'automobile attraverso uno dei suoi aspetti più immediati: l'estetica. "Quando ero piccolo," ha commentato Bonzanigo, "come tutti i bambini guardavo gli oggetti intorno a me. Ce n'erano però sempre alcuni che mi colpivano più di altri e la cui estetica provocava in me emozioni maggiori. E me ne chiedevo il perché. Perché questo e non quello? A volte, la curiosità di capire perché un determinato tipo di estetica fosse, su di me, più vincente di altre, era perfino più forte dell'interesse che avevo per l'oggetto stesso. Oggi, a decenni di distanza, ho maturato la convinzione che la chiarezza di espressione dell'estetica sia una componente della bellezza, e che dietro il successo estetico."
Il sottotitolo del volume è 'Celebrazione del piacere estetico', che, applicato alle quattro ruote, si traduce in design, aerodinamica applicata e tutto quello che contribuisce a rendere un'auto, prima di tutto, bella. La carrellata di argomenti e di capitoli parte dal senso generale della soggettività della bellezza estetica e arriva fino al futuro del design dei mezzi di mobilità. Nel mezzo, si esplorano l'estetica come comunicazione, la professione del designer automobilistico e persino il concetto di automobile come estensione della propria personalità. "Queste pagine non hanno alcuna pretesa di carattere filosofico," fa sapere l'autore, "o scientifico. Sono essenzialmente una raccolta di riflessioni esperienziali di una persona che da quasi trent'anni si occupa di design seguendo una propria concezione individuale che rende impossibile disgiungere la creatività applicata dalla ricerca del piacere estetico."

Questo legame tra automobile ed emozioni si manifesta non solo nella percezione estetica, ma anche nel modo in cui un veicolo può diventare un'estensione del proprio io. Un'automobile dal design accattivante può suscitare orgoglio, gioia e un senso di identità. La capacità delle automobili di "leggere" le nostre emozioni apre nuove prospettive anche in questo campo, permettendo perhaps in futuro una personalizzazione ancora più profonda dell'esperienza di guida, dove l'abitacolo si adatta non solo alle preferenze fisiche, ma anche a quelle emotive del conducente.
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